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08.02.2007
Assicurazione obbligatoria per le querele. Pagata dagli editori
di Pino Nicotri

Da quando Bettino Craxi evitò di sporgere querela per diffamazione e chiese direttamente i danni a un giornale, molti ci hanno preso gusto. Ormai le cifre in ballo sono tali che perfino i migliori editori non garantiscono più il pagamento di tasca propria. Con un altro salasso a carico di noi giornalisti anche a danno della Fnsi

Visto che la piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale di
lavoro è di fatto azzerata e modificabile alla bisogna, suggerisco un
argomento da inserire nelle cose da chiedere e ottenere dagli editori.

Il giornalismo cambia e il tempo per verificare le notizie
diminuisce. A volte verificarle è impossibile, ci si deve fidare
della fonte. E quando la fonte sono magistrati, carabinieri,
inquirenti vari, gole profonde istituzionali o politiche, alla
estrema difficoltà o impossibilità di fare verifiche si aggiunge il
pericolo di essere usati in modo strumentale: di diventare cioè
veicoli di polpette avvelenate o di siluri telecomandati.

In questi casi la querela può essere dietro l'angolo, con scarsa o
nulla possibilità di difendersi. Nel caso della strage di Erba, tutti
abbiamo scritto a razzo che il colpevole era il tunisino Azouz
Marzouk, definito in un lampo come il selvaggio massacratore delle
propria moglie, del proprio figlioletto, della propria suocera e dei
vicini di casa, non tanto perché siamo tutti rimbecilliti e
razzisti, quanto invece perché così ci avevano detto le fonti, vale a
dire qualcuno tra gli inquirenti.

Azouz si è dimostrato oltre che innocente anche gran signore. Infatti
non ha querelato e non ha citato in tribunale per danni nessun
giornale e nessun giornalista. L'avesse fatto, forse avrebbe avuto la
possibilità di diventare ricco, e abbastanza rapidamente.

Una volta infatti si usava querelare per diffamazione, il processo -
penale - durava anni e solo dopo l'eventuale condanna si poteva
stabilire in sede civile - perdendo altro tempo - la cifra del
risarcimento. Finché Bettino Craxi, all'epoca segretario nazionale
del Partito socialista italiano, infuriato contro un noto giornale
fece da apripista a un comportamento nuovo: anziché sporgere l'usuale
querela per diffamazione a mezzo stampa e battere poi cassa in sede
civile dopo l'eventuale condanna, chiese - e ottenne - direttamente
i quattrini del risarcimento dei danni. Un esempio subito imitato.

Da allora infatti si preferisce chiedere subito i danni in sede
civile, e poi magari ci si rivolge anche al tribunale penale con una

denuncia per diffamazione o per calunnia. I tempi della causa civile
sono più brevi di quella penale, e così le casse dei giornali e le
tasche dei giornalisti sono state prese d'assalto mentre le cifre da
pagare sono diventate sempre più consistenti.

Finché anche gli editori più grandi e democratici hanno cominciato a
chiarire ai propri giornalisti che in caso di condanna a pagare
avrebbero dovuto sbrogliarsela da soli. Cosa più facile da dire che
da fare, visto che le paghe dei giornalisti sono quel che sono,
assolutamente imparagonabili alle cifre che si leggono nei
dispositivi di condanna: per pagarle, a volte ci vorrebbero decenni.
Non parliamo poi del caso che a dover pagare sia un freelance, un non
contrattualizzato, un flessibile, un cocopro.... Roba da suicidio!

Il problema è diventato talmente spinoso che la Federazione nazionale
della stampa italiana, cioè la Fnsi, ha istituito un apposito fondo
di solidarietà per le querele, in modo da aiutare i giornalisti nei
guai evitando così che finiscano rovinati a vita.

La generosità della Fnsi significa però una cosa ben precisa: se una
volta a pagare i danni erano gli editori, oggi siamo noi giornalisti:
non solo i nostri colleghi condannati, ma tutti noi, perché i soldi
della Fnsi vengono dalle tasche di noi tutti. Insomma, ancora una
volta gli editori si sono fatti furbi. E ancora una volta sulla
nostra pelle.

Giusto o non giusto che paghi il giornalista o l'editore, esiste una
soluzione semplice che salva capra e cavoli, e in più salva la
decenza: istituire l'assicurazione obbligatoria contro le querele,
facendole pagare agli editori né più e né meno come un qualunque
datore di lavoro paga l'assicurazione contro i rischi legati allo
svolgimento del lavoro da parte del lavoratore.

Nessuno può mandare in giro un'automobile senza assicurazione contro
gli incidenti chiunque ne sia alla guida. Nessuno può mandare in giro
un inviato in zone pericolose senza adeguata assicurazione. Non si
vede perché si possa invece inviare chicchessia a caccia di notizie
senza prima assicurarlo per quel particolare tipo di incidente che si
chiama querela e richiesta di risarcimento dei danni.

Immagino che non mancherà chi, specie tra gli editori, è pronto a
ribattere che i giornalisti una volta privi del timore di dover
pagare di tasca propria gli errori scriveranno ancor più a vanvera,
accumulando così querele e richieste di risarcimento a danno dei
bilanci delle compagnie di assicurazione e degli editori che pagano
la polizza.

Ma è come dire che gli automobilisti una volta assicurati contro gli
incidenti si mettono a guidare ancor più da irresponsabili. Si tratta
cioè di discorsi sballati.

La polizza antiquerele ritengo sia ormai un diritto-dovere,
esattamente come la polizza anti infortuni.

La qualità e il senso di responsabilità del giornalismo non passa
certo per la paura delle querele, ma per una formazione professionale
che è ancora molto insufficiente anche perché gli editori sono quello
che sono: troppo amanti del quattrino e troppo poco della notizia,
del giornalismo e della sua qualità.

Pino Nicotri
(Consigliere generale Inpgi
Senza Bavaglio)



 
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Re: Assicurazione obbligatoria per le querele. Pagata dagli editori
CitizenKane - 09.02.2007
Sottoscrivo tutto, Pino. Anche da querelato su cui pende una richiesta di risarcimento per 400mila euro.

Una postilla sul caso Erba è però necessaria. Se erano gli inquirenti a sostenere la colpevolezza di Marzouk, negli articoli e nei reportage bastava precisare che era convinzione appunto degli inquirenti. Avrebbero fatto una volta di più la figura di merda che meritano quanti (e la schiera è in aumento) nella magistratura e nelle forze di polizia gettano il sassolino e nascondono la mano. E se va bene ci costruiscono sopra una carriera.

Ma il discorso è anche deontologico (non va più di moda, è vero): perché troppi fra noi diventano puttane in cambio di favori che vanno dal famoso calendario variopinto in su -molto in su.


Re: Assicurazione obbligatoria per le querele. Pagata dagli editori
bobo - 09.02.2007
Caro Pino,
sei stato un po' precipitoso, prima di giudicare il marocchino che sta cercando di monetizzare lo sterminio della sua famiglia, forse avresti dovuto aspettare la scadenza dei fatidici 90 giorni utili per la querela. Il tuo "amico" Azouz, infatti, non si è lasciato scappare la ghiotta occasione, e tramite il suo avvocato, sta chiedendo 1 milione di euro come indennizzo ai giornali che lo hanno diffamato.


Azouz querela la stampa
Elena Porcelli - 09.02.2007
La mia fonte è Dagospia, che a sua volta riprende l'adnkronos

(Adnkronos) - Un risarcimento non inferiore a un milione di euro. E' questa la richiesta che Azouz Marzouk, l'ex indiziato numero uno della strage di Erba, ha chiesto come indennizzo ai mass media. La denuncia, al momento indirizzata contro ignoti per diffamazione a mezzo stampa e omesso controllo sulle pubblicazioni e' stata presentata stamane al tribunale di Milano dal suo legale Pietro Bassi. Azouz e' stato, inizialmente, dipinto come l'assassino della sua famiglia. La stampa ha dato il via ''alla creazione del mostro, salvo poi pervenire - si legge nella denuncia - a timide e frettolose rettifiche''.


Egregio bobo,
Pino Nicotri - 09.02.2007
non so se il signor Azouz Marzouk sia tuo amico, io purtroppo non lo conosco e quindi non si può dire che io sia suo amico o lui amico mio. Ciò detto, il signor Azouz non ha monetizzato lo sterminio della sua famiglia, ma solo sporto giusta querela e richiesta dei danni subiti per lo sterminio della sua innocenza. La monetizzazione dello sterminio della sua famiglia, mio caro bobo, lo hanno fatto i mass media per vendere più copie o raccattare più audience. Strano che tu non te ne sia accorto, e suona quindi male il tuo piccolo livore assai male indirizzato.
La querela e/o richiesta danni non è contro singoli giornalisti, ma contro ignoti, perciò è assai probabile che a pagare siano chiamati i giornali, non i giornalisti. Come che sia, cosa cambia ai fini del mio discorso sulla polizza il fatto che infine Azouz Marzouk abbia fatto ricorso alle vie legali? Nulla. Anzi, questa novità rafforza ciò che io ho sostenuto.
pino nicotri


Re: Assicurazione obbligatoria per le querele. Pagata dagli editori
Fummo Toscani - 09.02.2007
Bobo, vergognati



Ho letto con disgusto il tuo post. Pensavo che cose del genere non potessero più capitare, nella nostra categoria: invece mi sbagliavo. Dunque secondo te uno deve prendersi tranquillamente dell'assassino e venire crocefisso pubblicamente senza poter reagire? Azouz fa benissimo a chiedere i danni: non solo per una questione morale, ma anche per sottolineare che non si può fare strame dell'onore di un uomo impunemente, solo perchè è straniero. Se la verità fosse venuta fuori subito, credi che lo "scandalo" sarebbe stato uguale? Quell'inzuppare la penna nel liquame di menti malate, solo per soddisfare la voglia di scoop delle varie testate, ti pare una cosa seria? Sottoscrivo in pieno l'opinione di Pino Nicotri. I danni, caro Bobo, Azouz dovrebbe chiederli anche a te.


Bobo, una sola domanda...
CitizenKane - 09.02.2007
Che sembrerà puerile ma non lo è: tu, mel ruolo e nelle circostanze di Marzouk, cosa faresti?

La risposta, e secca anche, a questo punto la devi dare.

Vietato arrampicarsi sugli specchi.


Re: Assicurazione obbligatoria per le querele. Pagata dagli editori
bobo - 10.02.2007
Cercherò di dare una risposta a tutti coloro che mi hanno attaccato contestando in modo, più o meno offensivo, le mie affermazioni. Faccio il mea culpa dicendo di aver esagerato dicendo che Azouz stia monetizzando lo sterminio della famiglia. Ne chiedo scusa. Rimane però il fatto che, da quanto si sente in giro, pare che il signor Marzouk abbia venduto per 15.000 euro il permesso di fotografare la veglia funebre in Marocco. Inoltre, sempre da quanto si sente in giro, o si vede in tv, pare che questo signore sia stato addirittura contattato da alcune griffe per fare sfilate di moda e che lui non abbia respinto bruscamente tale invito. Per quanto riguarda invece la diffamazione, che in realtà c'è stata, almeno in un primo tempo, da quanto ricordo tutta Italia, direttamente o indirettamente, gli abbia chiesto scusa con innumerevoli manifestazioni di affetto, solidarietà e simpatia. Tutti. Media per primi. Beh, rispondendo al collega che mi ha chiesto cosa farei io al posto del signor Marzouk? Onestamente non lo so, perché mi vengono i brividi dolo al pensiero di provare un dolore così immenso. Di sicuro, però, avendo perso una moglie e un figlio, a tutto penserei meno che a querelare i giornali né, tantomeno, a fare sfilate di moda, anzi insulterei pubblicamente chi mi ha fatto una simile proposta. Ad ogni modo, se i giudici vorranno un giorno riconoscere un indennizzo milionario al signor Marzouk, mi inchinerò di fronte al volere della Giustizia. Pur restando, però, della mia opinione. Ossia che di fronte allo sterminio della mia famiglia, i soldi, tanti o pochi che siano, passerebbero all'ultimo posto nella graduatoria dei miei interessi. Detto ciò, chiedo scusa a tutti. Non volevo offendere nessuno, Azouz Marzouk compreso.


Caro bobo,
Pino Nicotri - 10.02.2007
mi ha colpito la tua capacità di accorgerti di avere sbagliato e chiedere di conseguenza scusa. Ti do atto di grande correttezza, di cui pochi sono capaci.
Ciò detto, ci sono troppi "pare" nella vicenda di cui parli per poter poi esprimere un giudizio. Facciamo il caso che davvero Azouz abbia venduto le foto. Beh, ci resto male anch'io, ma - come si suol dire - "Primum vivere!". In ogni caso lo sciacallaggio, la monetizzazione, non è atto compiuto da lui, ma dai giornali che comprano le foto della veglia e affini: le foto infatti le comprano non per fare la carità ad Azouz, ma per vendere più copie e quindi guadagnare di più anche in pubblicità. Probabilmente né tu né io avremmo mai venduto foto del genere - a parte il fatto che non so se saremmo sopravissuti al dolore - ma non me la sento di giudicare Azouz: il suo è probabilmente un gesto di debolezza, ma proprio per questo "non possumus" giudicare. Può anche essere che passare per un'esperienza terribile come quella che gli è toccato vivere renda non più lucido il pensare, può rendere incapaci di capire cosa è opportuno e cosa inopportuno.
Ho letto anch'io che forse avrà un futuro nella moda. Ti confesso che ci sono rimasto male, o almeno perplesso: credo infatti che al dolore si addica solo il silenzio. Ma, come si suol dire, la vita continua. E Azouz è giovanissimo. Infine, non è colpa sua se il NOSTRO modo di vivere arruola ormai nella moda, nella pubblicità e magari anche in tv i personaggi comunque venuti alla ribalta, magari Erika diventerà fotomodella o indossatrice grazie all'avere squartato sua madre e il fratellino.
Ma facciamo anche il caso che Azouz sia - in ipotesi - un cinico poco raccomandabile. Sarebbero comunque solo affari suoi. Come lo abbiamo trattato è invece affare nostro. Verissimo che gli abbiamo chiesto scusa in mille modi, ma guarda che ad Erba molti considerano ancora oggi lui il vero colpevole, non gli orribili Romano. Pazzesco, ma vero.
Azouz ha sporto querela? Ripeto, solo contro ignoti. Pur senza che io stia a dirti quello che a me risulta, ma che potrebbe essere sbagliato, siamo sicuri che non sia un'idea dell'avvocato per tirar su un po' di quattrini anche lui?
Un saluto.
pino





 

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