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18.07.2005
Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
di Anonimo

Sono Jacopo Norfo, un giovane redattore del Giornale di Sardegna. Domenica sul nostro quotidiano ho scritto un editoriale ispirato dalla lettera di Somis sul vostro sito, ve lo giro perchè possa contribuire al dibattito

Somis ha 15 anni e in un sito Internet confessa il suo sogno: «Da grande vorrei fare il giornalista, siete sicuri che sia impossibile?».

I numeri dicono invece il contrario: l'Ordine certifica che in Italia esistono 21971 professionisti, il 4,34 per cento in più di un anno fa. Ma tra questi, uno su dieci è disoccupato.

Sullo stesso sito, Nytimes ricorda: per ogni posto in una testata, ci sono almeno 4 candidati.

E fioccano le proposte: chiudere per due anni gli accessi al praticantato? Fermare l'attività delle scuole di giornalismo, che sfornano ogni anno centinaia di professionisti che non hanno mai visto una redazione reale?

Al seminario di Fiuggi che l'Ordine organizza in preparazione all'esame di Stato per giornalisti professionisti emerge la verità: quasi tutti sono praticanti d'ufficio, non hanno mai sudato anni di gavetta, accedono alla professione senza mai avere avuto un contratto.

Molti non svolgeranno mai il mestiere. Con tanti saluti al talento e alla professionalità, all'esperienza.

Allora perchè dissuadere il piccolo sognatore Somis con frasi del tipo “provaci, ma è difficilissimo, il giornalismo è soprattutto precariato”?

Dietro la sua innocenza si nasconde la passione per un mestiere bellissimo con regole da rivedere.

Bussare, proporre, informarsi, non abbattersi mai: sognare a volte si può.

Jacopo Norfo



 
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Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
stipetto - 18.07.2005
"sono praticanti d'ufficio, non hanno mai sudato anni di gavetta"
casomai è vero il contrario.


PRATICANTI D'UFFICIO E GAVETTA
LAURA RIPANI - 18.07.2005
"Il praticante d'ufficio che non ha mai fatto gavetta". Caro Jacopo, da te, che sei pure editorialista, questa disinformazione non me l'aspettavo.
Se per "praticanti d'ufficio", infatti, intendi i ragazzi delle Scuole, questi fanno apprendistato con gli stage ma non puoi definirli tali. Inoltre, due anni sono un tempo corretto sulla base dei diritti umani, per imparare la professione. In tutte le altre, a meno che non sei ciuccio e ti bocciano, è più che sufficiente.
Ma, con questo termine, s'intende, di solito colui che, dopo anni e anni proprio di gavetta, nottate insonni, sfruttamento in una parola, ha il coraggio e la forza di rivendicare i propri sacrosanti diritti. E l'Ordine, con procedure neppure così superficiali, lo attesta.
Questa frustrazione denota anche un po' di invidia per chi, nano sulle spalle dei giganti, parte dalla teoria per arrivare alla pratica. Ed è ingiusta. Sudare su un libro (l'hai fatto tu?) o davanti a un Pronto Soccorso come ai bei tempi andati, è pur sempre frutto di un impegno! Cambia il metodo, non la sostanza, permettimi.


Re: per laura
jakonor - 18.07.2005
Sono Jacopo...cara Laura, effettivamente ti devo qualche precisazione. Per praticanti d'ufficio nel pezzo intendo chi davvero non ha quasi mai scritto una riga su un giornale, ma non i ragazzi che frequentano le scuole. Intendo i classici "raccomandati", ai quali basta avere il tutor giusto per volare a Roma in tempi record a dare l'esame. Gli altri, anche coloro che non hanno un contratto, ma hanno davvero "sudato anni di gavetta", lo meriterebbero...ma il punto è: quali sono le regole? Io ho 32 anni e ho faticato 15 anni, prima di avere un regolare contratto da praticante e raggiungere il sospirato traguardo. Perchè solo alcuni sono obbligati a fare il praticantato e altri sono privilegiati? discutiamo su questo....


Re: jacopo
stipetto - 18.07.2005
non so che importanza possa avere quello che tu pensi sia il praticantato d'ufficio di fronte al fatto che quello è: una cosa che l'odg concede e, ha ragione laura, non senza difficoltà, a chi dimostra di aver raggiunto con il lavoro giornalistico, negli ultimi 18 mesi (in realtà chiedono due anni), un reddito paragonabile a quello di un vero praticante.

ho visto con i miei occhi gente da 200 e passa pezzi e pezzetti al mese per raggiungere la mirabolante cifra di neppure 1000 euro al mese, farcela per un soffio. altro che non aver mai scritto una riga sul giornale. altro che privilegiati. se vuoi sapere le regole, che evidentemente non sai, telefona all'ordine, non ci vuole molto. quanto ai raccomandati: non vanno all'ordine, li piazzano direttamente in redazione, a fare un bel praticantato.

e già che ci sono aggiungo:

"un sito internet"? a parte la scortesia nei confronti del Bds, non mi sembra un gran modo di riportare una fonte. Potevi scrivere almeno "un sito internet che si occupa di giornalismo dove gli utenti si firmano con pseudonimi", o qualcosa del genere.


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
Mimmo Pelagalli - 18.07.2005
Stasera mi sento cattivo. Occorre porre un limite d'età per diventare commentatori: 35 anni possono bastare per sparare cavolate? Non so, io sono nato vecchio come dice mia sorella, e non posso giudicare.
Il raccomandato è una cosa diversa dal praticante d'ufficio. Il raccomandato è il collega che a 18 anni si diploma al magistrale (***** raccomandationem) ed è automaticamente assunto in una notissima agenzia stampa italiana. Pochi mesi dopo si accorge che gli manca un anno di scuola superiore per poter sostenere l'esame di stato: ma tanto c'è il politico che lo ha raccomandato per l'assunzione...prende l'anno integrativo al magistrale, poi supera l'esame di stato (a 20 anni!) quindi oggi a poco più di 40 ha già alle spalle una gloriosa carriera...stano ma vero: ha grosse difficoltà ad esprimersi in lingua italiana parlata e scritta, ma pare abbia sempre trovato chi scrive gli articoli per lui. Tra i raccomandati devo ammettere è un grande, ma lui il praticantato d'ufficio non sa neppure cosa è! Magari crede sia un piatto nazionale ceco o una bevanda tipica ungherese!


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
galoppino - 19.07.2005
Caro Jacopo, hai fatto una cappella. Capita. Hai confuso il praticantato d'ufficio con il "praticantato di scambio" (se così possiamo chiamarlo). Il primo è una regola non scritta dell'Ordine dei giornalisti, nata proprio per aiutare chi continua a lavorare come giornalista ma non viene mai fatto praticante. Come te, insomma, che per 15 anni, come dici, hai bazzicato le redazioni. Non sempre gli ordini lo applicano e comunque è una scelta difficile anche per il giornalista, perché più o meno significa denunciare per abusivismo la testata che lo ha fatto lavorare. L'altro, invece, è un bel calcio nel culo che ti spara difilato all'esame da professionista. Come noterai c'è differenza.
Non arrivo a chiedere, come il collega precedente, l'età minima per i commentatori; dopotutto ho iniziato anch'io in provincia e nelle tue condizioni mi ci sono ritrovato tante volte.
Solo un consiglio, che del resto tu stesso dai a chi sogna di fare il giornalista: informarsi. Stavolta la bufala è senza conseguenze, quindi, in fondo, chi se ne frega. In altre occasioni e altri ambiti, però, potrebbe farti finire davanti al giudice, e, credi a me che l'ho provato, non è simpatico. Ciao e a presto


Re: attento galoppino
stipetto - 19.07.2005
"è una scelta difficile anche per il giornalista, perché più o meno significa denunciare per abusivismo la testata che lo ha fatto lavorare"

no. è una specie di patto non scritto, la testata non viene coinvolta (e non vanno a spulciare nell'inpgi). quindi cari abusivi non abbiate paura: rivolgetevi all'ordine almeno per chiedere informazioni sul vostro caso, tutto faranno tranne cercare di mettervi in difficoltà sul lavoro (e di mettere in difficoltà la testata...). se il timore permane, prendete qualche precauzione (semplicemente, evitate, prima di essere seriamente rassicurati, di dire dove lavorate)

non voglio difendere l'ordine, per niente, ma conosco bene la trafila (almeno nella mia regione) e so che negli uffici dell'ordine non siede la guardia di finanza, ma gente che sa anche troppo bene come va il mondo.


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
galoppino - 19.07.2005
Chiedo scusa, non mi sono spiegato bene: dicendo che non è una scelta facile per il giornalista intendevo dire che la testata che ti fa lavorare non è ovviamente contenta se fai il praticantato d'ufficio. Anche perché, poi, ti deve assumere come professionista. Ha ragione Stipetto dicendo che l'Ordine non fa la Guardia di finanza e sa come va il mondo. D'altra parte so di colleghi spinti a lasciare il posto di lavoro dopo il praticantato d'ufficio. Fino a qualche anno fa i capi - e pure qualche collega - ti guardavano come una spia. Adesso, magari, le cose sono cambiate. Sarebbe una gran bella cosa.
Comunque mi unisco all'appello: quantomeno informatevi...


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
jakonor - 19.07.2005
Sono Jacopo: bene, vedo molti professorini ammettere di parlare con cattiveria. Addirittura porre l'età come il limite per valutare la bravura di un giornalista: ecco, questa sì che è vera informazione. A Fiuggi ne ho visto invece di tutti i colori: a dare l'esame c'erano persone che avevano scritto si e no due servizi in mensili di nautica o di tempo libero. Con tutto il rispetto, il praticantato è un'altra cosa. Praticante d'ufficio è colui che non sostiene il praticantato, ma gli viene riconosciuto dall'Ordine. Come? Ultimamente soprattutto col tutoraggio (siete informati, professorini?): un giornalista professionista dichiara di aver seguito per 18 mesi l'allievo e lo scaraventa all'hotel Ergife. A Cagliari l'Ordine sta ponendo delle regole su questo: il tutor deve almeno dichiarare all'inizio di seguire un "praticante", non alla fine. Spesso però basta avere il padrino giusto e la pappa pronta, con tanti saluti a chi davvero ha sudato per 15 o più anni. Poi sono d'accordo sul fatto che ai veri raccomandati viene offerto direttamente un contratto, ma il problema restano le regole. Allora ditemi: quali sono le regole per diventare professionista? Possono farlo tutti, indistintamente, basta essere pubblicisti e avere scritto a lungo? Allora a cosa serve sudare e studiare per un'assunzione (perchè chi è bravo alla fine emerge, non sempre ma succede) senza raccomandazione e senza padrini? Inoltre: a cosa serve diiventare professionisti per il gusto di esserlo? é il traguardo della vita, ma la realtà è amara: spesso si va solo a ingrossare le fila dei disoccupati. Meglio sarebbe che l'Ordine valuasse davvero la professionalità, a mio parere. Perchè un professionista col padrino può scavalcare (almeno nei titoli) molti bravi cronisti che non avranno mai la possibilità di darlo, quell'esame. E al piccolo Somis magari alla fine chiuderanno le frontiere dei sogni.


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
caramelladinera - 19.07.2005
Forse Jacopo ha usato un termine 'particolare' per descrivere i raccomandati, i 'praticanti d'ufficio' come li definisce, ma non ha torto. Vivo e lavoro in una provincia del Lazio, in un quotidiano noto e soprattutto ben visto. Mi occupo di cronaca nera e so che significa lavorare con ' i figli di papà'. Ho visto amichette e parenti vari passare in redazione e vedersi firmati articoli da loro mai scritti. Li abbiamo fatti noi. I 'gavettari', quelli che macinano chilometri ogni giorno per trovare una notizia, un'apertura e per rifilare 'un buco'. Io stessa ha preparato la tesina per l'oca di turno che avrebbe dovuto sostenere, ovviamente tre anni prima della sottoscritta, l'esame da praticante. Zitta e mosca, questo mi ha imparato mia nonna. Se vuoi raggiungere un obiettivo e sei figlia di 'nessuno', questo è il metodo giusto. Giusto lo dico perchè, in questo 'mestiere' di cose giuste ne sono rimaste ben poche. Non mi lamento. Presto anch'io andrò a Fiuggi e presto farò l'esame. Ci ho messo più tempo ma sono felice lo stesso.
Io non debbo fare i conti con la mia coscienza. Buon Lavoro a tutti...
.



Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
MolestaMente - 19.07.2005
A mio molesto parere, Jacopo ha clamorosamente cannato il suo editoriale. Confondere (e far confondere) i praticanti d'ufficio con i raccomandati non aiuta a far chiarezza sulle modalità d'accesso alla professione. I primi - parlo per esperienza personale - sono spesso costretti a chiedere all'Ordine di certificare quello che le aziende non concedono più a nessuno, se non ai raccomandati, ossia di aver svolto pratica giornalistica lavorando in redazione, magari come abusivi e (quando va bene) con contratti di collaborazione. I secondi, quelli che hanno un santo in paradiso, questi problemi non se li pongono neppure: entrano in redazione con un contratto e all'esame ci arrivano su un tappeto rosso. La questione è tutta qui e il giovane Somis, a questo punto, avrà anche il diritto di sentirsi disorientato. Ha scritto bene madame psychosis: prima di intraprendere la scalata, è giusto mettere in conto di doversi "aggiornare sugli aspetti legali della professione sia per quanto riguarda la parte giornalistica vera e propria sia per quanto riguarda la tutela del professionista in caso di soprusi di ogni genere". E se questo è il miglior consiglio che si possa dare ad un aspirante giornalista, ecco che il discorso che conduce al praticantato d'ufficio si chiude in modo lineare.


RELATIVISMO GIORNALISTICO
LAURA RIPANI - 19.07.2005
Ora che l'equivoco si è chiarito su cosa TU intendi per praticanti d'ufficio, abbiamo la prova di cosa sia anche il relativismo giornalistico...Se ognuno può vederci quel che gli pare in un termine si arriva alla babele dei concetti. Vorrei allora richiamarti alla proprietà di linguaggio, quindi alla verità profonda. Scrivere una cosa per un'altra ingenera soltanto confusione in chi ci legge. E non aiuta la causa. Se intendevi praticanti d'ufficio per raccomandati, sia che tu venga dalla gavetta sia che tu venga dalla Scuola, sicuramente ti avranno insegnato che devi scrivere nella maniera più semplice (e non facile o con faciloneria). Quindi esattamente quello che vuoi dire.
Essendo inoltre "praticante d'ufficio" un termine specifico, come "corta" o, scherziamoci su, "pisciare nel pezzo" è anche bene che questo sia spiegato. Perché non ti stai rivolgendo a specialisti (come noi in questo caso che facciamo la professione, ti possiamo capire a magari anche bonariamente redarguire) ma per il nostro unico padrone, come sosteneva Montanelli, il lettore.
Fine lession one (lezione I:-)


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
bimer - 19.07.2005
ma a 'sto jacopo norfo ci fanno scrivere gli editoriali!?!?!


mi sembra che sappia proprio poco della situazione dei giornalisti e avrebbe bisogno di un po' di... gavetta. Da collaboratore in redazione ricattato con cococo etc.


x birrier
jakonor - 19.07.2005
..giusto per chiarirti un po' le idee: di anni da ricattato in redazione con o senza cococo ne ho fatto quindici di seguito. Non in una ma in una decina di redazioni diverse. è proprio per questo che mi stupisce vedere gente andare a dare l'esame con due pezzi scritti in tutta la carriera. tutto qui. con le mie parole volevo tutelare chi davvero soffre per questo lavoro e non chi se lo ritrova in un piatto di argento.


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
galoppino - 19.07.2005
Jacopo però sta dicendo un'altra cosa: secondo lui, il praticantato d'ufficio oggi è diventata un'ulteriore scorciatoia per arrivare all'Ergife senza farsi nemmeno l'anno e mezzo in redazione (con assunzione favorita dal padrino di turno) come succedeva anni fa. Nel qual caso, sarebbe più informato lui di noi (di me, almeno). Resta un problema: se tutti quelli che hanno risposto hanno dedotto che tu non sapessi cos'è il praticantato d'ufficio, caro Jacopo, forse non ti sei spiegato granché bene. O meglio: se è un'ulteriore scorciatoia per i soliti furbi, non era il caso di specificarlo, visto che ufficialmente è invece una mano tesa agli abusivi?


Ai vari censori
Il Confessore - 19.07.2005
Credete davvero di essere migliori di Jacopo? Un po' di modestia por favor...


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
stipetto - 19.07.2005
ok confessore. ma anche un po' di rispetto per chi il praticantato d'ufficio se lo è sudato, e sono la maggioranza, non guasta.


'Contributo', ma -scusa- da poco
Sandro De Rossi - 20.07.2005
Non so se sia giusto dissuadere i giovani. So che è giusto dire loro come stanno le cose.
E non scrivere solo per fare letteratura...
Così, per esempio:
***
"Molti non svolgeranno mai il mestiere. Con tanti saluti al talento e alla professionalità, all'esperienza."
***
"Allora perchè dissuadere il piccolo sognatore Somis con frasi del tipo “provaci, ma è difficilissimo, il giornalismo è soprattutto precariato”?"
***
Beh, direi che la risposta alla domanda è esattamente nella frase precedente.


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
emilio - 22.07.2005
Somis, 15 anni e un sogno da grande: scrivere veramente ciò che suo padre, di professione giornalista, oggi mette in rete spacciandosi per suo figlio e per scatenare una gran bagarre.
Ammesso che sogni veramente quanto gli viene attribuito.

PS A Jacopo Norfo, e alla sua carriera, ricordo che un buon professionista verifica sempre le fonti da cui trae le notizie, prima di pubblicarle. E qui, fino a prova contraria, non c'è traccia né delle prime né delle seconde: il tuo editoriale è puro fumo, come la stragrande maggioranza delle parole che strabordano su carta stampata e sulla bocca dei grandi professionisti del video.

Il primo che mi trova una notizia con la enne maiuscola lo faccio santo prima ancora di papa GPII, e non è un videogioco.


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
Icaro (il panino) - 22.07.2005
Mi domando e chiedo: qualcuno è al corrente di quale sia la vita del "giovane stagista"? Tutti li odiano perchè sottraggono posti ai precari, non sono cresciuti in redazione, etc... Ogni tanto, però, sarebbe salutare riflettere sul perché uno decida di entrare in una scuola di giornalismo e cosa debba scontare per averlo fatto.
1- Normalmente con la laurea (strumento necessario e imprescindibile di qualsiasi accesso al lavoro), si arriva a 25 anni suonati senza niente in mano.
2- conseguentemente, passare dieci anni da collaboratore a 5 euro al pezzo è un buon sistema per arrivare all'andro/menopausa senza poter mantenere un figlio.
3- Di norma, l'ottanta per cento degli studenti delle scuole di giornalismo collabora quanto più gli è possibile contemporaneamente alla frequenza della scuola
4- Ne dovrebbe conseguire che il neo-professionista tanto inviso alle generazioni a lui precedenti ha ricevuto una doppia formazione giornalistica - teorica e pratica - e ha una laurea.
5- E' così ignominioso pensare che persone di tal fatta abbiano diritto di accedere alla professione, e che sia l'ordine a farsi carico di questo problema, stabilendo una volta per tutte una forma di graduatoria che determini l'ingresso nelle redazioni?

Questo nella mia prospettiva non significa che gli studenti delle scuole siano migliori di chi ha fatto pratica e stop, ma avercela con loro (me) perchè sono "giovani" e "inesperti" è solo un pretesto per non andare a guardare nel merito:
esistono studenti di giornalismo molto bravi e studenti pessimi. Allo stesso modo esistono praticanti e precari bravi come esistono cialtroni illetterati. Rendiamoci conto che non tutti meritano il posto che hanno, molti giovani meriterebbero posti dei "vecchi". Altri precari dovrebbero dirigere i giornali. Gli avanzi tutti insieme a fare altro...


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
elperiodista - 25.07.2005
Senza voler essere (troppo) pignolo, ma ho la sensazione che alcuni di voi non sappiano la differenza tra un editoriale, un articolo di fondo, una colonna...


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
age - 26.07.2005
Icaro, tu non puoi imporre a nessun direttore ma soprattutto nessun editore di assumere qualcuno "per gaduatoria". Perché lui (l'editore) ci mette i soldi e scommette su chi vuole: anche una capra, se gli sembra adatta per fare il giornale. Brutale ma è così, e ci mancherebbe altro che non fosse così.


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
Icaro (il panino) - 26.07.2005
Vero, verissimo. Hai perfettamente ragione, Lama.
Scegliere è la parola giusta, da contrapporre all'opzione politica, quella nepotistica, e la sempre valida "Questo non lede la mia maestà quindi è la persona adatta"
Ma smettiamola con i pregiudizi.


Libertà
LAURA RIPANI - 26.07.2005
L'editore è libero di scegliere una capra così come a tutti deve essere data la libertà di definire quella ciò che è: "una capra". E di avere la responsabilità sociale, la libertà di opinione di dirlo, magari scriverlo e di riportare tutti alla realtà ovina di certe penne.


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
age - 26.07.2005
laura, scusa la mia semplicità: non ho capito una ramazza di quello che scrivi, puoi spiegarti meglio?


X LAMA
LAURA RIPANI - 27.07.2005
Se un editore assume una (che è una capra) è libero di farlo. Ma io me la ritrovo tra i piedi obtorto collo e magari devo fare pure il lavoro x lei, allora voglio il diritto di poterlo dire. O scriverlo su un giornale, su un blog, esternarlo agli amici, magari di denunciarla per intettitudine..."Tizia è una capra". E spiego perché.
Essendo, questa, una mia opinione inoltre (anche se so bene che è la verità, il giudizio generale) ho comunque il diritto di farlo.
Penserai che sto farneticando. Però se hai letto la recente sentenza americana dove vengono riconosciuti i diritti d'indennizzo ai colleghi meritevoli, scavalcati da una tipa soltanto perchè era l'amante del capo, non è difficile comprendere come il ragionamento fili a livello concettuale. La prassi invece no...


Re: Il Barbiere? Somis? Meritano un editoriale
Sigma Pi - 28.07.2005
Caro Jacopo,
ti mando un pò di solidarietà conterranea. Hai avuto il merito di sollevare il problema e, dal numero delle risposte stizzite e saccenti, probabilmente hai anche stimolato qualche nervo scoperto. Oggi tutti vogliono fare i giornalisti, ma i posti nelle redazioni sono quelli, i raccomandati sono sempre in pole e non tutti i senior fanno come il buon Fiengo che ad una certa età si va a godere la pensione. Pertanto nelle redazioni sono sempre più numerosi quelli che si massaggiano le chiappe mentre percorrono il corridoio che da all'uscita. Sempre di meno quelli che si sistemano la cravatta di fronte all'ufficio del Direttore. E allora ci si recicla come addetto stampa, nel paradiso della comunicazione aziendale, affollato quanto il cognome Rossi nelle pagine bianche di Milano ed ultimamente impreziosito da due Rossi ad honorem, Vasco e Vale, "dottori" in comunicazione. Me cojoni! Caro Jacopo, a Somis dovevi consigliare di studiare bene la biografia della pubblicista Lecciso e cominciare a fare una bella mailing list di cantanti divorziati amanti della famiglia e della vita rurale. Ciao





 

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