In quattro sono andati da Fini (e Tremonti) contro il taglio dei contributi alle loro testate. Ma era davvero roba da giornalisti?
I direttori del Secolo d'Italia Flavia Perina, dell'Unità Concita De Gregorio, di Europa Stefano Menichini e di Liberazione Dino Greco sono andati dal presidente della Camera Fini, preoccupati per l’eventuale taglio nella Finanziaria dei contributi statali per l'editoria per i giornali di partito. E il presidente Fini ha subito telefonato al ministro dell’Economia Tremonti, rassicurandoli.
Suppongo che i suddetti direttori abbiano ringraziato Fini per l’interessamento, e il ministro Tremonti per la “benevolenza” (tra l’altro pare che per il futuro i contributi non verranno più assegnati in base a diritti soggettivi - quali? - delle testate, bensì “concessi” dal ministero).
Non entro nel merito della questione contributi all’editoria (e ce ne sarebbero da dire), ma chiedo semplicemente (e senza fare lo spiritoso, o alludendo a chissà che cosa) ai direttori Perina, De Gregorio, Menichini e Greco: come vi sentirete la prossima volta che dovrete scrivere un commento, esprime un giudizio sull’operato di Fini e Tremonti? Proverete, per così dire, un minimo di “riconoscenza”?
Il passo per evitare l’eventuale taglio dei contributi (se proprio proprio andava fatto) non era meglio lasciarlo casomai gli editori?
Non so, continuo a pensare che ci sia qualcosa di stonato in questa storia.
Montecristo