Ultime notizie
RSS

Si accomodi in poltrona
Login
Cerca nel retrobottega
Barber Shop
Finanzia la Bottega
|
10.12.2004 Roccia slavata senza terra
di Rina Brundu
Dopo l'alluvione. Incoraggiamo Villagrande e Villanova a rinascere insieme. Uno scritto di Rina Brundu Eustace
La rivalità tra Villagrande e Villanova è leggendaria.
Gli anziani bene informati sostengono che in un tempo lontano, tanto felice quanto improbabile, Villanova Strisaili fosse una cittadina di una qualche importanza in Ogliastra. Per converso, Villagrande si proponeva come un borgo rurale abitato da poche famiglie di pastori.
Poi, il caso, la fatalità, forse la peste mutarono lo status quo e con esso i destini dei due nuclei abitati.
Per Villanova in particolare iniziò un lento, inesorabile declino che è continuato fino ai giorni nostri e che macroscopicamente si manifesta nel suo status di frazione del più popoloso paese di Villagrande. Quest'ultimo invece si rinvigorì nel tempo, acquistando ben presto una personalità distinta e a tratti imponendo la sua tempra forte sul ridimensionato villaggio parente.
Ad ascoltare attenti le storie tramandate da un numero sempre più sparuto di anziani sapienti si apprende tuttavia che l'inarrestabile decadenza di Villanova non sarebbe stata causata da una mera, difficile congiuntura economica o sociale, ma che sarebbe stata propiziata dalle parole e dalle conseguenti azioni di diversi villagrandesi di rango.
Nello specifico, sarebbe stato un vecchio parroco di Villagrande a lanciare sul vicino villaggio appisolato sulla collina la terribile maledizione che ne avrebbe infine decretato la rovina, riducendolo ai minimi termini o per la precisione a soli “sette fogos”. Lo straordinario evento si sarebbe quindi proposto ai posteri come momento topico che avrebbe segnato il nascere della leggendaria rivalità di cui si è già detto.
Che le maledizioni lanciate da chicchessia siano evento nefasto è cosa risaputa. Che le maledizioni lanciate dai “sacerdoti” del villaggio debbano classificarsi tra le più funeste è pure noto.
Ma con buona pace delle molte leggende che costituiscono parte viva e integrante del sostrato culturale ogliastrino, è altrettanto vero che si potrebbe dibattere a lungo sui risultati ottenuti da quell’ennesima infelice invocazione di tregenda sul destino altrui.
Ci si potrebbe chiedere per esempio se il progressivo declino economico e socio-politico di Villanova a vantaggio del paese rivale sia stato un male in sè. Ancora, si potrebbe discutere sugli spunti didattici procurati dalla sana contrapposizione dialettica e non che da quell’improbabile tempo in poi ha sempre caratterizzato le relazioni tra i due paesi.
E’ indubbio però che ogni villanovese conservi nella memoria i ricordi delle mille manifestazioni comportamentali e accidentali che tale rivalità ha inevitabilmente portato con sè. Ricordi dei cori scanzonati delle opposte tifoserie durante l'ennesimo incontro-scontro di calcetto, meglio se sulla piazza di San Basilio a Villanova dove l'avversario non aveva via di scampo, annicchilito e circondato dall’entusiasmo incontenibile dei padroni di casa.
Ricordi degli sberleffi, delle risa sguaiate a danno del malcapitato del momento, nelle diverse occasioni offerte dalle sagre paesane, prime fra tutte quella di San Basilio e quella di Santa Barbara nel bellissimo bosco omonimo. Ricordi delle storie di “ordinario abigeato” e di altre curiose faccende, riportate con flemma inglese, ma quasi sempre solo sussurrate dai vecchi pastori quando la sera si radunavano in questo o quel cortile a “collìe su friscu”. Ricordi della schiuma alla bocca, degli accenti di furore sentito, come solo si avverte ai piedi del Gennargentu, durante l’immancabile rissa che puntualmente segnava la fine di ogni occasione di incontro e di divertimento.
Ma ogni villanovese conserva nella mente pure la continua, costante, rassicurante presenza di Villagrande e dei suoi abitanti, soprattutto nei momenti più difficili. Era infatti in tali occasioni particolari che la Villagrande matrigna sapeva trasformarsi in mamma teneramente amata. Mamma da ricercare, mamma da ammirare, mamma contro cui protestare quando il pegno a saldo pareva ingiusto e davvero spropositato.
Ed era sempre in quelli istanti fatali che quasi per miracolo la gente di Villanova e di Villagrande si scopriva a camminare mano nella mano, intenta a percorrere la stessa tortuosa strada, determinata ad affrontare insieme i rischi e i pericoli insiti nel percorso obbligato che è nel destino di ogni centro abitato della Sardegna interna, suo malgrado perennemente costretta a combattere la quotidiana battaglia contro i lugubri fantasmi del passato, nel tentativo di affermare il presente onde procurarsi l’illusione di un altro futuro. Di un futuro qualunque. Migliore, se possibile.
Forse è anche per questo che la mattina del 6 Dicembre, Villagrande e Villanova si sono risvegliate ancora una volta accomunate dallo stesso destino. Quel destino tragico che, memore di antiche faccende e di incredibili leggende, ha voluto proporsi ai loro occhi nella maniera più crudele: portandosi via un piccolo angelo ed un altro di quelli anziani che con le loro storie, le loro esperienze, la loro coscienza del vivere quotidiano hanno pavimentato il nostro cammino permettendoci di andare avanti, se non in maniera più veloce, almeno con minore fatica.
Ma neppure questo è bastato. E quindi la furia degli elementi ha violentato le case, ucciso le bestie, distrutto il raccolto, abbattutto gli alberi, divelto i cassonetti, travolto le macchine, affogato il dolore, prima di seppellire il mondo in sè, sotto una tristissima cappa di detriti e di fango.
Roccia slavata senza terra è tutto quello che è rimasto dei tanti prati e giardini che in primavera fiorivano di ogni colore e di ogni profumo. Roccia slavata senza terra è tutto quello che è rimasto di molti tra i bellissimi pascoli del pur esteso territorio del comune di Villagrande Strisaili e della piccola frazione di Villanova.
Roccia slavata senza terra (la nostra terra!) e nient’altro. In conseguenza di questo, in virtù di ciò che è stato e soprattutto di ciò che è rimasto, incoraggiamo dunque gli abitanti di Villanova e di Villagrande, nonchè le genti degli altri centri ogliastrini colpiti da questa dolorosa calamità, a rinascere insieme.
Incoraggiamoli a rimboccarsi le maniche, a spazzare via il fango, a tappare le crepe sul cemento, a riparare i tetti delle case, a ricostruire i ponti, a ripulire le strade e a farlo in silenzio. Con la dignità di sempre.
Il contrasto con le grida sguaiate lanciate dagli schermi televisivi dalla velina, letterina, letteronza di turno e con le notizie urlate e “più importanti” riportate con dovizia di particolari da giornali e telegiornali non dovrebbe poter essere più stridente. E il silenzio laborioso e assordante.
Come si addice alle modeste formichine che da secoli abitano ogni collina che guarda alla Grande Montagna e che pur nella sciagura sanno che da quella verranno protette persino contro ogni maledizione da tregenda e da leggenda. Sempre. E comunque.
Rina Brundu Eustace
Dublin, 08/12/2004
| |
|
fantastico Anonimo corsivo - 13.12.2004Villagrande e Villanova Strisaili sono tra i paesi più belli d'Ogliastra.
A renderli così indimenticabili, oltre alla loro particolarissima posizione geografica, è soprattutto il carattere degli abitanti. Fiero e sincero, forte e disponibile. Chi conosce un villagrandese o un villanovese ha solo da guadagnarci.
Sulla rivalità aggiungerei una caratteristica più, per così dire, venale.
Il prosciutto.
Mi dispiace per i villagrandesi ma il prosciutto dei cugini villanovesi è insuperabile. Irragiungibile e dal sapore quasi mistico.
Io, che ho assaggiato i prosciutti di quasi tutta Italia, posso garantire che non se ne può trovare uno che valga il paragone.
Conludo ricordando che la recente tragedia che ha colpito la zona non piegherà mai la forza d'animo degli abitanti, e anche se il Governo non darà (e non lo farà) i fondi che spettano per la ricostruzione, gli abitanti riusciranno, in breve tempo e senza i piagnistei che seguono queste tragedie nel resto della Penisola, a ricostruire quanto è stato distrutto dalla furia della natura.
Aggiungo una preghiera per la bambina e la sua nonna. | |
Re: Roccia slavata senza terra Rina Brundu - 15.12.2004Grazie Anonimo Corsivo.
E' proprio così. I Villanovesi e i Villagrandesi si rimetteranno in piedi da soli. Senza tanti piagnistei. Come hanno sempre fatto e come continueranno a fare. Almeno fino a quando la linea dolce di Punta la Marmora continuerà ad esistere come unico, bellissimo orizzonte.
Concordo anche sul prosciutto! | |
|
|
|