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28.10.2006
Un Figaro alla moda
di Anonimo

Non condivido l’accusa mossa al Barbiere di essere una conventicola, o peggio ancora una lobby. Non ho dubbi invece che siamo in presenza di un cenacolo illuminato (sebbene decadente), e più che andarsene dal sito occorrerebbe trovare il coraggio di restare

Non mi fossi sottoposta alla tortura di scorrere quasi tutti i commenti inviati dopo la pubblicazione dell’articolo “La Conventicola del Barbiere”, la sola analisi del pezzo in questione mi avrebbe portato a fare delle considerazioni molto precise.

Una di queste sarebbe stata che le accuse mosse erano di natura marcatamente politica. E così avrei preferito, perché tali rimostranze le avrei condivise. Molto più difficile è invece prendere le parti di questo o di quello quando l’osso da spolpare si rivela essere un articolo non pubblicato. Che sarà mai!

Ancora, avendo miei siti, condivido pienamente le preoccupazioni dell’editore che, sebbene virtuale, deve assolutamente esercitare un controllo sul contenuto delle sue pagine web. La libertà e le possibilità che la Rete ci offre non possono diventare armi a doppio taglio per sparare contro chicchessia, o per diffamare.

Detto questo, preferisco fare tesoro delle istintive considerazioni che la lettura del pezzo suddetto e di parte degli interventi successivi hanno generato in me, e quindi partire dalle stesse per imbastire il discorso che segue. Sebbene palesemente sboccati (non si capisce, per esempio, perché i maschi italiani, giornalisti o meno, non riescano ad impedirsi di fare apprezzamenti sulle forme più o meno leggiadre delle colleghe, piuttosto che concentrarsi sul gist del di loro pensiero!), alcuni dei commenti pubblicati hanno toccato dei temi importanti che riguardano l’essenza stessa di ciò che é il Barbiere oggi, in se, ma anche come credibilissimo emblema dei molti esperimenti editoriali online (e non solo!).

Tra gli interventi che non ho difficoltà a fare miei, includo senz’altro quelli che mettono in evidenza una “sospetta” parzialità politica del sito. Da lettrice attenta, anche se non particolarmente assidua, l’impressione che ne traggo è sicuramente quella di un “giornale” fortemente schierato a sinistra! Molto a sinistra!

Nulla di male in questo! Certamente nulla di male per me ragazzina degli anni 80 che porta ancora nel cuore gli articoli del grandissimo Cuore*, appunto! Per non parlare del mitico Diario! Allo stesso modo, non ci sarebbe stato nulla di male neppure se il Barbiere avesse difeso le ragioni di chi ha il cuore (di nuovo!) a destra, fermo restando che si sarebbe trattato, forse, di un mezzo miracolo, vista la quasi totale mancanza (online e non) di credibili pedine culturali che rappresentino le ragioni ideali di quella metà del Cielo Politico. Per inciso, la latitanza di validi interlocutori a destra dovrebbe essere elemento da prendere tutt’altro che alla leggera anche per l’intellighenzia di sinistra!

Ma non c’è nulla di male anche perché, parlo per esperienza personale, il Barbiere non mi ha mai dato l’impressione di essere un organo di censura di chi propone argomentazioni controccorrente (diverso è il caso delle preoccupazioni editoriali di cui ho già detto). In simil guisa, trovo abbastanza naturale che il nocciolo duro dei barbieristi (madames e monsieurs, o chi per loro), possa essere formato da elementi che condividono una determinata visione di vita: il sito non sarebbe potuto esistere altrimenti! E’ risaputo: per realizzare un progetto occorre trovare almeno un accordo minimo sulle linee guida del piano di lavoro!

Tuttavia, l’appiattimento su date posizioni, qualunque esse siano, qualche problema lo pone certamente, così come è inutile negare (perché anche questa è cosa nota) che, volendo, si trova del marcio pure nell’augusto regno di Danimarca! Fuor di metafora, ne deriva che è stata forse la percezione di un serpeggiante disagio ad avere ispirato parecchi degli interventi in calce a “La Conventicola del Barbiere” e a numerosi altri pezzi, in verità. Di sicuro, è stata una possibile intuizione dello status quo a motivare, almeno in parte, la scrittura degli ultimi articoli che io ho inviato alla redazione del BDS (vedi Dal Fattore C al Nirvana, The Italian Tribune, etc).

To cut a long story short, il problema non è dato dal Barbiere, o dallo zoccolo duro dei barbieristi schierati a sinistra, quanto piuttosto dalle velleità che il sito e chi lo gestisce comunque si pongono. Lungi dal presentarsi come una conventicola, o una lobby imbruttita dai suoi scheletri nell’armadio, il nostro giornale non fa infatti mistero di volersi proporre come cenacolo giornalistico illuminato e, volendo, anche un po’ snob. Insomma, non un barbiere qualunque, ma un Figaro alla moda!

Ad majora! A mio modo di vedere però, l’orizzonte d’attesa è purtroppo minato dalle “sicurezze” di fondo (ovvero da quell’imprint editoriale che io ritengo fortemente schierato) e dalle “circostanze attenuanti”. Inutile dire che, dato un governo X, l’X-Tribune farà sempre più fatica de l’Y-Times a criticare un Esecutivo affine per DNA.

A dirla tutta, un giornalismo ideale (e, non mi stancherò mai di ripeterlo, il giornalismo dovrebbe mantenere SEMPRE una carica ideale perché altrimenti, lungi dal concretizzarsi in un lavoro, si trasformerebbe piuttosto in uno sporco lavoro!) vedrebbe nella stessa opportunità storica che vive il Barbiere (ovvero quella di essere un giornale online felicemente schierato a sinistra in un tempo in cui il Paese è pure governato da quella stessa parte politica), un’occasione unica per mostrare il suo backbone nobile (quello vero, non quello affettato!).

Naturalmente, e facile dire che si preferirebbe guardare ad un giornalismo meno di parte! Purtroppo, la verità recita che in Italia tutti hanno famiglia, parrucchieri e barbieri inclusi! Figuriamoci i giornalisti! La cosa è pure comprensibile. Del resto, dato un ipotetico eroe capace di ergersi a baluardo dell’informazione indipendente e di denuncia, non passerebbero troppi anni prima di ritrovarlo a condurre un programma in prime time, mentre il rincorrersi delle stagioni lo vedrebbe approdare, sooner rather then later, alle romite e assolate spiagge di chissà quale isola dimenticata (spiagge sgombre di tutto, tranne di telecamere che indugiano con extreme satisfaction su ogni istante rubato). Meglio evitare.

Il brutto che avanza (proprio nel senso di avanzare, restare)… è dunque un panorama desolato, stile The Waste Land** (La Terra Desolata), o meglio ancora stile The Wast(ed) Land (La Terra o, se preferite, la Dimensione Virtuale Sprecata), mentre le possibilità di sopravvivenza offerte all’intristito Essere italiota (o al barbierista impenitente) si riducono essenzialmente a due. La prima si concretizza (si realizza) quando il tapino sfinito opta finalmente per il classico e definitivo tirare i remi in barca, conditio sine qua non per lasciarsi titillare, sine die, dal beatificante sonno nirvaniano di cui si è già detto in altro intervento.

Nello specifico, l’editore “innirvanito” si riconosce dalle ripetute pubblicazioni di elzeviri osannanti le qualità umane e professionali di questo o di quell’altro membro dell’Esecutivo fratello, mentre l’autore (il giornalista, lo scrittore, lo scribacchino) vittima del grande sonno consolatore conosce un solo incipit: “Dopo lo sfascio procurato dal governo Berlusconi…”.

La seconda possibilità, che è forse anche la più nefasta, relega definitivamente la sua vittima tra i ranghi della neo-generazione di incazzati (il termine è stato sdoganato e per quanto mi riguarda trattasi di leggiadro aggettivo!) e silenziosi, molto simili a sessantottini irriducibili, imborghesiti e satolli.

Ed incazzati e silenziosi sono sicuramente diversi barbieristi che però, pur di restare outsiders considerati dentro il cenacolo illuminato, e sempre un poco snob, non vedono e non sentono. Un modus vivendi come un altro, nulla da eccepire! Così come non vi è nulla da criticare se, di tanto in tanto, qualcun altro si ritaglia il ruolo di semplice incazzato e decide di uscire sbattendo la porta.

A mio modo di vedere, tuttavia, le battaglie non si vincono disertando il campo. E dato che di eroi isolani e isolati ne abbiamo piene le tasche, l’unica via di uscita che riesco ad intravedere è quella di continuare a tirare la carretta. Giorno dopo giorno. Magari, tanto per cambiare, facendo della capacità scritturale (perché oltre all’alta idealità e in fondo di questo di cui si nutre il vero giornalista, o no?) la propria arma per cambiare il mondo (ognuno nel suo piccolo, s’intende!). E quindi, e soprattutto, per cambiare il sito del Barbiere! Per renderlo migliore, a buon uso e consumo di tutti noi.

Then again, se il desiderio di andare è davvero impellente, magari motivato da una naturale antipatia o giustificato dal possedere un ingegno neppure stuzzicato dai nostri pur volenterosi ma modesti tentativi…. allora… allora… come dicono ai piedi della mia amatissima montagna… banda cun Deusu e furtuna meda!

*Pubblicazione satirica diretta da Michele Serra. Cuore nasce come inserto de L’Unità nel 1989 e “muore” nel 1996, due anni dopo l’abbandono dello stesso Serra.

** The Waste Land (1922) by T. S. Eliot ((1888–1965).

Rina Brundu Eustace

Dublin, 26/10/2006



 
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Caro BDS,
Rina Brundu - 28.10.2006
perché hai inserito questo mio pezzo come fosse di autore Anonimo e non legato al mio user rbrundu? E’ paradossale, proprio in un articolo in cui negavo ogni intento censore da parte del sito! La questione non è di quelle pregnanti, salvo che io rigetto a priori la parola Anonimo. Ritengo, infatti, che quando uno scrive deve sempre avere il coraggio delle proprie parole ed è anche per questo che non uso nick. Posso solo pensare (a meno che non si sia trattato di errore, nel qual caso chiedo venia e mi prostro quale tappeto ai vostri piedi!) che la ragione sia dovuta al fatto che che lo user rbrundu contenga un link ai miei siti, o che di questi sia stata fatta menzione nello stesso articolo. Nel qual caso, non sarebbe stato più semplice tagliare quelle parti o disattivare il link piuttosto che staccare l’articolo dal suo contesto? Sarebbe questa una impostazione editoriale che non condivido, ma l’accetterei di buon grado e sicuramente non toglierei i miei link al Barbiere. Invece, mi è più difficile accettare il mio scritto (che come un figlio è un “pezzo” ‘e core) solo soletto, ramingo, lontano dai suoi fratelli e quindi per certi versi fondamentalmente handicappato. Non credo proprio che nessuno dei barbieristi si alzi la mattina e decida di inviare un articolo al sito per farsi pubblicità. Un articolo, si scrive, o almeno io lo scrivo, come risultato di un’idea (anche ponderata), di una impostazione mentale, di un disagio o un’esaltazione dell’anima. E quella scrittura ti prende l’Essere, non tanto da un punto di vista grammaticale (perché è in definitiva questo punto che per lo più marca la differenza tra chi si sente giornalista-scrittore è chi di fatto è un editor, o un grammatico!), ma soprattutto da una prospettiva ideale e morale (nel senso buono del termine!). In altre parole, il continuare a mandare articoli, lungi dall’essere stratagemma per incrementare la visibilità (de che?), per me è sintomo di un discorso intrapreso (nello specifico, le ragioni che mi spingono ad interessarmi di giornalismo) e che mi piacerebbe continuare a puntellare con nuovi apporti ogni volta che scopro il “già-detto” manchevole in un qualunque punto. Altrimenti, davvero, il tutto svilisce in un discorso retorico teso all’autocelebrazione. Di questo credo né tu, né noi barbieriesti ne sentiamo il bisogno.
Confidando nella tua onestà intellettuale che ti porterà a NON cancellare questo commento, con immutata stima (i.e. non ho intenzione di disertare il campo per una simile pinzillacchera!).

Rina Brundu Eustace

PS: A proposito di nick (che io abborro!), Oplitaarmatoallaleggera hai il nick, sia da un punto di vista fonetico che estetico, più bello del mondo! Se passi di qua, non vorresti dirmi come nasce? Grazie.


Cara Rina
madame p. - 28.10.2006
se non fai log-in prima di inviare il pezzo, la firma non risulta (e in alcun modo può essere poi modificata o aggiunta). Anche se gli sei simpatica, il sistema non ti riconosce se non gli dici chi sei.
Tutto qui.


Chère madame je suis très désolé...
Rina Brundu - 28.10.2006
e mentre mi ripiego sotto il tavolo a mo di tappeto logoro non posso che piangere me stessa per essere stata causa del mio male. E, tuttavia, il dubbio mi coglie: perché non è possibile legare un file o un post al suo user? Mah!! Sorry again, anyway!


Infatti...
golda - 28.10.2006
... Basta con 'sta storia delle accuse lobbystiche, della gente che se ne va e che torna, di quelle firme che c'erano e non ci sono più, della censura, della decadenza... Se schifa tanto, com'è che periodicamente ci si ritrova qui a lamentarsi? E' sufficiente fare come l'anonimo che ha eliminato il Bds dalla barra dei preferiti. Magari si dovrebbe considerare il fatto che, come tutte le cose vive, anche il Bds cambia e che con lui cambiano anche gli interessi e gli obiettivi di chi ci bazzica. Certo spiace che qualcuno scriva meno (nel mio caso rimpiango molto gli interventi della balena KK) ma ci sono stati anche acquisti che non sono proprio da buttare, anzi. Inoltre - e lo dice una che per motivi di tempo è abbastanza "pigra" nei contributi - non si può solo criticare la decadenza degli articoli senza contribuire qualche volta in maniera diretta: se si pensa sul serio di poter fare di meglio e di ridare smalto alla bottega, magari anche solo attraverso i commenti, perchè non si prova? E' vero, qui nessuno ti paga, ma è anche vero che qui siamo tutti ospiti tutti i giorni e qualche volta, quando vai a cena dagli amici, oltre a evitare di dire per tutta la durata della cena che la minestra fa schifo senza smettere di mangiarla, sarebbe carino presentarsi almeno con un mazzo di fiori. O astenersi dai commenti. O declinare l'invito a cena. In fin dei conti nessuno ti obbliga a essere commensale. E lo dice una alla quale, spesso, capita di non condividere in toto la "linea editoriale" e che non ha avuto problemi a manifestarlo, che non si sente ne' snob, ne' tantomeno parte di alcuna conventicola. Qui sono rimasta, finora, perchè ho comunque trovato ragioni per farlo, non ultima la possibilità di confrontarmi con chi non la pensa come me. Domani potrei cambiare idea e non avere più alcun interesse che mi spinga a restare e mi muoverei verso altri lidi, proprio come succede nel mondo reale. Ciao!


Cara Golda,
Rina Brundu - 28.10.2006
ti ringrazio per avere liberato il discorso dalla dimensione fantozziana dove lo avevo malaccortamente congelato. Che dire? Sono assolutamente d'accordo con le tue ragioni. Eppure, lo confesso, mi sarebbe piaciuto scoprire, magari tramite sondaggio, quanti incazzati e silenziosi frequentano il sito. Del resto, sarebbe anche interesse del BDS saperlo. L'unico problema è che, dato un sondaggio, la risposta più provocatoria viene cliccata, il più delle volte, non perché attentamente pensata e ponderata, ma piuttosto per stupire, per partito preso. Inutile dire che il tutto avrebbe come sola e naturale conseguenza quella di riuscire ad invalidare il test. Un loop senza via d'uscita, insomma!


Il problema del lettore
Astolfo - 28.10.2006
You! hypocrite lecteur!—mon semblable,—mon frère!


Si consiglia Topolino, mon cher.
Rina Brundu - 28.10.2006


Il problema del topo
Astolfo - 28.10.2006
A rat crept softly through the vegetation
Dragging its slimy belly on the bank
While I was fishing in the dull canal
On a winter evening round behind the gashouse


K.O. tecnico per te, Astolfo.
Rina Brundu - 28.10.2006
Lo ammetto, mi hai stupito. Intuisco anche che le metafore di T.S Eliot non hanno segreti per te. Starei anche ore a discuterne. Il mio unico problema è dato dal fatto che non erano queste le tematiche che intendevo presentare con questo articolo. La mia speranza è che oltre al contorno sia stato digerito anche il piatto principale. With my regards... pardon.. con i miei più cari saluti... etc... etc.


Il problema del saluto (e dell'Upanishad)
Astolfo - 28.10.2006
Shantih shantih shantih.


W lRipani
Gerolamo Cardano - 28.10.2006
Fulminato da subitaneo amore per Laura Ripani, vorrei qui approfittare di cotanta tribuna per lodarne la concisione, accortezza, brevità, religiosità, avvenenza, italianità, chiarezza, kultura & allegria.


Rbrundu
pinkerton - 29.10.2006
Tempo fa lei propose un interessante pezzo riguardante una sorta di "sonnolenza" da parte degli ospiti di codesto sito. Era un pezzo mirato, se non mi sbaglio, ad una sorta di mancanza di "critica" nei confronti della attualità (politica e non). Ora il pezzo appena scritto è, personalmente, il complemento mancante al suo articolo sopracitato. Ne faccio una fonte di pensiero perchè chi, come me, non è "comunista" ma continua a frequentare il barbiere (che a volte illumina) pur sapendo che vi è una sorta di "linea editoriale" non scritta ma seguita da molti utenti. Lei ha scritto "decadente", corretta interpretazione, credo, di una sorta di ovattata lontananza da ciò che tende a pungolare chi cerca di mostrare lati diversi di una verità più o meno condivisibile. Viceversa ritengo che il sito (e i suoi utenti) debbano distaccarsi dall'insulto di bassa lega (a volte troppo utilizzato) e da una tendenza a trasecolare il senso di un pezzo (per esempio si parla dell'economia produttiva di un formicaio e si arriva a quanto è bona la mia collega) per trovare lo spazio e il coraggio di scoprire l'importanza del dialogo nonostante la diversità di vedute. Non sto a contestare l'editore del barbiere (sinceramente non so neanche chi sia) che offre un prodotto raramente paragonabile, ma chi ha il dovere e l'onore (o onere) di scrivere qui sopra (noi...) dovrebbe capire che, nel rispetto delle altrui ipotesi, una argomentazione deve essere sviluppata in maniera idonea e affrontata anche da chi, magari, non è perfettamente preparato (le nuove idee, spesso, nascono così). Di converso, credo, ho sempre pensato che chi si ferma è perduto, speriamo non sia questo sito...


Virtual Halloween
Rina Brundu - 29.10.2006
Caro Pinkerton,
ti prego di darmi del tu perché io farò altrettanto, mi sembrerebbe di imbarcarmi in un discorso falsato in partenza altrimenti. Non amo i titoli ne il sussiego con cui si accompagnano. Non riesco neppure ad essere concisa(per consolarmi mi dico che chi non parla di solito lo fa perché non ha nulla da dire; del resto, è meglio stare in silenzio e lasciare che gli altri pensino che tu sia stupido/a, piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio!). Dicevo che non ho il dono della concisione quindi permettimi di fare una premessa. Io, infatti, ho visto il tuo post per caso, quando ormai avevo già deciso di abbandonare l’articolo pubblicato oggi al suo destino. Tra le altre cose, non so neanche cosa sia la pazienza, mentre intervenire ancora avrebbe significato costringere il Barbiere a censurarmi, o magari a radiarmi a vita. Mi interrogavo solo se fosse stato il caso di inserire un ultimo commento ironico che recitava più o meno così: Errata Corrige – Cenacolo Illuminato?
Poi ho desistito tanto sarebbe servito a poco. Detto questo, vengo alle tue considerazioni.
Il tuo intervento è acqua sul deserto assettato (o forse dovrei dire sulla Terra Desolata, tanto per restare in tema!). Soprattutto, mi consola la tua intuizione che questo fosse un pezzo a completamento di un discorso già iniziato (ecco perché strepitavo tanto sul fatto che l’articolo fosse legato allo user Anonimo piuttosto che a rbrundu!). Hai visto giusto quindi, fermo restando che mi sento di fare comunque alcune precisazioni. La prima riguarda la ragione per cui ho dato del “decadente” ad un sito che ho pure chiamato “un cenacolo illuminato”. Va da se che il carattere ossimorico di una simile definizione squalifica in partenza l’ipotesi che la giusta interpretazione di quella frase fosse “decadente oggi rispetto ad uno splendore passato”. Davvero non intendevo questo! In primo luogo perché io in quel passato non c’ero e il mio ego sproporzionato (lo so, sarà la mia scarsa religiosità, ma ho pure questo difetto capitale, credo ormai che sia lì lì per essere squalificata dall’Isola di tutti i Santi e di tutti i Giusti) mi impedisce di sentirne la mancanza; in secondo luogo, perché io non sono d’accordo con chi rimpiange le Grandi Firme. Questo perché sono cresciuta con l’idea (molto comunista in verità, per me che, come te, comunista non sono!) che un pensiero valido di Ugo Fantozzi abbia, appunto, la stessa valenza (se non maggiore) di un pensiero valido formulato da Sua Eccellenza Grand Uffic etc etc. Ancora, ritengo che l’assenza delle “Grandi Firme” italiane da Internet sia dovuta soprattutto ad un narcisismo di fondo determinato dall’incapacità di comprendere in pieno la portata della Rivoluzione in corso. Tra vent’anni l’Who’s Who (soprattutto nel campo giornalistico!) lo determinerà la Rete! In altre parole, la Firma che esisterà in Rete esisterà anche nella dimensione reale, e non viceversa. La mia accusa di “decadentismo” era invece determinata da questioni molto più terra-terra, ovvero da dati comportamenti che non ritengo consoni al target culturale che il Barbiere si pone! Le cose di questo pomeriggio non hanno fatto che confermare questa mia opinione. Non si tratta di puritanesimo bigotto comunque e quando c’è da scherzare, assicuro, sono capace di farlo. Ritenevo soltanto che il tema trattato meritasse altra accoglienza. E’ inutile discriminare sulle questioni che affliggono il mondo se poi ci riveliamo incapaci di analizzare con spirito critico ciò che è vicino a noi. Ho provato quasi l’impressione che ci fosse un tentativo di squalificare l’argomento per non affrontarlo. Quando parlavo di Nirvana infatti ( e sono certa che i più l’abbiano intuito) mi riferivo al Barbiere solo en passant, vero è invece che ritenevo, e ancora ritengo, che questa sia una condizione che affligge la stampa nazionale e di riflesso il Paese intero. Ma non solo per colpa di una sinistra che approfitta dello status quo (del resto quale schieramento politico non lo farebbe?), ma certamente anche per colpa di una destra (e non lo dico per par condicio) che poco fa per cambiare la situazione.
Tra i molti difetti che ho già detto di possedere non vi è di sicuro quello di essere presuntuosa. Al contrario, intuendo la mia parzialità di visione, dovuta anche alla lontananza geografica, speravo, esponendo un problema (e l'articolo di oggi in realtà di spunti ne offre parecchi), di riuscire a capirne un po’ di più grazie all’aiuto di persone che ritenevo, e ritengo ancora, qualificate per darmi un dato tipo di insegnamento. Ed ecco perché concordo pure con la tua idea dell’importanza del dialogo (quando questo entra nel merito dei problemi, non quando è fine a se stesso!). Per chiudere, non mi resta che congratularmi con te per il tuo coming out politico: non è da tutti. Per quanto mi riguarda non sono comunista (anche se ne ammiro gli ideali), non sono centrista, non sono di destra (anche se ne approvo la praticità d’intenti)… Come autore, come possibile-credibile-giornalista mi sforzo di catturare una visione obiettiva, ma credo ti sarà facile intuire che non ci riesco quasi mai…. Anche questo è un altro dei molti work in progress su cui mi debbo concentrare, insieme alla questione sempre aperta del riuscire a risparmiare un po’ di inchiostro. Happy Halloween e non torniamoci più!


Qui ti volevo (o ti volevamo?) Pinkerton
Gerolamo Cardano - 29.10.2006
Caro Pinkerton
Qui ti volevo (non che la tua sottointesa esibizione del non essere di sinistra fosse sfuggita ai più) perché nell'animosa barbieresca tribuna deve per forza esistere un filo rosso (Confucio lo chiamava "un filo rosso che unisce tutte le cose che insegno"*). Eppertanto (tutto considerato e nulla escluso, nothing excluded so-to-speak) plaudo al tuo venire allo scoperto e disvelarti finalmente alla succitata animosa barbieresca tribuna (lasciamelo dire, finalmente). Ora che ti possiamo analizzare da un punto di vista pienamente semantico, posso dire così? (sì, posso dirlo) siamo certi (o dovrei dire sono certo?) che ti capiremo meglio (o ti capirò meglio?).

*Confucius "The Analects" trad. A. Waley, London 1956 oppure The sayings of Confucius trad. Ware J.R. New York 1955.

G.Cardano
Lhasa, Tiber, 29/10/2006


genealogia oplitesca
oplita armato allaleggera - 29.10.2006
ti ringrazio per l'apprezzamento del nick e ne fornisco la richiesta nascita. Mi sono diplomato al liceo classico e come il 99% di quelli col mio diploma ho successivamente conseguito una laurea e svolgo un'attività che non ha nulla a che spartire con quegli studi. Visto che si parla dello schieramento sinistrorso del bds, aggiungo il mio essere assolutamente di sinistra nasce in quel quinquennio, dove insegnanti con quintali di stronzi sotto al naso separavano gli studenti in buoni (figli dei professionisti e notabili cittadini) e cattivi (tutti gli altri). Un ambientino che mi ripugnava oltre che per gli insegnanti, anche perchè già si vedevano in nuce nella maggioranza dei miei compagni i futuri faccendieri, traffichini, bigotti e moralisti che sono poi puntualmente diventati. I liceali classici in città erano soprannominati "babbilotti", cioè fessacchiotti, figli di papà col culetto nella bambagia e anche se allora mi dava un pò fastidio, oggi non posso che condividere.
Cinque anni da buttare? No, perchè mi hanno lasciato una notevole capacità di sintesi e metodo e la possibilità di sparare deliziose cazzate a beneficio di uditori che quel "ricettacolo di sapere" non hanno frequentato, tipo appunto Oplita Armato alla Leggera (l'alternativa quando mi sono iscritto al bds era Tracio Altochiomato, ma Oplita mi sembrava ancora più ridicolo, e considerando la capacità di autosfottersi la prima virtù, per quello ho optato).

Venendo al tema del tuo pezzo: "Non mi fossi sottoposta alla tortura di scorrere quasi tutti i commenti inviati dopo la pubblicazione dell’articolo “La Conventicola del Barbiere” dimostra che il mondo è bello perchè vario. I momenti più alti del barbiere sono per me le saghe infinite di cazzeggio, magari in calce a pezzi insignificanti come quello in questione, in cui si parla di tutto tranne che del contenuto. Anche perchè essendo molti dei frequentatori persone di grande cultura (alcuni, non molti, anche di grande ironia) c'è sempre da imparare qualcosa.


Cogliendo la palla al balzo, Oplita
Astolfo - 29.10.2006
Raccolgo il tuo invito, e vado dunque e subito totalmente fuori tema, perchè proprio stamattina leggendo il sito del Guardian/Observer (nota testata londinese controllata segretamente dal Mossad) mi sono imbatutto con due pezzi che mi hanno fatto pensare a te, e che forse non hai letto.

Anzitutto qui trovi una interessante intervista a Tom Waits in occasione dell'uscita del suo ultimo (e triplo) album, "Orphans", che (aihmè) non ho ancora sentito, ma nel quale (fra l'altro) il nostro (ex) alcolizzato preferito restituisce la cortesia dei Ramones (che avevano registrato una versione della sua struggente "I Don't Want to Grow Old") con una cover di un loro pezzo (che immagino sia "Pinhead", giacchè il titolo menzionato nel sito ufficiale è "Heigh Ho").

Ma sopratutto troverai qui un pezzo su "perchè i Clash sono ancor oggi dei titani del rock", nel quale una serie di artisti, fra i quali Irvine Welsh, The Edge e Shane MacGowan, scelgono e speigano perchè hanno scelto il loro pezzo preferito del mitico gruppo britannico.

E se vogliamo derivare ancora più lontano (è li' il bello, no?) qui trovi un interessante servizio di un iviato del Guardian a Brescia, in cui racconta l'agosto di sangue della città, a partire dal caso di Hina, e alla luce dei problemi legati ad immigrazione ed integrazione che occupano il dibattito politico europeo, o anche solo della Barberia (grande il tuo intervento sulla minaccia degli acrobati, Oplita!).

Buona domenica!







grazie Astolfo
oplita armato allaleggera - 29.10.2006
Per avermi fatto scoprire che ad Irvine Welsh, di gran lunga il mio scrittore preferito, piacciono i Clash, che a loro volta sono tra i miei miti rockettari. Evidentemente un’affinità di gusti favorisce l’apprezzamento estetico. Per far capire quanto adoro Welsh basti dire che ogni volta che acquisto l’ultimo romanzo lo lascio sedimentare nella libreria per qualche tempo (con l’ultimo “Porno” oltre 6 mesi) perché non mi viene mai il coraggio di iniziarlo. Una volta che mi è venuta l’ispirazione e lo apro, vado a botte di 100 pagine alla volta e poi mi viene l’ansia che lo sto finendo, quindi le ultime 100 pagine mi autoimpongo di leggerle a non più di 20 alla volta.
Quanto a The Edge l’ho sempre ritenuto un grande (non eccelso) chitarrista, che ha avuto la sfortuna di suonare nella band più sopravvalutata della storia.
Infine il 17 dicembre sarò a Londra per il concerto dei Pogues. Se il coma etilico non ci avrà nel frattempo privati di Shane MacGowan relazionerò sull'evento.


Oh yeah
Astolfo - 29.10.2006
Condivido in pieno e in tutti i piani, Oplita: è da un mese che ho sul tavolino accanto al letto la mia copia di "The Fortress of Solitude" di Jonathan Lethem e cerco di non prenderla mai in mano, perchè mi mancano solo una cinquantina di pagine per arrivare alla fine, e non vorrei proprio che finisse... Di gran lunga il miglior romanzo che abbia letto nel 2006.

Non insisto sui Clash -sappiamo già che siamo due fan sfegatati del gruppo- ma mi associo al tuo giudizio sui U2, e ovviamente attendo con ansia tue informzioni sul concerto dei Pogues. Io non ci potro' essere perchè, come cantava il nostro sdentato amico dipsomano, a dicembre "it's summer in Siam".


Letham
topo gigio - 31.10.2006
La fortezza della solitudine e'un libro molto bello, a me e' piaciuto anche Testadipazzo (Brooklin senza madre), ma l'ultimo, Ragazza con paesaggio, e'una cagata. Forse e'sbagliato fissarsi con un autore e voler leggere tutte le sue cose. Bisognerebbe accontentarsi: un libro che si teme di finire e'un piccolo miracolo. Rarissimo.


Lethem again
Astolfo - 31.10.2006
Topo, "Ragazza con paesaggio" ("Girl in Landscape") è del 98, dunque precede "Testadipazzo" ("Motherless Brooklyn") che è del 99 -e secondo me il suo migliore romanzo finora, e ti segnalo che Ed Norton ha anche acquisito i diritti cinematografici, per interpretare la parte principale- nonchè "La fortezza della solitudine" ("Fortress of Solitude") che è il suo ultimo libro, del 2003, e che è veramente grandioso per mille motivi diversi (dal modo in cui racconta la percezione di una strada da parte di un bambino alla storia della nascita dell'hip hop, passando per il problema di essere bianchi a Brooklyn negli anni 70).

Ma posso consigliarti fortemente anche il suo primo romanzo "Gun, with occasional music", che è stato giustamente definito come l'incontro stilistico di Hammet e Dick (1994) nonchè l'ambiziosamente fantascientifico "Amnesia Moon" (1995), mentre l'unico che non ho letto è "As she climbed across the table", che è del 1997. Ma certo il titolo è accativante.

Consigliabilissmo inoltre è "The Disappointment Artist", dell'anno scorso, che è una interessante raccolta di non fiction, con pezzi su Dick, John Wayne, i supereroi, le opere d'arte di suo padre ecc. Alcuni dei quali li puoi leggere anche a partire da questa lista di links (alcuni dei quali, ahimè, non funzionano).

Lethem è inoltre un dylanofilo convinto, e dunque è stato mandato dalla Rolling Stone (nota testata del Mossad, come spero saprai) a intervistare il Vate di Hibbing in occasione dell'uscita del suo ultimo (e bellissimo) disco, "Modern Times".

(Da buon dynalofilo militante, Jonathan se aprofitta per diffondere la sua lista di pezzi sottovalutati di Bob, che condivido in gran parte, sopratutto per il ripescaggio di "Spanish Harlem Incident")

E, a mio modo di vedere, Lethem resta l'autore americani più interessante e godibile da leggere da quando ho scoperto Bret Easton Ellis, il cui ultimo romanzo "Lunar Park", letto questa estate, non mi ha veramente convinto.


Ps Italo Lethem
Astolfo - 31.10.2006
Quasi scordavo: un anno fa ero in Florida per un allenamento Echelon/Gladio, e ho trovato sulla New York Review of Books un bellissimo articolo di Lethem nel quale confessava la sua ammirazione per Italo Calvino, e l'influenza che ha avuto nella sua opera.

Ma come un cretino ho perso il pezzo cartaceo, per poi scoprire che nel sito della rivista non c'è. E mi sono incazzato con me stesso, perchè era un bellissimo pezzo, che iniziava con Lethem distrutto dalla notizia della morte di Calvino, perchè sperava di conoscerlo durante il tour di promozione negli Usa delle "Lezioni"...


di Lethem
madame p. - 31.10.2006
ho molto apprezzato L'inferno comincia dal giardino (racconti), letto dopo Amnesia Moon. Poi mi sono bloccata anche io da qualche parte, non ricordo dove. Come il Topo, mi chiedo se abbia senso innamorarsi degli scrittori e andare in cerca dei loro libri, lo faccio e qualche volta mi pento (la prima volta mi successe con Queneau) qualche altra no (Thomas Bernhard).

Ultimamente però sto vivendo un amore intenso e soddisfacente: J.M.Coetzee. Leggi un libro, poi un altro, poi vai in libreria, chiedi di avere tutti i suoi titoli, e godi vedendo la pila che ti presentano, alta così. Incredibile ma vero sono tutti una meraviglia.


Certo che non ha senso...
Astolfo - 31.10.2006
...innomararsi di un autore, perchè dopo ci si pente. Succede anche fuori dai libri, e uno continua ad innamorarsi lo stesso.

E comunque, almeno in libreria, non è sempre così: ci sono autori dei quali mi sono innamorato e di cui ho letto decine di libri e non mi hanno quasi mai deluso. Vedi ad esempio Vladimir Nabokov, Roberto Arlt, Philip Roth, John Updike, Martin Amis, Juan Carlos Onetti, Will Self, senza scomodare Flaubert, Proust o Dostoievki.

O, appunto, Italo Calvino. In un saggio sulla sua opera Salman Rushdie citava l'ultima frase del "Sentiero dei nidi di ragno" (il suo primo romanzo), per sottolineare che non gli era piaciuta molto, ma era anche l'ultima frase non soddisfacente che aveva letto in un libro di Calvino.


Malachi
Gerolamo Cardano - 31.10.2006
Uno di cui ho recentemente divorato tutti i titoli, e non mi ha mai deluso, è Malachi Martin. Titanico e inattuale.


Mai letto, Gerolamo
Astolfo - 31.10.2006
Ma qualche anno fa, quando bazzicavo l'informazione vaticana, avevo sentito parlare di lui -gesuita irlandese critico del Concilio, esperto in esorcismi ecc- e anche di un libro scritto contro di lui dall'ex vaticanista di Time, Robert Blair Kaiser ("Clerical Error: a True Story") nel quale raccontava tra l'altro che Martin era andato a letto con sua moglie...


Re: Un Figaro alla moda
Gerolamo Cardano - 31.10.2006
Bella quella della moglie! sarà stata pure lei folgorata dalla profondità delle sue opere, come me.

L'ho scoperto grazie alla descrizione che ne dà il dottor Peck (quello delle roads less travelled)in cui racconta i due unici casi di eosrcismo che ha affrontato nella sua carriera di psichiatra. Quel suo libro era dedicato proprio a lui.

Ne parlava in termini così entusiasti che ne ho ordinato un suo libro in internet, poi un'altro e un'altro ancora...

Ne parlavo con un gesuita, che mi diceva di non credere a una parola di quel che scriveva. Ma fra lui e Malachi, credo più a Malachi.


Re: Un Figaro alla moda
Gerolamo Cardano - 31.10.2006
E vero o falso che fosse, ciò che scriveva, lo scriveva impeccabilmente. Non sbaglia mai una data, una interpretazione, una traduzione. Non è mai stato tradotto in italiano. Eppure le trame dei gesuiti di Arrupe alle spalle di Paolo VI, Sindona, Calvi, Giovanni Paolo II in Nicaragua ecc. meriterebbero la traduzione.




Coetzee
topo gigio - 31.10.2006
di lui ho letto solo "Vergogna". E mi e'piaciuto molto, anche se un po'"cinematografico"...Ma non posso dire questo, poiche' uno dei miei scrittori preferiti e' Stephen King. Ho appena iniziato l'ultimo, La storia di Lisey.

Comunque Coetzee mi irrita, perche'scrive un sacco e io non ci riesco. Non mi va piu', ormai leggo soltanto. Sara'bene, sara'male, che sara'? :-)


Carnevali
Gerolamo Cardano - 31.10.2006
"Né sì, né no. Sì e no" il nirvana di Emanuel Carnevali, scoperto prima di impazzire.
Secondo lui racchiuderebbe il segreto dell'Universo.


Sai Topo
madame p. - 31.10.2006
Dopo un'ora di lettura, e di solitarie risate da idiota, in treno con tutti che mi guardavano ma era dura trattenersi, pensavo a te (in verità anche per il pacco appena tirato, ahem). dai un occhio se ti capita a Troppi paradisi, di Walter Siti. Ti divertiresti parecchio, te che ami tanto la tivvu e tante ne sai e ne vedi e ne hai viste.


Vergogna
Astolfo - 31.10.2006
..l'ho letto anch'io, se si tratta del titolo italiano di "Disgrace" (professore tromba dove non deve e se ne va a vivere dalla figlia in campagna, e scopre una realtà sociale che ignorava del tutto) e mi è piaciuto molto: libro durissmo, che aveva provocato forti critiche a Coetzee, accusato di riprodurre stereotipi razzisti (lo stupro, per esempio). Ma non ne ho letti altri di Coetzee.

Del resto è stata mia sorella a consigliarmelo, frustrata dopo che due dei suoi autori preferiti (Oé e Auster) che mi aveva raccomadato non mi avevano appassionato più di tanto. Ma ho ricuperato punti regalandole "The Information" di Amis.

Resta ora da stabilire che libro le regalo per Natale.


di Coetzee
madame p. - 31.10.2006
molto bello è anche La vita e il tempo di Michael K (da non confondersi con la Trilogia della città di K di Agota Kristof, che è il libro che Astolfo potrebbe regalare a Natale a sua sorella), un trip è Il maestro di Pietroburgo, in cui Coetzee narra in prima persona calndosi nei panni di Dostoevskij. Un o scrittore che si ficca in quei panni o è un provocatore, o è un cretino, o è un genio. Fate voi.


Ridere in treno, Madame
Astolfo - 31.10.2006
A me mi è successa la stessa cosa mentre leggevo "Money", il primo Amis che mi è capitato fra le mani, e che ho riletto l'anno scorso, ridendo ancora (anche se sono risate un pò cupe).

(Ma quando ho letto che l'attrice italiane che dovrebbe partecipare nel film che sta preparando il protagonista si chiama Caduta Massi, il libro mi è letteralmente caduto dlle mani dal ridere.... altra figura di merda)

E dimenticavo di segnalare che stanno per iniziare le riprese della versione cinematografica di "Digrace", ma temo il peggio, giacchè è John Malkovich a incarnare il prof Lurie, e il regista è Steve Jacobs lo stesso del pessimo "La Spagnola".



Ok Madame
Astolfo - 31.10.2006
Ordinerò testé "La trilogie del jumeaux: Le grand cahier, La preuve, Le troisième mensonge" della Kristof presso l'Amazon francese (mia sorella non sa l'italiano), e poi ti racconto se mi hai fatto fare una brutta figura.

Ma il libro costa meno di 10 euro, sicchè si accettano altri suggerimenti. Sennò quella me mena. Sono l'unico fratello maschio, capisci, per Natale devo spendere un pò di più....


Astolfo
madame p. - 31.10.2006
vai tranquillo (e a proposito di film: da Ieri, sempre della Kristof -una meraviglia di libro pure quello- è tratto Brucio nel vento di Soldini, che a me è piaciuto molto).
Solo è un libro un po' cupo e duro, diciamo scritto a rasoiate, quindi affianca magari qualcosa di più leggerino. Thomas Bernhard per esempio (è una battuta). O Magari Ho servito il re d'Inghilterra di Hrabal (Una solitudine troppo rumorosa però è il suo capolavoro). Oggi sto a Est, indubbiamente, sarà il tempo.


Prendo notam denghiu
Astolfo - 31.10.2006


Fraterni cadeaux
kevin keegan - 31.10.2006
Madame, vedo che sulle cose importanti c'e' sintonia: la mia personale top three ospita, insieme alla "Trilogie des jumeaux", i "Vierzig Tage des Musa Dagh" (Werfel) e "das Schloss" (Kafka).
Il primo mi ha accompagnato in un Berlino-Roma in treno, solo nello scompartimento da Monaco in giu', e fuori c'era la neve. A Innsbruck comincio il secondo libro, "la preuve". Ed e' un schock. Solo il primo schock...

Adoro Bernhard, specie der Untergeher (il cui titolo e' tradotto orrendamente in italiano, come del resto quello del capolavoro della Kristof), ma anche Beton, Auschloesung (ein Zerfall) e il magnifico Holzfaelle, che ti permette di passeggiare per Vienna con tutt'altra consapevolezza. Trovo che talora il ritratto che Bernhard fa degli austriaci sia un tantino indulgente, io sarei piu' spietato. Dimenticavo l'incredibile Verstoerung, con uno dei monologhi piu' sorprendenti che abbia letto (ovviamente quello del principe Saurau: mi hai fatto venire voglia di leggerlo stasera, ma dove l'avro' messo?).
Ho molto apprezzato anche le citazioni di Hrabal, aggiungerei un "House of sleep" di Coe, incommensurabilmente superiore al resto della sua produzione, specie l'evitabile recente bilogia sulla sua generazione; un "Signor Mani", di Yehoshua ("Mr. Hands"?) e il classico "Stichwort: Liebe" di Grossmann. Poi "O ano da morte de Ricardo Reis" (Saramago, questo so dove trovarlo anche stasera) e l'immancabile Pedro Paramo (Rulfo).
E per rilassarsi? Naturalmente l'esilarante "Male Oscuro", di Giuseppe Berto.
Vado bene?


per farsi due serie risate
madame p. - 31.10.2006
va bene anche un buon Wallace. Nell'ultimo Considera l'aragosta c'è un viaggio al seguito di cronisti politici che seguivano il candidato repubblicano (non bush, un altro, scusate vado di fretta) alle primarie, che piacerebbe molto ai colleghi. Ottime le descrizioni del portavoce e delle "dodici scimmie", i cronisti fuori dal carrozzone, quelli ammessi a corte insomma. Potrebbe fare il paio, anche per tempi di uscita, con il già celebre Thank you for smoking. Spaccati di giornalismo statunitense alla Wallace, uno spasso.


No
Astolfo - 31.10.2006
Nessuno di essi.

Conservo ovviamente la lista di indicazioni, ma non per mia sorella bensì per me, sopratutto perchè per semplici motivi di contiguità linguistica non ho mai letto abbastanza roba scritta in tedesco, che comunque devo leggere tradotta.


Ma ho avuto una intuizione geniale sul regalo per sòrema, perché mi sa che non lo ha letto: le compro "L'uomo che fu Giovedì" di Chesterton, romanzo allegorico polemico à rébondissement, in cui un agente della polizia filosofica segue la pista della Cospirazione dei Giorni Della Settimana, che semina disordine e anarchia (o forse no?) ed è diretta dal misterioso Domenica. Divertentissimo, più che adeguato ai tempi complottardi che viviamo, e inoltre terribilmente cattolico.

Ma comunque sono sempre e solo 8,55 euro. Mi sa che mi devo inventare qualcosa.

A proposito, Kevin, come mai navighi in superficie?


Semplice
kevin keegan - 31.10.2006
Ci sono dei bagnanti piacevoli e di buone letture. (Mi butto su Chesterton anch'io, grazie).

E poi ho un po' di tempo libero perche' sto finendo un libro che non vi dico, fondamentale per un'ermeneutica fondata di Bernardo Provenzano.


lo vedi Rina Brundu
oplita armato allaleggera - 31.10.2006
quanto è bello chiacchierare con gli amici al bar del BDS?
Continuando col tema libri/scrittori aggiungo che anche a me è capitato di essere folgorato da un libro e precipitarmi in libreria a comprare tutta la produzione dell’autore. E’ successo con John King, dopo aver divorato “Human Punk”, con Jean Claude Izzo dopo essermi perso nel porto di Marsiglia del suo “Casino Totale”, con Roddy Doyle dopo “The Commitments” (il romanzo dal sottotitolo più geniale della storia della narrativa: “non avevano assolutamente niente, ma erano disposti a giocarselo tutto) e con Nick Hornby dopo “Alta fedeltà”, un libro che forse non sarà il massimo in sé, ma mi sembrava di leggere la storia mia e del mio miglior amico, come se Hornby ci avesse conosciuto e avesse deciso di scriverci sopra un romanzo.
Di Irvine Welsh invece non ho fatto un’incetta a posteriori, perché dopo Trainspotting sono corso a comprare di volta in volta il successivo appena pubblicato tradotto (non ho un inglese sufficientemente fluent da consentirmene la lettura in lingua originale).
A questo punto vorrei sottoporvi un temino: “Perché se nelle scuole di tutto il mondo insegnassero Irvine Welsh, camperemmo tutti meglio?”
Svolgimento. Innanzitutto per la scrittura, che è un prodigio, un esplosione di talento, una cavalcata a spron battuto che ti lega alla pagina e non molla la presa finchè non sei arrivato in fondo. Non esistono praticamente mai descrizioni, ma solo dialoghi fitti che con ritmo incalzante riescono miracolosamente a descrivere luoghi, situazioni, personalità e stati d’animo dei protagonisti. Quindi, dato il livello della scrittura media contemporanea prossimo all’analfabetismo, magari a qualcosa servirebbe. Ma soprattutto la funzione paideutica di Welsh è nell’assoluta, sferzante, direi imbarazzante amoralità dei suoi personaggi. Prendiamo i 4 protagonisti di Trainspotting: Mark Renton, Sick Boy, Spud e Begbie. Sono eroi o clamorose teste di cazzo? Welsh non da alcuna mano al lettore, fornendogli una precotta suddivisione della storia nelle categorie di giusto e sbagliato. Sono cazzi del lettore decidere se i 4 reietti della periferia degradata di Edimburgo sono vittime della società cattiva o della loro idiozia. Welsh ti sbatte in faccia senza ammiccamenti che l’uomo è corrotto e non si degna nemmeno di trovargli giustificazioni o di condannarlo, ma limitandosi a constatarlo. Come lui stesso ha detto in un intervista, Trainspotting è diventato un cult mondiale perché è un romanzo sociale senza le consuete, verbose, moraleggianti giaculatorie sui drammi delle periferie.
Quindi perché insegnarlo nelle scuole? Perché il cattivo non è quello che prega inginocchiato verso oriente, quello che si buca, l’omosessuale, quello di sinistra/destra, quello che mangia le lumache…. O forse si. Tu che ne pensi?

PS Per quanto riguarda lo sganasciarsi leggendo devo confessare la mia anima nazional popolare. A me fa sbellicare Montalbano. Una volta stavo leggendo a notte fonda e ho svegliato di soprassalto mia moglie, non riuscendo a trattenere quello che più che una risata era un ruggito.


ooops Madame
Astolfo - 31.10.2006
Non ho letto Wallace, ma il miglior libro di un giornalista su una campagna presidenziale americana e sui giornalisti che la coprono secondo me resta sempre "Fear and Loathing on the Campaign Trail '72" del compianto Hunter Thompson, forse uno dei grandi giornalisti del secolo scorso, come del resto hanno detto anche altri.

Il libro, nel suo inimitabile stile gonzo, segue sopratutto le faide interne del Partito Democratico (Mc Govern, Humphrey, Muskie) durante la corsa verso le elezioni del 1972, che vincerà Nixon, da sempre il nemico più odiato di Hunter. E l'ho sempre visto come il pendant non fiction della sua fiction dell'anno prima (1971) "Fear and Loathing in Las Vegas" (pessima versione cinematografica di Gillian), ossia due diagnosi della totale sconfitta politica dell'ondata progressista nata sulla West Coast e a New York agli inizi dei 60.

Vedi Madame, c'è chi ha sognato di essere giornalista vedendo Enzo Biagi. A me mi è venuta voglia leggendo Hunter.


Invece
madame p. - 31.10.2006
A me non è venuta voglia di fare la giornalista leggendo Wallace. M'è passata.


Nazional-popolare?
kevin keegan - 31.10.2006
(Nostalgia di Baudo, faro mancato della sinistra...)

Invece no: quando mi dicono mafia, spaghetti o materazzi, rispondo che vengo da un paese dove in testa alle classifiche di vendita ci sono Camilleri e Carofiglio. Tutti zitti (anche perché ignorano i dati assoluti di vendita).

Però è vero: Camilleri è uno scrittore notevole, io lo preferisco senza Monatalbano ("la presa di Maccallè", "La concessione del telefono" e soprattutto "Il corso delle cose"), ma ho anche molto apprezzato l'ultimo "La vampa d'agosto". Gl consiglierei, però, di non insistere con titoli del tipo "Il x del y " e varianti, che fanno tanto Wilbur Smith (ma forse è un gioco di pigliata per il culo, come dice lui).

E poi Greene, tanto Graham Greene. Mi piace il gioco di Oplita, e allora tento di spiegare perché il mondo sarebbe migliore se tutti leggessero Graham Greene.

Intanto tutti saprebbero che a Cuba c'era Batista e ad Haiti i Duvalier, e capirebbero più a fondo la politica contemporanea. Poi, per quelli un po' pedanti, sarebbe una lezione di come si possa avere una cultura profonda senza perdere la leggerezza e l'ironia. Poi perché renderebbe tutti un po' più disincantati, mai pronti a prendersi sul serio (l'errore di fondo del "quiet american") né a prendere sul serio cose intrinsecamente frivole, come la politica, le ideologie e le Weltanschauungen. Per ultimo, il Premio Nobel per la Letteratura verrebbe considerato quanto merita: Meno di Zero (perché non l'hanno dato a Greene, ma a Churchill!).

Altro gioco: le frasi, o le pagine, che mi hanno segnato.
1. "signor Sarsi, la cosa non istà così". Il più grande scrittore italiano, j'estime, Monsieur Galileo Galilei, nel "dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, il tolemaico e il copernicano".

2. "Vous jouez du piano?" la tigre al protagonista di Hier, di Agota Kristof. La scena della tigre, all'inizio del libro, è potentissima.

3. "Hier konnte niemand sonst Einlaß erhalten, denn dieser Eingang war nur für dich bestimmt. Ich gehe jetzt und schließe ihn", Franz Kafka, "Vor dem Gesetz", ma anche in "der Prozeß"

Cioè: "Nessun altro poteva accedere qui, perché questa entrata era solo per te. Ora vado a chiuderla". Brividi.

A questo proposito, sulle lingue. L'unica lingua in cui leggo quasi senza sforzo sovrumano è il francese. Le altre mi sfiancano, ma ne vale la pena. Tutto cominciò proprio con Kafka, "Vor dem Gesetz", "Davanti alla legge", appunto. Compito: leggerlo. Cazzi amari, non sapevo una parola di quelle scritte. Cerco le prime sul dizionario: "Vor dem Gesetz steht ein Türhüter", alora, vor, poi, indietro, gesetz (dem lo sapevo), uffa che palle quando e' che inventano una macchina che tu metti la parola e lei ti dice cosa vuol dire, con questa storia di girare le pagine perdo tempo e quando perdo tempo mi metto a pensare ai cazzi miei, e quando penso ai cazzi miei non mi concentro, e non riuscirò mai a leggere sta minchiata sulenne per domani, allora, dunque, sì, "davanti alla porta sta (in piedi) un guardiano".

E grazie al cazzo, dove deve stare (in piedi) il guardiano? Che minchiatona, che sulenne cagata.

Avanti: Zu diesem Türhüter kommt ein Mann vom Lande und bittet um Eintritt in das Gesetz.

Allora, su e giù con l'odiato dizionario, di qua di là, dopo venti minuti si scopre che un uomo di campagna va dal guardiano e gli chiede di entrare nella legge.

Minchia, che stronzata, vuoi vedere, cosa vuol dire entrare nella legge, questo è rinco, vedi ora il guardiano gli fa un mazzo così. Avanti.

Aber der Türhüter sagt, daß er ihm jetzt den Eintritt nicht gewähren könne. Dopo dieci minuti: Ma il guardiano dice, virgola, come cazzo le mettono le virgole sti truzzi di crucchi, che adesso non può concedergli l'entrata.

Il solito usciere del cazzo, probabilmente ministeriale. In fondo kafka era un burocrate, è chiaro che scrive ste cazzate. (nota: da giovane il mio linguaggio era ossessivamente nerchiocentrico. me ne scuso).

Der Mann überlegt und fragt dann, ob er also später werde eintreten dürfen. »Es ist möglich«, sagt der Türhüter, »jetzt aber nicht.«

L'uomo riflette e poi chiede (nata virgola che ci sta come il cacchio sui maccheroni), se più tardi potrà entrare. "Possibile", dice il guardiano, ma adesso no.

Da das Tor zum Gesetz offensteht wie immer und der Türhüter beiseite tritt, bückt sich der Mann, um durch das Tor in das Innere zu sehn.

Dopo sette minuti: siccome la porta che dà alla legge è aperta come sempre, cazzo, puttanazza, capisci, la porta della legge è sempre aperta, sempre, e il guardiano si tiene di lato, l'uomo si china, per vedere nell'interno, attraverso la porta.

Minchia, sono fottuto, questa storia è potente, assurda ma potente: l'uomo ha intrapreso un viaggio, ha lasciato la casa, la famiglia, per entrare nella legge, ma c'è un guardiano che ha la consegna di non farlo passare, almeno per ora, e l'uomo aspetta, non fa domande su orari, regole. Aspetta. E si crea un rapporto tra i due. E con me, che sono il terzo. Più uomo di campagna che guardiano.

Als der Türhüter das merkt, lacht er und sagt: »Wenn es dich so lockt, versuche es doch, trotz meines Verbotes hineinzugehn. Merke aber: Ich bin mächtig. Und ich bin nur der unterste Türhüter. Von Saal zu Saal stehn aber Türhüter, einer mächtiger als der andere. Schon den Anblick des dritten kann nicht einmal ich mehr ertragen.

Quando il guardiano se ne accorge (mi ci vogliono dieci minuti di dizionario, ma senza distrarmi mai, e dico solo cazzo ma tante volte, di ansia e stupore), allora, quando il guardiano se ne avvede, metti avvede che piace alla prof, che è pure tedesca e le piacciono le parole che non sa, come a me, allora, quando il guardiano se ne avvede, ride, e dice: "Se la cosa ti attrae in questo modo, prova, nonostante il mio divieto, a passare. Ma ocio: (no, ocio non si può). Ma attento: io sono potente (cazzo, è proprio un usciere ministeriale: l'uomo di campagna è fottuto). E sono solo l'infimo tra i guardiani (infimo: bellissimo, mi dà 9. Infimo, cazzo, infimo, stai infimo, bel modo di dire "calmati", "stai manzo": stai infimo). Di sala in sala stanno in piedi (certo che tradurre alla lettera fa schifo, ma tanto quella è tedesca, e poi ho già scritto infimo e becco nove, poi però sono cazzi che mi tocca portarlo alla maturità e io non ne so nulla), allora, di sala in sala troverai altri guardiani, uno più potente dell'altro. Già solo del terzo, io non reggo lo sguardo.

Tran. Fottuto. Kafka stravince. Le sale, i guardiani, l'infinito. Due specchi uno di fronte all'altro, e io in mezzo, uomo di campagna. I guardiani sono i me stesso deformati, e io in mezzo, che non mi lasciano passare. Sono sistemati in una gerarchia rigida e così sottilmente ponderata che uno non regge lo sguardo non del successivo, ma di quello che sta due gradini sopra. Questo particolare, devo dire, mi stende del tutto.

Insomma, lo sapete come va a finire. L'uomo di campagna non entra, si siede e aspetta mesi e anni. prova a corrompere il guardiano, l'unico degli infiniti guardiani che lui abbia mai conosciuto (ma esistono davvero gli altri? e' solo un bluff?). Il guardiano accetta i doni (è o non è ministeriale?) ma non fa entrare l'uomo di campagna.
Alla fine l'uomo sente la morte vicina, e chiama il guardiano per fargli un'ultima domanda. Il guardiano si lamenta (o se ne compiace??): "sei insaziabile", gli dice. E si abbassa fino a quando il suo orecchio è al livello della bocca dell'uomo di campagna: sì, perché durante quegli anni è successa una cosa strana, ossia che la differenza in altezza tra i due è mutata a sfavore dell'uomo di campagna.

La domanda dell'uomo di campagna è terribile, per l'angoscia e la solitudine che ha dentro:

»Alle streben doch nach dem Gesetz«, sagt der Mann, »wieso kommt es, daß in den vielen Jahren niemand außer mir Einlaß verlangt hat?«

"Tutti, certo, anelano alla Legge, ma allora perché in tutti questi anni nessuno eccetto me è venuto a chiedere di entrare?"

Il guardiano capisce che l'uomo è alla fine, e allora gli grida, poiché l'udito dell'uomo sta svanendo, la risposta che sappiamo.

Ed è una risposta che io mi porto dentro, di fronte alle cose assurde piccole e grandi, incomprensibili, ai piccoli errori che diventano una tragedia che mi colpisce, fino allo stronzo dell'atac che mi aspetta durante la corsa e poi mi chiude la porta in faccia.

Avessi saputo bene il tedesco quella storia mi sarebbe scivolate addosso. Fortunatamente lo sapevo male, e mi toccò scoprire ogni singola parola. La lentezza è memoria, ha detto Kundera, uno che non farò mai la fatica di leggere in ceco.


Zio Franz
Astolfo - 01.11.2006
La prosa di Kafka risiede in delle altezze rareffate raggiunto, a mio avviso, solo da Samuel Beckett nel secolo XX.

E vi sono sentenze e frasi sparse del Franz -ennesimo argomento vivente contro l'antisemitismo- che sono anche più terribili che la storia della porta del palazzo, o "Il Processo" o la macchina infernale della "Colonia Penale" o la incredibile "Metamorfosi". La mia preferita (se oso dire) l'ho trovata su un volume di frammenti e dice semplicemente:

"Noi costruiamo il pozzo di Babele".

In quanto alla controprova dell'arbitrarietà del Nobel -le cui sviste ricordano il suo cugino americano, Oscar- basta ricordare appunto che i migliori scrittori del secolo scorso (Kafka, Joyce, Proust, Borges, Nabokov) non ce l'hanno avuto. Certo ogni tanto ci beccano (Bellow, Beckett, Pirandello) ma altre toppano di brutto (Sartre, Grazia Deledda, Fo, Hesse, Roland e ovviamente Churchill).

Ma dopo tutto Roberto Benigni ha avuto un Oscar, Howard Hawks no.


Due per Oplita, in ritardo
Astolfo - 01.11.2006
1) Guarda che la prosa di Welsh presenta problemi di comprensione anche per chi sa l'inglese. Anzi mi domando come fanno i traduttori a rendere in italiano la sua versione fonetica dell'accento scozzese.

Esempio: in "Porno", il narratore si lamenta -durante le riprese di un film porno, ovviamente- del poco entusiasmo dimostrato in una scena da tale Melanie, e quando glielo dice questa risponde:

"— Ah cannae git intae it wi everybody watching, she complains. — It's no like back in the pub whin wir aw gaun fir it".

Che in buon inglese dovrebbe essere "I can't get into it with everybody watching -she complains- it's not like back in the pub when we're all gone for it".

(Puoi prendere la tua copia in italiano e controllare la traduzione.)

2) Per verificare quanto sia l'accento personale di Welsh ad influenzare quello dei suoi protagonisti, puoi sempre cercare di procurarti una copia di "The Big Man & the Scream Team Meet the Barmy Army Uptown", il disco che l'autore scozzese ha fatto con i Primal Scream e Adrian Sherwood, il patron della mitica etichetta On U Sound.

Nato come inno extraufficiale della squadra scozzese per l'Euro 96, i testi del pezzo sono recitati da Welsh stesso, con quell'accumulazione di crescenti oscenità che caratterizzano il suo stile:

"In Scotland we flatter the English
By giving victories over them a significance
They don't fuckin merit.
If it was such a big deal to defeat the
English
Other countries wouldnae get so fuckin bored
doin it".

(Full lyrics)

Il problema è che il disco è stato messo in vendita per una settimana solamente, dieci anni fa. Ma se pò trovà, se pò.


varie
oplita armato allaleggera - 01.11.2006
Sapevo dei problemi della resa cinematografica del linguaggio Welshiano. Un mio amico londinese mi ha detto che Trainspotting (il film) veniva proiettato a Londra con i sottotitoli in inglese, per agevolare la comprensione dello slang scozzese. La cosa mi ha stupito parecchio, alla fine sempre di inglese si tratta, pensavo, addirittura i sottotitoli? All’epoca ancora non c’erano i DVD. Quando poi mi sono procurato il film e l’ho visto in lingua originale con i sottotitoli in inglese (ho giocato a fare il londinese anch’io) non mi è sembrato poi così incomprensibile. Ho pensato quindi ad un’analogia tra l’inglese/scoto di Welsh e l’italiano/siculo di Camilleri (Kevin, il mio Camilleri amontalbanato preferito è La mossa del cavallo). I film di Montalbano però riescono agevolmente digeribili anche al più snob dei romani pariolini o dei milanesi di Brera. I londinesi riescono ad avere ancora più puzza nelle nari dei metropolitani italici?
Tornando al discorso “mi piace un autore devo leggerlo tutto”, per quanto mi riguarda non è solo delirio da fan, ma anche certezza di non sprecare tempo. Mi spiego. Le tre forme d’arte più diffuse ed accessibili, musica, film, narrativa, hanno una grande differenza nel fattore tempo per la fruizione. Un film dura mediamente 1 h e 30 m, un disco 50/55 m. Anche se fanno schifo non è che ci ho dedicato troppa fatica. Scegliere di leggere un libro è molto più impegnativo. A parte d’estate in ferie, quando leggo circa gli stessi libri che leggo in tutto il resto dell’anno, ad un libro dedico sempre qualche settimana (ovviamente dipende anche se trattasi di 250 o di 750 pagine). Quindi ogni volta che inizio un nuovo libro lo considero un investimento, perché è uno in meno nel budget totale dei libri che posso leggere in tutta la mia vita. La delusione per un libro di merda è allora ben più cocente che per un brutto film, che non rivedrò mai più, o di un brutto disco, che rimarrà ad impolverarsi tra gli altri senza più essere ascoltato. Ecco che quando inizio un nuovo libro di Welsh sono tranquillo che non sottrarrò tempo alla lettura di qualcos’altro più meritevole. Allora si devono leggere sempre gli stessi autori? Ovviamente no, ma la scelta del nuovo è ricca d’insidie. Normalmente ci si fida dei consigli di chi ha già letto, ma il risultato è incerto. Qualche natale fa mi hanno regalato l’ennesimo “libro che non puoi vivere senza averlo letto” Fight Club di Chuck Palahniuk, una boiata pazzesca.
Tutto ciò premesso si arriva ad un quesito per me senza soluzione: come si creano i casi letterari? Prendi 4 ragazzotte sedicenni tettute e perizomate, gli metti sotto una base omogeneizzata di pop insignificante e per 3 mesi martelli il video in tv e il singolo alla radio, ed avrai il disco di platino. Cominci da ottobre col trailer del film di natale, lo infarcisci di volgarità fini a se stesse, doppi sensi da caserma e qualche chiappa, e nel periodo Immacolata/Epifania sbanchi il botteghino. Ma come fai a inventarti lo scrittore di successo, visto che il lettore deve dedicare al suo libro una discreta dose del suo tempo e delle sue energie mentali? Insomma, perché Coelho vende milioni di libri in tutto il mondo?
In Italia hanno deciso che Niccolò Ammanniti è il nuovo Moravia, sta perennemente in televisione a promuovere i suoi capolavori e naturalmente vende a camionate. Qualche tempo fa mi è capitato in mano “Io non ho paura”. Alla decima pagina l’ho chiuso deciso che non avrei mai letto un suo romanzo. Un mio problema di comprensione estetica? Credo invece fosse oggettivamente una colossale cagata.
PS Nobel. Sono riusciti a non darlo nemmeno a Bulgakov.


Oplita & the others
Astolfo - 01.11.2006
1) Accenti cinematografici. Anche a me mi sembra che i londinesi esagerano, perchè "Trainspotting" -una volta che ti abitui ai "aye" e la strana pronuncia ibernica delle vocali- non è così difficile da decifrare per un anglofono, o se preferisci ugualmente difficile da capire di (per esempio) "Nil by mouth", l'ottimo (e terribile) unico film diretto da Gary Oldman, dove tutti i personaggi si esprimono in spesso argot delinquenziale dell'East End.

Ma anche la mia copia in Dvd di "Ricomincio da tre" ha la possibilità dei sottotitoli in napoletano, e conosco gente (ad esempio, mio padre) che ha avuto serie difficoltà a capirne il dialogo, anche a causa del modo in cui Troisi si mangia le parole di suo.

E non scordiamo che la storia del cinema italiano annovera due capolavori e due film interessanti totalmente in dialetto: "La terra trema" di Visconti, definizione quasi paradigmatica del neorealismo (dialoghi nello spesso siciliano dei pescatori di Aci Trezza, vicino Catania), e "L'albero degli zoccoli" di Ermanno Olmi (in bergamasco) da una parte, e "LaCapaGira" di Pira (in barese) e "Giro di lune tra terra e mare" di Gaudino (dialetto campano-flegreo con frammenti di latino classico) dall'altra.

(Con "La terra trema" i distributori sono andati oltre "Trainspotting", proponendo una versione successiva del film interamente doppiata in italiano.)

Per una versione ispanofona dello stesso problema, vedi il caso di "25 watts", degli uruguayani Juan Pablo Rebella e Pablo Stoll, che racconta 24 ore nella vita di tre adolescenti che si esprimono in montevideano stretto, e che nella sua versione Dvd per il mercato spagnolo prevede non solo sottotitoli ma anche un glossario, per rendere comprensibili i dialoghi al pubblico iberico.

2) I casi letterari in generale e Ammaniti in particolare. "Il talento è individuale, ma tutti abbiamo amici e tutti gli scrittori si organizzano in combriccole, sopratutto all'inizio della loro carriera", valutava saggiamente Onetti (un altro uruguayano) interrogato sull'esistenza o no negli anni '60-'70 di un presunto boom della letteratura latinoamericana (la risposta era ovviamente 'no').

Ammaniti nacque come parte di una combriccola, la tristemente nota presunta "Gioventù Cannibale", dal nome della antologia (leggasi, iniziativa di marketing) che lanciò la sua carriera, anche se il suo racconto nella collezione (scritto insieme a Luisa Branciaccio) non era proprio fra i migliori, anzi secondo me era fra i peggiori (insieme a quello di Luttazi)

Siccome la combriccola "cannibale" non bastava, il nostro tenta allora, insieme ad altri (ad esempio l'insopportabile Isabella Santacroce, che è come un disco dei Cure anni '80 bloccato su replay ad infinitum, e infatti fu osannata in prima pagina della Repubblica da Baricco) la creazione di un'altra "coterie litteraire", in questo caso il nevroromanticismo. Mai sentito nominare? Non sei l'unico.

Ma se le combriccole o coteries sono un modo di markettare autori del tutto dissimili fra di loro (vedansi i Beat, o il gruppo 63, e una comparazione anche sommaria con Ammaniti & Co dimostrano la pochezza di questi ultimi) esistono anche altri metodi, il più comune dei quali è lo scandalo, se possibile con processo. E' funzionato con "Madame Bovary", o con "Lolita" o con Burroughs o con Houellebecq, perchè non dovrebbe funzionare anche per me? (si interroga fra sè e sè l'autore principiante).

Esempio sintomatico: "Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire", di Melissa P. (anarello), dove lo scandalo perbenista gonfiato dal settore marketing della casa editrice è servito a lanciare la scrittrice como pseudo talento letterario-provocatore: pubblicato in 40 paesi, nonchè portato al cinema da Guadagnino (ovviamente non ho visto il film). Il che a sua volta ha portato la P. a scrivere il recente e francamente comico "In nome dell'amore", sotto foma di una lettera aperta al cardinale Ruini, in un registro di invettiva interlocutoria e sguaiata che ricorda alcuni dei contributi più esilaranti del nostro inimitabile Milo Calaferro.

(Il percorso cinematografico per gonfiare le vendite è servito del resto anche a Ammanit: ricordati del pessimo "Ultimo Capodanno" di Risi junior, o "Io non ho paura" di Salvatores, che con l'aiuto di Dio spero di non vedere mai)

3) Che non c'entra niente con i precedenti due.

Dopo Chesterton, un'altra proposta di lettura cattolico perversa: "Mysterium iniquitatis" di Sergio Quinzio (Adelphi), che contiene le due encicliche fittizie dell'ultimo papa, Pietro II, ed è una mirabile, profonda, dolorosa e coltissima riflessioe sulla civiltà contemporanea.

E Kevin mi ha portato a ritirare fuori il libro coi frammenti di Kafka, e ne ho trovato uno ancora più terribile.

"Egli vede due cose: la prima è la considerazione, la meditazione, l'indagine, l'espansione, tranquille, piene di vita, impossibili senza un certo agio. Il loro numero e le loro possibilità sono infiniti, persino un centogambe ha bisogno di una fessura relativamente larga per dimorare, mentre per quei lavori non occorre alcun posto, persino dove non c'è la minima fessura possono vivere ancora a migliaia e migliaia penetrando l'uno nell'altro. Questa è la prima. La seconda invece è il momento in cui si è chiamati a render conto, non si spiccica una parola, si è respinti nelle meditazioni eccetera, adesso però, senza alcuna speranza, non vi si può più sguazzare, si diventa pesanti e si affonda con una bestemmia".

Ps Nobel. Non l'hanno dato neanche a Auden, che forse è il più grande poeta in inglese del secolo XX, e di cui cito questi brevi versi che spiegano, in qualche modo, il problema dei casi letterari, Ammaniti e la mediocrità letteraria in generale

Only bad rethoric
can improve this world
to true Speech it is deaf

(Solo la retorica scadente
può migliorare questo mondo
che rimane sordo al Discorso vero)


(Dai "Shorts", edizione bilingue nella Piccola Biblioteca Adelphi)


A proposito di Kafka...
golda - 01.11.2006
... che amo molto (e che peraltro spessissimo viene omaggiato da Roth - altro amore che non mi ha mai delusa - nei suoi romanzi), non posso non ricordare uno scrittore italiano che da sempre nel suo surrealismo è stato accostato al praghese e che, per quanto mi riguarda, è stato un grande: Dino Buzzati, storica penna del "Corriere della sera". E non mi riferisco solo a "Il deserto dei tartari", ma anche - per citarne qualcuno - "Barnabo delle montagne", quello scrigno di meraviglie che sono i "Sessanta racconti" e lo splendido "Un amore" (una storia di quelle vere, per me in intensità seconda solo a "Il maestro e Margherita"). Credo che in un sito di giornalisti non si possa non ricordarlo. Ciao!


oh gli italiani
madame p. - 01.11.2006
brava golda. sul mio comodino negli ultimi tempi sono passati un po' di libri di Bufalino, dolce rilettura, e Prima che vi uccidano di Giuseppe Fava, per restare fra colleghi.

Astolfo, per tua sorella (ma anche per golda mi sa): scoperta da poco, una (un'altra ormai) folgorazione: Mavis Gallant, "grande signora della letteratura canadese" come da quarta di copertina.


Infatti Golda
Astolfo - 01.11.2006
Anche quest'anno si speculava sul Nobel per Roth (e sarebbe anche ora!) però alla fine nisba.... malgrado il Bardo di Newark, dopo un periodo di stanca a metà carriera, stia allineando una serie di romanzi ognuno più raccomadabile dell'altro: "Operation Shylock", "Sabbath's Theatre", "American Pastoral", "I Married a Communist", "The Human Stain", The Dying Animal" e "The Plot Against America" dal '93 a oggi!!!

Domanda complementare: quando è stato pubblicata l'ultima opera teatrale significativa di Dario Fo, o di Harold Pinter?


Infatti, Andy...
golda - 01.11.2006
... Secondo me solo per "The dying animal" e "The plot against America", senza contare tutto il resto, gliene dovrebbero assegnare quattro di fila. Comunque per me il Nobel resta un "fenomeno inspiegabile": lo assegnano (esagerando parecchio) a Fo e allo stesso tempo a Bellow, lo assegnano a Singer però non lo assegnano a menti come Burgess (trovatemi una trama letterariamente tessuta come quella di "Notizie dalla fine del mondo") e Roth? Mah...
Ps Ma chère Madame, grazie! Prendo volentieri nota e ti rilancio "La scatola nera" e "Conoscere una donna" di Amos Oz. Penso ti possano piacere.


Italiano (al singolare)
Astolfo - 01.11.2006
Morto Calvino, secondo me, resta un solo, vero, grande, godibile e rilevante autore italiano, ed è Alberto Arbasino, che è anche la meglio piuma del giornalismo nostrano, ma anche per quello non è che serve essere dei geni secolari...

Come se non bastassero i suoi pseudoromanzi ("La bella di Lodi", "Fratelli d'Italia", sopratutto il remix del 93, "Super Eliogabalo", "Specchio delle mie brame") che sono (contraddizione solo apparente) allo stesso tempo (trans)avanguardisti e per niente pallosi e del tutto leggibili, e da morire dalle risate, secondo me "Un paese senza", e sopratutto "Paesaggi italiano con zombi" racchiudono la migliore (e più spietata) critica sociologico culturale dell'Italia attuale.

Tutto ciò sorvolando tutto quello che scrive di lirica, di arti figurative, dei suoi viaggi a Parigi o su per il Mekong. O i suoi rap, che non ho ancora letto.

Infatti, se ricordate, mentre si discuteva di Napolitano, D'Alema o Letta al Quirinale, il mio candidato dei sogni era proprio lui.

PS. Non ricordo la citazione esatta, ma Gianni Brera disse una volta che anche se le sue erano solo storie di culattoni, l'Arbasino sapeva comunque scrivere, e inoltre "l'é di Voghera".


Prevenire
Astolfo - 01.11.2006
Sarò che ho 46 anni e dunque in un certo senso è meglio che vada preparandomi, ma per me "The Dying Animal" è il più terribile, sincero e straziante libro sulla libido del maschio autunnale (si noti la presenza marginale nella trama dell'alter ego Zuckerman col pannolone, dopo la castrazione virtuale dell'operazione prostatica) che sia mai stato pubblicato su questo pianeta.

Inoltre, il personaggio di Consuela, come la Drenka di "Sabbath's Theater", rappresenta una sorta di archetipo "etnico" (una cubana, l'altra croata) della superfemmina libidinosa che l'eroe rothiano non può, nè potrà mai capire.

Semplicemente grandioso. E qui posso inserire un aneddoto non ferroviario bensì aereo: sfoderando la mia copia del romanzo, appena seduto e pronto ad affrontare un viaggio transoceanico verso gli Usa, ho subito notato che la mia vicina (una signora americana over fifty) aveva lo stesso libro, nella stessa edizione, fra le mani. Girandosi verso di me, e scoprendo lo stesso fatto, mi ha subito detto "Io sto per finirlo, ma prometto che non le dirò chi è l'assassino".

E abbiamo chiaccherato fino a notte fonda, al di sopra delle nuvole atlantiche.


di singolari ce n'è anche altri
madame p. - 01.11.2006
io avrei una passioncella per Daniele Del Giudice (e siamo ancora fra colleghi). Piuttosto calviniano, calvinista, calvinese, peraltro. Lo stadio di Wimbledon è un libro pieno di cose, Staccando l'ombra da terra l'ho letto e riletto, ma per via di una mia altra passione, per tutto quello che vola. E che ogni tanto cade.