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13.11.2004
Quando sentite parlare di no-tax area
di Max Stirner

Tra i meriti del governo Berlusconi c'è quello di saper comunicare: la no-tax area, per esempio, è molto più immediata delle detrazioni e deduzioni. Eppure forse non tutti sanno che la no-tax area da 7.500 euro non si applica neppure a un contribuente

Non pochi, non solo fra i colleghi distratti, credono che in Italia esista una no-tax area di 7.500 euro per i redditi personali.

Tale no-tax area viene intesa in genere così: chi guadagna fino a 7.500 euro non paga un euro di tasse, mentre chi guadagna di più paga le relative aliquote soltanto sulla somma eccedente.

Le cose non sono esattamente così. In Italia dal 2003 le no-tax area sono quattro.

Ce n'è una di base per chi ha come redditi prevalenti non le attività da lavoro ma per esempio i proventi da terreni e fabbricati (sono 4 milioni di contribuenti). L'importo è 3.000 euro.

La seconda vale per i lavoratori autonomi: 4.500 euro.

La terza si applica ai pensionati: 7.000 euro.

L'ultima, la sola citata negli articoli, vale per i lavoratori dipendenti ed è effettivamente di 7.500 euro.

Dire quindi che chi ha un reddito di 7.500 euro non paga nulla di tasse è sempre un falso perché:

1) o non è un lavoratore dipendente e quindi un po' di tasse la paga perché la no-tax non è di 7.500 euro oppure
2) è un lavoratore dipendente e allora guadagna almeno 12.210 euro lordi all'anno, prendendo il contratto metalmeccanici al livello più basso

Gli importi della no-tax area non sono fissi, ma diminuiscono al crescere del reddito in base a una formula neppure tanto complessa:

(26.000 + notax - reddito) / 26.000 * notax

Un esempio rende l'idea.

Supponiamo che un lavoratore dipendente abbia un reddito lordo di 22.500 euro. Secondo una applicazione semplicistica della no-tax area non dovrebbe pagare nulla sui primi 7.500 euro e versare il 23% sui restanti 15.000 per un totale di 3.450 euro di tasse.

In realtà applicando la formula

(26.000 + 7.500 - 22.500) / 26.000 * 7.500

la no-tax area è soltanto di 3.173 euro, quindi gli tocca pagare le imposte sui restanti 19.327 euro, sui quali si applica l'imposta al 23% per i primi 15.000 euro e al 29% sui 4.327 successivi per un totale di 4.705 euro.

Prima della no-tax area, va ricordato, esisteva una detrazione dalle imposte variabile a seconda della tipologia di lavoro, se autonomo o dipendente. Un sistema più semplice da applicare (basta una sottrazione) ma meno popolare dal punto di vista della comunicazione.

Riassumendo per i colleghi: i soli italiani che non pagano imposte sono quelli che hanno un reddito generico di 3.000 euro, oppure un reddito da lavoro autonomo di 4.500 euro (375 per dodici mesi), o infine quelli che hanno solo reddito da pensione per 7.000 euro, vale a dire 538 al mese, con tredicesima. Tutti i lavoratori dipendenti pagano imposte e per nessuno di loro si applica integralmente la no-tax area di 7.500 euro.

Ultima segnalazione: l'aliquota più bassa oggi è al 23% ma fino al 2002 era al 18%.

Se qualcosa non è chiaro, non avete che da chiedere.

Max Stirner



 
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Re: Quando sentite parlare di no-tax area
Il Duca di Noja - 13.11.2004
Max sei stato molto eloquente: hai confermato un mio sospetto. Ti chiedo solo un chiarimento importante: come si arriva alla formula (26.000 + notax - reddito) / 26.000 * notax? Non ho capito soprattutto cos'è quel 26.000.
Ti ringrazio


Caro Duca...
Max Stirner - 13.11.2004
Non si arriva, 26.000 è un numero fisso scelto per rendere il sistema attuale nella sostanza equivalente al precedente, in modo che tutti pensano che si pagano meno tasse almeno per i redditi bassi (c'è la no-tax area!) mentre in realtà si paga più o meno lo stesso. Il meccanismo peraltro ha una logica: rendere crescente il peso del fisco, riducendo man mano la no-tax area, che si azzera a 30.500 euro per gli autonomi e a 33.500 per i dipendenti. Ciao.

ms


Sillogismo economico
LAURA RIPANI - 13.11.2004
Visto che, nonostante il liceo scientifico, non ho mai amato i numeri, io faccio un altro ragionamento. Di tipo sillogistico.
Chi paga le tasse è perché ha i soldi, Berlusconi sostiene di voler abbassare le tasse, le tasse vengono abbassate a chi ha i soldi.

A questo aggiungo che è una politica. Lui pensa di far bene così. Al momento del voto si vedrà se ha convinto. Se in Italia ci sentiamo ricchi, vincerà di nuovo. Se preferiamo sentirci poveri, perderà. E, tutto questo, premesso, a parità di reddito. Perché è la solita storia del bicchiere mezzo pieno o vuoto. Ottimismo o no.


Re: Quando sentite parlare di no-tax area
Toscano - 13.11.2004
L'articolo di Max Stirner e il successivo commento di Laura Ripani mi ha riportato alla mente il sempre attuale "Vita di Galileo" di Bertold Brecht, e precisamente la scena in cui i filosofi preferiscono discorrere se le Stelle Medicee possano esistere piuttosto che guardare nel cannocchiale ed accertarsi dei fatti.

Purtroppo credo che, nonostante nutra un profondo amore per la letteratura e per le speculazioni, l'economia sia una questione di numeri. Se ne puo' chiaccherare molto e a molti livelli, ma poi ci deve essere un riscontro oggettivo.

Capire se una riforma fiscale sia aderente a quanto viene detto non e' questione di ottimismo, e' questione di mettersi a tavolino con carta, penna e calcolatrice.

Solo una domanda: dove sono rintracciabili le fonti? Grazie!

(Ah, sono anni che seguo il Barbiere ma questo e' il mio primo commento. Complimenti a tutti per l'eccellente lavoro!)


Caro Toscano...
Max Stirner - 13.11.2004
ecco dove puoi trovare una documentazione ufficiale

http://www.agenziaentrate.it/documentazione/guide/irpef.pdf

nota in particolare l'esistenza di una clausola di salvaguardia, cioè la possibilità di pagare le tasse con le aliquote del 2002 qualora più convenienti, prova che con la riforma del 2003 talvolta si paga un po' di più e talaltra un po' di meno

ciao

ms


Cara Laura...
Max Stirner - 13.11.2004
perdona se do i numeri, ma meriti una risposta. Un pensionato che guadagna 7.001 euro all'anno secondo te è uno "che ha i soldi"? Tu mi dirai: vabbè, ma paga solo le tasse su un euro, perché per lui la no-tax è di 7.000 euro. Purtroppo non è così, perché se sfondi la no-tax anche di un solo euro, paghi l'addizionale Irpef regionale e comunale su tutto l'importo, quindi su 7.001 euro. Per cui il nostro pensionato versa da 63 (minimo, 0,9%) a 133 euro (massimo, 1,9%) a seconda della Regione e del Comune in cui vive. E per chi vive con 538 euro al mese è dura anche versare cento euro all'anno di tasse. Ora devi sapere che ci sono persone come me - che guadagnano molto più di 538 euro al mese e che si sentono ricche - che non voterebbero mai chi inganna un pensionato. E' più forte di noi: non riusciamo a votare solo in base al nostro portafoglio.


Re: La vera no-tax area
Gianni de Felice - 14.11.2004
La vera no-tax area, caro Max, non la fa il fisco con le formule che ci hai dottamente e chiaramente spiegato (grazie, grazie!), ma la fa l'artigiano quando non rilascia ricevuta, il parrucchiere quando dà una ricevuta con importo inferiore al versato, il bar che non rilascia scontrini (a volte neanche su richiesta), il professionista che propone due forme di pagamento "con fattura più iva" o "senza iva" (e senza fattura), il ristorante che fa il conto su carta anonima e, se te ne accorgi ti spiega che quella è solo la bozza, se non te ne accorgi ti ha dato un pezzo di carta inutile; la fa l'alberghetto da weekend, quando scrive la ricevuta copiativa intestata con timbro e protetta da un sottostante cartoncino che impedisce il ricalco sulla sua copia (dove verrà poi scritta una cifra minima).
In Italia, la vera no-tax area si chiama "evasione": per miliardi e miliardi di euro, altro che gli spiccioletti degli stipendi minimi. Un'opzione illecita concessa al reddito libero, ma negata al reddito fisso. Un'opzione di fronte alla quale i governi, di centrosinistra o di centrodestra, sembrano tutti egualmente distratti: perché il popolo delle "partite iva" (che incassano da privati) rappresenta un bacino elettorale da non toccare. E il popolo del "reddito fisso"? Non è pericoloso, tanto si ubriaca di musse ideologiche e si balocca con le finte "conquiste sindacali".
Infatti, caro Max, la realtà più sconcertante è che il popolo del "reddito fisso" non impugna e nemmeno discute la sostanziale incostituzionalità di una legge che ingiustamente discrimina i cittadini: da una parte quelli che pagano l'acconto d'imposta sul 100% del reddito pre-controllato (stipendio o pensione) e dall'altra quelli che la pagano sul 20% del reddito post-dichiarato (fatture, scontrini, bilanci).
Perché lo stipendiato o pensionato non ha diritto di pagare le imposte da reddito con le stesse modalità e gli stessi tempi dell'artigiano, commerciante, professionista, come avviene nel resto d'Europa?
Quando venne istituito dalla DC questo papocchio italiano, Berlusconi non c'era. Oggi la sua colpa è di aver velleitariamente promesso di ridurne gli effetti, di aver fatto poco o nulla per riuscirvi, di essersi illuso di poter abbelinare gli italiani con le scaltrezze della comunicazione e di aver quindi sostanzialmente fallito. Come gli italiani hanno capito benissimo, anche senza la tua esemplare spiegazione (grazie, grazie!), caro Max.
Tienici informati.


Infatti....
oplita armato allaleggera - 14.11.2004
Negli Stati uniti non esiste il consumatore senza partita iva disinteressato alla fattura perchè risparmia il 20%. L'idraulico, il parrucchiere devono fare la fattura perchè detraibile anche dal consumatore finale.
Il vero controllo lo esercitano i consumatori, non i finanzieri.
Però chissenefrega, l'importare è scimmiottare il peggio, non il meglio.


Paralogismi ripaniani
Baudecetus - 15.11.2004
Una premessa: non vorrei che mi si prendesse per un anti-Ripani, ma vorrei fare un commento al sillogismo di cui sopra, la cui logica mi sembra assai traballante. Credo che i sofisti - che l'autrice sicuramente ricorda per averli studiati nel programma di Filosofia in terza Liceo Scientifico - avrebbero saputo produrre qualcosa di più convincente.

  • Premessa maggiore: Chi paga le tasse è perché ha i soldi
Non capisco se si intende semplicemente che chi non possiede denaro non ha possibilità alcuna di pagare le tasse. Se è così è piuttosto lapalissiano, e non molto utile come base di partenza.
Piuttosto, se vogliamo davvero affrontare il problema delle imposte sul reddito, non dobbiamo tanto definire chi è in condizioni di pagarle, ma quanto ciascuno le debba pagare. In altre parole, definire in quale misura ogni cittadino debba contribuire alle spese della collettività.
Un livello minimo di civiltà dà per scontato che coloro che guadagnano di più debbano contribuire in misura maggiore, e perciò proporzionalmente al proprio reddito. Per esempio, se io percepisco 1000 Euro al mese, e ne verso 350, il mio collega che ne percepisce il doppio dovrà pagarne 700 (almeno). Se così non fosse, il sistema fiscale sarebbe chiaramente un mostro, a causa dell'evidente risultato di rendere i poveri ancora più poveri, e i ricchi ancora più ricchi. Scrivo 'almeno' perché di solito si va oltre questo principio, aumentando progressivamente il prelievo fiscale, così che chi guadagna al di sotto di un certo limite non paghi nessuna imposta sul reddito, e che tutti gli altri paghino una percentuale che aumenta via via, all'aumentare del reddito stesso. Questo nella convinzione che un cittadino deve collaborare al miglioramento del benessere collettivo tanto più egli è benestante.
Credo - o almeno spero - che pochi si direbbero contrari a questa impostazione, almeno in linea di principio. Ciò che è invece motivo di disputa è la misura in cui questa progressività debba essere applicata, ovvero le aliquote della discordia.
Che ci siano due scuole di pensiero a proposito è chiaro: c'è chi preferisce prelevare più denaro dalle tasche dei cittadini più benestanti, e con questo fornire più servizi a tutta la collettività, e chi invece pensa che questi servizi vadano ridotti al minimo, e con essi il prelievo fiscale che serve per alimentarli. Varie motivazioni, sia etiche che economiche, sono alla base di queste idee. Spesso chi è d'accordo con la prima di esse ritiene che sia più etico che i cittadini più abbienti si sacrifichino per i loro concittadini meno fortunati. Chi propende invece per l'altra posizione ritiene invece plausibile che la tassazione troppo elevata dei ceti più ricchi ne limiti i capitali da reinvestire, e lo stesso loro interesse a investire, e quindi agirebbe come un freno sull'economia. Inoltre, sempre secondo i sostenitori di questa ultima tesi, un prelievo fiscale percepito dal contribuente come eccessivo di trasforma in maggiore tentazione di evadere le imposte in questione.

  • Premessa minore: Berlusconi sostiene di voler abbassare le tasse
Veniamo alle promesse berlusconiane. Ciò che Berlusconi sostiene lo sappiamo tutti, e lo abbiamo appreso attraverso lo slogan "Meno tasse per tutti" Ma al nostro sillogismo non serve basarsi su ciò che Berlusconi sostiene: dobbiamo perciò capire quali misure egli intende mettere in pratica nella realtà. Vediamo allora che nel suo progetto di riforma le imposte non verrebbero ridotte proporzionalmente per tutti: altrimenti, se così fosse, ne sarebbero tutti più che felici. Berlusconi propone invece di diminuire il numero delle aliquote applicate, nonché il valore delle aliquote che si applicano ai redditi più elevati. Con la convinzione - vera o presunta non sta a me dirlo - che questa 'restituzione' di parte del reddito agli imprenditori li porterà a reinvestire il denaro risparmiato, dando così nuova linfa all'economia. E restituendo indirettamente denaro anche al resto della popolazione, che durante la prima fase non vedrà una lira.

  • Conclusione
Ecco quindi che, se le tasse non le pagano semplicisticamente "coloro che hanno i soldi", e quello che conta non è ciò che Berlusconi promette, ma ciò che egli prepara, le premesse del sillogismo, rivedute e corrette, suonano più o meno così:

  • Secondo alcuni, chi ha più soldi dovrebbe pagare più tasse

  • Berlusconi sembra intenzionato ad abbassare le tasse solo a coloro che hanno i redditi più elevati

In realtà queste due premesse non hanno nessuna connessione logica, e la conclusione non può essere quella - qualunquistica - della Ripani

  • Le tasse vengono abbassate a chi ha i soldi.

Presumo che l'unica conclusione che possiamo azzardare, ma ben lungi dall'essere certa, sia

  • Le tasse verranno abbassate solo a chi ha più soldi (che provvederà eventualmente a devolvere il ricavato in beneficenza, ndr).

Come se il sillogismo confuso non bastasse, il resto del messaggio non è da meno:

A questo aggiungo che è una politica.

Questa frase proprio non la capisco: a 'questo' (al risultato del sillogismo, presumo) si dovrebbe aggiungere "che questa è una politica"? Ma 'questa' cosa?

Lui pensa di far bene così.

Probabilmente sì, o forse no. Credo comunque che le discussioni a proposito sarebbero sterili, a meno che la Ripani non sappia dimostrarci di saper leggere nel pensiero del Presidente del Consiglio.

Al momento del voto si vedrà se ha convinto.
Se in Italia ci sentiamo ricchi, vincerà di nuovo. Se preferiamo sentirci poveri, perderà. E, tutto questo, premesso, a parità di reddito. Perché è la solita storia del bicchiere mezzo pieno o vuoto. Ottimismo o no.

Insomma, ciò che conta davvero non è il mondo reale, bensì quello immaginario, un altro esempio dello strano rapporto della Ripani con la realtà. Intanto la massaia che ritorna a casa con la borsa della spesa più leggera e il portafoglio più vuoto del solito è solo una vittima della sua cattiva immaginazione.
Mentre accade talvolta che la Ripani, addormentatasi, sogni di essere una farfalla, e al risveglio non capisce se era la Ripani che sognava di essere una farfalla, o una farfalla che sogna di essere la Ripani...


Re: Meno tasse per fare che?
Sergio Ferraris - 15.11.2004
Ciò che raramente si dice, a proposito del dettaglio non secondario relativo al re-investimento dei capitali "salvati" dal fisco, è che il capitale manifatturiero (quello che produce valore) in Italia si sposta in maniera massiccia verso le rendite finanziarie.
Spigolature si dirà. Mica tanto. Quando i grandi gruppi diversificano lo fanno verso attività di servizio, finanziarie ecc. ecc.
Fiat che drena risorse dall'auto per la finanza, gruppo IFI e le assicurazioni, Pirelli che investe in Telecom e che dire della galassia delle diversificazioni di Parmalat?
Esiste la Piccola e Media Impresa si dirà!
Verissimo ma questa delocalizza, o riduce il personale, ed ecco che la ricchezza utile al corpo sociale (gli stipendi dei lavoratori) prodotta finisce nelle tasche di quelli stranieri o non finisce affatto.
Del resto se leviamo, poniamo un caso, 10.000 euro di tasse ad un imprenditore, dove finiscono?
Sviluppo dell'impresa?
Con questi tassi di crescita voglio vedere qual'è quell'imprenditore con un briciolo di sale in zucca che investe in assenza di prospettive di mercato?
Ricerca?
No grazie. Le PMI non hanno le risorse per pagare progetti di ricerca e innovazione, sono troppe e troppo piccole.

Volete scommetere che quella somma finirà in attività finanziarie o, nella migliore delle ipotesi, nel vecchio classico mattone?
Comunque vada le risorse finanziarie finiranno in un circuito che non crea valore ma lo sposta (quando non lo brucia, Parmalat, Cirio, Banca 121, Bipop ecc ecc).

Tutto nero? Insomma.
Ma perchè al posto slogan "meno tasse per tutti" non si dice: le tasse le tagliamo ma non ve le ridiamo perchè le diamo alla ricerca che sviluppi progetti per le PMI.
E' chiedere troppo?
Forse si. Chiedere alla politica, destra o sinistra, di vedere al di là dell'orizzonte elettorale (se va bene sono cnque anni) è una rivoluzione copernicana.


Re: Quando sentite parlare di no-tax area
ivan.callari - 15.11.2004
baudecetus, permettimi di aggiungere un'ulteriore riflessione all'affermazione della Ripani "se noi italiani preferiamo sentirci più poveri":
è dunque, un problema di preferenza?
non voglio sparare sulla Ripani perchè è come sparare sulla Croce Rossa,
voglio piuttosto, invitare tutti a ragionare sul significato sociologico di una frase che riassume brillantemente la società contemporanea quella che, secondo Rifkin, vive "l'era dell'accesso".
Le scelte, dalle più importanti alle più banali vengono fatte in base "a cio che preferiamo essere".
Perchè l'italiano medio ha votato Berlusconi?
Perché quest'italiano preferirebbe essere come Lui,
perchè il modello che Berlusconi incarna è l'ambizione umana di una gran parte del paese!
Non importa chi realmente siamo, si vota in base a cio che "preferiremmo essere".
Chi condiziona le preferenze o, direi io, "il modello sociale", anche dei più giovani?
I mezzi di comunicazione di massa, la televisione.
Che modelli vende la televisione?
Dei modelli fittizzi che esistono solo in una realtà virtuale.
Questo è l'incantesimo a cui siamo condannati;
in questo incantesimo, caro Max, cè anche la tua no-tax-area.


Re: Quando sentite parlare di no-tax area
BWolf - 15.11.2004
Scusate, ma essendo prevista la clausola di salvaguardia, si ha comunque la certezza di non pagare di più. Quindi per poco che sia ma la riforma abbassa le tasse. O no?


Caro Wolf...
Max Stirner - 15.11.2004
la clausola di salvaguardia non vale sempre: per esempio non vale sul trattamento di fine rapporto. quindi chi nel 2003 e nel 2004 ha cambiato lavoro o è andato in pensione, ha visto crescere le tasse sulla liquidazione a causa dell'aliquota minima portata dal 18 al 23%.

ms


Clausola graticolae
Baudecetus - 16.11.2004
Mi viene un dubbio, o meglio una certezza...
La clausola di salvaguardia, ovvero "la possibilità di pagare le tasse con le aliquote del 2002 qualora più convenienti", mi ha messo al riparo da un ipotetico aumento delle tasse tra il 2003 e il 2004. Se - ipoteticamente - avessi verificato che con il nuovo sistema il carico fiscale sarebbe aumentato, avrei potuto applicare il vecchio metodo ancora una volta. Ma presumo che dalla prossima dichiarazione dei redditi dovrò adeguarmi, o sbaglio? Perciò, se questa volta sono rimasto a soffriggere in padella, il barbecue è solo rimandato di un anno! O qualcuno dirà che è tutta colpa mia, perché "preferisco sentirmi più povero"?


follie berlusconiane
gabbiano - 16.11.2004
Le riforme fiscali di berlusconi sono il suo punto debole. Voleva semplificare e invece, come si può vedere benissimo ha complicato. Voleva diminuire le tasse e invece ha semplicemente spostato il prelievo (tra diretto e indiretto) verso i redditi medi e bassi (in particolare i primi).
Voleva cambiare il mondo e invece lo ha solo peggiorato.
Faccio notare una incongrueza. Si continuano a fare misure limitate a chi ha meno di 33.000 euro di reddito (vedi quella "oscena" dei nonni").
Ma nessuno dice che l'indicatore della ricchezza non è il reddito ma la ricchezza appunto:
Io e mia moglie viviamo in città e guadagnamo circa 50.000 euro lordi in due: in soldoni si traduce in 2900 euro netti al mese.
Paghiamo 700 euro di affitto e 700 di baby sitter. Restano 1500 auro per vivere in 4. I miei genitori e quelli di mia moglie sono lontani.
Bene adesso al danno le beffe. Chi ha in casa il nonno viene pure aiutato. A me il nonno farebbe molto comodo in casa eppure non solo non mi aiuta ma non avrò nemmeno i 500 euro.
Mi sembra che qui abbiano perso la testa tutti.

P.s. Sto seriamente pensando di far licenziare mia moglie (laureata e funzionaria per 1200 euro al mese).
Non pagherei la baby sitter, pagherei meno di asilo, avrei il sostegno per l'affitto e tutta una serie di altre agevolazioni.

Ma vi rendete conto di come è diventato folle questo Paese?


La famiglia di Gabbiano
Max Stirner - 16.11.2004
Gabbiano ha intuito una cosa che prima o poi meriterà una riflessione: se il fisco decide qual è la famiglia ideale (monoreddito, moglie a casa, nonno e figli a carico et similia) si favoriscono comportamenti individualmente comprensibili ma socialmente non accettabili. Per esempio meglio la moglie che lavora in nero, meglio il figlio che resta in casa e così via.

ms


Un mio caro amico...
gabbiano - 16.11.2004
Un mio caro amico ha avuto in dono dal padre l'appartamento, suo padre risulta residente da lui ma di case ne ha tante. Sua madre gli tiene i bambini. La moglie fa shopping e quando ha voglia da una mano, ovviamente in nero, nella gestione dei (numerosi) beni di famiglia. Lui è operaio capoturno e guadagna 25.000 euro all'anno. Vivono in paese. Il padre ha anche le terre con olio, verdura e frutta.
Ecco Berlusconi ora lo vuole anche aiutare perchè secondo lui questa persona è un debole...
ma che Italia conosce Berlusconi?

Se si vuole aiutare gli italiani cominciamo a togliere dal calcolo del reddito l'eventuale affitto e semplicemente 2.000 euro di reddito annuo per ogni figlio a carico. Semplicemente e per tutti.


Re: Quando sentite parlare di no-tax area
Mallory - 18.11.2004
Mi permetto di inserirmi nel discorso per dire un paio di cose. Premetto che non essendo un fiscalista nè avendo competenze tecniche nel campo preferisco non addentrarmi nelle cifre e nei numeri, quindi ragionerò solo da un pdv politico.
Allora, 1) la politica di Berlusconi, quella che gli ha fatto vincere due volte le elezioni, è quella liberista, americana, reaganiana di tagliare le tasse a tutti i cittadini. Si può discutere se sia valida o meno, ma quella è un'idea, un concetto, e non lo si discute con le cifre e i numeri come qualcuno fa. Io ammetto di aver votato Berlusconi nel 2001 per questo motivo: sono convinto che uno Stato più "americano", in cui i soldi restano nelle tasche dei cittadini piuttosto che venire persi nei meandri dei Palazzi della politica e negli sprechi enormi degli enti pubblici, sia sostanzialmente più giusto. Detto questo, il fallimento di Berlusconi è stato totale: non ha saputo riformare lo Stato in modo efficace (ovvero tagliare le spese e i privilegi) ed oggi si trova a dover litigare con gli alleati per applicare riduzioni fiscali che come spiegato in qualche post precedente sono più virtuali che reali. 2) concordo pienamente con Gianni de Felice: purtroppo in Italia non ci rendiamo conto che se non impariamo tutti ad avere una coscienza civica nei nostri comportamenti quotidiani (rinverdiamo il vecchio slogan "pagare tutti per pagare meno"?) nessun Governo, nè di destra nè di sinistra sarà mai in condizione di riformare nulla ma dovrà aggrapparsi a trucchetti contabili per far tornare i conti del Bilancio pubblico. E continueremo ad essere "abbelinati" dai politici che ci vogliono convincere di aver fatto qualcosa per migliorare il nostro Paese quando in realtà tutto cambia per restare tale e quale a prima.





 

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