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29.10.2004
Servizi privati, pubbliche tivù
di Kate Catà

E' guerra aperta tra i canali nazionali della TV e la decisione della Presidenza del Consiglio di lasciare ad una società privata il compito delle riprese televisive per la storica firma della Costituzione Europea.

Sembrava che tutto fosse andato per il meglio nella costosissima e apparentemente perfetta organizzazione odierna realizzata dall'Italia in occasione della storica firma della Costituzione Europea.

Roma era blindata e sorvegliata da più di 7000 uomini tra poliziotti e militari, il Tevere presidiato da sommozzatori, il cielo sgombro da aerei civili, le strade deserte senza macchine e motori.

Uno spettacolo inconsueto e per certi versi persino innaturale, ma purtroppo imposto dal timore di attentati terroristici, e perciò giustificabile dai cittadini romani che, abituati da secoli a vederne di tutti i colori,hanno sopportato, sia pur lamentandosi sottovoce, anche questo momentaneo sacrificio.

La bagarre è scoppiata, invece, quando, iniziata la trasmissione del cerimoniale predisposto al Quirinale per la firma del documento costituzionale,gli speakers della TV nazionale, sotto gli occhi esterrefatti di tutti gli spettatori che non credevano alle proprie orecchie, hanno denunciato lo stato di disagio e la protesta dei giornalisti, dei tecnici e dei professionisti della Televisione Italiana per il comportamento inaudito della Presidenza del Consiglio.

Pare infatti che la suddetta abbia affidato ad una società privata il compito di effettuare le riprese di tutto l'avvenimento all'interno della cinta del Campidoglio e dei Palazzi presidenziali dove è avvenuto lo storico evento, escludendo le troupes della televisione italiana e i relativi tecnici, lasciando solo ad alcuni giornalisti televisivi il compito di effettuare i commenti e la cronaca di ciò che avveniva all'interno del Quirinale.

Tale decisione ha evidentemente urtato la suscettibilità dei responsabili delle tre reti Rai e dei tecnici della TV italiana che si sono ritenuti offesi per essere stati sottovalutati come incapaci di effettuare il lavoro affidato ad altri,quasi a volere mettere in dubbio la loro professionalità, di cui per altro danno continuamente ottima prova.

Durante la trasmissione dei telegiornali delle tre reti nazionali è stato perciò letto un comunicato di protesta che si ritiene avrà una certa risonanza a livello istituzionale e che non mancherà di lasciare traccia nei rapporti già piuttosto delicati tra la Presidenza del Consiglio e la Tv nazionale.

Quanto è accaduto, a quel che pare, era da prevedere. Da tempo era evidente una certa tensione tra gli organi d'informazione nazionale e l'area d'interesse privato cui fa capo il presidente del Consiglio italiano, purtroppo a causa dei suoi interessi relativi al gruppo dell'informazione privata, nonostante le sue affermazioni in senso contrario.

Il fatto è un sintomo preoccupante,perchè appare come un tentativo di proporre agli utenti televisivi una visione unilaterale di avvenimenti cui la TV pubblica avrebbe offerto una garanzia di imparzialità.

E' questo un esempio grave di limitazione della libertà, che si può riscontrare solo nei regimi dittatoriali.
Non vorremmo che fosse il primo di altri episodi del genere: già sono molti i segnali che ci preoccupano nel comportamento della maggioranza di governo.

Non vorremmo che l'episodio odierno, oltre ad offendere la professionalità dei giornalisti e dei tecnici della Rai, fosse anche un campanello d'allarme che, lungi dal celebrare la raggiunta libertà europea,annunciasse la fine della democrazia italiana.

Kate Catà



 
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Re: Servizi privati, pubbliche tivù
Enzio - 29.10.2004
Mitico Giorgino al Tg1: gli manca il fiato quando legge il comunicato Usigrai su Euroscena, sembra quasi che stia male. Poi legge la replica dell'azienda e riprende la favella, torna il ritmo di lettura normale, ritrova il fiato. Per un attimo avevamo temuto per la sua salute.


Re: Servizi privati, pubbliche tivù
Renato Forlani - 29.10.2004
Sarebbe interessante sapere, spero che qualcuno possa informarsi e divulgare il particolare, di come e da chi sia stato fornito il servizio alle televisioni straniere: La conoscenza di un tale particolare potrebbe dare la misura dell'affare che, unica certezza, ha fatto la "società privata" che come ci è stato detto ha realizzato le riprese video. Bye,bye


Re: Servizi privati, pubbliche tivù
Alviero - 29.10.2004
Sono d'accordo su tutto, fino al terzultimo capoverso.

Infatti in coda arriva la solita tirata sopra le righe, con allusioni ai «regimi dittatoriali» e addirittura con un epicedio per la probabile «fine della democrazia italiana».

Non lo so. Chi l'ha conosciuta davvero, una dittatura, mi sembra dica che era diversa da quel che succede oggi. E quelli che una dittatura autentica l'hanno conosciuta davvero nel loro piccolo si incazzano, quando sentono parlare di dittatura a ogni pie' sospinto e anche a sproposito.

Può darsi che io mi sbagli e che il Paese si stia muovendo, a piccoli impercettibili passi, verso una ferrigna tirannide. Io credo invece che l'anno prossimo, massimo due, questo governo verrà mandato a casa e così tornerà al potere la maggioranza del 1996, perfino con lo stesso premier.
Accetto scommesse, ma senza una posta economica: mi basta che, venuto il giorno, quelli come Kate Catà ammettano pubblicamente che a volte, forse, un pochino avevano esagerato, a sopravvalutare l'avversario.


Re: Servizi privati, pubbliche tivù
Paul Olden - 29.10.2004
Piu' che un regime dittatoriale il governo di Berlusconi mi è sempre sembrato una specie di società dei magnaccioni.
E anche in questo caso sono sicuro che ha contato piu' l'intrallazzo che l'autoritarismo.



Il vostro
Sandro De Rossi - 30.10.2004
La "televisione italiana" è quella? ???
Canale 5, Tele 7, o Video Mare Quant'ebbello non sono "italiane", dunque? Di "italiano" c'è solo la tv di Stato, con i giornalisti rigorosamente di Stato, rigorosamente esentati da qualsiasi competizione, professionale e di mercato? Pronti fin da bambini per un seggio in Parlamento (perchè, si sa, la burocrazia di Stato altro non genera se non burocrazia di Stato)?
***
Garantiti di Stato che, se la perdono, la gara, il confronto, l'appalto, la competizione, la scelta, è un trauma nazionale?
Basta, per favore. La vostra Italia è una miserabile Bulgaria.
***
Solo che la Bulgaria, povera davvero, se non giocava a monopoli con i bigliettini simil-soldo che si chiamavano cuponi e taloni, e se non aveva metà degli uomini in divisa (una qualunque) non poteva stare in piedi.
***
L'Italia che avete in mente, infatti, non può stare in piedi. E deve vincere le gare per legge. A priori.
Perchè il resto non è "italiano". Perchè la vostra Italia è un riflesso condizionato di statalismo vecchio come il cucco. Vecchio e fallimentare, of course.



Re: Servizi privati, pubbliche tivù
giolli - 30.10.2004
Che criticoni siete. Io invece la trovo proprio bella, la battuta sulla "TV pubblica" che "avrebbe offerto una garanzia di imparzialità".

Giolli


Re: Servizi privati, pubbliche tivù
pk - 30.10.2004
Vorrei tentare di chiarire, a Renato Forlani in particolare, come questo genere di eventi di interesse internazionale vengono normalmente gestiti da governi e broadcaster.

Per la copertura dell'evento il governo (o chiunque organizzi l'evento) incarica un entità denominata "host broadcaster" di effettuare le riprese e di garantirne la distribuzione (di solito gratuitamente) a tutti i soggetti interessati, e cioé: tutti i network nazionali, esteri e le agenzie di immagini.

Host broadcaster puo' essere:
- la televisione pubblica del paese dove si svolge l'evento.
- un "pool" di televisioni nazionali che uniscono le risorse per ripartirsi i costi
- un organizzazione internazionale "super partes"come l'EBU-UER (o Eurovisione)
- un "service", come Euroscena, che viene ingaggiato dal governo per fare le riprese che poi "passa" a tutti gli altri.

Quest'ultima soluzione è stata adottata dal governo Berlusconi a partire dal summit NATO-Russia di Pratica di Mare del 2002 in poi, ad ogni occasione di rilevanza "internazionale".

Nulla di nuovo, dunque, se non che in Italia prima del presidente cavaliere, la RAI è sempre stata Host Broadaster, ed era giusto che lo rimanesse.Ha mezzi e competenze per farlo.

Il buffo è che essere host broadcaster è piu' che altro un onere. Spesso, se ci sono piu'soggetti "papabili" si assiste a uno scaricabarile impressionante su chi deve cacciare i soldi per fare le riprese!

Per riassumere, nessuna emittente ha pagato un euro per avere queste immagini, italiana o straniera che sia, tutti gli oneri sono stati esclusivamente a carico del governo, ovvero del contribuente.

PS - E' fatto noto che Euroscena sia di proprietà di qualcuno molto vicino al cav.
Nell'ambiente si dice che, inspiegabilmente, ha assunto un ruolo cosi' predominante sul mercato italiano, che molti suoi competitors sono "alla canna del gas".


Re: Servizi privati, pubbliche tivù
ostico agnostico - 30.10.2004

eddai...povero silvio...

dopo la bastonatura alle supplettive

la mancata vendita all'europa del bottiglione

lasciamogli fare almeno quello in cui e' veramente maestro...

...l'entreneuse...




di chi è Euroscena?
marlon brando - 30.10.2004


Re: Giolli
Gian Paolo Locatelli - 30.10.2004
Sì effettivamente è vero. La Rai, visto l'andazzo generale, sarebbe riuscita a confezionare un miglior "servizietto" al caro cavaliere. Gpl


Re: Servizi privati, pubbliche tivù
Renato Forlani - 30.10.2004
Come dice il nonno di chiunque abbia bisogno di ribadire il concetto, "a pensar male ci si azzecca sempre". Infatti grazie al sollecito ed informatissimo "pk" ora sappiamo che: "Per riassumere, nessuna emittente ha pagato un euro per avere queste immagini, italiana o straniera che sia, tutti gli oneri sono stati esclusivamente a carico del governo, ovvero del contribuente". Senonchè, al secondo capoverso del suo commento, pk dice: (ancora testualmente)
"Per la copertura dell'evento il governo (o chiunque organizzi l'evento) incarica un entità denominata "host broadcaster" di effettuare le riprese e di garantirne la distribuzione (di solito gratuitamente) a tutti i soggetti interessati, e cioé: tutti i network nazionali, esteri e le agenzie di immagini." Se ne deduce che la conclusione di pk appare un tantino forzata, perchè, chi ce lo dice che Euroscena abbia distribuito gratuitamente? E poi, in ogni caso quelli che pk chiama pudicamente gli oneri, sono in concreto soldoni che abbiamo pagato e che certamente la Rai, host broadcaster version, non avrebbe preteso.






 

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