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09.09.2006 Dal Fattore C al Nirvana
di Rina Brundu
Discorsi semiseri sullo Stato di “beatitudine dell’Essere" in Italia, così come fotografato dalla “national press”. Riflessioni pacate sul perché il desk politico de Il Barbiere tentenna e cincischia, mentre Dagospia Imperat. Viva Dagospia!
Secondo la filosofia buddista sono otto le vie fondamentali del Dharma che permettono all’uomo (ma, volendo, anche alla donna!) di raggiungere la perfezione e quindi di sprofondare nel Nirvana.
Il Nirvana rappresenta (almeno per date scuole) il completo annientamento, uno stato di pace totale e di gioia assoluta, una dimensione di verità ultima che solo gli illuminati possono godere (ti pareva!); Nirvana, anche se letteralmente significa “estinzione”, spiritualmente significa “beatitudine”.
Una sorta di paradiso dunque! Uno stato (dell’Essere) felice! Ne deriva che se applicassimo i chiari principi “dell’ottuplice sentiero” di cui sopra alla sfera politica del nostro esistere (cosa lo vieta?), un Paese che avesse raggiunto l’optimum dell’equilibro interno ed esterno, potrebbe, a buon diritto, considerarsi uno STATO felice. Fin qui nulla di nuovo! Nulla di nuovo anche perché il miracolo è raro pure dentro i favorevoli ambienti degli adepti buddisti più zelanti! Raro, ma non impossibile!
Prendiamo, per esempio, il caso dell’Italia di questi tempi! Lo Stato di beautitudine è evidente, anzichéno!
Non si spiegano altrimenti le facce sorridenti che ci salutano, da un po’ di tempo in qua, dalle prime pagine dei principali giornali italiani, dalle homepages dei loro siti Internet, dagli schermi stitici di Mamma Rai e, in verità, da ogni pulpito inquadrato da una telecamera.
E che articoli sulla carta stampata! Che titoli! Titoli a quattro colonne che corroborano e sostengono quell’impressione di felicità di cui si è già detto!
Tutto va! Il PIL s’impenna, l’operaio è giocondo, il capitalista ingrassa, il banchiere conta e canta (quando non fa il furbo!), l’Italia vince (quando non perde!), Chirac ci tende (bontà sua!) la mano (invitandoci a rialzarci!), Bush annuisce comprensivo, Annan fa scalo a Roma una settimana sì e l’altra pure!
Come non bastasse la televisione è finalmente un tripudio di trasmissioni di elevato spessore culturale in linea con il trend socio-politico, il clima di trepidazione e l’imprint aulico infine liberato!
Meraviglia delle meraviglie anche il il Desk Politico de Il Barbiere, un tempo noto per le “belle scazzottate per conoscersi meglio” (in verità non mancavano i colpi proibiti, ma ricordo anche qualche disfida dove l’onta subita è stata lavata nel sangue! All’alba!) sembra essersi accodato!
Dirò di più, persino il Desk pare avere ormai raggiunto il suo Nirvana, la sua pace dei sensi (intellettuali, s’intende!). Qualche esternazione qui, una parvenza di ribellione (o ribellismo?) là, un rimbrotto sussurrato dall’irriducibile di turno palesemente invecchiato, ma nulla più!
Ah, che bei tempi quando, piovesse o splendesse il sole, il governo era comunque ladro! E come ci si affaccendava tutti quanti a “ripulire” il sacro suolo! Proprio vero, ci si accorge delle gioie del paradiso quando l’unica alternativa è sguazzare nella melma infernale!
Fortuna che siamo italiani! Il Gautama e San Pietro dovrebbero intuirlo che un eventuale divieto d’accesso alla porta principale, comporterebbe almeno qualche nostro maldestro tentativo di usare l’ingresso fornitori! Meglio ancora: ci precludono ogni accesso alla sempiterna felicità? Fabbrichiamocene una in casa!
Così, mentre il giornalismo italiano è appunto impegnato a creare, crescere, fotografare, raccontare, suffragare l’idea del suo personalissimo Stato di beatitudine italiota, del suo personalissimo Nirvana, Dagospia è davvero tutto ciò che rimane a noi paria (nello specifico, noi intoccabili, miseri privati della Grazia!).
Dagospia Imperat. Viva Dagospia!
Rina Brundu Eustace
Dublin, 9/9/2006
All rights reserved ©
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non è colpa mia... carlotos - 09.09.2006Se tutto è ormai buonismo lobotomizzato di certo non è colpa mia.
Sono l'unico "delirante" doc rimasto anche sul barbiere...
l'unico che fa incazzare tutti.
p.s. Chi te l'ha detto che gli operai sono giocondi? Forse quelli extracomunitari che fino a due anni fa morivano di fame... ed oggi stanno molto meglio. Ma se parli con qualche italiano vedi come è incazzato. Ieri una donna di 36 anni, italiana, impiegata con tre figli, ha fatto una rapina per pagare il mangiare ai figli. Hai visto due righe su qualche giornale?
Invece guarda cosa e quanto hanno scritto di una trasmisione che si chiama secchioni e pupe... | |
Temo che tu... Rina Brundu - 09.09.2006debba ancora decodificare la metafora...
Then again, se il messaggio non arriva é sempre colpa di chi lo manda!
Il Dottor Azzeccagarbugli docet! | |
Re: Dal Fattore C al Nirvana pinkerton - 09.09.2006Il nirvana può essere raggiunto in diverse maniere...Alcuni pensano di trovarlo nelle droghe altri ci riescono grazie a sublimi ed invidiabili capacità. Uno stato anzi (STATO) lo può raggiungere in un modo più semplice: facendolo credere.
Basta saper gestire con forbici e colla, come faceva il ministero della propaganda, i flussi di informazioni. A questo punto si pone l'eterno dilemma: chi canta fuori dal coro è completamente stonato (e allora la critica ti polverizza) o ha troppo talento per cantare in mezzo ad altri (e la critica ti polverizza ancora di più). Tantovale rimanere un mediocre tenore, tirare a campare, tanto l'economia sta ripartendo in quarta e ci renderà tutti più ricchi e senza problemi...allora saremo tutti nirvanizzati (o anestetizzati). Una domanda: ma non era quell altro che gestiva Tv, giornali, Internet, calcio, Radio ecc. quello che "manipolava" l'informazione? | |
Ottimo! Ottimo punto di partenza Pinkerton! Rina Brundu - 09.09.2006 | |
Non ho capito Astolfo - 09.09.2006 Orribilmente occidentale, persistentemente monoteista, ho sempre avuto grandi difficoltà a concepire le idee di base del buddismo, a cominciare appunto dal Nirvana, che è estinzione delle passioni e del desiderio, e dunque del Sé. La cosa più vicina che abbiamo da queste parti è l'atarassia (assenza di turbamenti) della filosofia classica greca. In un caso come nell'altro, l'idea di base sarebbe che l'unico modo per superare lo stato di illusione e infelicità al quale ci condanna la nostra condizione, per muoversi verso la comprensione o illuminazione (Satori, in termini Zen) è necessario estinguere ogni desiderio, e dunque il soggetto che ne è lo schiavo.
Personalmente, credo piuttosto nel contrario esatto, ma non ha molta importanza. I Nirvana, comunque, restano una grande band.
Ciò che però non capisco è l'idea dell'Italia beatifica: culturalmente, in questo momento storico il Bel Paese non è stoico o Zen, è piuttosto cinico, godereccio e pagano, e in questo momento storico mi sembra cinico, godereccio e chiaramente in declino. Demograficamente depresso, culturalmente quasi irrilevante, ed ancorato a una Vecchia Europa che non si è mai ripresa dallo shock del perdere la sua centralità culturale e geopolitica nel pianeta, che vivacchia di falsi entusiasmi e fa finta di non accorgersi delle migliaia di cadaveri che galleggiano intorno alle sue coste.
Ex centro del mondo, l'Italia, come l'Europa stessa, stenta ad abituarsi al fatto di essere ormai periferia dell'Impero, condannata a fare da baluardo contro le masse dei pigmentati forte che premono alle sue muraglie. Gli stessi ai quali era venuta cortesemente a portare la sua Cultura Superiore, le sue lingue e i suoi eserciti! (Legge del karma? Boh) La frivolità e le altre forme della decadenza sono le caratteristiche che più gli appartengono. | |
Astolfo... pinkerton - 09.09.2006| Credo che il pezzo confermi, in modo decisamente ironico, le tue riflessioni, almeno in parte... | |
Uhm... dicevo... Ottimo! Ottimo punto di partenza Rina Brundu - 10.09.2006Pinkerton!
Any takers or is the rest gonna be silence?
Mah... | |
Silence.. pinkerton - 10.09.2006| No, per carità, niente silenzio, solo un periodo un pò troppo duro da affrontare a livello familiare e personale...In tutta sincerità avevo già preparato un paio di volte qualche riga da barbierizzare dove chiedevo ai barbierizzanti cosa ne pensassero dell'attività dell'attuale esecutivo. Non sono ancora riuscito a impostarlo nella maniera corretta, rimane il fatto che, ad oggi, non ho visto commenti su quei dietro-front tipici della politica italiana e di questo esecutivo. Cinque anni fa, su questo sito, ci sarebbero state scazzottate che non si sarebbero viste neanche nella finale per il titolo dei massimi. Rimane il fatto (II parte) che i barbieristi (come noi) sono di solito molto acuti nell'analisi di strutture e pecche politico-economiche-informative. Oggi sono un pò nirvanizzati, totalmente rilassati in relazione a ciò che si sente o si vede nella penisola. Ieri notavo con due amici di come nessuno scenda in piazza protesti alzi la voce per decisioni politiche che, quantomeno, esulavano dalle promesse iniziali fatte ai loro elettori. Se è un mal di stagione passerà, ma se diventerà la prossima struttura mentale.... | |
Bravo! Ma il mio ultimo invito non era rivolto a te… Rina Brundu - 10.09.2006Tu avevi già perfettamente inquadrato il problema, sviluppato e rilanciato.
La mia era piuttosto una provocazione nei confronti degli altri barbieristi (come gli chiami tu) tesa a vincere il clima di quasi omertà.
Intendiamoci bene: non si tratta neppure di un qualunquistico invito a criticare per partito preso (non per Partito preso, s’intende:))! In verità non si tratta neppure di una questione “politica”, ma è piuttosto attinente alle ragioni ideali che stanno dietro il “fare giornalismo oggi” (e sempre, in verità!)! Infatti, dato che ritengo che un giornalista (con la G maiuscola) sia tale solo quando, oltre a snocciolare dati, date e compagnia cantante, dimostra soprattutto una notevole capacità di critica e d’introspezione e, unisce a queste qualità, le palle (scusa il termine, che però immagino sarà stato sdoganato da questo o da quell’altro seguitissimo reality!), per rendere visibili (si, visibili!) le sue considerazioni in merito all’argomento trattato….penso che sia pure chiaro dove io voglia andare a parare. Fondamentalmente si tratta di sviluppare un dibattito. Non si può liquidare un argomento pregnante come questo con una battuta! Non su un sito come Il Barbiere!!
Solo poche settimane fa, in un articolo ripreso da Dagospia (di nuovo Dagospia!) un noto scrittore diceva di come oggigiorno, ci fosse quasi da vergognarsi di uscire con un quotidiano italiano sottobraccio. Ebbene, io sono d’accordo con lui! Idealmente, s’intende, dato che non si può fare di tutta l’erba un fascio! Idealmente, ma tanto basta! Sono, infatti, le idee coccolate che hanno in germe la potenzialità di diventare principi universali, quindi condivisibili e perciò potenzialmente (di nuovo) destabilizzanti di ogni regime “omertoso” (in senso lato! Meglio precisare dato che a volte si batte sui tasti senza prima verificare che il cervello sia stato inserito!). Amen!
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Re: Dal Fattore C al Nirvana salvo zappulla - 10.09.2006E perchè non dovremmo gustarci in pace questo momento di beatitudine? cara Brundu. Ora che Berlusconi ha deciso di prendersi la sua bella e meritata vacanza lontano dal teleschermo (forse è andato in Sardegna a spassarsela con Briatore).
Il bel faccione di Prodi ispira rilassamento. Io (quando lavoro) sono un operaio, ho sette figli, come si suol dire sono un cittadino medio. ( Nota informativa: il calcolo del cittadino medio si esegue col prendere un cittadino massimo, uno minimo, fare la somma e poi dividere per due. Quasi sempre ne uscirà un metalmeccanico in perenne attesa di rinnovo contrattuale, arrabbiatissimo e molto attento alle vicende del Paese). L'altro bel faccione di Mastella è rassicurante. A proposito, grazie ministro per avermi concesso l'indulto. Che si vuole di più? Grazie ancora per l'omaggio, ministro. L'omaggio è entrato a far parte del costume sociale. Tutti a offrire: sconti, occasioni da non perdere, sorprese dentro l'uovo di Pasqua e i fustini dei detersivi. Lauree honoris causa, onorificenze, riconoscimenti. Catene di Sant'Antonio e sagre paesane. Ma chi li paga? si chiede perplesso il cittadino medio.
Ogni anniversario è buono per festeggiare, qualsiasi ricorrenza costituisce motivo per fare o ricevere regali. L'Italia dei permessi-premio ai detenuti modello ( di vita e di virtù); l'Italia delle amministie, delle sanatorie. Si premia la nonna che raggiunge il traguardo dei cent'anni e la nipote che compie il diciottesimo anno di età. Il figlio, genio di famiglia, che al terzo tentativo supera la quinta elementare e il cane che finalmente ha imparato a non fare la pipì sul divano. Premio alla mamma che ha dato alla luce cinque gemelli e all'africano che acconsente a lasciarsi castrare. Premio alle poetesse che compongono passionali versi d'amore e medaglie, pergamene ai nuovi talenti dell'arte contemporanea. Quiz televisivi e ruote della fortuna.
Vuoi vedere che li pago io? mi chiedo da buon cittadino medio. Col cavolo che torno a lavorare, meglio rimettermi a rubare, tanto un altro indulto prima o poi il buon Mastella me lo concede. Prosit! | |
Re: Erano soltanto ferie milo calaferro - 10.09.2006«anche il Desk pare avere ormai raggiunto il suo Nirvana, la sua pace dei sensi (intellettuali, s’intende!)».
Ma no, cara Rina, non esageriamo. Il Barbiere si è solo concesso alcuni mesi di ferie (portandosi via la chiave, ahimè, anche della sezione "commenti").
Spero solo che la lunga vacanza gli sia servita a rinfrancarsi e a ritemprarsi dalle immani fatiche invernali. Certo che se il ritmo con cui pubblica pezzi nuovi rispecchia l'attuale grado di carica delle sue batterie, allora forse è meglio che se ne stia in vacanza ancora un po'.
O Barbiere, dì qualcosa, ti prego. Non importa se di destra o di sinistra, se di alto o di basso, se di reazionario o di progressista. Dì solo qualcosa. Ha ragione Rina Brundu Eustace a dire che anche tu hai raggiunto il tuo Nirvana, la pace dei sensi, oppure ad impedirti di uscire dall'attuale stato semi-catatonico è solo una semplice, colossale e irreversibile rottura di palle? | |
Re: Dal Fattore C al Nirvana zuzzù - 11.09.2006Passeggiando lungo i sentieri di internet, ma anche fuori di lì, ho raccolto pensieri di piombo. Uno per tutti: "Che dritta, quella Natasha, adesso fa un sacco di euro che io, col mio duro lavoro di anni, non vedrò mai".
Ovvio che Dagospia imperi. Vende ciò che la gente consuma: sogni un cents cadauno. Segno che è gente estremamente povera, indipendentemente dagli euro che si conta in tasca.
Si stava crescendo tra il '60 e l'80, poi è arrivata la dittatura mediatica della tivvì privata e, per imitazione, di quell'altra: la Statale, cosiddetta :-P
Pare che anticamente un popolo troppo acculturato preoccupasse la Chiesa. Per quale motivo non chiedetelo a me. Ma un buon motivo doveva pur esserci se è vero, come è vero, che lo Stato laico da una parte ha incrementato la scolarizzazione e dall'altra ci ha lasciati nutrire di ignoranza e volgarità da un elettrodomestico. E per essere certo che si resti a galleggiare nel nirvana ci ha tolto perfino il cinema di denuncia consentendoci solo quello d'evasione.
Avevamo un Ministero dello Spettacolo, cui faceva capo anche lo Sport. Adesso abbiamo solo un Ministero dello Sport. Non è eloquente :-?
Passi quando regnava Berlusconi con la sua sindrone da industriale dei miracoli. Ma adesso regna l'Aristocrazia che diamine! Perchè ha creato un Ministero dello Sport, e non uno del Cinema, Teatro, e sport scritto minuscolo?
Non è per demonizzare lo sport, ove questo conservi dei valori. E' per sottolineare che un Governo deve dare ai cittadini innanzittutto ciò di cui risultano avere più urgentemente bisogno!
Oh chè più ignoranti rimaniano noi e più colti si sentono loro :-? Marchiamo le distanze :-?
Beh ...io lo supportai con intenzioni rifondaiole, ma lo sapevo: me lo sentivo che sarebbe stata un'Aristocrazia del c.... !!!!
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Curioso Nirvana Astolfo - 11.09.2006 Il cinema italiano fa schifo? Fonda un ministero!
Come mai non ci avevano pensato prima? | |
Re: Curioso Nirvana zuzzù - 12.09.2006| Con me si può palleggiare di brutto. Quando le mie opinioni non collimano con le altrui, rifletto. Sono perciò grata all'"avversario" del servizio che mi rende. Ma se m'imbatto in uno che fa finta di non capire risparmio il mio tempo. | |
Bravo Astolfo - 12.09.2006| Anch'io faccio così. Dopo tutto, certe proposte di riassestamento dei portagli ministeriali si commentano da sole. | |
Ehm scusate, dicevamo... Rina Brundu - 12.09.2006Cara Zuzzù, grazie per il tuo intervento. Ma non sono d’accordo per quanto riguarda Dagospia! E’ senz’altro vero, infatti, che il giornale virtuale di D’Agostino abbia una sua radice nazional-popolare e trovi nello stile urlato dei tabloid d’oltre manica il modello di riferimento, ma sarebbe ingiusto, oltre che incorretto, liquidare il fenomeno in maniera così semplicistica. Dagospia, come ogni progetto portato avanti con determinazione e serietà (bada bene che io non conosco il suo autore, nel caso ti sfiorasse l’idea!), è uno spazio informativo che è cresciuto nel tempo. In tutti i sensi! Soprattutto, Dagospia è espressione di una perfetta intuizione: ovvero, il fatto che nel prossimo futuro sarà la Rete a determinare WHOS WHO! In tutti i campi! E sarà sempre la Rete a fare la differenza! Questa, per esempio, è un’illuminazione (tanto per restare in tema!) che non ha ancora sfiorato le menti del gotha letterario e giornalistico italiano che ancora guarda alla pubblicazione virtuale come ad una manifestazione artistica fondamentalmente figlia di un Dio minore. Del resto, la cosa non dovrebbe stupire! E’ soprattutto dal 1492 in poi che noi Italiani siamo diventati maestri del carpe diem (nel senso di, cogli le possibilità del dì)! Ma, per tornare a noi, il motivo di semiseria preoccupazione (che è poi fondamentalmente la ragione che mi ha portato a scrivere l’articolo) è semmai un altro. Per esempio, un grosso problema si pone (quindi dovrebbe essere motivo di preoccupazione per ogni lettore attento!) quando un giornale virtuale come Dagospia diventa (per suo merito certo, ma sicuramente e soprattutto per demerito delle altre parti interessate!) il VERO, AUTOREVOLE punto di riferimento giornalistico nel panorama nazionale! Un grosso problema si pone quando le notizie presentate su Dagospia diventano data source per molti altri importanti quotidiani (quelli VERI!)! Il problema si pone quando la parola “scoop” (specie se di natura politico-finanziaria o pseudo tale) diventa più rara del più raro dei diamanti ed è temuta come la peste nelle redazioni dei “giornali che contano”! Last but not least, un grosso problema si pone quando il navigatore “sfoglia” Dagospia nella certezza di essere sul posto giusto se ciò che sta cercando è solo una parvenza di obiettività (o almeno se ciò che la sua intelligenza lo porta a desiderare è almeno, almeno una situazione di “un colpo al cerchio uno alla botte” – credo che in Italia si dica così, no?). Per carità, l’obiettività non è una possibilità per questo mondo, ma tra la visione mentale, libera e aperta, che comporta la possibilità di raggiungere questa chimera e l’orizzonte d’attesa impostoci dallo status quo informativo italiano (o almeno da quello che appare tale!), ho purtroppo l’impressione che ci sia un lungo, lungo gap! Del resto, perché alterarmi, o continuare a fare finta, come dissi nel mio precedente articolo, che in realtà la colpa non sia tutta mia? Si, mia e di chi, come me, continua a coltivare visioni (giornalistiche e non) ideali! What a fool!!
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Re: Dal Fattore C al Nirvana pinkerton - 12.09.2006| Credo che far paragoni tra "testate" sia sempre una opinione che corre sul filo dell'idea, primaria, che ogni uomo trova in se stesso: leggere ciò che può capire e ciò che può far "discutere". A questo punto il concetto nazional-popolare trova la sua massima espressione in quel giornalismo "d'assalto" che va alla ricerca dl caso pazzesco o inquietante e lo rende pubblico. Ottimo punto fermo del lavoro: trovare e scrivere. La mia paura è che, successivamente tutto venga spazzato via senza un approfondimento curato con ciò che ne consegue, far danni e poi far dimenticare. Viceversa il barbiere, realtà ben più strutturata su un tacito mando-rimando-ributto-rilancio di opinioni trova, spesso, nei suoi partecipanti, precisazioni e approfondimenti validi. Leggendo sopra il mio timore (mi corregga l'autore del pezzo se il suo messaggio voleva essere diverso) è che una impostazione politica di una testata via rete (quindi con tempi rapidissimi d'aggiornamento) troppo "politica" potrebbe risultare castrante nei confronti di quegli argomenti che toccano quotidianamente la nostra realtà. A questo punto diventa naturale porsi una domanda: sonnolenza o prevenzione? | |
My last post! Rina Brundu - 12.09.2006Caro Pinkerton, cala la sera qui a Dublino. Lo si intuisce soprattutto perché la coltre uggiosa che da milioni di anni (perdona l’iperbola!) ne mortifica lo specchio di cielo è, adesso, appena, appena più scura. Col morire del giorno si perdono pure le mie energie e così, di primo acchitto… mi verrebbe da risponderti: sonnolenza, sonnolenza! Scherzi a parte, prometto che farò il possibile per mettere a buon frutto quel che resta dell’ultima goccia del mio io-raziocinante (!). Prima di tutto però, ci tengo a precisare che non amo le domande che mettono con le spalle al muro. Questo perché, come ho già detto nei precedenti interventi amo “l’approfondimento curato” che tu stesso auspichi; non posso chiederti di prendere per oro colato le mie parole, ma stai tranquillo che posso dimostrare in qualunque momento di avere una spiccata attitudine per l’analisi semantica e per “guardare dentro e fuori il testo”. Detto questo, confermo che sì, la sonnolenza comincia ad avere la meglio su di me, ma sono ancora abbastanza sveglia da poter rigettare anche l’accusa di prevenzione. Prevenzione contro chi? Contro Il Barbiere? Lo sapevo che un giorno quei 30 denari che donai un paio di mesi fa a sostegno delle attività del sito mi avrebbero permesso di “lucrare” sull’investimento… Ecco, li metto idealmente sul tavolo con la promessa che raddoppierò le cuccuzze alla prossima occasione, mentre ti posso assicurare che non ho mai donato un cent a sostegno di Dagospia e non ho intenzione di farlo! Credo che qui si stia davvero uscendo dal seminato…. Io, infatti, non ho mai inteso mettere a confronto le diverse “testate”, anche perché per ovvie ragioni il paragone non si pone! La mia pseudo analisi del fenomeno Dagospia non vuole dire che mi sia messa le fette di salame sugli occhi, ma, piuttosto, che sono capace di guardare anche dove molti (purtroppo!) non guardano! Dagospia per me è un fenomeno positivo, ma questo non significa che io paragoni la “potenziale valenza culturale” di quel sito con l’input certo dato, nel tempo, alla nostra crescita di uomini/donne e di cittadini da alcuni dei maggiori quotidiani italiani! No, la coltre uggiosa non ha potuto ancora tanto sulla mia capacità discriminante! Del resto, non ho mai inteso paragonare Dagospia neppure al Barbiere! Intanto, perché il confronto non reggerebbe, poi perché condivido il tuo pensiero in merito, ed infine perché tutto quel “sangue blu” che scorre su Dagospia provoca in me una innata repulsione (devi sapere che, benché io viva qui a Dublino, sono in realtà una “suddita puzzona” nata tra le montagne del Gennargentu, fiera della sua indole di “nobile selvaggia” e che per sua natura guarda dall’alto in basso qualunque altra stirpe pseudo-nobiliare!). Il problema non è quindi certamente Dagospia. Il richiamo ad un sito di successo come quello di Roberto d’Agostino era una mera provocazione e tu non dovresti lasciarti fuorviare anche perché avevi già perfettamente inquadrato il problema! Per chiudere voglio precisare che non esiste neppure una prevenzione di tipo politico perché io ho già detto a chiare lettere che per me questa faccenda è meramente attinente alle ragioni ideali che fanno la differenza tra un giornalista con la G maiuscola e uno scribacchino, ovvero un pupo che riflette i pensieri del Grande Puparo (inteso come editore in generale). Allo stesso modo, ripeto e confermo che scopo primario del mio articolo era suscitare un dibattito su ciò che significa fare giornalismo oggi in Italia. Soprattutto, verificare, se la mia impressione di un’Italia nirvanizzata, impressione che traggo analizzando giornalmente le prime pagine di numerosi giornali italiani, fosse frutto di una mia continuata indigestione, o se la stessa trovasse conferma nell’immaginario privato di qualche altro barbierista mentalmente libero. Le notti d’autunno arrivano presto qui a Dublino… ormai non ho il tempo né la voglia (senza contare che preferisco vedere Fahrenheit 9/11) di ricercare l’ulteriore dettaglio anche perché tutti questi interventi sono comunque ridondanti. Tuttavia, a questo punto (perdona il tit for tat!), anche per me diventa naturale lasciarti (e non solo te) con una domanda: cecità incombente o non si vuole vedere? With my regards as this will be anyway my last posting on the subject!
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