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15.01.2010 Giornalismo online: la leva “borghese”
di Rina Brundu
Sul compromesso buonista corrente ed altre considerazioni
Nell’articolo “I giornali e gli operai” ("Avanti!", edizione Piemontese del 22 dicembre 1916), Antonio Gramsci così scriveva: “Centinaia di migliaia di operai, danno regolarmente ogni giorno il loro soldino al giornale borghese, concorrendo così a creare la sua potenza. Perché? Se lo domandate al primo operaio che vedete nel tram o per la via con un foglio borghese spiegato dinanzi, voi vi sentite rispondere: " Perché ho bisogno di sapere cosa c'è di nuovo". E non gli passa neanche per la mente che le notizie e gli ingredienti coi quali sono cucinate possono essere esposti con un'arte che diriga il suo pensiero e influisca sul suo spirito in un determinato senso….. E non parliamo di tutti i fatti che il giornale borghese o tace, o travisa, o falsifica, per ingannare, illudere, e mantenere nell'ignoranza il pubblico dei lavoratori. Malgrado ciò, l'acquiescenza colpevole dell'operaio verso il giornale borghese è senza limiti”.
A parte il termine “borghese” che, di questi tempi, sembra davvero un residuato di una lontanissima era geologica, ciò che colpisce in queste considerazioni gramsciane è la loro estrema attualità. Basta infatti una svagata lettura per comprendere che, lungi dal soffrire di una deprecabile sindrome degenerativa moderna, il giornalismo italiano è purtroppo nato con le sue croniche magagne.
Particolarmente interessante, a mio modo di vedere, è la metaforica “leva” descritta da Gramsci nel paragrafo considerato. Ovvero, l’arte di indirizzare il pensiero del lettore nella direzione desiderata. Il tema diventa tanto più interessante quando pensiamo al segmento temporale trascorso. Neppure la nostra epoca digitale, e senz’altro più smaliziata, sembra infatti in grado di liberarsi da simili importanti condizionamenti.
Un valido esempio? Gli effetti del corrente compromesso buonista politico sulle “notizie” presenti in prima nei principali siti giornalistici italiani. Ritengo infatti che, nulla, se non l’azione di una provvidenziale leva-smacchia-tutto, avrebbe potuto determinare questo miracolo neanche figurabile solamente pochi mesi fa. Di quale miracolo parlo? Di quello della moderazione dei toni, dei titoli meno strillati, delle critiche da oratorio se comparate alle scudisciate-senza-pietà inferte quando la battaglia infuriava a colpi di indimenticabili scoop-del-cactus e via così.
C’eravamo tanto odiati, insomma! Purtroppo però, così come non penso che l’espressione “Politica buonista” sia sinonimo di “buona Politica”, allo stesso modo non penso che il buon giornalismo si misuri con la sua “bontà” d’approccio. Rispetto al primo punto, si potrebbe forse dire che non si può immaginare scenario peggiore, per chi si aspetta risposte dalla Politica, di un momento in cui governo e opposizione vanno a braccetto e si scambiano salamelecchi nei salotti televisivi. Il portare rispetto per l’avversario politico, l’evitare esagerazioni da circo equestre, dovrebbero essere la minima “qualifica professionale” che mette in tavola chi di Politica vuole occuparsi. Questo fattore però non dovrebbe impattare, in nessuna maniera, sulla forza e l’incisività della linea d’azione portata avanti. Perché non è con le buone parole e i salamelecchi che si ottengono risultati, ma con una capacità di chiara visione delle soluzioni da portare a ciascun problema considerato. E con la determinazione a implementarle.
Di converso, in simili contingenze, il compito del buon giornalismo dovrebbe essere quello di suonare la carica. E magari risvegliare le coscienze addormentate da tanta soporifera bontà. E’ in questi momenti infatti che un giornalista davvero indipendente dovrebbe dimostrarsi capace di fare il suo lavoro al meglio. Dovrebbe darsi da fare per portare in primo piano le molte questioni “nascoste” dalla cappa anestetica che le circonda. Dovrebbe “frustare” laddove gli “altri” si complimentano a vicenda, dovrebbe ammonire laddove gli altri rassicurano.
Nella nostra epoca digitale, oltre alla parola “borghese”, è purtroppo diventata obsoleta anche la parola “operaio”. Mi viene da pensare che questo possa essere accaduto perché la stessa aveva acquistato, col passare del tempo, e per merito delle lotte portate avanti da chi lavoratore si sentiva davvero, una dignità ed una novità che procura fastidio. Di fatto, gli operai dei nostri tempi si chiamano extra-comunitari, si chiamano badanti, si chiamano turnisti dei call-center, si chiamano nei modi più “cool” e disparati.
Tuttavia, con gli operai di cui parla Gramsci condividono le stesse aspettative, lo stesso desiderio di conoscere e di sapere. E soprattutto godono, o dovrebbero godere, degli stessi diritti. Il diritto ad essere rappresentati, il diritto a ricevere risposte oneste da chi li rappresenta e… dulcis in fundo, il diritto a leggere un giornale che, sebbene “borghese” nella sua impronta (quando borghese significa padrone, o più modernamente datore di lavoro), gli/le propone scenari quanto più possibili veritieri. Ed impegnati.
Questo, anche quando il romantico “soldino” di Gramsci, si è di fatto trasformato in un click pure distratto sulla Prima Pagina di un quotidiano online. In altre parole, la serietà d’intenti della stessa pubblicazione e del suo editore non dovrebbe mai potersi mettere in discussione. “L’acquiescenza”, di questi tempi, infatti, un qualche limite ce l’ha.
Rina Brundu
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Ecce homo. Rina Brundu - 15.01.2010Un grande uomo!
By any standards.
«Io sono stato abituato
dalla vita isolata, che ho vissuto
fino dalla fanciullezza,
a nascondere i miei stati d'animo
dietro una maschera di durezza
o dietro un sorriso ironico.
Ciò mi ha fatto male,
per molto tempo:
per molto tempo i miei rapporti
con gli altri furono un qualcosa
di enormemente complicato.»
Antonio Gramsci
(1891-1937)
« Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione [...] vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini »
(Antonio Gramsci, lettera alla madre, 10 maggio 1928)
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Baedeker Federico Bernardini - 16.01.2010Se Rina ed io fossimo titolari di due agenzie turistiche e voi vi rivolgeste a noi perché vi organizzassimo il perfetto soggiorno di un giorno a Roma, vi daremmo, esattamente, gli stessi consigli, con un'unica eccezione (quanti inciamperebbero su due zeta...ma queste sono cose da Barbiere).
Programma della mattinata: visita a San Pietro e al Colosseo, con acquisto di icone sacre e pagane da rigattieri ebrei.
Pausa pranzo: "Osteria der Belli", locale tipico in piazza Sant'Apollonia, dove gustare specialità romane e sarde (i proprietari, alla faccia del Belli, sono Sardi e propongono un esclusivo Menu a prezzi tutt'altro che modici...sono un affezionato cliente e la marchetta è d'obbligo...siamo giornalisti o caporali?).
Pomeriggio: visita al cimitero acattolico, presso la Piramide Cestia.
A questo punto, i programmi delle due agenzie divergono. Rina vi inviterà a deporre un ramo d'asfodelo sulla tomba di Gramsci, io vi inviterò a versare una goccia di whiskey sulla tomba di Gregory Corso. Ciao, Gregory, ricordi i bei tempi? Il whiskey scorreva a fiumi...e le donne erano generose. Ciao Gregory...ciao Piero!
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Old Greg, R.I.P. Astolfo - 16.01.2010Often, in some steep ancestral book,
when I find myself entangled with leopard-apples
and torched-skin mushrooms,
my cypressean skein outreaches the recorded age
and I, as though tipping a pitcher of milk,
pour secrecy upon the dying page. | |
Es gibt nur ein kleines Problem…. Rina Brundu - 16.01.2010| I miti di Rina non hanno tombe. | |
VICEVERSA Federico Bernardini - 16.01.2010Se certi miti non hanno tomba, viceversa, milioni di tombe accolgono le vittime di certi miti e. fino a quando certi miti continueranno ad essere coltivati,ci saranno milioni di tombe pronte ad accogliere altri milioni di vittime.
FEDERICO BERNARDINI | |
M'illumina d'immenso... Rina Brundu - 16.01.2010| Che impertinenza questo raggio di sole che si ostina a far luce sulla mia miseria! | |
Sempre a proposito di miti Federico Bernardini - 16.01.2010| Ieri, non me lo perdono, mi sono dimenticato di ricordare che il 15 gennaio del 1850 nasceva Mihail Eminescu...l'ho pianto stanotte, insieme a Veronica Micle, mentre Luceafarul risplendeva su di noi. | |
Alla stella Rina Brundu - 16.01.2010Fino alla stella che ci appar
La strada è così lontana,
Che mille anni sta a viaggiar
Perché la sua luce ci giunga.
Da millenni, forse, è spenta
In azzurre lontananze,
Ma il suo raggio solo ora
Ai nostri occhi risplende.
L'icona della spenta stella
Lenta al cielo ascende;
Non si scorgeva quando c'era,
Or la vediam, pur se assente.
Cosi quando il nostro ardor
Nella buia notte svanisce,
Il brillar dello spento amor
Ancor ci insegue.
Mihai Eminescu
Trad. & ad. poetico di Pasé Otama - MMVIII
Sarà pure lost in translation.. ma a mio modo di vedere sarebbe bastata la terza strofa.
Concordo dunque che almeno qualche lacrima occorreva versarla. | |
ALLA STELLA Federico Bernardini - 16.01.2010Fino alla stella ch'è sorta
la strada è tanto lunga,
che mille anni la luce
ha impiegato a percorrerla.
Forse da secoli s'è spenta
nelle azzurre lontananze,
e solo ora il suo raggio
rifulse agli occhi nostri.
L'immagine della stella ch'è morta
lenta sul cielo ascende.
Viveva quando non si vedeva,
oggi la vediamo ed è morta.
Così quando l'amor nostro
muor nella notte fonda,
la luce della spenta passione
ci accompagna ancora.
Traduzione di Ramiro Ortiz
Mihail Eminescu, Poesie, Sansoni Editore Firenze, 3-1950
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Che dire? Rina Brundu - 16.01.2010Siamo davvero nati per soffrire!
Comunque, per chiudere in maniera costruttiva....
RICORDIAMOCI DEI BAMBINI DI HAITI e quindi lunedi mattina, se non già fatto,
dobbiamo andare in banca e fare un versamento alle organizzazioni serie che si occuperanno di fare arrivare questi soldi in loco. O che serviranno per aiutare coloro che andranno fisicamente a dare una mano. Se anche servisse a recuperare un solo euro allo scopo, il tempo speso in calce a questo articolo non sarebbe stato speso inutilmente.
Adios. | |
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