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29.11.2005
Scriba Times
di Rina Brundu

L’ultimo attacco bipartisan al Sistema Italia da parte del settimanale inglese The Economist, ha avuto il merito di risvegliare le coscienze a sinistra e gli antichi fantasmi a destra, mentre fuori e dentro il palazzo ci si interroga preoccupati: who’s next?

Che gli ultimi rapporti internazionali sulla libertà di stampa continuino a mostrare un umiliante ranking terzomondista italiano (http://www.freedomhouse.org/research/pressurvey.htm) non dovrebbe sorprendere, né indignare il signor Rossi, quanto piuttosto indurlo ad una pacata riflessione sullo stato delle cose, possibilmente scevra da ogni impressione di militanza politica.

Dato che il Freedom of the Press: a Global Survay of Media Independence è appunto un dettagliato rapporto sul grado di indipendenza dei media in ciascuno dei 194 Paesi considerati, e dato che i fattori minanti questa indipendenza sono sicuramente l’invasione politica, gli armeggi delle oligarghie economiche e non, il rating “Partly Free” puntualmente assegnato al Bel Paese, ad attento guardare, non è altro che un atto dovuto.

Un rapido excursus tra le prime pagine dei siti web dei maggiori quotidiani nazionali è infatti più che sufficiente per giustificare l’idea che, adesso più che mai, il fine ultimo dell’editore italiano sembra essere quello di formare scriba provetti nel decantare le gesta del potentato di riferimento (a destra, a sinistra e per carità di Dio che non ci si dimentichi del centro!) e al contempo nell’irriderne il rivale vile.

Da ogni colonna di giornale, ci salutano dunque titoli scolpiti, limati, pensati, coccolati, mirati a colpire il bersaglio da un lato e a sciaquare la coscienza dall’altro, mentre il significato degli stessi fa spesso a pugni con il contenuto dell’articolo che segue.

In qualche occasione la perfetta incisione del geroglifico di turno sa trasformarsi per miracolo in arte sublime, la maggior parte delle volte però non può che scadere nel ridicolo.

Il sorriso solamente accarezzato tuttavia muore sulle labbra al pensiero che cotanta Stampa dovrebbe essere invece la libera voce della nostra coscienza nazionale, mezzo di educazione e di formazione di un cittadino nuovo, inserito nel suo tempo e proiettato verso il futuro.

Ben vengano dunque i rapporti internazionali, compilati con serietà, che sappiano riportarci con i piedi per terra laddove saremmo tentati di spiccare un pericoloso volo. Ben vengano soprattutto le periodiche ramanzine di ogni mente lucida del nostro tempo, tese ad ammonire e a far riflettere.

Sbagliato però è pensare che l’erba del vicino sia sempre più verde; sbagliato è pensare che il nostro percorso di crescita (morale, intellettuale, politica, economica) debba essere compiuto rinnegando le nostre radici, il nostro orgoglio civile, la nostra storia che non teme confronti.

Sbagliato è continuare a dare esagerata eco (per ogni convenienza politica) alle velleità di ogni faraone d’oltremanica (e non solo!) e alle gesta frustrate di ogni scriba (cchino) il cui unico merito è quello di avere intuito di poter continuare impunito (e senza alcun contradditorio) a battere sullo stesso chiodo con la regolarità di un orologio svizzero.

Con la consapevolezza quindi della necessità di un cambiamento casalingo di rotta, dovrebbe sempre conservarsi dentro ciascuno di noi la certezza di una capacità innata del signor Rossi di risorgere dalle proprie ceneri, insieme alla certezza dello splendore di ogni nuova fenice italica che nascerà e che non avrà mai troppe difficoltà ad oscurare la mediocrità d’intorno.

Proprio come i colori smaglianti di una antica stele dimenticata, brillano comunque di luce propria anche in mezzo al deserto. Scriba Times!

Rina Brundu Eustace

Dublin, 29 novembre 2005





 
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Evidentemente
Astolfo - 29.11.2005
Celentano fino all'Irlanda non è arrivato.


Re: Scriba Times
Rina Brundu - 29.11.2005
No, no, Astolfo. Per arrivare è arrivato... qui però hanno deciso di adorare il solito Dio


Per evitare che si esca troppo dal seminato,
Rina Brundu - 29.11.2005
ne scelgo uno a caso e rimando a
http://www.economist.com/surveys/displaystory.cfm?story_id=5164061


unicuique suum
il lacustre - 30.11.2005
Che i giornali italiani riportino quasi solo pettegolezzi e vero, ma temo che abbiamo la stampa, e la classe dirigente che ci meritiamo come popolo. Non è che qualcosa osti alla libertà di stampa in Italia. E' che non interessa.

Mussolini, lamentandosi degli italiani, diceva che anche Michelangelo senza il marmo sarebbe stato solo un ceramista, senza riflettere che con un altro popolo lui non sarebbe mai stato capo del governo.


Re: Scriba Times
Rina Brundu - 30.11.2005
Grazie per le tue osservazioni, non posso però dire di condividerle. Intanto nel mio articolo non facevo riferimento ai pettegolezzi. Il gossip (di qualunque natura sia) è parente molto stretto dell’informazione più nobile (questo non toglie che di certe schifezze se ne potrebbe fare davvero a meno!). Io facevo piuttosto riferimento all’estrema faziosità politica di tutti i quotidiani italiani, chi a destra, chi a sinistra, chi al centro. To cut a long story short, ciò che manca in Italia è un giornale di prestigio, superpartes, davvero libero e capace di proporre e imporre questo ruolo nel contesto civile, ma anche meramente politico, economico e via così . Fino a che non esisterà una simile realtà, non potrà mai esistere una perfetta indipendenza (la libertà è un altro discorso) della Grande Stampa e saremmo sempre costretti a ricercare l’approval (nonchè la benedizione) di un altrove, tutt’altro che perfetto, ma capace di proporsi come tale. Senza dimenticare che ogni lettore accorto del nostro tempo avrebbe ogni diritto di sentirti preso in giro, dato che una pluralità di mezzi di informazione gli permette comunque (Grazie al cielo!!) di farsi una vaga idea di quale sia il vero stato delle cose dietro la notizia urlata. Per gli addetti ai lavori poi basterebbe tirare in ballo l’etica professionale, ma mi rendo conto che qui il discorso potrebbe prendere una brutta piega e diventerebbe comunque troppo complesso. Dissento anche sull’osservazione “ma temo che abbiamo la stampa, e la classe dirigente che ci meritiamo come popolo”. Semplicistico. Io non mi merito quel genere di stampa (il discorso sui leader non si può fare in questo contesto senza snaturare il tutto)! Sono sicura che non la meriti neanche tu. Come non la meritano i nostri amici, i conoscenti, i clienti del giornalaio sotto casa e via così. Ritengo dunque che alla base di simili affermazioni ci sia una sfiducia di fondo che, per quanto possa essere giustificata nel particolare (i.e. nella tua esperienza di vita o in quella di ciascun individuo che la pensi come te), non deve soffocare una visione d’insieme. Noi eravamo e siamo un grande Paese (detto senza retorica e in barba alle previsioni funeste presentate in chiave romantico decadente – vedi toccata e fuga sulla Serenissima in coda all’articolo del The Economist) che deve solo prendere coscienza della sua forza e delle sue capacità. Mettendosi in testa, una volta per tutte, che se tutto può essere letto in chiave politica, la Politica non è davvero tutto.


Scusa Brundu
Terronzio - 01.12.2005
Quale giornale è davvero superpartes? In quale parte del mondo. Ogni giornale è un prodotto e ha SEMPRE un suo pubblico e una sua linea. Un giornale è fatto da uomini che hanno, come tali, le proprie opinioni. Io ho le mie idee politiche e sono ben lieto che qualcuno attacchi Silvio B, ma non mi si venga a dire che l'Economist, per dirne una, sia davvero superpartes. Vogliamo parlare del Financial Times e delle ultime marchette fatte a favore della Unione Europea? Della die Zeit quando aveva deciso di fare campagna contro Kohl? Del Guardian che all'inizio della sua avventura con il new labour decise di cavalcare il cavallo di Blair? Un grosso problema della stampa italiana è che si dà troppo spazio al berciare dei nostri rappresentanti. Da qui a dire però che gli altri siano degli angioletti ce ne vuole.


e quanto a libertà di stampa...
Terronzio - 01.12.2005
...vorrei farti parlare con José, un mio carissimo amico. Una enciclopedia vivente del calcio. Spagnolo, ...antenne, una ottima e rispettata carriera. Per due anni è stato a spasso nella splendida Spagna. Il motivo? Troppe critiche al Real Madrid di don Florentino Perez... queste cose le dice freedomhouse.org?

ps...oggi José è tornato ad essere caposervizio, ma si autocensura quando parla dei Merengues perché di media ne ha girati troppi e ha due figli...


mi spiego
il lacustre - 01.12.2005
Sono daccordo con Terronzio sulla stampa estera. Sono faziosi anche gli altri, però gli articoli del NYT a favore di un sistema pubblico sanitario e le repliche che puoi leggere p.es. su Fortune sono infarcite di dati, magari usati strumentalmente ma non smentibili in se. In Italia (e qui spiego cosa intendo per pettegolezzi) i dibattiti sono basati solo su slogan e frasi a effetto. I giornali italiani fanno poca vera informazione e molto, troppo, ossequio agli amici e agli amici degli amici. Le "inchieste" sono fatte chiedendo un parere ai primi 4 che ti capitano davanti. L'autorevolezza della nostra stampa è paragonabile spesso a quella della clientela di un consorzio agrario (Sordi e De Filippo in tutti a casa)


Respiro
Rina Brundu - 01.12.2005
Grazie dei vostri commenti. Non riuscivo a comprendere come un argomento, che a mio avviso è di fondamentale importanza per chiunque si occupi di giornalismo e di scrittura in generale, non suscitasse che qualche commento svogliato. Visitando questa pagina mi infastidiva soprattuto il silenzio di tomba e debbo confessare che per un attimo mi ha sfiorato il pensiero che le libere pagine del Barbiere non fossero poi così libere. Mentalmente libere, intendo. Ma probabilmente il limite oggettivo è dato da un pezzo non esaustivo. Certo che però gli spunti ci sono. Per quanto riguarda la stampa straniera, non mi esprimo per evitare censure. Concordo con voi anche sul fatto che non può esistere un grande giornale indipendentente al 100% (se non forse nel caso di uno scenario utopico, vale a dire un 100% di azioni vendute ad un end-user – mera utopia, appunto). Paradossalmente, l'indipendenza è minata proprio dal suo proporsi come grande giornale. Un loop, un circolo vizioso dunque. E, tuttavia, io penso ancora che se non si può raggiungere una indipendenza PERFETTA, si può, si deve tentare di avere una indipendenza FORTE. Inutile dire che la forza di un giornale è data dal suo prestigio. Il prestigio lo si acquista. Sul campo. Diventando una voce che fa la differenza. Diventando una voce apprezzata da un pubblico desideroso di ascoltarla. Una voce sicuramente diversa da ogni MASTER’S VOICE.





 

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