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20.11.2009
Perché voglio che mio figlio vada a soffrire in Italia
di Dom Serafini

E poi non si vada a dire che non amo l'Italia

Il prossimo anno, mio figlio finirá l'high school, cioé il liceo. Frequenta Bronx High School of Science, uno dei licei (pubblici) piú impegnativi e prestigiosi degli Stati Uniti e pertanto ha la scelta delle migliori universitá americane.

Io peró, preferisco che faccia in Italia gli studi “undergraduate” (laurea di primo livello), il cosidetto “bachelor degree”. Per i parenti ed amici che vivono in Italia, questa mia decisione ha dell'assurdo. “Ma come”, mi rimproverano, “tuo figlio ha la fortuna di vivere in America, accedere alle migliori universitá ed avere un impiego garantito a fine laurea, e tu lo mandi da dove tutti vogliono fuggire?”

Poi proseguono con l'elenco delle cose che non funzionano in Italia: La meritocrazia non é apprezzata, anzi é vista come controproducente. L'universitá é in mano ai baroni che fanno e disfanno con impunitá. La burocrazia divora il tempo e spegne qualsiasi iniziativa. Le facoltá che si possono sceglire sono limitate se non “figlio di…”.

Una volta all'universitá, i docenti piú onesti farebbero presente che se non si é “figli di…” sará difficile trovare un impiego. L'etá media per la laurea in Italia é 28 anni, quindi, se volesse rimanere in Italia, non troverebbe un impiego fisso fino a 35 anni.

Questa é una lista parziale di problemi che mi elencano, naturalmente, in buona fede e cercando di dare buoni consigli inevitabilmente ogni qualvolta il discorso cade sulla scelta universitaria di mio figlio. Quello che i miei interlocutori non capiscono é che voglio che mio figlio studi in un'universitá in Italia appunto per tutti i problemi sopraelencati.

Per un cittadino italiano (come mio figlio), nato e cresciuto in America, l'esperienza universitaria in Italia é un “plus”, non un “meno”. L'America, essendo l'opposto delle cose elencate, sarebbe troppo facile; senza una sfida vera; senza poter sviluppare quella marcia in piú che serve per affrontare il mondo di oggi.

L'Italia a mio figlio farebbe sviluppare quelle qualitá che gli tornerebbero utili non solo in Italia, ma specialmente in America. Restare a New York o a Los Angeles sarebbe troppo facile e non si imparerebbe nulla: caffé alle 5 di mattina? Medicine alle 3 di notte? Medici ed ambulatori a qualsiasi ora? Fare le spese a mezzanotte in qualsiasi posto ci si trovi? Rinnovare la patente per posta? Pagare le bollette per telefono?

Tutto possible, facile, veloce. In Italia, no. Un esempio viene da mio fratello che, dopo tanti anni di vita in America, quando torna in Italia non é neppure in grado di fare la spesa, perché non riesce a far combaciare i suoi impegni con gli orari dei negozi.

In Italia un ragazzo non direbbe mai: “Dad, chilax. I've time!” (papá rilassati-raffreddati che c'é tempo”), ogni qualvolta si fa notare che corre il rischio di essere in ritardo. Infatti, il trasporto pubblico a New York é efficiente, quindi “no-problem”, difficile arrivare in ritardo -- ma a me preoccupa tanta convenienza.

E cosa dire della sicurezza di quando i giovani vanno ad una festa in auto: é garantito un autista sobrio (pena cause civili di milioni di dollari in caso di incidenti). Troppo facile. La famiglia reale inglese manda i loro figli a fare il militare per acquisire una marcia in piú.

Per noi questa non é un'opzione, poiché il ragazzo potrebbe finire in Iraq a combattere una guerra inutile creata dal presidente George W. Bush. La vita troppo facile che gli é stata concessa fin dalla nascita lo renderebbe inadatto ad affrontare le nuove realtá. La soluzione migliore é quella Italiana dove, se non si é “figli di…”, si deve saper ingranare quella marcia in piú oggi necessaria.

Naturalmente non tutti in Italia riescono ad ingranarla, limitandosi a sperare per un posto fisso alle poste, alla banca o al comune. Ma anche chi in Italia non riesce a realizzare i propri sogni, una volta trasportati in America rinasce come i fiori appassiti che vedono la luce e vengono annaffiati.

Quella marcia in piú che l'Italia ha dato, anche se non completamente ingranata, permetterá di eccellere in un ambiente fertile come l'America. Sono sicuro che, ad esempio, molti bravi ricercatori italiani appunto perché frustrati dal sistema del baronato che li frena e li umilia, vengono spinti a sviluppare quel desiderio di eccellere che poi li ricompensa in America o in Francia dove la ricerca viene apprezzata e valutata.

In pratica le difficoltá in Italia sono ideali per far si che conoscenza, intelligenza e volontá dei giovani vengano meglio monetizzate quando si passa dall'Italia agli Usa.




 
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Dad, chilax?
Rina Brundu - 20.11.2009
Possiamo richiamare in patria il direttore per consultazioni?


Erasmus al contrario: idea non male, ma...
Sandro De Rossi - 20.11.2009
In parte capisco cosa vuoi dire: mio figlio ha fatto 1 anno in America, e mia figlia 2 in Francia, dove finirà a lavorare.

La marcia in più che ha mio figlio, che lavora in proprio come professionista della sanità qui in Italia, è (a) quella esperienza intensa di una vita diversa (proprio come dici tu) e (b) la lingua, che lo mette un gradino (e più) sopra i suoi colleghi... perchè lui si aggiorna sulle ricerche più avanzate del suo settore, ed è in contatto col top della sua professione. Che non è in Italia. E non è certo nelle Asl.

Mia figlia, ingegnere con imminente doppia laurea italo-francese, dopo aver sperimentato proprio tutta l'italianità che tu descrivi, finirà in un posto dove i cacciatori di teste delle aziende hanno delle tabelle di valori economici. Per la università da cui è uscita lei la tabella dice "primo stipendio tra 33 e 36 mila euro/anno". E subito, non dopo 7 anni in media.

Capisco quindi, almeno in parte, quello che dici. Soprattutto se la prospettiva di tuo figlio è quella di continuare gli studi in America, e poi magari fermarsi là: per lui in sostanza progetti un Erasmus al contrario. Non illogico.

Però -parlando in astratto e non certo riferendomi alle tue scelte di padre- permettimi di segnalarti due cose.

1- ho letto come una nota stonata il tuo accenno al cosiddetto "impiego fisso" (con poi la definizione di "posto fisso"). E' l'antitesi di quello che prospetti, se per tuo figlio sogni un orizzonte di flessibilità, adattamento, coraggio...

2- Idem quel riferimento (che in realtà non ho capito) alla guerra in Iraq, "guerra inutile creata dal presidente George Bush". La dichiarazione di guerra è stata fatta da altri, ma non è questo il punto: il punto è che anche queste opzioni devi vederle come parte integrante della vita. Nostra e dei nostri figli. E se pensi che sia colpa di George, temo che hai la tendenza a considerare accidenti evitabili anche scontri epocali in cui sogni di non essere immerso. Non insegnare a tuo figlio che è solo un brutto sogno: è la realtà con cui soprattutto lui dovrà fare i conti. A lungo.

Il punto è che -piaccia o non piaccia- non dobbiamo suggerire l'illusione di demandare 'in automatico' ad altri la creazione del posto dove "impiegarci", e tantomeno la protezione del posto in cui viviamo.

(E scusa se ho frainteso, naturalmente)

Lapis



Re: Magari tuo figlio lavorassa in Italia
ivanfrance1 - 21.11.2009

per anni, soprattutto chi non aveva mai lavorato negli States, ha idealizzato il "way of work" americano e di pari passo il modello di vita americano.
Coloro invece che hanno sperimentato i ritmi di lavoro negli States, le pochissime ferie pagate, la pressione negli uffici, i quasi inesistenti diritti sindacali stanno volentieri alla larga da qualsiasi possibile mutazione in quel paese posto che questa mutazione non sia nel limitato mondo della ricerca universitaria.

Gli americani hanno due settimane di ferie pagate l'anno, diritti sul posto di lavoro limitatissimi e una flessibilità che attraversa oggi una forte crisi data la disoccupazione in crescita, in più il sistema di welfare è pressochè inesistente.

Caro Serafini, dì pure a tuo figlio di cercarsi un lavoro in Italia, farebbe una vita più sana meno lobotomizzata dal lavoro e dal profitto.

Almeno in questo l'Italia è anni luce davanti gli Stati Uniti: ricordiamocelo.



Bravo Dom
Astolfo - 21.11.2009
Credo infatti che se tuo figlio non é proprio abituato alle realtá del Bel Paese, spedirlo nella Madre Patria gli risulterá estremamente utile. Traumatico, probabilmente, ma utile. E, come ben dici, stimolerá inevitabilmente parti del suo cervello che saranno obbligate ad adattarsi alla sfida del nuovo environment. Per non parlare della prospettiva rinfrescante sulla situazione italiana che porterá con sé, e che ti aiuterá anche a te a vedere con occhi nuovi la vecchia e nota realtá.

Detto questo, una volta ottenuto il B.A., rinnovato il suo contatto con le radici familiari e ampliato la sua prospettiva culturale ed esistenziale, consigliali di scappare a gambe levate.

Anche se scommetto che non sará necessario: lui stesso, vedrai, arrivato il momento se ne vorrá andare. E come non capirlo? L'espresso buono e le vecchie chiese da ammirare non bastano per compensare quel nitido e sgradevole sapore di decadenza periferica, di provincialismo sbandierato e di panico naufragante che caratterizza l'Italia dei nostro giorni...


Potremmo però cercare di fare così: tenerci tuo figlio e spedire là ivanfrance...
Sandro De Rossi - 21.11.2009
...ma dubito che tuo figlio vorrà restare: tanti ragazzi in gamba se ne vanno. E temo che ivanfrance, e quei suoi ragionamenti pantofolari, ce lo restituiscono subito.
:-)

Lapis


E' inutile, Lapis
Astolfo - 21.11.2009
Perché malgrado la sua apologia accorata e sentita del Wop Way Of Life, é da mó che l'Ivan é scappato dall'Italia.

(In caso ti servisse un altro particolare sintomatico...)


Sì, ma...
G.O.D. - 22.11.2009
Il ragionamento di Dom tutto sommato fila, ma credo manchi un tassello importante: ossia che gli studi undergrad negli USA, anche presso gli atenei più acclamati, sono di bassa qualità. Mentre in Europa, Italia compresa, sono di buona qualità. La situazioni si ribalta con il Master (in cui lo studente made in USA mediamente recupera lo svantaggio) e poi con il PhD, molto più qualificante in Usa che in Italia. In effetti gran parte del successo degli studenti italiani (o indiani o cinesi) sta proprio nel fatto che dopo avere ottenuto una laurea nei paesi di origine concorrono per un PhD negli states, surclassando la concorrenza locale.
ps: Dom, ma tuo figlio cosa pensa?


In effetti come strategia non sarebbe male
Sandro De Rossi - 22.11.2009
Di basso livello ci sono di sicuro le high school (in media), ed effettivamente l'undergraduate qui e gli studi successivi là potrebbe essere una bella strategia.
D'altra parte abbiamo anche noi qualcosa di buono, sia chiaro. Non nelle OTTANTA (80, otto-zero !!!) facoltà di Scienze della Comunicazione, ma ce l'abbiamo.

Dando per scontato, of course, che poi non finisce a mettersi in fila qui a questuare, come ad esempio nell'ultimo concorso nel mio Comune, che si tiene domani: 670 in coda per 1 sedia fissa come quelle che piacciono a ivanfrance. Ah, la vita 'tranquilla'... !

Lapis


Re: Perché voglio che mio figlio vada a soffrire in Italia
ivanfrance1 - 22.11.2009

la garanzia del posto di lavoro serve a costruire qualcosa per chi campa di lavoro e non ha alcun "capitale" alle spalle.
Il posto fisso non esiste, esiste la serenità di poter lavorare e cambiare secondo regole che non dipendano dall'umore di chi ti ha assunto.
Pensare che una società civile si costruisca sulla precarietà è un'idiozia che da noi hanno pensato bene di applicare alle nuove generazioni con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.


Fuffa immaginifica di un mondo che non c'è. Come al solito, ivan.
Sandro De Rossi - 23.11.2009
La "garanzia del posto di lavoro" te la dà chi crea lavoro: un imprenditore (a circa l'85% degli occupati) o lo Stato in tutte le sue articolazioni (a circa il 15%).

1) Impresa - Immagina di essere TU un imprenditore, e prova a pensare come fai -se rischi e 'intraprendi'- dare a chicchessia (anche a te stesso) "garanzie" come quelle che dici. Tipo: la "garanzia" che hai investito bene, la "garanzia" che nessuno farà meglio di te, la "garanzia" che i cinesi non ti spazzano via entro i prossimi tre mesi... Stai immaginando stupidaggini inesistenti, dalla boita artigiana alla Fiat, perchè nessuno ha da nessuno le "garanzie" che le idee e i progetti e gli investimenti funzionano. Lo scopri dopo, se funziona, sai?

2) Stato - Se invece parli di Stato (e quindi tra l'altro di "garanzie" da dare ai "precari": lo dico perchè 'sta parola "precari" mi fa venire i vermi) pensa che la sicurezza di quel 15% di "tranquilli" nasce dallo spremere quelli che stanno sul mercato, cioè nasce dal puppare soldi da coloro che "garanzie" non hanno. Sto parlando di tasse, naturalmente. A meno che tu non pensi che si possa aumentare i debiti, o trovare i soldi nel pentolone sotto l'arcobaleno. O stamparli a Roma. Ma se pensi ai debiti, e se sei giovane, preparati a pagarli.

Vedi un po' tu.

Lapis


la preistoria del pensiero economico o del pensiero tout court
ivanfrance1 - 23.11.2009

Lapis ragioni come se 150 anni di analisi del capitalismo siano passati invano.
Se pensi o ti illudi che sia la magnanimità dell'imprenditore (padrone) a far campare l'operaio o l'impiegato la discussione sarebbe lunga e bisognerebbe cominciare dalla lavagna.


quanto poi "all'immagina tu..."
ivanfrance1 - 23.11.2009

immagino...e ti informo che nella disciplina giuslavorista italiana esiste il caso del licenziamento per giusta causa e giustificato motivo, non solo, esistono anche i licenziamenti collettivi.

Insomma mio caro Lapis, quando dicevo che il posto fisso non esiste, intendevo che non è mai esistito anche prima dell'introduzione del precariato in Italia.

Ma per rendersi conto di questa banalità bisognerebbe aver davvero lavorato nell'industria privata o conoscere un minimo il diritto del lavoro e magari aver esercitato qualche diritto sindacale occasionalmente...tutte cose che uno come te non deve aver mai sperimentato.
in fondo ammetto che per far lavorare gente come te occorre davvero il posto fisso per come tu lo intendi.


Re: Perché voglio che mio figlio vada a soffrire in Italia
Paul Olden - 23.11.2009
Insomma, è come mettersi le scarpe strette per provare il piacere di togliersele.


Tuo figlio che dice?
LAURA RIPANI - 23.11.2009
Di grazia, hai ascoltato il suo parere? Perchè un ragazzo che fa quello che vuole papà (soltanto perchè lo dice lui) e non ha proprie, profonde, motivazioni, in Italia, negli Usa o a Timbuctù, potrebbe non strutturare mai una propria personalità.
Non gilelo auguro, ma poi rischia di sfogare le proprie trasgressioni all'autorità altrove. Marrazzo senior ti dice nulla?


Dissento
Rina Brundu - 23.11.2009
Caro Dom con estrema pacatezza permettimi di dirti che dissento fortemente dalle tue tesi. E dissento fortemente quando l'Italia viene considerata altra opzione possibile all'Iraq. Forse la ragione per cui tu desideri mandare tuo figlio a studiare in Italia (cosa che io farei iniziando proprio dall'asilo!) é perché tu, a differenza di chi ti circonda, comprendi che studiare non é solo un modus veloce per ottenere un posto di lavoro, ma é soprattutto mezzo molto efficace per conoscere noi stessi. Per diventare uomini e donne migliori. Per diventare cittadini migliori! Con tutto il rispetto questa capacità introspettiva é molto lontana da un modello culturale Americano che spolvera soprattutto la superficie. Non sempre ma quasi sempre.
Please forgive my direct approach but it would not help beating about the bush!
With my regards.


Ossignur
Sandro De Rossi - 24.11.2009
Caro ivan, il giorno in cui tu avrai fatto il sindacalista dei giornalisti tanto quanto l'ho fatto io, deve ancora arrivare (e là fuori ci sono anche colleghi che potrebbero raccontarti qualcosa dei miei modesti risultati). Ma è anche vero -da quel che mi pare di intuire- che quel giorno potrebbe anche non arrivare mai. Comunque, se per caso quel giorno arrivasse non vorrei essere nei panni di un tuo assistito giuslavoristico.

E non dire sciocchezze sul giuslavorismo: dicci qualcosa del mondo reale e prova a raccontarci se per esempio a te ti dà da lavorare la Fatina dai Capelli Turchini. O uno coi soldi, che ovviamente lo fa per fabbricare più soldi.

Lapis


Re: gli ex-comunisti
ivanfrance1 - 24.11.2009

Ecco bravo Lapis, ti sei risposto da solo : tu sei uno dei fortunati che ha avuto accesso ad una professione nell'epoca d'oro dei buoni salari, dei posti garantiti e delle categorie privilegiate e blindate (che restano), non solo hai fatto pure il sindacalista dei privilegiati, due privilegi con una fava.
Il diritto del lavoro italiano non sai manco dov'è di casa, naturalmente ignori financo l'abc del rapporto di lavoro subordinato quando blateri di posto fisso e garantito.
Quanto a chi mi paga, stai tranquillo che ha il suo "buon interesse" a pagarmi e se continua a farlo è perchè il valore aggiunto della prestazione che offro lo remunera lautamente.
In fondo il mio datore di lavoro si serve e campa delle competenze dei suoi dipendenti.
Ora, questi concetti elementari per uno che si diceva "comunista" dovrebbero essere sottintesi a qualsiasi analisi del mondo del lavoro e dell'impresa.
Invece, è proprio ascoltando soggetti come te Lapis, che ti spieghi perchè tanti sedicenti ex-comunisti hanno poi abbracciato la logica ultra-liberista.
La spiegazione è che si dicevano "comunisti" allora perchè conveniva allora e si dicono "liberisti" oggi perchè conviene oggi.
Ma l'oggi è già passato..e adesso caro Lapis cosa diventerai per portare a casa la pagnotta, tremontiano?
Comunque non ti preoccupare, arriverà presto la pensione garantita dal piatto in cui hai mangiato prima e sputato dopo senza mai capirci una mazza che non fosse la direzione del vento.
Peccato che alle nuove generazioni hanno fottuto pure quella.
Ma noi gradiremmo volentieri un gesto di rifiuto a tale residuato del posto fisso.
Allora si, tutti i discorsucci sui "privilegiati" avrebbero pur nella totale assurdità sociale una loro coerenza esistenziale.


Spera, ragazzino
Sandro De Rossi - 24.11.2009
Il giorno in cui il tuo titolare deciderà che il tuo valore aggiunto non vale proprio la pena, spera che ci sia un sindacalista come me a darti una mano.

Lapis


Re: quel giorno
ivanfrance1 - 24.11.2009

potro' ancora esercitare i diritti garantiti da una delle legislazioni più avanzate del mondo a tutela dei lavoratori con un contratto a tempo indeterminato.
peccato che questa legislazione è continuamente picconata da leggi assurde le quali hanno creato un doppio binario di lavoratori con diritti e lavoratori senza diritti.
Questi ultimi sono per la maggiorparte giovani assunti con contratti ridicoli che definire "precari" è solo un eufemismo.
Per costoro altro che Lapis, non basterebbe Di Vittorio.
Se solo tu approfondissi i concetti caro Lapis scopriresti che il sindacalismo in una società di "precari-flessibili" è quantomai complicato.


Re: Perché voglio che mio figlio vada a soffrire in Italia
Madame Psychosis - 24.11.2009
Caro Lapis, io che sono giornalista professionista autonomo, il giorno in cui il mio titolare (cioè tutti) ha deciso che il mio valore aggiunto, come quello di tanti altri colleghi, non valeva proprio la pena, non ho (non abbiamo) trovato un sindacalista a pagarlo oro. Neanche, e soprattutto, nei Cdr, che hanno diritto di rappresentare solo i contrattualizzati. Ovvero persone come te, che pontifichi così bene sulla vita di imprenditori e partite iva e mercato italiano del lavoro, forse perché autonomo non lo sei mai stato. E forse non te ne sei neanche mai trovato uno davanti, uno di quelli che lavorano non con i privati, ma con le aziende, gente che ti manda il prestampato della fattura, e ti paga un piatto di lenticchie dopo tre mesi, se va bene. Per eliminare il sindacato, è bastato eliminare i contratti, nell'editoria più che altrove (dove in qualche modo una reazione c'è stata, forse perché di mezzo non c'era un ordine professionale, col risultato che al call center prendono più di me). E non mi venite a parlare di legge di mercato, non in un regime di sovvenzioni pubbliche all'editoria. Se un'inchiesta la pubblichi, allora la paghi.
Cordialmente, mp


Bellissima lavagna la tua, Ivan
Astolfo - 24.11.2009
In sintesi, in base alla tua lettura di "150 anni di analisi del capitalismo", vieni fuori che i nostri rappresentanti (nostri dei giornalisti) sono "sindacalisti dei privilegiati", mentre il tuo datore di lavoro "si serve e campa delle competenze dei suoi dipendenti" perché "il valore aggiunto della prestazione che offro lo remunera lautamente".

Dunque i 150 anni di analisi del capitalismo che hai studiato in dettaglio, o anche il paio di anni trascorsi da quando, in queste stesse colonne, ti fu spiegato (con tuo malcelato stupore) il concetto marxiano del plusvalore, non sono bastati a farti capire come mai i padroni fanno i loro interessi di padroni, ossia fottono il dipendente, e il dipendente cerca di evitarglielo con ogni mezzo a disposizione, includendo (per noi giornalisti) la rappresentanza sindacale.

Rappresentanza della quale immagino tu fai benissimo a meno, giacché a che serve un sindacato per privilegiati, sopratutto se il padrone ti paga lautamente e apprezza tantissimo le tue competenze. E poi é tanto buono, distinto ed elegante, no?

Una volta stabilito questo incredibile postulato, a metá fra il paternalismo padronale decimononico e il leccaculismo carrierista schietto, passi a denunciare chi secondo te -e perché ha fatto il sindacalista, ossia ha rappresentato gli interessi dei suoi colleghi contro quelli del padrone- viene fuori che ha "mangiato prima e sputato dopo senza mai capirci una mazza che non fosse la direzione del vento". ("Una mazza che non fosse la direzione"? Distinto ed elegante, indeed..)


E' un peccato che tutto questo tuo delirio non c'entri un cazzo con il pezzo di Dom e la carriera di suo figlio, perché concettualmente é tanto grottesco ed esilarante quanto i tuoi anatemi di inconstituzionalitá lanciati contro l'intera classe politica e giudiziaria italiana, pur nascendo da un identico ingrediente di base: l'ignoranza palese.


Madame, come autonoma sei partita col piede sbagliato
Sandro De Rossi - 25.11.2009
Madame, ho 30 marchette sul tesserino e da qualche anno sono autonomo come te.
Come dipendente sono stato l'unico sindacalista in un raggio di 50 km. Come autonomo non mi sogno neanche che un sindacalista possa intervenire per me: è una cosa che non ha senso.
Questa è la vita. Questo è il mercato. Di esperienza non ne ho meno di te, come vedi, e non sono così sprovveduto da immaginare 'contratti' e 'tutele' per chi è autonomo.
Dobbiamo giocarcela sulla bravura, non siamo nell'area del privilegio, nemmeno basso.
Ti sconsiglio di viverla male, questa cosa. Perchè le sfide bisogna avere le spirito giusto per affrontarle e vincerle. O cambiare sfida e mestiere.

Per il resto: il sindacato si è eliminato da solo, e da sempre, per il semplice motivo che il sindacato rappresenta l'area dei più privilegiati: questa è la grande contraddizione della "categoria". Quarantamila persone, di cui: 10 mila nell'area delle garanzie e super garanzie, 10 mila nell'area del tirare a campare, 20 mila ragazzi e similari nell'area dei pochi euro a pezzo. Secondo te chi rappresenta il sindacato? Gli squattrinati?

I non garantiti pagano la tessera per ricevere fuffa. E gli autonomi non si capisce neanche perchè dovrebbero pagarla. E chi non lo capisce è solo un illuso destinato a prendere botte senza capire perchè. (Si potrebbe essere contenti che ne sta nascendo un altro, di sindacato; ma la verità è che molti non vogliono farlo nascere per i deboli, bensì per il governo).

E i finanziamenti pubblici all'editoria non fanno altro che aggravare il problema perchè gonfiano la distanza tra l'area del privilegio (i media che ci cascano dentro ai finanziamenti) e l'area che deve stare sul mercato. Un solo esempio: lo sai che l'Inpgi paga anche pensioni da 400 mila euro all'anno? E secondo te quei "colleghi" hanno il tuo stesso interesse sindacale? Tolgono ai ricchi per dare ai poveri: si tagliano le balle da soli, o pensi di arrivare a 400 mila anche tu?
Vuoi farmi ridere?

Ma per favore torniamo al tema di questi post: Dom e suo figlio.

Il consiglio giusto, Dom, è semplice: leggi ivan e fai il contrario. E' uno che deve ancora mangiarne, di pagnotte, prima di capire come funziona.

Lapis


Re: Perché voglio che mio figlio vada a soffrire in Italia
Gerolamo Cardano - 25.11.2009
X Dom
Credo sia difficile generalizzare su queste cose, dipende da tanti fattori. Soprattutto dalle ambizioni dei tuoi figli e da quello che vogliono fare da grandi. Vivendo all'estero e tornando di rado in Italia si coltiva una visione del nostro Paese che e' scollata dalla realta', in meglio e in peggio. Diventa uno stato d'animo, come nel caso tuo.


quid Astolfo
ivanfrance1 - 25.11.2009
scusate, ma costui, nel post precedente, di cosa parla?
leccaculismo (de chi), incostituzionalità (de che), padroni eleganti (andove), carrierismo (chi), plusvalore (quando)..

cerco di capire...ma a parte un certo astio ed una certa patetica velenosità,fatico...

ma che vole, qualcosa di personale?
nel caso, Astolfo, mandami nome e cognome e lo risolviamo.


civilmente beninteso.bye
ivanfrance1 - 25.11.2009


"Cerco di capire"
Astolfo - 25.11.2009
Anch'io cerco di capire come ti permetti di parlare in voce alta e in pubblico di chi (al contrario di te) é giornalista e (al contrario di te) ha fatto o fa il sindacalista, ossia é eletto dai suoi (non tuoi) colleghi per rappresentarlo, e come se non bastasse lo fai per dirgli che fa il gioco dei privilegiati, e come se non bastasse lo fai per segnalarci che a te il padroncino ti paga "lautamente" por il tuo "valore aggiunto".

Ma sopratutto non capisco come non ti vergogni.

Dev'essere come con il Concordato: amnesia selettiva delle figure di merda.

In fondo in fondo, dunque, forse ti capisco troppo bene. E questo non mi produce alcun astio, né tanto meno desideri fascistelli maschilisti di "andiamo fuori e lo risolviamo como uomini".

Solo una ennesima risata. Che so che capisci benissimo.


Lapis
Madame Psychosis - 25.11.2009
Bene, vedo che su sindacato, inpgi (a proposito: i freelance stanno ancora al 12 per cento, caso unico) e finanziamenti pubblici siamo d'accordo.

In quanto alle tutele, fammi specificare che non le intendevo "per me", ma come volontà e capacità di sedersi a un tavolo. Per esempio per chiedere che le retribuzioni ai freelance siano allineate a quelle contrattuali, nel caso vengano erogati contributi pubblici. Il quotidiano La Stampa per un'inchiesta spalmata su due pagine in nazionale con titolo in prima offre 70 euro (lordi), è solo un'esempio perché così fan tutti, diciamo che è difficile giocarsela sulla bravura, di cui non frega niente a nessuno, se le condizioni sono queste. La priorità selettiva del mercato non è sul merito, ma sulla convenienza. Gli "straccioni" irrappresentabili dal sindacato nascono così. E così nascono i giornali che poi vanno in edicola, dove vendono sempre meno, sarà un caso.

In quanto all'essere ot, questo è un sito di giornalismo. Vero anche che questo è il post di Don, al quale posso dire che una buona università italiana (dipende da dove e a studiare che) può essere un buon inizio, se inteso come trampolino verso altri lidi ormai inevitabili anche per chi qui ci è nato. E ricorderei anche che non è un caso che il numero degli studenti universitari italiani in uscita sia superiore a quelli stranieri in entrata, caso rarissimo nei paesi industrializzati (ci ho fatto un'inchiesta per la Stampa ;)

ps. astolfo vedi di darti una calmata


Sintesi per l'Astolfo
ivanfrance1 - 25.11.2009
Vedi :

affermare che in Italia i lavoratori (almeno quelli con contratto a tempo indeterminato) hanno più diritti e stanno molto meglio che negli Stati Uniti non è un'eresia ma una realtà tutta dimostrabile.
Citavo, tanto per fare un esempio, le ferie pagate, ma potremmo allargare lo spettro su altri diritti.
Dunque, ad oggi, ed in questo mi ricollegavo con l'articolo di Dom, avere la fortuna di trovare un lavoro in Italia garantirebbe una vita di gran lunga migliore (generalizzando) di quella che si avrebbe lavorando negli States.
Rispondendo poi ad affermazione del tipo "la garanzia del posto di lavoro te la dà chi crea lavoro" oppure "E non dire sciocchezze sul giuslavorismo: dicci qualcosa del mondo reale e prova a raccontarci se per esempio a te ti dà da lavorare la Fatina dai Capelli Turchini. O uno coi soldi, che ovviamente lo fa per fabbricare più soldi" di Lapis mi sono permesso di notare che il lavoratore non deve ringraziare nessuno per il lavoro che svolge, tutt'alpiù c'è un reciproco interesse tra datore di lavoro e lavoratore.
Non solo, il posto "fisso" di cui parla Lapis non è mai esistito e questa è un'evidenza per chi conosce un minimo il diritto del lavoro.
Quanto alle categorie garantite, quelle, oggettivamente in Italia non sono mai mancate e la categoria dei giornalisti ne ha fatto per lungo tempo parte. Forse non più oggi.
Fare sindacato al suo interno, non era certo fare sindacato nella metallurgia o in altri settori.
I giornalisti erano privilegiati, i sindacalisti della categoria due volte privilegiati tant'è che in molti sono passati a Montecitorio, senza grandi meriti visti l'attuale situazione (anche se qui il discorso potrebbe allargarsi a tutto il sindacato).
Ora, queste mie considerazioni, naturalmente opinabili, possono essere criticate, confutate, rigettate...quello che è assolutamente incomprensibile è come un "poveretto" che interviene da anni su questo sito possa utilizzarle a pretesto dell'ennesimo delirio autoreferenziale contro il sottoscritto con accuse di "leccaculismo carrierista schietto", "ignoranza palese", "amnesia selettiva di figure di merda"...quali?
il tutto in un delirio di rimandi, autocitazioni, citazioni completamente ignote ai più che leggono sul sito, oscure e demenziali quanto la materia cerebrale del "poveretto".
Ora "poveretto", quando ti chiedo di discuterne privatamente (se proprio ci tieni) lo faccio perchè non credo interessi a nessuno sul BDS questo puntuale sproloquio spettacolo miserabile della tua frustrazione nei confronti di chi non la pensa come te.
certo, poi bisognerebbe capire come la pensi viste le continue piroette psicotiche.


Madame
Sandro De Rossi - 25.11.2009
"La priorità selettiva del mercato non è sul merito, ma sulla convenienza."

Già. E allora? Che fai? Ah, dici che si punta alla qualità?
Beh, allora ti ricordo che io modestamente collaboro a una roba che si chiama www.malainformazione.it
Vacci, guarda e scopri che l'altissima qualità di quelle minchiate è tutta di super iper strapagati. E costa un casino. E spesso è pura offesa al lettore.

La conclusione è che la selezione è politica, è fuori mercato, è in mano a chi controlla (e a moltissimi dei garantiti), tanto che alla Stampa se sei esterna prendi 70 euro quando fai lo scuppone in prima, ma se sei interna ti stracaricano di soldi e quando vai in pensione di stracaricano di incarichi extra aggiuntivi supplementari.

Morale: tu stai dicendo che ai garantiti (e a QUEI garantiti !) bisogna chedere che mollino un po' di soldi per darli ai pezzentoni?

E, anzi, vuoi dirmi che ai garantiti (a QUEI garantiti ! E non ti ho parlato di Rai...) chiedi di inserire nel LORO contratto qualche cacchio di clausola che sposta soldi ai pezzentoni, che il contratto non ce l'hanno?

Vuoi farmi ridere drammaticamente un'altra volta? Mi fai rischiare l'infarto...

(tono più serio: queste sono contraddizioni insanabili, e se ti illudi che possa avvenire qualcosa di ciò che tu sogni, sei solo destinata a cumuli di frustrazioni etico-sindacali. L'alternativa sarebbe solo una fase di sindacalizzazione della fascia bassa della categoria (ti ricordi quando i confederali fecero nascere il primo sindacato di plizia? Ecco, una roba così), ma quella è carne da cannone e l'unico interesse che molti hanno per il nuovo sindacato che sta nascendo è un interesse per il governo, e gli stessi confederali pensano innanzitutto a non perdere la vicinanza con i garantiti che controllano le leve principali dell'informazione. Conclusione: meglio non agitarsi per non fargli un favore :-) ).

Lapis


Lapis
Madame Psychosis - 25.11.2009
Scusa ma perché ti incazzi, sfotti, urli?
Non mi pare che descrivere una situazione fallimentare, che riguarderebbe pure la mia vita quotidiana, significhi peccare di ingenuità. Non sono ingenua, il che non vuol dire che non possa incazzarmi, e non so se sia tanto più razionale sventolare bandiera bianca e riga. Che poi sia una situazione insanabile che un sindacato non faccia il suo mestiere, beh. Diciamo che da qualche parte si potrebbe anche cominciare, non è che al mondo sono tutte teste di cazzo. E poi ci sarebbe anche un bel bacino di potenziali tessere di cui tenere conto.

Dici: "La priorità selettiva del mercato non è sul merito, ma sulla convenienza." Già. E allora? Che fai? Ah, dici che si punta alla qualità?

Non ho capito. Eri tu che parlavi di puntare sulla qualità, rispondevo dicendo che mi sembrava una barzelletta, visto il contesto, dove la convenienza è da intendersi come sia politica che economica. Mentre i giornali diventano sempre più inguardabili.


Aggiungo, Lapis
Madame Psychosis - 25.11.2009
Dici: e gli stessi confederali pensano innanzitutto a non perdere la vicinanza con i garantiti che controllano le leve principali dell'informazione.

Hai perfettamente ragione. Ma cominciamo a tagliare, o almeno regolare, le sovvenzioni, e vedrai che quando poi i soldi li devi trovare in edicola (o equivalente) un occhio alla qualità prima o poi lo dai. Il mondo dei media è cambiato, non è più cosa ormai che riguardi noi che non siamo più ragazzini, ma il futuro dovrà essere diverso dal presente, molto diverso, e se la barca affonda se li porta tutti dietro. C'è tanta imprenditoriale e innovativa e liberista gente, dentro e fuori dall'editoria, e pure amministrazioni obbligate alla pubblicità istituzionale, che i contributi pubblici non li ama mica tanto. Sarebbe un bagno di sangue, ma sembra sempre più inevitabile. E i freelance si orgnizzeranno in altro modo, fuori dalle redazioni, probabilmente anche dal sindacato così come lo conosciamo ora.


Madame, non urlo. Specie con le gentili signore come te. :-)
Sandro De Rossi - 25.11.2009
Non mi incazzo, non urlo e non sfotto. Specie le signore. E' un modo di scrivere slang, tutto qui. Se pensi che l'ho fatto con te, scusami.
Al massimo sono un po' triste perchè non vedo che ne usciremo bene. Ma, in fondo, non me ne frega più niente.

Però vedo che alla fine siamo liberisticamente d'accordo: "tagliare le sovvenzioni", come dici tu. Eliminare i soldi pubblici, cioè della politica, dico io. Giocarsela in edicola, diciamo noi. Eliminare la droga del politicame e del giornalismo-fiction.

Peccato solo che siamo in controtendenza rispetto a quello che succede davvero. Le "sovvenzioni" aumentano. E adesso infileremo i giornali in tasca ai ragazzi "meritevoli", sotto forma di abbonamento di Stato all'informazione sempre più di Stato.

E persino l'edicola, la cara vecchia edicola, è andata dal culo. Come punto di riferimento del nostro auspicabile mercato, intendo, non come negozio: perchè di gadget e borse e mutande, invece, è riccosamente piena. Corporativamente piena.

Persino lei -la vecchia cara edicola- vive in un'economia corporativa e sempre più imbottita di cazzate: persino lei brinda alla faccia del libero mercato dell'informazione, che secondo i nostri sogni sarebbe lunico capace di riportarci un po' alla ragione.

Lapis


Tanto ormai siamo partiti per la tangente (scusa Dom)
Madame Psychosis - 25.11.2009
Lapis, giusta imbeccata, quindi dai un'occhiata a questo
http://giornalaio.wordpress.com


Sì, scusa Dom, ma fino a un certo punto
Sandro De Rossi - 26.11.2009
Madame, non andare tanto lontano. Guarda qua: http://www.ilfoglio.it/ - Io adoro le politiche di prezzo del Foglio: tot per il giornale cartaceo, tot per i pezzi messi online. Murdoch è un dilettante. E quella è roba che si vende anche quando è sul politicame, perchè è roba intelligente.

Lapis

PS - Ma a Dom non dobbiamo molte scuse. Dal popolo sgorga il suggerimento prezioso e unanime: portalo pure un poco in Italia, tuo figlio. O anche tanto. O anche a lavorare. Quello che vuoi e che vuole. Ma non fargli fare il giornalista.
Oltretutto, c'è il rischio che finisca come ivan.
:-)


Re: Perché voglio che mio figlio vada a soffrire in Italia
oplita - 26.11.2009
Qualche tempo fa ho sentito un dibattito a radio radicale sul tema (del pezzo di Dom).
L'esperto di turno che pontificava sulla superiorità a stelle e strisce, tra le altre perle di saggezza, affermava che una delle cause del declino dell'economia italica è la scarsa propensione alla mobilità. Negli States, viceversa, dire ad un dipendente che lavora a Houston che la sua sede di lavoro di lì a 3 giorni diventa Seattle non causa alcuna difficoltà.
Quindi, oltre a scarsi o nulli diritti sindacali, assenza di sanità e previdenza pubblica, il bravo lavoratore americano è anche ben contento a mettere i suoi averi in una valigia e trasferirsi a migliaia di KM in 48 ore senza battere ciglio. Naturalmente questo dovrebbe essere il modello da importere per controbattere efficacemente la minaccia cinese. Per fortuna che a Confindustria non ascoltano Radio Radicale.


Oplita - Peccato che non funziona, e il prezzo sarà inarrivabile per noi...
Sandro De Rossi - 26.11.2009
Giusto. Ma vai un un supermercato italiano e togli i prodotti cinesi. Vedi cosa resta.
Poi fai la stessa cosa in america, e fai le percentuali.

Non dico essere cacciati di qui e di là ogni 3 giorni. Di sicuro però con i culi pesanti non competi nè con la Cina, nè con il Bangladesh.

E fra un po' non potrai pagarli in Bot. Perchè in Bangladesh non sono scemi.

Lapis


Gentile dottor France
Astolfo - 26.11.2009
Capisco che per una persona come lei, abituata al dibattito secco, fattuale ed austero, scevro di iperbole e metafore anabolizzate, certe mie rimontranze dialettiche le facciano senso, lontane come sono dal suo stile virile e ruvido, ma mi conceda di sottolineare qualche passaggio del suo stesso pensiero, inserito da lei stesso su questa stessa pagina, per evidenziarle un paio di concetti che sembrano curiosamente esserle sfuggiti.

Affermare che "in Italia i lavoratori hanno più diritti e stanno molto meglio che negli Stati Uniti", nonché "allargare lo spettro", sopratutto se non lo si allarga, é semplicemente assurdo, giacché o si propone una chiave di lettura quantitativa e formale della questione (io ho tre diritti, tu tredici, laralero) che ovviamente non ha alcun senso -o gli operai cinesi risulterebbero inquilini del paradiso terrestre della classe operaia, e non credo proprio sia il caso- o se ne propone una qualitativa ("stanno molto meglio") piuttosto fumogena e imprecisa, nonché facilmente smentibile nei fatti: quanti italiani emigrano per lavoro negli USA (o anche all'estero in generale, vedi ad esempio la Francia) e quanti invece vengono da noi?

In soldoni, la sua tesi di base non ha alcun senso, né concettualmente né fattualmente, e non regge la minima verifica nella realtá. Gli esseri umani, insomma, la smentiscono ogni giorno semplicemente andando a lavorare.

A questa sua tesi, sbagliata in toto, attraverso la quale intende convincere Dom a evitare a ogni costo che suo figlio se ne vada a lavorare all'estero, perdendosi la chance incredibile di poterlo fare in Italia, dove oltre a diritti incredibili ed inediti dispone anche della pasta e della pizza (bisognerebbe insomma essere proprio dei fessi totali per andarsene, no Ivan?) lei aggiunge peró altre considerazioni, non meno sbagliate ma inoltre veramente insultanti, almeno per chi ha dedicato tempo nella sua vita a due attivitá molto distanti dalla sua vita: il lavoro di giornalista, e l'impegno sindacale.

Sostenere ad esempio che "i giornalisti erano privilegiati, i sindacalisti della categoria due volte privilegiati tant'è che in molti sono passati a Montecitorio" non solo é palesamente delirante -"passati a Montecitorio" significa che sono stati oggetto di un travaso di casta, o forse piú semplicemente che gli eletti del popolo sono anch'essi, e per il semplice motivo di esserlo, dei privilegiati parassitari? fascismo puro...- é anche insultante per chi fa il giornalista e chi fa il sindacalista: in Parlemento ci sono ben piú avvocati che giornalisti, per esempio, se ben ricordo. E a nessuno viene in mente di denunciare che siano dei privilegiati al quadrato.

(A nessuno che faccia il giornalista e si sia impegnato a favore dei diritti dei suoi colleghi, per lo meno. Ma non é il tuo caso, ovviamente)

Ma sopratutto, venire qui in Barberia (ossia, uno stabilimento di giornalisti) e criticare un giornalista che ha fatto il sindacalista, sostenendo che é un "sindacalista dei privilegiati", che "il diritto del lavoro italiano non sai manco dov'è di casa, naturalmente ignori financo l'abc del rapporto di lavoro subordinato quando blateri di posto fisso e garantito" non solo é insultante nella forma -cioé l'attacco spregiativo ad personam non condito del minimo argomento- ma lo é sopratutto nel fondo: in base a quale tua esperienza di lavoratore e sindacalista credi di poterti permettere di insultare chi, oltre a fare un lavoro che tu non fai né (grazie a Dio) farai mai, dedica una parte del suo tempo a difendere i diritti dei suoi colleghi? Con quale faccia?

(L'appunto sulla pensione "garantita dal piatto in cui hai mangiato prima e sputato dopo senza mai capirci una mazza che non fosse la direzione del vento" é, in questo senso, l'aspetto piú stomachevole di questo tuo atteggiamento, e non é dir poco: la base del tuo insulto -giacché non c'é alcun ragionamento da parte tua- é solo un altro insulto, ugualmente repellente e ugualmente fabbricato interamente nella tua testa: prima ti dedichi ad allucinare un individuo, e poi a insultarlo in base alle caratteristiche che gli hai attribuito nel tuo delirio)

Se a queste sue amene considerazioni argomentali, segnate come si puó vedere dal suo abituale gusto della formula elegante e del dialogo franco e rispettoso, aggiungiamo la serie di comiche considerazioni che -senza alcuna richiesta da parte di altri- ci propone sul suo datore di lavoro che lo paga "lautamente" per il "valore aggiunto" del suo (immagino ammirevole ed eccelso) lavoro, beh, risulta difficile non porsi la domanda seguente: ma tu, che accusi gli altri di sindacalismo da privilegiati, sputi nei piatti e ignoranza crassa, come stai messo? La lauta retribuzione del tuo prezioso valore aggiunto, come la ottieni? Chi te l'ha negoziata? Chi ti rappresenta? In base a quale esperienza sindacale da non privilegiato ma lautamente pagato ti permetti di parlare degli altri e di insultarli per quello che loro fanno ogni giorno per i loro colleghi?

In tutto questo ragionamento, mi spiace inoltre ricordarlo, non vi é assolutamente niente di autoreferenziale da parte mia: non ho nemmeno menzionato, per esempio, il fatto che, oltre a lavorare come giornalista da decenni ho fatto anche il sindacalista. Né esiste alcuna specifica animositá nel tuo confronto: la maggior parte di quelli che sento parlare del padroncino buono che lo paga lautamente e che apprezza al suo giusto valore il suo valore aggiunto, senza la necessitá di intermediazioni sindacali privilegiate, e ne senti parecchi, dicono queste cazzate perché credono nella visione del paternalismo padronale stile secolo XIX o perché intendono fare carriera leccando il culo al padrone per ottenere vantaggi sui compagni di lavoro. E' in gran parte per proteggerci da individui di questa sorta, del resto, che esiste il sindacato. O nel tuo settore non é cosí?

Capisco che questo mio ragionamento, riassumibile in poche domande -come cazzo ti permetti? in base a che cazzo credi di potertelo permettere? visto che insulti quello degli altri, tu a sindacalismo come stai messo?- ti risulti irritante e molesto, ma non serve che tu lo attribuisca a un "ennesimo delirio autoreferenziale contro il sottoscritto" (vuoi dire, tipo andare in giro per mesi e anni a denunciare che sei pagato dai servizi per disinformare l'opinione pubblica dalle colonne della Barberia?), servirebbe invece che tu risponda alle domande che ti vengono poste, e che ti vengono poste in base ai tuoi inacettabili e schifosi insulti diretti alla categoria dei giornalisti e a quella parte della categoria che si impegna per i diritti di tutti.

Se poi hai problemi personali con me che devi veramente esprimere -tipo scrivere "poveretto" ventisei volte di fila pensando che questo in qualche modo rafforza la potenza dei tuoi argomenti- usa la casella di posta elettronica disponibile sul mio profilo in Barberia. Lo sai che ti leggo sempre con enorme piacere.

PS. Sull'amnesia selettiva concordataria non insisto: evidentemente ti brucia ancora.






PS per Madame
Astolfo - 26.11.2009
Calmo. Calmissimo. Anzi, in realtá quasi in ferie...


Astolfo
Madame Psychosis - 26.11.2009
Ottima informazione. Però non rispondi alle mie mail (da mesi)


la precarietà
ivanfrance1 - 26.11.2009

tralasciando il "poveretto" (ho capito pero' una cosa, la storia dell'anticostituzionalità era riferita alla sentenza di Stasburgo ed al mio articolo, in cui il "poveretto" aveva fatto un commento che in sintesi avvalorava una anti-costituzionalità di quella sentenza! non ho risposto allora e non rispondo adesso a tanta capziosa fantasia clericale).
Ritorno a Lapis : io non faccio il giornalista ma quello che non posso tollerare è che un giornalista avvalori leggende che hanno contribuito a massacrare i diritti sul lavoro di un'intera generazione.
La storiella del posto fisso e garantito..che in Italia si doveva introdurre più flessibilità perchè la contrattualistica lavorativa non lo permetteva..che i datori di lavoro non potevano licenziare nessuno...ha annichilito il futuro di migliaia di giovani.
In realtà, se il giornalista, serio e scrupoloso, avesse all'epoca gettato uno sguardo sul diritto del lavoro italiano, si sarebbe reso conto che possibilità di lavoro flessibile ce ne sono sempre state e questo dall'introduzione dei contratti a tempo determinato, del part-time, del lavoro interinale etc.
Non solo, il licenziamento per giusta causa e giustificato motivo nonchè i cosiddetti licenziamenti collettivi garantiscono al datore di lavoro ogni adattamento possibile alla congiuntura economica.
Tuttavia, sulla spinta di Confindustria il legislatore ha voluto creare il doppio binario dei precari e garantiti, vedi leggi Treu e Biagi.
Una nuova classe lavorativa senza diritti sindacali, manipolabile è continuamente sotto ricatto, più docile e meno rivendicativa.
Il progetto ha avuto una lunga gestazione (gli anni 80) si è realizzato nel corso degli anni 90, politicamente si è definito in questo decennio.

PS : certamente, anche la categoria degli avvocati era una categoria di privilegiati, il discorso è esattamente lo stesso che per i giornalisti, e vale per il passato.
Anche tra gli avvocati infatti i giovani se la passano di merda, peggio ancora degli ex cocopro.


Esatto, Doctor France
Astolfo - 26.11.2009
Non hai risposto allora, non rispondi adesso né mai risponderai, ovviamente. Dover dimostrare la "tanta capziosa fantasia clericale" di Vannino Chiti, infatti, ti risultava allora, ti risulta adesso e ti risulterá sempre impossibile. Sopratutto se si tratta del suo ragionamento su un articolo che ti eri dimenticato di leggere di una norma che te stesso citavi.

Ma superata con l'arma sempre pronta dell'amnesia selettiva -l'unica capace di far diventare Ciampi un capzioso clericaloide e allo stesso tempo far scomparire una svista madornale in pieno dotto excursus legal-dottrinale....un grande!- sei giá lí che ti lanci in nuove dissertazioni legali, nelle quali ti permetti questa volta (dopo aver dichiarato inconstituzionale l'intero apparato giudiziario e politico italiano la volta prima) di dare lezioni di giuslavorismo alla categoria di privilegiati alla quale non appartieni!

(E tralasciando ovviamente di chiarirci in base a cosa ti permetti di blaterare in questo modo)

Troppo grande, Ivan. Come sempre!


astolf delirio paranoico
ivanfrance1 - 26.11.2009
fammi capire : il tuo squilibrio è tale che vorresti che io rispondessi ai tuoi svarioni su un mio pezzo di due settimane fa qui in coda ad un articolo che parla di tutt'altro?
La giurisprudenza della Corte Costituzionale in materia di pluralismo religioso e laicità dello Stato italiano è ampia e abbondante, leggitela e non balbettare di posizioni altrui...Chiti, Ciampi, e sti cazzi! mica sono la Corte Costituzionale (ma in questo sei un povero ignorante).
Per il resto invece sei un "poveraccio".
e finiscila di ammorbare ogni articolo con le tue paranoie, rilassati...esci nel cortile dell'oratorio, gioca, devi aver avuto un infanzia difficile.


Ovviamente no, Ivan
Astolfo - 26.11.2009
Non voglio assolutamente niente da te, se non la possibilitá di ridere.

E dunque ti ringrazio nuovamente.

PS Particolarmente saporito l'appunto sulla mia infanzia difficile, a seguito di quello sulle ossessioni personalizzate.


Madame & Barber
Sandro De Rossi - 26.11.2009
Magari mi è sfuggito altro, ma qui sopra leggo "sei un povero ignorante" e "sei un poveraccio". Io direi basta. Cartellino rosso e pedalare.

Lapis


Ola Lapis
Madame Psychosis - 26.11.2009
Beh, io leggo anche altre cose, per esempio una provocazione continua e l'illusione che questo sia un forum, leggo anche uno che semplicemente argomentava (e, lasciatemelo dire, neanche tanto a casaccio) senza tirare in ballo nessuno, fino a quando, ben stilettato, ha perso pure lui la pazienza.

Un po' di ferie farebbero bene a tutti. Anche a me, che non le ho, checcazzo.





 

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