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07.12.2005 Lo sciopero, eccolo qui
di Fnsi
Sciopero dei giornalisti venerdì 9 e sabato 10 dicembre. Sospesa la protesta nel settore dell'emittenza radiotelevisiva locale. Le modalità, settore per settore
I giornalisti dei quotidiani, delle agenzie di stampa, dell’emittenza radiotelevisiva nazionale e pubblica e privata, dei siti web e degli uffici stampa tornano allo sciopero nelle giornate di venerdì 9 e sabato 10 dicembre. Nei prossimi giorni proseguono gli scioperi dei giornalisti dei periodici. Lo sciopero di due giornate nelle aziende dell’emittenza radiotelevisiva locale è, invece, sospeso.
La categoria è chiamata ad una nuova dura protesta contro la chiusura degli editori della Fieg e dell’agenzia per la contrattazione nel pubblico impiego Aran ad ogni ipotesi di riapertura dei negoziati con la Federazione della Stampa.
In particolare la Fieg continua a voler negare il diritto dei giornalisti a tutelare i collaboratori e i precari sfruttati e mal pagati. Gli editori pretendono inoltre di applicare forme di flessibilità selvaggia non contrattata con il Sindacato e negano il recupero del potere di acquisto degli stipendi a quasi un anno dalla scadenza del contratto.
Le Aziende della Fieg sono impegnate in una dura campagna di delegittimazione del Sindacato, di intimidazione delle redazioni, in taluni casi con comportamenti antisindacali e con promesse di ricchi premi per chi non partecipa allo sciopero. Un atteggiamento inaccettabile che la Giunta della Fnsi ha oggi condannato nella speranza che tutti gli editori assumano comportamenti rispettosi del diritto costituzionale all’astensione dal lavoro.
L’Associazione delle emittenti Aeranti-Corallo ha invece accettato di riaprire il negoziato anche su temi, come l’attuazione della Legge 30, che gli editori rifiutano di discutere. Proprio in questi giorni importanti categorie, come il settore delle telecomunicazioni, hanno rinnovato il contratto tenendo presente le conseguenze negative di una applicazione non negoziata della legge sul mercato del lavoro.
La Fnsi incontrerà la delegazione della Associazioni delle emittenti il 14 dicembre con la speranza che sia possibile concludere rapidamente questo contratto. Non ci nascondiamo le difficoltà, ma siamo impegnati in una seria trattativa per chiudere, così come faremmo con tutte le organizzazioni imprenditoriali che fossero disponibili ad un vero dialogo.
Chiamiamo, pertanto, ancora una volta, a scioperare i giornalisti degli uffici stampa della pubblica amministrazione e quelli del settore privato, contro la pervicace determinazione dell’Aran di respingere la legge sulla comunicazione pubblica, due lettere di indirizzo del Governo e una sentenza del giudice del Tribunale del lavoro. Un atteggiamento ingiustificato e non accettabile.
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:
Si riportano di seguito le modalità dello sciopero dei giornalisti:
i giornalisti dei quotidiani del mattino si asterranno dal lavoro nelle giornate di venerdì 9 e sabato 10 dicembre per impedire l’uscita dei quotidiani nelle giornate di sabato 10 e domenica 11;
i giornalisti dei quotidiani del pomeriggio si asterranno dal lavoro in modo da impedire l’uscita dei quotidiani nelle giornate di sabato 10 e domenica 11 dicembre;
i giornalisti delle agenzie di stampa, dei service, delle strutture sinergiche nazionali e locali, dei giornali telematici, dei siti web e dei portali internet si asterranno dal lavoro dalle ore 07.00 di venerdì 9 alle ore 07.00 di domenica 11 dicembre;
i giornalisti free-lance, i collaboratori ed i corrispondenti e i giornalisti degli uffici stampa si asterranno dal lavoro per le intere giornate di venerdì 9 e sabato 10 dicembre;
i giornalisti dell’emittenza radiotelevisiva nazionale pubblica e privata analogica e digitale, e dei canali tematici satellitari legati o no a network terrestri si asterranno dal lavoro a partire dalle ore 06.00 di venerdì 9 sino alle ore 06.00 di domenica 11 dicembre;
gli scioperi dei giornalisti dei periodici proseguono secondo il calendario già stabilito dal coordinamento dei periodici d’intesa con le Associazioni regionali di stampa.
Non sono previste deroghe di alcun tipo.
Nel corso dello sciopero, nelle emittenti radiotelevisive nazionali, saranno assicurati soltanto i notiziari in forma ridotta previsti da eventuali accordi aziendali. Pertanto, non andrà in onda nessuna trasmissione o rubrica giornalistica, né andranno in onda trasmissioni registrate in giornate precedenti, che abbiano come conduttori o protagonisti giornalisti, né avvenimenti sportivi con la cronaca di giornalisti. In ogni caso sarà assicurata la presenza dei Cdr in tutte le redazioni al fine di predisporre notiziari straordinari in presenza di eventi di particolare gravità e interesse per l’utenza.
Per impedire recuperi di produttività i Comitati di redazione potranno proclamare, ove necessario, lo stato di agitazione ed il blocco degli straordinari nei giorni precedenti e successivi agli scioperi.
La partecipazione agli scioperi del 9 e del 10 dei giornalisti dell’emittenza radiotelevisiva di ambito locale è sospesa a seguito della riapertura delle trattative per il rinnovo del contratto di settore.
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Re: Lo sciopero, eccolo qui Paul Olden - 08.12.2005| Ovviamente la coincidenza delle date dello sciopero col ponte sciistico dell'Immacolata è puramente casuale. | |
Re: Lo sciopero, eccolo qui Gerolamo Cardano - 08.12.2005| Esatto. E' solo un caso. Cosi' potranno dire di avere avuto un'adesione oceanica. | |
Re: Lo sciopero, eccolo qui Gian Paolo Locatelli - 08.12.2005| Siccome questo mese ho guadagnato, detratte le tasse la grande cifra di 48 euro e qualche cent, per andare a sciare vengo a casa Olden e Cardano a chiedere i soldi. gpl | |
Re: Lo sciopero, eccolo qui Paul Olden - 08.12.2005| Locatelli, ho come la sensazione che non siano quelli come te a decidere le date degli scioperi... | |
Re: Lo sciopero, eccolo qui Gian Paolo Locatelli - 08.12.2005Certo sono quelli che hanno il posto fisso e che begano tra di loro, perché non sono capaci d'organizzare una seria lotta sindacale e che hanno milioni di altri difetti, come del resto il sottoscritto. Tuttavia, le ragioni dello sciopero sono sacrosante, indipendentemente dalla sua "collocazione strategica". Le proposte della Fieg sono semplicemente inaccettabili ed è un insulto alla dignità della persona, prima che del giornalista, il loro atteggiamento.
Probabilmente non andremo molto in là con questo sciopero, però, è sicuramente qualcosa e io rinuncerò volentieri ai possibili 20euro per scioperare. Grazie e scusa se sono stato brutale prima, gpl | |
Re: Lo sciopero, eccolo qui maraschina - 08.12.2005per i collaboratori i ponti come questo (senza sciopero) sono una manna. tutti i contrattualizzati puntano allo skilift e allora dalla redazione chiamano, oh se chiamano.
la prossima volta, lo sciopero fatelo di lunedì e martedì. gli editori si incazzerebbero di più, dati di vendite (e quindi non vendite) alla mano, e gpl di meno ;-)
lo so, sono bestialità, era solo un modo per raccontare come va il mondo. | |
Re: Lo sciopero, eccolo qui Mimmo Pelagalli - 08.12.2005Sempre meglio che lavorare!
MP
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Veramente LAURA RIPANI - 08.12.2005Le prime voci davano come giornate destinate allo sciopero il 22 e 23 dicembre, proprio per fornire 4 giorni di black out all'informazione. Queste date sarebbero una sorta di mediazione della mediazione. E un regalo ai milanesi!
Correzione per chi dice che sabato e domenica sono i giorni più favorevoli agli editori. Il sabato e la domenica (lunedì perchè c'è lo sport) sono i peggiori per gli editori. Perchè evidentemente la gente crede al giornale come forma di intrattenimento. E lo compra per rilassarsi. Su questo dovremmo meditare!
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Re: Lo sciopero, eccolo qui cittadinocheprotesta - 08.12.2005| Naturalmente nessuno ha pensato ad una parola di solidarietà per questi poveri lavoratori afflitti da paghe ufficiali di 4-5000 €uro netti mensili e da un Istituto Previdenziale così esoso da assicurare pensioni vicine ai massimi nazionali. Lo faccio io e vi esorto tutti a compiangerli. | |
@cittadinocheprotesta age - 09.12.2005| per cortesia prima di scrivere simili sciocchezze informati. La paga di un redattore ordinario, dopo che è riuscito a ottenere il contratto (cioè a trent'anni se va bene), dopo che ha fatto il praticantato e superato l'esame di Stato, dopo che ha fatto i 30 mesi di prima nomina- è di circa 1700 euro netti al mese x 14 mensilità (più la redazionale). Il tutto a 32-33 anni (sempre se va bene), in media e con un culo tanto alle spalle e con un culo tanto in prospettiva, perché gli orari di un giornale non sono proprio "ministeriali" tanto per intenderci. Anzi, a seconda delle situazioni, sono anche da catena di montaggio (chiedere ai colleghi di sky). Da considerare che molti sono i quotidiani o le tv che dopo qualche anno chiudono e allora tutti a casa e ritrovare lavoro è durissima. Se trovo ancora qualcuno che si azzarda a dire che guardagno troppo, con il culo che mi sono fatto e con quello che mi sto facendo tutt'ora - giuro che gli spacco la faccia. Viva la diplomazia, amen. | |
Re: Lo sciopero, eccolo qui nytimes - 09.12.2005In effetti la disinformazione attorno al mondo del giornalismo è sempre tanta. E spiace vedere ancora una volta che tra chi non ha un contratto è molto diffusa la tendenza a dare le colpe di ogni suo male a chi un contratto invece ce l'ha. Dimenticando il piccolo particolare che a non assumere, a dare compensi da fame, a darli quando ne hanno voglia sono dei signori che si chiamano editori e che sono, guarda un po', proprio i destinatari di questi due giorni di sciopero.
Sciopero che, una volta tanto, non ha i soldi come finalità, bensì la lotta alla precarietà (gli editori erano disposti ad accettare un'intesa economica ma non a congelare la legge 30 sulla flessibilità per i nuovi assunti), ovvero un obiettivo che dovrebbe vedere un fronte di lotta comune tra contrattualizzati e no.
Detto questo, il commento precedente spiega bene quali sono i "lauti" guadagni di un redattore articolo 1 che non abbia dei superminimi ad personam. Il fatto che i precari siano spesso lontani anche dalla retribuzione base non giustifica certe ironie sprezzanti nei confronti di chi in questi due giorni, facendo sciopero, rinuncia ad una parte del proprio stipendio per rivendicare diritti per l'intera categoria. | |
per Lama... Giuseppe Mazzarino - 09.12.2005Dirò di più: le mensilità sono solo 13, l'ipotetica 14ma mensilità, la Redazionale, essendo in cifra fissa si è così depauperata nel tempo da essere risibile.
Ma c'è sempre qualche servo degli editori che, in rigoroso anonimato, scrive cavolate del tipo: avere un contratto di lavoro è un privilegio.
Questo è il principale "privilegio" che gli editori vorrebebro toglierci.
L'altro riguarda la nostra qualifica di professionisti. Ci preferirebbero dattilografi, pronti a scrivere sotto dettatura tutto quello che è funzionale per loro.
La loro idea di una editoria indipendente è: indipendente dai contratti, indipendente dai fatti, indipendente dalla ricerca della verità...
Giuseppe Mazzarino | |
Re: Lo sciopero, eccolo qui senza peli sulla lingua - 10.12.2005| C'è chi apre bocca tanto per dargli fiato. Tolto qualche privilegatio di rai, corriere e repubblica, non mi sembra proprio che gli stipendi siano da 4000 5000 euro netti al mese. E anche Lama, del quale condivido l'intervento, sbaglia quando parla di 14 mensilità più indennità redazione: le mensilità sono 13, più indennità redazione, che equivale a tre quarti di uno stipendio intero. Certo, ce la passiamo emglio di professori, bancari, e della maggior parte delle categorie. Ma abbiamo anche tanti motivi di cui lamentarci. A cominciare dal lavoro 6 giorni su 7 spesso per dodici tredici ore al giorno. Ma ce la siamo scelta, nessuno ci ha costretti... | |
Re: Lo sciopero, eccolo qui tarlo - 10.12.2005andate a leggere sul link
"scartoffie utili"
Piccoli scioperi di provincia
certo che se a Viterbo Il Messaggero e Il Tempo
si rispondo sui blog in quella maniera figuriamoci come possono essere utili
gli scioperi per i precari | |
@senzapelisullalingua age - 10.12.2005..è vero, le mensilità sono 13 + la redazionale (sottile a più non posso)- ho contato velocemente e preso dalla rabbia visto che in fondo al mese ci si arriva male. Soprattutto per chi come me e molti altri colleghi si è mosso dalla provincia per venire a Roma per fare il "giornale". Perché, altro aspetto su cui inviterei a riflettere i cialtroni che scrivono senza pensare, un conto è guadagnare 1800 o 2000 euro al mese in provincia, un conto è guadagnarli a Roma o a Milano dove servono 1200 euro per affittare una casa (anche dell'Inpgi) - quindi, riassumendo, un giornalista articolo 1 come me e tanti altri, che ha girato come una trottola prima di avere il contratto, che ha lavorato il 1 maggio o per Ferragosto e la notte pure, che litiga spesso con la moglie per gli orari del piffero e per la testa che è sempre lì- bene quel giornalista a 32 anni, guadagna come un operaio che abita a Montepulciano (800 euro netti al mese) e tutte le sere che vuole esce in vineria con gli amici a farsi una bella bevuta. Penso che dobbiamo avere il coraggio di dirlo, senza vergogna- che non siamo affatto privilegiati tutt'altro. Mi dovrei sentire privilegiato perché vedo le anteprime dei film o entro gratis in qualche museo? ma va là.
Per i colleghi precari, che non dimentico, e che forse si scalderanno non poco a leggere queste parole di stizza, dico che sono meno sognatore di loro. Se un giono, per caso, mi accorgessi che questo mestiere non mi fa più mangiare ma semplicemente girare gli zibidei, manderei di sicuro tutti al diavolo e mi divertirei a fare qualcos'altro. Perché fare il giornalista è una gran fortuna, ma non sta scritto da nessuna parte che deve essere una pena da espiare vita natural durante. | |
Re: Lo sciopero, eccolo qui senza peli sulla lingua - 11.12.2005Scusa Lama, ma restiamo dei privilegiati e non per le anteprime del cinema. Restiamo dei privilegiati perché è vero, guadagniamo non tantissimo (io caposervizio prendo 2350 euro al mese netti per lavorare 12 ore dal giorno per sei giorni a settimana), ma meglio della maggior parte dei lavoratori dipendenti, abbiamo una progressione automatica dello stipendio (siamo fra le poche categorie con scatto biennale autematico di anzianità del 6% oiltre ad eventualki umenti contrattuali), abbiamo la Casagit, la cassa medica, che ci paghiamo ma ci rifà molto più di quanto versiamo (ma dico, sei mai stato dal dentista?).
E ancora è vero che 1800-2000 euro al mese sono pochi a Roma. A maggior ragione sono ancora meno i 1500 euro di un maresciallo della finanza, i 1.400 di un professore di liceo, i 1.200 di un maestro elementare.
Potremmo senz'alktro stare meglio, ma non lamentiamoci pewr i soldi. Semmai lamentiamoci per il modo in cui ci fanno lavorare... | |
@senzapelisullalingua age - 11.12.2005Vorrei confutare pacificamente ancora una volta la convinzione diffusa che siamo dei privilegiati. La maggior parte di noi il contratto se l'è sudato duramente, non gli è piovuto dal cielo. E duramente lo mantiene. Tradotto in soldoni abbiamo fatto sacrifici, studio, notti in bianco. Oggi io sono al lavoro in redazione. Se non fosse stato per lo sciopero ci sarei stato anche ieri, l'altro ieri e il giorno prima. Ricordo ancora una volta quanto il nostro mestiere sia a rischio: se la testata è in rosso, se l'editore non ce la fa, si va a casa. E con un giornale è molto più facile essere in rosso che con una fabbrica di bulloni, questo è pacifico. Quindi, quel soldino in più al mese che guadagno forse dovrebbe ripararmi dal rischio, molto alto, di perdere il lavoro da un mese all'altro. Un professore o un maresciallo questo problema non ce l'ha. Non ce l'ha neppure chi lavora in Rai, lo so. Ma non tutti lavorano in Rai- (purtroppo). E' vero: abbiamo la Casagit, ma la paghiamo fior di quattrini ogni mese. Abbiamo l'Inpgi ma anche questo non è un'entità astratta: è la nostra entità che manteniamo, su cui discutiamo, ci azzuffiamo, e che è viva grazie a noi (e alle nostre fatiche).
Infine gli scatti di anzianità: sembrano un gran privilegio ma non lo sono affatto. Perché se il giornale resta in vita tanti anni è grazie ai giornalisti che ogni giorno sputano sangue per farlo e per portare le notizie (un grazie naturalmente anche ai collaboratori). Il giornale è di tutti, è un'opera collettiva. Se resta in vita quindici anni vuol dire che l'editore ci guadagna (soldi o status non importa, qualcosa ci guadagna). E la legge, leggi il contratto nazionale, lo obbliga a condividere in piccola parte questi guadagni, di qualsiasi natura siano. Cosa c'è di sbagliato in tutto questo? E soprattutto, dove sta il privilegio in tutto questo? Forse c'è qualche meccanismo contrattuale particolare che può essere considerato "privilegio" - l'ex fissa, per esempio- la doppia pensione se un giornalista viene eletto in parlamento (a carico dell'inpgi)- ma neppure i due anni di disoccupazione (in parte) retribuita mi sembrano un privilegio: sono lì a tutelarci ancora una volta dal rischio di restare a spasso. E non li abbiamo solo noi, li hanno in forme leggermente diverse altre categorie professionali: mi vengono in mente i Segretari comunali, ad esempio.
Bene, detto questo mi ritengo fortunato a fare il mestiere che faccio e dopo queste quattro righe non mi lamento più. Sappiano però i signori editori che io (e molti altri come me) sono pronto a difendere con le unghie e con i denti un contratto che è solo segno di civiltà. Non una cosa fuori dal mondo: non la facciamo passare questa idea colleghi, non è vera. | |
Re: Lo sciopero, eccolo qui senza peli sulla lingua - 11.12.2005Scusa Lama, ma i sacrifici li fanno tante persone per entrare nell'0aziend ainformatica, per studiare ingegneria o matematica, per lavorare a scuola sottopagati...
noi siamo privilegiati dal punto di vista matreriale
ti sei mai accorto che gli scatti di anzianità che sottovaluti in 18 anni ti fanno raddoppiare lo stipendio (senza considerare aumenti contrattuali e eventuali promozioni)?
dài non ci pianigmamo addosso
i soldi vanno anche bene
sono altre le cose per cui lamentarci
orari qualità del lavoro... | |
Re: Lo sciopero, eccolo qui puele - 12.12.2005| scusate ma non ho parole! La categoria dei giornalisti è ancora considerata privilegiata, e forse è per questo che molti giovani scelgono le università di giornalismo. Sarebbe opportuno che si facesse chiarezza sulla cosa, dobbiamo far sapere che un contratto di assunzione nel nostro ambiente è un'utopia, che se rimani disoccupato alla soglia dei quarant'anni (cosa molto plausibile visto che aziende come Rusconi e Mondadori chiudono testate a go go!) è praticamente impossibile trovare un altro lavoro, che la libera professione nella nostra categoria non è contemplata perchè sono sempre di più gli editori che non pagano (o pagano poco) e che commissionano articoli senza pubblicarli e di conseguanza pagarli. Mi dite se avete mai sentito di un avvocato che presenta una parcella al cliente e non è pagato perchè la causa non è andata a buon fine? se un avvocato si muove da qualche parte i soldi li porta a casa! Avete mai sentito di avvocati che chiudono lo studio a quarant'anni e si trovano senza lavoro? io no. Appartenere ad un ordine professionale dovrebbe servire per una maggiore tutela, invece nella nostra categoria è un handicap... | |
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