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12.10.2004 Iraq. Uno scontro tra perdenti
di La Vanda
Sartori e Garimberti sono due opinionisti di calibro piuttosto alto, tra le firme migliori che i due quotidiani possono dispiegare, eppure le loro analisi sembrano agitarsi strette nei loro limiti
A leggere e rileggere le analisi di Paolo Garimberti su Repubblica di ieri e di Giovanni Sartori sul Corriere della Sera (sempre ieri 11 ottobre) uno rimane un po’ male. O almeno con un retrogusto di incompletezza.
Sartori e Garimberti sono due opinionisti di calibro piuttosto alto, tra le firme migliori che i due quotidiani possono dispiegare, eppure le loro analisi sembrano agitarsi strette nei loro limiti.
Giovanni Sartori per esempio afferma con impressionante sicurezza che un disimpegno militare in Iraq condurrebbe oggi alla nascita di una repubblica islamica del terrore dominata dall’ispirazione Qaedista. Che l’Iraq diverrebbe così un centro di smistamento di bacillo botulino tale da sterminare milioni di persone in un amen in tutto il mondo.
Forse Sartori ha ragione, ma non dice dove sta scritto, se non nelle sue pur interessanti sensazioni, che l’alternativa alla guerra anglo americana sia oggi la Repubblica Islamica del Terrorismo e il supermercato del botulino.
A parte il fatto che la circolazione di terrificanti armi chimiche e batteriologiche è già stata evocata nei primi capitoli della storia che stiamo vivendo (già dimenticate le lettere all’antrace e le relative psicosi da mascherina sul naso?) e che poi lì è rimasta, è tutto da dimostrare che quella ragguardevole parte della popolazione irachena che, pur felice della dipartita di Saddam Hussein, considera gli anglo – italo - americani una forza occupante accetterebbe supinamente una dominazione di stampo Qaedista.
Pare che gli ultimi sviluppi diano infatti torto a simili previsioni.
Le milizie sciite di Al Sadr consegnano le armi al governo Allawi. L’autorevole e misterioso ayatollah Al Sistani (ma esiste veramente? qualcuno l’ha mai visto?) e i suoi seguaci non sembra davvero abbiano vocazioni terroristiche, il ceto medio e intellettuale iracheno non necessariamente sposa sentimenti antiamericani con la passione per le autobombe.
Lo spettro del botulino, delle mostarde solforose, del cianuro idrogenato e simili piacevolezze elencate da Sartori nel suo fondo sembrano piuttosto appartenere a uno stile di rilancio mediatico cui si associa anche Paolo Garimberti intravvedendo la nuova cortina di ferro tra Occidente e Islam.
Mettiamoci dalla nostra parte, sembra dire Garimberti, dalla parte dell’Occidente e elaboriamo una risposta unitaria al terrorismo internazionale. Come non essere d’accordo? Solo che la sua analisi qui si ferma, dato che Garimberti non ci dice quale può essere questa valida risposta.
Finora ce n’è stata solo una, la guerra guerreggiata all’Iraq e non sembra abbia funzionato gran che. Altre idee?
Senza alcuna pretesa politologica e se è possibile aggiungere un tassello alle riflessioni correnti, è forte l’impressione che sia in corso uno scontro tra imperialismi di segno diverso e entrambi destinati al fallimento.
L’imperialismo ideologico Qaedista, fondamentalista islamico, tenta di trasferire su scala planetaria in funzione anti occidentale stili di guerre dove altre forze di ispirazione islamica sono impegnate su basi territoriali (vedi conflitto arabo-israeliano o russo-ceceno).
Lo fa sfruttando l’eco mediatica delle sue bombe, delle sue stragi, dei suoi sgozzamenti. E’ una strada senza sbocchi e lo dimostra la capacità delle opinioni pubbliche occidentali di metabolizzare ormai qualunque tragedia.
E’ interessante notare per esempio, che pur essendo quelli citati prima due articoli sul problema de terrorismo, né quello di Sartori, né quello di Garimberti spendono una sola parola per l’impresa più mostruosa, la strage dei bambini di Beslan, come fosse già materiale d’archivio.
E pensare che hanno rimproverato Simona Pari e Simona Torretta accusandole di aver dimenticato Enzo Baldoni e gli altri ostaggi prigionieri o uccisi in Iraq.
Si potrebbe aggiungere che nel primo pomeriggio di ieri, la notizia dell’esplosione dell’Hilton di Taba e della morte delle due povere sorelle di Dronero era già stata ampiamente declassata sul sito di Repubblica.it, sovrastata dal vertice ulvista con Romano Prodi.
Che prospettive puo’ avere il terrorismo se la sua vittima (l’Occidente) ha già maturato un sistema digerente così rapido e efficiente?
L’altro imperialismo in campo è quello degli Stati Uniti. Precisato che sono condivisibili le valutazioni dell’ex direttore del Manifesto Riccardo Barenghi (tra l’imperialismo di Osama e quello dei Marines forse è meglio scegliere quello dei Marines), sempre di imperialismo si tratta.
Non è altrimenti definibile il famoso New American Century.
Ma anche il New American Century è una strategia che non porta da nessuna parte, anche se apparentemente è sostenuta da una gigantesca forza economico - militare.
E’ difficile pensare davvero (e sarebbe interessante sapere cosa ne penserà alla lunga il contribuente americano) che gli Stati Uniti possano passare i prossimi cento anni esportando democrazia e modelli di vita sulla punta delle baionette, mentre i sentimenti antiamericani nel mondo crescono in proporzione. E’ anche questa una visione ideologica e dunque debole come le ideologie hanno sempre dimostrato di essere nel lungo periodo.
Ciò che dunque più spaventa è proprio questo. E’ in corso un terribile scontro tra due perdenti che tutto sono disposti a pensare meno che di essere dei perdenti.
E nulla è causa di maggiori distruzioni di chi è convinto di possedere la verità.
La Vanda
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Re: Iraq. Uno scontro tra perdenti Giulia Smith - 13.10.2004| Interessante analisi. Condivisibile, perché adotta un punto di vista diverso da quelli che ultimamente vanno per la maggiore. Continuando infatti a pensare che siamo di fronte a due alternative, civiltà occidentale contro terrorismo di stampo islamico-fondamentalista, si rischia di perdere di vista il problema reale. Per questo non condivido l'intervento di Barenghi, come se il nostro destino ineluttabile fosse quello di dover sempre scegliere tra il minore dei mali (se mai in questo caso si può parlare di una male minore). Mi convince di più l'idea che questi due sistemi gemelli siano la manifestazione palese della loro stessa crisi. E mi convince sempre di più l'idea che un'alternativa concreta è possibile solo passando attraverso questa presa di consapevolezza. | |
Re: Iraq. Uno scontro tra perdenti ivan.callari - 14.10.2004Aggiungo l'improvvisa comparsa di Sartori anche ai microfoni di ZAPPING!
Il brillante professore di scienze politiche e diritto costituzionale comparato, guarda caso, non era mai stato invitato alla trasmissione in prima serata del pluriosannato Dott. Forbice.
Eppure,
non si puo dire che mancassero suoi interessanti editoriali sullo strapotere mediatico del nostro Presidente del Consiglio, riconoscendo in questo campo a Sartori un'indiscussa competenza tecnica.
Quand'è che il buon Forbice chiama Sartori?
Quando, il Professore, che di Medioriente ne capisce quanto un neandherthal, spara il suo bell'articolo contro il movimento pacifista.
E quando parlava di Berlusconi?
naturalmente, il buon Forbice invitava qualcun'altro!
Quanto è equilibrato sto giornalista! | |
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