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12.07.2005 Dagli alla Cina
di lkv
In questi ultimi giorni in vari blog, forum e giornali non si fa altro che parlare dei problemi causati dalla Cina e dello sfruttamento della manodopera anche quella minorile che si attua in questo Paese con la complicita' della dittatura del partito unico
Tutto cio' e' dovuto al voler sfruttare un periodo difficile per l'economia italiana, ma ancor piu' difficile per l'orgoglio nazionalista, che ha creato un clima di rabbia nei confronti della Repubblica popolare cinese.
Si vuole in questo modo dire agli italiani: La situazione e' grave, ma non e' colpa nostra, non possiamo mica trattarvi come vengono trattati i lavoratori in Cina, perche' e' cosi' che loro riescono a fare prezzi bassissimi, facendo concorrenza sleale ai nostri ottimi prodotti che, prima che arrivassero i loro, si vendevano benissimo.
I nostri prodotti sono in crisi da sempre, il protezionismo Statale non ha fatto altro che prolungarne l'agonia, e ora che si cerca di liberalizzare il mercato siamo stati investiti dalla concorrenza e non riusciamo a trovare soluzioni, perche' non riusciamo neppure ad individuare i problemi.
Certo, e' vero, vi sono molte zone povere della Cina dove i lavoratori (anche minorenni) vengono sfruttati, ma in Cina vi e' anche un'altra realta', piu' simile a quella di un Paese industrializzato come gli Stati Uniti, una realta' nella quale si producono prodotti e servizi di alto livello che ugualmente ci "battono".
E ci "battono" anche i Paesi della stessa Unione Europea, dove vigono protezioni per i lavoratori simili alle nostre, e in qualche caso (come in Germania) ancora piu' a loro favore.
Ma allora perche' si parla solo dello sfruttamento dei lavoratori in Cina e non di come tutto questo faccia parte di una evoluzione da economia prevalentemente contadina a economia industriale e dei servizi?
Perche' e' piu' bello e piu' facile (per il nostro orgoglio) credere che l'avanzata degli altri e la retrocessione nostra, sia dovuta a slealta' loro che non da incompetenze e incapacita' nostre.
Vi sono problemi strutturali vecchi di sempre che affliggono il nostro "Bel Paese", problemi mai risolti, e in gran parte mai affrontati.
Questa e' la situazione, la Cina e' in ascesa, per suoi meriti, ha saputo usare tutte le sue capacita', e anche le sue debolezze per fare in modo di avanzare in modo dinamico eppure con tanta forza.
Mentre noi per nostre incapacita' non abbiamo saputo e potuto sfruttare questo grande mercato mondiale, e ne abbiamo colto solo il lato negativo (per noi).
Ora anziche' piangerci addosso o cercare "capri espiatori" nell'Euro o nella Cina, dobbiamo alzarci e riprenderci, e cambiare.
Arrivera' un giorno in cui i prezzi aumenteranno anche in Cina (e lo stanno gia' facendo), i lavoratori avranno piu' coscienza di se e cominceranno a pretendere qualcosa in piu', a quel punto sta alla Cina decidere cosa fare, perche' credo abbia le capacita' per diventare la piu' grande potenza economica con un popolo sempre piu' ricco e libero, alla faccia di noi italiani, piagnucoloni e incapaci di cambiare.
Lkv
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Uno spunto ivan.callari - 12.07.2005In Cina dal 1995 esiste una legislazione sul lavoro ricalcata esattamente sul modello occidentale europeo, vale a dire, la maggiorparte delle imprese cinesi debbono rispettare delle norme quali l'orario massimo di lavoro a 48 ore settimanali, tre settimane di ferie pagate, malattia e incidenti sul lavoro presi in carico dal sistema previdenziale statale ecc ecc.
Certo, troverete aziende che se ne fregano ma, in Italia non è la stessa cosa?
Per farvi un esempio, il modello di protezione sul lavoro cinese è più avanzato di quello dei futuri paesi entranti UE, Romania e Bulgaria.
Poi c'è la demagogia e la campagna di Zapping la Cina non è vicina ma questa è un'altra storia. | |
Diritti sindacali in Cina Astolfo - 12.07.2005 In Unione Sovietica, finchè è durato il regime comunista e l'Unione stessa, esisteva una Costituzione ben più democratica, pluralista, laica e protettrice dei diritti umani e del decentramento delle decisioni governative di quella di qualsiasi paese occidentale.
Sulla carta, ovviamente, perchè in realtà si trattava di un implacabile e monolitico regime dittatoriale dove il potere rimaneva in mano a un pugno di alti dirigenti del Partito Comunista, la repressione era feroce, non esisteva alcuna libertà civile e i diritti umani -compresi quelli sindacali- venivano calpestati quotidianamente.
Proprio come oggi in Cina.
In quanto alla lotta per i diritto sindali in Cina -questione tanto vasta quanto la stessa Repubblica Popolare- ci ricorda quella in Polonia negli anni '80: veri operai lottando per i loro diritti, negati da un potere che teoricamente è in mano a loro (i famosi "soviet degli operai e dei contadini).
Segue lista non esaustiva dei principali rappresentanti sindacali attualmente in carcere in Cina a causa delle loro attività, e qualche link per informarsi meglio sulla questione.
Liao Shihua--- ex operaio della fabbrica di elettronica automobilistica di Changsha, arrestato nel luglio del 1999, con l'accusa di "cospirazione per sovvertire l'ordine pubblico".
Xu Jian, condannato a quattro anni di carcere duro per la sua consulenza legale a lavoratori che reclamavano stipenti arretrati e presentavano altre rivendicazioni in base alla legislazione teoricamente vigente.
Yue Tianxiang, condannato a dieci anni di carcere per aver aiutato i lavoratori della fabbrica fabbrica Tianshui (veicoli di trasporto) nelle loro rivendicazioni e per aver partecipato alla pubblicazione di una newsletter sidacale.
Yao Fuxin, operaio metallurgico di Liaoyang, che rischia la pena di morte per avere organizzato una protesta (alla quela hanno aderito circa 15 mila lavoratori, di cinque fabbriche della regione) contro la corruzione dell'amministrazione locale e gli stipendi non pagati.
Xiao Yunliang, ex operaio della stessa fabbrica di Liaoyang, condannato a quattro anni di carcere per attività sovversive per aver partecipato ad una manifstazione di protesta del marzo del 2002.
Liu Jingsheng, ex operaio della fabbrica chimica di Tongyi, arrestatao nel 1992 e condannato a 15 anni di carcere per attività sindacali, ossia sovversive.
Hu Shigen, professore dell'Istituto di Lingue di
Beijing, condannato a venti anni di carcere per aiutato un gruppo di lavoratori a creare un sindacato indipendente.
Yao Guisheng, ex operai di una fabbrica tessile a Hunan Knitting, condannato a 15 anni di carcere del 1989 per attività sindacacli, considerate sovversive
Wang Heping, Wang Liguo, Wang Qun, Wang Changchun, and Wang Fanghua, and Zhang Jun, gruppo di operai della miniera di carbone di Damuhe, arrestati per aver partecipato in uno sciopero nel 1999, tuttora in carcere.
Peng Shi, operaio elettricista nella fabbrica Xiangtan di Hunan, condannato all'ergastolo per aver organizzato una protesta sindacale sul posto di lavoro.
Zhang Shanguang, noto dirigente sindacale condannato a dieci anni di carcere per aver fornito informazioni sulla realtà cinese a giornalisti ed attivisti per i diritti umani stranieri. In carcere dal 1998.
Kang Yuchun, membro di un sindacato indipendente cinese (che vuol dire non controllato dal governo o dal Partito), condannato a 17 annidi galera per il delitto di "attività controrivoluzionarie". In carcere dal 1992.
He Zhaohui, operaio delle ferrovie a Chenzhou, condannato a 10 anni di galera per aver fornito informazioni sul movimento sindacale a "organizzazioni straniere". In questo caso, si trattava dell'International Labor Organization (Ilo)
Inchiesta pubblicata dal sito Peace Reporter sulla repressione del movimento sindacale nel mondo intero, "Sulla pelle dei lavoratori".
Breve citazione
"In Cina (esiste una) situazione molto grave: "Lo sviluppo economico non è accompagnato da alcun tipo di progresso nei diritti fondamentali dei lavoratori e le autorità continuano a soffocare qualsiasi forma di sindacalismo indipendente e a imprigionare o internare in ospedali psichiatrici coloro che hanno svolto attività sindacale".
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=2&ida=&idt=&idart=3104
Inchiesta della Ong Human Rights Watch sulla situazione dei diritti sindacali in Cina. Breve citazione:
"The Chinese Communist Party is facing a serious dilemma: it claims to protect workers, but those very same workers are protesting in the streets. The workers want the right to form their own trade unions. They want to have a voice in decisions affecting their work and their benefits."
(Mike Jendrzejczyk, responsabile per l'Asia di Human Rights Watch).
http://www.hrw.org/press/2002/08/china080202.htm
Inchiesta di Amnesty International sulla situazione dei diritti sindacali in Cina. Breve citazione:
"In recent years the number of labour disputes and protests involving massive numbers of workers has risen dramatically in China. Workers have been protesting about conditions of employment, low or missing wages, corrupt management and other issues. Such protests are generally illegal as are independent trade unions. Workers, activists and labour leaders have been detained, harassed or imprisoned for taking part in such protests or publicizing them. The rights to freedom of expression and association are routinely denied to many groups and individuals in China when the authorities perceive this as a ''threat''."
http://web.amnesty.org/library/index/engASA170152002
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Uno spuntino, forse? giolli - 12.07.2005 | |
Si, direi uno spuntino preventivo ivan.callari - 12.07.2005La Cina,
paese in via di sviluppo con più di un miliardo d'abitanti sta vivendo la rivoluzione industriale che hanno vissuto i civili e democratici paesi occidentali all'incirca un centinaio di anni fa.
Di problemi ce ne sono e sicuramente le prime vittime dello sviluppo forsennato sono proprio i lavoratori.
Verrebbe da domandarsi, visto che si ripresentano i due nostri ex embrioni Asti/giolli, se gli Stati Uniti o l'Italia dei primi del novecento(embrioni di democrazia) erano esenti dai problemi con tanta solerzia riportati qui sopra.
Bisogna altresi riconoscere che l'Italia è arrivata allo Statuto del lavoratori solo nel 1970 quando la Cina, pure in uno stato embrionale, già se l'è dato.
Come dire, vorremo mica sopprimere una vita in potenza? | |
Puro delirio (as usual/comme d'hab) Astolfo - 12.07.2005 Gli Stati Uniti o l'Italia del primo Novecento, che io ricordi, non avevano fra i loro molti problemi quello di dover afre i conti con oltre mezzo secolo di dittatura comunista, implacabile centralismo politico e villazione sistematica dei diritti dell'uomo su scala industriale.
E inoltre, qualsiasi siano i problemi che affrontano le nazioni in sviluppo, siano esse sottomesse o no a un regime comunista (come appunto la Cina) non hanno niente a che vedere con le surreali affermazioni di certi dotti Asini Iserici -giuristi, per di più....da morire dalle risate- sul carattere esemplare del rispetto dei diritti sindacali in quel paese, che lo stesso Asino iserico ha definito maggiore di quello dell'Ungheria e comparabile a quello dell'Italia...
In altre parole: coprire una (ennesima) affermazione delirante e maldocumentata con un'altra dello stesso tipo solo serve a confermare la propria ignoranza. Grande GENIOUS!!!
(Specialista in diritto privato internazionale e legislazioni straniere....bellissimo davvero...spero solo che a Grenoble non ci sia chi legge i suoi dotti commenti giuridico-sociali internazionali...) | |
Precisazioni per un povero sfigato ivan.callari - 12.07.2005Mio caro,
vedo che sei in preda ad un raptus isterico, credendo di avere, per una volta, trovato la controprova delle tue cazzate.
Mi spiace informarti che il diritto del lavoro ed il diritto sindacale sono due materie distinte.
Io, che in questo momento ho molto tempo da dedicarti, non ho comunque il tempo di spiegarti la differenza.
Quanto al tuo raptus orgasmico, dovuto alla demente illusione di avermi colto in fallo, ti rifaccio presente che nessuno (almeno in questo dibattito) ha mai detto che i diritti sindacali sono rispettati in Cina.
Il mio intervento tendeva a precisare come in Cina, al contrario di tanti altri paesi in via di sviluppo, c'è uno straccio di regolamentazione del lavoro (che non è il diritto sindacale) la quale è ricalcata su ottimi modelli.
Per quanto riguarda l'Italia e gli Stati Unito o l'Europa di cent'anni fa, mi sembra dicevi "per quel che ricordo"?
ribadisco sei in uno stato confusionale e non mi accanisco contro gli incapaci.
Young o Jung? | |
Jung, ovviamente Astolfo - 12.07.2005| Per citare un'altro dei (molteplici, ubiqui ed in costante crescita) errori madornali che continui anche qui a non ammettere, sgaiattolando ogni volta dai mea culpa ed ingarbugliandoti in sottili pesudo-distinguo che ti rendono ancora più ridicolo... la tua routine, insomma (as usual/comme d'hab). | |
[Nessun Soggetto] giolli - 12.07.2005Per spuntino preventivo vuoi dire che ti rendi conto che le cazzate che racconti alla fine devi comunque rimangiartele? Allora va bene.
Giolli | |
... e, se lo dice Giolli, puoi credergli... - 13.07.2005 | |
Re: Dagli alla Cina giolli - 13.07.2005Posso esserti utile, Fiore?
Giolli | |
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