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01.10.2009 Chi vende e chi no
di Sandro De Rossi
Come e perchè più raccontiamo balle e più perdiamo copie. Come e perchè il piagnisteo ipocrita sulla libertà di stampa è un'altra fregatura non solo per il lettore ma anche per noi
Collaboro all’Osservatorio sull’Informazione che gestisce il sito www.malainformazione.it, e proprio in questi giorni alcuni colleghi hanno avviato una ricerca interessante. Mi piacerebbe… ‘aprire il dibattito’ su una prima pillola di dati grezzi che stanno raccogliendo.
Dati ufficiali ADS sui quotidiani italiani 2009: chi perde cosa?
Tolti i soliti 5-6 milioni di baionette dichiarate, se uno va a contare le VENDITE (cioè l’unico dato serio e relativamente poco taroccabile), e se dalla lista toglie i quotidiani sportivi, la musica è diversa e interessante.
Innanzitutto sarà bene togliere i bei numeri di ‘Epolis’ (l’unico gratuito che compare tra gli accertati ADS), non per snobismo ma perché il ragionamento da fare sui free press è a serio ma è parte: restiamo ai numeri di 57 quotidiani ‘di informazione’ e scopriamo che le baionette non sono 6 milioni e neanche 5: sono 3,7 milioni di copie. Vendita media del quotidiano italiano: 65.000 copie.
Arrotondando almeno sulle centinaia, scopriamo poi che il calo di vendite tra il 2008 e il 2009 ha fatto scendere il totale da 4.005.000 a 3.715.000 di copie. Perdita assoluta totale 2009 su 2008: 290.000 copie, pari al 7,2%.
Dividiamo ora i 57 quotidiani (56+1, in realtà, per la doppia testata del piccolissimo Quotidiano di Sicilia) e li organizziamo in 5 fasce dimensionali:
Serie A - I ‘nazionali’ che vendono più di 300.000 copie, e che sono solo 2: Corriere (512 mila) e Repubblica (456), per un totale di 968 mila. (media: 484.000)
Serie B – I regionali (Stampa, Messaggero, ecc.) più il Sole, che stanno tra le 100 e le 300 mila: sono 7 testate e sfiorano in totale 1,2 milioni di copie. (media: 170.000)
Serie C - Un pool di provincial-regionali che vanno dal Tirreno alla Nuova Sardegna: 9 testate tra le 50 e le 100 mila copie vendute, con un totale di 639 mila copie (media: 71.000).
Serie D – Altro pool di provincial-regionali (dalla Gazzetta di Parma alla Provincia Pavese) più qualcosa di partito (Unità, Manifesto, Avvenire): 21 testate tra 20 e 50 mila copie per un totale di 707 mila copie. (media: 33.000).
Serie E – I fanalini di coda, piccolini o nati da poco che cercano di crescere: dalla Tribuna di Treviso a Taranto Sera sono 17+1 testate in un range tra 2.000 e 20.000 copie e un totale di 200 mila. (media: 11.000).
E vabbè, questi sono numeri che conosciamo (o dovremmo conoscere) tutti, dovendo anche ricordare che stiamo solo parlando di dimensioni aziendali e non di penetrazioni e/o ‘influenza’ politica sul proprio pubblico.
La cosa interessante viene se verifichiamo i trend dei gruppi, che sono diversissimi.
La stampa italiana è in crisi, ovviamente per colpa della crisi della pubblicità e di qualunque altro motivo fuorchè sé stessa: questo dice la manfrina dominante, che sta implorando altri aiuti di Stato per staccarsi ancora di più dal mercato. Cioè dal lettore.
La manfrina è generale, perché, trattandosi di quibus pubblici, tutti sono lì a a stendere la mano.
Ma i numeri dicono altro.
Il totale delle copie perse (parliamo sempre di VENDITE e non di fuffa e omaggi e piante buttate giù inutilmente) è quel 290 mila che dicevamo. Il Corriere e la Repubblica, che da soli fanno poco più di ¼ delle vendite (26%), da soli hanno fatto un buco proporzionalmente doppio rispetto al proprio ruolo, e cioè superiore al metà del totale: 153.637 copie andate a ramengo, pari al 53% circa. E anzi la sola Repubblica batte ogni record: -17,4% di vendite, pari a meno 96 mila copie, pari al 33% del buco nazionale totale.
Ma più si va verso il ‘basso’, cioè verso il locale, e più le perdite si contengono.
Mettiamo in fila le 5 fasce, dalla più grande alla più piccola, come se ogni gruppo fosse un’unica testata: fascia A: -13,6% di vendite; fascia B: -7.6%; fascia C: -2,7%; fascia D: -2,6%; fascia E: -0,8% di vendite addirittura con 6 testate su 18 che vanno avanti.
Perdere un 2-3% con i chiari di luna in cui stiamo passando è persino un miracolo: probabilmente la gente ha continuato a comperare giornali (locali) esattamente come il pane. Perdere uno 0,8% è come andare avanti alla grande.
Dunque la morale è che la ‘crisi della stampa’ (pubblicità e bilanci schizofrenici a parte) è solo la crisi dei ‘grandi’.
A questo punto la manfrina nazionale dice che dobbiamo chiedere altri soldi pubblici anche per cacciare a forza in tasca il giornale ai giovani, e trovare altre soluzioni (sempre soldi pubblici) per educare a forza un pubblico di lettori così arretrato. Non a caso il canone Rai già vogliono mettercelo d’ufficio nella bolletta elettrica e sfilarcelo di tasca direttamente in banca.
Come giornalisti anche noi chiediamo più quibus pubblici, e come cittadini dobbiamo leggere ciò che ci dice lo Stato. Poi torniamo a fare finta di fare i giornalisti e facciamo le manifestazioni per la libertà di stampa e la libertà di ficcare il giornale in tasca alla gente, d’ufficio.
Ma quelle cifre possono anche essere lette in un altro modo: più in ‘alto’ si va e più si va nel ‘nazionale’. Cioè si va nelle cronache del palazzo e della Casta e della fuffa.
Mediamente i ‘nazionali’ e la fascia B sparano le prime 5 pagine di fuffa politica sempre più isterica: i corpi cavernosi del Presidente del Consiglio, il monito del Presidente, le repliche di Franceschini e quelle di Bersani, e tutte le solite balle che eccitano circa 300.000 persone: quelle che nel Palazzo ci campano. Tutte notizie meravigliose, come si vede. Che interessano talmente tanto i lettori, al punto che i minori acquisti si concentrano lì.
Concludo segnalando due siti dove fare qualche interessante verifica e/o riflessione.
1) Chi è abbonato alla Stampa o comunque può vederla online, faccia caso, al mercoledì, alla rubrica delle lettere: in mezzo c’è la graduatoria delle ‘5 notizie più lette’ elaborata dall’Istituto Piepoli. Se non avete l’abbonamento alla Stampa andate sul sito del Gazzettino e guardate verso la metà della home page: c’è anche lì una graduatoria delle notizie più cliccate dalla ggente. Mai nessuna di fuffa politica. Mai nessuna che rientri in quelle squadernate di strilli politici sui corpi cavernosi che occupano invece tutta la prima foliazione dei ‘nazionali’. Il bello è che qualcuno come La Stampa pubblica le classifiche e non si accorge che pompa fuffa da una parte, mentre la ggente (noi) legge dall’altra.
2) Sul sito cui collaboro guardate un po’ di fanfaluche che raccontano i ‘grandi’. Alcune fanno impressione, ma in generale sono talmente tante che si capisce benissimo perché bisogna invocare sempre più soldi di Stato –cioè soldi nostri gestiti dalla politica- per cacciare quelle fanfaluche a viva forza nelle tasche della gente.
Sempre viva la ‘libertà di stampa’, di Stato, però.
Lapis
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Re: Chi vende e chi no Bruno Stucchi - 02.10.2009Un dato preciso:
da mie costanti rilevazioni, la TIRATURA (non vendita!) media del Corriere della Sera
e' passata, dal 1 Gennaio 2009 ad oggi 2 Ottobre, da 807601 a 785529. Quindi una perdita di 22072 copie. Se preferite, sono circa 80 copie in meno al giorno. E la tendenza e' al peggioramento.
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Stai sulle copie di carta, non di aria fritta. E i dati corrispondono. Sandro De Rossi - 02.10.2009Io ho solo aggregato i dati. Più o meno è la stessa cosa, ma con numeri che non dicono nulla di vero: la TIRATURA è una base di verità più tanto macero e aria fritta, rispetto al dato reale della vendita.
E proporzionalmente i numeri in sostanza corrispondono: la tua tiratura da 807 mila corrisponde alla vendita di 569; e la tua tiratura di 785 mila corrisponde alla vendita di 512. Più o meno la vendita va dal 65 al 70%.
La perdita di VENDITE, cioè di copie reali e non di propaganda, avanzi e pacchi che restano intonsi alla sera negli aeroporti, è di 57.000 (che nella tiratura gonfia a 80 mila).
La Repubblica è un disastro quasi doppio: corrisponde al del 168 % del Corriere.
Lapis | |
Qualcuno mi aiuta ? Sandro De Rossi - 02.10.2009Vedo che qui non si commenta perchè appassionano di più le puttane, ma questo è un buon posto con tanto passaggio, e allora aggiungo dei numeri.
Sono, semplicemente, i numeri che ha dato Bonaiuti per far polemica contro la manifestazione della 'libertà di stampa'... e per tranquillizzare che lo statalismo continuerà e crescerà ancora:
206 milioni di euro di contributi diretti alla stampa,
273 milioni di euro di contributi sotto forma di rimborsi spese postali,
21 milioni di euro per contributi alle radio,
12-14 milioni di euro da Dipartimento editoria e altre Amministrazioni centrali dello Stato
2,4 milioni per campagna di sostegno alla lettura
E fin qui siamo a 515,4 milioni di euro per fare in modo che la 'libera stampa' se ne possa fottere di cosa pensano i propri lettori, e possa continuare a far politica anche se i lettori non la comprano.
Poi bisogna aggiungere già da questo governo:
xxx milioni per il formidabile progetto di infilare in saccoccia ai giovani i giornali.
E poi ai numeri di Bonaiuti ne devono essere aggiunti molti altri, certo non di dettaglio:
xxx milioni di canone Rai per fare il giornalismo di Stato
xxx milioni da Regioni ed Enti locali per false forme di divulgazione di veline a mezzo stampa
xxx milioni da TUTTI gli enti pubblici in pubblicità e inserzioni pagate a cifre superiori ai prezzi di mercato.
Qualcuno mi aiuta a mettere dei numeri al posto delle xxx?
Lapis | |
Non c'entra coi quotidiani, però però Madame Psychosis - 03.10.2009I settimanali d'informazione soffrono della stessa crisi dei quotidiani. Non tutti però.
Leggo su Internazionale in edicola da ieri (con una nuova e bellissima grafica):
"Solo nell'ultimo anno, la diffusione di Internazionale è aumentata del 27 per cento"
Lo comunica Giovanni De Mauro, il direttore, che attacca così:
"Un giornale non è di chi lo legge. Non è dell'editore né dei giornalisti che lo fanno. I veri padroni sono le sue lettrici e i suoi lettori, che ne decidono il destino comprandolo in edicola o abbonandosi".
Ok, la diffusione non è la vendita, ma il 27 per cento è davvero tanto.
settimanali giugno 2009 da Primaonline:
http://tinyurl.com/ya26few | |
Incremento percentuale... ma su quanto? Sandro De Rossi - 03.10.2009Non trovo i numeri assoluti. Li hai?
Lapis | |
No Lapis Madame Psychosis - 04.10.2009Mi sa che dobbiamo stare sulla fiducia, il che ovviamente non esclude una verifica.
Per stare in Ads bisogna pagare. L'ho messo, il link a Prima, per fare il confronto con gli andamenti, peresempio, di Espresso e Panorama. Per il resto, toccherà fare almeno una telefonata :) | |
Sulla fiducia... di montagne di balle Sandro De Rossi - 04.10.2009Soprattutto quando si tratta di TIRATURE e DIFFUSIONI ti consiglio vivamente di non stare sulla fiducia di nessuno. Dal Gazzettino di Roccacannuccia al New York Times. :-)
Quella percentuale è troppo sbalorditiva per non nascere da piccoli numeri. Che, comunque, NON hanno a che fare con le vendite.
IL TUO LINK A PRIMA NON MI FUNZIONA: PUOI PROVARE A RIMETTERLO ?
Lapis | |
Re: Chi vende e chi no Lorenzo Nannetti - 04.10.2009Un altro problema che frega i grandi, i grandi se lo sono cercato da soli. Parlo dei vari inserti e insertini (da Corriere Magazine agli inserti sulla moda, sullo stile, su qualunque cosa) che vengono dati con il quotidiano stesso in alcuni giorni della settimana e (da sottolineare) A PREZZO MAGGIORE. Tipo 1 euro e mezzo invece del solito euro.
Conosco varie persone che, nelle giornate in questione, preferiscono non comprare il giornale perché l'inserto è quasi sempre di pessima qualità, riempito per oltre il 75% di pubblicità che non interessa a nessuno - e che sicuramente non vale il 50% in più di prezzo.
Se tanti miei conoscenti fanno così, quanta altra gente in giro per l'Italia fa lo stesso? E parliamo di gente con cultura medio-buona.
Un fatto è esplicativo: un paio di anni fa, al giovedì il Corriere dava la possibilità di comprare il quotidiano + inserto Magazine a 1.50 euro o solo il quotidiano a 1.00 euro, lasciando l'inserto al giornalaio (che immagino dovesse restituirlo, ma non sono sicuro). All'edicola davanti a dove lavoro io la seconda opzione era la norma, e credo questo indicasse bene l'interesse dei lettori al riguardo... qualche mese dopo il giornalaio ci disse che "non era più possibile acquistare solo il quotidiano, perché non gli ritiravano più gli inserti invenduti.
Forse perché si erano accorti che nessuno (o quasi) li comprava??
In generale credo che gli inserti obbligatori tendano a contribuire ad uccidere le vendite a favore dei giornali minori che tendenzialmente non hanno la stessa strategia di marketing e contemporaneamente hanno una equivalente capacità giornalistica almeno sul locale. | |
Re: Chi vende e chi no Bruno Stucchi - 04.10.2009| Allora, ieri (3/10) a Roma c'erano in piazza 300000 giornalisti o affini, senza contare le manifestazioni rurali. Ora, secondo i più raffinati analisti, in Italia ci sono circa 5 milioni di lettori di quotidiani. Quindi, per ogni giornalista ci sarebbero 17 lettori circa. Qualcosa non quadra. | |
Barbierino d'oro 2009 Rina Brundu - 04.10.2009Straordinario questo commento, Bruno!
Mi pare dica tutto sullo status del giornalismo in Italia!
Chiamerebbe pure per un Dieci valide ragioni... ma nessuna delle dieci opzioni che potrei includere supererebbe in valenza umoristica i concetti di
"300000 giornalisti o affini" - le "manifestazioni rurali" - i "raffinati analisti" e quel qualcosa che "non quadra".
Straordinario and very funny!
With my compliments and regards, | |
Per non parlar del cane Sandro De Rossi - 04.10.2009Bruno, se vuoi provare a far quadrare i numeri, ricorda che all'Inpgi risultano in totale le posizioni di 18.640 tra professionisti, praticanti, pubblicisti e non so cosa. Mentre all'Inpgi 2 -che ramazza proprio tutto- risultano altri 16.000 pubblicisti. Totale: 34.640 che almeno fatturano qualcosa come minimo (e che ricevono stipendi da favola come massimo).
Prendendo per buona la stupidaggine paleo-propagandistica dei 300.000 presenti, e immaginando per assurdo che i giornalisti c'erano tutti, ma proprio tutti tutti (io no, ma evidentemente sono un'eccezione), la conclusione è che in piazza c'erano 34.640 giornalisti e 265.360 "affini".
C'erano tutti ma proprio tutti i giornalisti, e ognuno si è portato in media 7,6 "affini". Più il cane.
Lapis
PS - Quanti milioni di lettori ci sono in Italia? Guarda su, e ricorda che le copie VENDUTE totali, contando tutte ma tutte le testate anche locali, sono 3,7 milioni. | |
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