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09.10.2006
I had a dream: The Italian Tribune
di Rina Brundu

Riflessioni, più o meno condivisibili, sulle giornate di sciopero dei giornalisti

Diciamocelo francamente, l’anomalia italiana (una delle tante in verità!) non è data dalla mancanza di un autorevole (vale a dire credibile) quotidiano di destra che faccia da contrappunto agli autorevoli quotidiani di sinistra già esistenti: l’anomalia conclamata peninsulare è procurata semmai dalla mancanza di un giornale italiano autorevole tout court!

Ancora, dobbiamo pure trovare il coraggio di ammettere che l’idea di un ipotetico The Italian Tribune, quotidiano a diffusione nazionale, indipendente (manco a dirlo!), moderno, coccolato dai conservatori, rispettato dai progressisti, citato dalla stampa internazionale, non ci convince proprio!

Sarà che non ci siamo abituati, sarà che la dietrologia è seconda solo alla spocchia tra le nostre debolezze capitali, sta di fatto che è proprio difficile immaginare un Tribune (tribuno) made in Italy che occupandosi di politica sappia stare ai fatti piuttosto che andare a scadere, con perniciosa regolarità, nella propaganda di parte; che occupandosi di economia sappia trovare una posizione equidistante tra i diritti dello Stato e le ragioni del tartassato; che trattando le normali questioni di pseudo-guerriglia civile s’imponga come estremo baluardo delle speranze della plebe bistrattata contro i soprusi dei patrizi impenitenti.

Per chi lo pensasse, dico no: il ritratto appena abbozzato non è frutto di una visione qualunquista e superficiale! Al contrario, è sicuramente figlio di un’idea ponderata, ma comunque neppure tanto brillante e che in realtà si limita a prendere atto dello status quo: il va sans dire, non potrebbe essere altrimenti!

In altre parole, non è vero che abbiamo ciò che meritiamo, ma vero è che faticosamente conviviamo con tutto ciò che, SOLAMENTE, potrebbe essere! A costruire la gabbia dorata (specchietto per le allodole, miraggio creato ad arte per ritemprare lo spirito demoralizzato di ogni giornalista di buone speranze!) intervengono infatti certezze difficili da scardinare: il Paese è indubbiamente piccolo rispetto ad una grande realtà geografica come, per esempio, gli Stati Uniti d’America, il Paese ha sicuramente una democrazia solida ma paradossalmente minata nelle concezioni ideali dal peso della sua stessa importantissima Storia, il Paese è sufficientemente ricco per suscitare l’appetito delle oligarchie economiche ma, purtroppo, anche indiscutibilmente povero (di portafoglio e di cultura moderna) da non trovare la forza di impedire a queste ultime di fare il brutto ed il cattivo tempo; certezze difficili da scardinare, ripeto, come, del resto, dimostrano le ultime vicende politiche. E non solo.

Then again, è proprio davanti all’impossibilità del sogno (o forse in virtù di tale inattuabilità) che continua a “perseguitarmi”, prepotente, l’ideale avveniristico-editoriale di cui ho già detto: ovvero, l’immagine di un fantomatico The Italian Tribune, quotidiano moderno, coccolato a destra, osannato a sinistra, ammirato al centro e… con un pacchetto azionario distribuito tra i suoi lettori più attenti, capaci di trasformarsi in mastini molesti quando si tratta di salvaguardare le inviolabili norme dello Statuto costitutivo, prima fra tutte quella del divieto di accumulo dello share holding sopra il tetto prestabilito.

Fatto il giornale non ci resterebbe che fare i giornalisti! Eh già, perché anche qui non mancherebbe il lavoro!

Intendiamoci bene, io sono d’accordo con le motivazioni portanti che giustificano gli scioperi di questi giorni, senza considerare che alcuni (alcuni, non troppi!) giorni di sciopero fanno sempre bene all’anima (vale a dire, c’è sempre qualcosa per cui un Editore deve farsi perdonare e lui lo sa, lo sa!).

Tuttavia, io resto convinta che quelle stesse “certezze difficili da scardinare” che costituiscono la già ricordata gabbia dorata, metafora di un giornalismo ideale ma impossibile da esercitare, siano pure quelle che di fatto imprigionano l’anima del nostro “giornalista (italiano, nello specifico) di buone speranze” dentro trame più o meno oscure, riflesso di comportamenti tutt’altro che edificanti.

Per quanto mi riguarda, non mi abbandonano, per esempio, i ricordi di quando, insieme a molti connazionali, lavoravo nelle multinazionali informatiche che costituivano il backbone economico dell’Irlanda pre-boom. Si trattava di aziende perlopiù americane che usavano Dublino come base sull’altra sponda dell’Atlantico e quindi fondamentalmente come punto d’appoggio per penetrare i ricchi mercati europei.

Ebbene, noi team italiani, come pochi, eravamo ossessionati dalle telefonate dei “giornalisti” di madrepatria che, qualificandosi come tali, ne approfittavano per monopolizzare l’attenzione del tecnico di turno per fini meramente privati. Tutto questo con buona pace dei responsabili del Gruppo che sudavano sette camicie nel tentativo di “convincere la Stampa” che il bug incriminato non ci fosse (per inciso, il bug c’era! Sempre!) . L’esperienza mi impressionò parecchio perché, allora come ora, mi ostinavo a coltivare visioni ideali in merito a questa bellissima professione.

Per carità, una rondine non fa primavera (senza considerare che potrebbe pure trattarsi di pigro passero solitario!), ma è indubbio che occorre interrogarsi sulla provenienza della corrente calda che ha comunque spinto il bipede a levarsi in volo.

I giorni di sciopero dovrebbero quindi servire anche a questo: a guardarsi dentro e a riflettere sulle ragioni importanti che ci spingono come individui ad amare questa professione e, sulle altre, che come professionisti (almeno per chi ha la fortuna di esserlo!) dovrebbero spingerci a sbaragliare il campo da qualsiasi perplessità (vedi le ultime cronache, sospensioni, etc).

Il resto sarà consequentia rerum… e non è detto che l’ideale-editoriale di un Tribune italiano, quotidiano moderno, indipendente, rispettato da cani e porci debba per forza rimanere tale.

(dedicato ad Anna Politkovskaia, giornalista russa della Novaya Gasata, assassinata a Mosca)

Rina Brundu Eustace

Dublin, October 2006



 
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Re: I had a dream: The Italian Tribune
pinkerton - 09.10.2006
Un quotidiano indipendente...non sarebbe una cattiva idea se esistessero realtà "indipendenti" mediatiche in italia. Problema: le gabbie dorate sono quelle dove i volatili (comunque) amano soggiornare, tutelano da invasioni, dai predatori e garantiscono becchime e acqua always...e, soprattutto, non c'è mai il rischio che il padrone le apra inavvertitamente e faccia fuggire gli inquilini...costano tanto ma servono quando arrivano ospiti...e allora i volatili non possono trovarsi in sciopero...


Birdwatching
Rina Brundu - 10.10.2006
Si, c'è del vero in quello che dici Pinkerton.
Mi accorgo ora di avere tralasciato una ulteriore riflessione. Ovvero, ho dato per scontato che i volatili avessero tutti uguale dignità. Niente di più sbagliato! E se invece fossero stati quei giorni di Ozio Letterario (si fa per dire) il vero specchietto per le allodole? Il dubbio mi attanaglia.


Infatti
Astolfo - 10.10.2006
Come insegnava Pasolini, ci sono uccellacci ed uccellini.

Fa anche rima.


Re: I had a dream: The Italian Tribune
pinkerton - 10.10.2006
....ti correggo un minimo Asty... ci sono uccellini e predatori e, all'interno dei predatori, ci sono quelli dotati di dignità e fierezza e quelli degni solo di imboscate. A questo punto va da sè che la legge della giungla dovrebbe imperare nel libero mercato, ma dentro le gabbie il boss rimane lo stesso financo qualcun altro non si sostituisce (o fa scalate). Gli altri, pur di no n essere estromessi dalla gabbia, piegano il becco e fanno silenzio...


La redazione del BDS è...
Rina Brundu - 10.10.2006
probabilmente a pranzo...
Nel frattempo, racconta Pinkerton... racconta...


Re: I had a dream: The Italian Tribune
Mauro Benedetti - 13.10.2006
You ave a dream, Rina, but an impossible dream...

Per aprire un nuovo giornale, come lo pensi tu, ci vogliono non meno di cinque milioni di euro a disposizione, fra impianti, sede centrale, sedi periferiche, rotative ecc ecc...

Tenendo conto che oer tre mesi non vedi un cent di incassi, perché le edicole pagano a 90 giorni, ammesso che tu venda, non arrivano soldi freschi.

Il break even point, cioè il punto dove uscite ed entrare si pareggiano (senza guadagno, ma senza perdite) è altissimo, per un quotidiano simile, presumibilmente intorno alle 500.000 copie malcontate. Si rischia un bagno da milioni di euro in meno di sei mesi.

La pubblicità. A parte i costi per un'altra strUttura (ma ci si può anche affidare a società esistenti) come certo sai l'appetibilità per il markentin è data dalla tiratura... un circolo vagamente vizioso.

La proprietà: parli di cooperativa. Di capitale ricavato dai "suoi lettori più attenti", quindi nemmeno da tutti... come pensi di metterli insieme i famosi cinque milioni di euro?

E poi il fattore politico: come pensi, con un giornale "veramente" indipendente, di essere coccolata dalla destra e osannata dalla sinistra? Se sei indipendente non puoi non dare in testa ad entrambi, tanto vanno male le cose in Italia. E allora? :)

Qui non siamo né in America, nè in Inghilterra, né nel regno dell'Utopia. Siamo in Italia, Paese di poeti, santi e navigatori. E già per quest'ultima faccenda, visto che non si poteva andare a nuoto, i soldi ce li han dati spagnoli e portoghesi.....





 

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