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29.01.2007
Anonima Giornalisti o Giornalisti Anonimi?
di Rina Brundu

Sono moltissimi i giornalisti, o pseudo-tali, che scrivono sul Barbiere senza qualificarsi, mentre chi lo fa viene spesso accusato di fastidioso protagonismo

Scagli la prima pietra quel giornalista che non ha intrapreso la professione sperando di diventare, un giorno, una Firma prestigiosa! L’aspirazione è del resto legittima, persino salutare.

Dirò di più: a differenza di uno scrittore che dovrebbe avere il buon gusto di esistere solo dietro la sua scrittura, e quindi come anima che basta a malapena a tenere in vita i personaggi creati, un grande giornalista è di solito tale solo quando si fa tutt’uno con la sua “firma”.

In altre parole, il nome ed il cognome in calce all’articolo dovrebbero già dire tutto a chi legge: dovrebbero parlargli dello stile, della tecnica in senso lato, dovrebbero raccontare della capacità dell’autore di ragionare e di argomentare, dovrebbero “spiare” la sua bravura nello sviluppare le tematiche trattate, così come dovrebbero bastare da suggello di quel silenzioso patto autore-lettore che vive della stima reciproca e, in ultima analisi, della fiducia del secondo nell’orizzonte etico che gli viene proposto.

Ferma restando la nobiltà del fine, non riesco ancora a capacitarmi infatti della “leggerezza” con cui tanti giornalisti hanno rinunciato a firmare i loro articoli durante le giornate di sciopero dalla categoria.

Per converso, la mia simpatia non può che andare a quei molti ragazzi precari, co.co.co e via balbettando, forzati dell’anonimato ad ogni costo e che, anche tra le pagine del Barbiere, hanno più volte lamentato il diktat ricevuto, l’impossibilità di compiere una libera scelta, o di optare per una forma di protesta diversa da quella decisa a tavolino “da chi per loro”. Senza dimenticare che, nel mare magnum et anonymus (perché di notte anche gli astri più brillanti possono tollerare di sembrare tutti uguali!) è andata senz’altro persa l’opportunità unica di far comparire sulle pagine dei maggiori quotidiani nazionali, in bella vista, SOLO le firme di quei lavoratori meno privilegiati!

Detto questo, occorre anche dire che è comunque tra le pagine virtuali del Barbiere della Sera che la “firma” del giornalista è da tempo diventata l’accessorio demodé per eccellenza. Basta guardare gli articoli pubblicati: il 99% sono “contributo di Anonimo”! Inutile dire che tra questi contributi figli di nessuno occorre includere anche tutti gli articoli inviati dagli utenti che utilizzano un nomignolo, un alter ego, ovvero un altro io, un dopplegänger, o più semplicemente un nickname.

Francamente non mi interessa proprio investigare le motivazioni (più o meno ingombranti) che possono portare Tizio e Caio a farsi passare per Sempronio o per sua sorella (sono anche convinta che in rari casi l’anonimato possa essere necessario), allo stesso modo non ho difficoltà a dare atto al Barbiere di una data vigilanza che senz’altro attenua gli effetti nefasti procurati da una simile scelta editoriale, ma idealmente non posso dichiararmi felice dello status quo.

Un professionista (ma anche un dilettante-praticante) che si nasconde dietro lo scudo del nick, gioco forza rivela una incapacità caratteriale che, di fatto, ne inficia la credibilità. Per quanto mi sforzi, non riesco proprio ad immaginare un Indro Montanelli che per pubblicare tra le pagine del suo blog preferito, sceglie il nick FummoToscani (con due emme) o altra sciocchezzuola simile.

Naturalmente, non mi dimentico che in diversi tempi e per svariate ragioni, molti autori (giornalisti e non) hanno scelto di firmare i loro pezzi con uno pseudonimo (cito per tutti il famoso caso di Craxi-Ghino di Tacco), ma nonostante questo continuano a sfuggirmi le importanti raisons d’État che spingono il NavigatoreSolitarioSignorRossi a presentarsi come il NavigatoreSolitarioSignorBianchi quando approda alle affollate rive dell’IsolaBarbieredellasera. Non escludo naturalmente che questa incapacità di visione possa essere un limite tutto mio, ma il dubbio mi resta.

Che dire poi dell’editore (nello specifico il nostro beneamato blog virtuale) che opta per una linea tanto patinata? Di sicuro, se il suo scopo ultimo e più nobile è quello di proporsi come ”cenacolo giornalistico illuminato e, volendo, anche un po’ snob", ma pure come ideale fucina di una generazione post digitale di giornalisti professionisti, occorre senz’altro dire che la strada per completare la trasformazione da parrucchiere qualunque in un Figaro alla moda è ancora tutta in salita.

Ma, soprattutto, il percorso continuerà a restare in salita almeno fino a quando ogni ospite della Barbieria più chic d’Italia non troverà il coraggio delle sue idee e delle sue intenzioni e quindi di presentarsi con un nome ed un cognome.

Rina Brundu Eustace

Dublin, 23/01/2007



 
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Re: Anonima Giornalisti o Giornalisti Anonimi?
deusexmachina - 29.01.2007
Rita, bisogna decidere cosa vogliamo che sia il Barbiere. Al momento è uno spazio extra, non è il giornale su cui scriviamo, la tv su cui compariamo, la radio in cui parliamo. E' un luogo in cui ci scambiamo opinioni, a volte scazzi, e per queste cose le generalità complete non sono necessarie.

Se invece vogliamo che sia soltanto un luogo di diffusione e scambio di notizie, allora concordo con te: il BdS accetta solo contributi interessanti per la categoria, cestinando il resto, blocca o modera i commenti; a questo punto si può anche pretendere l'abbandono del nick. Fermo restando che la maggior parte delle volte una "soffiata", purché fondata e non calunniosa, necessita di anonimato.


Basta che...
LAURA RIPANI - 29.01.2007
...sul sito compaia il nick ma sulla registrazione i dati reali. Che il desk può verificare. Per la cronaca, io mi sono sempre firmata proprio perchè, se dico qualcosa, me ne assumo la resposnabilità


Continuo a non capire il problema
Astolfo - 30.01.2007
Pseudonimo o non pseudonimo, essenzialmente, chi se ne frega?


Re: Anonima Giornalisti o Giornalisti Anonimi?
montecristo - 30.01.2007
Per quanto mi riguarda c’è un solo motivo per cui uso un nickname: a volte scrivo sul Bds dalla mia redazione, durante le ore di lavoro. Sia chiaro, sono assolutamente in credito con il mio giornale, “quantitativamente” e “qualitativamente”, nel senso che il mio impegno va ben al di là del contrattualmente dovuto. Non avrei alcuna difficoltà a dimostrare ciò e a difendermi da eventuali “richiami” da parte magari del direttore, semplicemente non mi va di sollevare la questione solo per qualche intervento sul Barbiere.


Ovvio, Conte
Astolfo - 30.01.2007
Ma sopratutto, cosa cambia? Chi frequenta la Barberia conosce la firma di Montecristo, e se la frequenta da un po' più di tempo conosce anche le tue opinioni, i tuoi atteggiamenti, i tuoi tics, ecc.

E cosi' come ci saranno fans sfegatati dei tuoi pezzi o dei tuoi commenti, ci saranno anche lettori del Bds che appena vedono il tuo nick cambiano pagina. Come avviene del resto con qualsiasi firma (veritiera o no) in qualsiasi giornale (elettronico o no).

Dunque ripeto la domanda: chi se ne frega?

Forse anzi è vero l'esatto contrario di quello che dice Rina: io mi sono emozionato la prima volta che ho visto la mia firma su un pezzo di carta che usciva da una rotativa, ma questo era oltre un quarto di secolo fa. Con qualche migliaio di pezzo scritto da allora, sai cosa me ne puo' fregare adesso?


(Ps, inoltre inorridisco al solo pensiero che questa bottega possa diventare "la Barbieria più chic d’Italia". Le barberie, vere o pseudonime che siano, a me piacciono scaciate, familiari, di quartiere, un po' come quella di Ice Cube in "Barber Shop")


Re: Anonima Giornalisti o Giornalisti Anonimi?
sunshine - 30.01.2007
E' buona l'idea di Laura Ripani.
A favore dei nick dico invece che tante volte sono utili: questo angolo funge anche da "sfogatoio" e con nome e cognome le misere storie di giornalismo quotidiano resterebbero nelle menti. Un'autocensurazione.


Firme e fantasmi...
Persio - 30.01.2007
A me pare che Rina parta da premesse assolutamente condivisibili (“il nome ed il cognome in calce all’articolo dovrebbero già dire tutto a chi legge: dovrebbero parlargli dello stile, della tecnica in senso lato, dovrebbero raccontare della capacità dell’autore di ragionare e di argomentare, dovrebbero “spiare” la sua bravura nello sviluppare le tematiche trattate...”), per pervenire, invece - dopo un excursus che ha il sapore dell’esercizio di stile - a conclusioni improbabili.
L’affermazione apodittica (cito volutamente un termine che “piace” ad Astolfo) secondo cui “un professionista (ma anche un dilettante-praticante) che si nasconde dietro lo scudo del nick, gioco forza rivela una incapacità caratteriale che ne inficia la credibilità”, appare infatti semplicemente assurda: campata in aria e priva di ogni riscontro e/o fondamento.
Come pure, assai infelice risulta il paradigma paradossale riferito al grande Indro, che se mai un giorno avesse deciso di scegliersi un nom de plume, ne avrebbe senz’altro trovato uno meno cretino del “FummoToscani”, (con due emme). Absit iniuria verbis, of course…

Vedi, Rina, il cuore del problema sta tutto in quelle poche righe che tu hai scritto e che io riporto all’inizio: la firma (rigorosamente con al minuscola), in campo giornalistico, è un punto d’arrivo di un lungo percorso, un patrimonio di credibilità che ci si costruisce giorno per giorno con la lucidità delle argomentazioni, l’acutezza delle analisi, l’efficacia dello stile. E magari, l’originalità del punto di vista, la chiave di lettura attribuita a un fatto o una vicenda. Ma se questo vale per i giornali, dove (di solito) la firma è quello che risulta all’anagrafe, non vedo perché non possa valere anche per un blog, dove – per definizione - ancor di più dovrebbero valere i contenuti, le opinioni.
E così, se una grande firma sceglie l’usbergo di un nick per parteciparvi, io non ci vedo affatto – come affermi – “una incapacità caratteriale che ne inficia la credibilità”. Al contrario, sarei più propenso a leggervi un esercizio di umiltà, una volontà di rimettersi in gioco senza far pesare il proprio nome commentando con una pletora di sconosciuti - più o meno colti, più o meno civili, più o meno banali, più o meno intelligenti – gli argomenti più disparati.
Tanto, va da sé, non si ha bisogno della “Firma” (cito te, stavolta con la maiuscola) per dimostrare le proprie qualità: basta il merito, in contenuti… Ed in breve, commento dopo commento, anche il nick scelto finirà per diventare una nuova firma, una cifra caratteristica indicativa di quanto tu evidenziavi: nel bene e nel male. Frequento con continuità il Bds da poco più di tre mesi, ma ti garantisco che per me sono stati più che sufficienti per trasformare in figure familiari le sigle più ricorrenti. E così oggi mi basta scorgere i nomi di zitellona, deus, oplita, farfinta, Kevin, Gerolamo, Astolfo, Golda, Laura, Ivan, Milo, madame, Rbrundu, mazzetta Ugbar, sailor, Montecristo ecc ecc per capire quello che posso attendermi da quel post.
Così come, per completare il discorso, poco importa se dietro Bagh (una delle mie preferite in assoluto, che da un po’ latita) si celi una firma di punta di Repubblica o del Corriere, o più modestamente una oscura collaboratrice a 5 euro al pezzo della Tribuna del Tavoliere: a quel nick corrisponderanno sempre (o quasi) commenti intelligenti ed articoli scritti benissimo.

Certo, poi, posso comprendere la molla della umana curiosità, che indurrebbe a volere attribuire un nome e magari un volto all’interlocutore ormai divenuto familiare, ed in particolare a quelli che più si apprezzano. Ma purtroppo, Rina, le regole del gioco sono queste. E gli appelli al coraggio e all’etica appaiono del tutto fuori luogo…






E poi...
deusexmachina - 30.01.2007
Il nick consente di approcciare gli scritti altrui senza pregiudizi. Un conto è sapere come la pensa Astolfo, un conto è sapere che Astolfo è, ad esempio, Giuliano Ferrara, o uno sconosciuto redattore della Padania o dell'Unità. Lo pseudonimo è l'occasione per valutare il pensiero degli altri senza appiccicare etichette a priori.


Re: Anonima Giornalisti o Giornalisti Anonimi?
deusexmachina - 30.01.2007
(ed è quello che dice persio in fondo al suo post, letto in ritardo)


Bhag e il tavoliere...
Persio - 30.01.2007
La mia citazione ed il mio apprezzamento nei confronti di B. nascevano soprattutto da un pezzo esemplare, quello intitolato "Chiamatemi Bhagzinger, bitte" e dedicato alla vicenda della bimba bielorussa e dei coniugi Giusto.
Una vicenda rispetto alla quale la stampa italiana diede, all'epoca, oggettivamente pessima prova di sé, quanto a banalità ed approssimazione.

Ma giustamente un amico mi segnala via mail un altro articolo di Bhag, assai meno felice dell'altro, e paradossalmente relativo proprio al Tavoliere. Si tratta di "Braccia rubate all'agricoltura", che mirava ad inficiare in qualche modo la straordinaria inchiesta sul campo (è proprio il caso di dirlo) di Fabrizio Gatti nell'universo degli extracomunitari sfruttati per la raccolta dei pomodori.

Non lo conoscevo, perché a settembre non frequentavo ancora la barberia: non posso non condividere, però, in toto le critiche negative che quel pezzo suscitò. Ergo, il mio giudizio precedente su B. ("a quel nick corrisponderanno sempre (o quasi) commenti intelligenti ed articoli scritti benissimo", cambia in "a quel nick corrisponderanno spesso... ecc ecc."

Per questo, ne sono certo, stanotte Bhag non riuscirà a prendere sonno... :))


Re: Anonima Giornalisti o Giornalisti Anonimi?
zitellona - 30.01.2007
come già detto, qui conta quello che si dice, non chi si è, e va bene così

e poi, c'è una sorta di legge del contrappasso.
Sotto la mia firma, spesso compaiono cose strane che io non ho scritto, correzioni bizzarre, frasi fantasiose, aggiunte dai miei capi (non parlo di opinioni, ma di volt al posto dei watt, di 37 metri invece di 20 km, del 100% al posto del 12%)



Della pecora nella RETE e del Gennargentu
Rina Brundu - 30.01.2007
Grazie per questi interventi e per la loro pacatezza.

Non dico che la maggior parte non siano condivisibili, ma io credo che il punto di non-incontro sia dato da una diversa visione delle cose del Barbiere in particolare e di Internet in generale. La mia prospettiva (ma anche il mio interesse) è infatti unicamente DIGITALE, mentre le grandi preoccupazioni della maggior parte di coloro che scrivono su questo blog (ma anche sulle moltissime riviste letterarie online) riguardano il CARTACEO. Non ho il tempo di fare grandi discorsi in merito (e poi meglio non farli visto le ultime performances, anche se posso assicurare che scrivo con gli occhi bassi seduta su un tappeto da fachiro trapuntato di chiodi arrugginiti mentre gocce di sangue colano dall’anima debitamente flagellata) ma credo che gli spiriti più aperti possano intuire che cosa significa, anche se mi rendo conto che questa realtà non è ancora perfettamente comprensibile ai tanti.

Questa fondamentale differenza di visione implica infatti la necessità di liberarsi di un dato bagaglio mentale e culturale per abbracciare nuove possibilità. Con questo rispondo anche a chi come Persio ha sollevato l’obiezione della Firma come “un punto d’arrivo”. Per me invece la firma (la Firma) è l’Essenza, prima ed immutabile. Ovvero, la firma, o la Firma, sono IO, quindi un patrimonio non barattabile nella sua unicità (e ciò naturalmente vale per ogni autore, giornalista o scribacchino che sia). Questo non significa affatto che non si debba avere rispetto per chi ha più esperienza di noi, ma significa che non sempre vecchio e canuto vuole dire saggio e illuminato, a volte infatti tale status è mera conseguenza di un DNA deficitario.

Assicuro (giusto per chiarire e per evitare che ancora una volta si facciano equazioni errate) che ho rinunciato a molte collaborazioni con giornali; anche importanti; collaborazioni che mi sono state proposte e che io non ho cercato. Tra le ragioni che mi hanno indotto ad abbandonare c’è sicuramente la mancanza di tempo, ma anche un interesse relativo. Faccio invece molta più fatica a rinunciare a scrivere, di tanto in tanto, un articolo o una recensione da pubblicare online sul Barbiere e su i moltissimi altri siti che frequento (di nuovo, voglio assicurare di non avere preso troppo sole e, del resto, basta googlare il mio nome e cognome per scoprirlo).

Perché? Lo dirò chiaramente e poi mi sottoporrò ad un surplus di torture tratte dal manuale fai da te di Bernardo Gui “Burn them all for dummies!”. Perché… per quelli che sono i miei interessi e le mie preoccupazioni future il ritorno… è molto più importante. In altre parole, a me non interessa che il mio articolo venga pubblicato su questo o quel giornale della cara e amatissima provincia italiana (o francese che sia) ma a me interessa che chiunque voglia sapere di cosa mi occupo possa leggere i miei articoli in ogni angolo del globo.

Non c’è nulla di presuntuoso in questo e chi lo pensa è assolutamente fuori strada (soprattutto chi lo pensa non dovrebbe trovarsi su questo genere di siti e tanto meno dovrebbe occuparsi di giornalismo!). Si tratta soltanto di una visione differente delle cose di questa professione. Una visione forse più pratica. Senz’altro più dinamica. Tutto qui. Al contrario, io resto meravigliata dal fatto che le mille fondamentali tematiche che riguardano il binomio RETE-GIORNALISMO non vengano discusse più in-deep tra queste pagine che sono il luogo più adatto per farlo. E un po’ come se un pastorello incosciente continuasse a coltivare sogni di gloria per il suo gregge mentre, di fatto, si è appena cucinato le carni delicate dell’unica pecora che possedeva.

Parte dunque anche da simili considerazioni e aspettative (pecora a parte!) la mia ricerca per un Barbiere forse un po’ diverso da quello che è, mentre a questo punto è necessario chiarire che il mio insistere sul conoscere il nome ed il cognome di coloro con cui interagisco su questo sito era primariamente una provocazione. Una provocazione necessaria proprio per porre in risalto il gap tra l’orizzonte di attesa e lo status quo (questa, intendiamoci, non è una critica gratuita del mio blog preferito, ma è l’input personale per una sua ulteriore e auspicabile crescita, un input che trova il tempo che trova e che come ogni altro può essere solo un istante di verità).

Detto questo, non ho nessuna difficoltà ad ammettere che è stato anche grazie alla continua frequentazione di questo angolo virtuale di mondo che ho avuto modo di scoprire quanto sottile sia in realtà lo scudo d’acciaio del nick: nel bene e nel male. E’ indubbio infatti che il mio rispetto per molti dei personaggi che come me abitano il pianeta Barbiere non potrebbe essere più grande neppure se dovessi stringere loro le mani, domani.


Come, scusa?
Astolfo - 30.01.2007


Astò
Persio - 30.01.2007
mi meraviglio di te: più chiaro di così...?


Rina: qui pro quo
Persio - 30.01.2007
Firma era evidentemente una metonimia


La pecora, no?
Gerolamo Cardano - 31.01.2007


O il Gennargentu?
Astolfo - 31.01.2007


Re: Anonima Giornalisti o Giornalisti Anonimi?
JoMontalban - 31.01.2007
Il problema posto da RBE mi sembra un fatto evanescente. Se lo si riporta all'individuo, sui chiodi o su una nuvoletta di zucchero filato, è assolutamente irrilevante. Nell'epoca digitale la firma, l'entità, l'essere è uno, nessuno e centomila (come avrebbe scritto un mio conterraneo). Spesso succedeva anche nell'epoca cartacea, epoca in cui non di rado mi capitava di scrivere sotto pseudonimo (forse perché scrivevo troppo).
Nell'ultimo intervento dell'entità RBE, però, c'è un passo importante. Che non va però applicato ai singoli, firme, esseri, ma agli editori. Sono loro, infatti, che non hanno ancora capito nulla e che continuano a sgozzare e a rosolare amabilmente povere pecorelle innocenti. Il primo che riuscirà a capire come ottimizzare forze e mezzi (media) sul fronte digitale, cartaceo, radiotelevisivo, telefonico sono certo che farà tombola e che ruberà un bel po' di pecorelle (vive) altrui.


Re: Anonima Giornalisti o Giornalisti Anonimi?
mazzetta - 31.01.2007
dice Rina: "Questa fondamentale differenza di visione implica infatti la necessità di liberarsi di un dato bagaglio mentale e culturale per abbracciare nuove possibilità"

credo che il punto sia proprio in queste nuove possibilità

prima di tutto le nuove possibilità significano nuove aspettative e non credo che tra quelle dei tonsori ci fosse quella di mettere su un circolo di giornalisti (per aggiunta un po' snob)

poi c'è anche la possibilità di liberarsi da una identità e di assumerne altre, che alcuni sfruttano per maramaldeggiare e altri per non esporsi.

dipende tutto da cosa ci si aspetta, cosa si auspica e cosa si riesce a realizzare, la storia del digitale è ancora tutta da scrivere


History repeating (in bolognese: 'soccia che due maroni')
Dust - 31.01.2007
avendo assistito a infiniti dibattiti sui nick (già ci si ricamava sopra qui, per dire) commento solo - pardon my bolognese - che mi fa scendere la catena come pochi altri. Mentre mi pare che stia a zero la riflessione su temi come il giornalismo online o il citizen journalism. Benché siano argomenti che seguo solo marginalmente, anche solo pescando tra le ultime segnalazioni trovo questo o questo o questo, e non parliamo dei quotidiani stranieri.


Per JOEMontalban
Rina Brundu - 01.02.2007
RBE è molte cose, ma per il momento (e grazie al cielo) non ancora una entità

Per me essenza ed entità sono ossimori



Per Dust
Rina Brundu - 01.02.2007
Non riesco a capire dove trovi traccia di una discussione sul giornalismo online. Sia il mio articolo che il mio intervento sono provocazioni tese a mettere in evidenza un solo punto: ovvero il fatto che il Barbiere potrebbe cambiare in meglio se ospitasse davvero simili discussioni. Inoltre, le stesse, come in ogni querelle che si rispetti, non dovrebbero consumarsi nei commenti in calce ma dovrebbero svilupparsi con un botta e risposta sicuramente molto più energico (letterariamente parlando, s'intende).

In ogni caso, io ho avuto le risposte alle domande che mi ponevo e questo mi basta.


Sul Gennargentu
Rina Brundu - 01.02.2007
:)
Vero, avevo dimenticato di togliere quella parte dopo aver modificato l'intervento

Dovrei quindi dire che il Gennargentu non c'entrava niente, ma fortunatamente, per quanto mi riguarda, il Gennargentu c'entra sempre....

La terra
s'è velata
di tenera
leggerezza
Come una sposa
novella
offre
allibita
alla sua creatura
il pudore
sorridente
di madre
(Giuseppe Ungaretti)


Re: Anonima Giornalisti o Giornalisti Anonimi?
editheen - 08.03.2007
rbrundu, con il pieno rispetto per te e per tutto quello che hai scritto, articolo e relativi commenti, ma il pezzo 'anonima giornalisti etc...' cosa c'entrava con il mio cv?





 

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