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18.06.2005 Mea culpa
di Rina Brundu
Serviva a favorire la ricerca sulle staminali onde combattere malattie come il cancro, la sclerosi, l’Alzheimer, il diabete; serviva a meglio tutelare la salute di noi donne, serviva a garantire la libertà di scelta di quelle tra noi che da sempre coltivano il sogno di diventare madri, serviva ad evitare che quel desiderio legittimo restasse sempre e soltanto tale. A tutto questo, e molto altro ancora, serviva il voto al Referendum sulla fecondazione assistita. Invece, mea culpa...
Sono una di quei milioni di Italiani all’estero che beneficia del diritto/dovere di votare fuori dalla madrepatria.
Non lo ho mai esercitato. Ho sempre pensato che il minimo che potessi fare per quel mio Paese lontano, nonostante tutto immensamente amato, fosse rispettarlo. Nel caso specifico, rispettarlo significa evitare, per quanto possibile, di guardare alla terra natale come fosse una vacca da mungere.
Ne ho conosciuti parecchi di moderni emigrati italiani che non perdono occasione di sputare veleno sulla loro nazione d’origine, quasi a voler giustificare con l’acredine covata la propria incapacità di far fronte alle difficoltà e alle avversità che l’esperienza di vita pone loro davanti, salvo poi tentare, senza vergogna, di succhiarle il sangue nel momento del bisogno. Naturalmente, ho conosciuto anche un altro genere di emigrato, ma questa sarebbe un’altra storia.
Mi sono trasferita a Dublino subito dopo la Laurea e da dieci anni a questa parte ho sempre lavorato nella capitale irlandese. Questo significa che in tutto questo tempo, oltre ad essermi fatta una buona idea della disposizione dei sempre più numerosi potholes (NDA buche sul manto stradale) sull’intricata rete di strade, stradette, straducole dublinesi ed oltre ad avere lanciato maledizioni a destra e a manca ogni qualvolta la mia auto sussultava al cozzare con quelli, ho pure versato la mia quota all’Erario locale nella vana speranza che qualcosa venisse fatto per risolvere il problema.
In altre parole, io le tasse le pago qui, non in Italia. In altre parole, la mia vita quotidiana si estrinseca qui, non in Italia. In altre parole il mio commitment civile, se esistesse e per ovvie ragioni, potrei portarlo avanti solamente qui, non Italia.
Con questo non intendo dire che lo status quo faccia di me una cittadina italiana di serie B ma che comunque ponga dei limiti a quelli che sono i miei diritti almeno fino al momento in cui io non decida di tornare a casa. Si tratta di una posizione assolutamente personale, che posso intuire non popolare ai fini di una data propaganda , ma è proprio in virtù di questa posizione che io trasferirei ben volentieri quei diritti/doveri che mi vengono garantiti, ai molti emigrati regolari che da decenni vivono nel mio Paese di origine, che contribuiscono alla sua crescita in mia assenza e che a mio modo di vedere hanno ogni diritto ad esistere anche politicamente.
Risiedo all’estero, esisto come cittadina fiscale solo all’estero, dunque non posso, in coscienza, avvalermi del mio diritto di voto, questa è stata la mia posizione fino a questo momento. O meglio, fino ad un mese fa circa, cioè fino a quando l’Ambasciata non mi ha fatto avere le schede con cui avrei potuto partecipare al Referendum sulla fecondazione assistita e, tramite quello, modificare parzialmente la Legge 40.
Non avendo ancora del tutto perso il lume della ragione tra le imperscrutabili vie delle dinamiche culturali-religiose-civili (e non) irlandesi, ed essendo sempre stata convinta che ogni posizione (convinzione, dirittura di vita), per quanto radicata, possa (debba) essere modificata in virtù della necessità contingente, non ho avuto esitazione nel dire a me stessa che questa volta avrei votato.
Non lo ho fatto. Perchè? Perchè non ho avuto il tempo di farlo, perchè ho lasciato trascorrere quello stesso tempo anteponendo a tale fondamentale necessità civile molte altre necessità di importanza relativa per il mio prossimo ma apparentemente più pregnanti per il privato fine egoistico.
Soprattutto, non lo ho fatto, perchè in perfetto stile italiota avevo mentalmente delegato il compito agli italiani della madrepatria, seguendo la logica viziosa del non prendo non do, forse sinceramente convinta dentro che ci avrebbero pensato i connazionali di quel mio Paese proiettato verso il futuro a dare con voce tonante l’unica risposta possibile a quei quattro quesiti primari.
Ma i fatti hanno purtroppo dimostrato che le mie convinzioni trovavano il tempo che trovavano. Ed è stata con questa realtà che la mia coscienza ha dovuto infine confrontarsi. A che pro lamentarsi di essere caduti dentro un gigantesco pothole senza fondo, se non si è avuta l’accortezza di sterzare all’ultimo momento o meglio ancora di imboccare tutt’altra strada?
Perciò, nel silenzio cosmico che ha seguito la propaganda di convenienza, nella totale assenza di voci che oggi fa da contrappunto alle mille imbarazzanti dichiarazioni politico-religiose che sono state le responsabili ultime del fatto che un’altra possibilità di civiltà sia andata infine perduta nel Bel Paese, voglio approfittarne per rendere pubblico il mio privato mea culpa.
Mea culpa se quei molti bambini (e non), affetti da malattie rare, che riponevano l’unica speranza di sconfiggere il proprio male nella ricerca genetica sulle cellule staminali embrionali, dovranno confidare in chissà quale altra possibilità per iniziare anche solo a sperare.
Mea culpa se molte altre mamme che hanno visto i figli morire perchè affetti da malattie congenite rare e che loro malgrado sono dovute ricorrere all’aborto terapeutico perchè anche il feto che portavano in grembo non era sano, dovranno attendere ancora prima di avere la gioia di essere nuovamente madri.
Mea culpa se noi, tutti noi, dovremmo un giorno sopportare il dolore, la sofferenza, la disperazione che può generare la vista di una porta chiusa, sbarrata. Di quella porta chiusa che solo una seria ricerca scientifica avrebbe avuto una qualche possibilità di aprire, di dischiudere alla speranza, permettendo ad un’inaspettato raggio di sole di illuminare il nostro sorriso svanito, una volta ancora.
Mea culpa: ma davvero solo mia?
Rina Brundu Eustace
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su l'Espressonline Terronzio - 21.06.2005| C'è uno di quei sondaggini per passare il tempo. Chiede di chi siano le colpe del non raggiungimento del quorum. La stragrande maggioranza di chi ha votato, afferma che tutto sia da imputare al disinteresse e al menefreghismo. Sono d'accordo. Non conosco nessuno, e amici conservatori ne ho, che si fosse detto favorevole a mantenere questa legge. Ne conosco pochissimi che siano andati a votare. Spesso la realtà è molto più disperante e squallida della dietrologia. | |
Sì Astolfo - 21.06.2005 Perchè negarlo? La colpa è mia. I bambini (e non) affetti da malattie gravi moriranno nell'oscurità del loro dolore, le mamme di figli affetti da malatti congenite e che li hanno abortiti patiranno ancora, tutti ci dirigiamo mestamente verso il dolore, la sofferenza e la disperazione sì ben illustrati da quella porta chiusa, nessuno di noi vedrà quel raggio di sole, quel sorriso svanito.... e tutto questo per colpa mia.
Certo che se il Vile Clero non avesse esagerato con il pathos melodrammatico, il lirismo ricattatorio, l'esagerazione pseudo etica e la retorica facilona, forse le Forze del Progresso avebbero vinto la loro Sublime Battaglia.....
Non è così. E la colpa è mia. Ovviamente. Sono cattolico.
PS: ammiro particolarmente un passaggio di questo pezzo: l'autrice è convinta che "ogni posizione (convinzione, dirittura di vivere) per quanto radicata, possa (debba) essere modificata in virtù della necessità contingente". Questa sì che è etica, altro che il nazipedofilo Ruini... | |
Re: Mea culpa Terronzio - 22.06.2005| Astò, continuiamo a scannarci, ma dare del nazipedofilo a Ruini lo hai fatto tu. Non mandiamo tutto in vacca, almeno per rispetto agli altri fruitori del sito cerchiamo di mantenere un certo livello di discussione. Non c'è bisogno di essere sempre sgradevoli... | |
Mea culpa... again Rina Brundu - 22.06.2005Caro Astolfo,
Ho sempre pensato che come scrittori e giornalisti, ovvero come persone che in qualche maniera si espongono ed espongono le loro idee al giudizio degli altri, noi dobbiamo non solo fare il callo a tutto ciò che viene ma anche accettarlo di buon grado senza sentire il bisogno di correre a rettificare o ad ampliare ciò che essendo già stato scritto si giustica in sè. Naturalmente, questo vale anche per il tuo commento. Questa postilla dunque non per giustificare ma piuttosto come fattore eccezionale (nel senso di raro) rispetto ad un articolo a suo modo eccezionale (nel-senso-di-te-lo-scordi-che-io-sia-abituata-a-fare-mea-culpa-con-chicchessia-o-a-giustificare-le-mie-azioni-di-qualunque-natura-quelle-siano). In virtù di quanto sopra ci tengo a ripetere e confermare quando scritto in quella parte del mio articolo che ha particolarmente suscitato la tua ammirazione. Non voglio entrarci in merito una volta ancora, ma dal tuo commento deduco che ci dividono forse una età e una esperienza di vita sicuramente diverse. La mia personale esperienza per esempio mi ha insegnato che ciò che è nero oggi (se vuoi buttala pure in politica tanto mi pare che è lì che corre il tuo pensiero anche se ti assicuro che il nostro vivere quotidiano di sua natura esiste in in un universo multi-dimensionale) non sarà necessariamente nero domani, o ancora che ciò che è cattivo oggi fra una settimana potrebbe risultare particolarmente attraente (se non intrigante), ma soprattutto che non esistono questioni di principio (politiche, ideologiche tout court, etiche, etc) che non possano, non debbano essere superate in nome del buon senso (ti prego, non addentriamoci in una definizione dello stesso, perchè non ne usciremo più – mettiamola così, per me buon senso è quella linee sottile ma resistentissima, ruvida al tatto, a volte fastidiosa, irriverente, che mi farebbe scegliere, per esempio, di insegnare ad un affamato a pescare piuttosto che rifornirlo di pesce a-gratis per il resto dei suoi giorni... ma queste sono altre storie). Di sicuro, e benchè diversamente da te non abbia la fortuna di essere cattolica (non c’è irriverenza, penso solo che il credere in qualcosa per sè sia comunque una forma di benedizione rispetto a noi altri disgraziati che non smettiamo di interrogarci!), la mia esperienza di vita mi ha insegnato a non qualificare persone estranee al discorso, e il mio prossimo in genere, nella maniera in cui ha fatto tu. Infine, e tornando al nocciolo del problema, questo articolo verteva su una vera espressione pubblica di un dolore privato. Un dolore che non può essere chetato neppure con una simile ammissione di responsabilità, perchè guardandomi dentro sento ancora il peso del mio peccato di omissione (come credo lo chiamerebbe un buon cattolico praticante). Averlo esternato non ha lavato via il mio peccato dunque, ma forse mi aiuterà a guardarlo in faccia con meno timore, a riconoscerlo in anticipo e dunque ad evitare di commetterlo ancora in futuro (resto sempre scettica però!). La mia domanda finale comunque (se non si fosse capito) era meramente retorica e provocatoria. Questo perchè non potrei mai pensare di sindacare dentro un altro essere, dentro le sue esperienze di vita... Ci sono infatti questioni talmente private che rispondono solo all’umore della nostra coscienza, anzi... molta propaganda Pre-Referendum ha dimostrato che ha volte... pure quella è di troppo!
All the best from the sunny side of Dublin,
RBE
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ERRATA CORRIGE: .... che a volte.... Rina Brundu - 22.06.2005 | |
Cara Brundu Astolfo - 22.06.2005 (Dublino, che città!!!....)
Scusa ma sinceramente non ho capito molto del tuo commento. Continuo a sostenere che (non so se é questione di età: io ho 45 anni) su certe cose é meglio non cambiare mai idea, e il relativismo etico-culturale é una panzana post industriale. Un esempio politico e personale: sono anticomunista e antifascista da quando ho uso di ragione, e non vedo argomenti in vista per criticare questa inamovilibità.
In quanto al resto, nel mio commento rivendicavo il mio astensionismo cattolico, perché Kevin lo presentava come una colpa -ma Kevin, non scordiamo, dopo il voto si é mangiato il cappello- e sottolineavo ironicamente come i partigiani del 'si' hanno accusato la Chiesa di esagerare il lirismo ricattatorio (vedi barzellette su embrioni, sperma e cacca in questa stessa Barberia...alcuni ne hanno fatto per cosi dire una loro specialità stilistica) in occasione del voto, ignorando il lirismo ricattatorio della parte avversa, che il tuo pezzo incarna splendidamente (i bambini malati che muoiono inassistiti, la disperazione della porta chiusa, il sorriso svanito....).
Lo stesso per quanto concerne Ruini: non gli avranno dato del nazipedofilo, ma vari frequentatori di questa Barberia hanno dichiarato con ogni serietà che doveva finire in galera per dire come la pensava. Ricordate che la trave e la pagliuzza é (tanto per cambiare) una metafora evangelica. | |
Mi chiamo Rina @ (www.villanovastrisaili.com) Rina Brundu - 22.06.2005Se il lettore non capisce è sempre colpa dello scrittore che non si è spiegato, per cui è inutile tornarci. La tua posizione ti faceva più giovane.
Non condivido le tue asserzioni massimaliste, non sono d’accordo con te, ma come disse qualcun altro tempo fa, difenderò il tuo diritto, etc...
(Dublin? When I came back to Dublin I was courtmartialed in my absence and sentenced to death in my absence, so I said they could shoot me in my absence – Brendan Behan).
The rest are details.
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Re: Mea culpa ivan.callari - 23.06.2005Anch'io non ho potuto votare e faccio mea culpa;
ci sarebbe anche da discutere sull'impossibilità di votare per gli italiani residenti temporaneamente all'estero ma.....
Quanto alla solita menata ironico-sprezzante del Professore dell'Alliance che qui scopro essere stato anche allievo di Joyce, precisiamo (questo ad uso e consumo dell'autrice del pezzo) che il suddetto ha avuto la stessa simpatica e inargomentata reazione all'occasione del dibattito proprio al referendum qui sul BDS.
Richiesto ad una spiegazione più logica e meno divertente mi ha posto questo sovrumano esperimento che rigiro all'amica dublinese: "prendi un embrione concepito nel grembo della madre e NON FARE NIENTE. Aspetta qualche settimana e dimmi cosa vedi. Tienimi al corrente delle tue brillanti deduzioni dallo studio del fenomeno".
Come naturale, tale proposta ha ingenerato in me una serie di altri brillanti e possibili esperimenti sull'ovulo, lo spermatozoo, l'epoca storica in cui si svolgono gli esperimenti ecc. ecc.
A questo punto cara amica, il Professore (ma lui è un esempio di "italiano") ha cominciato ad innervosirsi e dopo aver discettato di cinema e canzonette (come al solito non c'entravano un cazzo con l'argomento in questione) è passato all'insulto in "francese di strada" (io vivo in Francia).
Dunque se lo vuoi mettere alla prova sul dublinese puoi continuare. | |
Cara Rina... Astolfo - 23.06.2005 ...sicchè dublinese ma nuorese anzitutto. Un mélange del tutto originale. E mi é piaciuta la pagina che hai messo su con gli amici. Dico, c'é perfino "The Waste Land" di Eliot, niente male per una rubrica culturale!!!!
Io nemmeno condivido le tue asserzioni massimaliste e non sono d'accordo con te, ma chiunque mi dica che le mie opinioni mi fanno sembrare più giovane puo' contare con il mio appoggio totale (non so Voltaire cosa pensava al rispetto).
Molto carina anche la frase di Bendhamm.
(in quanto al sudetto Ivan, il giovanotto che poco più su ricostituisce a tuo (o piuttosto suo) beneficio un dibattito nel quale ha fatto varie e sonore figure di merda -quasi tu non lo potessi leggere da sola- é meglio non dargli troppa retta, senno' s'appiccica. Come noterai, non sai quello che dice, ed é un po' risentito)
If I'm in town and the light is on. I'll drop by for a quiet pint (ot two). | |
Re: Mea culpa ivan.callari - 23.06.2005Sbaglio o a Dublino Astolph hai bevuto la tua prima pinta di Guinness?
dimmelo perchè dopo la prima gitane ad Autrans, l'insegnamento all'alliance française, i vent'anni di giornalismo, l'anno di filosofia alla Sorbonne, la relazione con la Flon ed altre chicche preziose di un quarantacinquenne debordante,
il BDS potrebbe pubblicare una tua agiografia.
Il titolo potrebbe essere cercato nei manuali di psicologia della fase evolutiva.
AS USUAL (è un tic nervoso?) | |
Poor felow Astolfo - 23.06.2005 Te l'ho detto, studia le lingue (cominciando con l'italiano), non la mia biografia. Sei ignorante nei due campi, ma almeno il primo ti servirà a qualcosa.
(Rina: scusa il ragazzo, te lho detto che è un po risentito) | |
Re: Mea culpa ivan.callari - 23.06.2005"prendi un embrione concepito nel grembo della madre e NON FARE NIENTE. Aspetta qualche settimana e dimmi cosa vedi....?"
Astolphe con una pinta di guinness!
Che fai abortisci? | |
Sempre più triste Astolfo - 23.06.2005Non ti sei mai ricuperato dalla figura di merda di oltre una settimana fa? Hai fatto l'esperimento? L'ultima volta hai riposto qualcosa su cacca sperma e Serena Grandi...as usual. Insisto: cerca di superare la tua ossessione con me. Usa il tempo in modo più costruttivo. Comprati un dizionario (o due). Fai una passeggiata. Rassegnati alla sconfitta. Solo, evita di disturbare gli altri con il tuo ormai increscioso risentimento. Sinceramente, fai un po pena e stai esagerando.Poi ti dovrai scusare. Ancora una volta.
(scusalo ancora Rina, hai presente l'espressione sore loser?) | |
Re: Mea culpa ivan.callari - 23.06.2005"Ricuperiamo":
(Dublino, che città!!!....)
PS: Scusa Rima ma mi diverte troppo!
Tu, se vuoi, fai pure l'esperimento che Astolphe ha proposto per superare lo scoglio laicista del referendum.
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RIMA? Astolfo - 23.06.2005| (Un errore di spelling su una parola di 4 lettere: un record. Di ignoranza, as usual) | |
Scoglio laicista? Astolfo - 23.06.2005| Intendi dire sconfitta anticlericale, ovviamente. Mi sa che non ti recuperi proprio. | |
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