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23.10.2005 Anni buttati al Giornale di Sicilia
di Anonimo
Giornalista in Sicilia. Usata, umiliata e spremuta come un limone
Mi chiamo Natalia Bandiera, a dicembre compirò 33 anni e faccio parte dell'esercito dei precari del giornalismo italiano.
Dopo oltre dieci anni di intensa collaborazione con il Giornale di Sicilia, un vero e proprio caso di sfruttamento di lavoro nero, ho deciso di alzare la testa e di non scendere più a compromessi con la mia dignità per soddisfare la mia passione per un mestiere che adesso, mi fa ritrovare con un pugno di mosche in mano.
Si, perchè ormai sono troppo grande per ricominciare da capo, non ho più nè la forza, nè l'energia di tutti quei ragazzi adescati dall'azienda per riempire pagine di aria fritta, di pseudo notizie.
Non mi faccio più 'ubriacare' da una firma su un giornale che ormai ospita anche quelle di giovani alle prime armi che percorreranno la strada del nulla per arrivare, tra una manciata di anni al fallimento personale. Ed io, ringraziando a Dio, ho un marito.
Mi chiedo come fanno tutti quei miei coetanei che hanno mogli e figli da sfamare e non hanno uno straccio di lavoro sicuro. Forse loro stanno continuando a lottare per l'assunzione o per l'ennesimo contratto di sei mesi che non darà loro mai sicurezza. Forse stanno continuando a sperare e non so se stanno facendo bene loro che perseverano o io che ho gettato la spugna.
Ho cominciato nel '95 alla redazione del Gds di Messina. Poi la redazione ha chiuso e nonostante le voci di corridoio che si sono succedute negli anni, non l'hanno mai riaperta.
Un gruppo di collaboratori è sempre riuscito a garantire le notizie, raccolte a proprie spese, andando in giro la mattina, con il proprio telefono e senza un fax.
Ho seguito casi 'delicati' come lo scandalo all'università con la compravendita di esami. Omicidi ed inchieste di mafia. Per nove anni ho fatto cronaca nera e giudiziaria. Le querele me le sono 'risolte' da sola e a spese mie.
L'unico risultato raccolto è stato un articolo 12 nel novembre del 2001, 158 euro al mese e sette lettere d'encomio da parte dell'editore. Una vita da cani e mai un contratto di sostituzione ferie, nè la minima possibilità di diventare professionista.
A livello economico riuscivo a sopravvivere perchè seguendo due settori come la cronaca nera e giudiziaria, nonostante la pesantezza del lavoro in una città come Messina, riuscivo a scrivere quegli articoli giornalieri che mi garantivano di sbarcare a stento il lunario e di pagare le bollette salate del telefono (riuscite ad immaginare cosa voglia dire fare il giro di nera a spese proprie e telefonare sui cellulari degli avvocati per l'esito delle sentenze dei processi?).
Qualche anno fa, tuttavia, le cose si sono messe ancora peggio perchè sono stati 'adescati' una sfilza incredibile di collaboratori perchè il territorio venisse coperto il meglio possibile.
Una lotta continua per riuscire a continuare a scrivere con la concorrenza di ragazzi che, nonostante non avessero mai scritto una parola su un giornale, pretendevano di fare la loro parte.
Così, gli articoli da scrivere sono diventati sempre meno e pur di difendere il mio lavoro, ho rinunciato a vacanze e feste. Nel 2004, mi sono ritrovata a lavorare con una gravidanza a rischio e fino all'ottavo mese.(Non potevo permettermi di lasciare spazio ad altri pronti a prendere il mio posto). Non ho percepito alcun contributo per la mia maternità.
L'anno scorso, mi sono trasferita ad Agrigento ed ho fatto l'esperienza della redazione. In un posto angusto, ho provato a rimettermi in gioco, ma è stato lì che ho capito di non essere nessuno per il giornale. La mia presenza è stata vista come una minaccia da tutti quei collaboratori che si scannano ogni giorno per vedere pubblicato il proprio articolo.
Ad Agrigento ho capito che o mi assumevano o la smettevo perchè con trecentocinquanta euro al mese non era possibile subire quello stress.
Non sono stata tutelata da nessuno. Ma è passato un altro anno e oggi, ho la consapevolezza che non lo faranno mai. Non sono figlia di politici o di gente che conta per 'meritarlo'.
Dopo un periodo di riflessione, ho constatato che il Giornale di Sicilia vive con le centinaia di collaboratori che scrivono anche 10 articoli al giorno e che come ho fatto io, sopravvivono con la speranza della 'sistemazione'.
Collaboratori che hanno lasciato gli studi come dieci anni fa ho fatto io. Ragazzi che stanno in redazione dalla mattina alla sera, che fanno pagine e titoli. Collaboratori che non consentono ai più anziani di ribellarsi perchè tanto se alzi la testa, vai via e c'è chi è pronto a rimpiazzarti e a ricominciare la strada del nulla.
Perchè l'Ordine consente tutto questo? Perché è permesso a editori e direttori sfruttatori di avviare alla professione per poi buttare sulla strada centinaia di giornalisti?
A questo punto vi chiederete:perché ci hai raccontato tutto questo? Il perché è semplice. A 33 anni mi trovo spiazzata e senza un lavoro dignitoso.
A chi è in tempo dico di non far passare gli anni come ho fatto io.
Ai potenti del giornale dico che se si facessero i conti in tasca riscontrerebbero che con il prezzo di dieci collaboratori mediocri che contribuiscono alla crisi editoriale, potrebbero pagare e assumere tutti quei professionisti che aspettano da anni. Giornalisti che hanno dato tanto al Giornale e che per dignità non possono farsi scavalcare da ragazzini alle prime armi.
Che il nostro direttore la smetta di andare ospite nelle trasmissioni televisive, ma si renda una buona volta responsabile del 'reato' di sfruttamento. Basta con i 'cinesi' del giornalismo. Che si faccia qualcosa per mettere la parola fine a questa situazione vergognosa.
Io ho rinunciato al mio lavoro, ma spero che la mia triste situazione serva a qualcosa anche se si dovesse trattare di una semplice riflessione.
Grazie.
Natalia Bandiera
vedi anche
www.leinchieste.com
flordicactus.splinder.com
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Re: Anni buttati al Giornale di Sicilia MarcoPlari - 23.10.2005Auguri di cuore... vorrei essere nelle condizioni di aiutarti. E magari qualcuno lo farà e anche senza voler detto grazie perchè dovrebbe essere un dovere degli "anziani" quello di passare il testimone a giornalisti, magari non bravissimi (ma dove sono ?), ma sicuramente coraggiosi come te e non codardi come altri.
ANCORA AUGURI DI CUORE !
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Re: Anni buttati al Giornale di Sicilia montecristo - 23.10.2005| scusa, natalia: tu non sei mai stata una "ragazzina alle prime armi"? non sei un pochino ingenerosa verso quei giovani collaboratori "mediocri"? | |
Chi tutela chi? Sandro De Rossi - 24.10.2005Cara Natalia,
ammetti candidamente che quando TU eri un gradino più su succedeva questo:
"...Una lotta continua per riuscire a continuare a scrivere con la concorrenza di ragazzi che, nonostante non avessero mai scritto una parola su un giornale, pretendevano di fare la loro parte. ... Così, gli articoli da scrivere sono diventati sempre meno e pur di difendere il mio lavoro, ho rinunciato a vacanze e feste...(Non potevo permettermi di lasciare spazio ad altri pronti a prendere il mio posto)..."
Quando poi anche tu, dovendo ricominciare da capo, ti sei ritrovata nei loro panni e "pretendevi di fare la tua parte" succedeva lo stesso, anche se a parti invertite:
"...In un posto angusto, ho provato a rimettermi in gioco, ma è stato lì che ho capito di non essere nessuno per il giornale. La mia presenza è stata vista come una minaccia da tutti quei collaboratori che si scannano ogni giorno per vedere pubblicato il proprio articolo..."
Conclusioni?
"Non sono stata tutelata da nessuno".
***
In quale circostanza?
Quando eri 'forte' (si fa per dire, s'intende) e cercavi di ostacolare "i ragazzi", o, al contrario, quando ti sei trovata nei loro panni?
Il fatto è, cara Natalia, che fin dall'inizio sapevi perfettamente di essere entrata in una giungla, e purtroppo (dico purtroppo con sincerità e solidarietà profonde) non puoi accorgertene solo ora.
Il tuo grido di dolore e di delusione è comprensibilissimo, ma del tutto illogico.
Per metà della tua esperienza hai (necessariamente, forse) dato una soluzione individuale: 'non voglio concorrenti'; nella seconda metà hai dato la soluzione individuale opposta: 'nessuno mi tutela'. Che, se ci pensi, è la stessa cosa che potevano dire i ragazzi della tua prima metà.
Mi spiace dirlo, ma hai posto un problema irrisolvibile: a quale metà di Natalia dovremmo dare retta?
Nessuno di noi, individualmente, è in grado di opporsi a questa situazione. E non c'è nessuno che "tutela" nessuno. Esattamente come anche tu non "tutelavi" i ragazzi che "pretendevano", ma, semmai, cercavi di tenerli alla larga.
Potremmo farlo sindacalmente (l'Ordine non c'entra, Natalia), ma il sindacato è messo come è messo: quelli 'un gradino più su' (i garantiti, quelli della rai, ecc.) lo controllano e se ne strafottono di quelli 'un gradino più giù', esattamente come facevi tu all'inizio anche se loro sono molti, molti gradini più in su. E per questo si tengono stretti contratti di lavoro fuori mercato: uno dei primi motivi della giungla è proprio questo. E' che il contratto è inarrivabile per moltissime aziende: se quindi cerchi di farlo applicare le chiudi. E se le chiudi è persino peggio.
D'altra parte non solo il nostro mercato è drogato dal potere (pensa a perchè quelli della rai entrano ed escono dai parlamenti, e dunque, attraverso questo piccolo esempio, pensa al loro potere contrattuale), ma, per politica, il nostro mercato è abbandonato a sè stesso: torno a ripetere che siamo l'unica categoria con un mono-sindacato unico, come in Bulgaria, e che finchè non si catalizza un'alternativa (Cgil, Cisl e Uil ci hanno abbandonati dal dopoguerra) non avremo nessuno strumento per rimettere un po' di ordine.
E allora?
Allora, cara Natalia, per un bel po' di tempo ancora sarà così. Ma una cosa è certa, purtroppo: non è lamentandoci in ritardo che anticiperemo di un solo minuto la soluzione.
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Curiosità ivanfrance1 - 24.10.2005Al Lapis in fabula,
in questo penoso caso di sfruttamento che riporta il mondo del lavoro indietro di quarant'anni c'è pure qualcuno che riesce a colpevolizzare la vittima.
La giornalista qui sopra ha parlato di sfruttamento del lavoro nero:
ora, il lavoro dei giovani principianti è stato sempre sfruttato, il discrimine è la quantità dello sfruttamento.
Adesso col lavoro nero o clandestino ci si fa il giornale intero.
Questa è la vergogna che è stata denunciata.
Secundo: fatta una gavetta di dieci anni, nel passato uno straccio di contratto lo si otteneva, ora?
ora no!
perchè?
perchè in un Paese dove lo qualità è una variabile rara, il profitto domina incontrastato nelle tasche dei padroni e in quelle degli editori.
Quanto durerà?
Spero poco, perchè prima o poi gli sfruttatori e i loro ascari naufragheranno nel mare di merda che hanno contribuito a formare come sta naufragando tutta l'economia italiana.
Infine, a Natalia, fai una telefonata a Zapping dove va spesso il bravo Giovanni Pepi a denunciare i mali dell'Italia salvo ignorare quelli di casa propria. | |
Re: Anni buttati al Giornale di Sicilia Alessandra - 24.10.2005| Non dimenticate che il Giornale di Sicilia e' uscito in edicola i giorni dello sciopero nazionale proprio grazie a precari, atipici e 'cinesi del giornalismo' pagati 5 euro al pezzo. | |
Re: Anni buttati al Giornale di Sicilia paz - 24.10.2005non ti arrendere. molti sono nella tua situazione e non solo nel settore del giornalismo. io sono laureata da un anno e mezzo e trovo solo stage non retribuiti e come me tantissimi altri ragazzi.
(per mantenermi ho solo la possibilità di fare lavori generici per cui mi sembra di aver buttato 5 anni di studio)
secondo me dovresti semplicemente denunciarli! farti rimborsare di tutto. se non ci riesci per vie legali chiama striscia la notizia ;) e fagli fare un bella figura di merda in tv
ciao | |
Anni buttati.... è ora di reagire! Thai Ler Dar Den - 24.10.2005
Generazione
Goldrake
L'esperienza della collega Natalia è un ulteriore esempio: la popolazione
nata dal 1970 in poi, ovvero chi ha oggi un'età compresa tra i 20 e i 35
anni, non conta un cazzo in Italia. I "giovani" sono una precaria minoranza
nel Paese.
Nessuno, a destra e a sinistra, vuole amettere che questa fetta d'Italia è
però un ingranaggio importante: è il futuro della nazione.
Un futuro che si prospetta debole, molto debole. Un futuro, instabile e trabballante,
come un contratto revocabile.
Colpevoli
complici
I media, che in teoria dovrebbero informare l'opinione pubblica su ciò
che sta accadendo, sono esecutori e complici di questo piano politico.
Al loro interno si cela il morbo che sta uccidendo l'Italia, i cui sintomi sono
visibili a occhio nudo: discriminazione anagrafica tra
tutelati e senza diritti, sfruttamento e precariato, crisi del mercato, nascite
zero in edicola.
Non solo carta stampata
E non va meglio nelle altre professioni. Basta scambiare quattro chiacchere
con qualunque persona sotto i 30 per rendersi conto che è così.
A chi ha un contratto "vecchio stile" consiglio di parlare con qualsiasi
avvocato, dottore, architetto, ingegnere, praticante. Persino con il giovane
operaio, che oggi è costretto a lavorare in cooperativa e per il suo
lavoro viene pagato a cottimo.
Tutto in barba a sindacati e diritti, perchè ai sindacati non importa
se i giovani non hanno gli stessi diritti per cui loro organizzarono storiche
lotte nel passato ormai remoto. Ora devono tutelare gli iscritti e tutti i pensionati,
mica i lavoratori.
Domanda: come si può progettare e creare una famiglia,
una casa, dei figli, una carriera, un'attività e un lavoro, con contratti
di sei mesi, collaborazioni da 600 euro o ricevendo appena qualche decina di
euro a pezzo?
Come si può prospettare una crescita economica del Paese se si strangola
la generazione proattiva e creativa, le nuove leve, la linfa vitale che dovrebbe
innovare e risollecare il sistema?
E soprattutto: dove ci porterà tutto questo, che Italia avremo nei prossimi
cinque anni?
Non devo certo spiegare la banale risposta, invito invece tutti
i colleghi a cercarla in autonomia.
Stasi sociale, crsi del mercato interno, caduta delle esportazioni, pochissimi
figli, aumento delle disparità tra tutelati e senza diritti, conflitto
generazionale, ecco le principali tracce da seguire.
Italia cagionevole
La nuda e cruda verità è che l'Italia sta affondando. E proprio
mentre hanno abolito il vecchio adagio "prima le donne e i bambini".
Ecco perchè è molto difficile salvare il nostro futuro. Nessun
supereroe verrà a salvarci, la mancanza di idee e programmi politici
durante le recenti primarie lo dimostrano, per cui, cari giovani: dobbiamo lottare
da soli.
Troviamo forme di lotta adatti al contesto storico e... combattiamo,
senza tentennare. Ognuno nel suo piccolo microcosmo, chi poi può anche
nel macro!
L'alternativa è soccombere e mollare, con in mano solo
un pugno di mosche, come ha fatto Natalia.
Thai Ler Dar Den
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Natalia denunciali....non solo dal 70 in poi. - 24.10.2005Natalia denunciali. Fagli causa di lavoro.
Provaci prima di buttare via tutto.
p.s. Non solo i giovani dal '70 in poi ma tutti coloro che si sono trovati ad entrare nel mondo del lavoro dopo il '91. Nel '91 l'Italia finì di essere foraggiata in funzione anti comunista. Lo stato rischiò il fallimento e siamo diventati debitori dei poteri forti. da allora andrà sempre peggio. Oggi gli serviamo come immensa zona industriale a costo basso. I giovani intelligenti non servono: meglio gli stranieri senza diritti...
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Re: Anni buttati al Giornale di Sicilia NNNNN - 24.10.2005Cara Natalia, se a questa tuo sfogo telematico non segue una vertenza con tanto di avvocati e carte bollate, al tuo caso seguiranno altri come si sono susseguiti per anni.
Perche'? Perche' a furia di sopportare in silenzio, accettare condizioni disumane e professionalmente umilianti, i nostri amici Ardizzone e Pepi (cosi' come tanti altri) godranno di impunita' per molto tempo ancora.
Insomma, FAGLI CAUSA!
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Re: Anni buttati al Giornale di Sicilia nytimes - 24.10.2005Non so se ci siano i presupposti per fare causa. Natalia ha avuto un articolo 12 (valido secondo contratto nazionale «...per i corrispondenti dai capoluoghi di provincia anche quando sia loro richiesto di fornire servizi, informazioni e notizie dall'intera provincia») e con quello è stata messa in regola, per lo meno dal punto di vista formale perché è chiaro che le cifre da lei citate sono ridicole.
Ma proprio per questo, Natalia, un rimprovero va fatto proprio a te, che hai accettato per così tanto tempo di farti sfruttare per un pugno di euro. Visto l'andazzo, già dopo pochi mesi avresti dovuto guardare altrove. E al limite puntare su collaborazioni diversificate ma più remunerative, ad esempio con riviste settimanali o mensili. E' così che tanti colleghi che hanno famiglia ma che sono ancora «free lance» tirano avanti e, in alcuni casi, senza passarsela neppure troppo male. E' quello che feci anche io prima di arrivare ad ottenere contratto a termine, praticantato e poi a tempo debito l'articolo 1.
Quando mi è capitato di imbattermi in editori che pretendevano superlavoro in cambio di poche lire e zero rimborsi spese (e in alcuni casi volevano addirittura l'esclusiva) ho semplicemente detto no - anche ad un quotidiano regionale della Lombardia paragonabile al Giornale di Sicilia - e bussato ad altre porte.
Ma a Milano forse è più facile che dalle tue parti. Per questo credo che oltre ai rimproveri il tuo caso meriti anche comprensione. | |
Re: Anni buttati al Giornale di Sicilia smeraldina - 24.10.2005non puoi lasciarti andare, non puoi rinunciare. sono nella tua identica situazione, patisco le pene dell'inferno, ma non mollo. non è giusto. non è giusto.
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Tante Natalia Grz - 24.10.2005Come Natalia: 33, spiazzata e senza un lavoro dignitoso. Ho recuperato solo qualche collaborazione, uffici stampa da fame, markette.
Dopo due anni di aer-anti-corallo (part time) in una emittente locale sono stata invitata a dare le dimissioni con promessa di riassunzione a breve in altra emittente (della stessa proprietà). La nuova assunzione c'è stata e dopo due mesi sono stata licenziata. Senza possibilità di replica. Anche io, come Natalia, vivo in una regione del sud italia. Per ragioni che non sto a spiegare non posso andar via da qui. Mi offrono stage gratuiti e collaborazioni da fame perché sono una brava io eh! Che altrimenti non c'è trippa per gatti. Per ora ho visto solo gatti affamati e randagi.
Miao.
Ho ripiegato sugli uffici stampa. Non so fare altro e a 33 anni non m'invento un mestiere nuovo.
Non mi venite a dire di far causa perché tanto non serve a niente. Anzi, a dirla tutta, se nell'ambiente si sparge la voce che sei una piantagrane, allora è finita davvero.
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Grazie da Natalia natina - 24.10.2005| Grazie amici per la solidarietà.Si, ho fatto vertenza al Giornale di Sicilia, dove tantissimi collaboratori soffrono in silenzio per amore di un lavoro che amano.Io ho alzato la testa dopo dieci anni perchè ero troppo giovane e soprattutto sola.Quando mi fecero l'art.12, speravo si trattasse della prima pietra per costruire il mio futuro.Mi sono fatta fregare anche dalle finte promesse di chi per spremermi il più possibile, mi ha ingannata e mi ha fatto perdere altro tempo. | |
Re: Anni buttati al Giornale di Sicilia Pippo Pernice - 25.10.2005Cara Natalia,
secondo me dovresti andare oltre la semplice causa. Dovresti convincere ad entrare in causa tutti gli attori principali di questo sistema balordo. Vorrei vedere 100, 1000 cause contro episodi come il tuo.
Qui in Campania abbiamo per ogni giornale 50 firme ed a libro paga non più di 5 collaboratori a giornale. Le cose sono due:
1) gli alias si moltiplicano per 5;
2) SOMMERSO.
La legge è tale se vale il principio della sanzione. Senza denunce non c'è sanzione e dunque il sistema prolifera. | |
Re: Anni buttati al Giornale di Sicilia abusiva - 26.10.2005cara Natalia,
i tuoi anni buttati al Giornale di Sicilia non sono molto diversi da quelli (ben nove!!) che ho trascorso io aspettando un contratto a termine più volte promesso (e addirittura annunciato) e giunto solo quando - esasperata per l'attesa e le promesse non mantenute - ho minacciato la vertenza di lavoro.
E' vero, dal momento in cui la lettera dell'avvocato è arrivata sul tavolo del mio direttore (e soprattutto su quello del capo del personale) non sono stata più la "brava" cronista di nera e giudiziaria che ogni domenica mattina - quando il caposervizio se la spassava in bici o sui campi da tennis - telefonava alla sede centrale per segnalare i fatti del giorno, né quella che tante volte aveva ridotto ad un groviera di buchi l'agguerrita conocorrenza. Il direttore ha addirittura minacciato di fare coriandoli del mio contratto di collaborazione. Per tre settimane mi hanno proibito l'ingresso in redazione e simili amenità. E ti assicuro che per una come me, che - folgorata dal sacro fuoco della cronaca - ha rinunciato ad una sicura e comoda carriera di avvocato nello studio di mamma, non è stato facile. Ma divorzi e successioni non fanno per me. Così ho ingoiato e sono andata avanti. Alla fine lo spauracchio delle centinaia di migliaia di euro che avrebbero dovuto sborsarmi con la sentenza (scontata) del giudice (e ti assicuro, solo lo spauracchio) li ha fatti desistere dalla linea dura: e sono arrivati altri contratti a termine (certo non ho il posto nella mia città, ma anche se non lo sanno, girare è utile, ti apre la mente, insomma mi stanno facendo un favore). Nel frattempo l'ordine mi ha riconosciuto il praticantato d'ufficio. Avrei avuto vita facile nello studio legale di mamma, così come tanti miei colleghi l'hanno avuta nel giornale di papà, ma sono convinta che rinunciare a far valere i miei diritti sarebbe stato davvero aver buttato via gli anni di "abusivato", regalandoli ai cinesi del giornalismo.
Abusiva | |
Da un mezzo cinese del giornalismo Cinese del giornalismo - 27.10.2005Carissimi giornalisti e non, utenti del presente sito, era un pezzo che volevo scrivere, ma non lo facevo un po' per fatica, un po' perche' non amo le polemiche. Poi, l'uso reiterato dell'espressione "cinesi del giornalismo" mi ha veramente rotto.
Sono giornalista e sono di genitori cinesi. Sono nato vicino a Firenze e se mi sentite parlare non direste che sono cinese (avete presente la h aspirata dei fiorentini? Si', proprio quella). Poi mi vedete e fate "ma guarda un po', chi se lo aspettava". Infine, se mi vede un giornalista e sa che sono un suo collega, immagino, a questo punto, che mi guardera' male perche' io, cinese del giornalismo (eh si', lavoro molto), gli posso portare via il posto di lavoro.
Il politically correct mi e' sempre stato sulle scatole, ma sapeste quanto mi rompe leggere quell'espressione! Oppure pensate che i cinesi in Italia possono solo vendere nei mercatini o fare borse?
Ultima cosa. Alcuni utenti di questo sito, che si dichiarano giornalisti, sembra che abbiano tutto il tempo come vogliono per scrivere commenti (qualcuno addirittura articoli). Come fate, che io in genere non ho un attimo di tempo?
Comunque, cordiali saluti cinesi a chi gestisce questo ottimo sito. | |
Re: Anni buttati al Giornale di Sicilia sondaggista - 27.10.2005In una pagina due persone di poco più di trent'anni che affermano di non potere più cominciare da capo, cambiare mestiere e così via.
Se questa è l'apertura mentale cui porta il giornalismo... | |
Re: Anni buttati al Giornale di Sicilia Eleuterio Reja - 27.10.2005A che serve denunciare? A che servono le tante testimonianze come questa? Sono solidale al 100% con Natalia, ma il punto è un altro: lo sa il mondo intero che c'è lo sfruttamento. Il mondo intero sa che le redazioni sono tinteggiate dal lavoro nero. E allora, dove sono gli ispettori del lavoro? Dov'è la Guardia di Finanza. Chi controlla gli abusi di editori e imprenditori? Certo, esiste la via giudiziaria per la tutela dei propri diritti, ma è possibile che tocca sempre tutto al singolo? E poi che vergogna che siamo noi giornalisti. Sempre pronti denunciare Tizo e Caio, sempre a combattere la battaglia del moralismo e poi chiniamo il capo quando le ingiustizie le subiamo in casa, perché questa volta il culo da difendere è il nostro. Però, per evitare di finire col culo per terra, finiamo per farcelo mettere nel....
Natalia, non ce l'ho con te, ma col sistema nato anche grazie alla nostra collaborazione | |
Re: Anni buttati al Giornale di Sicilia happy - 08.11.2005Cara Natalia, sono un tuo collega, coetaneo, concittadino e compagno di sventura in anni e anni di precariato a Messina. Ho letto il tuo sfogo con un po' di ritardo. Per mettere insieme stipendio e contributi (a Messina non ci riuscivo) ho tentato la carta delle sostituzioni al Nord, cinque anni fa. Mi è andata bene, oggi ho un posto di lavoro regolare. Ma le esperienze lavorative passate mi condizionano a tal punto che mi sono dimesso da posti di responsabilità e dal cdr quando ho visto che anche qui è arrivata la moda dello stagista gratuito e del collaboratore sottopagato, soggetti ai quali delegare almeno metà del giornale. Ho capito che è impossibile lottare, perché le scuole di giornalismo e le università continuano a sfornare aspiranti giornalisti che, per entrare nel giro, accettano di lavorare a spese loro senza compenso. Prima, almeno, dopo un tot di anni di collaborazione, chi era capace veniva assunto. Oggi anche questa procedura è diventata "merce rara". A volte penso che la responsabilità più grande sia dei direttori, che pur di fare carriera accettano di confezionare i giornali anche senza organico. Non sarebbe opportuna una sospensione dall'ordine per quei direttori nei cui giornali l'Inpgi ha verificato la presenza di abusivi?
Tornando a te, vorrei ricordarti che diversi nostri amici e colleghi hanno fatto causa ai quotidiani per i quali hanno lavorato in nero per anni. Ed hanno vinto. Anzi, qualche causa di troppo ha portato alla chiusura della redazione de La Sicilia a Messina. Io non ho mai fatto causa, ho cercato altre strade e le ho trovate. Altri si sono rivolti agli avvocati ed hanno ottenuto l'assunzione o almeno soldi come risarcimento. Pensaci, potresti almeno lenire quel gusto amaro che ti porti in bocca da anni.
Ogni tanto penso che Mino Licordari, avvocato di mestiere e giornalista per hobby, violto notissimo del giornalismo sportivo messinese, 15 anni fa mi aveva dato un saggio consiglio: "Cercati un lavoro normale, come l'insegnantte, e fai il giornalista per hobby". Avrei dovuto ascoltarlo. E' vero, oggi faccio il giornalista, il mestiere che volevo fare, ed ho un contratto. Ma quanto sopravviverà questo sistema di informazione basato sulla deregulation e sullo sfruttamento? Prima o poi gli editori troveranno il modo di realizzare i giornali senza giornalisti? In buona parte ci riescono già. Colpa mia e tua, che per anni abbiamo lavorato tanto e quasi gratis, e di tutti quelli che oggi tentano questa stessa strada pieni di speranza, ignari di ciò che li attende. Io consiglio ad ogni nuovo collaboratore del mio giornale quello che l'avv. Licordari consigliò a me 15 anni fa. E alcuni li ho già salvati... | |
Brava Natalia 'Don Chisciotte', continua a lottare: ce la faremo!!! GAETANO FINEX DE' PANZICHI - 09.11.2005La verità che hai raccontato - mi spiace evidenziarlo - la conoscono tutti quanti. Da anni. Sia all'assostampa che all'ordine. Nessuno ha fatto nulla e, credo, farà nulla per te.
In Sicilia, purtroppo, i commercianti che si piegano al pizzo non lo denunciano neanche se glielo chiedi espressamente...
Temo che fino ad oggi sia stato così anche nella nostra categoria, come sanno benissimo anche i signori che ti criticano nei commenti che ho letto.
Prova a cercare spazio in un altro quotidiano siciliano (non ricordo il nome) dove, pare, che i giornalisti non vengano assunti ugualmente ma,almeno, vengono messi a carico delle P.A. come addetti stampa o consulenti di sindaci e presidenti di provincia o Enti vari.
Anche questo lo sanno tutti e - nonostante la incompatibilità prevista dalla legge 150/2000, art.9 comma 4 VIGENTE ANCHE IN SICILIA - nessuno dice niente. Magari li stabilizeranno pure. anche se non è chiaro dove (nel giornale o al comune dove sono 'precari').
Forza, fagli causa e trovati un bravo avvocato. Chi fa da se fa per tre!
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Re: Anni buttati al Giornale di Sicilia erre - 25.11.2005Conosco perfettamente la realtà del Giornale di Sicilia, poichè, ahimè, ho lavorato esattamente come Natalia Bandiera. Ho scritto di cronaca nera e di cronaca giudiziaria, ma io, a differenza di Natalia non ho avuto neanche l'art.12. La realtà del GdS è nota a tutti, ma la verità è che esiste la volontà precisa di mantenere le cose così, di inneggiare il "PRECARIATO" a vita. Al GdS, come a TGS, dove ho lavorato per qualche tempo e da dove sono scappata per via delle umiliazioni che si subiscono giornalmente (se non fai simpatia, o se dici la tua, sei fuori!!!) la realtà è questa. Mi chiedo se all'Ordine conoscono tale situazione, per esempio se sanno che i collaboratori, anche quelli di punta, sono retribuiti una miseria; che chiunque scrive, perchè l'importante è riempire pagine a basso costo. Io ho iniziato a scrivere di nera, senza neanche essere pubblicista. Oggi sono professionista. Ma sapete bene che se non si è iscritti nell'Albo dei giornalisti, NON SI PU0' ACCEDERE ALLE FONTI. Ma l'Ordine chiude sempre un occhio, e se poi hai anche gli amici giusti, sei in una botte di ferro!!! Il problema, però, non riguarda solo il GdS, ma è diffuso. Per esempio, sono diventata professionista dopo anni e anni di lavoro. Sembrava un obiettivo irraggiungibile, una meta anelata e agognata... Insomma, ho iniziato a scrivere a 19 anni e sono diventata professionista solo nel 2003, a 34 anni. Il GdS, sino a qualche tempo addietro, faceva i contratti di praticantato, la cui durata non era sicuramente quella regolare. I 18 mesi, previsti come da contratto di praticantato, li scaglionava nel seguente modo: tre mesi lavoravi, ma nei sei mesi successivi ti mettevano nel cosiddetto "congelamento", ma qualora ti fossi comportata bene (niente vertenze e richieste pressanti), dopo il congelamento, seguivano altri tre mesi di praticantato... e così via. La chiamano la "Rosa del Praticantato", ma entrarci è difficile, devi conoscere!. Lo stesso non si può dire per i "protetti". Se hai l'amico, anche se non hai mai scritto nella tua vita, ti sei aggiudicata quello che altrimenti ottieni dopo anni di duro sacrificio, sempre se ci riesci, perchè puoi incorrere anche in questo, restare precaria pubblicista a vita!
E allora, Lapis, non so che fai nella vita, ma se fai la giornalista, se sei in questa realtà, evita di fare polemica inutile e sciocca, da commento a Natalia Bandiera! | |
Re: Anni buttati al Giornale di Sicilia porcospino - 20.05.2006Cara Natalia,
nel tuo sfogo si ritrovano tanti colleghi sfruttati da editori e diretto - spesso le due figure coincidono!-. Ma dov'è il sindacato? Sono buoni solo a coltivarsi il proprio orticello? In quanto all'ordine, certo che c'entra: il tariffario da califfi che propone non è mai applicato e, dunque perchè non fanno dei controlli e "bastonano" i direttori. Ma da chi è fatto l'ordine da altri colleghi che, come quelli dell'Assostampa, coltivano il proprio orticello... è tutto un "magna magna" | |
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