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06.12.2006
The minestrone syndrome
di Rina Brundu

Ovvero come NON ti racconto lo sciopero dei Marroni

Ci sono molti modi per raccontare un fatto di cronaca politica e ci sono molti modi per NON raccontarlo. Infine, ci sono svariate possibilità per FARE FINTA di riportare la notizia, EDULCORANDOLA.

Prendiamo per esempio la manifestazione di Roma organizzata il 2 Dicembre dai partiti di opposizione al governo e prendiamo, sempre per esempio, le homepages dei siti dei maggiori quotidiani italiani nel periodo di riferimento.

Come ti annuncio una notizia che teoricamente può interessare metà della nazione, cioè circa 30 milioni di Italiani? Buona seconda, (o terza), naturalmente, subito dopo la vicenda della contaminazione da polonio che, benché importante, sa un po’ di stantio, o no?

E come te la presento? La sindrome del minestrone (patologia conclamata in data Stampa al tempo del Nirvana) insegna che tra patate, cipolle, verze, sedano, carote, fagioli, aglio, rosmarino, formaggio grana, pepe in grani e così via cucinando, diventa quasi impossibile scorgere il MARRONE LESSATO, ovvero l’ingrediente che fa del Minestrone di Marroni (Eh no, non cominciamo: con una sola “r”! – trattasi infatti di sostantivo maschile che indica una varietà di castagno!) l’ottima ricetta di cui sappiamo (?).

Come non bastasse, eventus docet, le disgrazie non vengono mai da sole! Ed ecco quindi che la vita può farsi davvero grama pure per un’adunata di Marroni in sciopero ed in grande spolvero (leggi marron glacé!), specie se, per evitare che vengano presi troppo sul serio, si imbandisce in fretta e furia un desco stracolmo di altre leccornie che fanno venire l’acquolina in bocca al solo guardarle; come non ingolosirsi davanti alla qualità sublime di una straordinaria cassata siciliana (leggi possibile ripresa economica in atto), come resistere di fronte all’indiscusso appeal di una abbondante fetta di tiramisù (leggi ammaina bandiera in Iraq), come non profittare della possibilità di gustare una volta ancora il sapore forte delle caramelline alla menta che, da bambini, ci regalava la vecchia zia zitellona (ma ancora aperta alla speranza) per toglierci dalle scatole e ad un tempo sciacquarsi la coscienza (leggi parziale privatizzazione di Alitalia)?

Certo è che a mezzogiorno mangiare bisogna e, volenti o nolenti, il Minestrone di Marroni è la ricetta del giorno! Occorre quindi far di necessità virtù, occorre discuterne, parlarne, investigare l’attività dei cuochi (metti caso che un avviso di garanzia nei loro confronti stia lì lì per essere emesso?), verificare la bontà del pasto in preparazione: non è forse questo il compito di ogni buon giornalista?

E allora, scriviamone pure perdindirindina! Pubblichiamo titoli a quattro colonne per dire che c’è qualcosa di stonato (è lecito e fa trend istillare il dubbio) nel fatto che i fagiolini, benché non pregiudizialmente ostili ai Marroni, abbiano comunque optato per la freschezza delle verdure di stagione, orgoglio e vanto dell’ottimo Minestrone Siciliano! E che dire dell’offesa arrecata alla categoria quando, all’entrata di quella che in definitiva restava la Festa dei Marroni, qualcuno ha osato consegnare un pass che ricordava il motto di famiglia dei suddetti castagni in rivolta? Giustissimo sottolineare, con catenaccio enfatico, questo ennesimo sgarro subito (perché nella vita non si sa mai e tutto può tornare utile in futuro!), o meglio, giustissimo rimarcare anche questo possibile reato di lesa maestà (di Stampa)!

Del resto, chi si credono di essere questi Marroni? Vero è che il piatto di giornata è il Minestrone che li celebra, ma lo sanno tutti (difficile non saperlo considerato l’impegno posto, durante l’ultima sagra paesana, nell’annunciare la serata!) che in Via 24 Ottobre al nr 1917, nella locanda “Che brutto tempo!” si festeggia a Panettone e Champagne, proprio nelle stesse ore in cui gli altri, i miseri, dovrebbero nutrirsi con zuppa e pan bagnato: vuoi mettere la differenza?

E a proposito del pane (elemento insostituibile, e motore energetico sine qua non, di ogni desco imbandito che si rispetti!), come non ricordare il suo atteggiamento di “naturale” distacco, di netta chiusura davanti a quella che ha chiaramente additato come una “esagerazione culinaria” assolutamente ingiustificata:“Sciopero dei Marroni? Ma quando mai? I Marroni dovrebbero limitarsi a fare i Marroni e a lasciare agli altri il compito di decidere della qualità del loro minestrone!”.

Dura la vita del giornalista in cerca di “invisibilità” al tempo del Nirvana! Per non parlare di quella dei direttori di testata! Fortuna che anche nella data occasione il titolo d’apertura s’è fatto da sé: “Questi Marroni: che alimenti!”.

Rina Brundu Eustace

Dublin 02/12/2006



 
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Il minestrone...
pinkerton - 06.12.2006
che il sottoscritto non apprezza (purtroppo a livello culinario sono limitatissimo e limitante) è perfetto come cibo da tutte le stagioni (esiste anche nella versione estiva, che forse è peggio). Da questo si potrebbe obiettare che il minestrone
a) non è facile da prepare
b) riempe la panza con facilità
c) si digerisce alla svelta
d) è nutriente e completo (quindi basta quello)

Vuoi mettere tutti i tuoi commensali, i cuochi e i camerieri d'accordo? Roba facile, butta nel piatto il minestrone, di qualsiasi stagione, e vedrai come il popolo (a cui appartengo, comunque) se lo sbafa a volontà. Dicono che quando si ha la panza piena e due lire in tasca non c'è mai tempo per lamentarsi (...visti i tempi forse è vero), per cui noi (italici9 altro non facciamo che foraggiare i "minestronai" (che non sono i cuochi). Vedi samuel johnson.


Cronaca di una morte annunciata
Rina Brundu - 06.12.2006
Very good Pinkerton... hai fatto un collegamento importante con l’altro discorso intrapreso! Attento però: la prospettiva di lettura deve restare sempre giornalistica (i miei articoli sul Barbiere trattano infatti, quasi in esclusiva, di questa tematica), non politica, altrimenti si esce fuori dal seminato!
Il collegamento è quindi rafforzato da questo commento:
“Roba facile, butta nel piatto il minestrone, di qualsiasi stagione, e vedrai come il popolo (a cui appartengo, comunque) se lo sbafa a volontà”. Perché? Perché se per un qualche miracolo quella rigenerazione mentale e culturale (senza una perdita dell’identità originale e allo scopo di privilegiare metodologie e/o atteggiamenti mentali “eletti” e/o “superiori” di stampo anglossassone, o comunque alieni) che auspicavo in uno dei miei ultimi post si verificasse davvero, allora il popolo (a cui tutti apparteniamo, per fortuna!) anziché “sbafarlo a volontà”, il minestrone lo rifiuterebbe.
E lo rifiuterebbe, non in quanto piatto povero per eccellenza, ma perché si scoprirebbe meritevole di ben altre pietanze! Con il nuovo soggetto attivo in campo (attivo in quanto capace di dire NO e quindi di condizionare il “sistema”) con cui confrontarsi… a lungo andare anche il giornalismo italiano sarebbe costretto a cambiare. Per non morire, s’intende. Certo che il dubbio resta: e se fosse già morto?

Non ci resta che sperare nella dimensione virtuale! Per esempio, la pubblicazione di questo pezzo mi è costata i 10 Euro di una scommessa persa, ma compliments to the BDS!





 

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