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24.10.2008 Scuola. Per capirci qualcosa leggete qui
di Bds
Un bel pezzo, di Laura Ricci su Orvietonews, spiega magistralmente il garbuglio Gelmini - Berlusconi
Tra tutte le stelle di destra, così in ascesa nella nostra epoca sempre più destrorsa da meritarsi il primo libro della Ministra delle pari opportunità Mara Garfagna, la stella più vera, se non altro per onomastica, è certamente lei, Mariastella Gelmini, che è riuscita a scatenare nella scuola un putiferio degno del secolo scorso.
Era tanto che non ci si agitava così. Anche se la storia non si ripete, naturalmente, pur nei suoi corsi e ricorsi, e un altro Sessantotto è per tante ragioni impossibile, se non altro perché il premier Berlusconi ha annunciato che userà subito le forze dell'ordine per stroncare ogni occupazione di luoghi pubblici e ogni protesta "antidemocratica".
A suon di decreti (112, 133, 137) e senza specialisti, si delinea e si prepara la più rapida e forse più impopolare riforma (o controriforma) che si sia mai vista. E mentre ci si appassionava, grazie alle disposizioni urgenti del decreto 137, alle diatribe sul voto in condotta e sul maestro unico, la ministra e il suo staff procedevano, nel perfezionamento per la conversione in legge, nella parte più dolorosa e infida, quella dei tagli: di risorse, di insegnanti, di scuole, di classi.
Qualche tempo fa, su Repubblica, Salvo Intravaia, prendendo spunto dalla bozza di riforma presentata ai sindacati, faceva il punto su come dovrebbe cambiare la scuola. Sintetizzo, ispirandomi al suo prezioso lavoro, per cercare di dare, tra le polemiche, un quadro complessivo non tanto delle polemiche ma di quanto dovrebbe accadere, così che ognuno possa valutare, secondo coscienza e ovviamente secondo le proprie inclinazioni sociali e politiche, se è il caso di agitarsi e di preoccuparsi o no. Vediamo, in sintesi, il quadro della scuola che ci aspetta.
Tre le direttici del piano: revisione degli ordinamenti scolastici, dimensionamento della rete scolastica italiana, razionalizzazione delle risorse umane, cioè tagli. Le classi saranno più numerose: fino a 29 alunni all'asilo, fino a 30 nelle prime delle medie e delle superiori. L'organizzazione oraria della scuola materna rimarrà sostanzialmente invariata. Saranno reintrodotti gli anticipi morattiani, con la possibilità di iscrivere i bambini già a due anni e mezzo, e nelle piccole isole o nei piccoli comuni montani l'ingresso alla scuola dell'infanzia potrà avvenire, per piccoli gruppi di bambini, anche a due anni. In pratica sarà confermata l'esperienza delle sezioni primavera per i piccoli di età compresa fra i 24 e i 36 mesi.
Nella scuola primaria una delle novità è il ritorno al maestro unico: già dal 2009 partiranno le prime classi con scansione settimanale di 24 ore affidate ad un unico insegnante, cosa che sostituisce il modulo "tre insegnanti su due classi", anche se a tratti Silvio Berlusconi non parla più di maestro unico ma di maestro prevalente. Il tempo pieno di 40 ore settimanali, anche se mancano dati precisi, potrebbe essere incrementato; ieri (fonte Asca) Berlusconi affermava che con l'introduzione del maestro unico e l'eliminazione delle compresenze si liberano maestri per aumentare il tempo scuola e che in cinque anni ci saranno 5.750 classi in più con il tempo pieno.
Sempre alle elementari, l'insegnamento dell'Inglese sarà affidato esclusivamente ad insegnanti specializzati, non più specialisti, attraverso corsi di 400/500 ore (gli specialisti fecero corsi di 200 ore, ma a nostro avviso – ndr – che le ore siamo 200 o 400 per insegnare bene le lingue ce ne vogliono molte di più e, soprattutto, bisogna vedere chi specializza gli specializzati). Ultima novità le classi ponte, poi denominate di inserimento, proposte dalla mozione del leghista Cota, per quegli studenti stranieri che non superano specifici test e specifiche prove di valutazione linguistica, classi che dovranno consentire agli studenti stranieri di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana propedeutiche all'ingresso nelle classi permanenti.
Nella scuola secondaria di primo grado, dove l'obiettivo è quello della rimonta delle classifiche internazionali che vedono i giovani studenti italiani agli ultimi posti, l'orario scenderà dalle attuali 32 ore a 29 ore settimanali, con la revisione di programmi e curricoli e il potenziamento dell'Italiano e della Matematica; sarà potenziato anche l'Inglese, ma a scapito della seconda lingua comunitaria introdotta dalla Moratti.
Il tempo prolungato sarà mantenuto solo a determinate condizioni e in parecchi casi verrà tagliato. In poche parole le ore diminuiscono ma si assicura che la scuola migliorerà. Molti i cambiamenti nella scuola superiore. Gli 868 indirizzi saranno ricondotti ad un numero cosiddetto "normale", limitando quella che era stata presentata, dai precedenti governi, come la conquista dell'autonomia. I ragazzi che opteranno per i licei (Classico, Scientifico e delle Scienze umane) studieranno 30 ore a settimana. Saranno rivisti, anche al superiore, curricoli e quadri orario.
Al classico saranno privilegiati Inglese, Matematica e Storia dell'Arte. Allo scientifico, in uno o più corsi, si potrà sostituire il Latino con la lingua straniera. L'orario degli istituti tecnici e professionali e dei licei artistici e musicali sarà di 32 ore a settimana. Ma i dati più draconiani riguardano la riorganizzazione della rete scolastica e i tagli delle risorse umane. Attualmente, la scuola italiana funziona attraverso 10.760 istituzioni scolastiche che lavorano su 41.862 punti di erogazione del servizio: plessi, succursali, sedi staccate. Secondo quanto programmato dal Ministero dell'Istruzione, 2.600 istituzioni scolastiche con un numero di alunni inferiore alle 500 unità o in deroga (ossia con una popolazione scolastica compresa fra le 300 e le 500 unità) saranno smembrate e accorpate ad altri istituti, salvando soltanto le scuole materne.
Chiuderanno anche i plessi e le succursali con meno di 50 alunni: circa 4.200 in tutto. In forse anche i 5.880 plessi con meno di 100 alunni. Ma l'intera operazione, che il ministro vuole avviare già a dicembre, dovrà trovare il consenso di Regioni ed enti locali e la Regione Umbria, come spieghiamo in seguito, non è disposta ad abbassare la testa. Per quanto riguarda la razionalizzazione delle risorse umane, alla fine del triennio 2009 - 2012 il governo Berlusconi spazzerà via 87.400 cattedre di insegnante e 44.500 posti di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata): 132 mila posti in tutto.
E a questo si aggiungono maestro unico, soppressione di 11.200 specialisti di Inglese alle elementari, contrazione delle ore in tutti gli ordini di scuola, compressione del Tempo prolungato alla scuola media, rivisitazione delle classi di concorso degli insegnanti e ulteriore taglio all'organico di sostegno. L'intera operazione dovrebbe consentire risparmi superiori a 8 miliardi di euro che in parte, al 30 per cento, potranno ritornare con adeguati premi produzione, agli insegnanti più meritevoli. Clima bollente anche negli atenei, dove a scaldare non solo gli studenti ma anche i rettori, notoriamente ben più compassati, è la proposta del decreto Brunetta di far diventare Fondazioni le Università che, subentrando in tutti i rapporti attivi e passivi, finirebbero per ereditare non tanto crediti quanto debiti, salvo poi inglobare "liberalità" che presumibilmente segnerebbero ancora di più la fine dell'attuale ruolo pubblico dell'istruzione universitaria e forse (dico "forse") qualche pericoloso monopolio di pensiero e orientamento. In pratica, sembrerebbe che se nelle scuole superiori si limita l'autonomia, nelle università se ne introduce fin troppa.
Nel clima di generale protesta, la Regione Umbria ha annunciato oggi, per bocca dell'assessore all'Istruzione Maria Prodi, che alla cura Gelmini non ci sta e che ricorrerà contro l'art.64 della legge 133 (ex decreto 112), che fissa l'entità e le modalità dei tagli alla scuola. La Giunta farà ricorso anche sull'art. 3 del decreto legge 154, che impone alle Regioni tempi strettissimi per procedere al ridimensionamento delle autonomie scolastiche, minacciando in caso contrario il commissariamento ad acta. "Il dimensionamento delle istituzioni scolastiche, da molto tempo non più concepibile in termini centralistici e impositivi - ha dichiarato l'assessore all'istruzione Prodi - tra l'altro già prevedeva un processo partecipativo, a norma del decreto 233, a partire dai Comuni fino alla Conferenza provinciale, con la possibilità per le Regioni di introdurre criteri correttivi rispetto agli standard previsti nella legge. Con la modifica del Titolo V della Costituzione - ha ricordato l'assessore - le competenze delle Regioni sull'organizzazione scolastica si sono notevolmente ampliate. Il decreto 154, non discusso e neppure annunciato, si configura perciò come una pesante ingerenza nell'ambito delle competenze regionali".
Secondo Maria Prodi analoghe riflessioni devono essere fatte sull'art.64, che oltre a contenuti ordinamentali di competenza statale, contiene alcune invasioni di campo nell'ambito regionale.
Ce n'è abbastanza per riflettere, certamente ognuno con il suo orientamento politico. E anche senza voler crocifiggere Brunetta e tanto meno la Gelmini, anche senza voler drammatizzare l'uscita berlusconiana sulle forze dell'ordine nelle scuole occupate – perché poi le forze dell'ordine possono anche avere un ruolo garantista e non necessariamente poliziesco (chi ha più buon senso lo adoperi) – su una cosa c'è da interrogarsi ancora di più: una raffica di decisioni importanti sono state prese per decreto, senza che si sentisse la necessità e la sacrosanta opportunità di un confronto e di una discussione più ampie, magari anche con specialisti, esperti e operatori del ramo, senza la possibilità di proposte politiche piuttosto che di emendamenti.
Era davvero così malata la scuola italiana da richiedere tanta fretta? E' proprio questa la cura? E le buone cure, soprattutto, non richiedono anche la condivisione con il malato e la sua fiducia?
Laura Ricci
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Re: Scuola. Per capirci qualcosa leggete qui Matteo M. - 24.10.2008Mia madre faceva le superiori nel 1967.
Già allora si protestava contro la "riforma".
Più o meno con le stesse parole d'ordine di oggi.
"no alla scuola dei padroni" ecc. , poche risorse ecc ecc
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Re: Scuola. Per capirci qualcosa leggete qui ivanfrance1 - 24.10.2008peccato che oggi questa sforbiciata economica niente ha a che vedere con una riforma.
Direi che anche terminologicamente gli autori dimostrano tutta l'ignoranza di cui sono portatori. | |
Corsi scolastici e ricorsi storici Astolfo - 24.10.2008 Non é necessario ritirare in ballo il '68, e neanche il '77, per ritrovare para para la denuncia della "pericolosa 'aziendalizzazione' delle università" da parte dei studenti, che chiedono le "dimissioni immediate" del ministro, mentre il governo risponde agli allievi sottolineando la necessitá di una riforma pensata "per loro, per renderli competitivi in Europa", al tempo che suggerisce che la contestazione é stata manipolata da "un piccolo gruppo di studenti che ha ideologizzato il problema della riforma universitaria".
Era l'aprile del 1998, ricordate?
http://www.repubblica.it/online/scuola/univerauto/berlinguer/berlinguer.html
Beh, se non lo ricordate, qualcuno lo ricorda per voi
http://www.asca.it/moddettnews.php?idnews=783953&canale=ORA&articolo=SCUOLA:+BERLINGUER,+AI+PROF+NON+VA+BENE+NESSUNA+RIFORMA+(LA+STAMPA)
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Re: Scuola. Per capirci qualcosa leggete qui farfintadiesseresani - 26.10.2008L'articolo della Ricci è davvero ben scritto: non ho nulla da eccepire.
Spiace invece che in questo Paese non si ragioni mai sul merito delle questioni, e che tutta la riflessione di cui si è capaci sia un semplice esercizio di retorica fatto per dare ragione/torto al governo o all'opposizione di turno "a prescindere", come diceva il grande Totò.
Detto quindi che è necessario mettere mano alla scuola, butto lì qualche elemento personale di riflessione:
-Questa non è una riforma. Una riforma ha un principio di fondo che, nel caso della scuola, deve avere fondamenti culturali, pedagogici e didattici. Tentativi di riforma sono stati quello di Berlinguer e della Moratti, che, malgrado la non completa attuazione, hanno comunque portato cambiamenti nella scuola. Nei decreti Gelmini non c'è davvero nulla di nulla. Ci sono solo "tagli", e tagli davvero consistenti. La stessa confusione terminologica (maestro "prevalente" o "unico"?) dimostra quale sia l'approssimazione con cui la maggioranza si è avviata a mettere mano su un settore delicato come quello dell'istruzione (in cui, in molti Paesi europei, si interviene a maggioranza qualificata e nemmeno a semplice maggioranza o per decretazione). Il grembiule, il ritorno ai voti in qualsiasi ordine di scuola, e la ritrovata rilevanza del voto in condotta (unica nota positiva) non sono certamente fondamenti in grado di spiegare e giustificare nulla di nulla.
-Che tagli così rilevanti siano fatti con lo strumento della decretazione d'urgenza non è un argomento secondario. Se questo sembra del tutto ovvio evidentemente io, che pure capisco poco di diritto, ho capito male anche quel poco che so.
-Che tutta la scuola italiana vada male, è certamente "politically correct" ma è un'invenzione dei media. Il Veneto, il Trentino, il Friuli escono dai test OCSE a livello dei primi, cioè, se non ricordo male, della Finlandia. In particolare tiene molto bene l'istruzione liceale e tengono le elementari (che vengono però "riformate"). Cosa può significare questo? Se il male stesse "solo" nella normativa, evidentemente nemmeno queste regioni potrebbero, come di fatto fanno, eccellere. C'è forse dell'altro che va considerato? E se c'è dell'altro, non è forse il caso di cominciare a distinguere e capire?
-A regime questa "riforma" consentirà risparmi per 8 miliardi e mezzo di euro, cioè 17.000 miliardi delle vecchie lire. E' una cifra degna di una piccola finanziaria. Nella "scuola" bisognava andarli a prendere? Qualcosina si potrebbe ricavare da altro: per esempio, non mandare sul satellite Rete 4 in barba a disposizione europee, ci costa 0,8 miliardi di euro l'anno circa. E' un decimo della cifra di cui sopra, ma qualche insegnante e qualche lavagna in più veniva fuori.
Chiudo dicendo che le stesse identiche cose le avrei scritte se un simile e sciagurato provvedimento fosse stato preso dall'opposizione.
Un saluto a tutti, alla redazione e, in particolare, a Oplita e Astolfo che ritrovo sul ring.
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Re: Scuola. Per capirci qualcosa leggete qui Bruno Stucchi - 27.10.2008Per caso conoscete uno studente cha al termine degli studi superiori (maturita') sapppia, non dico sostenere una conversazione, ma semplicemente leggere un giornale in inglese? Allora, a che servono tutte quelle ore (dalle materne alle superiori) spese a studiare inglese? | |
Re: Scuola. Per capirci qualcosa leggete qui farfintadiesseresani - 27.10.2008Per Bruno Stucchi:
Servono a poco, specialmente se, come previsto dal decreto Gelmini, per diminuire gli insegnanti si permette loro di insegnare quanto non dovrebbero insegnare: l'allargamento delle classi di concorso e la conseguente possibilità di insegnare materie che prima, giustamente, non si potevano insegnare è un evidente indice della volontà dell'attuale maggioranza non di qualificare la scuola, ma, se mai e fino a prova contraria, di risparmiare denaro semplicemente tagliando e dequalificando.
Cordialmente | |
Re: Scuola. Per capirci qualcosa leggete qui Bruno Stucchi - 27.10.2008Dunque, un numero impressionante di ore di insegnamento dell'inglese non danno nessun risultato. Quindi bisogna aumentarle? Come dire: questa medicina a dosi industriali non e' servita a nulla. Quindi triplichiamo la dose.
E tutto questo sarebbe merito della Gelmini?
Dove eravate quando Prodi taglio' 80 milioni all'istruzione? Al circo?
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Re: Scuola. Per capirci qualcosa leggete qui golda - 27.10.2008
Università di Bari, Facoltà di Medicina veterinaria: tra le lauree triennali mi ritrovo "Scienze dell'Allevamento, Igiene e Benessere del Cane e del Gatto".
Mi batterei perchè una facoltà di Matematica resti aperta anche con un solo iscritto al primo anno (succedeva mi sembra un paio d'anni fa) e nessuno tagli nemmeno cinquanta centesimi per qualcosa di serio per cui si dovrebbero invece raddoppiare o triplicare gli investimenti. Ma posso manifestare qualche dubbio sulla necessità di continuare a spendere soldi pubblici per il NULLA come nel caso del corso sopracitato?
Vi segnalo anche una lettura interessante:
http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/scuola_e_universita/servizi/strane-lauree/strane-lauree/strane-lauree.html
Provare per credere... Ciao a tutti!
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Re: Scuola. Per capirci qualcosa leggete qui farfintadiesseresani - 27.10.2008Non mischierei i problemi dell'Università con quelli della Scuola: mi sembrano due cose diverse e l'articolo della Ricci che stiamo commentando parlava della scuola elementare, media e superiore. Sull'Università concordo con golda sull'inutilità di moltissimi indirizzi avviati in modo disinvolto in questi anni. Ci sarebbe poi il problema del baronato, ecc. ecc. Ma il tema non è questo.
Insisto: qualsiasi riforma, per essere tale, ha bisogno di alcuni fondamenti. In questi anni la scuola ha visto tre progetti di riforma: Brocca, Berlinguer e Moratti. Questa della Gelmini non può essere chiamata "riforma": non c'è alcun progetto culturale, didattico, pedagogico. Ci sono solo tagli. Tagli consistenti. E fatti per decreto quando su temi simili, ripeto, in molti Paesi occorre la maggioranza qualificata.
Inoltre insisto su un secondo punto: vogliamo vedere com'è la scuola a livello nazionale? L'inglese davvero non si sa in ogni dove? O possiamo cercare di capire perché alcune regioni sono a livello di eccellenza mondiale e altre sono molto sotto la media europea? Non è forse da qui che si deve partire per migliorare e razionalizzare il sistema o, dato che la situazione è evidentemente disomogenea, procediamo in modo disinvolto con colpi d'accetta ovunque?
Si può obiettare che in tempi di magra bisogna stringere la cinghia. Benissimo. Questo potrebbe essere un motivo per tagliare. Ma bisogna dare il buon esempio. 0,8 miliardi possono venire da Rete 4 sul satellite, per esempio. I politici potrebbero ridursi un po' di privilegi, per esempio: stipendi, ecc. ecc. Lavorare un po' sull'evasione e l'elusione fiscale, giusto per far vedere che i sacrifici li devono fare tutti, non sarebbe male e sarebbe un esempio di spirito civico e di rispetto delle leggi che varrebbe molto più dell'oretta che si promette a scuola.
Infine sugli 80 milioni di Prodi: mi pare che davvero nessuno (destra o sinistra) possa chiamarsi fuori rispetto alla situazione attuale. Per esempio, il danno fatto da D'Onofrio con l'abolizione degli esami di riparazione e il giochino dei debiti formativi è stato, in assoluto, il peggiore intervento di un Ministro sulla scuola. Da lì i ragazzi hanno imparato che più lo studio e l'impegno contano la furbizia e il calcolo.
Sempre cordialmente
PS Perché non abolire il valore legale del titolo di studio? Perché non dare davvero spazio all'autonomia scolastica? Quelle sarebbero riforme interessanti... | |
Per capirci qualcosa, leggete piuttosto qui Astolfo - 28.10.2008La verità è che sulla scuola, il precariato, il mito clientelare del posto pubblico hanno giocato, per motivi di bottega, praticamente tutti. E che l'egualitarismo insensato di un pezzo della sinistra e del sindacato si è saldato nei decenni col sistema clientelare democristiano e socialista, socialdemocratico e liberale e infine cuffariano e destrorso. Fino all'annientamento dell'idea stessa del merito. Annientamento condiviso per quieto vivere da tutti. Trasversalmente.
(Stella oggi sul Corriere)
http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_28/stella_scuola_destra_sinistra_906b14e8-a4bf-11dd-bdb4-00144f02aabc.shtml | |
Berlinguer G.O.D. - 28.10.2008Invece mescoliamo pure scuola e universita', per un motivo elementare: sono le agenzie principale di formazione ed entrambe andranno incontro a pesantissimi tagli di bilancio. Bruno Stucchi dice di non avere incontrato un maturando che sappia spiaccicare due parole di inglese: e' sfortunato, perche' io ne conosco diversi. D'altra parte e' vero che lo studio delle lingue in Italia e' trascurato rispetto a quanto accade in altri Paesi (tra cui il Portogallo, dove i ventenni parlano in media un inglese perfetto), ma comunque un po' piu' considerato che in Francia, dove la conoscenza di una lingua straniera e' un miraggio.
Misteriosamente Stucchi ritiene che, invece di incrementare le ore di lingua straniera, le si debba tagliare. Probabilmente si risolverebbero entrambi i problemi aumentando le ore di lingua straniera e quelle di logica.
Dicevamo dell'Universita': anche qui non siamo in presenza di una riforma, ma semplicemente di tagli. Sappiamo che il male dell'Universita' e' lo strapotere dei vecchi: i nostri cattedratici sono i piu' anziani del mondo e alcuni (occhio: solo alcuni, e solo in alcune facolta') di loro esercitano il loro mestiere come un potere, tanto che li chiamano baroni.
Ora, la legge Gelmini (o 133) stabilisce che si possa assumere un giovane solo se vanno in pensione cinque vecchi. Ovviamente si risparmierebbe, ma ne farebbero la spesa la migliore generazione di aspiranti ricercatori che il Paese abbia mai avuto (migliore perche' fortemente selezionata, al contrario di quanto avveniva fino agli anni 80, quando una vergognosa infornata mise in cattedra gente sottotitolata: quelli che oggi fanno i baroni).
Si tratta di una politica suicida, ne abbiamo parlato variamente nel blog
http://ghostwritersondemand.splinder.com/
e ovviamente continueremo a farlo, magari in modo piu' sistematico e con dovizia di dati.
Ah, Berlinguer: dovrebbe avere il buon senso di stare zitto. A lui si deve la riforma che ha portato alla creazione di corsi di laurea del tutto ridicoli, prima ancora che inutili, a lui si deve l'istituzione degli "assegni di ricerca", contratti-trappola di postdottorato, del tutto non competitivi con quelli offerti all'estero, che hanno condannato una generazione di studiosi non solo alla precarieta', ma anche all'indigenza.
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Calamandrei e la lettera di una precaria : sinistri presagi ivanfrance1 - 28.10.2008
Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950
Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.
Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"
IL GOVERNO NON LICENZIA NESSUNO!, CACCIA SOLO I PRECARI
Sono un'insegnante precaria, una dei 200.000 in Italia. Amo tanto il mio lavoro. Mi piace insegnare e vorrei dar voce alla protesta indignata dei precari della scuola contro i tagli. Se attuati pienamente, questi metteranno letteralmente in mezzo a una strada molti insegnanti e lavoratori capaci e meritevoli, vittime di un sistema di reclutamento assurdo. Sì!, perché la gente dovrebbe sapere che nella scuola italiana si può essere precari fino alla pensione pur avendo superato abilitazioni e concorsi ed aver dimostrato sul campo il proprio valore professionale.
Ogni anno nei mesi di luglio e agosto ci ritroviamo disoccupati. Anche quest'anno è stato così, ma c'è qualcosa di peggio: la legge n 133, il disegno di legge della ministra Gelmini (dl n.137) e il disegno di legge Aprea, tagliano indiscriminatamente 87 mila docenti e 43 mila dipendenti amministrativi (Ata), e non certo in nome della meritocrazia, ma solo del nostro status. Ma chi sono i "precari"? Noi precari della scuola siamo insegnanti, inseriti nelle graduatorie permanenti, abbiamo già superato uno o più concorsi dello Stato, ci siamo aggiornati, e non solo, abbiamo prestato anni di servizio, quello che poi conta di più, perché la capacità di insegnare la si guadagna con l’esperienza, sul campo. Lavoriamo e siamo in attesa di un posto stabile di lavoro. Non siamo semplici supplenti che occupano il posto di un collega assente, il precario storico non supplisce nessuno. Occupa un posto che è assolutamente vuoto e l'anno successivo ritornerà assolutamente vuoto. Perchè allora lo Stato si è ostinato a non assegnare quei posti di lavoro una volta per tutte? A chi giova questo stato di cose? - La prima risposta spontanea è quella corretta: alle finanze dello Stato. La presenza dei precari nella scuola, anche se su posti vacanti, è una presenza comoda per le casse dello Stato. I docenti nominati a tempo determinato costano molto di meno di uno di ruolo, perché la loro nomina parte da settembre e dura fino a giugno. Luglio e agosto sono mesi di vacanza per tutti. Per i precari è vacanza anche di stipendio, perché possono ricevere solo un’indennità di disoccupazione. E lo stipendio è sempre lo stesso, non subisce aumenti, non ci sono scatti di anzianità, il contratto viene rinnovato di anno in anno e con contratti a TD che poi nessuno si preoccupa in alcun modo di regolarizzare, cioè li lascia tali per un tempo indefinito! Notate che nel privato non si può rinnovare un contratto a tempo determinato per più di tre volte. Oggi noi precari ci schieriamo per la difesa del carattere statale della Scuola di tutti, e chiediamo a gran voce la salvaguardia dei nostri diritti di lavoratori, non sappiamo se le colpe di quanto sta succedendo siano da attribuire a sinistra o a destra come affermano i politici a turno, chiediamo di essere rispettati e riconosciuti come lavoratori e professionisti e non come accattoni da sganciare come una zavorra. Si!, perché a noi precari non sono neanche concessi gli ammortizzatori sociali, quelli che almeno ti aiutano quando perdi il lavoro, che ti garantiscono un periodo di transizione per trovarne un altro. Molti di noi hanno 40/45/50 anni, ci si ricicla facilmente a queste età? Tutti ci aspettiamo che i governi procedano nella direzione di darci una scuola davvero migliore, una qualità dell’insegnamento sempre maggiore e adeguato ai tempi, per questo l’investimento per noi importante è sul futuro dei nostri figli e non sul Ponte di Messina o sul digitale terrestre. Noi chiediamo l’assunzione dei precari e il superamento del precariato
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Solidarizzo... golda - 28.10.2008… con la precaria, che sicuramente ci mette passione e senso del dovere in quello che fa. Ma una domanda mi sporge sempre spontanea quando parlo con un insegnante della scuola dell’infanzia, o elementare, o media (di primo e secondo grado): è mai possibile che la vittoria di un concorso e i punteggi delle graduatorie siano le uniche condizioni per cui un qualsiasi tizio possa insegnare indisturbato fino al giorno della pensione? Possibile che nessuno verifichi l’aggiornamento e che certi corsi siano addirittura pubbliche conferenze alle quali può partecipare chiunque, ma che sono riconosciute dagli Uffici scolastici provinciali o regionali con il solo obbligo dell’insegnante partecipante di apporre la sua firma per il rilascio di un attestato (senza che nessuno sappia se poi il docente in questione ha dormito o ha fatto altro)? Possibile che dei risultati dei test Invalsi fatti dai miei figli, a distanza di tre e due anni, non si sia più saputo nulla (e se la verifica era, come annunciato, mirata alla qualità dell’insegnamento, ho motivo di pensare che chi ha corretto in almeno uno dei due casi aveva materiale per muovere qualche appunto alle maestre, specialista – specialista??? - d’inglese compresa)? Chi verifica il lavoro svolto nella scuola? Chi tutela chi apprende molto meno di quanto avrebbe diritto di fare per colpa di insegnanti che non sanno insegnare per impreparazione o per indifferenza nei confronti degli alunni (i maestri alla Daniel Pennac esistono solo nei suoi libri)? Il decreto Gelmini scandalizza per la mancanza di contenuti pedagogico-didattici, certo, e per la mannaia che cala senza distinguo e solo a suon di calcoli al risparmio. Ma forse, se ci affidasse a criteri non dico come la meritocrazia (che resta una variabile utopica), ma alla verifica della preparazione e dello svolgimento puntuale dei programmi didattici, forse, si potrebbe procedere con tagli chirurgici più efficaci per tutto il sistema, dalla scuola dell’infanzia forse fino al mondo accademico. Ciao!
Ps L'articolo di Stella è certo interessante e indicativo nell'individuazione a trecentossessanta gradi dei vari responsabili dello sfascio, ma dire che il più sano ha la rogna non cambia i termini dello sfascio. | |
Per golda farfintadiesseresani - 28.10.2008Ecco un esempio di quanto accade in modo diverso sul territorio: i risultati dell'INVALSI, dove lavoro, sono stati comunicati ai genitori. Che poi i test INVALSI siano affidabili solo in certe regioni e in altre no è risaputo, visto che tra i valori dei test INVALSI e i valori dei test OCSE ci sono in alcune regioni differenze minime, in altre differenze abissali. Chiunque voglia mettere mano alla scuola da qui deve partire. Non si può dare a malati diversi la stessa cura.
Sulla valutazione: valutare i docenti è semplice e complesso allo stesso tempo. All'interno di una scuola il dirigente scolastico sa benissimo chi lavora in un certo modo e chi no, perché ha il riscontro diretto dei genitori ed è in contatto con docenti e studenti. Trovare invece parametri oggettivi credo che sia difficile, anche se non impossibile: dico difficile perché un bravo insegnante con una classe con una situazione di partenza estremamente debole può ragionevolmente proporsi solo determinati obiettivi, che un insegnante meno bravo ma con un gruppo studenti più ricettivi può invece proporsi. Forse quindi bisognerebbe trovare dei criteri in grado di misurare il percorso compiuto più che un'ideale meta raggiunta, attraverso la misurazione di test d'ingresso e la valutazione in uscita. Non è comunque semplice: bisognerebbe vedere ciò che si fa in altri Paesi.
C'è poi il problema che l'insegnante è, in senso alto, un mediatore, e che un mediatore è colui che riesce a costruire un ponte tra la disciplina che insegna e gli interessi e la formazione degli allievi: se questa mediazione salta gran parte del lavoro è perduto. Misurare, "quantificare" oggettivamente questa abilità non è semplice. Dico questo perché sapere bene una materia è condizione necessaria ma non sufficiente per insegnare bene.
Chi, se fa il suo lavoro con coscienza, capacità e responsabilità può misurare tutte queste cose, ripeto, è il dirigente scolastico. Il problema è che in Italia gran parte dei dirigenti scolastici non sono stati selezionati adeguatamente, perché sono tali o per nomina sindacale o per concorso dove l'appartenenza sindacale e/o politica costituisce spesso una spinta decisiva per l'acquisizione del posto. E il rischio che un dirigente simile possa favorire gli appartenenti alla propria sigla o alla propria sensibilità politica, è alto.
Ma tornando alla Gelmini: di tutto questo, nel decreto, non c'è semplicemente nulla. Ci sono solo tagli. Questo è il motivo di una protesta che è montata in modo davvero notevole, mettendo insieme genitori, studenti e insegnanti. Io nella scuola ci lavoro da più di un decennio, e quello che vedo in questi giorni è molto diverso da quanto accaduto in passato: nessuno finora può strumentalizzare tale protesta perché semplicemente tale protesta non ha un "colore" e i partiti, finora, ne sono rimasti fuori.
Infine un plauso all'articolo di Stella sul Corriere, che sottoscrivo in pieno.
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La meritocrazia altrui ivanfrance1 - 28.10.2008C'è una cosa che mi stupisce nella larvata polemica di tanti pseudo pro-germini.
Ma tutto sto ciarlare sulla meritocrazia ed i controlli di qualità si applica sempre ed esclusivamente al prossimo?
Non mi pare ci sia settore economico in Italia esente dai mali che si vorrebbero attribuire alla Pubblica Istruzione.
Non mi pare che nelle imprese le cose vadano diversamente ; i giovani migliori fuggono dall'Italia non perchè non trovano posto all'Università ma perchè in FIAT gli ingegneri che hanno realizzato la nuova 500 prendono 1//4 di quello che prenderebbero in Francia, o in Germania o in qualunque paese sviluppato.
Vogliamo parlare del mondo del giornalismo...
Allora da che dipende tutto sto accanimento verso la Scuola, che tra l'altro non ha mai garantito alcun arricchimento se non in termini umani e culturali?
La scuola italiana non è certo il settore messo peggio in Italia, ma è quello dove l'opera di mutazione sociale cominciata con una certa televisione ha difficoltà ad imporsi. L'unica soluzione è infatti la smobilitazione. | |
Ivan... golda - 28.10.2008... Parliamo pure anche del giornalismo, se la vuoi mettere su questo piano. Io, come penso molti altri colleghi, non ho problemi a vedere la trave nel mio stesso occhio. Non si tratta di una gara tra chi è messo peggio nell'ambito di diverse realtà: si tratta di quello di cui ho scritto nel precedente post e di problemi irrisolti, di spese per responsabilità altrui pagate da chi non c'entra nulla con questo sfascio e che, data l'approssimativa gestione dei problemi della scuola dell'obbligo, rischia nel suo cammino di arrivare a certi appuntamenti impreparato rispetto a ciò che molti insegnanti (di più alto livello rispetto ai precedenti) giustamente si aspettano. Sarà che vivo il problema da persona molto delusa dalla formazione garantita ai miei figli da parte dello Stato. Però non riesco proprio a consolarmi pensando che ci sono settori messi peggio della scuola. Se mio figlio dovesse manifestare eventualmente il desiderio di diventare giornalista (non essendo tra l'altro in grado, in prima media, di svolgere un tema minimo, perchè non glielo hanno insegnato), vorrà dire che allo schifo del giornalismo ci penserò con ulteriore pena domani.
Farfinta: ti ringrazio per le delucidazioni. Mi stupisce che nella mia regione (non distante dalla tua) i test siano stati evidentemente dirottati in qualche porto delle nebbie. O forse è la nostra mitica dirigente scolastica (quella che mi ha detto di non poter riprendere un'insegnante ignorante, incapace e assenteista perchè «questo è il materiale che io ho a disposizione») che, vergognandosi dei risultati raggiunti dagli alunni delle classi iscritte al test Invalsi, li ha imboscati per non vedersela con i genitori... Ciao! | |
Re: Ogni scarrafone.. ivanfrance1 - 28.10.2008Cara Golda,
non so..non ho figli e forse andranno a scuola in Francia, cmq consiglio a tutti un eccezionale film come "Entre les murs" per una "riimmersione" nell''universo scolastico e le sue peculiarità.
Io ho un bel ricordo dei miei insegnanti, ;certo, come ovunque anche a scuola ci sono i più bravi e i meno bravi ; è in ogni caso impossibile pretendere che la scuola sia aliena dalla società e dagli umani difetti...avrai sempre il professore eccezionale e quello mediocre, come nel giornalismo, nella giustizia, nella sanità ecc. ecc.
Il taglio di fondi è assurdo. L'idea poi di aggiustare la moribonda università italiana con altri tagli ha un che di delirante, quando il futuro di un paese come il nostro è appeso alla ricerca.
PS :Entre les murs in Italia è stato tradotto con "A scuola" , traduzione che non rende una ceppa! quando si tratto di tradurre "La boum" con "Il tempo delle Mele" furono certamente più intelligenti. | |
Grazie, Ivan... golda - 28.10.2008... per la segnalazione. Io ti consiglio, invece, l'ultimo libro di Pennac, "Diario di scuola". Un libercolo, certo, non un'opera da Pulitzer. Avevo cominciato a leggerlo - su consiglio di una maestra professionalmente molto valida - perchè mi era stato detto che ben descriveva il disagio scolastico di alcuni alunni, quella categoria che l'opinione comune definisce "i somari" (e Pennac - incredibile dictu - è stato a sua volta un somaro prima che maestro). Tuttavia si è trattato di una lettura per certi aspetti illuminante, soprattutto rispetto a quello che coloro che intendono diventare insegnanti dovrebbero essere disposti a sobbarcarsi nella costruzione del rapporto quotidiano con il "materiale umano" fruitore della scuola. Ciao! | |
In difesa dei somari... Rina Brundu - 28.10.2008soprattutto di quelli della mia bellissima montagna....
Giuseppa: Signorina maestra, mi che Mariagiuanna non viene.
Assuntina: Devi dire Mariagiovanna.
Giuseppa: Si, perché la mamma, ha detto che non la fa più venire, che deve guardare i fratellini, poi deve andare anche alla legna, che ha detto che quando nevica, la legna non si dd’attit sa maistra.
Assuntina: Mi dispiace che non venga, peccato! Proprio lei che ha tanta capacità e voglia di imparare.
Pascale: Anche Filicianu non benit prus, perché deve andare alle pecore e adesso deve anche aiutare il babbo a portare gli agnellini al coile. Il babbo, ha detto “ca a iscola àndat solu eccini non tenet cosa ‘e fae; piccioccheddu ‘e dovere, agattat sempere a donae axudu in domu o in su sartu. A dexe, o aundix’nnos, si podet giai giunge su xu, treulae e carriae su carru ‘e linna”.
Assuntina: Ragazzi, la scuola è importante. Voi non sapete ancora leggere e scrivere e neanche fare i conti. Se vi mandano a comprare i sigari del nonno o la conserva vi imbrogliano!... Manca anche Luigina, come mai?
Giuanna: Ma... quella aveva la febbre e la mamma, ha paura che sia la malaria.
Assuntina: Dobbiamo fare la preghiera: chi di voi conosce una preghiera?
Giuseppa: Io so dire su Babbu Nostru;
Assuntina: Bene, allora dilla...
Giuseppa: Babbu Nostru ci ses in su celu, santificau su numene tu, bèngiat a nois su regnu su, fatta siat sa voluntade Sua commente in celu aici in sa terra.
Su pane nostru de ognia die donae nosi e perdonae nosi is pecaos nostros comente nos ateros perdonaus is depidores notros.
Non si lasses orrue in tentassione ma libera nos da male, amin in Gesu.
Assuntina: Brava - oltre a Giuseppa c’è qualche altro che conosce preghiere?
(artiant sa manu in nd’una aàariga, ma…)
Assuntina: Giovanna ripeti la preghiera che conosci!
Giuanna: Ave Maria mamma de Deus.....
Assuntina: ... dovete fare le aste.
Antoni: No signorina maestra, perché non contiamo. Io so contare fino a 10.
Egidia: E io fino a 50.
Assuntina: Vediamo un po’, prova a contare tu Egidia.
Egidia: 1-2-3 ……………………………. 50
Assuntina: Bravissima Egidia. Ora conta tu Pasquale..
Pascale: Deo iscio contae solu fincias a 50.
Assuntina: Prova che ti sento.
Pascale: 1-2-4-5-6-8…….50 (donnia tanti lassat caligunu numeru censa nae e sa maistra ddu curreget. Finiu de contae, si cantat).
Assuntina: Su bambini cantate con me: “Fratelli d’Italia…
Totus: Fratelli d’Italia.
Assuntina: Ascoltate bene la mia voce: Fratelli…
(De succuba s’ intendet una oxe de omini ci imbucat in scola, est Angeliccu)
Angeliccu: Micheli, pesa a camba ca deppes andae a is crabas!
(Trad: Michele, alzati che devi andare a pascolare le capre!)
Assuntina: Buongiorno, perché vuole portare via il bambino?
Angeliccu: Micheli est fixu miu e deppet ascurtae su ci ddi naro eo.
(Trad. Michele è mio figlio e deve ascoltare ciò che gli dico).
Assuntina: Ma qui impara a leggere, a scrivere e a fare i conti.
Angeliccu: A contae imparat contando is crabas e is crabittos . A lixe e iscrie at imparae… ci no ancu mai in sa vida imparet!
(Trad. A contare imparerà... contando capre e capretti. A leggere e scrivere... se imparerà bene altrimenti dovrà vivere senza!)
Nota: Per inciso... Michele avrebbe voluto imparare a contare, a leggere e a scrivere... Insomma, restò somaro per scelta altrui e, credo, del suo stesso destino. Ma com'era? Ah... si...
...Su bambini cantate con me: “Fratelli d’Italia…
Da
S'Iscola in Biddanoa
1921
www.terzapaginaworld.com | |
Due o tre idee che a me risultano chiare Astolfo - 29.10.20081) L'educazione in quanto tale é in crisi nella nostra cultura, qualsiasi sia il paese, qualsiasi sia il colore del governo, qualsiasi sia la latitudine, giacché il problema é a monte: tramontato l'ideale radical-massonico su cui fu costruita l'idea di istruzione pubblica nella seconda metá del secolo XIX, non esiste alcun consenso su quali dovrebbero essere i contenuti che una generazione trasmette alla seguente -anzi, l'idea stessa che possano esistere contenuti da tramandare attraverso l'educazione é anch'essa messa in discussione- e comunque a nessuno gliene frega niente perché l'unica cosa che conta é la produzione economica, e dunque l'educazione é solo concepita come un mezzo per arrivare a piazzarsi sul mercato del lavoro. Il resto, per il comune dei mortali, sono frottole.
2) Per motivi generazionali, ho assistito all'inizio di questa fase, sopratutto nei miei anni di liceale (seconda metá degli anni '70) e ricordo chiaramente aver capito, verso la seconda liceo, che l'unico obiettivo che mi doveveo prefiggere era banalmente formale, tecnico: ottenere la maturitá. Qualsiasi cosa abbia imparato a scuola, all'epoca, l'ho imparato per caso, per interesse personale, o per l'influenza dei due o tre professori che -isolati, fuori dal programma e dal coro e in alcuni casi anche derisi- sembravano anche loro interessati personalmente a raccontarmi (ci) un certo numero di cose. Le cose piú importanti -non in materia di "vita", ma di cultura intesa in senso ampio- le ho imparate fuori dalla scuola, lontano dalla scuola e in molti casi CONTRO la scuola.
(Per dare anch'io il mio contributo cinefilo al dibattito, consiglio "Ca commence aujourd'hui", film di Bertrand Tavernier sulla vita di un maestro di asilo in un paesino economicamente depresso del Nord della Francia, che ricalca appunto il carattere vocazionale del suo lavoro, nonché le costanti difficoltá che deve affrontare con strutture pubbliche e private, dalle assistenti sociali alle compagnie elettriche, ecc)
3) Il punto dell'articolo di Stella non era, a mio avviso, sottolineare che il piú pulito c'ha la rogna, bensí che in materia di sfascio della scuola italiana -sfascio reale e consolidato, al di lá delle differenze regionali, come dimostrano le statistiche europee- non esistono innocenti che possano dire "la colpa é di quell'altro", né fra i partiti politici, né fra i sindacati. Riproporre, come fa Ivan, uno schema semplicistico degli anni '50 (!) per poi dire che lá dove Mamma Diccí voleva favorire le sue scuole confessionali ora la Berlusconia vuole favorire la distruzione dell'Istruzione Pubblica per portare a termine il progetto di dominazione globale delle televisioni Mediaset, mi pare non solo strampalato (e non poco paranoico) ma sopratutto selettivamente cieco o, se si preferisce, storicamente miope: assumere parchi di precari non solo non é la soluzione, ma come Stella ci ricorda é parte del problema, almeno dal regno dei Savoia (sarebbe divertente immaginare che combriccola di poteri occulti o ideologia televisiva servivano i governi di Vittorio Emanuele... sará per un'altra volta).
4) Il problema meritocratico esiste dappertutto, e ovviamente anche nel giornalismo. Questa é un'oviettá, nonché un'ovvietá che é stata molte volte narrata, esaminata e discussa in questa Barberia. Vogliamo ricordarci le pseudo interviste della collega D'Amico ai sedicenti parenti di Welby, o le minchiate stratosferiche rilevate dai colleghi bidiessici nelle pagine degli Esteri delle testate piú prestigiose? Ma che ci sia un problema meritocratico nel giornalismo non esclude che ce ne sia uno anche nell'educazione, e che probabilmente in quest'ultimo caso il problema sia piú grave. Se non altro perché il telegiornale lo posso spegnere, il giornale posso non comprarlo, e comunque dispongo di una scelta fra le testate, nonché la possibilitá (molto diffusa, secondo le statistiche) di rinunciare a tutte. All'istruzione, invece, non scappa nessuno. E -come sempre l'ultima delle preoccupazioni, in Italia- nel caso della scuola pubblica si tratta appunto di una struttura finanziata dalla comunitá, e che dunque dovrebbe servire i suoi interessi. E ovviamente non lo fa.
5) In conclusione: la riforma Gelmini non funzionerá, come non é funzionata la Moratti e come non é funzionata la Berlinguer. Se avessi dei figli mi preoccuperei di educarli attraverso altri mezzi, e direi loro chiaramente -quando siano in etá di capirlo- che se li sto mandando a scuola é principalmente perché socializzino con coetanei e si tolgano dai coglioni da casa, ma che per motivi di feticismo culturale borghese é buono che almeno abbiano la maturitá. Del resto non potrei esigere loro che si laureino, giacché babbo non l'ha mai fatto.
6) "Il vero motivo per cui si mandano i bambini a scuola é perché imparino a stare seduti e fermi durante varie ore di seguito" (Kant)
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Citazione per citazione... golda - 29.10.2008... "... Tutto quello che ho per difendermi è l'alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile..."
(Philip Roth, "Operazione Shylock"). Ciao! | |
Re: Scuola. Per capirci qualcosa leggete qui Bruno Stucchi - 29.10.2008Berlinguer, non prenderti per il culo. Sostengo e ribadisco che 5000 ore di inglese fatte da un insegnate che l'inglese non lo sa, non servono a nulla. Ho visto un FARMACISTA insegnare tedesco, anche se lui il tedesco lo conosce come io conosco l'urdu. Ma con la laurea poteva insegnare tutto. E' questa la scuola che ti piace? Non 3 insegnanti per 30 alunni, ma 30 insegnanti per 3 alunni? Ogni insegnante avra' cosi' diritto di insegnare 10 minuti al giorno; poi sotto un altro. | |
Re: Scuola. Per capirci qualcosa leggete qui farfintadiesseresani - 30.10.2008Francamente continuo a non capire gli interventi del sig. Stucchi che sceglie come simbolico e unico campo di battaglia l'insegnamento della lingua inglese.
Il decreto Gelmini non prevede assolutamente nulla nel senso di una qualificazione dell'insegnante rispetto alla materia insegnata: anzi. Il decreto che dovrebbe riguardare la scuola superiore steso dalla Aprea, prevede invece un allargamento delle classi di concorso: il che va esattamente contro quanto lo stesso sig. Stucchi depreca. Un insegnante di Lettere con un esame di Storia della Filosofia (dico uno) potrà insegnare al Liceo Filosofia. Alle elementari, qualsiasi insegnante previo corsetto di certo numero di ore potrà essere qualificato per insegnare la lingua inglese. Queste cose le ha decise la Gelmini (o forse si dovrebbe dire Tremonti, come sottolinea nel suo divertente pezzo Oplita).
Questo però non è qualificare, ma, dequalificare. Invito quindi il sig. Stucchi a partecipare al movimento di protesta contro il decreto Gelmini che, in barba alla meritocrazia, permetterà a insegnanti che poco sapranno della lingua inglese l'insegnamento della lingua inglese.
Un saluto
PS E' buona norma, tra persone civili, non ritenere che gli altri siano più o meno "al circo" se qualcuno non condivide le proprie più o meno motivate opinioni: ne guadagna la qualità della discussione, se non nei contenuti, almeno nei toni. Sempre cordialmente.
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Farfinta... golda - 30.10.2008... Si parlava, appunto, della difficoltà di verificare la preparazione e la qualità del lavoro svolto dalla classe docente. Io ti ho sottoposto la questione dei corsi di aggiornamento e, quanto ti ho descritto, lo verifico sistematicamente quando mi capita per lavoro di dover seguire convegni o conferenze che vengono anche riconosciuti dagli Uffici scolastici di vario grado come ore formative del personale docente. La Gelmini dequalifica ulteriormente l'insegnamento della lingua straniera, già dequalificato di per sè e con il colpo di grazia di Valentina Aprea: sinceramente, comunque, con buona pace della "I" morattiana, non vedo in giro tutti 'sti ragazzi in grado di sostenere una conversazione minima in lingua inglese, a meno che non abbiano autonomamente fatto vacanze studio estive o partecipato a progetti di scambio interculturali previsti, a quanto mi risulta, solo nelle scuole medie di secondo grado (o non siano curiosi di sapere che cosa canta qualcuno, come credo sia successo a molti...). Tuttavia non si risolve un nodo a mio parere fondamentale: se io insegnante mi aggiorno o frequento un corso di specializzazione abilitante per l'insegnamento della lingua straniera nella scuola elementare non si sente la necessità di "verificare" da parte degli organizzatori, previo esamino finale, come mi sono aggiornato, se ho appreso e se sono dunque in grado di insegnare quanto appreso? Del resto nella vita gli esami nono finiscono mai, come diceva il buon Eduardo, e non dovrebbero finire nemmeno per chi è forte e in sella solo in virtù di un concorso superato magari venticinque anni fa (e magari anche inspiegabilmente), in un'Italia completamente diversa da quella attuale... Non è solo questione di meritocrazia: è anche questione di serietà. Quella vera, però. Ciao! | |
per golda farfintadiesseresani - 30.10.2008Non posso che concordare con quanto scrivi: se si fa un corsetto, poi bisogna che l'esame sia all'altezza del corsetto. Questo in un Paese normale. Poi c'è l'Italia.
Come spiegava benissimo Stella sul Corriere, destra e sinistra hanno giocato sul precariato. La Aprea, che ora è paladina della meritocrazia, è la stessa che si è opposta a Berlinguer e al cosiddetto concorsone (leggi sempre l'articolo di Stella). La Aprea, sottosegretario all'istruzione nei governi Berlusconi, è corresponsabile dell'enorme quantità di precariato che si è accumulata in questo periodo. Ora, d'improvviso, dopo aver usato questa gente sottopagata in cambio di minimi controlli o di finti corsetti abilitanti per mantenere bassa la spesa dell'istruzione, gli si dà un calcetto in culo e si mandano a casa. Ma a casa ci dovrebbe andare anche la disinvoltissima Aprea (così come, sia detto per inciso, la Gelmini forse dovrebbe farsi un esamino di coscienza prima di parlare di meritocrazia, considerata la sua carriera universitaria e l'esame svolto da procuratore).
Io non sono precario, non voglio difendere il precariato, ma chi ha creato questo precariato? Dopo averli usati si mandano a casa così, tutto d'un botto? Lo Stato è corresponsabile e quindi dovrà trovare una maniera, valutando certo anche il merito, di inserire queste persone in un percorso che comunque deve "sanare" la situazione. Poi si troveranno le vie per far sì che di precari, nella scuola, esista una minima dose fisiologica. Mi pare che Tremonti avesse giustificato gli ultimi condoni con la stessa logica: questi sono gli ultimi, poi cambierà il rapporto del cittadino col fisco.
Che tu veda gente a corsi di aggiornamento, è un buon segno: la legge che ti obbligava, per la progressione ci carriera, ad aggiornarti, non c'è più. Non ricordo nemmeno chi l'abbia abolita. | |
Finisco il commento... farfintadiesseresani - 30.10.2008Non so perché ma mentre scrivevo il commento si è catapultato da solo sul "web"!
Ciao!
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Concorsoni e altre amenità golda - 30.10.2008Mi risulta, Farfinta, che, la Aprea abbia creato mostri (nel vero senso della parola) non solo tra i docenti, ma anche tra i dirigenti scolastici, solo che a quelli, purtroppo, non si può dare alcun calcetto. Ripeto: Stella fornisce un quadro di oggettiva correità nello sfascio dell'istituzione scolastica da parte delle varie forze politiche, ma resta la voce di uno che grida nel deserto anche rispetto alla frettolosissima conversione di un decreto (Gelmini) in legge. E temo fortemente che la trovata veltroniana del referendum sia pura demagogia populistica rispetto alle cure delle quali la scuola necessita davvero (anche l'ex-ministro Fioroni e la sottosegretario Angela Bastico, forse anche per mancanza di tempo, non mi sembra abbiano lasciato evidenti tracce del loro passaggio). Per contro siamo davanti a studenti a tutti i livelli che "... non sanno se ridere o piangere batton le mani...". Ora vadp a vedere che si dice ad "Annozero". Ciao!
Ps L'obbligo di aggiornamento: sicuramente c'era ai tempi della Commissione Brocca e, se non ricordo male, di Berlinguer. Poi non ti so dire... Ma tanto le facce che vedo in giro sono sempre le stesse, già note... | |
Re: Scuola. Per capirci qualcosa leggete qui farfintadiesseresani - 30.10.2008Fioroni ha avuto un grande merito: quello di aver reintrodotto gli "esami di riparazione" e la commissione a maggioranza esterna per gli esami di Stato, chiudendo la porta all'autoreferenzialità che era stata introdotta dalla Moratti.
Questo, sia pure tra mille difficoltà, gli va riconosciuto.
Ciao!
PS Sui dirigenti scolastici: come ti dicevo, la grande maggioranza di essi è di "nomina" politica o sindacale... | |
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