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04.10.2005
E ora beccatevi il citizen journalism
di Carlo Odello

Si sta diffondendo un nuovo modo di intendere il giornalismo: semplici cittadini scrivono pezzi e li vedono pubblicati on line. Tra l'altro dietro compenso

Nel suo blog Richard Edelman, presidente dell'omonima società di PR, la più grande al mondo, ha dedicato ampio spazio al citizen journalism, il giornalismo partecipativo, dove il giornalista è un cittadino che volontariamente decide di scrivere un pezzo e lo invia a una testata.

Non quindi un professionista, ma una persona che nella vita fa altro. Un ordinario cittadino, che riporta notizie quando ne incontra.

L'intervento di Edelman prende spunto da una convention mondiale che si è tenuta in Corea e che coinvolto più di 300 citizen journalists provenienti da vari paesi. L'incontro è stato organizzato da Yeon-Ho Oh, il proprietario del giornale coreano on line OhmyNews che si basa per i propri contenuti su una rete di 30.000 citizen journalists. Notare che questi sono pagati per i pezzi che vengono pubblicati.

Riporto di seguito quanto ha detto Yeon-Ho Oh sul citizen journalism (tratto da Edelman, traduzione mia):

"Uno degli elementi chiavi della democrazia è la democrazia partecipativa, la democrazia aperta a chiunque voglia parteciparvi. Nel giornalismo però c'è voluto molto tempo prima che la democrazia partecipativa divenisse una realtà.

Il giornalismo a senso unico era considerato un dato di fatto: era unanimamente accettato che i giornalisti di professione scrivessero i pezzi e che i cittadini li leggessero.

Voi [ndr: i citizen journalists presenti alla convention] avete cambiato questa situazione. Avete trasformato il giornalismo a senso unico in giornalismo a doppio senso. I cittadini ora non sono più spettatori.

E' iniziata una nuova era in cui i normali cittadini posso diventare giornalisti in qualunque momento lo desiderino e così facendo contribuire alla pubblica opinione" (Oh, Yeon-Ho all'OhmyNews International Citizen Reporters Forum, 24 giugno 2005).

E ora un esempio di citizen journalist, anche questo tratto dal blog di Edelman (traduzione sempre mia):

"Sono arrivato a OhmyNews dopo avere letto questo articolo sul blog. Mi sono iscritto come 'citizen reporter'. Dopo gli attacchi terroristici del 7 luglio a Londra, ho scritto un articolo su un grafico che ha creato un logo per testimoniare la resistenza agli attacchi.

L'ho inviato a OhmyNews e ho ricevuto una risposta immediata da un redattore di Seul. La storia è apparsa sulla prima pagina del sito web qualche ora dopo. Il mio compenso è stato di 20.000 cybercash (circa 20 dollari).

Certo non diventerò ricco in questo modo, ma il sistema di OhmyNews lavora in maniera molto efficiente e hanno una copertura di 24 ore da tutti i punti del mondo".

Quindi sembra farsi avanti, grazie alle nuove possibilità di convidere l'informazione, l'effettiva possibilità che il cittadino diventi reporter, nel senso letterale del termine, cioè che riferisca di fatti ed eventi.

Un cittadino che non è un giornalista di professione, questo è il punto: siamo davvero di fronte a un cambiamento epocale nel mondo dell'informazione? Stiamo andando verso un'informazione più atomizzata, dove tutti diventeremo produttori e consumatori di informazione allo stesso tempo?

Certo che questo potrebbe avere delle notevoli ripercussioni nel settore delle relazioni esterne.

Per i responsabili della comunicazione e delle relazioni esterne potrebbe volere dire deviare alcune risorse finanziarie dall'ufficio stampa a servizi web che permettono una maggiore diffusione dell'informazione: che senso avrebbe infatti continuare a fare comunicati stampa quando il referente principale diventa il cittadino comune?

Ecco che in questo caso si porrebbe come priorità la necessità di investire in maniera notevole sul Word-of-Mouth marketing (marketing del passaparola) e altri mezzi simili.

Chiaramente si sta ragionando in termini estremi, non è realistico credere che il citizen journalismo soppianterà quello tradizionale, ma è forse realistico prevederne una crescita.

Sul mio blog dedicherò maggiore spazio alla relazione tra citizen journalism e comunicazione.

Qui, per me che non sono giornalista, ma con i giornalisti lavoro tutti i giorni, mi interesserebbe raccogliere opinioni sul tema del citizen jornalism.

In particolare credo sarebbe interessante valutare se e come si potrà mai avere un citizen journalism nel nostro paese e capire in che rapporto potrebbe collocarsi con il giornalismo tradizionale.

Carlo Odello



 
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Re: E ora beccatevi il citizen journalism
Carlo Odello - 04.10.2005
Ci tenevo a indicare che nelle mie riflessioni ho ripreso in parte quelle di Richard Edelman, che per perspicacia e chiarezza non posso che condividere. Raccoglierò volentieri i commenti dei lettori a blog@comunicazioneimpresa.com, oltre che evidentemente sulle pagine interessanti del Bds.


Re: E ora beccatevi il citizen journalism
Gerolamo Cardano - 05.10.2005
Pagati? chi paga?


Re: E ora beccatevi il citizen journalism
columella - 05.10.2005
Sarebbe molto importante sapere quale diffusione sta avendo nei paesi dell'Unione Europea.

Se prende piede, probabilmente sarà l'Europa a dare una qualche regolamentazione che supererà di botto tutte le istanze corporative di una certa parte del giornalismo italiano. Se in Europa non prende piede, resta tutto come prima.

Quanto al pagamento dei "pezzi", i dubbi sulla dimensione del fenomeno sono fondati.

A parte eventuali "mecenati", più o meno interessati, dal punto di vista commerciale la cosa si reggerebbe sugli introiti pubblicitari. Il mercato, però, al momento sembra saturo.


Re: E ora beccatevi il citizen journalism
ivanfrance1 - 05.10.2005
Non credo che esista alcun citizen journalism,
esiste più semplicemente una libertà di parola garantita dalle Carte Fondamentali di alcuni Stati e di questa libertà usufruiscono i cittadini.
Quanto alla pubblicazione dei pezzi, anche su questo sito vengono filtrati da giornalisti professionisti.


Re: E ora beccatevi il citizen journalism
columella - 05.10.2005
Quanto alla pubblicazione dei pezzi, anche su questo sito vengono filtrati da giornalisti professionisti.

Già allo stato attuale della legislazione, per i siti web il filtro dei giornalisti professionisti è richiesto solo per le testate giornalistiche, non per gli altri siti.

Difficile, per ora, prevedere l'evoluzione sulla base delle prossime regole che si darà l'Unione Europea.


Arretrati
EN - 05.10.2005
BdS, le mie coordinate bancarie su cui puoi accreditare i miei compensi arretrati sono... ;-)

Ciao,
EN


Re: E ora beccatevi il citizen journalism
diego galli - 05.10.2005
Caro carlo,

il fenomeno è effettivamente di portata enorme, e negli stati uniti, oltre che in soudkorea, in grande ascesa.
Uscirà sul prossimo numero di Problemi dell'informazione (intorno ai primi di novembre) un mio articolo sull'argomento.
Ho aperto da poco anche un blog per seguire gli sviluppi (per ora non c'è molto, ma ci sto lavorando).
www.giornalismopartecipativo.it


Sesto potere
Dust - 05.10.2005
Ricordo che si era già parlato (o tentato di parlare) di citizen journalism qui


Re: E ora beccatevi il citizen journalism
Carlo Odello - 06.10.2005
grazie per i commenti al mio breve intervento sul citizen journalism pubblicato dal Bds. Ho risposto ad alcuni punti particolarmente interessanti direttamente sul mio blog, citando nuove fonti sul tema. La discussione è aperta e ogni altro commento è il benvenuto. (non conosco la consuetudine del Bds: il post è lungo, ma se pensate che sia possibile pubblicarlo anche qui nei commenti, fatemi sapere)


Oh, l'ineffabile Dust!
Saverio Tommasi - 06.10.2005
Come sta ghostwritersondemand?
State procedendo con la respirazione bocca-a-bocca?
Ho visto che è stanco e malato, ma l'età è giovane, basta insistere, secondo me si riprende se voi vi riprendete! :-)

Un caro saluto.


Re: E ora beccatevi il citizen journalism
Olivia - 06.10.2005
Per quanto riguarda la situazione del "citizen journalism" in Europa, segnalo un articolo di oggi su @lfa, supplemento del Sole 24 ore, sul nuovo sito "Agoravox", in cui le persone comuni inviano i propri testi.

In generale, ho avuto modo di riflettere sul tema grazie alla mia tesi di laurea e credo che giornalisti e non possano tranquillamente convivere. Oltretutto, siti come Oh my news e quello sopra citato hanno tutti una redazione di professionisti che mette a disposizione le proprie competenze nel filtraggio delle informazioni. Insomma, non mi pare corretto dire che, se tutti possono scrivere e pubblicare un articolo, allora tutti sono giornalisti.
Peraltro questa mi pare una delle sedi più adatte per discutere dell'argomento, visto che anche il Barbiere rappresenta, a modo suo, un compromesso tra coloro che scrivono per lavoro e la volontà di esprimersi di coloro che non sono professionisti.


Re: E ora beccatevi il citizen journalism
columella - 06.10.2005
visto che anche il Barbiere rappresenta, a modo suo, un compromesso tra coloro che scrivono per lavoro e la volontà di esprimersi di coloro che non sono professionisti

Mi sembra, proprio per l'esempio del Barbiere, che va trovato un giusto compromesso.

Da un lato i non giornalisti, devono capire le esigenze di chi scrive investito delle responsabilià di svolgere compiti professionali,
nello stesso tempo, però, i giornalisti devono rendersi conto che nel mondo del web molte regole sono diverse rispetto alla stampa su carta, ed anche rispetto alla radio o alla televisione.


Re: E ora beccatevi il citizen journalism
columella - 06.10.2005
Leggo sul blog citato più sopra una perplessità sulla speranza che sia l'Unione euuropea a contribuire a far superare dagli ambienti più corporativi di certo giornalismo italiano la diffidenza verso il citizen journalism.

Posso condividere l'opinione che l'Europa non porrà in essere un atto normativo diretto in materia, ma inviterei a leggere la pagina il
diritto a comunicare nell'Unione Europea
per qualche utile riflessione sui principi che dall'Europa giungeranno a scalfire anche alcune posizioni italiche un po' fuori del tempo.


Re: E ora beccatevi il citizen journalism
diego galli - 07.10.2005
sull'articolo per Problemi dell'informazione segnalo come esempio di giornalismo partecipativo, nel senso di interazione tra giornalisti e utenti (lettori, prosumers, o come li vogliamo chiamare), l'inchiesta Profondo Italia condotta da Di Vico e Fittipaldi sul Corriere della sera (e ora pubblicata su un libro). Ad ogni puntata sul quotidiano, che affrontava tematiche sociali legate alle nuove povertà e alla trasformazione dei ceti medi, veniva aperto un forum corrispondente sul sito del corsera, dove gli utenti aggiungevano opinioni e racconti di vicende personali. Questa interazione ha arricchito enormemente il valore dell'inchiesta, aggiungendo il vissuto delle persone raccontato dalla loro viva voce, e nuove prospettive con cui guardare ai fenomeni descritti dai giornalisti. Il tuo post sul tuo blog, arricchito da riflessioni e segnalazioni inserite nei commenti di Barbiere della sera, rappresenta un ottimo esempio di giornalismo partecipativo inteso non come sostituzione degli utenti ai giornalisti, ma come conversazione, scambio a due direzione, arricchimento attraverso l'interazione e l'ascolto. Questo credo sia il futuro del giornalismo. Tanto che se n'è accorto anche Rubert Murdoch!


Re: E ora beccatevi il citizen journalism
columella - 09.10.2005
Esperienze italiane di citizen journalism sono ormai diverse: l'ultima in ordine di tempo è quella di vocedimilano che è un giornale online con notizie prettamente locali, dove un largo spazio è rivolto al contributo dei cittadini.





 

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