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23.10.2006 Il Follini di mezzo
di Nero Wolfe
“L’Italia di mezzo”: a quando l’”Italia di sopra” e l’”Italia di sotto”?
Marco Follini ha lasciato (finalmente) l’UDC ed ha annunciato di aver fondato un nuovo partito, cosa di cui il nostro sistema politico repubblicano, storicamente affollatissimo di formazioni, non sente proprio il bisogno.
Dopo essere stato l’elemento più critico, verso Berlusconi, dello schieramento di centrodestra al governo, era attesa la fuoriuscita dal partito di Casini dell’”Harry Potter” della politica nostrana. Meno prevedibile, forse, era la velleità di creare un suo proprio partito.
Ora è nato, ed è risibile già a partire dal nome: dopo la “Terra di Mezzo” del “Signore degli Anelli”, adesso abbiamo l’”Italia di Mezzo”… A quando l’”Italia di sopra” e l’”Italia di sotto”?
Deplorevole è anche la “mission” politica dichiarata: quella di creare il “vero” centro in un sistema bipolare.
E’ naturalmente una semplice operazione di potere per non scomparire definitivamente dalla scena, ma se vogliamo prendere per buone le intenzioni dichiarate dal suo fondatore, allora bisognerebbe innanzitutto fargli notare che arriva buon’ultimo: il centro esiste già, ed è disseminato dovunque, sia a destra che a sinistra. Anzi, forse ormai è purtroppo tutto un unico grande centro, con labili striature di colore politico diverse.
Inoltre dobbiamo chiederci se in Italia abbiamo davvero bisogno di un “centro”, o piuttosto dovremmo migliorare il bipolarismo e, anzi, perseguirne davvero la realizzazione, visto che oggi abbiamo solo dei maxi-schieramenti rissosi.
Comunque, quelle di Follini sembrano prove generali di Democrazia Cristiana: prove fallimentari, perché la sua formazione politica ha tutte le caratteristiche per diventare uno di quei partiti con percentuali di consenso da prefisso telefonico; e poi perché la Dc, con i suoi ex, è già dovunque, disseminata in tutti i partiti.
Nero Wolfe
www.massimocoppa.ilcannocchiale.it
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Convergenze parallele Astolfo - 23.10.2006 Oltre a essere completamente d'accordo con te, Nero, ti invito a riflettere sul fenomeno seguente: con l'ultima e brillante iniziativa di Follini, siamo arrivati dunque ad avere quattro diversi partiti politici nati dalle rovine della fu Balena Bianca (ex popolari margheritoso-ulivisti, mastelliani post cossigheschi, casinistofili e ora anche ammezzati), battendo cosi' per un punto i diversi partiti politici nati dalle rovine del fu Glorioso Picci' (pidiessini socialtraditori, rifondaroli bertinotteschi e italocomunisti in mezzo al guado).
E' vero che gli expostsemiveterocripto infantofaghi nel frattempo hanno piazzato comunque un migliorista al Quirinale, ma secondo me, per semplice gusto della simmetria assiale speculare, sarebbe arrivata l'ora di una nuova scissione a carico di qualche fazione rivoluzionaria bolscevica. Cosi' siamo quattro a quattro, e la salma di Gramsci dormirà più tranquillamente.
(Forse è arrivato il momento di riavvicinare le pecorelle smarrite) | |
Re: Apologia di Follini Persio - 23.10.2006Io, invece, sono in completo disaccordo. Ritengo che la questione vada analizzata da un'altra prospettiva: è possibile per un leader moderato mantenere diritto di cittadinanza nel centrodestra, pur avendo una visione del mondo praticamente antitetica a quella esclusivamente affaristica (affari soprattutto suoi) del monarca assoluto di Arcore? E dove sta scritto che chi è in disaccordo col Berlusca deve per forza andare dall'altra parte, come un Mastella o un D'Antoni qualunque?
E' estattamente questo, tra l'altro, che avrebbero auspicato i berlusconiani: far passare per traditore subdolo colui il quale - come riconosci anche tu - ha rappresentato l'unica vera voce critica all'interno della Cdl nei 5 anni di governo.
Ed è un discorso,tra l'altro, già sperimentato nei confronti del povero Montanelli, il quale tutto poteva aspettarsi nella vita, fuorché essere tacciato di simpatie nei confronti della sinistra.
Le facili ironie nominalistiche non possono e non devono far dimenticare la storia personale dell'uomo: che è tutt'altro rispetto agli opportunisti in servizio permanente effettivo, come qualcuno di quelli citati in precedenza.
Follini, da chi lo conosce da vicino, è considerato un galantuomo a tutti gli effetti. E' uno che conserva un'idea aulica della politica e che quindi, per forza di cose, non può aver niente da spartire con quelli che invece rappresentano l'antipolitica politica, come lo gnomo di Arcore (o lo stesso Bossi).
La sua è una visione forse idealistica, più che nostalgica, della Dc (come disse un vecchio leader dei giovani socialisti a Porta a Porta: quella che avrebbe dovuto essere e che non è mai stata, ndr). Ma in nessun caso la sua idea del centro può essere identificata con la palude, buona all'occorrenza di qua o di là.
Quanto alla presunta destabilizzazione, ritengo anzi che la sua strategia - condivisibile o meno - miri proprio ad eliminare le fibrillazioni che caratterizzano il quadro politico attuale in entrambi gli schieramenti: destrutturandoli ed arrivando a nuove aggregazioni più omogenee. Verosimilmente tagliando fuori le ali estreme (Rc, Pdci, e forse Verdi da un lato, la Lega dall'altro). Il che non sarebbe affatto male...
D'altro canto, non credi anche tu che senza le pressioni dei partiti dell'estrema sinistra lo schema della finanziaria sarebbe stato completamente diverso, e più adatto alle esigenze vere del Paese?
In conclusione, Follini sogna un Paese dove il concetto di "bene comune" (ahimè oggi sconosciuto) sia al di sopra di ogni interesse di bottega, e soprattutto di quelli affaristici personali. Non è un caso che non lo abbiano voluto alla presidenza della Vigilanza Rai (come meritava ampiamente) preferendogli il più ubbidiente Landolfi. E sono certo, anzi, che se avesse scritto lui la riforma del sistema televisiivo, questa sarebbe stata ben più severa contro i monopoli privatistici di quella partorita da Gentiloni.
Per lui, che ha militato per anni in un partito dai mille difetti, ma che aveva il pregio di una democrazia interna vera, di linee politiche decise nei congressi (magari con l'ausilio di tessere false...) e non nel bagno di casa del Napoleone di Arcore, era ormai impossibile continuare a rimanere nella Cdl (ti rammento che nella Balena Bianca - da De Gasperi in poi, fino a Fanfani, Moro, De Mita - chiunque abbia indulto troppo al leaderismo alla fine è finito defenestrato).
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Re: Apologia di Follini Mauro Benedetti - 24.10.2006Il giorno che sparirà Berlusconi, speriamo che non si porti appresso il Sacro Graal, che secondo me s'è fregato anche quello.
Ma di certo, quando sparirà, osserverò con ansia gli "orfani" del nano, dello gnomo, del duca di Arcore, a chi dedicheranno i loro sapidi commenti.
Gli "insultatori" in servizio permanente effettivo, reggeranno al tremendo vuoto dove rimbomberanno i loro strali cadendo nel nulla? | |
Re: Il Follini di mezzo Terronzio - 24.10.2006| Però Casini che si smarca sempre più. Follini che va via dalla CdL. Larghe frange della Margherita, e pezzi dell'Italia dei Valori che si lanciano in una serie di distinguo... siamo proprio sicuri che il progetto di un terzo polo, Diccì, non stia trovando adepti e che i partiti che, almeno teoricamente, ne farebbero parte abbiano percentuali da prefisso telefonico? Ormai al Berlusca è rimasto solo Rotondi che francamente non è da prendere sul serio. | |
Secondo me, Terronzio Astolfo - 24.10.2006 Parte del problema sta nel fatto che c'è gente che apparentemente CI TIENE PROPRIO a morire democristiano. Il che dimostra tra l'altro che non vi è limite concepibile alla variegata vastità del comportamento umano.
Comunque, contenti loro... | |
Re: mab Persio - 24.10.2006| "il giorno che sparirà Berlusconi" (dalla scena politica) sarà l'unico in cui aabbia fatto realmente qualcosa di buono nell'iteresse del Paese... e sarà comunque troppo tardi... | |
Re: Il Follini di mezzo e la scelta tra i due Poli nytimes - 25.10.2006E' difficile dire che questo centrodestra e questo centrosinistra siano contenitori in cui chiunque possa trovare una collocazione, semplicemente scegliendo se stare di qua o di là.
Da una parte c'è un centrodestra che si fa chiamare Casa delle Libertà ma che di liberale sembra avere ben poco (vedi prese di posizione su privatizzazioni e liberalizzazioni) e che nonostante difenda a parole le ragioni dei cattolici continua a dare cittadinanza, spazio e voce a figuri come Calderoli le cui dichiarazioni, ad esempio sul tema degli immigrati, sono l'antitesi dell'etica cattolica (anche l'ossessione berlusconiana per la ricchezza e l'accondiscendenza verso gli evasori fiscali, cioè gente che ha rubato - vedi settimo comandamento -, hanno ben poco a che fare con una visione cristiana della società).
Dall'altra c'è un centrosinistra assai lontano dalla tradizione socialista europea, dal laburismo britannico e dall'azione politica dei democratici Usa, che dipende per la propria sopravvivenza dalle bizze della sinistra radicale e che per questo ad essa deve concedere molto.
Il bipolarismo italiano non è quello britannico o americano. Scegliere tra i due poli che ci ritroviamo per le mani può non essere facile per chi vuole essere moderato prendendo le distanze da Calderoli e Berlusconi o progressista senza avere nulla da spartire con Bertinotti e Diliberto.
Ecco dunque spiegato come e perché nascono le Italie di mezzo | |
Si', Nytimes, ma... Astolfo - 25.10.2006 ...converrai con me che puo' esistere (anche se in percentuali non impressionanti) gente che non solo vuole essere conservatrice ma non razzista o ladra, o che vuole essere progressista ma non exsemiveteropost qualcosa, e inoltre NON vuole assolutamente essere democristiana?
E questo spiega perchè ogni volta che sentono muggiti lontani della fu Balena Bianca, questi si preoccupano. | |
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