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14.05.2006
On voting rights
di Rina Brundu

And wrongs. Ovvero, se sia moralmente lecito che il destino di una nazione venga deciso dai suoi cittadini residenti all’estero

Sono ormai più di dieci anni che vivo e lavoro in Irlanda. Durante tutto questo periodo e fino allo scorso Aprile, non avevo mai votato: né alle precedenti Politiche, né alle Europee, né in occasione dei vari Referendum, ma neppure quando, qui a Dublino, si sono svolte delle consultazioni amministrative locali e la Repubblica graziosamente concedeva a noi foreigners residenti di avere voce in capitolo.

Forse per una storia d’emigrazione a suo modo privilegiata, forse perché in verità non ho mai (mentalmente) lasciato le mie bellissime montagne in quel d’Ogliastra, certo è che io non mi sono interessata troppo alle cose politiche (e non) di questa meravigliosa isola che mi ospita e che si è conquistata, nel tempo, la sua nicchia nel cuore.

Il mio ragionamento aveva una logica interna: non conoscendo le ragioni importanti dietro un voto fondamentalmente regalato a questo o a quel Signor Nessuno (ai miei occhi) era meglio che ne stessi fuori. Un peccato di omissione il mio. Può darsi. Non escludo però di ricevere, un giorno, sentiti ringraziamenti per la scelta fatta, da parte del Taoiseach (Primo Ministro) di turno.

Diverse erano le motivazioni che mi portavano a non votare in Italia. Ma pure quella linea di pensiero aveva una sua ragion d’essere: io non risiedevo più nel mio Paese, soprattutto il mio obolo fiscale non è mai finito nelle tasche dello Stato italiano, lo Stato italiano non mi doveva nulla, neppure il diritto di voto.

Ancora, mi piaceva pensare che quel mio privilegio non esercitato lo stessi idealmente regalando ai tanti, tantissimi immigrati regolari che vivono in Italia da decenni, che pagano le tasse nel Bel Paese e che da questo vengono puntualmente ignorati, 365 giorni all’anno.

Questi erano i miei pensieri di allora e fondamentalmente questi sono i miei pensieri di oggi, sebbene adesso li senta gravati, inquinati, dalla decisione presa alle ultime Politiche, ovvero quella di riappropriarmi di quel mio diritto e quindi di esercitarlo.

A foolish decision I made! Quali che fossero le ragioni, le pulsioni del momento, queste non avrebbero dovuto avere la meglio sui pensieri più ragionati che mi avevano accompagnato lungo il cammino nella decade precedente.

Ma mentre il re è di solito uno, l’esperienza insegna che i fools abbondano e le peculiari dinamiche dell’ultima tornata elettorale lo dimostrano. Questo per dire che, non importa quale parte politica ne abbia tratto vantaggio, io trovo immorale che il governo di un Paese (il mio è un ragionamento etico quindi nessuno è autorizzato a trarre da questa affermazione equazioni e/o sillogismi da bar dello sport) possa essere deciso da una manciata di suoi cittadini che da anni, decenni, alcuni da una vita, vivono oltre confine e che, per la maggior parte, non hanno mai versato il loro obolo (di nuovo) nelle casse dell’Erario di riferimento.

Questa mia ferma convinzione è anche figlia dell’esperienza vissuta. Durante il periodo universitario, ebbi mio malgrado modo di viaggiare a lungo in Europa e quindi di incontrare anche altri italiani all’estero (si chiamano così ora, mica emigrati e la differenza la fa il portafoglio!).

Ma, a dispetto dei molti, tra loro, che nutrivano un sincero affetto per l’Italia, a me sono purtroppo rimasti impressi nella mente i tanti (si, i tanti, non i pochi!), che l’italietta la guardavano dall’alto in basso, sputando veleno e sentenze. Quelli che dell’italietta ridevano, insieme ai locali, salvo poi non dimenticare di fare la coda davanti all’Ambasciata se c’era da vantare diritti di qualunque natura, soprattutto pensionistici. Però gli schei li pago in Germania. E che? Scherzi?

Ripeto, questa mia non è una dissertazione sullo status quo politico, né, tanto meno, un abbozzo di discussione sugli shortcomings della vigente legge elettorale. La mia tesi portante si limita invece a proporre un ideale civile e politico, nello specifico, un’idea di cittadino italiano residente all’estero (altro è il caso dei ragazzi che stanno via per motivi di studio, o simili) che è purtroppo molto diversa da quella reale, verificata sul campo.

Ciononostante, io resto dell’avviso che un emigrato (non deve essere necessariamente un emigrato italiano, ma è difficile ipotizzare dati scenari quando si parla della Francia o dell’America!), che abbia davvero a cuore l’interesse del suo Paese d’origine, dovrebbe avere l’onestà intellettuale di non sentirsi elemento di serie B solo perché privato di una rappresentanza politica momentanea.

Perché il concetto di nazionalità non è un’idea peregrina, né una merce da barattare in cambio di questo o di quel privilegio; ad un tempo, il sentirsi cittadini che appartengono, se non una condizione dello spirito, dovrebbe essere almeno una certezza nel cuore.

Rina Brundu Eustace

Dublin, May 2006
All rights reserved ©



 
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Re: On voting rights
Gerolamo Cardano - 16.05.2006
Boh!
Io vivo da piu' di vent'anni all'estero, pago una parte delle mie tasse in Italia, ho il passaporto italiano con i diritti e i doveri che comporta, quindi l'Italia e' casa mia.

Detto questo non capisco bene quel che dici sugli immigrati regolari in Italia. OK, potrebbero anche votare, ma per le amministrative non per le politiche, dato che non hanno la cittadinanza.




Re: On voting rights
Pjotr - 16.05.2006
Per fare funzionare uno stato di diritto è necessario rispettare dei criteri formali.

Il criterio in questo caso è semplice:

cittadino italiano con pieni diritti – diritto di voto per il parlamento italiano

non cittadino – non diritto di voto

Questioni di spirito, cuore, patriottismo o mancanza di esso (ma chi me lo certifica?), persino l'appartenenza o meno all'etnia italiana non devono avere importanza nella distribuzione delle schede elettorali.

E riguardo allo “sputare veleno e sentenze” sullo Stato di appartenenza, per quanto poco elegante, mi sembra rientri tra i diritti dei cittadini italiani e dei Paesi del “mondo libero”.

Ho invece l'impressione che i cittadini dei Paesi ai quali non è permesso “parlare male” della loro patria (ma secondo il ragionamento dell'Eustace ci sarebbero dei fondamenti “morali” a queste imposizioni) non hanno comunque facoltà di esprimere un voto politico libero! Che ci sia un nesso?


Re: On voting rights
Gerolamo Cardano - 16.05.2006
Giusto, Piotr
Altrimenti ci riduciamo anche qui a sparare le cretinate che si leggono su Italians di Severgnini.
Interessante quel "All right reserved" sotto alla firma della Eustace.


Re: On voting rights
columella - 16.05.2006
Se quell'All rights reserved © è l'effetto di un copia e icolla, nessuna questione. Altrimenti sarebbe pericoloso se i frequentatori della Barberia, anzichè ciarlare liberamente, si dovessero preoccupare del diritto d'autore.


bravo columella
Astolfo - 16.05.2006
io non lo avevo notato: significa che se copioncollo una parte del pezzo in un dibattito dopo devo mandare un assegno a Dublino?


Re: On voting rights
Rina Brundu - 16.05.2006
Caro Astolfo, per te potrei fare una eccezione, quindi gira pure il tuo assegno a sostegno del Barbiere con la mia benedizione. Il copyright è necessario dato che più di una volta ho trovato i miei articoli copiati di sana pianta e sparsi all over Internet. Chiedersi perché sarebbe lecito... ma il mondo è pieno di tipi strani.

Mi chiedo però perché la mosca debba distrarre dalla cacca intorno. Pensavo infatti che il discorso si stesse sviluppando egregiamente, meglio continuare sulla linea di Gerolamo e di Pjotr.

Al primo rispondo che la sua è una condizione felice, no comment. Tuttavia occorre andarci cauti perché mi rendo conto che la prospettiva di visione è diversa. Io mi interrogavo infatti ponendo in primo piano il bene ultimo del Paese e non gli interessi particolari di coloro che lo abitano o le loro validissime ragioni del cuore.

Questo perché, regimi dittatoriali a parte, gli unici altri Paesi che dovrebbero salvaguardare con ogni mezzo (si, con ogni mezzo) le loro dinamiche interne, che sono poi quelle che ne determinano la forza, sono proprio le grandi democrazie (America docet)





Re: On voting rights
columella - 16.05.2006
Nin dispiacerti se mi faccio distrarre dalla mosca, ma su ciascuna pagina del Barbiere c'è scritto:
Se copiate, è gradita la citazione della fonte.

Io sono solo un semplice frequentatore della Barberia e spetta non a me, ma al padrone di casa, Figaro, il dettare le regole. Credo, però, che sia dovere degli ospiti, anche se graditissimi italiani all'estero, il rispettare le usanze locali e non imporre un anglosassone All rights reserved.


Re: On voting rights
Gerolamo Cardano - 17.05.2006
"Io mi interrogo infatti ponendo in primo piano il bene ultimo del Paese e non gli interessi particolari di coloro che lo abitano e le loro validissimi ragioni del cuore".

Bellissima! e io che pensavo che fossero gli italiani a fare l'Italia.

Turtles all the way down!


Re: On voting rights
columella - 17.05.2006
Rispondo anche nel merito.
Il diritto teorico di votare non è mai stato negato agli italiani all'estero. Di fatto, però, essendo allora escluso il voto per posta o nei consolati, ben pochi riuscivano ad esercitarlo. Mi ricordo, ancora i treni speciali dalla Germania, con biglietto gratuito in seconda classe dal confine.

Il passo successivo è stato quello di riservare 12 posti alla Camera e 6 al senato a collegi esteri. Gli eletti, però, rappresentano tutta l'Italia, non solo i loro elettori.

In teoria poteva essere trovata, anche, qualche formula diversa. Si è scelto un sistema non rigidamente proporzionale al numero dei cittadini all'estero, ma che nei fatti, per una serie di circostanze anche non previste, ha sovradimensionato il loro peso politico.

C'è, invece un nuovo problema che si sta affacciando: gli extracomunitari che diventano sempre più numerosi, premono per avere la cittadinanza.

Quando, tanti anni fa' ho studiato giurisprudenza, c'era scritto che i paesi concedono la cittadinanza o iure sanguinis (il figlio del cittadino è cittadino, anche se passano 10 generazioni) oppure iure soli (è cittadino chi nasce sul suolo di un determinato paese).

I paesi tradizionalmente di partenza di emigranti sceglievano, di solito, il criterio iure sanguinis, i paesi che ricevevano immigrati, sceglivano il criterio .

Mi sa, che se va avanti così, l'Italia sarà l'unica nazione che concederà il diritto di voto sia ai bisnipoti degli emigrati in Sud America ecc., sia agli extracomunitari che vivono in Italia.


Re: On voting rights
Gerolamo Cardano - 17.05.2006
Il grosso problema alla concessione generalizzata della nazionalita' per diritti di nascita sono i musulmani, che non si integreranno mai.
Se ne stanno rendendo conto in Olanda, Francia, Gran Bretagna. La cosa e' pericolosa, perche' rischiamo di far la fine del Kosovo.


Re: On voting rights
columella - 17.05.2006
Il grosso problema alla concessione generalizzata della nazionalita' per diritti di nascita sono i musulmani, che non si integreranno mai.
Se ne stanno rendendo conto in Olanda, Francia, Gran Bretagna. La cosa e' pericolosa, perche' rischiamo di far la fine del Kosovo.


In effetti un risultato, forse voluto o forse non voluto, del peso dato agli italiani all'estero, è quello di ritardare la concessione della cittadinanza e del connesso diritto di voto agli extracomunitari.


Re: On voting rights
Gerolamo Cardano - 17.05.2006
Scusa, Columnella
Legalmente parlano cosa c'entra il voto all'estero con la concessione della cittadinanza italiana a degli estracomunitari? non mi pare che esisesse una nuova normativa in discussione per agevolare questo processo.


Re: On voting rights
columella - 17.05.2006
Legalmente parlano cosa c'entra il voto all'estero con la concessione della cittadinanza italiana a degli estracomunitari? non mi pare che esisesse una nuova normativa in discussione per agevolare questo processo.

Forse ti è sfuggita la proposta di legge proposta di legge in merito di cittadinanza.

Nella relazione vengono ampiamente spiegati i motivi perchè in passato vigeva il principio della cittadinanza iure sanguinis ed ora si vuole introdurre quella iure soli

Dare la cittadinanza a tutti i figli degli immigrati, con la contemporanea facilitazione della cittadinanza per naturalizzazione, farà, nel giro di una generazione, estendere enormemente il diritto di voto a quelli che erano extracomunitari.




Re: On voting rights
Gerolamo Cardano - 17.05.2006
Vero, non la conoscevo quella proposta, ma comunque e' di 5 anni fa, Violante.
Pensi che il nuovo governo la mandera' avanti ora?
Oggi si parla di questo anche su Italians, risposta di Severgnini.


Re: On voting rights
Gerolamo Cardano - 17.05.2006
Se ho letto bene parlano di facilatare l'acquisto della cittadinanza agli stranieri nati in Italia, ma che pero' gia' da ora e' possibile.

Art.4, legge 91 del 1912. "Lo straniero acquista la cittadinanza italiana se, oltre ad essere nato in Italia, vi abbia risieduto legalmente e senza interruzioni fino al diciottesimo anno di eta' e se manifesta entro un anno l'intenzione di diventare cittadino".

Infatti nella proposta di Violante non si dice che basta che lo straniero sia nato in Italia, ma pure che uno dei suoi genitori deve essere nato in Italia.

Leggo bene?


Re: On voting rights
columella - 17.05.2006
Il testo che ti avevo segnalato era solo a titolo di esempio. L'attiviyà parlamentare sull'argomento è molto più complessa. Vedi: Camera


Re: On voting rights
columella - 17.05.2006
ma neppure quando, qui a Dublino, si sono svolte delle consultazioni amministrative locali e la Repubblica graziosamente concedeva a noi foreigners residenti di avere voce in capitolo.

A dire il vero la votazione dei cittadini comunitari alle elezioni amministrative, non è una graziosa concesione del governo irlandese, ma una norma Europea applicata anche in Italia.


Saluti dal Ministro Tremaglia
Gerolamo Cardano - 17.05.2006

CONCLUSO L’INCARICO IL MINISTRO TREMAGLIA INVIA UN SALUTO AI CONNAZIONALI ALL’ESTERO

“VI RINGRAZIO, SARO’ SEMPRE CON VOI”

“Nel momento in cui lascio il Ministero per gli Italiani nel Mondo, rivolgo un pensiero riconoscente a tutti i connazionali, che per la prima volta nella storia, hanno votato alle elezioni politiche e sono stati eletti nel Parlamento italiano.
Ribadisco con forza, e nella verità, che questo evento è stato da me fortemente voluto a favore di milioni di italiani di oltre confine. E’ stato ottenuto dopo cinquant’anni di iniziative parlamentari, prima fra tutte quella del 1955 del Senatore Lando Ferretti dell’Msi. Rivendico con orgoglio questa mia eccezionale vittoria. Attraverso i convegni degli Imprenditori, Artisti, Scienziati, Ristoratori, Esuli di Fiume, Istria e Dalmazia, dei Missionari e delle Donne, ho dimostrato che esiste al di fuori dei nostri confini un’Italia eccezionale che dimostra che gli emigranti sono una grande risorsa e ricchezza, anche sotto gli aspetti culturale, politico ed economico. Gli italiani eletti al Senato e alla Camera dei Deputati, potranno svolgere una grande azione di amicizia e di intesa con i 395 parlamentari di origine italiana sparsi nel mondo.
Nel salutare tutti i miei connazionali rivolgo il mio pensiero di riconoscenza e di commozione e dico che rimarrò sempre vicino a loro e ai loro problemi.
Mi pare giusto che venga conservato il Ministero per gli Italiani nel Mondo affidandolo a uno dei parlamentari eletti. Ritengo necessario che venga istituita una commissione Bicamerale nel Parlamento per gli Italiani all’estero e venga data la possibilità di avere un Parlamento a sessioni: 15 giorni a Roma e 15 nei loro collegi di riferimento.
Un abbraccio e un impegno per i nostri connazionali all’estero che saranno sempre nel mio cuore e che valgono tutta la mia vita”.


Roma, 17 maggio 2006


Per Gerolamo
Rina Brundu - 20.05.2006
Per Gerolamo che dice

"Bellissima! e io che pensavo che fossero gli italiani a fare l'Italia.
Turtles all the way down!"

Uhm... non vorrei rubare la caramella al bambino
ma tale commento mi ricorda quel tizio al quale fu chiesto di descrivere L'UOMO e lui si dilungò a parlare di suo Angeluzzo detto l'Invalido...

Per quanto riguarda la discussione, faccio mea culpa dato che evidentemente nel mio articolo non sono riuscita a fare emergere i temi che mi premevano. Il discorso infatti verteva sulla Politica in quanto scienza, teoria e pratica che ha per oggetto l'organizzazione di uno Stato, il suo well-being e la sua sopravvivenza( ma non solo!). Insomma, la Politica di cui parlavo io, non aveva niente a che vedere con il dico o non dico perché ho il tesserino di Partito, men che meno con il giornalismo acritico di questi tempi... (e in verità di tutti i tempi, in Italia).
With my regards,





 

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