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07.04.2007
J’accuse
di Rina Brundu

di Rina Brundu Eustace

Premesso che è la sola speranza di una celere riapertura del desk del Barbiere ad alleviare le presenti fitte depressive caratteristiche di chi è colpito dalla sindrome di Cenerentola**, scrivo questa breve nota critica per esprimere le mie considerazioni e riflessioni in merito alla repentina chiusura delle attività del sito www.ilbarbieredellasera.com.


Personalmente, infatti, non sono d’accordo con le modalità scelte dal BDS per “andare in vacanza”. Fermo restando il SUO diritto di decidere del SUO destino, io sono convinta che esista anche un “diritto morale” dell’utente che ha sostenuto finanziariamente il desk (per carità, nessun grosso investimento, meno di nulla in verità, ma non è questo il punto!), ma anche dell’habitué del sito tout court, di essere informato, con largo anticipo, sulle macro vicende che ne determinano l’attività.


Detto questo, credo pure che, nella data occasione, il BDS abbia peccato di ingenuità perché non so come giustificare altrimenti “l’apparente leggerezza” (i.e. che appare tale al visitatore assiduo ma non direttamente legato al desk e che è quindi impossibilitato a conoscere le reali dinamiche importanti, che sicuramente esistono, dietro questo fondamentale passo) con cui è stata presa questa decisione. Soprattutto, io ho l’impressione che non si sia riflettuto abbastanza sulla rilevanza della pedina culturale-il Barbiere della Sera e, peggio ancora, che non si sia riflettuto a sufficienza sulla responsabilità che comporta la soppressione, anche temporanea, di una tale “voce libera e indipendente” (per inciso, la chiusura delle attività di un sito culturale, ha la stessa disgraziata valenza della chiusura di un giornale o di una rivista cartacea e non importano le motivazioni, più o meno valide, che hanno portato a questo risultato!!).


Lungi dall’essere un mero blog giornalistico, il Barbiere è infatti diventato, da tempo, uno straordinario luogo di incontro per giornalisti e comunicatori. Il sito però ha anche il merito di essersi trasformato in un punto di riferimento fisso per una nuova tipologia di utente, ovvero per una versione più culturalmente evoluta del signor Rossi che cerca appunto tra le pagina di questo giornale online quelli spunti di riflessione e di interazione che gli sono negati sui giornali tradizionali.


Il mio J’ACCUSE (di natura meramente intellettuale, s’intende!) al desk del BDS nasce quindi dalla convinzione che lo stesso continui impunemente a sottovalutare la responsabilità culturale che, volenti o nolenti, gli compete e quindi le continue esortazioni degli utenti a trovare il coraggio di rinnovarsi e di completare la trasformazione da parrucchiere qualunque in un Figaro alla moda. Questa trasformazione è infatti la conditio sine qua non per ESSERCI in quel tempo neppure troppo lontano quando il giornalismo sarà una mera attività virtuale e tutti i grandi giornali opereranno per lo più online.


Ma il mio atto di accusa è diretto anche a tutti quelli organi di stampa (quotidiani, riviste, periodici online, etc) a cui il Barbiere, direttamente o indirettamente, ha sempre fatto pubblicità e che non mi pare (chiedo venia fin da ora se mi fosse sfuggito l’articolo incriminato!) abbiano dedicato alcuno spazio alla chiusura (sebbene a tempo) di questo sito, mentre non lesinano inchiostro quando si tratta di porre in evidenza le attività di ogni altro luogo virtuale di dubbio gusto (come, per esempio, i siti che pubblicano i risultati dei costosi, a quanto sembra “scicchissimi” ma anche inutili sondaggi, fatti allo scopo di “studiare” le abitudini sessuali dei sudditi d’oltremanica e che la geniale rivista CUORE non avrebbe esitato ad includere nella prestigiosa rubrica E CHI SE NE FREGA!).


So much for our national cultural priorities! Tuttavia, dato che tutto ciò che mi è concesso è la possibilità di questo messaggio in bottiglia (arriverà da qualche parte?), voglio approfittarne per concludere con una nota personale. Come visitatrice attenta (anche se non assidua), ma anche come cittadina italiana lontana dalla sua patria io debbo molto al Barbiere. E tra le sue pagine infatti che ho avuto spesso occasione di cogliere “l’umore” (o una parte di quello) dei miei connazionali rispetto alle cose della più stretta attualità e quindi di modellare il mio pensiero, e spesso anche il mio operato, di conseguenza. La mia speranza di navigatrice solitaria e perplessa è dunque quella che l’ISOLA BARBIERE DELLA SERA riapra presto il suo porto d’approdo ai vecchi e a i nuovi visitatori e che si riproponga alla loro attenzione con un ritrovato senso delle responsabilità che le competono, ma anche forte dell’indispensabile l’orgoglio che accompagna la piena coscienza della sua particolare identità (culturale, ma non solo!).


Quando questo accadrà mi piacerebbe riprendere la vecchia abitudine di sfogliare le beneamate pagine virtuali onde leggerne gli articoli meno interessanti, così come quella di lasciare commenti svagati o di incazzarmi per questioni che francamente non capisco. Del resto, perdonate la rima, me ne infischio.


Rina Brundu Eustace


Aprile 2006


Dublino


** Conosciuta anche come Sindrome del “vorrei ma non posso”, questa patologia affligge milioni di individui nel mondo. Emblema della stessa è l’arcinota faccina dell’orfanello affamato e infreddolito che, nelle gelide sere invernali, appoggia il musino sporco alla vetrina dell’unico ristorante e guarda con occhi cupidi sia le tavole imbandite che gli avventori intenti a degustarne le prelibatezze. Nello specifico, il barbierista colpito dalla sindrome di Cenerentola si riconosce dal suo navigare senza posa e senza pace alla ricerca di altri lidi ospitali che possano placcare l’arsura dentro ma che, frustrato e avvilito, si ritrova, suo malgrado, a digitare, di continuo, “l’indirizzo” di “casa”, nella speranza che il proprietario, impietosito da cotanto musino sconsolato, insistentemente schiacciato contro i vetri appannati della finestra, riapra la porta e ponga fine alla sua nuova condizione di esule e di apolide.











 
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