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09.09.2005 Confesso: sono una schiena molle
di Anonimo
Ma quale libertà? A me interessa sopravvivere
Articolo 21, stati generali della Stampa, scioperi e mobilitazioni per il rinnovo del contratto e per la libertà d'informazione minacciata dal governo Berlusconi? Ma chissenefrega! A me interessa solo arrivare a fine mese, pagare le bollette, l'affitto, benzina e rata del motorino
Cari colleghi di tutto il Paese, paladini della libertà d'informazione, crociati per le battaglie civili e schiene dritte contro il padrone editore, scioperate pure, manifestate, mobilitatevi contro gli editori e contro la politica che vuol ridimensionare e controllare le vostre prerogative.
Ma io non lo farò. Io sono una schiena molle, supino, pronto a tutto.
Scrivo tutto quel che mi chiede il mio redattore capo, il mio direttore. Tutto quello che puo' far felice il mio editore, anche il giorno in cui la Fnsi indirà le intransigenti giornate di sciopero.
Io che no ho un contratto, io che non ho certezze, non sono 'libero' come voi: sono un servo del padrone che con i suoi spiccioli mi aiuta a pagare le bollette, l'affitto, la benzina e la rata del motorino che uso per lavorare (perchè l'auto non posso permettermela).
Voi continuate a indignarvi con i vostri stipendi a tre zeri, io mi prostituisco e batto i marciapiedi della cronaca pur di far felice il mio padrone. A tutti i costi.
Saluti disperati
Un co.co.pro. disposto a tutto
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Re: Confesso: sono una schiena molle golda - 09.09.2005| Bravissimo: i padroni hanno sempre bisogno di gente volenterosa e pronta a tutto per permettere a tanti altri di scrivere solo quello che vogliono loro, non fare una mazza e beccarsi gratis et amore dei stipendi a tre zeri. Bravo davvero! Ciao! | |
Re: Confesso: sono una schiena molle Chiara - 09.09.2005Caro Golda e secondo te cosa dovrebbe fare sto tizio? mandare a quel paese il suo editore in base ai suoi saldisssimi principi morali, licenziarsi (anzi, dato che non è assunto manco quello può fare...) andare poi dal suo propriatrio di casa e dire "in cambio di un kilo di principi morali mi abbuona 3 mesi di affitto?"... dai su siamo realistici...
In attesa di cercare un altro lavoro (che io consiglio di cercare ad anonimo) è normale chinare la schiena. | |
Re: Confesso: sono una schiena molle golda - 09.09.2005Cara - a (sono cara - a anch'io, non te ne fossi accorta) Chiara: i principi morali non c'entrano una mazza. Non sto facendo la paternale a nessuno. Parliamo pure di vita di redazione, che non è uno studio legale. L'hai mai provata? Io ci sono passata e ti assicuro che non sono mai stata una schiena molle, ma piuttosto una testa dura. Parliamo pure del fatto che grazie all'essere proni di molti, tutti quelli (editori, sindacalisti, fiduciari di redazione, semplici colleghi che ci sono già passati) che dovrebbero fare qualcosa per migliorare le condizioni di lavoro di tantissimi altri si sentono in diritto e più che legittimati a non fare assolutamente nulla per cambiare le cose. Tanto c'è il pistola che accetta di buon grado di spararsi le conferenze stampa a mezzanotte e a zero lire. Non vuol dire fare i preziosi, o i piantagrane o i fancazzisti: io mi sono fatta e mi faccio un mazzo tanto, credimi. Avere la testa dura ed essere scomodi non paga, ti assicuro. Ma un minimo di dignità l'ho avuta e ce l'ho e per questo ho scelto di farmi rispettare. Essere sottoposti a una gerarchia (per merito o per anzianità) non significa essere servi in senso lato o vivere nel terrore che una giusta forma di "disobbedienza" ti condanni al baratro. Un'assunzione - parlo per esperienza - se vali e se stai in campana te la guadagni comunque, anche se non hai mai cercato sponsor che si poggiassero sul morbido delle tue terga. Ho visto tanti schiena molle non solo fare gli zerbini (non li chiamo "lecca" perchè posso anche capire la loro situazione e un minimo di rispetto non lo nego comunque a nessuno) in redazione e a battere i marciapiedi, ma andare anche a casa dei colleghi "arrivati" a innaffiare le piante, aiutare nei traslochi o a fare i dog-sitter quando i capetti erano in ferie. Vedo tuttora gente che si fa le domeniche, non viene pagata e di fronte a editore e superiori tace (dietro impreca subdolamente). Ti piacciono queste situazioni? Funziona così anche dalle tue parti? Beh, benvenuta in questo mondo. Che è reale. E che ho più volte sentito criticare da tanti clienti della Barberia. Ciao!
Ps Caro cocopro, se sei contento di ciò che hai - o non hai - perchè cavolo hai scritto quesot pezzo? | |
be', diciamo che c'e' modo e modo topo gigio - 09.09.2005Varie volte massacrata da vari tipi di servi non li amo. Capisco il bisogno di lavorare (che abbiamo tutti), capisco l'esasperazione di chi e' precario (come tutti siamo stati), capisco l'irritazione davanti a chi ci parla con in mano la dottrina a mo' di teschio di Amleto, ma caro "co.co.pro. disposto a tutto", datte na' calmata. Tra il tuo fare il giornalista e il fare le marchette a Monte Caprino non fai passare differenza.
Come diceva Sciascia, siamo Omini, ominicchi o quaquaraqua'? | |
Re: Confesso: sono una schiena molle grtfl - 09.09.2005Mi unisco a Golda e Topo Gigio: se è solo la pagnotta quello che vi interessa fatevi da parte e trovatevi qualcos'altro. Il mondo è pieno di uffici stampa, se si vogliono fare marchette e mettersi al servizio di un padrone è molto meglio ripiegare su quel genere di lavoro.
Detto questo, mi dispiace sinceramente per il co.co.pro, che forse prima di sbattere la testa contro la precarietà aveva un'idea ben diversa dal giornalismo.
Un atteggiamento del genere, però, è pericoloso. Nessuno si prende la briga di migliorare le condizioni di lavoro di qualcuno che dice sempre di sì. Non ci si può lamentare di essere sfruttati se poi si dà una mano a chi ci sfrutta.
Anch'io sono precaria, ma non mi passa propria per la testa l'idea di prostituirmi per pagare l'affitto: piuttosto cambio mestiere.
grateful | |
Re: Confesso: sono una schiena molle Chiara - 09.09.2005| Credo che l'articolo sia un'esagerazione di una situazione, non da prendere come oro colato in ogni parola. In ogni caso quanta retorica... cambiare lavoro! Eh già, facilissimo. | |
Re: Confesso: sono una schiena molle NNNNN - 09.09.2005A Topogigio e a tutti gli 'indignati' per le 'scandalose' parole dell'Anonimo co.co.pro, sappiate che il 'precariato' è già un traguardo per i giovani giornalisti di oggi. Prima di arrivare a un contratto che assomigli al contratto nazionale per il quale la Stampa italiana si sta mobilitando (se pur precario e a tempo determinato) ci sono anni di co.co.co che significa ZERO garanzie, ZERO autonomia, ZERO previdennza, ZERO privilegi e tutele che prevedono i nostri profumatissimi ex Art. 1 o Art. 2.
Le parole dell'atipico (e non precario) sarebbero da portare all'Ergife agli stati generali della Stampa. Tutti i Cdr, tutti i sindacalisti e i rappresentanti degli Ordini dovrebbero leggerla ad alta voce ogni mattina e domandarsi quanto vane siano le battaglie per la liberta' di stampa e per l'autonomia professionale se si permette l'utilizzo di migliaia di co.co.co come chi ha scritto questo (forse paradossale, ma significativo) sfogo... | |
Chiara: Saverio Tommasi - 09.09.2005"cosa dovrebbe fare sto tizio? mandare a quel paese il suo editore in base ai suoi saldisssimi principi morali, licenziarsi (...) andare poi dal suo propriatrio di casa e dire "in cambio di un kilo di principi morali mi abbuona 3 mesi di affitto?"
A me sembra un buon punto di partenza. Fossi il proprietario della casa tre mesi glieli abbuonerei - magari in cambio della registrazione della "mandata a quel paese", tanto per farmi due risate.
Tu no, Chiara?
Dai per scontato che il padrone di casa non abbia principi morali? Cioè butti per strada un tizio che si rifiuta di chinare la schiena?
Suvvia, potremmo avere fortuna: il tizio ha messo qualche soldo sotto il materasso e non solo ci paga i tre mesi ma ce ne regala uno in più per la nostra offerta. Un altro mondo è possibile, no? | |
Re: Confesso: sono una schiena molle nytimes - 09.09.2005"tutele e privilegi dei nostri profumatissimi art. 1".
Possiamo per favore sfatare il mito che tutti i giornalisti assunti siano dei privilegiati strapagati? E che siano loro la causa di tutti i mali di precari e atipici?
Per chi se lo fosse dimenticato la controparte continua ad essere rappresentata dagli editori.
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Chiara... golda - 09.09.2005... Nessuna retorica. Mai detto di cambiare lavoro, anzi: RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE. Ma con un pizzico di dignità, amor proprio e amore per quello che questo mestiere dovrebbe essere.
NNNNN: io ho fatto una bella gavettona prima di ottenere uno straccio (ma veramente uno straccio) di contratto, per cui non mi dici nulla di nuovo. Lo scandalo sono le illusorie fabbriche di disoccupati e di precari con esame finale, senza garanzie di contratto e con la sola possibilità di far beare qualcuno del fatto di avere il tesserino amaranto in tasca. Tutti problemi triti e ritriti, tutte cose che già sanno tutti quanti, in testa quelli ai quali tu vuoi trasmettere queste parole e che stanno dove sono anche grazie al fatto che tanti, tantissimi co.co.co. proni e - a quanto sembra - ben contenti di esserlo consentono loro di non fare un bel niente. Ciao! | |
Re: Confesso: sono una schiena molle EN - 09.09.2005| Beh, non è che anche tra i giornalisti con contratto a tempo indeterminato le schiene dritte abbondino... Direi che il nostro Co.co.pro è sulla buona strada per l'assunzione definitiva. | |
EN... golda - 09.09.2005| ... Se la mettiamo su questo piano, finiamo con il "signora mia". Ciao! | |
Re: Confesso: sono una schiena molle EN - 09.09.2005Signora mia, direi che l'articolo è sul piano del "signora mia", così come i post successivi: da una parte il poveraccio che pur di mangiare è disponibile a tutto (e lo capisco); dall'altra i senatori che lo redarguiscono dall'alto del loro status (e li capisco un pò meno) come se il giornalismo non fosse fatto soprattutto di onesti pennivendoli che campano scrivendo marchette (ci vogliono anche quelli, Giorgio Bocca o Indro Montanelli si diventa, non si nasce - vedi le marchette che facevano loro prima di diventare Giorgio Bocca o Indro Montanelli).
Ciao. | |
Re: Confesso: sono una schiena molle giolli - 09.09.2005Essere liberi, per davvero, ha un prezzo. Nessuno costringe questo o quello al difficile lavoro di giornalista. Come nessuno ha l'obbligo di scrivere che dal cielo piovono giraffe rosa (se non è vero :-))). Se lo si fa, allora possiamo parlare di un altro mestiere che con il giornalismo non c'entra.
Giolli | |
Re: Confesso: sono una schiena molle NNNNN - 09.09.2005Caro Nytimes, i nostri contratti non sono certo vitalizi da nababbi, ma quantomeno raggiungono i tre zeri (qualcuno anche quattro o cinque).
Inpgi, Casagit, tutele sindacali, un contratto nazionale, uno stipendio che tale si puo' chiamare: ti sembra poco?
Prendi la tua busta paga, pensa alle tue garanzie contrattuali, previdenziali e sindacali. Magari anche i patti integrativi.
Poi pensa a chi viene pagato 600 euro al mese con un contratto co.co.co. che fa il tuo stesso lavoro, con il tuo stesso carico, con le tue stesse spese ed esigenze.
Io l'ho fatto e per questo mi sento un 'privilegiato' rispetto a loro.. | |
Re: Confesso: sono una schiena molle Chiara - 09.09.2005| Non mi sembra che il cococo anonimo voglia fare lo schiavo a vita nè mi sembra contento della situazione ma costretto sì. Adesso volete farmi credere voi giornalisti che è stato tutto bello fin dall'inizio? Che avete sempre scritto articoli, fatto interviste e via dicendo di vostro gusto? Ma su, dai. Io agli inizi del mio praticantato legale andavo in posta, correggevo i libri scritti dal mio avvocato, glieli traducevo in inglese... non penso di essere stata una capra ma ciò era la normalità. | |
Onorevole EN... golda - 09.09.2005... Magari sedessi in Senato: guadagneri sicuramente più di quanto guadagno stando sulla mia seggiolina scassata ;-))) Comunque, mi sembra, che il nostro cocopro non volesse condurci nel campo dell'alta deontologia professionale e delle schiene dritte rispetto al "potere": si riferisce più semplicemente all'atteggiamento marchettaro che si ha "battendo i marciapiedi della cronaca", adeguandosi cioè in toto a editori (non proprio tutti gli editori sono esattamente "potenti" anche se possono essere più potenti di te: ci sono anche quelli che vanno e che vengono, quelli che si tengono con un giornale perchè una cassettina di risonanza può sempre far comodo, quelli che non si rendono conto di quello che fanno perchè in realtà non sono editori ma hanno solo ereditato un giocattolino...) che se ne fregano delle situazioni irregolari, sindacalisti che fanno altrettanto e ai prepotenti colleghi con gli stipendi a tre zeri ai quali si trova a dover dire di sì. Sull'atteggiamento da tenere, in un piccolo come in un grande giornale, ognuno fa le proprie scelte, senza sentirsi un eroe o un fenomeno, pagando le conseguenze. Ciao!
PS Giolli, sono completamente d'accordo con te. | |
Chiara... golda - 09.09.2005| ... E' ovvio che all'inizio un caposervizio, fosse anche il più demente della piazza, non affiderebbe a un ragazzino aspirante giornalista un'inchiesta. Tranquilla: le nostre belle feste degli alpini ce le siamo fatte tutti, chi più chi meno. Ciao! | |
Re: Confesso: sono una schiena molle Alessandra - 09.09.2005La retribuzione economica e le garanzie contrattuali dei giornalisti sono state concepite per preservarne autonomia e dignità.
Con i contratti Co.Co.Co. le garanzie contrattuali si perdono cosi' come si perdono autonomia e dignità professionali.
Sembrerebbe un ragionamento banale e scontato, ma forse è meglio ricordarlo a chi si indigna se un poveraccio che pur di campa' e' disposto a calpestare i principi che dovrebbero guidare il nostro lavoro.
Piu' crescono contratti atipici e precariato, più si riduce la liberta' d'informazione in questo paese. Altro che scatti di anzianita', decreto sulle intercettazioni e rinnovo del CNL.
Se questo contratto non si applica quasi piu' nelle nuove assunzioni, cosa ci mobilitiamo a fare?
Sapete quanto guadagna una delle schiene dritte più dritte d'Italia? Cinquemila euro al mese. Si chiama Marco Travaglio...
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Sandra R.... golda - 09.09.2005| ... Non è solo questione di "campare": si può campare in mille modi. E non sono io quella che dice al ccopro di cambiare il suo modo di campare. E' che la minestra che stasera è servita in tavola, cucinata da diversi chefs, è quella: sta a te scegliere se mangiarla con il cucchiaio o ingurgitarla con l'imbuto. Ciao! | |
MI associo con NNNN Astolfo - 09.09.2005 ...e dunque, di rimbalzo, con questo nostro povero e bistrattato cocopro.
E lo faccio, lo confesso, per imbarazzo etico personale: art. 1 da oltre 10 anni, redattore esperto senza nota spese gonfiate nè fringe benefits alla Rcs, ogni volta che vedo passare un collega del nostro cococpro -mentra fa, essenzialmente, il mio stesso lavoro per una frazione del mio stipendio- e mi ricordo della cifra in fondo alla mia busta paga (e la Casagit, e gli scatti di anzianità e il resto...) mi sento un privilegiato totale, e dunque ho veramente vergogna.
Quando parlo con i colleghi all'estero, poi, non ti dico...
Dunque, pur capendo la manfrina delle schiene dritte, la nobile vocazione dell'informazione, Montanelli, Bocca e tutto il resto, non me la sento proprio di dare lezioni di morale ai precari.
Anzi, se posso -e, lo confesso ancora, per calmare la mia coscienza sporca e spegnere il fuoco nella mia coda di paglia- li invito a pranzo, gli pago il taxi o gli faccio qualche telefonata per cercare di aiutarli.
Insisto: non è un atteggiamento valido sindacalmente o professionalmente o politicamente o anche moralmente. Ma non so cos'altro fare. | |
Re: NNN nytimes - 09.09.2005Io quando vedo un collega costretto a tirare a campare come cocopro o come collaboratore pagato a pezzo non mi sento un privilegiato. Penso con tristezza alla sua situazione, che è stata la mia fino a qualche anno fa. E penso che la colpa sia degli editori, non di chi ha avuto una regolare assunzione.
Se io, articolo 1 con il minimo contrattuale e zero scatti di anzianità, guadagno 1.500-1.600 euro al mese, ossia 200 euro in più di mia moglie che fa l'impiegata - e quindi non fa gli orari che faccio io e non lavora il sabato -, non mi sento un privilegiato. E non mi sentirò tale neppure tra dieci anni quando avrò lo stipendio uguale al tuo. | |
Re: NNNN e Astolfo nytimes - 09.09.2005| ps: NNNN scusa il mix che ho fatto, il riferimento ai dieci anni era al post di Astolfo | |
Re: Confesso: sono una schiena molle Alessandra - 09.09.2005Topo Gigio, che tempo fa lassu' sulla Luna?
Perchè è da li che sembri scrivere i tuoi commenti, fuori dal mondo, lontano dalla realtà. Cdr? Ma cosa può fare un Cdr per tutelare un collega atipico? Organizzare una colletta per pagargli le spese mediche e una diaria in caso di malattia? Lo sai che in caso di malattia i CoCoCo non vengono pagati? Nemmeno ferie tanto per dirne una. Non solo, il rapporto puo' essere interrotto in qualiasi momento: magari proprio quando il giornalista atipico 'denuncia' pressioni o si lamenta in quale modo. Magari mettendo in mezzo anche il Cdr.
Caro TopoGigio lunare, le tutele contrattuali e sindacali esistono per un motivo preciso: tutelare il lavoratore. Con i contratti atipici questa tutela non esiste. Altro che Cdr..... | |
Re: Confesso: sono una schiena molle NNNNN - 09.09.2005Attenzione ad usare bene le parole.
Topo Gigio parla di "colleghi non assunti". In questo insieme rientrano colleghi precari (assunti a tempo determinato ex art. 1 o art. 2) tutelati comunque da un contratto nazionale e da regolamenti e disposizioni "sindacali".
Ma esiste una categoria diversa, gli atipici, che di fatto sono lavoratori con rapporto subordinato, ma pro forma sono mascherati da collaboratori co.co. o a progetto.
Questi (documentatevi su questo tipo di contratto) hanno retribuzioni misere (500, 600 euro lordi) e nessuna tutela
contrattuale, previdenziale e sindacale.
Rompi i maroni? Non ti sta bene quel che ti chiedo? Bene,
licenziato, e avanti uno dei cento che bussano dietro la porta
dell'editore. Magari appena usciti da una Scuola di Giornalismo...
Non giustifico quel che scrive l'Anonimo atipico, ma quantomento lo comprendo e lo compatisco. Per questo strappero' la tessera del sindacato se entro tempi strettissimi non si prenderanno provvedimenti decisi e intransigenti contro l'utilizzo di questi contratti atipici per i giornalisti (e questa vertenza puo' essere un un inizio, magari all'Ergife a Roma)
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Raddrizza la schiena o cambia mestiere, coco Sandro De Rossi - 09.09.2005Sui "marciapiedi della cronaca" c'è poco da prostituirsi: che fai, prendi buchi per compiacere? Ti inventi un ladro per leccare il culo?
Hai l'aria di un cacciaballe un po' menoso.
***
Oltretutto dovresti sapere che un sacco di free-lance malpagati hanno la schiena dritta e le palle al loro posto.
Per contro, nel mestiere ci sono un sacco di prostituti con stipendi da tre zeri e anche più. Sono quelli che non battono marciapiedi ma bouvette e segreterie.
Come vedi, non è obbligatorio un nesso tra stipendio e schiena curva.
Allora dai retta: non dare la colpa al destino cinico e baro, ma cerca di fare il giornalista come si deve o cambia mestiere.
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Re: Confesso: sono una schiena molle NNNNN - 09.09.2005Lapis, prostituirsi nei marciapiedi della cronaca? Dallo Sport all'Economia, dalla Politica alla Cronaca rosa ci sono mille modi di farlo... La cronaca non e' solo la nera o la giudiziaria, ma si sa che nei quotidiani (visto che si copiano le agenzie) le uniche cronache degne di questo nome sono quelle di cui parli tu...
E non e' solo di soldi che parla l'atipico di sopra, ma di tutele e di garanzie... | |
Siamo nella merda perchè siamo gli unici al mondo... Sandro De Rossi - 10.09.2005Confondiamo mille cose che non c'entrano. I soldi (e i 'diritti', che sono la stessa cosa) con la dignità, il destino con le condizioni di mercato, e avanti così.
***
Viviamo su un altro pianeta (un pianeta oggettivamente o idealmente privilegiato), e quando ci capita di toccare terra non capiamo perchè quel (teorico) paradiso è tutto miele per una certa frazione, ma un disastro per la massa: precariato, sfruttamento, calci in culo... stagisti a quarant'anni con prole!
***
Le spiegazioni oggettive sono molte, ma una sovrasta tutte, secondo me.
Noi non abbiamo forza e capacità contrattuale.
Un po' (1) perchè siamo dei pirla illusi da una ideologia del privilegio (non normali lavoratori, ma gente con una missione superiore: "paladini della libertà", per esempio, è scritto già nella quinta riga là sopra);
Poi (2) perchè nelle aziende grandi dove siamo aggregati c'è molto potere, che noi riusciamo a trasformare in un mare di soldi (prendi uno stipendio Rai anche della sede di Roccacannuccia, e vedi un po' se non è roba da matti in rapporto alla produttività; ad Aosta -altro esempio- sono un esercito per informare un quartiere di 140 mila persone), creando dunque l'illusione di un paradiso per tutti, e cioè creando una massa di "paladini" illusi che pensano di appartenere alla stessa categoria dei cherubini. Per questo, tra l'altro, quando c'è una crisi aziendale corrono tutti a farsi i cazzi propri: è un individualismo che nasce da questa debolezza.
***
E poi (3)... poi perchè non abbiamo un sindacato.
***
Ma come? Non c'è la Fnsi?
Purtroppo sì: è quello che ci frega. SIAMO FORSE L'UNICA CATEGORIA SUL PIANETA TERRA AD AVERE UN SINDACATO MONOPOLISTA. Come le corporazioni del Duce!
Non abbiamo una roba tipo Cgil, Cisl, Uil e magari qualche autonomo: abbiamo un'unica struttura burocratica che non ha nessun interesse a competere con chicchessia.
***
Se la stagista quarantenne con le foto dei figli fosse vista in redazione da uno della Cgil -dico a capocchia-, questo qui avrebbe tutto l'interesse a farsela socia. Se poi in quella redazione arrivasse uno della Uil il giorno dopo, avrebbe tutto l'interesse a sbattersi per spiegare agli altri che queste ingiustizie colpiscono tutti. Insomma: se due o tre trottassero in quella redazione, salirebbe il livello di competizione. E tutto il resto.
***
Il nostro problema è che proprio Cgil, Cisl e Uil ci hanno regalati -nel dopoguerra- al mono-sindacato, e non s'impicciano della signora con le foto dei figli, e tantomeno della massa di precari super-sfruttati.
Non c'è una spinta alla consapevolezza, e dunque alla contrattazione.
***
Di conseguenza il mono-sindacato si è bevuto il cervello, e non ha nemmeno più bisogno di cercarsi il consenso (e la contrattazione): e non a caso i suoi iscritti sono sostanzialmente i giornalisti nell'area dei garantiti, e non certo i precari.
Per di più, il mono-sindacato ha iniziato a farsi finanziare dall'Ordine: e questo significa che praticamente LA FNSI HA SEMPRE MENO BISOGNO DI ADESIONI PER SOPRAVVIVERE, MENTRE CONTEMPORANEAMENTE IMPEDISCE A CHIUNQUE DI ENTRARE NELLE REDAZIONI A VEDERE GLI STAGISTI DI QUARANT'ANNI.
E nessuno, tra le altre organizzazioni, ha la forza per iniziare a sindacalizzare i giornalisti.
***
Non so se mi spiego: non ne usciremo, finchè restiamo nella merda del privilegio. Vero (per pochi) o presunto (per tutti gli altri) che sia.
***
Mah, chissà, però... se proprio il Barbiere cominciasse a suonare la tromba...
Ma no, scusate. Era un'idea di passaggio.
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Lapis, tu me piacis Cesarone Vostro - 10.09.2005| Ah Coso, a Lapis, e tu me piaci proprio. E volevi mannà i sordati in Iraq, e mo' m'attacchi puro la Effeenneessei. Aho, ma allora sei dei nostri!! Finarmente uno che lo dice. Mo' ne parlo co' Belpietro..... Un abbraccio fraterno | |
Re: Confesso: sono una schiena molle nytimes - 10.09.2005Non mi convince l'abbinamento tra la questione etica e deontologica e quella contrattuale.
Come è stato ricordato anche nei post qui sopra, si può mantenere dignità pur nella condizione di precariato. E come purtroppo si può constatare leggendo alcuni quotidiani nazionali e su guardando alcuni Tg, l'assunzione a tempo indeterminato non porta automaticamente con sè anche la «schiena dritta». Si può essere servi anche con uno stipendio a tre o a quattro zeri.
Condivido le critiche di Lapis al sindacato unico. Ma penso anche che nessun discorso possa prescindere da un dato di fatto: il posto per tutti non c'è. I giornalisti in Italia sono quattro volte di più rispetto ai posti disponibili nelle redazioni. Si può anche contestare agli editori il ricorso spudorato ai contratti atipici o alle collaborazioni esterne. Ma è illusorio pensare che per tutti gli iscritti all'ordine vi possa essere un articolo 1. | |
Re: Confesso: sono una schiena molle Thai Ler Dar Den - 10.09.2005Cari colleghi, sembra che nessuno riesca a vedere il problema di fondo, questione che angoscia
non solo la categoria, ma tutto il paese: il nascente conflitto generazionale.
Da circa un decennio, chiunque entra nel mercato del lavoro
del belpaese, qualunque sia la professione (intellettuale) che intende svolgere,
deve fare i conti con la precarietà come regola di vita.
Non è un passaggio temporaneo.
Non è una naturale gavetta.
Questa è la nostra vita.
E sta finendo un minuto alla volta.
Si tratta di una linea politica, tracciata dai padri, per escluderci
dalla stanza dei bottoni.
La precarietà viene interpretata come un effetto del mercato del lavoro
flessibile. In realtà è un mezzo, un potente strumento di controllo
sociale.
E questo strumento non opera, come accade altrove, su tutta la società,
agisce invece solo su alcuni nuclei di popolazione, discriminati in base all'età.
I giovani, laureati o non, con master o senza, provenienti da
scuole dell'ordine o non, si ritrovano a fare gavette infinite e miriadi di
lavoretti notturni per arrotondare.
Vengono pagati pochi euro al mese, in cococo, a progetto o addirittura a cottimo.
E questo ben oltre la giovinezza, ben oltre i 30, alle volte ben oltre i 40.
Con buona pace dei post-it di bertinotti credo che nessun politico
(a destra come a sinistra) intenda risolvere la questione. Nel paese dei vecchi,
non giova.
A sinistra se la prendono con la legge 30 del presente governo, dimenticando
che il Pacchetto Treu non è un'opera della destra, ma di chi un tempo
fu di sinistra. Tutti reclamano l'intervento di ordini, istituzioni, sindacati.
Ma questi soggetti tutelano chi i diritti ce li ha già, non chi li "dovrebbe"
avere.
Si parla di articoli 1, ma il vero articolo 1, quello della
nostra Costituzione, tutti lo dimenticano: L'Italia è
una Repubblica fondata sul lavoro.
Per questo propongo una modifica: L'Italia è un'Oligopolio
fondato sul lavoro precario e sfruttato delle giovani generazioni.
Personalmente ritengo che la scelta dell'anonimo, la trasformazione
da vittima a complice, sia solo l'ennesima martellata che infligge ai propri,
ridotti, testicoli.
Thai Ler Dar Den
Vedo nei
giovani italiani gli uomini più forti e intelligenti mai esistiti.
Vedo tutto questo potenziale. E lo vedo sprecato.
Porca
puttana, un'intera generazione che pompa benzina, serve ai tavoli, risponde
ai numeri verdi. O schiavi con i colletti bianchi.
La pubblicità
ci fa inseguire le macchine e i vestiti. Ci costringe a fare lavori che odiamo
per comprare cazzate che non ci servono.
Siamo i figli di mezzo della storia: non abbiamo né uno scopo, né
un posto.
Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinti che un giorno saremmo
diventati miliardari, miti del cinema, rockstar.
Ma non
è così.
E lentamente
lo stiamo imparando.
E ne abbiamo, veramente, le palle piene!
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Lapis... golda - 10.09.2005| ... Sul sindacato sono completamente d'accordo con te e non sono fiduciosa per il futuro: il sindacato è fatto da nostri colleghi, quegli stessi che ai congressi sentenziano e poi tollerano per anni l’irregolarità nelle loro redazioni. Per la questione di una domanda di lavoro troppo superiore all'offerta... Il discorso a mio parere è un altro ancora. Generalmente una collaborazione non si nega a nessuno ma a nessuno viene mai detto apertamente che la barca (quella del lavoro di giornalista in Italia) è piccola e non tutti possono salirci. Anzi, si incoraggia pure la gente a "studiare da giornalista". Poi esiste la realtà della selezione naturale e subentrano un sacco di varianti che sfuggono al nostro controllo. Poi, ormai consapevoli che la differenza la fa solo un contratto, ci si ritrova a essere "necessari ma non insostituibili" in una guerra tra poveri. Poi - per alcuni eletti prima, per moltissimi altri molto, molto poi - arriva finalmente un'assunzione sudata quanto contrattualmente inadeguata rispetto al ruolo effettivo, all'esperienza fatta e agli anni passati nell'incertezza. Ma è pur sempre un piede sulla barca. Ora, nessuno pretende l'articolo 1 al primo colpo, i rimborsi e i benefits. Ma a mio parere è inaccettabile sotto tutti i punti di vista (oltre che elemento che determina una certa "stagnazione" del problema) il fatto che tante redazioni restino aperte grazie al consenso muto di collaboratori e precari disperati e disposti a tutto (per uno che se ne va, cento se ne presentano), di articoli 2 che si assumono responsabilità che non spettano loro, di articoli uno con mansione specifica ma senza qualifica, senza che nessuno, nemmeno il fiduciario di redazione, si sogni di far presente non dico all'editore, ma almeno al direttore che forse qualcosa dovrebbe essere fatto. Ciao! | |
Te ringrazio, Cesarò Sandro De Rossi - 10.09.2005Viste le repliche, ecco qualche noticina.
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nytimes - Davo per scontato che l'offerta di lavoro giornalistico è enormemente superiore alla domanda. Ma proprio qui torna il problema del sindacato: non riuscire a imporre un minimo di decenza contrattuale, significa anche incrementare il precariato. Con un minimo di decenza contrattuale, e di controllo sindacale, vedi come è interesse degli editori non fare i furbi come fanno. Per ogni stagista di quarant'anni un miliardo di multa dell'ispettorato... Tranquillo che la smettono subito.
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Thai eccetera - Il conflitto generazionale non è nascente: è già grosso come una casa, ed è tremendo già ora. E' solo mascherato, e in particolare nella nostra categoria è mascherato da una coltre di illusioni. Prendi gli iscritti Fnsi e guarda due cose: livello di contrattualizzazione ed età media. Poi vedi come vanno quei due valori tra i precari. E scopri proprio che, tra l'altro, la Fnsi alimenta anche il conflitto generazionale, dato che in pratica abbandona i giovani e i precari. Quando poi questi vanno nella merda, l'unica cosa che sa fare la Fnsi è mandarli dagli avvocati. E i giovani non capiscono che, così, sono fregati in partenza.
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Golda - Non affidarti alla buona volontà di cdr e fiduciari. FINCHE' NON NASCE UN SINDACATO OLTRE ALLA FNSI -CIOE' UNA DIALETTICA E UNA COMPETIZIONE INTERSINDACALE- NESSUNO DI LORO HA UNA STRUTTURA CUI APPOGGIARSI.
E anche i pochi che ci provano, stai sucira che non serve a nulla, come ben si vede nella realtà di ogni giorno.
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Cesarone - Te ringrazio. Dije a Belpietro che io 'sò qua. Dato che da un po' de tempo anch'io sò precario, un contrattino nun me dispiacerebbe proprio!
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siete tutti dei vili..... Terronzio - 10.09.2005Ma come? Ordine e FNSI sono costretti ad andare sino in Cina per spiegare il loro lavoro e voi osate criticarli? Ma lo sapete che invece dei "viaggi istituzionali" (memorabile quello fatto in Brasile) costoro preferirebbero stare in Italia a lottare per i nostri diritti?
Ma cosa avete al posto del cuore? (...barbié si faceva per sdrammatizzare...) | |
Lapis... golda - 10.09.2005... Infatti da tempo ho smesso di aspettarmi qualcosa da qualcuno. Come si dice? Preferisco sbagliare da me! Ciao!
Ps Per quanto riguarda i viaggi di scambio culturale in Cina, ricordo che negli anni Ottanta c'era stato un tizio che ne aveva fatto uno memorabile portandosi dietro una delegazione che sembrava quella del circo Barnum in tourné... O tempora, o mores! | |
Re: Lapis e gli altri nytimes - 11.09.2005Lapis, non mi riferivo al tuo intervento quando parlavo di mancanza di consapevolezza sulla sproporzione tra domanda e offerta.
La tua analisi è lucida. Non altrettanto quella dell'anonimo che ha dato il via al dibattito o quelle di altri che spesso sul Barbiere si lamentano della propria condizione chiamando in causa ora il destino cinico e baro, ora i raccomandati, ora gli stagisti che stanno due mesi in redazione. Senza però mai aprire gli occhi sulla realtà: il posto per tutti non c'è. Che invece è il punto nodale. Per questo condivido anche il discorso su illusioni e false promesse alimentate da Ordine e sindacato. | |
Re: per Lapis e nytimes Thai Ler Dar Den - 11.09.2005 Lapis,
concordo che il conflitto generazionale è già esistente ed è
pure grosso.
Con "nascente" intendevo che non siamo ancora giunti allo scontro,
che non si è ancora arrivati ad una lotta vera e propria, ad un conflitto
sociale con visibili effetti.
Ciò succederà in un prossimo, non lontano, futuro. Alcuni segnali
già ci sono.
Alcuni prodotti editoriali già lo enunciano, come ad esempio l'interessante,
anche se non ottimo, romanzo del collega Giuseppe Caruso: "Chi ha ucciso
Silvio Berlusconi", decente analisi della condizione in cui vive la prima, intera,
generazione di giovani precari italiani.
Il mio appunto sullo scontro tra giovani (non tutelati) e vecchi (che non intendono
mollare l'osso) si riferiva a tutte le categorie, non solo alla nostra.
Per fare la prova del nove, ti basta parlare con qualsiasi neo-avvocato, neo-ingegnere,
neo-dottore, neo-architetto... siamo tutti nella medesima barca, anzi: bagnarola!
Per quanto riguarda la FNSI hai pienamente ragione: ha scelto di abbandonare al
loro triste destino tutti i giovani e i precari.
Nytimes,
ti vorrei dire che hai ragione: non c'è posto per tutti. Però
per i bravi e i capaci, in un paese civile, un minimo di spazio dovrebbe esserci.
Come dovrebbe esserci un po' di sano e biologico riciclo.
Perchè, come natura insegna, le giovani leve sono la linfa vitale di
qualsiasi sistema. Altrimenti il sistema muore, si estingue come fecero i dinosauri.
Ed è proprio questa la causa maggiore della perdita di competitività
del belpaese: siamo rimasti agli anni '60, pensiamo di essere ancora nei ruggenti
anni del boom, viviamo ormai intrappolati in un felliniano ricordo.
Ciò perchè, chi ha (ancora) in mano le redini, aveva
vent'anni allora e pensa di averne venti pure oggi. Anche se ormai ha passato
da un pezzo i 60. E per questo non c'è lifting che tenga.
Thai Ler Dar Den
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Re: Confesso: sono una schiena molle nytimes - 12.09.2005I vecchi che non vogliono mollare l'osso? Sì, può essere. Anche se in molti casi non sono in condizione di farlo perché non tutti hanno i requisiti per lasciare e andare in pensione. E comunque non mi sembra che le redazioni siano poi così piene di dinosauri. Certo l'ordine ci mette del suo, basti pensare alla battaglia fatta (Franco Abruzzo in testa) per estendere ai giornalisti il superbonus previsto per chi rimanda l'uscita dal mondo del lavoro. Ma non credo che il problema della scarsità di assunzioni sia la mancanza di turnover. Resto dell'idea che vi sia troppa sproporzione tra domanda e offerta.
Bisogna infatti tenere presente che ogni anno diventano professionisti più di mille colleghi e che attualmente i giornalisti iscritti all'Inpgi come lavoratori attivi sono «15.779 (+ 942 unità, pari al 6,35% rispetto al 2003) così ripartiti: 13.066 professionisti, 1.607 pubblicisti, 1.106 praticanti» (fonte: bilancio consuntivo 2004 da www.inpgi.it). Questi numeri, a fronte dei circa 90 mila iscritti all'ordine, spiegano già molte cose.
Può darsi che ci sia un certo ricorso ai cocopro (ma penso soprattutto nelle piccole testate, le grandi sono più sotto controllo: piuttosto aumentano il numero dei collaboratori esterni, ma in redazione quasi tutti hanno un contratto. Magari a termine, ma ce l'hanno), tuttavia credo che anche obbligando gli editori a trasformare i cocopro che stanno in redazione in articolo 1 (quelli che possono permetterselo: sappiamo bene infatti che a fronte di molti pescecani ci sono anche piccoli editori di piccoli giornali che a malapena chiudono i bilanci in pareggio) la sproporzione resterebbe.
Sono convinto che se non nasceranno nuove testate sarà difficile immaginare un futuro roseo per chi si avvicina oggi alla professione. | |
Re: Confesso: sono una schiena molle Thai Ler Dar Den - 12.09.2005nytimes,
il mio appunto sul "mollare l'osso" era un discorso in generale: è
un problema che strangola tutto il Paese, non la sola categoria dei giornalisti.
Un esempio, da quel residuo di medioevo che è il mondo
accademico: quanti professori universitari, oggi 60enni, sono diventati di ruolo
a 27?
E quanti giovani ricercatori-dottori (oggi sfruttati oltre i 40anni) lo
saranno prima del giro di boa della mezza età? Io credo pochi, visto
che al massimo possono sperare in un contratto di prestazione d'opera, un assegno
di ricerca o amenità simili.
In televisione ho recentemente visto un servizio su un progetto sviluppato dal
Polimi con un'università tedesca. Sedevano alla stessa cattedra i professori
milanesi e i professori tedeschi, di fronte il pubblico di studenti. I baroni
del Polimi avevano tutti i capelli argentei, mentre il professore tedesco sembrava
fuori luogo, in quanto coetaneo dei poveri studenti che seguivano la conferenza.
Ed è la stessa solfa ormai per qualsiasi professione:
ingegneri, architetti, avvocati, dottori, storici, etc, etc, etc. Anche quelle
che un tempo si consideravano tutelate, persino i bancari.
Credo sia sotto gli occhi di tutti, solo che pochi hanno la
coscienza di dirlo: abbiamo i due candidati premier che sfiorano i 70anni, invece
nel resto d'Europa le cose cambiano. Certamente in tutti i paesi, europei e
non, i "grandi" (intesi come grandi firme, grandi professori o grandi
professionisti) lavorano e continuano a lavorare fino alla tomba, ma questo
è solo un bene. Il male è che (solo da noi) nessuno ormai considera
come "vitale&naturale" il passaggio di consegne, non si costruisce
una linea di successione, non si insegna una professione né si lasciano
strade tracciate per chi viene dopo.
C'è chi li chiama i padri-vampiri. Per me sono solo degli
ipocriti arraffoni che si sono mangiati i figli della mia generazione, ovvero
i loro nipoti.
Le pensioni sono certamente un altro oneroso problema. E anche
qui i giovani avrebbero da dire la loro, visto che ormai sono tutti inseriti,
a seconda della categoria professionale, nelle fin troppo note "gestioni
separate".
Certo, come dici tu, l'ideale sarebbe essere come i tedeschi:
tanti editori, tante testate, tanti lettori, tanto mercato. Purtroppo non siamo
teutonici e ci dobbiamo arrangiare col nostro risicato mercato editoriale. E
qui hai perfettamente ragione: la sperequazione tra domanda e offerta è
un enorme scoglio.
Eppure c'è chi ancora illude i nuovi boccioli che il
giardino sia bello e curato, mentre alla prossima gelata rischiamo di far appassire
tutti i fiori: contrattualizzati, precari, liberi professionisti, collaboratori
esterni, cococo, cocopro e coccobelli vari.
Thai Ler Dar Den
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Re: Confesso: sono una schiena molle idraulico - 13.09.2005Anche io mi trovo nella stessa situazione di precariato con un co.co.co attivato nel 2000 per lo più sono anche una categoria protetta, per cui la legge dovrebbe prevedere anche le assunzioni. Uso il condizionale perchè quando l'ho fatto presente all'Ufficio personale mi hanno risposto: "Sebbene categoria protetta, lei ha il tesserino professionale dell'OdG, quindi svolge una prestazione intellettuale, pertanto l'essere categoria protetta non la riguarda più".
Come dire Pax et Bonum.... | |
Idraulico topo gigio - 13.09.2005| questa vorrei capirla meglio. | |
Re: Confesso: sono una schiena molle golda - 13.09.2005| In effetti non è proprio chiarissimo, anche perchè non capisco a che genere di contratto ci si riferisca... Ciao! | |
caro Thai Ler Dar Den topo gigio - 13.09.2005mi auguro con tutto il cuore che tu non veda mai un vecchio film di buona fantascienza del '73, "2022, i sopravvissuti" e anche che tu non legga mai il libro da cui e' tratto.
Paura :-) | |
Re: Confesso: sono una schiena molle Smart Mobs - 13.09.2005Niente di più ipocrita di quei dipendenti giornalisti che esortano i precari a cambiare mestiere. Lo sapete anche voi, cari art. 1: siete succubi voi per primi del panorama giornalistico più omologato che si sia mai visto dai tempi del fascismo, e dei vostri piccoli interessi di bottega, almeno non venite a fare la morale a noi precari (e non “giovani che fanno la gavetta” come opportunistacamente si fraintende). Voi che pensate sia sufficiente lavarsi la coscienza con scioperi/farsa ogniqualvolta il sindacato miope vi chiama a raccolta, ed eccovi allora veri radical a tempo determinato: giusto quanto basta per conservare i privilegi che già ampiamente tutelano le vostre ferie, la vostra anzianità, la vostra tredicesima e quattordicesima e la presunzione snob con cui giudicate le condizioni e contraddizioni e disagi di noi personale satellite. Avanti o popolo, dunque, per poi tornare alle vostre beneamate seggiole e alla macchinetta del caffè a ridacchiare, mentre il vostro lavoro lo stanno facendo degli sfigati in cambio di quattro lire. E’ ormai normale no? Come è normale che mentre stavate a sollazzare sulle spiagge quest’estate doppiamente retribuiti, i vostri turni li coprivano degli sfigati a gratis, sfruttati fino al midollo con l’alibi fantoccio della formazione pemanente, pur lavorando da anni, pur essendo professionisti, vedi caso Imberti, vittime di un sistema che ha semplicemente reso immensa la loro ricattabilità.
Voi sbraitate da dietro la vostra campana di vetro contrattuale divenuta anacronistica (e lo sapete), molti di voi sono alienati per eccesso di garanzie (e lo sapete e vedete) e vi ostinate a non percepire a non farvi carico delle modalità con cui i tempi cambiano: non vi va di annusare il fatto che le iniquità e le discriminazioni nei confronti dei più giovani in quanto tali stanno raggiungendo livelli intollerabili. Superato il primo imbarazzo nel lavorare con identiche mansioni, responsabilità, preparazione e risultati, affianco di un collega precario a 600 euro e rinnovo quindicinale del contratto, ormai è divenuto normale. Del resto la legge trenta non l’avete mica fatta voi, e però guardacaso evidentemente fa comodo anche a voi, vi fa comodo sgravarvi di buona parte di quel lavoro del quale rivendicate ad ogni piè sospinto la nobile vocazione.
Ora bisogna capire cosa sta succedendo, chi è il nemico, quali interessi a questo punto vi stanno a cuore: se la professione, o il vostro sacrosanto orticello.
Voi sbraitate sulla libertà di espressione, e altre amenità del genere, già ridotte da tempo ad altarini senza senso, e non vi rendete conto che calpestate diritti ben più radicali ogni sera, ogni volta che salutate i tre, quattro stagisti e i dieci quindici precari che se ne vanno a casa dopo un giorno di lavoro gratuito o semigratuito (e sempre più spesso professionale). Siete adulti, voi quarantenni o sù di lì, ultravacinati, eppure fate orecchie da mercante come gli ignavi del primo girone. Non vi rendete conto di quanto è ignobile la connivenza della maggioranza di voi nello sfruttamento che le aziende attuano sulle nostre spalle, nè che forse avremmo bisogno del vostro appoggio chiaro e consapevole. utto ciò vale per i giornalisti ma è un discorso generale e culturale, come dice bene Thai Ler Dar Den: intere generazioni di laureati, omai trentenni, che il sistema sta relegando ai margini dell’economia pur sfruttandone appieno la capacità produttive, che il brillante escamotage della flessibilità trasforma ogni giorno in plusvalore puro per l’economia degli adulti. Economia che comprende anche il vostro più o meno lauto buquet di euro mensili.
Se vi sta a cuore la professione, non è contro gli sfoghi di noi precari che dovete accanirvi, ma con chi ha deliberatamente innescato queste aberrazioni, perché costoro si avvalgono anzitutto della certezza della vostra complicità. Vi pagano anche per questo, perché tacciate. E voi state tacendo, con in tasca lo straccio per pulire i vetri della vostra inutile macchina nuova. | |
Re: Confesso: sono una schiena molle stefano - 14.09.2005| Se tu avessi, e come te tutti i colleghi come te, un briciolo di dignità andresti a fare il "lecca" scaricando casse di frutta ai magazzini. Se non altro la qualità degli aranci non ne risentirebbe quanto ne risente l'informazione in Italia del vostro lecchinaggio. E tu la pagnotta te la guadagneresti più onestamente. | |
Re: Confesso: sono una schiena molle nytimes - 14.09.2005Caro Smart Mobs, innanzitutto benvenuto nel forum.
Condivido la critica ai colleghi che invitano altri colleghi a cambiare mestiere e per quanto mi riguarda ho sempre insistito sul fatto che tutti abbiano il diritto di provarci pur sapendo che non sarà facile. Ma ho sempre insistito anche su un’altra questione, come forse avrai letto più sopra: spesso manca consapevolezza sulla reale capacità di assorbimento da parte delle redazioni. La sproporzione tra domanda e offerta di posti di lavoro da articolo 1 non è un’invenzione e rimango dell’idea che se non nasceranno nuove testate giornalistiche sarà difficile riuscire a dare prospettive concrete ai tanti che si avvicinano alla professione.
Il tuo sfogo si può comprendere, per lo meno io che ho vissuto fino a qualche anno fa la tua stessa condizione lo comprendo, ma molti dei contenuti del tuo post non sono condivisibili. Ad esempio la questione di tredicesima, quattordicesima e ferie: hai mai visto un operaio (o un impiegato) ingaggiato con contratto atipico dire all’operaio (o all’impiegato) assunto a tempo indeterminato che quelli sono «privilegi»? Perché dovrebbero allora esserlo per i giornalisti?
E poi soprattutto l’idea di fondo del tuo intervento secondo cui la controparte dei precari e degli atipici non sono gli editori che si approfittano di loro, bensì i giornalisti assunti. Che tu accusi di connivenza e descrivi, tutti indistintamente, come fankazzisti che passano il tempo alle macchinette o che vivono da parassiti sulle spalle degli stagisti. Mi sembra la fiera dei luoghi comuni, hai solo dimenticato di dire che tutti quelli che hanno un lavoro lo devono solo a una raccomandazione. Se tra qualche giorno, e te lo auguro, tu fossi assunto in una redazione passeresti automaticamente da povero lavoratore sfruttato a professionista della macchinetta del caffè? Cerca di essere serio.
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Re: Confesso: sono una schiena molle maraschina - 14.09.2005nytimes, a scanso di equivoci: ho anni di lavoro e pezzi non male sul groppone, non sono una ragazzina, non sto a guardare, sono laureata e professionista e non accetto stage e tre euro a pezzo. E non voglio un'assunzione!! A margine: non mi presento neppure dai caposervizio preceduta da una telefonata, "ti mando una persona, vedi che puoi fare", se non è al lavoro che si fa riferimento. Quello che tu continui a non capire è non c'è più nessuna concorrenza. La concorrenza si fa sulla qualità, non sul ribasso selvaggio. Fanno cartello, lo capisci o no? E nessuno dice nulla. Il mondo di cui parli tu non esiste più, nessuno con quello che hai fatto tu oggi si compra non dico una casa, ma un'auto. Questo è il quadro generale.
E non hai risposto alla mia domanda: a cosa è agganciata la tua retribuzione? Ai soli numeri di posti e aspiranti? O no? E perché? | |
Re: Confesso: sono una schiena molle nytimes - 14.09.2005| La mia retribuzione è agganciata al contratto di lavoro. Che c'entrano i numeri del mercato? Sono legate al mercato le retribuzioni dei metalmeccanici o dei bancari? | |
Re: Confesso: sono una schiena molle maraschina - 14.09.2005| Non ho parole. | |
Solo un'altra cosa maraschina - 14.09.2005
"Dal lavoro è risultato che i precari dell'informazione producono ogni giorno una quota tra il 45 (Giornale di Sardegna) e il 75 per cento (Unione Sarda) delle notizie pubblicate dai tre quotidiani sardi".
Visto che ti piacciono i dati, vatti a vedere questi
http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=14109
li ha prodotti l'Odg, puoi fidarti. | |
Re: Confesso: sono una schiena molle nytimes - 14.09.2005L'avevo già letto. E in ogni caso io non o mai messo in discussione i grandi numeri del precariato. Ma se L'Unione Sarda e il Giornale di Sardegna fanno un ricorso spudorato ai collaboratori esterni la colpa è degli editori o dei redattori assunti?
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Re: Confesso: sono una schiena molle Smart Mobs - 14.09.2005Ogni sfogo cade nei luoghi comuni, peccato che spesso consentano di individuare i punti nodali delle questioni. Caro nytimes, con sincero rispetto, tu non hai proprio messo a fuoco il problema. Soprattutto quando mi chiedi se ho mai visto un operaio precario considerare “privilegi” i residui di quel reperto archeologico che è lo Statuto dei Lavoratori.
Ebbene ti dico che non solo lo pensano, ma assieme alle masse di neo-ingegneri, ricercatori, avvocati, architetti, rappresentanti, medici, procacciatori e quant’altri (trentenni), sanno ormai perfettamente che il trinomio Treu/Biagi/Crisi e il cannibalismo imprenditoriale gerontocratico li ha oggi estromessi ab origine dall’accesso a qualunque ruolo professionale ufficiale e da ogni forma di rappresentanza, nonostante i ricchi iter formativi, meriti oggettivi, e pur contribuendo a pieno regime alla vita produttiva del paese. Non è una cospirazione, sono dinamiche naturali basate esclusivamente sulla regola aurea del maggior pofitto, la legge biagi ha fatto il resto: il potere contrattuale delle leve in ingresso deve restare “formalmente” zero più a lungo possibile, il nostro compito è di lavorare per anni al puro scopo di garantirci la continuità del lavoro.
La meritocrazia in italia esiste, ma infinitamente declassata, mortificata, si dibatte nel sottobosco precario, composto da gente (i giovani, laureati, i più fertili) cui non è consentito fare un progetto che vada al di là dei prossimi due mesi. Io ho estremizzato il microcosmo giornalistico, ma il parassitismo è reale: i giovani producono ricchezza che passa direttamente nelle tasche dei più adulti, e non gli rimane nemmeno alcunchè che attesti ciò che fanno (in tempi di dignità del lavoratore e umana si chiamava “anzianità”): ogni sei mesi si ricomincia tutto da capo.
Mi dispiace minare le tue certezze, ma così come stanno le cose, voi siete realmente privilegiati (meglio per voi, sia chiaro). Ma almeno siate consapevoli di una cosa: il vostro inquadramento contrattuale è già un puro specchietto per le allodole, un pungolo per le nuove generazioni cosicchè siano disposte a sgobbare per anni in cambio di spiccioli, con l’art. 1 che gli sventola sul naso come la carota pergli asini.
Voi ultimi eredi delle vecchie garanzie, che avete in generale circa quarant’anni, che ruolo decidete di avere in questa fase di trasformazione? Questo era il senso del mio post caro nytimes.
E adesso un’altra cosa: ti dico che sono proprio i luoghi comuni quelli che andrebbero affrontati seriamente. E sai perché? Perché soni diventati tabu. E ti spiattello il primo e più importante fra tutti: se la torta così com’è oggi spartita lascia soltanto briciole alle nuove leve, ci sono due possibilità: fregarsene, e cioè riconoscere come fai tu, che sono generazioni in esubero, dunque in sostanza cazzi loro (in altre epoche sarebbero stati “spediti al fronte” per evitare noiose agitazioni e sfogarne l’energia, oggi per questo hanno inventato gli stage). Oppure capire che se si bloccano le assunzioni, se si blocca il ricambio siamo finiti perché il sisema marcisce e non ha linfa, come dice Thai Ler Dar Den. Altro che competere con le altre potenze industriali. Che ruolo decidete di avere voi in tutto questo? Tra una lisciata e un’altra del cruscotto (..concedimi la forzatura di questa machietta)?
Tu dici che dovrebbero nascere nuovi giornali, ma che diamine, hai dato uno sguado alle edicole? Stai seguendo i barcollamenti di News, l’ultimo forse esperimento editoriale? Eppure guardacaso il panorama pullula di vertici, quadri, consiglieri di amministrazione, direttori e vicediretori a 30 mila euro mensili (so di chi parlo), mediocri firme femminili a 12mila euro (so di chi parlo), per non parlare del pozzo senza fondo Rai dove ci sono uffici vuoti per consulenti assunti a cinque zeri, e fuori gente in stage da un anno. Guarda che di Marx me ne strafotto, ma sai cosa potebbero essere 30 mila euro che si aggiungono ogni mese al capitale di un già miliardario? Potrebbero essere due anni di stipendio continuativo per tanti sfigati che magari nascondono talento e che fanno questo mestiere da anni (costellati da inutilissime targhette premio), costretti a svolgere decine di lavori per arrotondare, tra cui tranquillamente anche quello scaricare le arance, caro Sassicaia Molotov.
Non siete fankazzisti, un contratto non è il paradiso, ci mancherebbe. Ma non è tollerabile la manfrina sulla deontologia e libertà di espressione, quando non esiste alcun giornalista nel pieno della sua maturità professionale che abbia ottenuto uno straccio di potere e il coraggio di tirare fuori gli argomenti suddetti che sono ciò su cui si dovrebbe concentrare il dibattito oggi in Italia, a tutti i livelli. Se non siete in grado di farlo, allora non osate parlare di lecchinaggio, che forse rispettiamo la professione più di voi, perché in fondo siamo più liberi di voi. Buona pausa caffè.
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A costo di essere ripetitiva maraschina - 14.09.2005a) quello che succede in sardegna è la prassi ovunque (isola va ben, ma non fino a questo punto)
b) non sto cercando un nemico, ma un alleato
c) la deontologia è difesa della dignità della professione, anche economica. e la professione non è monopolio dei contrattualizzati, anzi lo è sempre meno
d) pago l'Ordine e l'Inpgi, come tutti
e) "che ruolo decidete di avere in questa trasformazione"? faccio mia la domanda (fondamentale) di Smart Mobs
f) ho venduto venti righe a News, agganciato grazie a una storia passata con ilNuovo.it (you remember?). Mi hanno pagato 150 euro (lordi). Una pacchia, anche perché per loro stessa ammissione non vogliono collaboratori. Quanto scommettiamo che tempo tre mesi (sempre che mi pubblichino qualcos'altro) mi pagheranno almeno la metà? | |
Per Smart Mobs Sivì - 14.09.2005Intervengo per la prima volta anch'io (saluto tutti) per dire che lo sfogo di Smart mi è sembrato più che legittimo e in sintonia con l'anonimo precario che ha dato il via alla discussione. Evidentemente chi sta sulla stessa barca si intende e chi invece è solo un po' più in là già non intende più. Però è dura accettare - senza reagire indignati - l'ennesimo tono di chi, caduto dalle nuvole, ti risponde: "Non hanno pane? Bè, che mangino le brioches!" .... Tu Smart mi hai inteso, ma quanti altri troveremo che continueranno a fare del finto-ingenuo sarcasmo sulla nostra pelle? Usque tandem......... ??? Chi mi risponde? Passo.
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Re: Confesso: sono una schiena molle Smart Mobs - 14.09.2005Io propongo l’unico semplicissimo provvedimento che può rendere sostenibile la flessibilità: e cioè che le prestazioni dei precari in ogni ambito produttivo siano retribuite al netto il 30% in più rispetto a quanto previsto per i dipendenti secondo il contratto nazionale. Ciò deve essere il “costo” che l’imprenditore paga in cambio della flessibilità del dipendente, cioè del fatto che non gli paga tasse, malattia, ferie, e soprattutto può liquidarlo senza se e senza ma ogni volta che cambia il vento. A quel punto la scelta si gioca finalmente da entrambe le parti: il lavoratore può continuare ad essere flessibile se ne è in grado e si gode il 30% in più, o può continuare ad aspirare all’assunzione. L’imprenditore, in base ai meriti del singolo, ai margini di possibilità e strategia aziendale, può decidere se gli conviene assumerlo oppure continuare a pagare la “legittima” sospensione delle garanzie. La flessibilità può essere virtuosa solanto se concepita per quello che è, cioè uno sforzo (enorme), cui deve corrispondere uno specifico valore economico, una specifica dignità di ruolo, con uno specifico potere contrattuale, che cominci ad identificare una categoria sociale precisa e una nuova identità di lavoratore. Fino ad oggi si è verificato il contrario: gli unici ad avvantaggiarsi sono stati gli imprenditori ed essa ha agito come uno schiacciasassi che ha mortificato le giovani generazioni nate dagli anni ’70 in poi, e il cui vantaggi sono stati fagocitati dai gerontocrati che tuttora intendono vivere come se non ci fosse la crisi. Di ciò si devono occupare i sindacati, ma essi non si muoveranno se non quando il livello di esasperazione non sarà più sostenibile.
Questo è il mio pensiero. Saluti a tutti.
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