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24.02.2007 E' la moda, bellezza
di wow
E che nessuno si azzardi a dire che Armani non è un genio
Giorgio Armani non invita alla sfilata la giornalista del New York Times Cathy Horyn, rea di aver detto che "non avrebbe voluto vedere sulla passerella dello stilista dei pantaloni da jogging". E lui, anzichè nasconderlo, lo sottolinea in conferenza stampa come a dire "attenti a quello che scrivete" ai colleghi della Horyn presenti.
Uno degli ambasciatori del Made in Italy nel mondo (anche di questo tipo di stile evidentemente) si è giustificato, di fronte a chi gli ricordava che esiste il diritto di cronaca, dicendo che "c'è il diritto di cronaca, ma non di idiozia". Un'autosmentita clamorosa.
Altri (e alti) rappresentanti della moda italiana sono invece più aperti verso le critiche della stampa. Prendiamo il caso di Dolce & Gabbana. Quando toccò a loro subire le dure critiche della stessa Cathy Horyn spiegarono di "poter replicare in un solo modo: dicendole stai a casa, non puoi capire".
Sia chiaro che questo episodio è accaduto con una giornalista di una testata americana, anche perchè qualsiasi commento inferiore al "geniale" (lo dicono anche a Lapo Elkann e Massimo D'Alema, fossi in Armani mi allarmerei per questo) è impossibile da trovare in qualsiasi giornale italiano, beninteso nei confronti di tutti gli stilisti, altrimenti partirebbero le accuse di "affossare il Made in Italy" (a nessuno viene in mente che presentare in maniera entusiastica una brutta collezione possa affossare il famigerato Made in Italy molto di più di un articolo che, tra l'altro, leggeranno tutti coloro che per limiti di reddito un loro capo non potranno mai permetterselo).
E qualsiasi commento negativo sarebbe impossibile da trovare anche per un altro motivo, ben esemplificato da un episodio che ha visto protagonisti sempre i due creativi siculo-lombardi (a cui si deve l'immortale frase "l'anoressia con la moda non c'entra niente") e la giornalista del Sole24Ore Camilla Baresani. In un articolo la giornalista ebbe l'ardire addirittura di stroncare la cotoletta servitagli al ristorante Gold, aperto da pochi mesi dai due stilisti, definendola "la più cattiva che abbia mangiato in vita mia, oleosa, inspiegabilmente dolciastra (che aggiungano zucchero alla panatura?), troppo brunita sui bordi, gommosa".
Un'onta. Da lavare con il sangue. E cosa ti inventano come ritorsione i due geni della moda? La pronta minaccia di togliere la pubblicità al giornale, ritirata dopo l'articolo di riparazione del buon Davide Paolini (in cui non si parla della famosa cotoletta, sarà un caso?)
Una creatività tanto alta che meritiamo di restare a casa anche noi. Non possiamo capire il loro genio.
Wow
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...quello che non capisco... pinkerton - 24.02.2007| ...è come perchè far perdere tempo e lavoro ai cronisti per queste cose. Forse perchè, per me, il "costume" è solo quello che uso per andare in piscina... | |
un semplice test, pinkerton Astolfo - 24.02.2007 Vai in giro per il mondo, e da Caracas a Singapore, da Mosca a Kinshasa, ferma i locali e fai la seguente prova: menziona tre nomi italiani e vediamo cosa ne sa e come reagisce.
I nomi sono Prodi, Berlusconi e Armani.
Ora in base al risultato ottenuto analizza la ratio di spazio rispettivo che dedicano i nostri giornali a ognuno dei tre. | |
astolfo wow - 25.02.2007| Perfettamente d'accordo (anche se totti o valentino rossi non sono da meno). Ma perchè dei primi due si può scrivere con sincerità e del terzo niente di inferiore al "sensazionale"? | |
secondo me, wow Astolfo - 25.02.2007 El problema è che il giornalismo di moda (come quello automobilistico, ad esmepio) non è mai uscito dalla logica stessa della pubbliredazione, o se preferisci della marchetta truccata.
Eppure ce se sarebbero di modi di parlare di moda (o anche solo di look) con senso giornalistico. Un esempio.
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Anche ai re... golda - 25.02.2007| ... Capita, ogni tanto, di perdere la corona, e in questo caso lo scivolone di stile di Re Giorgio è di proporzioni innegabili e totalmente irrispettose nei confronti di tutta la stampa. Però vorrei ricordare che gli unici pantaloni di taglio jogging che si vedono nelle sue sfilate sono quelli che indossa lui, con aria noncurante e un po' snob, insieme con le note, attillatissime malgiette alla fine delle sfilate. Armani può non piacere (troppo "classico" e sul filo dell'atuocitazione per alcuni), ma insieme con altri pochi (Ralph Lauren, Donna Karan e Chanel pre-Lagerfeld) non ha fa parlare di sè per provocazione ed eccessi che con la creatività, l'innovazione e l'eleganza (dai quali nascono non la tendenza, ma i "must" destinati a restare nel tempo) non c'entrano nulla. Mentre la creatività, l'innovazione e l'eleganza con la moda hanno parecchio a che vedere. E forse è per questo che Armani, al di là della figuraccia poco apprezzabile, è comunque degno di essere un'immagine dell'Italia, più di altri stilisti che disegnano collezioni abominevoli ulteriormente mortificate da modelle, testimonials e campagne pubblicitarie troppo ingombranti e che sembrano impegnati ad autopromuoversi per restare a galla più che con la creatività urlacchiando sguaiatamente e invitando i vip in vacanza nelle loro ville al mare (e facendolo sempre sapere ai giornalisti) o sommergendoli di regali costosi. Neanche questa è eleganza, solo un trend da parvenu. Ciao! | |
astolfo che legge nel pensiero wow - 25.02.2007il problema è nella marchetta, nel non poter parlar male di gucci perchè c'è la pubblicità nella pagina accanto.
Credo anche che il giornalista non ci possa fare molto, e dipende dall'editore la sua libertà. | |
Completamente d'accordo Astolfo - 25.02.2007 E dire che ce ne sarebbero di cose da scrivere sulla moda, da tutti i punti di vista: economico, industriale, di comunicazione, di costume...
Nel suo commento, ad esempio, Golda punta a una serie di spunti, tutti interessanti: lo stile Armani, con quella sobrietà e quella opulenza affatto sfacciata, si opponeva anni fa al cosidetto glamour versacesco, che includeva a sua volta una carica sovversiva ormai ereditata da D&G, ecc..
Ma, come ricordi, i grandi trademarks sono anche grandi clienti pubblicitari, sopratutto in stagione di sfilate, e dunque.. | |
Arte e business CitizenKane - 25.02.2007L'arte è criticabile. Il business no, pena querele e ostracismi. Liberiamoci dal mito che la creatività si può vendere, e capiremo che la moda è mercanzia che sta all'arte come Gasparri stava alla legge che portava il suo nome.
Quindi, smettiamo di scrivere di moda e lasciamo che le grandi firme comprino le pagine dei nostri giornali.
Gli Armani e i dolci gabbati sono diventati arroganti perché li si è illusi che da sarti in affari con tutto il mondo erano assurti alle vette dell'Arte e della sociologia applicata.
E sì, come dice Astolfo, dove ci sono soldi attecchisce la marchetta. Come un cumulo di mondezza attira sciami di insetti.
Per questo molti giornali non scrivono più di moda. Ma vendono intere pagine ai guru dell'acqua calda.
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Caro Citizen... golda - 25.02.2007| ... Hai ragione, ma solo in parte. Non sempre, infatti, gli stilisti sono obbligati a pubblicizzare qualcosa per venderla. Ti faccio un esempio: Hermès, per vendere la sua "Kelly", non ha bisogno di pubblicizzarla a ogni piè sospinto come fanno D&G con le loro creazioni (?) e a suon di costosissimi battages pubblicitari. Grace - la Kelly che alla fine degli anni Cinquanta fece conoscere la borsa che porta il suo nome - è morta nel 1982 eppure, nel 2006, in alcuni periodi dell'anno, nonostante i prezzi esorbitanti ci sono liste d'attesa per avere questo oggetto. Mademoiselle Coco, la prima a costruire un impero della moda noto nel mondo e solo lontanamente paragonabile agli attuali fatturati di Armani, disse che "la moda passa, la classe resta". Credo che Armani sia l'unico italiano che ha imparato questa lezione e per questo resiste come creativo (anche Capucci è un genio, ma i sui abiti non sono esattamente dei prêt à porter e nemmeno esclusivi soirées, sono pezzi da museo, come quelli del primo Kenzo) e conseguentemente come abile business man. Astolfo citava correttamente il glamour versacesco degli anni Ottanta-Novanta, oggi surclassato abbondantemente dalla cafonaggine dei due siculo-milanesi: lo stile di casa Versace non ha nulla a che vedere con la classe nemmeno oggi, ma - rispetto a un decennio fa in particolare - ha dovuto ripulirsi abbondantemente di teste di medusa e insiemi urlati puntando più sui contenuti di tendenza e sulle collezioni (ciò che fa vendere in senso lato e non solo a quattro fashion victims rimbecilliti) che non sugli specchietti per allodole gonze, ovvero quel fetidissimo insieme di vuoto pneumatico, personaggi e "costume" (???) che ruota intorno al mondo della moda e delle sfilate. Ciao! | |
Golda, siamo d'accordo CitizenKane - 25.02.2007anche se partiamo da punti di vista differenti. Nella mia tragica ignoranza (non solo in fatto di moda) i vestiti sono vestiti. Oggetti di consumo che devono consumarsi il meno rapidamente possibile. Come un'automobile o un frullatore.
Non vedo lo stile addosso al mio manichino come non riesco a vederlo negli altri. Una firma (o anche nessuna firma, se è per questo) vale l'altra. Il discrimine è la qualità del prodotto, cioè se non si restringe o allarga a ogni lavaggio, se il colore tiene e se resiste all'attrito e all'usura.
E' questo il limite che mi fa vedere Armani non come una persona, ma alla stregua di un marchio, poniamo Fiat.
L'arroganza, Armani la può esercitare perché a ogni iniziativa del suo marchio c'è il tutto esaurito di giornalisti e curiosi. E io non ho una grande opinione del giornalismo ossessionato dalle prime e dalle conferenze stampa. Posso giudicare il prodotto presentato. Ma a posteriori, sempreché quest'informazione sia essenziale ai destini dell'umanità.
E avrò evitato di alimentare l'ego dello stilista, che non potrà usarmi come credenziale della sua cassa di risonanza.
Nel giornale in cui mossi i primi passi vigeva una strana filosofia del direttore: niente specializzazioni, secondo il principio dell'equivalenza tra giornalista e lettore. E per frenare il marchettismo disorientando gli interlocutori della testata.
Era il "principio del secondino: se c'è sempre lo stesso carceriere a sorvegliare un detenuto, prima o poi si instaura simpatia, poi empatia e al limite complicità", diceva il direttore oggi passato a miglior vita.
Così, venni assegnato a una delicata partita di calcio del campionato di serie A. Non riuscivo a vedere altro che 22 esseri in pantaloncino che correvano dietro a un pallone di cuoio.
Se fossi stato assegnato a una sfilata di moda, altro non avrei visto che donne che incedono come nessuna donna nella vita reale fa. E magre come quasi nessuna donna nella vita reale è. E che indossano abiti improbabili.
Una bella cronaca senza prosciutto sugli occhi è sempre più interessante da leggere di una che trasuda imbarazzo e equilibrismo. Che a sua volta è sempre migliore di una cronaca che malcela adesione entusiastica, ideologica a qualsiasi porcheria venga svelata al mondo in anteprima.
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citizen e golda wow - 25.02.2007la soluzione di citizen kane ha molti pregi, come molte uova di colombo, ma trascura proprio il rapporto molto intenso che è ormai la norma tra editore e stilista (o editore e squadra di calcio, vedi caso corriere dello sport o tutto sport). Siamo sicuri che il tuo ipotetico articolo che si sofferma sull'utilità e non sullo stile non attirerà gli strali dell'armani di turno?
Con Golda mi pare di condividere una visione della moda più "fashion victim" (o sbaglio?) ed è vero quello che dici riguardo alla kelly, ma è pur vero che sono dei casi abbastanza isolati che si verificano una volta ogni dieci anni (caso kelly, caso spy bag fendi etc) il resto del mercato è pieno di borse e vestiti e quant'altro da piazzare con l'aiuto di testimonial autentici (attori e affini) e testimonial mascherati (giornali e riviste). | |
Citizen e wow golda - 25.02.2007| Vi rassicuro: non mi occupo di moda (se non saltuariamente, evitando antipatiche sindromi di Stoccolma) e non sono una fashion victim (l'unico marchio che non ho mai tradito è Levi's e alle cotolette zuccherate preferisco altri piatti, meno costosi e più salutari). Anche se so distinguere l'eleganza di chi è capace di creare qualcosa che potrebbe restare dall'immondizia che caratterizza gli abiti di qualche presuntuoso sedicente artista. Ciao! | |
Golda, CitizenKane - 25.02.2007| ti assicuro che non ho pensato tu fossi specializzata in moda. E' che sono talvolta molto amaro... | |
Tranquillo, Citizen... golda - 25.02.2007| ... In molti pensano che io sia acida ;-))) Ciao! | |
Wow, ho previsto anche CitizenKane - 25.02.2007che Armani sarebbe stato tentato di lanciarmi qualche suo strale. Tipo, "voglio sapere che è questo CitizenKane così mi prenderò la soddisfazione di cacciarlo a calci nel culo alla mia prossima passerella/conferenza stampa". Ma poi si sarà addolcito pensando che dopotutto lo stesso trattamento l'ho riservato ai suoi rivali, in particolare i dolci gabbati.
Perché passare sui concorrenti con un rullo compressore è un 'mainstay' del 'business'.
Sì, siamo proprio al cospetto di creativi e di artisti... | |
citizen wow - 25.02.2007ma sei perfidissimo!!! se tu scrivi male sui giornali dei nostri eroi scoraggi tanti bravi operai che fanno il leasing per indossare le loro creazioni.
E il made in italy cola a picco!
golda da brava giornalista fai vedere di sapere più di quello che sai?? :P | |
Wow.. golda - 25.02.2007| ... Per mestiere cerco di scrivere e di informarmi (anche di cose delle quali, personalmente, mi importa ben poco), non ho l'obiettivo di vendere l'aria a prezzi altissimi :-pppppppp Ciao! | |
Ps golda - 25.02.2007| E a proposito di gente che mangia pane e cipolla, ma gira con le cinture da 300 euro: tu Wow pensi veramente che questi sigori leggano "Vogue" o una rivista di moda che possa definirsi tale, sulle quali - per fortuna - ci scrive anche gente che di moda ne capisce un pochino? Non ti sembra invece più probabile che per questo target di potenziali clienti del made in Italy sia sufficiente un servizio di Studio Aperto sui lustrini delle feste post-sfilate o qualche foto di un rotocalco gossiparo per solleticare i loro sogni mostruosamente proibiti? Ciao! | |
Infatti, Wow CitizenKane - 25.02.2007oltre che come veterodemocristiano passo anche per sostenitore fanatico delle defunte Partecipazioni statali: Oltre che a dare a tutti lavoro, l'industria di Stato ci risparmiava (e avrebbe continuato a risparmiarci) il ricatto occupazionale dei danarosi parvenu che passano sui cadaveri anche dei genitori per fare affari, ma poi in pubblico si presentano come quelli "che grazie alla loro attività mantengono in vita il sogno di tante famiglie".
Su questa furbata uno ci ha costruito una carriera da presidente del consiglio dei ministri.
Eppoi, chi lo dice che bisogna per forza essere comunisti per credere nell'industria di Stato e per pretendere di cacciare da questo paese tutte le agenzie di lavoro temporaneo? | |
E Golda CitizenKane - 25.02.2007con intelligenza mi ha chiarito una nebulosa che avevo in testa in fatto di moda. E' vero, ma non ci avevo pensato, che il giornalismo specializzato nella moda è cosa diversa e di ben altro livello. Arricchiti e fashion-victims, invece, comprano la roba costosa perché è figo.
Grazie Golda! | |
Confessione Astolfo - 25.02.2007 Infatti il giornalismo di moda, anche a causa dello scarso livello della concorrenza, è stato sempre un mio sogno proibito, ma non sono andato mai al di là di intervistare valeria Mazza mentre le facevano un fitting da Sarli.
Una volta che c'era un buco di personale nella testata dove lavoravo mi sono offerto volontario, lanciandomi in un epico discorso dissuasivo con il mio capo("ti faccio anche il gossip, ti tengo bassa la nota spese").. e l'indomani mi hanno mandato a seguir la mediazione della crisi algerina da parte di quelli di Sant'Egidio.
Ma stasera c'è l'Oscar, e con due fra le più cattive delle mie amiche ci riuniamo in solenne seduta per una rassegna live dal tappeto rosso: l'analisi sarà spietata.
Buona visione anche a voi. | |
golda wow - 26.02.2007| Golda se parli dei ricchi alla briatore ovviamente preferiscono la pacchianeria di studio aperto. Se parli di qualcuno che si veste con il cervello (avendo la possibilità di spendere senza sapere quanto spende) credo che anche vogue e tutti i giornali di moda influenzino decisamente più della tv | |
Wow... golda - 26.02.2007| ... Dubito fortemente che chi ha cervello permetta che la sua vita sia condizionata dalle bibbie del giornalismo di moda. E questo persino nel caso il soggetto in questione possa disporre delle finanze di un nababbo. Ciao! | |
Opsss... golda - 26.02.2007| ... caso in cui, ovviamente. Ciao! | |
Sottoscrivo la mozione Golda! CitizenKane - 26.02.2007E anzi vado al rialzo. Da queste parti (l'Abruzzo interno) chi ha più danari tra banca e materasso si distingue dagli abiti cadenti, sdruciti e qualche volta anche unti.
Il cafon-look tira ancora, eccome. E' la versione montanara della sobrietà calvinista, secondo l'assioma escatologico che Dio premia col paradiso il ricco, non colui che ostenta ricchezza. Ancorché ricco.
L'Abruzzo a due velocità (costa-interno) era visivamente a confronto due anni fa alla festa di matrimonio data da Jarno Trulli nel suo villone di Francavilla al Mare. | |
golda e citizen wow - 27.02.2007Vengo anch'io da un posto dove più si ha e meno si ostenta, anzi ci si nasconde per paura dell'invidia. Quindi so benissimo di cosa parli citizen, però (x rispondere a golda) faccio il ragionamento inverso:
armani (sempre da lui si parte ehehe) spenderebbe i suoi preziosi euri per sponsorizzare giornali (sono tanti, e non tutti autorevoli) se non fosse sicuro si averne un qualche ritorno?
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