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25.06.2010
Corre, corre la locomotiva. E si sa com'è finita
di Federico Bernardini

Produrre per consumare o consumare per produrre?

Molti anni fa, Domenico Parisi, allora docente di Psicolinguistica alla Sapienza, rispondendo a una mia domanda provocatoria, mi disse che l'Economia no, non è una scienza. Ha troppe varianti imprevedibili. Basta un evento naturale (indotto magari dalla nostra dissennata gestione dell'ambiente) o un repentino cambiamento di regime in un punto "sensibile" del Globo, per produrre un "Effetto farfalla" le cui conseguenze vanno a ricadere su tutti.

Eppure non si può dire che l'Economia non abbia le sue leggi; le ha eccome e sono leggi tiranniche, al cospetto delle quali anche la politica si deve inchinare.

In un'epoca di "Globalizzazione" è impensabile che un singolo paese, anche animato dalle migliori intenzioni, possa rifiutarle, per seguire una via autonoma e alternativa che lo porterebbe, inevitabilmente e rapidamente, alla rovina.

Ormai viaggiamo trainati da una locomotiva senza più conducente, col pilota automatico, ed è molto probabile che, se non noi, i nostri figli o i nostri nipoti siano destinati ad essere vittime di uno degli schianti più rovinosi della storia.

I presupposti ci sono tutti: lo sfruttamento dissennato delle risorse, lo scarso impegno nella ricerca di fonti energetiche alternative e sicure, il degrado ambientale, il virus della speculazione finanziaria, il perseguimento di una crescita produttiva fine a sé stessa e non più rispondente alle reali esigenze della collettività ( altra cosa sono le esigenze del "mercato").

Insomma, contrariamente a quanto è sempre avvenuto nel passato, oggi non si produce più per consumare ma si consuma per produrre. Una logica perversa che ci rende non più padroni ma schiavi.

E' evidente che questa crescita esponenziale, indispensabile al mantenimento del sistema, dovrà prima o poi arrestarsi e non per una libera scelta ma per necessità, per esaurimento. E saranno guai, perché non ci arresteremo con una progressiva frenata ma, appunto, con uno schianto.

Se esistano rimedi io non lo so. Qualcuno, come Massimo Fini, ci indica la via dell'utopia. Basta andare avanti! Per salvarci dobbiamo tornare indietro e rinunciare a tutti quei beni e a tutti quegli agi che non rispondono alle nostre reali esigenze ma a bisogni fittizi e indotti da questo inesorabile sistema.

Insomma, ritiriamoci in campagna, con qualche acro di terra da coltivare e due caprette da mungere, pronti a esultare ogni qualvolta ci verrà annunciato il calo di un punto del P.I.L.

Sarebbe auspicabile, anche dal mio punto di vista, ma è un'utopia, appunto. A chi l'andiamo a chiedere di rinunciare all'ultimo modello di automobile, all'ultimissimo modello di cellulare o di computer che ti fa anche il caffé e ti gratta la schiena in caso di prurito?

Ci riderebbero in faccia. Rassegnamoci, non c'è niente da fare! Fa parte della natura umana e chi, com'è avvenuto in passato, non sapesse o volesse tenerne conto, proponendoci la ricetta di un mondo perfetto, non farebbe altro che riportare l'inferno sulla terra, come sanno bene coloro che hanno vissuto sotto i regimi comunisti.

Finirà un ciclo e ne comincerà un altro e non c'è da sperare che l'Umanità possa far tesoro delle esperienze passate, se non a causa di mutazioni antropologiche imprevedibili, tali da incidere profondamente sulla nostra natura.

Del resto se, nonostante tutto, Iddio non si è ancora deciso a punirci con un secondo Diluvio Universale è proprio perché il primo non è servito a nulla.

Federico Bernardini




 
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Re: Corre, corre la locomotiva. E si sa com'è finita
farfintadiesseresani - 26.06.2010
Purtroppo condivido quanto scrivi, Federico.

Recentemente ho letto un appello di 100 economisti sul Sole 24 Ore, per una diversa politica economica (in sostanza: spostare la tassazione dal lavoro alla speculazione e ai patrimoni), ma non verrà mai ascoltato.

E allora occorre aspettare lo schiaffo della Storia. Il problema è che a prenderlo, lo schiaffone, saranno sempre i soliti.


Andrea


Mi sa che...
Federico Bernardini - 26.06.2010
lo schiaffone...quando arriverà, ce lo beccheremo tutti. Per lo meno sarà uno schiaffone democratico, interclassista e multiculturale. "Mal comune mezzo gaudio".

Federico


Schiaffi storici e democrazia dello schiaffo...
farfintadiesseresani - 26.06.2010
Perdona Federico, ma non condivido il tuo ottimismo sulla democraticità dello schiaffo: ho sempre in mente Enzesberger e la fine del Titanic. Quando l'inaffondabile è affondato, a passarsela decisamente male sono state la Terza e la Seconda classe. Quasi tutti quelli della Prima, invece, hanno trovato le poche scialuppe presenti pronte ad accoglierli.

E si sono salvati.




Può darsi che tu abbia ragione...
Federico Bernardini - 26.06.2010
ma io immagino uno schianto contro un iceberg di dimensioni colossali e temo che non ci saranno scialuppe di salvataggio per nessuno...se la caveranno i buoni nuotatori.

Federico

P.S.
A proposito di poeti...confessalo se ne hai il coraggio, ti piace anche Nazim Hikmet.


@Federico
farfintadiesseresani - 29.06.2010
Confesso la mia ignoranza, non l'ho ancora letto.

Ciao.

Andrea


Caro Andrea...
Federico Bernardini - 29.06.2010
mi aveva un po' allarmato la citazione di Enzensberger...temevo che ti piacesse anche Hikmet, il poeta preferito di Maurizio Costanzo. A me fa venire l'orticaria, credo che dopo aver letto "La morte di Lenin" sia sconsigliabile procedere oltre.
Oggi, piuttosto, ricordiamoci del compleanno di un grande, Antoine de Saint Exupéry.
Ciao

Federico


Sono d'accordo...
farfintadiesseresani - 29.06.2010
Concordo, un grande.

"Il piccolo principe" è davvero un capolavoro. Assoluto.

Ciao.


Andrea





 

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