Un non-giornalista ai giornalisti. Toc-Toc c'è nessuno che si occupa della libertà di informazione ed espressione su Internet?
Sono un non-giornalista, ma credo di far parte del mondo dell'informazione, a modo mio. Seguo l'informazione online da molto tempo. Da circa un anno, poi, sono diventato un soggetto attivo di questo mondo, aprendo una mia webzine, >skip intro (http://w.skipintro.org), che proprio della grande Rete si occupa.
La webzine mi "costringe" a seguire, oltre a moltissimi siti di informazione, anche i media tradizionali e il modo in cui vedono e rappresentano la Rete. Conosco anche il vigore con cui i giornalisti difendono i loro diritti (o privilegi?) e come sono attenti a temi quali la libertà di informazione.
Non voglio scomodare concetti "alti". Non parlerò dei temi e dei problemi della libertà (la parola in oggetto viene già martoriata abbastanza in questi tempi). Soltanto portare i vostri occhi a vedere nell'insieme una serie di eventi repressivi che hanno avuto come vittime delle fonti di informazione (giornali, persone, associazioni, quello che sono) e provare mettere a fuoco il disegno che c’è dietro tutto questo, ammesso che ci sia un disegno.
Caso (?) Covoprieca
Nell'ottobre dell'anno scorso arrivano nella mia mailbox preoccupate lettere relative ad una causa per diffamazione che rischia di oscurare il sito di una associazione animalista. Tento di capirci qualcosa, ma l’unica documentazione disponibile è quella della stessa associazione. E non si può arrivare a conclusioni sentendo una sola voce.
Rilevanza della notizia: media (è comunque un bisticcio tra sconosciuti)
Copertura giornalistica: nulla, al di fuori di qualche webzine
Stile utilizzato: copia & incolla del comunicato dell’associazione (per la serie i giornalisti non servono)
Caso Dorelli
Pochi giorni prima di Natale la procura di Milano sequestra la pagina web dove era stato pubblicato un articolo su uno showman d'altri tempi. Il tutto per una denuncia della "vittima" Johnny Dorelli. Il sequestro non riguarda una o più copie dell'articolo, ma la pagina dove viene pubblicato. Non rappresenta l'acquisizione di una prova, come sarebbe stato se si fosse trattato di un giornale cartaceo, ma la completa censura dell'articolo.
Rilevanza della notizia: enorme
Copertura giornalistica: scarsa, ma almeno presente (Staglianò grazie di esistere)
Stile utilizzato: articolo di colore
Operazione anarkism
Veniamo ora ad un attacco grave. Il 13 di febbraio vengono sequestrati 10 siti. Di mezzo ovviamente ci sono anarchici bombaroli (dov’è che c’erano anche?), hacker minorenni (fanno un sacco colore) e foto pedofile (fotomontaggi della giovanissma Britney Spears probabilmente). Le ragioni del sequestro? La presenza sui siti di istruzioni dettagliate per costruire bombe (maddai! Ti prego!). L’etichetta: terrorismo.
La notizia viene data, ma nessuno si prende la briga di verificare quali erano i contenuti dei siti sequestrati (Repubblica fa un minimo tentativo, ma ci dice il nome di uno solo dei siti, impedendoci di verificare gli altri). Ho il sospetto che questi siti presentassero una delle infinite versioni dell’anarchist cookbook (quello delle istruzioni per costruire bombe nucleari), uno dei primi documenti a girare per le reti telematiche mondiali. Un documento serioso e tecnico quanto infattuale e inutile. E poi l’uranio dove si compra? Dal droghiere o dal macellaio?
Rilevanza della notizia: enorme
Copertura dell’evento: notevole presenza su giornali e telegiornali, anche grazie ad un orrendo filmatino realizzato dal nucleo "telematico" della Guardia di Finanza
Stile utilizzato: Global Thermonuclear War (decisamente démodé, War Games è uscito vent’anni fa)
Operazione Indymedia-G8
Siccome a Genova non avevano sequestrato tutto il sequestrabile le forze dell’ordine hanno fatto capolino nelle presunte sedi di Indymedia, l’Independent Media Center italiano, in cerca di filmati e foto da usare come prove nei procedimenti avviati dopo gli scontri al controvertice di Genova.
Ci sono tre problemi però.
1) Indymedia italia non ha sedi. Una ottima occasione per perquisire qualche centro sociale, no?
2) Tutto il materiale che indymedia riceve viene pubblicato. E allora per acquisire queste benedette prove non potevano andare sul sito e salvarle col tasto destro?
3) Invece di chiedere l'esibizione dei materiali da acquisire come prove, la procura ne ha disposto direttamente il sequestro, presumendo che i reporter indy non li avrebbero forniti su cortese richiesta. Il sequestro poi non ha riguardato solo i contenuti (filmati e foto), ma anche i contenitori (i computer). E' come se per prendere una foto vi sequestrassero la macchina fotografica, la cornice, etc..
Rilevanza della notizia: enorme
Copertura dell’evento: il fatto è troppo recente per poterla valutare
Stile utilizzato: G8-Seattle (il fatto non riguarda la Rete, riguarda gli scontri di piazza)
Questi quattro casi mi fanno pensare, come credo che facciano pensare anche voi, una volta visti nell'insieme. Non voglio arrivare a conclusioni, penso soltanto che non ho i mezzi per andare a fondo. Non ho i soldi né il tempo di intervistare chi ha denunciato covoprieca e, vedendo più punti di vista, dare una informazione completa a chi mi legge. Penso anche che non ho il tempo di indagare sul contenuto dei 10 siti sequestrati o di capire secondo quale legge, in base al semplice fatto che presentavano istruzioni per la costruzione di bombe, siano stati additati come siti terroristi e quindi sequestrati.
Pubblico la mia webzine nel tempo perso, quello che non è occupato dal lavoro. Chi di voi fa il giornalista per lavoro però non ha scusanti. Credo che non sia così difficile dire al proprio capo redattore: "Senta, ho una storia esplosiva sulla censura su Internet e il diritto di espressione online. Che ne dice se ci faccio un po’ di ricerca su?".
Andare più a fondo è possibile?