Ultime notizie
RSS

Si accomodi in poltrona
Login
Cerca nel retrobottega
Barber Shop
Finanzia la Bottega
|
29.04.2005 Se Bondi ci mette lo zampone
di Figaro
Secondo il rapporto del centro studi americano "Freedom House", l'Italia si classifica al 78° posto quanto a libertà di espressione
Bisogna davvero ringraziare il coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi per la sua lettera al Corriere della Sera pubblicata giovedì 28 aprile.
Non ce n’era bisogno, ma la lettera di Bondi vale tanto oro quante ne sono le righe per comprendere qual è l’idea della libertà di stampa che egli coltiva con molti suoi cari.
La storia la conoscete. Il Corriere pubblica notizie relative alle indagini della procura di Milano sui traffici di diritti cinematografici che coinvolgono le aziende di proprietà del presidente del Consiglio e sulle società off shore che farebbero capo ai suoi figli Marina e Piersilvio, e Bondi evoca oscure trame, puntando il dito sul tempismo del Corriere. Le notizie appaiono nel giorno in cui Berlusconi si presenta al Senato per incassare la fiducia della sua maggioranza.
Nulla di nuovo, in verità. Sono anni che i tifosi di Berlusconi strepitano ogni qual volta un giornale libero racconta le inchieste sul padrone di Mediaset. Sono sempre parole di circostanza, il più delle volte pronunciate per default o per acquisire punti agli occhi del principale.
Solo che stavolta il Corriere di Paolo Mieli non abbozza e il giorno dopo dà una scorticata a Bondi con un corsivetto solforico non firmato (dunque attribuibile al direttore Mieli) invitandolo a indicare lui una finestra temporale in cui sarà possibile alla procura di Milano notificare atti giudiziari o procedere ad atti investigativi, con l'alto benestare del Bondi medesimo.
Bondi replica (rubrica delle lettere del Corriere di ieri, 28 aprile). Bisogna davvero leggere per rendersi conto.
Citiamo: "Che il Corriere arrivasse a pubblicare in prima pagina e senza firma un commento a una legittima esternazione di un esponente politico, ci fa veramente gelare il sangue nelle vene... Già in passato il foglio di Via Solferino si distinse in negativo pubblicando in anteprima un avviso di garanzia che portò alla caduta del primo governo Berlusconi....Non vogliamo che il nostro paese sia dominato nuovamente da queste persone, da questi corsivisti senza firma, da questi signori sempre sospesi fra palazzi, procure e interessi di bottega...ci batteremo fino in fondo per contrastarli... eccetera eccetera".
Intanto diamo una notizia a Bondi. Un corsivo non firmato in prima pagina è sempre per consolidato costume attribuibile al direttore del giornale e ne esprime la posizione. Se poi a Bondi si gela il sangue nelle vene perchè un giornale commenta le esternazioni di un politico, come lui si picca di essere, siamo davvero fritti.
Quando parla Bondi bisogna stare zitti e mosca, incassare e tacere. Una simile reazione sì che fa gelare il sangue nelle vene, soprattutto alla luce delle affermazioni successive. Bondi promette di battersi con forza contro chi esercita il libero diritto di critica, contro chi, sui giornali, si arroga il diritto di scriverci su quello gli pare. Bè, speriamo davvero che trovi pane per i suoi denti. Anzi, non ne dubitiamo.
L'altra notizia che possiamo dare a Bondi è che nel '94 il Corriere della Sera si disitinse in positivo dagli altri giornali pubblicando un scoop che nessun altro aveva. La notizia dell'avviso di garanzia dal suo principale fu un bel colpo dei cronisti giudiziari del Corriere e nulla più.
Potremmo anche ricordare che a far cadere il primo governo Berlusconi fu in raltà un discorso di Umberto Bossi alla Camera in cui il leader della Lega strapazzava Berlusconi quasi dandogli del mafioso, ma questo Bondi lo sa bene, anche se finge di averlo dimenticato.
L'intemerata di Sandro Bondi è seguita, oggi, dalla una letterina di Stefania Craxi al Giornale di Maurizio Belpietro. Anche la Craxi sparacchia pallini di gomma contro il Corriere della Sera accusandolo, udite udite, di "conoscere in anteprima le mosse della Procura di Milano".
A parte che, come tutti (meno Bondi e Craxi) sanno, quando gli atti giudiziari sono depositati a disposizione delle difese sono praticamente pubblici e per portarli sui giornali serve solo un po' di lavoro giornalistico, suscita la consueta apprensione la memoria di Stefania Craxi che si scaglia contro il tempo in cui il Corriere della Sera "tuonava contro i corrotti e muoveva l'opinione pubblica all'assalto di uomini e partiti... colpevoli solo (sic) di un sistema di finanziamento illecito della politica... ferocemente accanendosi contro l'unico uomo politico (Bettino Craxi) che aveva avuto il coraggio di denunciare l'illecito e il conseguente decadimento morale in una pubblica seduta del Parlamento... eccetera eccetera.
Ora basta. Secondo Stefania Craxi il Corriere avrebbe dovuto probabilmente applaudire i corrotti invece che tuonargli contro, avrebbe dovuto placare l'opinione pubblica incazzata, avrebbe dovuto difendere il latitante Bettino Craxi e gli altri saccheggiatori a colpi di tangenti (che, sia detto per inciso, continuano a lavorare con gran lena).
Ora basta, si diceva. Fa piacere che il neopapa Benedetto XVI si scagli contro il relativismo etico perchè bisognerà pur tornare al tempo in cui i ladri e i truffatori, i corrotti, i tangentisti e i collusi con le mafie di ogni sorta saranno bollati solo come tali.
E soprattutto bisognerà tornare al buon costume giornalistico quello che prevede la politica e i politici sotto schiaffo dell'opinione pubblica e non il contrario.
Infine, un'altra notizia per Bondi. Secondo il rapporto del centro studi americano "Freedom House", l'Italia si classifica al 78° posto quanto a libertà di espressione. Forse c'è anche lo zampone di persone come lui.
Figaro
| |
|
|
|
|