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26.05.2009 Panorama off line
di salvo smentita
Dal 1° giugno il settimanale di Mondadori chiude il sito
In tutto il mondo i giornali vanno online, le loro versioni cartacee sono destinate a sparire. Non è solo una questione di forma ma anche, e soprattutto, di sostanza. La rete permette aggiornamenti continui, dibattiti, interazioni ecc ecc. La “sicurezza” dell’informazione poi non ha nulla a che fare con la carta. Il New York Times, il Washington Post, il Wall Street Journal (per rimanere sul “classico”) hanno la stessa attendibilità sia che siano concreti, sia che siano virtuali.
Internazionale, a marzo, riportava un articolo di Clay Shirky, l’ultima parte mi sembra interessante a questo proposito:
“[...] La società non ha bisogno dei giornali, ha bisogno di giornalismo. Per un secolo l’imperativo di rafforzare il giornalismo e quello di rafforzare i giornali sono stati così collegati da diventare indistinguibili. È stato un caso felice, ma oggi dobbiamo trovare altri modi di rafforzare il giornalismo.Se spostiamo l’attenzione da “salvare i quotidiani” a “salvare la società”, l’imperativo di “salvaguardare le istituzioni esistenti” si trasforma in quello di “fare qualunque cosa funzioni”. E quello che oggi funziona è diverso da quello che funzionava prima.Nei prossimi decenni il giornalismo sarà fatto di una serie di casi particolari. Molti di questi modelli saranno creati da amatori, ricercatori e scrittori. Altri dipenderanno da sponsorizzazioni, sovvenzioni e donazioni. Molti altri esisteranno grazie a un gruppo di quattordicenni pieni di energia che diffonderanno le notizie.Molti di questi modelli falliranno. Non sarà un solo esperimento a sostituire quello che stiamo perdendo con la fine del giornali, ma con il tempo l’insieme degli esperimenti che funzionano potrebbe darci il giornalismo di cui abbiamo bisogno.”
In Italia molti giornali usufruiscono delle sovvenzioni pubbliche (tra cui riviste di vela, di aeronautica o quotidiani di due pagine fondati da alcuni politici come il Campanile…). Senza sovvenzioni morirebbero. Siamo in un paese liberale, o per lo meno liberale quando fa comodo, se no la Fiat, l’Alitalia, le FS ecc. ecc. sarebbero morte e sepolte da tempo – E i giornali dovrebbero fare i conti con il mercato. Se l’offerta è di qualità vendi se no chiudi baracca e burattini. Dal Manifesto a Libero, tutti con le serrande chiuse, con redattori, direttori e compagnia cantante ad asfaltare o raccogliere pomodori.
Non è così, naturalmente, i soldi statali salvano il culo a tutti. La situazione è comunque critica, ma a farne le spese sono i veri giornalisti, che di solito non sono nemmeno iscritti alla loggia, ops intendevo l‘ordine, dei giornalisti. Al limite sono pubblicisti e cioè pagano le tasse e i contributi ma non hanno praticamente nessun vantaggio. Sono loro che tengono in piedi le redazioni, con la pioggia e con il vento. Sottopagati, sfruttati, presi a calci e scaricati quando la barca fa acqua perché senza contratto. Eppure senza di loro i giornali non potrebbero nemmeno andare in edicola. Sono loro i giornali.
Nei paesi civili, Svezia, Danimarca, Germania, Burkina Faso ecc. ecc. le sovvenzioni alla stampa arrivano da una ridistribuzione degli introiti pubblicitari televisivi e non dalle tasche dei contribuenti. E il futuro comunque è online. Qualità la parola d’ordine. In Italia le tasse pagano i giornali. Internet, per vari motivi e decisioni, è un oggetto misterioso. Quindi? Quindi chiudono i quotidiani online e non i cartacei.
Da sette anni mi barcameno tra un periodico e l’altro. Prima o poi qualcosa è andato a puttane. Si sono salvati sempre tutti, tranne quelli che fanno il grosso del lavoro, i precari del giornalismo (su cui bisognerebbe aprire un lungo e feroce post a parte, anche solo per descrivere la modalità di accesso al “titolo” di giornalista). L’ultima bordata è arrivata, pochi giorni fa. Con un preavviso degno di quello di uno stupratore che avverte la sua vittima. Mi/ci è arrivata questa mail relativa alla mia attività giornalistica in Panorama.it. la versione online del magazine più noto del paese:
“carissimi, ecco la mail che non avrei mai voluto scrivere: dal 1° giugno chiudono il sito di Panorama. l’azienda ha comunicato oggi ai nostri fiduciari sindacali che le news online non portano pubblicità, quindi niente soldi. e quindi il sito verrà trasformato in un non meglio identificato portale “maschile”, con direttore responsabile Marco Mazzei sotto la gestione della mondadori digital publishing (la società che cura tutti i siti mondadori) [...] vi ringrazio per tutta la passione che ci avete sempre messo.”
Grazie al cazzo è la risposta che è balenata nella mente, ci scommetterei, di tutti i colleghi. Ma se la crisi non esiste, come è che Mondadori, “l’azienda del Governo”, chiude Panorama.it?
Ma forse hanno ragione loro, la crisi non esiste, se no per quale motivo chiudere un portale che nel bene e nel male, si è occupato di politica, economia, cultura, tecnologia ecc. ecc. in favore di un non meglio identificato portale dedicato agli addominali in sette minuti e a “farla impazzire a letto”?
Nel frattempo, loro, gli addominali se li sono fatti a forza di mettercelo nel culo. Certo, non sono proprio impazzito.
PS sono in vendita al miglior offerente. Giornalista, scrittore, penna agile – a tratti velenosa – e versatile, sguattero, camerero basta che mi date il dinero.
Preso di peso da Kaizenology, dove nei commenti sono intervenuti altri ex redattori.
Se cliccate qui potete leggere un AGGIORNAMENTO
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Re: Panorama off line Marco - 26.05.2009| Ciao, io non rispondo per Mondadori, ma visto che in qualche modo sono chiamato in causa provo a dare qualche informazione più precisa. Mondadori non chiude il sito di Panorama, ma lavora a un nuovo progetto (sottolineo: nuovo-progetto); i "portali" (portali? nel 2009?) maschili non sono necessariamente dedicati agli addominali e a farla impazzire a letto (e comunque i giornalisti di testate che si occupano di questi argomenti saranno contenti di registrare il sincero apprezzamento dell'autore del post). Mi piacerebbe aggiungere che tutti (quelli che mandano le email e quelli che le ricevono) dovrebbero forse essere un po' più lucidi nell'analizzare le situazioni, perché non basta leggere Internazionale ogni tanto per cercare di capire che cosa succede nel mondo dell'informazione digitale. Ciao, Marco Mazzei (per chi mi conosce: per favore mandatemi un bigino su come si può farla impazzire a letto!) | |
Testate Rina Brundu - 26.05.2009"Se spostiamo l’attenzione da “salvare i quotidiani” a “salvare la società”, l’imperativo di “salvaguardare le istituzioni esistenti” si trasforma in quello di “fare qualunque cosa funzioni”..... Non sarà un solo esperimento a sostituire quello che stiamo perdendo con la fine del giornali, ma con il tempo l’insieme degli esperimenti che funzionano potrebbe darci il giornalismo di cui abbiamo bisogno.”.........
Faccio davvero fatica a capire questi accostamenti apocalittici, massimalisti e senza senso! E la faccio oggi più che mai! Ma quanti "esperimenti" (o quanti soldi del contribuente impedito!) sarebbero necessari per avere un giornalismo a cui servono tre morti in un cantiere per mollare il gossip è occuparsi di cose serie!
Con tutto il rispetto, che li chiudessero tutti!
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Re: Panorama off line Jadel - 27.05.2009Marco: non sono incazzato. Nemmeno amareggiato. Sono solo e semplicemente stanco. Molto stanco. Sfinito da un sistema che non riconosce la professionalità, che liquida le persone con dieci giorni di preavviso, che non spiega cosa succede e non da modo di essere curiosi. Sono stremato dall’ironia (postmoderna) con cui si liquidano le cose senza dare nessuna risposta. Cose che hanno a che fare con la vita delle persone.
La mia domanda forse non è stata sufficientemente chiara: la redazione, noi, che fine faremo?
Il resto è fufffa... http://kaizenology.wordpress.com | |
Re: Panorama off line Marco - 27.05.2009| Jadel, da quello che hai scritto e da come lo hai scritto qualcuno potrebbe forse pensare che tu fino a ieri tenessi in piedi il sito di Panorama e che all'improvviso tu sia stato messo alla porta. Invece mi risulta, ma se sbaglio correggimi, che tu sia stato un collaboratore, come ce ne sono a decine in tutti i giornali, che forniva articoli e per questa fornitura veniva regolarmente pagato. Nessun vincolo, nessuna attività strutturale, una collaborazione onesta come un'altra. Di questo stiamo parlando, è corretto? Se è corretto non ti sembra un po' scorretto far passare la cosa come se si stia trattando della smobilitazione di una redazione? O come se stessimo parlando di un casi di sfruttamento? A meno di non considerare tutte le collaborazioni una forma di sfruttamento, la tua era una collaborazione. Ripeto: che poi uno possa essere scocciato posso anche capirlo, ma da qui a disegnare il quadro (come ho visto nel tuo blog) di una famiglia distrutta per la cessazione di una collaborazione di quel tipo, ecco direi che ce ne passa. Certo, a meno di non voler inserire la cosa in tutto il pastone sulla crisi e sul governo, così giusto per mettere un po' di parole in libertà. Ciao, Marco | |
e il cdr che dice? salvo smentita - 27.05.2009Visto che nessuno smentisce formalmente la notizia, che quindi resta tale, ma che nello stesso tempo Mazzei, nel sito di Jadel, dice che è una bufala: "Anche se, certo, titolare che Mondadori chiude il sito di Panorama è un gran bel titolare; un po’ come, d’estate: “allarme meteo: fa caldo!” (paragone, se mi è concesso, poco azzeccato: al di là del sensazionalismo, d'estate fa caldo davvero), allora avanzo qualche ipotesi:
a) la mail che annunciava la chiusura era uno scherzo
b) non era uno scherzo ma una scusa inventata per dare il benservito ai collaboratori
c) la sola e vera notizia è che Mazzei diventa il direttore di panorama.it
d) magari non il 1 giugno, giorno in cui comunque le collaborazioni verranno sospese, ma il sito cambierà davvero e non sarà più il sito del giornale ma un'altra cosa, con altra direzione, altra testata, altri contenuti e altri collaboratori
qual è la risposta giusta, a queste e altre ipotesi? più che la chiarezza, è aumentata la confusione. con buona pace di tutti quelli che per anni (anni) hanno lavorato per il sito portando pezzi e notizie, che forse meriterebbero un trattamento migliore. anche se sono solo collaboratori, poveretti. | |
Re: Panorama off line Marco - 28.05.2009Salvo smentita, facciamo che il 1° giugno pubblichi una smentita? Basta dire: Panorama è ancora on line. Lo dico per te, per evitare di fare una brutta figura, dopo che hai messo on line una cosa che dice:
"Panorama off line
di salvo smentita 26.05.2009
Dal 1° giugno il settimanale di Mondadori chiude il sito". Ecco, il sito è ancora on line e tu ti sei sbagliato, hai preso una cantonata. Punto. | |
Re: Panorama off line Jadel - 29.05.2009Marco, io non sono nessuno. Mi occupo di libri e figurati se cambia qualcosa con o senza di me. Ci sono persone nella redazione di Panorama.it che fanno la differenza e si sono trovati il benservito tanto quanto il sottoscritto.
Il fatto è che la comunicazione è arrivata a tutti quanti, non solo a me. Certo io non ci campo con i miei articoli per il portale, ma a fine mese fa la differenza. Devo farmi un culo come una capanna per mettere assieme una cifra che mi consenta di tirare avanti. Ti sembrerà incredibile, ma sapere con dieci giorni d’anticipo che non avrai modo di guadagnare quelle poche centinaia di euro in più al mese possono, eccome, mettere in crisi un bilancio familiare.
Non sono scocciato, l'ho già detto sono stanco, stanco di dovermi arrabattare e di vedere colleghi, molto ma molto più in gamba di chiunque altro venir presi a pesci in faccia.
Ora ci arriva una comunicazione nuova, che ho postato su kaizenology, hai ragione il sito non chiude, o per lo meno non per i prossimi due - tre mesi. Ma si naviga a vista, non si capisce "chi cosa come e quando" e poi chissà. E siamo punto a capo.
Sta di fatto che carta, in questo caso elettronica, canta e la mail di liquidazione dell'intero corpo redazionale è lì nei nostri hard disk, sul mio blog e su questo spazio. Ora se l'azienda ha fatto una sorta di retromarcia io sono ben contento, ma la chiarezza è essenziale. E in questa faccenda non ce n'è traccia.
Un'ultima cosa, non mi piace e non mi piacerà mai, l'atteggiamento verso le "collaborazioni oneste" che hai tu, e molti tuoi colleghi. Senza quelle i giornali non si fanno. Non è semplice fornitura di servizi in cambio di denaro (e sai che denaro).
Infine, lasciami dire che la questione può essere smentita solo se Panorama.it va avanti con la stessa redazione a tempo indeterminato. Se a settembre o quando sarà saremo punto a capo non c'è nulla da riscrivere, se non una semplice data.
Ah, e le collaborazioni, sì, sono puro sfruttamento. | |
eh? salvo smentita - 29.05.2009| Scusa Marco ma che dovrei smentire? Una mail uscita dalla redazione di Panorama? Io l'ho letta, mica l'ho scritta. | |
Re: Panorama off line Marco - 29.05.2009| Jadel, allora fammi capire: i giornali devono rimanere sempre uguali, immobili, fatti dalle stesse persone, che usano le stesse parole, sanno (e non sanno) fare le stesse cose, per sempre, fino a quando non vanno in pensione. Il mondo dell'editoria deve essere fotografato come e' oggi e da qui in avanti mai più cambiato. E' questa la tesi? Panorama.it (che è cambiato almeno 4/5 volte negli ultimi anni, ma tu non lo sai e non ti interessa perché tu non stai parlando di quello, tu stai parlando del tuo caso personale) deve restare quello che era un mese fa, finché morte non lo separi dalla realtà? Dici: "la questione può essere smentita solo se Panorama.it va avanti con la stessa redazione a tempo indeterminato". Quindi confermi che tu sostieni, nel 2009, questa tesi: un prodotto editoriale deve andare avanti con lo stesso gruppo di lavoro per sempre. Ecco, se è questa la tesi: mi ritiro dalla discussione. | |
Re: Panorama off line Marco - 29.05.2009| Salvo Smentita, tu hai titolato e sottotitolato: "Panorama off line / Dal 1° giugno il settimanale di Mondadori chiude il sito". Mi aspetto che tu lo smentisca, è facile. Quanto alle email che sono uscite dalla redazione di Panorama, direi che potresti arrivare a capire che a volte si scrivono cose un po' ad arte per fare in modo che qualcuno poi abbocchi e faccia tutto un gran polverone. In questo caso hai abboccato tu, ma non te la devi prendere: magari la prossima volta starai un po' più attento. | |
certo, come no, ci starò più attento salvo smentita - 29.05.2009| Ma guarda che tipo strano che sono, credevo che le mail più che per far abboccare qualcuno, fossero scritte per scaricare (gentilmente) un paio e oltre di dozzine di collaboratori, correggimi (ancora) se sbaglio. Magari la prossima volta ci staranno un po' più attenti pure loro, gli sfigati, i collaboratori, sempre che se lo possano permettere, sai non tutti nascono col pedigree come alcuni fortunelli. | |
Re: Panorama off line Jadel - 01.06.2009Marco, sono stranamente d'accordo con te. Le redazioni vanno rinnovate, le persone devono "girare" i giornali rinnovarsi. Peccato che chi è precario, stagista ecc. ecc. venga semplicemente messo alla porta quando tira aria di "rinnovamento" anche se è bravo, anche se è capace. Il cambio mi sembra sia più uno scambio, questo va qua e quello va là. Direttori, caporedattori e alcuni redattori sono sempre gli stessi. Eliminare le ultime ruote del carro non significa rinnovare un giornale, se poi a dirigerlo ci sono più o meno le stesse persone. Se parliamo di cambio allora anche la dirigenza deve cambiare, se no è solo un modo cortese di piegare la realtà. Tu stesso, se non sbaglio, sei già stato direttore di Panorama.it.
Attenzione, onde evitare equivoci sin da subito ti dico che non sto mettendo in dubbio la tua professionalità, ci mancherebbe... non è una questione personale né lo sarà mai, qui si tratta ben di altro. E al di là della faccenda Panorama.it è qualcosa che ha a che fare con il sistema giornalistico intero. E su questo potremmo aprire una parentesi lunghissima.
Ci sono due caste, la prima torna o si rinnova sempre oppure non si schioda mai e poi mai, la seconda non sa nemmeno di che morte deve morire. Tornerà, cambierà, potrà rinnovarsi da qualche altra parte dopo essere stata scaricata? Puoi essere bravo, puoi essere brillante e conoscere il tuo mestiere ma sembra contare poco in questo paese. | |
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