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11.02.2004 Il Nuovo.it. No all'accanimento terapeutico
di montecristo
Un brutto discorso che va comunque affrontato. Se un giornale non piace è giusto o no che chiuda e buonanotte?
Mi riferisco alla vicenda de ‘Il Nuovo.it’, e prendo spunto dall’ultimo appello pubblicato sul Barbiere.
Ferma restando la totale solidarietà e vicinanza a dei colleghi che rischiano di perdere il posto di lavoro (coraggio, amici!), e la preoccupazione per un’altra “voce” dell’informazione che potrebbe essere messa a tacere, mi permetto – e sottolineo la premessa appena fatta, sperando fermamente di non essere frainteso – porre una questione che oggi riguarda ‘Il Nuovo.it’, ma che di certo non è isolata e anzi è (purtroppo) sempre di stretta attualità nel mondo dell’informazione (e non solo).
Mi chiedo e chiedo pubblicamente, portando appunto ad esempio il quotidiano on-line che rischia la chiusura: ma se “Il Nuovo.it” è in passivo, perde cioè soldi, è giusto che continui a vivere?
O meglio: chi dovrebbe mettere questi soldi, chi dovrebbe aprire il portafogli e sostenerlo a fondo perduto? E perché? La domanda può sembrare qualunquista, “provocatoria”, banalizzante, ma in realtà non lo è, e anzi, pur semplificata, è molto più concreta, “reale” di quanto possa sembrare a prima vista, e mette il dito in una piaga, e che piaga.
Se ‘Il Nuovo’ non trova sufficienti lettori, se non attira inserzionisti pubblicitari (ovvio, si aprirebbe qui la questione causa-effetti, la spirale, il cane che si morde la coda, ma la sostanza non cambierebbe), se non “piace”, perché dovrebbe continuare a esistere?
Chi, concretamente, dovrebbe fare beneficenza e sostenerlo, cioè buttare via i soldi? Ripeto, non voglio sembrare cinico e sono sinceramente addolorato per i colleghi, ma vorrei una risposta concreta, terra terra.
A parole è facile. Che ci vuole a firmare un appello di solidarietà (e lo firmo volentieri anch’io)? Detto questo, però… chi dovrebbe aprire il portafogli ? E perché…solo per salvaguardare dei posti di lavoro?
Se io faccio un giornale, e il giornale non piace, non trova lettori, non attira pubblicità, non “va”, deve sempre e comunque continuare a vivere? Magari con soldi pubblici?
La fabbrica di scarpe che produce scarpe invendibili dopo un po’ chiude. Un giornale, perché è informazione, è “cultura”, deve in ogni caso essere mantenuto in vita?
La risposta può essere sì, ma bisogna dire esattamente come e in che modo.
Deve essere lo Stato a intervenire? Oppure bisogna costringere un privato a cacciare i soldi? Non è che tagliando i rami secchi (Dio, che brutta parola, ma è inutile e ipocrita nascondersi dietro un dito), si rivitalizzano quelli sani, che potranno così magari offrire nuovi posti di lavoro?
Lo so, è un brutto discorso questo, ma mi sembra giusto che qualcuno lo metta sul tavolo e lo affronti. E dia uno straccio di risposta.
Montecristo
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Il Nuovo.it. No all'accanimento terapeutico topo gigio - 11.02.2004Rimando in rete il pezzo di Angkor sul Nuovo.it senza gli insulti. Ho tolto solo quelli, naturalmente. Cari ragazzi e colleghi, ognuno i deve prendere la responsabilita' di cio' che scrive, fate attenzione, per favore. Grazie.
TG
Non serve accanimento terapeutico per finanziare ilNuovo.it. Basta un po' di cervello. E gli ultimi editori, i fratelli Luigi e Ambrogio, non ce lo hanno avuto per niente. Perché hanno trattato il giornale e le persone che ci lavoravano come un "surplus " (parole dell'uno e dell'altro). ilNuovo.it per campare ha bisogno di 3.5 miliardi di vecchie lire l'anno, meno di due milioni di euro. Ci sono società che questa cifra la spendono in convegnistica, in brochure dentro cartelline di plastica che nessuno legge.
Caro Montecristo il problema della raccolta pubblicitaria è comune a tutto l'universo di internet, chi poteva ha fatto registrare l'accesso ai suoi lettori (vedi Affariitaliani.it), chi invece non aveva nessuno alle spalle ha continuato a dare tutto gratis. E quando fai così, a lungo andare, in qualsiasi settore operi, si finisce molto male. Chi ha lavorato dentro il Nuovo.it, dai tecnici ai giornalisti, l'ha fatto pensando di partecipare non solo ad un grande progetto, ma ad un qualcosa che piaceva e che veniva letto ogni giorno da almeno 350mila persone (accessi singoli). Adesso il sito "di guerra" come l'ha definito l’ex direttore Marco Del Freo , è una cosa orribile e nessuno è orgoglioso di lavorarci. E malgrado gli appelli è visitato da qualche aficionados che si è preoccupato in questo periodo di telefonare e mandare mail di solidarietà. La storia è nota, un contenzioso (soldi non pagati) tra Hdc e Fastweb ha fatto sparire tutto quello che c'era prima. Ivi compreso l'archivio. Tutto cancellato. E' una delle cose più orribili che si possano fare ad un giornale. E' stato azzerato completamente il lavoro delle persone, le inchieste e le cose da vantare e rivendersi. Per concludere, e tornare al panorama generale: internet si è mangiato ilNuovo.it che è sopravvissuto malgrado un fondatore come Silvio Scaglia il quale dopo 6 mesi di vita del giornale ha detto in una intervista: "E' una attività non strategica".
Il problema di questo "primo giornale indipendente" è che ha avuto a che fare con dei finanziatori che non si meritano i risparmi e il lavoro di nessuno. E invece continuano a far soldi con la borsa e il marketing. Il problema non sono le aziende, fatte da chi ci sta dentro ogni santo giorno, ma la testa, il gruppo che dovrebbe gestire il denaro e capire che cosa è la comunicazione su internet. Uno degli uomini che ha contribuito a creare la Cbs ha detto nel 1972: "Ho iniziato a guadagnare con la tv dopo dieci anni". Credo che con internet l'errore più grosso sia stato proprio credere che si potessero tirar fuori dei "gran soldi" (come dichiarò Francesco Micheli, uno che ora si è datto alla biotecnologia) il giorno dopo aver investito. Ma non serve guardare così da lontano. Il dramma vero è che nessun giudice ha finora voluto vedere sia le carte che hanno "imposto" ai fratelli Crespi di comprare ilNuovo.it da Ebiscom che quegli altri documenti che hanno "obbligato" la Banca popolare di Lodi a rilevare Hdc-Group. Questo bisognerebbe fare. Chissà se c'è un pm incazzato da qualche parte?
Angkor
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Ne uccide più il web che la spada Ivan Denisovic - 11.02.2004Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti.
Sic transit gloria mundi.
Parce sepultis... | |
Riflessione Red Cloud - 11.02.2004Chissà, sull'argomento potrebbe dirci qualcosa di più il caro Shampoo. Peccato non si faccia più sentire. Forse perché ha già abbandonato la barca che affonda?
Quanto a Montecristo, che dire. Un'analisi da quattro soldi, di cui francamente non si sentiva il bisogno. | |
Sotto la stock option... niente! Ivan Denisovic - 11.02.2004Cari colleghi del "Nuovo", vi capisco e piango insieme a voi. Ma ricordate, non siete soli... La new economy ci ha fregati tutti quanti.
Basta visitare il sito
http://www.fuckedcompany.com/
Lo stesso
http://www.dotcomfailures.com/
è fallito e ora è un orrendo sito vendite, oroscopi e dating per singles...
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Eppoi, se proprio vogliamo dircela tutta... Ivan Denisovic - 11.02.2004| anche all'epoca del suo maggior "splendore" (???) "Il Nuovo" faceva un po' pena, con tutte quelle library di veline, velone, starlette e bonazze già nell'homepage, che facevano sì aumentare click e pageviews, ma che lo rendevano simile a un ibrido tra "Novella 3000" e un sito pornosoft stile Dagospia... | |
Re: Il Nuovo.it. No all'accanimento terapeutico montecristo - 11.02.2004| vedi, red clou, è il tuo commento che è inutile. io,senza pretesa alcuna e con doverose premesse, ho posto una questione, se mi permetti, che esiste. che ti piaccia o meno. allora, invece che fare lo strafottente, argomenta dove sbaglio, spiega, ribatti, facci capire. non fare rimpiangere i giorni scorsi del black-out dei commenti. | |
Re: Il Nuovo.it. No all'accanimento terapeutico Angkor - 12.02.2004| Gli insulti a volte servono. Chiarisco un dubbio: Affariitaliani.it è un ottimo giornale e da giornalista disoccupato alias free lance aspiro ad andarci a lavorare. Il discorso di "avere qualcuno alle spalle" significa semplicemente avere una testa (dal direttore all'editore) che sa come muovere il corpo. La frase non è mai voluta essere una offesa o suonare come tale. Nel mio intervento c'è un dito puntato, è vero, contro quelli che hanno affossato il giornale per come lo si conosceva e adesso se ne stanno a pancia all'aria in altre realtà editoriali. Il fatto che IlNuovo.it al momento sia "firmato" da uno che non è mai stato assunto significa qualcosa. A chi ha usato gentilezza nei miei confronti pur dissentendo dico: scusate per le troppe parole e accettate il lamento di uno che di lavori ne ha persi troppi per colpa del solito vecchio connubio di manager cretini e direttori compiacenti. | |
Una speranza per il web Antonio Luise - 13.02.2004Ciao a tutti
Internet paga pochissimo, questo è il probelma. Tutte e due le fonti di ricavo che sono tipiche di un giornale che sta solo su Internet garantiscono introiti da fame. Sto parlando della pubblicità (quante volte mi sono sentito dire: all'interno del piano media, Internet riveste carattere di residualità) e dei contenuti a pagamento. E notate che non è sempre vero quello che molti utenti pensano, ovvero che "se mi tocca pagare un abbonamento tanto vale che vada su un sito concorrente, tanto trovo le stesse cose gratis".
Ma tant'è, siamo stati abituati a non pagare e non vogliamo cominiciare adesso. Quanti di noi hanno sfoderato la carta di credito per abbonarsi a una newsletter? ben pochi, credo
E notate che parlo dal punto di vista dell'editore. Quando siamo partiti, 4 anni fa, con il sito di informazione finanziaria spystocks.com, avevamo l'illusione di poter campare con la pubblicità. Intendo dire: assumento praticanti e professionisti come da contratto nazionale ecc ecc. Ora abbiamo ancora i giornalisti ma ben presto abbiamo capito che per sostenere economicamente l'azienda dovevamo fare i content provider per banche e altri editori. Un'attività che non ci arricchisce ma che ci permette di andare avanti, non senza qualche timore ma ancora con relativa tranquillità.
Anch'io credo che molte iniziative siano state lanciate in pompa magna, spendendo miliardi, solo per sfruttare il boom del web del 2000 e quotare aziende prive di business model con solide radici.
Detto questo, e spero di non aver detto troppe banalità, credo che in futuro la pubblicità sul web avrà uno sviluppo notevole, ma credo anche che sarà assorbito dalle Tv (tanto per cambiare), il media che si sposa meglio con il web.
Purtroppo anche le aziende editoriali, specialmente quelle più indipendenti, sono aziende e devono tenere conto di costi e ricavi. Forse dovrebbe essere un pò più semplice accedere ad aiuti da parte dello Stato per le testate che danno un vero servizio al lettore, ma qui il discorso si fa lungo...
che ne dite?
un saluto
Antonio Luise | |
Re: Il Nuovo.it. No all'accanimento terapeutico montecristo - 16.02.2004| dico che in concreto non è ancora arrivata uno straccio di risposta alle mie domande. facile parlare, facile firmare appelli, facile farsi paladini difensori di....solo a parole | |
Risposta Antonio Luise - 16.02.2004Montecristo, le risposte ce le ho messe. Le dico con più chiarezza: un'azienda che non rende deve essere chiusa. Come si può "costringere" un privato a buttare via i soldi se non vuole per forza farsi del male?
seconda cosa: il Nuovo li ha trovati sì i lettori, ha trovato sì il favore del pubblico, ma su Internet questo ancora non basta. I costi per un giornale su Internet (ma fatto con giornalisti veri) che raccolga solo pubblicità è attorno a 5 o 10 volte i ricavi! Questo non accade nella stampa cartacea, dove ci si arrabatta ma non c'è un rapporto così tragico in bilancio | |
Re: Il Nuovo.it. No all'accanimento terapeutico montecristo - 16.02.2004| si, antonio, scusa, la mia replica non era diretta a te | |
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