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08.05.2004 Riforma Moratti. Confindustria la vuole così
di Paolo Latella
L'incontro organizzato il 20 aprile 2004 da Confindustria e dall’Associazione Industriali della provincia di Vicenza , con la partecipazione dei Ministri Moratti e Maroni non ha chiarito il nodo cruciale riguardo il destino degli Istituti Tecnici
Il gruppo di lavoro. La proposta, che porta il titolo “Poli tecnologici – il futuro dell’istruzione tecnica” si presenta come opera del Gruppo scuola di Confindustria Veneto ed è stata elaborata da una équipe costituita da 14 appartenenti al mondo dell’industria, 8 dirigenti di Istituti Tecnici e 2 docenti.
La premessa. La premessa prende l’avvio da alcuni capisaldi della Legge 53: la strutturazione di un secondo ciclo “finalizzato alla crescita educativa, culturale e professionale dei giovani attraverso il sapere, il fare e l’agire” (Legge 53, art. 2, comma g), che chiede – si legge nel documento della Confindustria – di “superare la tradizionale scissione fra studio e lavoro”;
la necessità di operare in una logica di integrazione (fra sistemi: sistema dell’istruzione e dell’istruzione-formazione, e fra mondi: mondo della scuola e mondo del lavoro – alternanza scuola-lavoro);
l’ampliamento della rosa dei licei con la creazione di licei tecnologici ed economici che “si articolano in indirizzi per corrispondere ai diversi fabbisogni formativi” (legge 53, art. 2, comma g).
In un sistema “nazionale ed europeo di innovazione” la coniugazione di questi elementi chiede alla Scuola Superiore di “ripensare e ristrutturare i modi tradizionali in cui opera” conferendo centralità ad una cultura tecnologica che abbia un “forte radicamento nel territorio di riferimento”.
Non si tratta dunque semplicemente, secondo Confindustria, di dare impulso al cosiddetto secondo canale di istruzione e formazione, costituzionalmente in carico alle Regioni, e di sviluppare accanto ad esso dei licei tecnologici, in carico allo Stato, che - pur nella logica della correlazione - configurino un percorso distinto, di più alto livello e non immediatamente professionalizzante.
Il percorso innovativo ha da essere diverso. Esso “esige di delineare, nell’ambito dei territori regionali e provinciali, una mappa dell’offerta formativa che, traguardando le specifiche vocazioni del mondo economico, prevede un disegno di percorsi organici, completi, orientati all’eccellenza formativa, nell’ambito di intese esplicite e reciproche con l’università e con le imprese”.
Un’ottica territoriale, dunque, che richiede in ogni caso la ridefinizione di alcuni elementi, fra i quali “il ruolo di Stato e Regione…, il valore legale del titolo di studio, le nuove professionalità dei docenti”.
La proposta. La concretizzazione della riforma Moratti deve avvenire, secondo Confindustria, prevedendo la creazione di
a) POLI TECNOLOGICI
“Si tratta di poli educativi, intesi come realtà articolate sia da un punto di vista formativo e organizzativo (1), che da un punto di vista territoriale, nell’ambito dei quali possono essere compresi, nei medesimi settori e indirizzi:
un percorso quinquennale di liceo tecnologico;
i corrispondenti percorsi dell’istruzione e della formazione professionale (triennali e quadriennali);
eventuali corsi serali e corsi EDA – educazione degli adulti;
un’offerta stabile di formazione superiore (in collaborazione con le Università locali e le imprese).
… Sulla base del progressivo passaggio alle Regioni della gestione amministrativa di tutta l’istruzione, l’obiettivo finale è quindi di giungere alla costituzione di vere e proprie “Cittadelle degli studi” per indirizzi omogenei, quali istituzioni integrate pienamente rispondenti alle esigenze espresse dal territorio”.
“All’interno dei Poli saranno presenti le seguenti macroaree:
Elettronica, meccanica e automazione
Energia e impianti
Informatica e comunicazione
Chimica, biologia
Risorse agro-alimentari e ambientali
Tessile, moda, calzature e accessori
Edilizia e territorio
Trasporti, intermodalità e logistica”
Il liceo tecnologico, presente all’interno dei poli, avrà la suddivisione in periodi didattici prevista dalla riforma della Legge 53, prevedendo però una struttura a Y con un primo biennio unitario per tutti i licei. Dovrà essere attuato il più ampio raccordo con i licei di tipo teorico ad indirizzo scientifico.
L’orario settimanale previsto è di 30/32 ore, “comprensive di quota nazionale e quota locale, prevedendo risorse orarie flessibili per le necessità di recuperi, approfondimenti, valorizzazione delle eccellenze con moduli individualizzati per la realizzazione di interventi di motivazione, per sostenere passaggi e percorsi individualizzati”.
Nei Licei tecnologici, che dovranno essere certificati per la sicurezza e la Qualità e accreditati per la Formazione Superiore, dovranno essere assicurati:
L’aggiornamento periodico e regolare dei docenti;
La valutazione di tutte le componenti (effettuata da agenzie esterne con le quali verranno stilati protocolli di valutazione).
La certificazione, che userà lo strumento del Portfolio delle competenze ed elencherà quanto “gli allievi hanno appreso nelle esercitazioni pratiche”, dovrà avere “dignità scientifica e tecnologica” ed essere analoga nell’impianto a quella prevista ed utilizzata nei percorsi di Istruzione-Formazione Professionale IFP.
I docenti saranno di “diverse tipologie ed estrazione”:
· Insegnanti tradizionali;
· docenti di professionalità tecnologiche;
· docenti di Laboratorio;
· esperti esterni.
Per gli esperti esterni “non deve essere necessario ricorrere a graduatorie, ma il contratto verrà fatto direttamente dal capo d’istituto, con criteri più snelli, comunque definiti formalmente e trasparenti”.
b) POLI ECONOMICI
Analoghi nella loro strutturazione ai poli tecnologici, i poli economici costituiranno il riferimento per il terziario amministrativo, aziendale, commerciale e turistico. All’interno di essi è previsto il Liceo economico, con struttura a Y uguale a quella del liceo tecnologico e suddiviso nei seguenti indirizzi: Amministrazione e controllo; comunicazione e marketing, gestione e servizi per il turismo.
1. Questi gli elementi caratteristici: “Sedi comuni o anche fisicamente staccate, purché integrate; sistema garantito ed automatico di passaggio tra i diversi sistemi e percorsi (“passerelle”);
orari coordinati e compatibili al raccordo; laboratori in comune per una loro ottimale valorizzazione e utilizzazione; docenti in parte interscambiabili; aggiornamento dei docenti con esperti esterni in comune; attività di cultura d’impresa e rapporto scuola-lavoro (orientamento, visite aziendali, stage, impresa virtuale, alternanza scuola-lavoro, ecc.) in comune o almeno parzialmente comprese nell’orario curricolare;
collaborazione continuativa e organica con le Università e le aziende del territorio; coordinamento didattico ed organizzativo tramite un CTS, Comitato Tecnico Scientifico (con rappresentanza delle diverse istituzioni formative, delle imprese, enti locali e forze sociali del territorio) e/o presenza all’interno del Consiglio di Istituto di un rappresentante della Regione e di un rappresentante del settore produttivo di riferimento per valorizzare il raccordo con il territorio; sistema di trasporti rispondente alle esigenze”.
Tratto dal sito http://www.gildains.it/ a cura di Se. G.
Paolo Latella
paolo.latella@libero.it
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