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04.01.2007
Il marketing di Lapo
di Zipo

L'operazione di marketing di Lapo Elkann alla vigilia del lancio del suo nuovo business ha trovato il solito generoso spazio nei media italiani

Le interviste di Giorgino (Rai) e Calabresi (Repubblica) sono l'ennesima pagina triste del giornalismo (diciamo cosi') nostrano.

Nello snocciolare gli argomenti evidentemente scelti da una sapiente agenzia d'immagine, i giornalisti intervistatori non hanno fatto nemmeno una domanda degna di questo nome. Si sono limitati a registrare (con partecipata comprensione) le eclatanti prese di culo dell'ex cocainomane. Come quella che ha dovuto scrivere il suo nome su Google per riuscire a sapere che cosa aveva combinato quella notte.

Passi per Giorgino (si', quello che in onda ha chiamato il dittatore nordcoreano Kim Jong Secondo), ma Calabresi? Da un caporedattore di Repubblica (anche se in trasferta) ci si poteva aspettare l'espressione di un minimo di dubbio su baggianate cosi' grosse, no?



 
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Re: Il marketing di Lapo
Topo Seduto - 04.01.2007
finche sono prese "di" culo...


Re: Il marketing di Lapo
Caffé Scorretto - 04.01.2007
La cosa ancor più stupefacente (e non è un calembour) è che è non c'è quotidiano né TV né radio né giornalista che abbia osato dire o scrivere che le geniali trovate di marketing di Lapo, ovvero le felpe con la scritta Fiat, sono più o meno al livello della maglietta promozionale dei ristoranti sulla spiaggia di Rimini, salvo la differenza che quelli scrivono cose tipo "da Giuseppe a mare" e non, udite udite, FIAT e che loro non le producono "in edizione limitata".
I romani, popolo greve, commentano questo tipo di notizie con l'espressione "me' c...ni!". Naturalmente parlo di quelli che non sono giornalisti.


Re: Il marketing di Lapo
teto - 04.01.2007
per non parlare del sito internet dell'attività di Lapo in sovrimpressione al TG1... che tristezza


Re: Il marketing di Lapo
pre-cariata - 05.01.2007
Strano Paese, il nostro. In cui una madre accusata di aver massacrato il figlio diventa una vip e scrive un libro che sfonda le classifiche (quando ci sono bravissimi romanzieri, filosofi, inchiestisti, storici, che non vendono una copia) e un dirigente di una delle più grandi aziende italiane trovato strafatto, per non dire altro, invece che mandarlo a raccogliere i ravanelli lo mandano nella prima edizione del Tg1 (a proposito, ma a che serve cambiare i direttori in Rai?) il tutto farcito con una buonma dose di retorica e buonismo. Compreso nel prezzo (che siamo sempre noi a pagre, non solo in termini di abbonamento Rai, ma in quelli etici) c'è anche il mega markettone.
Non ci facciamo proprio mancare niente, eh

D'altronde, lo dice anche lo spot: la Rai non ti lascia mai solo. E che vogliamo lasciare solo Lapo????


Re: Il marketing di Lapo
gabriel 77 - 06.01.2007
Eh si ....l'operazione di mkt è come quelle fatte sulle spiagge di Rimini....con una piccolissima differenza....che l'operazione congegnata da Lapo ha fatto i miliardi e per un periodo ha affiancato le risicate entrate di FIAT che attraversava una crisi forte tanto che fu abbandonata da General Motors. I giornalisti nostrani sono stati servili ? può darsi ma erano stati anche avvoltoi quando Lapo passò la noche brava o sbaglio? perchè veramente vi credete e ci crediamo una categoria degna di morale? cmq questi attacchi a Lapo è solo perchè è un rampollo FIAT? o c'è altro? ditemi ditemi perchè io di interviste fatte in giro dove c'è da rimanere allibiti ne sento tante eh; sapete io sono di Genova e qui c'è un probabile candidato sindaco (dipenderà dalle primarie) della riforca comunista che ha sostenuto in conferenza stampa che l'odio di classe non è solo legittimo ma giusto e nessun giornalista ha cercato di approfondire la gigante castroneria, perchè si sa Genova è rossa e se rompi ai rossi rischi di lavorare pochino, un pò come aver il timore di rimproverare Lapo per paura di fare poca carriera no?
N.B: il candidato sindaco è Edoardo Sanguineti esimio professore di lettere all'università di Genova l'intervista è stata tenuta l'altro ieri.


Re: Il marketing di Lapo
Caffé Scorretto - 07.01.2007
Francamente l'odio di classe, e in particolare a proposito di Lapo, non c'entra proprio niente. Qui si tratta di pura piaggeria mediatica e di assenza di "autonomia, professionalità e indipendenza" per citare la sacra trimurti del giornalismo italiano. Che le felpe di Lapo abbiano risanato il bilancio Fiat e salvato tanti posti di lavoro (che comunque adesso finiranno in cassa integrazione e prepensionamento) mi sembra per lo meno difficile da accettare e da accertare, ma se così fosse vorrebbe dire che l'Italia abbonda di gonzi danarosi cui la stampa valletta fa da grancassa. Mi domando cosa ci stia a fare Marchionne se per risanare l'azienda bastano un po' di felpe, che comunque si sono viste in varie foto solo addosso a Lapo ed ad alcuni paravip. Non mi sembra che sia stato poi tanto massacrato dopo la sua notte brava - posteriore agli osanna sulle felpe, che comunque ancora echeggiano- vicenda che non è comunque frutto di un destino cinico e baro ma di sue libere e rischiose scelte personali. Se non fosse stato ricoverato in un ospedale ma in una clinica privata con ogni probabilità il colto e l'inclita avrebbero solo saputo che stava male per chissà quali vari motivi. L'informazione in questi ambiti è pruriginosa o vassalla. Basti ricordare come sia stata trattata a suo tempo Serena Grandi e come sia stata priva di doviziosi particolari la contemporanea vicenda di Emilio Colombo, compagno di inchesta. Portare in ballo gli aspiranti sindaci di Genova e le loro ideologie retrò, come direbbe Di Pietro non ci azzecca niente.


Re: Il marketing di Lapo
gabriel 77 - 08.01.2007
Caro caffè non hai capito; e non stento a crederlo visto che trovi comprensibile la sintassi del Diepietro.
Il parallelo era tra giornalisti e non sul fatto politico in sè. Ossia un politico che arriva a dire : " è giusto che ci sia l'odio di classe, perchè la borgesia odia la classe operaia e quindi è giusto e meritevole che la classe operaia odi la borghesia" è una cosa così sconcertante che varrebbe la pena essere approfondia, con qualche domandina pungente in più all'autore. Tanto quanto avrebbero dovuto esserlo i giornalisti con l'apo. Così come te l'ho detto lo hai capito? ora c'azzecca?


Le felpe taumaturgiche e l'odio di classe
ivanfrance1 - 08.01.2007
Insomma, qui c'è un presunto giornalista che riesce ad affermare che le felpucce di Lapo abbiano allievato il colossale buco di qualche miliardo di euro che aveva FIAT AUTO, buco per il quale manco gli americani hanno voluto avvicinarsi...
Questo qualcuno mette poi in dubbio una sacrosanta verità che un intellettuale del calibro di Sanguineti si è permesso di ricordare "l'odio di classe esiste ed è del tutto legittimo".
Per riscontrare una tale evidenza basta mettersi nei panni di uno qualsiasi dei lavoratori a 700 euro al mese e guardare un bel servizio di Studio Aperto sulle feste al Billionnaire. L'odio sale ad uno come me che guadagna correttamente, figuriamoci alla categoria testè citata.


Re: Il marketing di Lapo
gabriel 77 - 08.01.2007
E qui c'è un altro "presunto" giornalista che crede sia giusto l'odio di classe.... ancora? allora cosa ci fai qui ? vai nell'Europa dell'est a lavorare no? ah già neppure li li vogliono più i comunisti, prova in Cina e vedrai che ancora due o tre anni da buon comunista gli riesci a fare e poi trasferisciti in Korea quella del nord ovviamente.


Re: Il marketing di Lapo
ivanfrance1 - 08.01.2007
Ed il "presunto giornalista" crede pure che in Cina ci siano ancora i comunisti...

quanto all'Europa dell'Est quei poveracci che non fanno i magnaccia ma lavorano con le loro mani stanno riscoprendo l'odio di classe meglio e più di prima.


Re: Topo Seduto
mimmolombezzi - 08.01.2007
Topo Seduto mi facesti cosi' ridere che mi é caduta una cassa del computer .
Come insegna Cocalissano la tv dei vip funziona sempre meno come informazione e sempre piu' come cosmesi.
Con Lapo - che forse come imprenditore qualche merito lo ebbe
(la felpa Fiat é un'idea geniale) - é nato un nuovo genere di
tv-cosmetica : la lapo-suzione.


Re: Il marketing di Lapo
critter - 08.01.2007
scusate... ma io non ho visto e nemmeno letto nulla a tal proposito, forse perchè ero all'estero.
Ma cosa ha detto Lapo? Che altre idee geniali ci proporrà?


Re: Il marketing di Lapo
clandestino - 08.01.2007
mi sfugge quale sia il problema... se vespa puo' promuovere il suo ennesimo libro copiato, lapo puo' parlare di se stesso... non mi scandalizzo, come non mi scandalizzo della vicenda in cui e' stato coinvolto...


felpaese
Dino Giarrusso - 10.01.2007
Che le felpe "FIAT" abbiano avuto un qualche peso nella risalita dell'azienda, scusate, è una grossa cappellata. Prima di dare i numeri, informiamoci, sennò la credibilità va a quel paese...

(Villar Perosa, ovviamente...)


Re: Il marketing di Lapo
camillo - 11.01.2007
Faccio davvero fatica a capire se gli autorevoli commenti già scritti difendano o attacchino Lapo per quello che è, che ha o che ha fatto.
Ho trovato ridicola la campagna con cui Lapo ha dissuaso i giovani dall'uso della droga e non li ha dissuasi dall'uso dei transessuali.
Personalemtne credo che la "lotta di classe" esista e sia il più sano stimolo per giovani e meno giovani a superarsi.
Se non esistesse un Lapo probabilemtne tante persone non vorrebbero far meglio per far capire che i veri testimoni del successo sono loro e non i vari Lapo (ho espresso un pensiero un po' contorto).
Rispetto alla Cina o all'est europeo.... no comment. Mi stupisce che usi la parola comunismo con tanta semplicità proprio qualcuno di noi che dai nostri PC, nei nostri uffici e nelle nostre case, apriamo il barbiere e diciamo quello che ci pare, al contrario di chi, altrove, tutto questo non può farlo.



La Terra dei Lapi.
mazzetta - 14.01.2007
qualche giorno fa, ispirato dal laposhow (soprattutto dalle stronzate che ha declamato) a Pitti Uomo avevo buttato giù questo

Continua senza ritegno la scorribanda a reti unificate del Lapo redivivo.
La resurrezione era stata annunciata qualche giorno fa da due articoli a piena pagina su Corriere e Repubblica, nei quali si dava spazio libero al rampollo di casa Fiat con grande cortesia. Si sorvolava con eleganza sui dettagli della sua disavventura e si lasciava che Lapo ricostruisse la sua storia come più gli pareva.
Un passo avanti a tutti si piazzava il TG1 di Riotta, che sotto ad un servizio di miele sul Lapo guarito faceva passare addirittura l'indirizzo internet della sua nuova azienda (che casualmente vende on-line). Pubblicità pagata dai contribuenti, ma gli Agnelli sono abituati a questo genere di bonus, così come i Riotta sanno come fare bella figura con le persone giuste.

Si tratta solo di una questione di educazione, le persone bene educate sanno come comportarsi. Lapo è tornato e la sua disavventura è sparita. Lapo ha raccontato una versione di fantasia secondo la quale si sarebbe svegliato a New York da un brutto sonno e poi dei buoni consigli di Kissinger (l'amico del nonno) e cose così. I giornalisti hanno riportato fedelmente senza polemizzare. I titoli inneggiavano al "ritorno".

Trascinati dal sollievo per una vita strappata al vizio e all'abbruttimento, quasi tutti i commentatori si sono dimenticati che la vicenda si può prestare a molte chiavi di lettura differenti. Tra l'edulcorata versione-Riotta e l'estrema: "Incontro tra un ex-amante di travestiti e cocaina, reduce da un'overdose e l'unico premio Nobel per la pace responsabile di crimini contro l'umanità." c'e un discreto margine di manovra, ma quasi tutti si sono mantenuti sul clichè apologetico.

A pochi giorni di distanza ci rifanno e questa volta è per il lancio della nuova azienda di Lapo.
Qui il giovane non riesce a dare bella prova di se e prorompe in una serie di quelle che Frankfurt ha da poco contribuito a individuare con precisione, cioè le stronzate. Gli stessi media in fondo hanno deciso di fare di una stronzata (la presentazione di un paio di occhiali da parte del festaiol pentito), una notizia di rilievo.

La stronzata più grossa comunque è che il giovane dice che la sua azienda farà oggetti Made in Italy 2.0; a domanda risponde che 2.0 significa "fatti completamente in Italia", perchè "ormai il made in Italy è fatto al 99.9% all'estero". Una affermazione che farà la gioia del caro Luca Cordero di Montezemolo, che tra Fiat, Ferrari, Frau e altre cosucce continua da anni a martellare per venderci il suo made in Italy tarocco, chissà poi come saranno contenti i soci di Confindustria; questo almeno è quanto succede secondo Lapo, forse troppo interessato a ritagliarsi una sua immagine di singolarità, da far caso alla qualità delle stronzate scelte dal marketing. Che infatti per l'azienda ha scelto un nome inglese: "italia Indipendent" (altre braccia rubate allì'agricoltura). Il lancio ha prodotto qualche centinaio di articoli; ora tutta Italia sa che sono in vendita un paio di banalissimi occhiali in carbonio al modico prezzo di 1007 euro. Stronzata gratis in allegato alla conferenza stampa: «Non si compra il marchio, si compra uno stile di vita». Domanda che nessuno ha avuto il coraggio di porre: "Quale stile di vita ci vorresti vendere"?

Resta da capire se anche a Gino Pino da Buco di Sotto saranno mai concessi spazi gratuiti equivalenti, per raccontare le sue stronzate e promuovere i prodotti della sua azienda familiare (anche se a Vespa è stato concesso molto più spazio, e quello di Lapo non è l'unico scandalo del genere). Intanto non resta che godersi (in mancanza d'altro) le stronzate di Lapo. Le ultime due che mi sono rimaste in mente per avermi veramente impressionato, sono che la nuova azienda l'avrebbe tirata su da solo " non ci sono soldi degli Agnelli" e che d'ora in poi penserà solo alle donne. Pensiero trasmesso più volte con tanto di pistolotto "politico" sull'importanza delle donne e sul fatto che ce ne siano poche nei posti che contano.

L'ultima la poteva anche evitare, primo perchè excusatio non petita, e secondariamente perchè che amasse passare il tempo in compagnia di transessuali sarebbero casi suoi; che ci tenga particolarmente a rassicurare il suo "pubblico" (viene riferita addirittura l'esistenza di fan...) sul suo rinato interesse per le donne, lisciando coloro i per i quali la "normalità" è rigorosamente eterossessuale, non gli fa onore. Ancora meno gli fa onore visto che a salvarlo dall'overdose sono stati quei compagni di buon tempo che ora sembra rinnegare per vendere un paio di occhiali in più e per farsi accettare di nuovo alla corte dei personaggi pubblici della terra dei Lapi. Forse mi sono distratto, ma non mi pare che abbia mai ringraziato pubblicamente chi, in definitiva, gli salvò la vita.

In Italia, quando Gino Pino da Buco di Sotto si riprende dall'overdose in compagnia dei travestiti, scopre che ha perso il lavoro, che parecchi vicini lo guardano male e che mentre era all'ospedale qualche prete ha gridato contro i giovani che fanno orge contronatura strafatti di droga, aggiungendo che in caso di morte non avrebbe avuto diritto ai sacramenti, perchè quando stava peccando si è sentito male e sicuramente non aveva avuto il tempo di pentirsi (così insegna il caso di Welby). Gino Pino scopre anche che per i carabinieri di Buco di Sotto è ormai una celebrità criminale, uno da tener d'occhio e che per lui con le donne dei dintorni è finita prima di cominciare.

Inoltre si accorge che la stampa lo cerca per scavare nei particolari dell'orgia, vuole sapere chi gli fornisse la droga e tampina pure la sua mamma per sapere come c'è rimasta scoprendo di avere un figlio drogato e pure omosessuale. Purtroppo per lui, Gino Pino vive in Italia, un paese lontanissimo dalla Terra dei Lapi, dove per lui non ci sarà mai posto.

Per fare qualcosa di utile dopo aver dato visibilità al tipo, scrivo WI-MAX e partecipo al googlebombing contro il digital divide . Una buona azione che suggerisco a tutt*.





 

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