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31.05.2005 Parmalat tiene banco, con qualche giallo
di columella
Una scorribanda tra aspetti non chiari dell'ex impero di Tanzi
Anche questa settimana Parmalat ha tenuto banco sui nostri giornali.
Sul Corriere del 28 maggio c'è una inserzione a pagamento di 4 pagine, forse un record di tutti i tempi, con l'avviso di avvenuta pubblicazione del Prospetto informativo relativo all'offerta di azioni riservata ai creditori chirografari e contestualmente alla richiesta di quotazione in borsa.
Un primo piccolo giallo: nel testo a stampa compare alla prima riga la scritta "Il presente avviso è diretto solo a persone al di fuori del Regno Unito. Le persone nel Regno Unito non devono fare affidamento sul medesimo".
Strana Comunità l'Europa: In 24 paesi si considera affidabile un prospetto che sollecita una delle maggiori operazioni finanziarie dell'anno mentre il 25° paese resta escluso.
Ancora più strana è la circostanza che nel testo pubblicato sul web le esclusioni riguardano Usa,
Canada,Giappone e persino il paradiso fiscale delle Bahamas, ma non il Regno Unito che, vedi caso è invece la sede del mercato secondario dei crediti in default.
Questo ci collega alla seconda notizia: Reuters riporta che Arpe, amministratore delegato di Capitalia, ha informato che che un fondo istituzionale ha fatto una offerta per i crediti vantati dalla banca romana verso Parmalat tale da permettere una plusvalenza dell'ordine dei miliardi di euro.
Il nome dell'offerente non è trapelato, anche se i creditori avrebbero gradito sapere se per caso non si tratti di un noto fondo-avvoltoio.
Infine una terza notizia: Il Sole 24 ore riporta che i misteri Parmalat iniziano fin dal collocamento in Borsa avvenuto nel 1988: una strana operazione ha comportato un "regalo" di 155 miliardi di lire al finanziere Gennari.
Un piccolo consiglio: se qualcuno vuole squarciare alcuni aspetti di questo giallo, collegato, come al solito, alla vicenda Federconsorzi, legga La voce della Campania ed anche, per visione di parte, ma bene informata, City NewsMag oppure L'informatore Agrario o ancora Misteri d'Italia, o infine, se si preferisce la sentenza.
Un'ultima precisazione: stampa e web hanno esaminato i rapporti tra Opus Dei e vicenda Parmalat. A chi è fine esegeta dei meandri della finanza cattolica, non è invece sfuggito che il posto nel consiglio di amministrazione nella Parmalat dell'epoca di Tanzi, era toccato all'avv. Paolo Sciumè, molto vicino agli ambienti di Comunione e Liberazione.
Columella
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