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14.02.2006 Gino Cornabò, in arte Silvio
di Pietro Farro
La straordinaria somiglianza tra il signor B e un personaggio di Campanile
«Io supero Napoleone, signori. C'è poco da dire. Mi dispiace per quelli che me la tirano, ma essi debbono rassegnarsi: la storia dirà un giorno di me – se non è anch'essa una carogna – che io superai il grande còrso».
Niente paura, non è l'ultima sparata del presidente del Consiglio, ma solo una citazione dal Diario di Gino Cornabò di Achille Campanile.
Cornabò è un signor nessuno («non sono nemmeno cavaliere») che, senza riuscirci, passa la vita a cercare di diventar qualcuno.
S'accontenterebbe anche di poco: un invito a qualche ricevimento mondano o esser menzionato di sfuggita su un giornale.
Ma quanto più le cose gli vanno male, tanto più Cornabò si rivela un megalomane paranoico. Uno convinto d'essere al pari con i più grandi personaggi della storia, la cui grandezza è però misconosciuta a causa d'un complotto universale.
Napoleone è il suo riferimento privilegiato, ma non disdegna di paragonarsi ad altri uomini illustri («il fatto d'aver avuto un processo non mi dispiace. Anche Galileo Galilei lo ebbe. Ho il destino in comune con Galileo Galilei», «consoliamoci così, caro Socrate. Quando ci vedremo lassù, ci daremo la mano. Siamo colleghi»).
Ora - posto che la vita con l'uomo di Arcore è stata assai generosa e certamente Cornabò sarebbe stato felice di stare nei suoi panni - a leggere che il nostro presidente del Consiglio in pochi giorni si è paragonato a Napoleone, Churchill e Gesù, dopo che in passato aveva scomodato Giustiniano, pare proprio che chiunque, al proprio livello, possa ritrovarsi a essere il Cornabò della situazione.
Povero lui e poveri noi.
Pietro Farro
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Caso A, caso B Astolfo - 14.02.2006 Secondo me, Pietro, in questo come in ogni caso di megalomania ci sono due possibilità: o la realtà da una dura lezione al Silvio (che pero', come insegna il caso di Cornabo', potrebbe anche non recepirla) e allora il suo diventa un caso più o meno patetico, oppure la realtà da una lezione (nelle urne) ai suoi rivali ed avversari, e in tal caso non sarà diventato Gesù o Napoleone, ma si' il più importante ed influente dirigente politico italiano dal dopoguerra.
Possibilità che per un dirigente politico non è poi cosi' male e che, da quale che mi è dato supporre (non ho letto il libro di Campanile) a Cornabo' non è mai stata concessa.
Sicchè la tua chiusa va riletta la sera del 9 aprile: in un caso sarà "povero lui", nell'altro "poveri noi". | |
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