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12.07.2005
Il silenzio della ragione
di Rina Brundu

Dopo gli attentati londinesi e il rinnovo delle minacce all’Italia, sarebbe auspicabile una netta presa di posizione dell’establishment intellettuale che vada oltre il mero rifiuto di una guerra che purtroppo c’è, e che miri ad aiutare la gente a meglio comprendere i sentimenti forti del proprio tempo, invece...

Ciò che infastidisce di più è il silenzio.

Soprattutto, quando si riesce addirittura a cogliere nel sottofondo il ronzìo di un ape peregrina che tenta di fuggire la calura del solleone.

In automatico, si presentano alla mente immagini di un’estate ancora giovane, di spiagge affollate, di vacanzieri svogliati e disgraziatamente anche di spiriti pigri e coscienze addormentate.

Ciò che infastidisce di più è che questo silenzio innaturale ha fatto da colonna sonora a tutta la vicenda degli attentati che hanno scovolto Londra e la Gran Bretagna intera.

Spariti repentinamente i fuochi esagerati dei contestatori degli incontri di Gleneagles, spente le luci sui faccioni abbronzati degli otto grandi, letto, riletto, visto, sentito ogni minimo dettaglio sui tragici fatti, le luci della ribalta lentamente si sono abbassate e fra un paio di giorni cesseranno di essere (allarmi-bomba permettendo). Completamente.

Sarà proprio allora che il silenzio si farà perfetto.

Intendiamoci, che la propaganda mediatica venga meno è cosa salutare e bene hanno fatto la stampa e la televisione d’oltre manica ad adottare un approccio ragionato verso la curiosità morbosa e le lusinghe del giornalismo solamente urlato. Non sono certamente gli effetti secondari scaturiti da simili posizioni che generano fastidio.

Il silenzio di cui parlo è tutt’altra cosa. E’ quello che fa purtroppo da contrappunto allo smarrimento civile generato da un evento di simile portata e che avrebbe dovuto essere riempito dal lavorìo accellerato della ragione.

L’establishment intellettuale sarebbe dovuto infatti uscire allo scoperto, lanciando un importante segnale, lasciando la comoda sdraio sotto l’ombrellone se necessario o la frescura del rifugio prediletto, per venire incontro al signor Rossi e aiutarlo a comprendere nel profondo il tempo che sta vivendo, nonchè le fobie che quello porta con sè.

Fa bene al cuore infatti gridare “noi non abbiamo paura”, ma non basta.

Non basta perchè esaurita la carica adrenalinica prodotta da una simile proposizione coraggiosa, sarà sufficiente guardarsi intorno per capire che quella determinazione un pò goliardica da sola non potrà cambiare il mondo.

Resta dunque la nuda verità che dice invece che l’uomo della strada adesso ha paura.

Gli attentati londinesi arrivano ben terzi per numero di vittime e per danni procurati rispetto a quelli di New York e Madrid, ma piuttosto che segnalare un ridimensionamento del fenomeno terroristico, hanno messo in chiaro come non mai che tali strategie patologiche esistono, sono integrate dentro le nostre dinamiche più comuni e giornaliere e che il tempo di abbassare la guardia è tutt’altro che venuto.

Il messaggio inviato è stato così potente che le nazioni di mezzo mondo, con l’Italia in prima fila, hanno immediatamente rafforzato le misure di prevenzione e nessuna precauzione pare ormai da considerarsi esagerata.

Se qualcosa ha riempito quel silenzio innaturale nelle ultime quarantotto ore sono state quindi proprio le notizie sulle numerose “improvvisate” dei carabinieri nei campi nomadi, nei rioni “a rischio”, nonchè sugli arresti di trafficanti di droga, sulle espulsioni di irregolari, sulla provvidenziale esecuzione di molti mandati d’arresto europeo, per non dir nulla delle varie riunioni di emergenza che gli organi preposti terranno nei giorni a venire.

Per carità, il lavoro delle forze dell’ordine va aiutato e sostenuto. Soprattutto in un momento così difficile.

Ma è inutile dire che tanto più il signor Rossi avrà paura tanto più vedrà nel ricorso alla forza l’unica possibile soluzione ad un problema che gli apparirà insolubile altrimenti. E il signor Rossi avrà tanta più paura quanto più verrà lasciato solo.

Da chi? Da coloro che a livello di interazione sociale dovrebbero accompagnarlo nel suo percorso, ovvero da quella classe intellettuale già menzionata che, in quanto tale, è naturalmente deputata a farsi carico di un simile onere.

Questa assunzione di responsabilità però non può essere esercitata alla stregua di un lavoro stagionale, ne può risolversi in un esercizio storico-filosofico a futura memoria, tanto meno deve estrinsecarsi dentro circoli privati tra accademici pluri-decorati, ma deve liberarsi hic et nunc dei propri innati snobismi e manifestarsi tra la gente.

Tra quella gente che affolla la metropolitana ogni giorno dell’anno, che cammina per strada ad ogni ora del giorno e che avverte la paura sulle pelle in ogni istante fatale.

Rina Brundu Eustace



 
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Un appello @ http://villanovastrisaili.homestead.com/Guestbook.html
Rina Brundu - 12.07.2005
Sebbene storditi dalla calura... firmiamo almeno il Guestbook. Lo spirito non dovrebbe andare in vacanza! http://villanovastrisaili.homestead.com/Guestbook.html


Addendum
Rina Brundu - 14.07.2005
Per chi si interessa di cultura, letteratura, poesia islamica Terza Pagina e Isola Nera in edizione speciale (anche in spagnolo) In prima l'articolo di Tarik Ramadan @ http://villanovastrisaili.homestead.com/index.html E poi http://villanovastrisaili.homestead.com/IsolaNeraPage.html http://villanovastrisaili.homestead.com/IslaNigraPage.html


Re: Il silenzio della ragione
giolli - 15.07.2005
Non so se te ne sei accorto, rbrundu, ma Tarik Ramadan non dice nemmeno una volta in nome di chi sono stati commessi quegli attentati. In quel testo non c'è, nemmeno per sbaglio, la parola 'Islam', o 'musulmano'. Sull'ambiguità di Tarik Ramadan avevo scritto tempo fa un articolo per il BdS. Se ti interessa lo puoi leggere seguendo questo link: http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=9973

Giolli


Re: Il silenzio della ragione
Rina Brundu - 15.07.2005
Caro Giolli,
certo che mi interessa. Mi interessa tutto. Come da mio articolo, mi interessava soprattutto ascoltare delle voci cristalline, capaci di proporsi e di imporsi oltre il rumore di sottofondo, capaci di fare la differenza (del resto non è forse questo che qualifica un intellettuale?)... E quale gioia nello scoprire che, mentre le italiche spiagge diventano sempre più affollate pure di tali spiriti raziocinanti, una importante voce di chiara condanna per l’episodio londinese si era levata proprio dall’interno del mondo arabo (con questo non voglio neppure dire che sia stata l’unica!). Quando ho chiesto al dottor Ramadan il permesso di pubblicare quell’articolo nel mio sito, non l’ho fatto per giudicare i suoi peccati di omissione (se ne ha commessi!) ma per rimarcare (se mai ce ne fosse stato bisogno!) il valore di un incipit semplice ma scevro di ogni ombra di dubbio: “La notizia degli attentati di Londra è un nuovo trauma. La nostra condanna è una volta di più netta e assoluta”.
Anche il resto dell’articolo parla da sè e si conclude con ciò che ci si aspetta nell’aftermath di un episodio così grave, vale a dire con un pensiero per le famiglie delle famiglie. Ci sono infatti momenti in cui la dietrologia bisognerebbe metterla da parte, così come i nostri pensieri minimi. Per quanto mi riguarda poi ti assicuro che nel mio angolo virtuale di mondo non c’è posto per ospitare interventi discriminanti nei confronti di chicchessia, arabo o ebreo, bianco o nero.
Ho letto con interesse il tuo articolo ma onestamente ho letto con molto più interesse il contradditorio di Koldsteel del quale condivido alcune delle tesi di fondo, ovvero quelle che si impongono per una loro connotazione universale piuttosto che particolare, e che io ti invito a rileggerti. Ma ti ringrazio comunque per il tuo intervento che mi ha ricordato che c’è sempre e comunque chi la pensa diversamente. Per fortuna!


Re: Il silenzio della ragione
giolli - 15.07.2005
Lo ribadisco perchè non è un dettaglio: nel testo di Ramadan non c'è, nemmeno per sbaglio, la parola 'Islam', o 'musulmano'. Non è un caso ma una scelta deliberata. Se Ramadan avesse parlato in modo esplicito di terroristi islamici avrebbe anche dovuto condannare quei musulmani che sostengono il terrorismo, e magari dire perchè. Ramadan ha invece preferito rimanere sulle 'generali' e questo gli permette di non rimettere in discussione nè l'Islam, quale sia la fazione, nè i musulmani che condividono quel modo di pensare e di intendere il Corano.

In pratica, una variante del 'niente nemici a sinistra'.

Giolli


Re: Il silenzio della ragione
Rina Brundu - 16.07.2005
Certo che si doveva mantenere sulle generali data la natura del messaggio! Un pensiero, un telegramma più che altro. Ma importante. Efficace. Che un lettore sereno non connoterà mai politicamente. E non è giusto che tu lo faccia. Il terrorismo non ha partito. Ne religione. Ne ideologia, se non una visione malata di quella. I believe I will have to give up, but please read: “Agli autori degli attentati terroristici in prima battuta, ma al contempo a tutti i fautori dell'ideologia della paura, a tutti coloro che sfrutteranno queste azioni per propagare idee razziste, la xenofobia, la giudeofobia, la cristianofobia, l'islamofobia ed ogni altra forma di stigmatizzazione e di rifiuto; a tutti, senza eccezione, dobbiamo essere capaci di rispondere insieme”. Come vedi, se tutto ciò che cercavi era un riferimento alla parola Islam, ti sei pure sbagliato, perchè c’è. Ma tu stai guardando al dito mentre quello punta su un bellissimo mare lunare!


Re: Il silenzio della ragione
giolli - 16.07.2005
Tu non vedi quello che hai sotto il naso, e sarebbero anche affari tuoi, poi però vieni qui sul BdS a fare l'elogio di un Tarik Ramadam che non solo non dice che gli attentati sono dovuti a degli islamisti, e quindi a dei musulmani (molto surreale a questo proposito quel tuo "il terrorismo non ha partito. Ne religione"), ma qualche tempo fa, per evitare di condannare la lapidazione delle donne prevista dal Corano, come gli era stato chiesto per verificare se fosse davvero un 'moderato', ha cercato di cavarsela suggerendo la possibilità di una 'moratoria'. Una pausa di riflessione invece di una condanna della lapidazione senza se e senza ma. E lo sai perchè? Semplicemente perchè il 'dottor' Ramadam, come lo chiami, non può contraddire quello che c'è scritto nel Corano. In altri termini, se tu fossi condannata alla lapidazione non dovresti aspettarti una sola parola di sostegno dal tuo amico 'moderato'.
Sei grottesca anche quando scrivi, riferendoti a me: "se tutto ciò che cercavi era un riferimento alla parola Islam, ti sei pure sbagliato, perchè c’è." Ramadam parla di 'islamofobia', e quindi si atteggia a vittima e vuole mettere sullo stesso piano chi mette le bombe e chi a causa di quelle bombe invece muore, ma non condanna affatto il terrorismo islamico che fa la 'guerra santa' in nome del Dio del Corano.
Non ha senso neppure quella tua semplicistica affermazione: "tu stai guardando al dito mentre quello punta su un bellissimo mare lunare". Tu non sai nèp dov'è il dito e neppure dov'è la Luna. Ramadan, lui, continua a nuotare in piena ambiguità, come sempre, e può farlo grazie a persone come te, che per ragioni loro, sembra vogliano evitare ad ogni costo di disturbare i propagandisti di un Islam che, in questo caso, non ha niente da invidiare alle passate ideologie totalitarie. Questo detto, io i miracoli non sono capace di farli e quindi non posso ridare la vista a qualcuno che ha deciso di rimanere cieco.

Giolli


Re: Il silenzio della ragione
Rina Brundu - 16.07.2005
Vero è anche che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Tuttavia, se tu hai colto quanto sopra nei miei interventi è sicuramente colpa mia che non mi sono spiegata. Preferirei però che tu non avanzassi ipotesi su quelle che sono le mie posizioni dato che non mi conosci affatto. Se posso permettermi ti consiglio la lettura di un libro che potrebbe aiutarti, nella maniera umile tipica di ogni grande insegnamento, a ragionare altrimenti e ad approcciarti diversemente nei confronti di ogni cultura diversa dalla tua, il libro è stato scritto da Siba Shakib ed è titolato: “Afghanistan, Where God Only Comes to Weep” (purtroppo non ne conosco il titolo in italiano). Non interverrò più in questo dibattito perchè non credo nella politica del muro contro muro. Mi prendo invece l’impegno di trattare nel mio sito, con la stessa dedizione, altro argomento che intuisco ti stia molto a cuore e di contattarti in quell’occasione. Sempre se vorrai!


Re: Il silenzio della ragione
giolli - 16.07.2005
Rina: "Preferirei però che tu non avanzassi ipotesi su quelle che sono le mie posizioni".

Io non ipotizzo niente, mi limito a leggere quello che scrivi e mi basta e avanza. Quando, per esempio, scrivi: "Se posso permettermi ti consiglio la lettura di un libro che potrebbe aiutarti, nella maniera umile tipica di ogni grande insegnamento, a ragionare altrimenti e ad approcciarti diversemente nei confronti di ogni cultura diversa dalla tua".
Dietro una tua apparente cortesia sei in realtà estremamente arrogante. Spiegami da cosa hai potuto dedurre che io avrei bisogno di aiuto per capire 'ogni cultura diversa dalla' mia. Ma come ti permetti! Per quello che ne sai, io potrei benissimo essere un pakistano musulmano, o un buddista o altro ancora. Tu invece sembri non saper accettare la realtà, quelli che hanno messo le bombe sono dei musulmani convinti di aver reso servizio alla 'umma' e al loro Dio. Vediamo allora quali sono le tue opinioni. Tu, che hai deciso di dar spazio al 'dottor' Ramadan, sei favorevole o contraria alla lapidazione? E se sei contraria, queato vuol dire che tu non sei in grado di 'capire' la 'cultura' altrui?

Giolli


io tutte queste cose non le so
Terronzio - 16.07.2005
State facendo un dibattito abbastanza ermetico, ma forse bisognerebbe anche leggersi il pezzo postato da Giolli (solo che ci sono 200 interventi e voi lo sapete "Antooooo fa caldo!")

Quello che mi spinge a intervenire è la citazione (forse da me mal compresa) del dottor Ramadan. Ecco, in questo caso io, che ho già più volte esposto il mio pensiero sulla "guerra dei mondi" fra occidente e oriente, vedo rosso. Sì, perché il bellisssimo e dottissimo Ramadan, non dovrebbe essere citato a sproposito come (mi pare ma forse mi sbaglio) personaggio "moderato".

Ramadan è semplicemente un fascista. Ma come mi permetto? Mi permetto per aver letto "Frére Tariq" e per avere, di persona ascoltato i discorsi che questo signore "moderato" tiene nelle banlieues (periferie) ad esempio di Lione.

Esempio. Se avessi la sventura di essere il nipote di Hitler, sarebbe da carogne che me lo si rinfacciasse sempre. Se però, come nipote, continuassi a promuovere le idee di mio nonno, allora dovrei essere combatttuto. Ramadan fa esattamente questo. Esistono ed è inutile negarlo, stanno lì, delle audiocassette dove il buon Tariq spara ad alzo zero contro l'occidente. Il fratello, con cui Tariq mi sembra dica di non avere più contatti, è stato (lo è ancora? non so) controllato dai servizi segreti di mezza Europa. Leggete i libri distribuiti dalla casa editrice di Tariq Ramadan (a Lione) e vedrete che questo signore (mi pare indesiderabile negli USA) tanto moderato non è.

Solo questo volevo dire. Grazie.


Re: Il silenzio della ragione
Rina Brundu - 17.07.2005
Contravvenendo al mio proposito mi preme una risposta a Giolli. Caro Giolli, per quanto mi riguarda amo definirmi un’umanista in senso stretto. L’uomo al centro in ogni campo. Ciò significa che rigetto qualsiasi aspetto di qualsivoglia religione, ideologia, proposizione che si manifesti con un abuso verbale o fisico dell’uomo. In realtà rigetto pure qualunque religione, ma questo sarebbe un’altro discorso. Io non cercavo in te il mussulmano, l’ebreo, il cattolico, l’animista, cercavo l’uomo (con la U maiuscola per intenderci - alla maniera di Diogene e della lanterna). L’uomo che sa comprendere, l’uomo che sa capire che tradizioni radicate, per quanto terribili, non si possono cancellare con un colpo di spugna, con un dare addosso, ma attraverso un discorso paziente che aiuti una crescita intellettuale e che prepari la strada per una liberazione da ogni fobia. In quanto a questo poi ogni Cristiano, lavata la coscienza, dovrebbe conservare ancora da qualche parte, nel profondo, l’ombra del ricordo. Meglio chiudere qui. Per quanto riguarda il resto, io credo che qui si stia uscendo un pò dal seminato. Sono infatti partita dal mio articolo dove lamentavo una mancata presa di posizione forte da parte di coloro che avrebbero ogni dovere di farlo. Questa non c’è stata. Ci sono stati articoli ad hoc per vendere il giornale il giorno dopo, ci sono state querelle carbonare (oddio che nessuno sappia che mi sono esposto!), ci sono stati scambi tra colleghi illustrissimi e le solite trasmissioni animate da presenzialisti interessati a promuovere l’immagine, ma nient’altro.
Sono anche sorpresa dalla fretta con cui l’argomento è stato messo da parte, ma si sa, è estate!
Il libro che tratterà la cosa lo scriveranno a Natale, perchè è noto che le vendite nel periodo sono buone. Io cercavo quindi, invano, un exempla. Una parola di forte condanna. Che ho riscontrato nel messaggio di Tariq. Con questo io non volevo dire che Tariq fosse mondo da ogni colpa, ma volevo profittare di un messaggio che, per se, è chiaro. Dopo le vostre affermazioni ho ritenuto mio dovere andare a leggerlo ancora, parecchie volte. La prospettiva era questa: se io non sappessi chi è Tariq e leggessi questo messaggio che insegnamento ne trarrei? L’insegnameno che ne traggo francamente è quello di una netta condanna da parte di una persona che viene dall’interno di quell’ambiente che al momento è nell’occhio del ciclone. La cosa mi da speranza. Giolli mi ha quindi accusato di non voler vedere. Ti sbagli Giolli. Non è che io non vedo, è che io voglio scegliere la prospettiva. Il taglio. E in questa scelta io sto privilegiando gli aspetti positivi versus il marcio nel background. Questo perchè credo in quella forma di dialogo che aiuti la crescita mentale di cui sopra. Per quanto traballante, se voglio sperare di cavarmela dovrò poggiarmi su quell’unico punto di roccia dura che per miracolo sporge dentro il lago di sabbie mobili dentro cui sono caduta. E’ l’unica possibilità di salvezza che ho. Allo stesso modo per sanare i grandi conflitti, occorre costruire sul buono, su quella parte migliore che alberga in ogni uomo (con la U maiuscola). Perchè se si sceglie la condanna senza appello, non ci sarà risposta, ma all’odio si contrapporrà altro odio. E l’odio genera solo morte, genera orrore, genera rancore. L’odio, da solo, e la storia insegna, è capace di trasformare l’uomo con la U maiuscola in una misera immagine distorta di sè.
http://villanovastrisaili.homestead.com/poesialevi.html


Errata Corrige: un altro, sapessi, etc - Sorry
Rina Brundu - 17.07.2005


Re: Rina
- 19.07.2005
Se hai letto l'articolo di Giolli con i suoi commenti avresti dovuto capire che stavi sprecando il tuo tempo, lui e l'amico suo Astolfo a chi non condivide l'opera del governo israeliano danno direttamente dell'antisemita così risparmiano tempo e spiegazioni, se non ci credi leggi i post a questo articolo: http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?thold=-1&mode=flat&order=0&sid=13924#31900.

Esperienze dirette. Ciao.



Re: Il silenzio della ragione
giolli - 19.07.2005
Criticare il governo israeliano è una cosa. Un'altra è invece sostenere il 'complottismo' che fa degli ebrei i responsabili dei mali del mondo, magari anche solo come 'supporto' agli americani. In questo caso si tratta di un 'classico' dell'antisemitismo. Non mi sorprende che tu non veda la differenza.

Giolli


Re: Caro Giolli
- 19.07.2005
Nei post a cui si faceva riferimento, che tu non hai letto, io contestavo la posizione del governo israeliano, il quale secondo i libri di storia e non a mio parere è stato insediato con la forza e con la compiacenza di alcune nazioni ( usa e Inghilterra ) che per " risarcire " il popolo ebraico hanno stabilito che il ritorno in quelle terre dopo qualche secolo di assenza era cosa buona e giusta.

Infatti, sempre secondo i libri di storia, il flusso del popolo ebraico dalle nazioni come la Russia era iniziato ben prima della seconda guerra mondiale ma fino ad allora il loro numero era rimasto contenuto ed i territori in cui si erano insediati erano ai margini di quelli a influenza mussulmana.

Questo è quanto avevo detto ad Astolfo, i siti che ho citato ( che tra l'altro indicano il bds come sito amico ) avevano notizie secondo me interessanti, e a meno che non si siano inventati oltre ai complotti anche le risoluzioni ONU contro Israele, direi fondate.

Dopo aver letto del tuo uno contro tutti sull'altro articolo non so cosa aspettarmi ma se per queste affermazioni uno si becca dell'antisemita c'è qualcosa che non quadra, anche se tu hai detto il contrario.

Saluti.

P.S. Farai come Astolfo o mi dimostrerai che ciò che ho scritto è sbagliato?



Re: Il silenzio della ragione
giolli - 19.07.2005
La soluzione, seguendo fino in fondo il tuo ragionamento, è che lo stato d'Israele deve essere spazzato via. Quello che hai scritto sugli ebrei, e non sugli israeliani, è lì da leggere, per chi ne ha voglia.

Giolli


Re: Giolli
- 25.07.2005
Perchè scusa, forse che gli israeliani non sono ebrei e viceversa?? Mi sa tanto di un nuovo attacco a vanvera tanto per dirne una.


Re: Il silenzio della ragione
giolli - 25.07.2005
Il 20 per cento degli israeliani sono arabi. Vedo che non solo sei antisemita, ma parli anche di cose che non conosci. Mi viene da pensare che le due cose siano collegate.

Giolli


Re: Il silenzio della ragione
- 26.07.2005
Ed io invece vedo che non solo sei un giullare, ma che ti diverti anche a darti la zappa sui piedi, allora l'80% sono o non sono ebrei o ebrei è una parola tabù e non si può nemmeno pronunciare pena il marchio di antisemita???

E ancora visto che TU sai di cosa parli dove vivono e che religione praticano il 20% di israeliani arabi?? Gli israeliani arabi non sono forse i superstiti che si sono integrati ( magari senza troppo entusiasmo ) nella " nuova società "?

Composizione etnica
Israele: 80,1% ebrei (20,8% nati in Israele, 32,1% provenienti dall'Europa e dagli USA, 14,6% provenienti dall'Africa, 12,6% nati in Asia), 19,9% non ebrei, arabi, drusi, altri.

Striscia di Gaza: 99,4% palestinesi, arabi e altri, 0,6% ebrei.

West Bank: 83% palestinesi, arabi e altri, 17% ebrei.

Anche io so usare google.

Vedo che continui a non rispondere alle mie domande come la mettiamo Gioppino??

Un saluto.



Re: Il silenzio della ragione
giolli - 26.07.2005
Quindi scherzavi, quando scrivevi: "forse che gli israeliani non sono ebrei e viceversa??"

Dopo la sopracitata stupidata, non ti rimane da dimostrare che tutti gli ebrei del pianeta sono israeliani. Non credo però che in questo caso google ti servirà a molto.

Ora me ne vado in vacanza. Ciao a tutti e alla prossima

Giolli


Re: Il silenzio della ragione
- 26.07.2005
Certo che il tuo cervello le ferie deve essersele prese da molto tempo e probabilmente non ha nemmeno fretta di rientrare, è evidente che gli ebrei a cui facevo riferimento erano quelli abitanti in israele visto che di quello si parlava ma la tua malafede ( ormai evidente ) non ti permette di ammettere che semplicemente ho ragione e non hai modo di confutare quanto ho scritto ( semplicemente perchè è un fatto storico accertato ed accettato ), del resto la stessa cosa hveva fatto a suo tempo il tuo amicone Astolfo!

L'ultima spiaggia è cercare di ingarbugliare di più la situazione travisando le parole altrui o addirittura cambiandole, comunque non preoccuparti la costruzione del muro va avanti, pensa che gentili hanno anche organizzato un servizio di trasporto per i ovviare ai " disagi " che deriveranno dalla costruzione del muro per i palestinesi che fanno i pendolari.

Cuori d'oro! Spero che le ferie ti facciano bene ti consiglio la montagna, devi ossigenarlo quel cervello prima che sia troppo tardi.

Saluti e buone ferie!



Re: Il silenzio della ragione
giolli - 26.07.2005
E' evidente, dici. Come no. Dev'essere per questo che ti piace citare libri del 1924 che parlano di ebrei (o di israeliani? Vedi a questo link: http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?thold=-1&mode=flat&order=0&sid=13924#31920 ).

Giolli

P.S.
Non fai prima a firmarti con un esplicito "Morte a Israele"?


Re: Il silenzio della ragione
- 27.07.2005
Chiacchiere chiacchiere e ancora chiacchiere , ma niente risposte, continuerai in eterno ma guarda che non mi offendo sai, ormai a chiunque legga qui o altrove risulterà chiaro quanto sei in malafede e quanto grande sia la tua coda di paglia!

E ancora da buon giullare di corte ti esibisci in un'acrobazia veramente geniale :"Non fai prima a firmarti con un esplicito "Morte a Israele"?"

Ma come gioppino, proprio tu che due post prima mi facevi notare come in Israele non vi fossero solo ebrei ma anche altre etnie ora te ne esci con sta cazzata? Allora ti devi decidere sono contro gli ebrei o contro Isrele?

Certo la mancanza di argomentazioni non aiuta chi già è confuso e nel tuo caso mi sembra che il caos regni sovrano. Penso che ormai sia troppo tardi anche per la montagna, ti resta solo la possibilità dell'intervento divino!

P.S. A proposito ma quando mi darai risposte riguardo alle risoluzioni dell'ONU? Cosa ne pensi del muro?Attendo con ansia!






 

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