Ultime notizie
RSS

Si accomodi in poltrona
Login
Cerca nel retrobottega
Barber Shop
Finanzia la Bottega
|
30.12.2001 I primi 600 giorni del Barbiere
di Il Conte di Almaviva
Messaggio di Capodanno a reti unificate del Conte d'Almaviva
Figaro è a Gstaad, Pennina è sparita, Mata Hari, alla faccia di bin (o Bin?) Laden, se la spassa sulla spiaggia di Sharm el Sheik, lasciando che il brivido caldo del sole si spalmi sul suo corpo bagnato. Gli altri festeggiano in ordine sparso e io qui, davanti alla mia coppa di champagne, rifletto sul fatto che questo è il secondo Capodanno del Barbiere e che siamo in vita, più o meno, da 600 giorni.
Il perlage inesauribile di una bottiglia davvero speciale, un Krug rosé millésime del 1992, è un solletichio della memoria, un catalizzatore dei ricordi. Non c’è l’ansia della notizia, oggi, e allora lascio che tanti piccoli eventi del passato raggiungano la superficie, trasportati dalla loro brava bollicina.
Galeotta fu la scampagnata
Il Barbiere nacque con una passeggiata in campagna, nel tardo autunno del 1999, se non vado errato. Qualcuno di noi si piangeva addosso, diceva che i giornalisti italiani sono in una crisi senza ritorno, che non hanno un canale per far circolare le loro idee e i loro sfoghi e, perché no, per piazzare le notizie che non riescono a pubblicare sui loro giornali. Che, in fondo, sarebbe bastato attaccare una spina e mettere tutti questi colleghi in conferenza.
Facile a dirsi. Uno parla e crede che il suo sfogo sia già un progetto compiuto, così si mette l’anima in pace e non ci pensa più. Ma a Figaro, che è un creativo e anche un tignoso, si accesero alcune lampadine nel cervello.
Il battesimo
Qualche tramezzino insieme per mettere a punto le varie sezioni e progettarne di nuove. Poi la prima riunione conviviale, una cena a casa di Rosina, in cui Figaro lanciò il nome del sito: “Il barbiere della sera”. Geniale, l’idea del capo. Non solo perché faceva il verso al primo giornale italiano ma anche perché, introducendo la bottega del barbiere, come antico luogo di pettegolezzi, di calendari profumati, e di discussioni sull’universo mondo interrotte da una spazzolata sulla giacca, inseriva magicamente il progetto in quell’atmosfera gaia e scherzosa che è forse il vero segreto del nostro successo.
Mi permisi di aggiungere che “Barbiere della Sera” profumava anche molto di “Barbiere di Siviglia” e che potevamo creare un altrettanto divertente sottotesto attingendo all’opera buffa del Grande Pesarese. Che, oltretutto, aveva fama di menabuono. E’ così che Figaro fu Figaro, barbiere, faccendiere, factotum della città e vecchia conoscenza del Conte d’Almaviva, il quale è perdutamente innamorato di Rosina (ma che fine hai fatto, cara ragazza?), tenuta sotto chiave da don Bartolo e dal maestro di musica don Basilio. E poi i servitori Ambrogio e Fiorello, Berta, ufficiali, notari, agenti di polizia e “suonatori di istromenti”.
I primi scoop
Esordimmo ai primi di maggio del 2000 e “Panorama” fu il primo ad accorgersi di noi, con l’articolo “Giornalisti al veleno per pettegolezzi on line”. I primi 60 di questi 600 furono giorni eroici, e il loro ricordo scalderà sempre le panchine dei giardini pubblici dove un giorno ci incontreremo, nonni e pensionati. Tutto “Il barbiere della sera” viaggiava su un semplice computer portatile, quello di Figaro. E la bottega era proprio casa sua. Poi, per scongiurare una crisi familiare ormai abbondantemente matura, ci trasferimmo in una stanza di un appartamento borghese, in subaffitto con uso di cucina e bagno. Dal portatile si passò a un vecchio pc, con la ventola che alle volte si incantava e bisogna riavviarla a mano. Gli altri inquilini mascheravano bene la loro curiosità: grandi inchini e grandi sorrisi, mai una domanda indiscreta.
Fioriscono i primi scoop. Il 6 giugno 2000 pubblichiamo una lettera del maggiore dei carabinieri Ultimo, l’uomo che aveva catturato Toto Riina, che denunciava un allentamento della lotta alla mafia. Annunciamo il passaggio di Lucia Annunziata a E.Biscom e il ritorno di Giuseppe D’Avanzo a Repubblica. Il 26 giugno conquistiamo la prima pagina dei quotidiani e addirittura l’apertura del Giornale. Abbiamo orecchiato, al ristorante, una conversazione fra l’ex ministro della Giustizia Diliberto e sua moglie. Lui le annuncia: “Quando i detenuti scopriranno che l’amnistia è impossibile, nelle carceri scoppierà una rivolta”. Tutto vero, tutto confermato. Anna Masera nota su “La Stampa” che “sta spopolando fra i giornalisti questo sito solo testuale a loro dedicato, anche se in realtà è aperto a chiunque”.
Scoperti dall'Herald Tribune
Ma a giugno del 2000 il “Barbiere” varca i confini nazionali e conquista una lunga citazione sull’Herald Tribune. E’ il giorno 13, per la precisione. Il quotidiano ci descrive come “un punto di riferimento per il mondo dei media” e racconta di un’indagine sulla corruzione condotta dalla magistratura di Lucca e del nome di Donatella Zingone, moglie del ministro degli Esteri Lamberto Dini, fatto dalla redazione locale dell’Ansa, ma censurato dalla direzione dell’agenzia a Roma. La nostra rivelazione ci costerà qualcosa, perché da allora l’Ansa è molto più restia a citare un nostro pezzo. O almeno questa è l'impressione.
Intanto, ci sono i primi scioperi per il contratto dei giornalisti. Nessun collega, cari amici della Fnsi, è ancora in grado di sapere perché si sciopera. E allora decodifichiamo la piattaforma, apriamo un dibattito, ospitiamo le nostre prime interviste. Anche con il nemico: l’allora presidente della Fieg, Ciancio Sanfilippo, accetta di parlare con un collega di bottega che non dichiara il suo nome. L’operazione credibilità è andata a segno.
L'ira di Mediaset
Di questa prima fase restano due ricordi particolarmente divertenti. Il primo, quando annunciammo il probabile abbandono del Tg5 da parte di Enrico Mentana. Alcuni siti Internet, tra cui Repubblica.it, rilanciarono la notizia, e Mediaset in serata dovette diffondere un comunicato di smentita, assai sprezzante nei nostri confronti. Reagimmo immediatamente e, tra un boccone e l’altro di uno squisito piatto di gamberi arrosto con fagioli, cucinato da Figaro, emettemmo a nostra volta un comunicato: Mentana aveva lasciato intuire chiaramente le sue intenzioni in un pubblico discorso fatto in assemblea di redazione e fedelmente riportato dal Barbiere.
Noi, gnomi dell’informazione, che rispondevamo a un colosso che fattura migliaia di miliardi. Le risate! Senza Internet, sistema tecnologicamente supereconomico e ultrademocratico, che non richiede investimenti per telecamere e studi, carta e rotative, tutto questo non sarebbe mai successo.
L'operazione "Barber pride"
L’altro ricordo è l’operazione “Barber pride”. Stampammo l’adesivo del Barbiere della Sera, in due formati, micro e macro, e in due versioni, quella da “appiccicare sopra” e quella con le parole rovesciate (mi pare si dica vetrofania) per l’auto. Lo offrimmo gratis, accollandoci le spese di spedizione a casa. Arrivarono centinaia di richieste, anche dal Sudamerica, dagli Stati Uniti, dalla Francia e furono la base per il nostro primo sondaggio sulla clientela. Scoprimmo che Milano e la Lombardia erano una nostra autentica roccaforte e che i giovani e i freelance avevano molto più coraggio di confessare il loro amore per il Barbiere dei colleghi dei giornali più importanti e delle televisioni. La sera imbustavamo e affrancavamo. A proposito: saranno rimasti ancora 100 o 200 adesivi: chi li vuole, ci scriva.
Altre iniziative, più costose e impegnative, sono rimaste per ora nel libro dei sogni. Prima fra tutte il calendario del Barbiere, profumato come si conviene, in cui facciano capolino una pancia di Giuliano Ferrara e uno spacco ardito di Maria Luisa Busi, un sorriso di Benedetta Corbi e un ghigno malefico di Giulio Anselmi, la sottoveste di Miriam Mafai e il seno di Carmen Lasorella, visto che quello di Lilli Gruber è già stato abbondantemente immortalato dai fotografi.
Il Barbiere dello Sport
Scavando nei ricordi di questi 600 giorni, non possiamo fare a meno di disotterrare “Il Barbiere dello Sport”, divertentissima sottosezione del “giornale madre” che affidammo a Ragazzo Spazzola. Tra le varie notizie che abbiamo diffuso mi viene in mente questa: la Juventus, in Coppa dei campioni, aveva (ha ancora?) una polizza assicurativa tale da garantirla contro le sconfitte. La rivelazione, ovviamente, fece il giro dei giornali sportivi, e venne ripresa anche in tv. C’è qualcuno, fra i colleghi che si occupano di sport, disposto a prendere il posto di Ragazzo Spazzola e a far risorgere questa sezione che oltretutto, secondo noi, attirerebbe un bel po’ di pubblicità? Se c’è, si faccia avanti con una notizia.
Ma se Ragazzo Spazzola se n’è andato, la redazione si è arricchita di nuovi collaboratori. Mata Hari, con le sue interviste virtuali a Berlusconi e a Rutelli che facevano scompisciare, Ivan Denisovic con il suo famoso “Io lavoro al desk di un portale a ore”, che fece da leit motiv per una bella inchiesta di Oreste Pivetta sul Diario dedicata alla vita su Internet, i contributi preziosi di Shampoo, Ambrogio e Gelsomina, di Pennina, del Tenente Colombo, di Topo Gigio e Costanza. E, naturalmente, della sfavillante Ragazza del bar che, oltretutto, è anche il nostro volto non carbonaro, il Barbiere che emerge con nome e cognome e raccoglie, come in Val di Sole l’anno scorso, il premio per l’ informazione on line.
Oplà, siamo un weblog
L’autunno del 2001, che per il mondo è stato terribile, per la piccola storia del Barbiere è stato invece decisivo. Sono stati fatti due importanti passi avanti. Primo: è cambiato il “lay out”. Con l’apporto del webdesigner e webmaster Matteo, il nostro sito ha assunto le fattezze di weblog, una forma ancora più democratica e per così dire immateriale. La sede del Barbiere si sposta di volta in volta da una casa all’altra, da un albergo all’altro e tutti clienti con poche regole possono scrivere pezzi pronti per essere velocemente passati.
Ci sono giorni in cui gli articoli in attesa sono fra i 40 e i 50. Se qualcuno di voi trova che dei suoi contributi, contenenti notizie interessanti, non sono stati pubblicati, questo è perché noi non siamo riusciti ancora a controllare e verificare l’attendibilità delle notizie che avete dato. Dovete capirci: alla precisione teniamo come alla nostra libertà. Il secondo passo avanti è il sospirato arrivo della pubblicità, attraverso la concessionaria Doubleclick.
Sono già alla terza coppa di champagne e ho finito di sfogliare il librone azzurro delle recensioni e delle citazioni, che aggiorniamo quando e come possiamo. In questa giornata di autogratificazione, decido di spostarmi su Internet. Digito su Yahoo, versione internazionale, la semplice parola “barbiere”. Provatelo a fare anche voi. Indovinate un po’, qual è la prima risposta data dal motore di ricerca? Bravi, proprio così: il Barbiere della Sera.
Passo su Google e stavolta interrogo il motore su “Barbiere della Sera”. Risultato: 241 pagine e 2410 voci. Il primo archiviato è un bell’articolo con intervista a Figaro di Alessia Ripani, apparso sul Ducato, il giornale della scuola di giornalismo di Urbino: una ragazza che ha della stoffa, soltanto a giudicare dalle prime cinque righe del pezzo. Scopro che moltissimi siti linkano il nostro e vedo con piacere su Rekombinat che il Barbiere è in testa alla top 25 dei “siti popolari”.
Il rischio di essere autoreferenziali
Ci sono anche le critiche, naturalmente. Come quella di Andrea Mancia, che su Cyberspazio scrive a proposito di noi: “…Ma tutto il resto è una sorta di celebrazione orgiastica della categoria. L’autoreferenzialità eletta a paradigma universale”. Non è la prima volta che ci viene mossa l’accusa di essere autoreferenziali, e se questa ricorre, ha sicuramente un fondamento. L’autoreferenzialità può anche essere il nostro ghetto, e doppiamo prestare molta attenzione.
C’è un fatto, però, che molti ignorano. Sapete quanti sono in Italia i giornalisti professionisti e pubblicisti? Circa 60 mila. E se aggiungiamo gli altri attori del mondo dei media, i pubbliciatari, le aziende e così via, arriviamo a un mercato, per il Barbiere, di 80-100 mila utenti. Ne abbiamo ancora di strada da fare, per servire al meglio tutti questi possibili clienti. Perché se è vero che l’autoreferenzialità può essere un ghetto, è altrettanto vero che la specializzazione è la nostra forza.
La direzione di marcia è sicuramente quella di potenziare al massimo il notiziario e per questo abbiamo bisogno di voi. E se un giorno riusciremo a realizzare un traguardo che era nei nostri programmi, convincere i colleghi più qualificati a pubblicare le inchieste e gli articoli che i media da cui dipendono, sempre meno liberi, rifiuterebbero, ecco allora che potremmo conquistare un pubblico ben più vasto. Il tutto “step by step”, senza montarci la testa.
Che il ricordo di questo fresco passato sia un carburante potente e pulito per il futuro.
Auguri a tutti voi, auguri a tutti noi.
Il Conte d’Almaviva
| |
|
|
|
|