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09.03.2010 Avatar
di Rina Brundu
Breve analisi critica dell’epica fantascientifica di James Cameron
Mai, prima della visione di AVATAR (2009) di James Cameron in 3D, mi era capitato di lasciare una sala cinematografica con la certezza di avere vissuto…. un’esperienza.
AVATAR è, a mio modo di vedere, produzione che entrerà di diritto nella storia del cinema. Ciò non accadrà per l’incredibile record di incassi, o per un suo improbabile valore artistico, quanto piuttosto per il fatto che, con questa straordinaria epica, si accede, mani e piedi, dentro l’universo ancora tutto inesplorato dell’intrattenimento futuro.
Per associazione di immagini mi tornano alla mente alcune scene di Star Wars, ovvero i momenti in cui gli eroi di quell’altro strabiliante lavoro (che adesso mi pare appartenere, pure quello, ai secoli andati), si ritrovano a teatro a godere di emozionanti forme artistiche a noi ancora sconosciute e non per questo meno possibili.
Mi preme precisare che ho appena usato la parola “intrattenimento” scegliendola tra una serie di termini passabili ma, in verità, tutti assolutamente limitati quando si tratta di spiegare “l’esperienza” di cui parlavo nell’incipit. Come ogni evento che è veramente tale, la creazione di Cameron è infatti universo compiuto che si presta ad approcci critici diversi e ad una attenta analisi della struttura, nonché delle ragioni che lo hanno fatto vivere.
Da cultrice dello sci-fi, e di tutte le grandi produzioni che negli ultimi dieci anni hanno fatto dei cosiddetti “effetti speciali” la loro ragion d’esistere (a volte, delegando agli stessi anche le motivazioni “artistiche”), non mi interessa soffermarmi sulla questione delle notevoli opportunità offerte dalla rivoluzione digitale. Con questo non voglio dire che tale breakthrough sia un qualcosa di assodato, un fatto compiuto e concluso (sarebbe un ossimoro), quanto piuttosto che non è certamente AVATAR ad avercene fatto intuire le enormi possibilità.
Vero è invece che, rispetto a questi argomenti, la mega produzione di James Cameron si presenta come prodotto più finito. Nulla, più di un’epica fantascientifica ambientata in una bellissima luna del lontano gigante gassoso di Alfa Centauri, può dare man forte a simili possibilità tecnico-avveniristiche. Non si discute! Ragion per cui, molto più importanti sono gli effetti che, un simile lavoro digitalmente evoluto, e rinforzato dalle possibilità della terza dimensione, ha prodotto e produrrà. Soprattutto, a livello artistico.
Per ovvie ragioni non mi soffermo nemmeno sugli scontati enhancements delle necessità e delle possibilità catartiche, piuttosto mi preme sottolineare quanto la raffinata definizione del mondo rappresentato permetta la creazione dello spessore necessario ad ospitare dinamiche più complesse. In particolar modo, di quel genere di dinamiche che ci permettono di interrogarci sulle motivazioni fondanti il mondo rappresentato, qualunque esse sino e qualunque esso sia, e sulle ragioni importanti che lo fanno esistere.
Di fatto, AVATAR, propone una rara, quanto nitida, visione moderna di un universo panteistico sui generis. Dopo di che si può discutere se questa visione ci rappresenti e quale sia la sua effettiva validità logico-filosofica, spirituale, ma certamente non si può negare che esista. Sarebbe come negare che l’acqua sia per Talete di Mileto il principio unico che è origine di tutte le cose, solo perché l’evoluzione del nostro argomentare ha mostrato i limiti di quei primi grandiosi approcci.
Tutto è acqua diceva Talete. Tutto è Eywa nella bellissima luna Pandora del gigante Polifemo. Eywa, ovvero la divinità sacra della tribù dei Na’vi, è in sé e per sé “principio unico” straordinariamente taletiano nel suo mostrarsi come energia fisica che nasce e che muore, che vive dentro ogni essere ed ogni cosa, che permette a gigantesche montagne di fluttuare nell’aria come gioielli in vetrina. A ben guardare però, AVATAR propone anche un superamento di quei limiti meccanico-naturalistici. Un esempio importante è la preghiera rivolta dall’avatar di Jake Sully a Eywa-albero delle anime, affinché aiuti gli autoctoni nella “madre di tutte le battaglie” contro gli alieni invasori.
Ascoltata di nascosto tale supplica, sarà proprio la futura compagna Neytiri, la guerriera Na’vi che lo ha educato agli usi e costumi del suo popolo, a ricordare a Jake che Eywa-madre-Natura non si schiera con nessuno. Non prende le difese di questo o di quell’altro partito. Neytiri dovrà però correggersi da sola quando si renderà conto che, non solo Eywa ha sentito la preghiera di Jake, ma ha pure optato per una incredibile scelta interventistica. Eywa come spirito raziocinante dunque, entità che trascende le possibilità limitate dell’icona materiale (vedi la figura dell’albero) e dell’energia fisica; Avatar come sogno artistico e disegno creativo da cui attingere innumerevoli possibilità di critica e di pensiero.
Fermo restando che fa certamente impressione vedere un possibile-esercito-dello-zio-Sam costretto dagli straordinari eventi ad una ingloriosa quanto precipitosa ritirata, la tematica antimilitarista proposta da Cameron mi sembra davvero meno rilevante rispetto agli argomenti già trattati.
Guardando ad AVATAR “as a whole”, non mi sento di discuterne invece le sue pretese artistiche, questo perché le stesse mi paiono inibite da una cornice (sovrastruttura) insoddisfacente. Insomma, è un poco come se Lewis Carroll avesse lasciato che un posticcio cadere e ricadere di Alice nel suo strabiliante mondo onirico, privilegiasse le ragioni minime dell’universo esterno a discapito delle meraviglie, dei paradossi e delle assurdità che offre la prodigiosa tana del coniglio. Non escludo però che in un tempo molto lontano da noi questo possibile limite possa non apparire tale.
Di certo e di fondamentale – e qui mi ripeto - resta invece il tema dell’eredità (in senso lato) che questa mega produzione ci lascia. Ripensando alle emozioni e alle sensazioni del tutto nuove che ho provato in quella sala cinematografica, mi chiedo infatti come, le altre espressioni artistiche, per quanto valide ed impegnate, potranno competere in futuro con le possibilità di crescita che - per chi le sa sfruttare - offre questo genere di “intrattenimento”.
Posso solo pensare che un giorno ci saranno tanti uomini e tante donne, tremendamente capaci, che sapranno mettere a disposizione di tutti il dono sublime della loro creatività, della loro capacità artistica e visionaria e della loro capacità di raziocinio, in forme e in modi che per il momento non mi riesce neppure di immaginare.
Rina Brundu
Dublin, 27/02/2010
All rights reserved©
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And... Rina Brundu - 09.03.2010I wish to express here all my disagreement with the decisions that have taken from James Cameron's work what was his.
Per la serie, come farsi ridere dietro dai posteri. E non solo! | |
Ciao, Rina! Federico Bernardini - 09.03.2010Non ho visto "Avatar". Da molto tempo, dopo averne fatto una grande abbuffata, seleziono con molta cura i film da vedere. E' un genere che non mi attira ma, per dovere d'informazione, credo che me lo sorbirò...e magari potrei anche ricredermi.
Il fatto che non abbia avuto l'Oscar, data la natura del premio, non mi preoccupa. Pensa a quanti film mediocri, di cui più nessuno si ricorda,l'hanno ricevuto e quanti altri, anche senza quell'articolo da rigattiere,sono entrati nella storia del cinema.
La stessa cosa potremmo dire per un premio più serio, come il Nobel: Gabriela Mistral sì e Gabriele D'Annunzio no...ma ti pare?
Federico | |
Oscar e Nobel Astolfo - 09.03.2010 Il miglior regista, il miglior attore e la migliore attrice dell'Hollywood classico (secondo me, of course) non hanno mai ricevuto un Oscar vero, ossia concesso per un loro film, e si sono dovuti contentare del patetico Oscar alla carriera: Howard Hawks, Cary Grant e Barbara Stanwyck.
E questo basta per squalificare qualsiasi award.
(Non ho visto "Avatar", perché non mi piace il genere fantasy, ma ho visto "The Hurt Locker" e non mi é sembrato affatto degno di tutte quelle statuette... ma non posso che applaudire il premio a Cristopher Waltz, che é il vero protagonista di "Inglourious Basterds" di Tarantino)
Con il Nobel poi, non ti dico. Bastino dunque due nomi di esclusi -Jorge Luis Borges e Vladimir Nabokov- due nomi di drammaturghi italiani -la distanza fra Luigi Pirandello e Dario Fo é siderale- e due nomi di premiati assolutamente di classe B -Romain Rolland e Le Clézio- per capire la totale arbitrarietá delle decisioni svedesi.
Peró a me Gabriela Mistral mi piace piú che D'Annunzio.
PS Domanda tranello: qualcuno legge ancora Grazia Deledda? | |
Ciao Federico... Rina Brundu - 09.03.2010ho già scritto che sui meriti "artistici" di Avatar bisogna andarci cauti. Ma come ha giustamente detto uno user geniale in Rete di cui portroppo non ricordo il nome.... AVATAR é in posizione tale da potersi permettere di fregarsene anche di questo aspetto.
Questo perché AVATAR propone una dimensione artistica tutta sua e che di fatto ci proietta in punta di piedi in un futuro tutto da esplorare. Cameron da grande visionario propone proprio quel mondo che non c'é perché questo é il suo lavoro. Tale é la portata della sua visione. E come ogni visionario deve fare i conti con le talpe del presente.
Il problema principale é che data critica vede ancora lo sci-fi come un pugno in un occhio. E non si accorge che molto di ciò che appare sci-fi oggi é di fatto un barlume dell'arte che sarà. Del mondo che verrà. Perché la tecnologia sta facendo passi da gigante mentre noi siamo qui a cincischiare...
Se vai a vedere AVATAR consiglio tanta onestà intellettuale. Siediti, metti gli occhiali 3D... non pensare a tutta la cinematografia che é stata e non pensare neppure che stai guardando un film. Non pensare di uscirne un uomo migliore, o di avere imparato chissà cosa... semplicemente guarda e pensa che tutto ciò che vedi è la visione di un altro uomo!
Non so cosa farà te, ma a me assicuro... ha fatto sentire molto piccola! | |
"Qualcuno legge ancora Grazia Deledda?" Rina Brundu - 09.03.2010| Astoolfoooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! | |
Beh, Rina Astolfo - 09.03.2010 Perché, aggiungo, io no.
Siamo dunque 1 a 1, e palla al centro.
Qualcun altro? | |
Astolfo... Rina Brundu - 09.03.2010per quanto mi riguarda Grazia é madre e regina!
Del mondo a cui guardava!
Così come Cameron é maestro di un altro tipo di visione.
E da tutti e due vi é da imparare.
Perché sono proprio queste grandi visioni altrui i mattoni con cui costruiamo (indegnamente) le nostre! | |
Appunto, Rina Astolfo - 09.03.2010 Per te madre e regina, per me da dimenticare senza troppi complessi.
Sempre 1 a 1, insomma.
Cameron mi piaceva all'inizio, il suo "Aliens" era tanto interessante quanto il precedente "Alien" di Ridley Scott e i due primi "Terminator" sono stati davvero grandi, ma "Titanic" mi é sembrato un esercizio vacuo di prodezza tecnica, un rimprovero che ho sentito ripetere da gente che ha visto "Avatar" che io, come dicevo, non ho visto. | |
2 a1...ovviamente Federico Bernardini - 09.03.2010e non c'è bisogno di dire in che squadra milito.
La Deledda è una grande scrittrice. L'altra candidata era Matilde Serao e credo che la scelta sia stata oculata.
Gabriela Mistral è un'ottima poetessa, non volevo disprezzarla. Molti anni fa ho letto Il Torchio. Se non le avessero dato il Nobel il Cile era pronto a dichiarare guerra alla Svezia. | |
Sulla Deledda... Rina Brundu - 09.03.2010concordo... Nel senso che sono perfettamente cosciente di una mia predilezione di parte. Meglio ancora.. per me Grazia é madre e regina di un mondo che é mio. E che solo tra i suoi scritti io ritrovo rappresentato... con i suoi veri colori ed i suoi veri sapori. Se la Deledda fosse appartenuta ad altro substrato non nego che Le dedicherei meno attenzione. A mio detrimento, s'intende.
Il discorso che io faccio su Cameron é di altra natura e francamente non mi aspetto neppure che tutti coloro che hanno visto AVATAR lo intuiscano. Probabilmente la maggior parte dei tanti "clienti" di Cameron, se intervistati, diranno che hanno visto soltanto strani uomini blu su dinosauri volanti! Ed era questo che li faceva gioire! Non mi stupirebbe! | |
As seen by others.... Rina Brundu - 09.03.2010I like this one
http://www.empireonline.com/reviews/reviewcomplete.asp?FID=133552
Seeya! | |
On criticism Rina Brundu - 10.03.2010Io penso che noi vediamo le cose, nella fattispecie una produzione cinematografica (non riesco a chiamare AVATAR un film!), così come ce le lascia vedere il nostro background culturale, la nostra formazione, il nostro senso critico, la nostra disponibilità mentale.
E ogni visione va bene. Ogni visione ha una sua verità. Perché esiste.
Di più, ognuno di noi DOVREBBE avere una sua visione... qualunque essa sia.
Vi sono però creazioni che non permettono questa pluralità di "approccio". AVATAR ha senz'altro il merito (tra i tanti perché di fatto, con AVATAR, il cinema di oggi é già di avantieri) di non essere tra queste ultime.
Di sicuro, se io fossi un giorno un grande spirito-che-scrive, o un producer, un director... un qualcuno il cui destino é quello, o dovrebbe essere quello di far sognare (o pensare), io vorrei essere uno spirito-che-scrive, o un producer, un director per i tanti. Non per i pochi. Proprio come Cameron!
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Deledda Gerolamo Cardano - 10.03.2010Solo i sardi leggono la Deledda.
Io le proferisco Teresah.
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Nuovo pareggio Astolfo - 10.03.2010| 2 a 2, avanti il prossimo.. | |
In questa pubblica piazza.... Rina Brundu - 10.03.2010Mi pare di avere peccato in qualche modo nei confronti di Grazia Deledda.
Quindi onde non lasciare dubbi vorrei approfittarne per ribadire che la Deledda é gemma preziosa nel panorama desolato e desolante della letteratura italiana... (qualche eccezione a parte). Di fatto, le storie della Deledda (io ho una predilezione per Cenere)vivranno a lungo. Un raro caso in cui l'Accademia ha visto molto più in là di cerca critica post-68ina (sempre quella per intenderci!).
ps: 2-2 Astolfo?
Ma-mi-sono-persa-qualcosa? Io era rimasta all'1-0 per Ivan!
Al quale ne approfitto per assegnare un Barbierino in Similplatino.
Di questi tempi vale più di un Oscar e di un Nobel messi insieme! | |
Rina Astolfo - 10.03.2010| Il pareggio é su Grazia Deledda: 2 che la leggono (you and Federico) 2 che non la leggono (me and Gerolamo). Ma ovviamente i sondaggi (o pseudo tali) online non hanno alcuna rilevanza statistica. Come si leggeva sui flipper di una volta: for entertainment only. | |
L'avevamo capito Astolfo... Rina Brundu - 10.03.2010l'avevamo capito... ma resistere ci é stato impossibile!
Femmena colpevole sono!
:) | |
Voto per delega Federico Bernardini - 10.03.2010Con buona pace di Avatar, vorrei tornare al sondaggio.
3 a 2 per la Deledda con voto di Enzo Giudici.
Grande studioso di letteratura francese...e non solo, gran fascistone e, immeritatamente, mio grandissimo amico, ahimé scomparso come molti, troppi altri, amava la Deledda.
Ricordo quella volta che, vedendo tra le mie mani un'edizione de I Meridiani, che raccoglieva alcuni degli scritti principali della nostra, mi fece: "Ah!?"
Lo presi per un rimprovero e gli risposi: "Non ti piace...eh?"
"Al contrario, mi piace molto," replicò arrotando le erre, "Quello che non mi piace sono i prezzi di questi libri".
Tornammo sull'argomento altre volte e convenimmo sul fatto che la nostra "Piccola Dostoevskij" non è affatto una lettura provinciale, buona soltanto per intrattenere la famiglia patriarcale sarda, accanto al focolare, nelle lunghe e gelide notti d'inverno.
Mi congratulo con Cardano per le sue scelte. Sono certo che è un grande estimatore anche di Annie Vivanti e di Nyta Jasmar.
Federico
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Bravo Federico! Rina Brundu - 10.03.2010Ah però.... la famiglia patriarcale (matriarcale nel mio caso, si sente?) sarda, accanto al focolare, nelle lunghe e gelide notti d'inverno!!!
Chissenefrega di tutta la critica del mondo!!
Però tu sei un grande conoscitore...
Ti segnalo questo omaggio con qualche articolo interessante, come quello che mi aveva dato il prof Pittau, sulle vecchie pagine del mio sito.....
http://terzapaginaworld.homestead.com/CopertaRememberingGraziaDeledda.html
E poi a mio modo di vedere dobbiamo tornar a parlare qui di giornalismo....
pardon cominciare a farlo finalmente!!! Ma non dico più nulla altrimenti Astolfo mi chiama chief.... di nuovo. Ciao. | |
Grazie, Rina! Federico Bernardini - 10.03.2010Brava!...e non dirmi: "Grazie!"... se no mettiamo in scena il Nerone di Petrolini.
Leggerò gli articoli che mi proponi.
Per quanto riguarda la Sardegna è...o era, per certi versi, matriarcale, ne ho conosciuto esempi leggendari.
Parlare di giornalismo? Preferisco lo facciano gli altri, forse non sono all'altezza.
Due domande.
Che ne pensi delle scelte ortografiche di Pittau? Quel K, ad esempio, mi dà fastidio.
E cosa ne pensi del sondaggio proposto dal Barbiere?
Coi miei omaggi
Federico
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Caro Federico, fai finta che... Rina Brundu - 10.03.2010i vari !!! etc non esistano... per il momento... poi ne riparliamo.
Rispetto alla domanda che mi fai dico solo che non ne so abbastanza per poter parlare senza dire sciocchezze. Ma non é che non segua, o non tenti di seguire, da vicino questi aspetti. Anzi.... Magari poi ti mando e-mail più dettagliata più avanti.
Non capisco però di quale sondaggio parli.... a meno che non ti riferisca a quello di Astolfo. Nel caso penso che Astolfo stia scherzando come ha già detto lui stesso.... e va bene. Non mi sorprende comunque che la Deledda non sia amata... per ragioni che in parte ho già detto. In ogni caso, da buona sarda sono testa dura. Non leggo mai perché gli altri leggono o non leggono. Ad un tempo coloro che leggono troppo mi preoccupano. A volte mi sembra diventi una scusa per non pensare (inserisco sotto la storiella che ci raccontava il nostro parroco al catechismo, sull'argomento).
E sul giornalismo.... penso invece che avresti molto da insegnare. Di fatto, sono sul Barbiere allo scopo di apprendere... ma ancora non ho trovato un maestro! Uno di quei maestri con tante storie da raccontare. Sul giornalismo che fu, sui suoi momenti eroici (un ossimoro praticamente in Italia)... Sul giornalismo che verrà invece ho qualche idea in più. Ma in compenso é confusa. Magari le mettiamo giù nei prossimi articoli così vediamo. Ciao.
*********************
Un professore universitario decide di fare una gita in barca con un marinaio. Dopo un po' il letterato dice al marinaio: "Lei ha mai letto i Promessi sposi?". Il barcaiolo risponde: "No... sa io sono povero e ho sempre dovuto remare". Il letterato risponde: "Lei ha perso meta' della sua vita!". Dopo un po' il letterato chiede: "Ha mai letto i Sepolcri?". Il barcaiolo risponde: "Io dovevo pescare e non avevo tempo!". Il letterato risponde: "Lei ha perso meta' della sua vita!". Dopo un po' il cielo diventa nuvoloso e si alza un forte vento che rovescia la barca. Il marinaio chiede al letterato: "Lei sa nuotare?". Il letterato risponde: "No! Io dovevo leggere!". Il barcaiolo ribadisce: "Lei ha perso tutta la sua vita!!".
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(Nota tecnica) Astolfo - 10.03.2010| Credo che Federico si riferisca al sondaggio che trovi sulla home page del BdS, a metá pagina sulla tua destra. | |
Era ora!!! Rina Brundu - 10.03.2010Sorry!. Grazie Astolfo di solito non visito mai la Homepage. Weird but true.
Ho visto! Personalmente posso dire di avere esplorato questa possibilita', in tempi non sospetti, in molti modi. Ma, mi ripeto, quando parlo di giornalismo qui nessuno mi risponde. E' un poco come parlare di cappio...etc... Non ho mai capito perche'! Immagino le opzioni siano solo due: o le mie domande sono sciocche (e concordo che vi e' una forte probabilita' che cosi sia!) oppure... i barbieristi per qualche strana ragione non credono troppo in loro stessi.
Tra i tanti articoli dove esploravo queste necessita' in diversi modi.... ricordo
Un Figaro alla moda
http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=16223
e indirettamente molti degli ultimi sul giornalismo online.....
E per la tua domanda Federico....
Si, sarebbe una buona cosa... Ma dovrebbe essere un giornale libero... autorevole... non marcato politicamente... moderno... capace di inventare cose nuove e valide etc etc...
e niente donne nude, cribbio! Un altro aspetto fondamentale e' che se per giornale si intende giornale cartaceo... questo dovrebbe comunque lavorare sinergicamente con un suo sito online. Altrimenti sarebbe la sua fine prima dell'inizio!
E che non manchi la pagina della CULTURA! Serve a fare "establishment"! Del resto con una trimurti critica come la nostra (Federico, Astolfo ed immeritatamente io) non potrebbe non esserci....
Confesso pero' che il mio target privato sarebbe diventarne L'OPINIONISTA DI GRIDO, proprio come ULU LATO l'opinionista di grido de LA VOCE DEL PADRONE.
In alternativa, mi accontenterei di fare l'inviato speciale.... proprio come un altro esimio collega...
http://futuragiornalista.blogspot.com/2009/11/lezione-di-giornalismo-linviato.html
Just joking:).... ma penso davvero sia un'ottima idea!! Tu che ne pensi? | |
Sì, sarebbe un'ottima idea... Federico Bernardini - 10.03.2010e credo che il Barbiere disponga delle risorse umane necessarie a farne una testata come quella che desideri. Il problema, magari, sarebbe quello delle risorse finanziarie.
Per quanto riguarda i ruoli, mi accontenterei modestamente di fare il correttore di bozze e quelle che correggerei per prime sono le mie.
Federico | |
Ti do anche le mie... Rina Brundu - 10.03.2010e per quanto riguarda le risorse finanziarie...
immagino quelle saranno proporzionali alla capacita' e all'impegno posto nell'averle!
Questo vale per qualsiasi impresa.
Ciao | |
Ma che... Gerolamo Cardano - 11.03.2010Ma non scherziamo.
Per fare un giornale cartaceo bisogna disporre di grosse risorse finanziarie, di soldi, d'oro e infine di euro. Altrimenti e' solo onanismo di gruppo.
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Credo anch'io... Federico Bernardini - 11.03.2010che Rina sia un po' troppo ottimista, quando afferma che siano sufficienti capacità e impegno per accedere alle risorse finanziarie, sia in campo editoriale, sia in altri.
Magari fosse così! Mi pare un mito un po' Yankee. | |
Se non fosse.... Rina Brundu - 11.03.2010che non posso sopportare neppure l'odore delle sigarette... rileggendo il mio last-but-one comment... avrei detto che ci sarebbe da cambiare pusher....
No... desidero cancellare idealmente quello che ho scritto e tornare seriamente sull'argomento che in generale mi affascina. Domani. Con calma.
Too busy today. | |
Ragioniamo Rina Brundu - 12.03.2010A pensarci bene, questa idea del Barbiere di fare un giornale (immagino cartaceo), mi ricorda tutte quelle volte che con altri amici volevamo fare una rivista culturale cartacea. La proposta non durava il tempo di una analisi semi-seria. Naturalmente, c’è da dire che il primo “ intoppo”, in quel caso, era dato proprio dal suo contenuto. A chi può interessare una simile rivista al giorno d’oggi, se non ai quattro gatti che vi hanno pubblicato la loro “creazione”? Troppo poco per pensare di fare bene!
Certo un quotidiano tira ancora. Anche una rivista mensile di notizie potrebbe “tirare” se fatta bene. Ma accadrebbe anche ad un fantomatico “Barbiere della Sera” in edicola? Elucubrando più a fondo penso di no.
Di fatto, il Barbiere della Sera mi ricorda, per molti versi, la mia rivista favorita di sempre, ovvero La Settimana Enigmistica. Inutile dire che questo è un complimento. La Settimana Enigmistica è la quintessenza di un prodotto editoriale perfetto. Modesto, fedele ai suoi dogmi dal primo vagito fino all’ultimo numero in edicola e ad un tempo capace di raccontare l’Italia che cambia. La Settimana racconta la “sua” Italia nelle immagini posate, nelle vignette a prova di sorriso-a-32-denti-cariati, negli infiniti statements “orizzontali” e “verticali”, nei noiosissimi Quesiti-per-la-Susie ed in tutti i suoi giochi, gli indovinelli, i rebus e quant’altro, la cui intelligente essenza è comunque capace di rendere quelle pagine-obsolete tremendamente moderne e up-to-date. Difficilmente, la sua contro-parte online potrebbe dare reale percezione del suo “fascino” nell’edicola di fronte.
Di converso, un possibile Barbiere della Sera cartaceo, difficilmente potrebbe riscuotere il successo della sua controparte online. In primis, il suo stesso nome sarebbe un impedimento…. Nel caso si pensasse a rivista autorevole, s’intende…. Certo, se si pensasse a qualcosa tipo il “Cuore” di Michele Serra… o similare…. E ad un target determinato target di lettori “giovani” ….Beh… magari qualche chance ci sarebbe. Ma è difficile dire. I tempi sono cambiati. Oggi Internet regna sovrana. E pensare di fare meglio sarebbe un errore che si pagherebbe caro.
A mio avviso, come ho detto in altra occasione, il Barbiere potrebbe puntare a diventare una sorta di Huffington Post Italiano. L’unica maniera di realizzare questo target è cambiare la grafica… E soprattutto portare dentro Personalità che vantano di esserlo per “meriti” diversi. Meglio ancora esponenti politici, o personaggi (anche della cronaca) che possano infiammare il dibattito… proprio come sull’HP…. Di più, fare in modo che questi vogliano esserci!!!! Allo stesso modo creare varietà recuperando molti user-figli-di-Internet, per il momento meno noti al grande pubblico.. ma di fatto tremendamente capaci e capaci di una visione variegata che produce ogni giorno qualcosa di diverso. Pagine in inglese, o pagine dedicate alle novità della Rete, cinematografiche e culturali in genere non dovrebbero mai mancare… perché oggidì le notizie (e le notizie online soprattutto) non sono mai monoliticamente create ma sono figlie di un hyper-linking che le connota nei modi più disparati… etc…. Vitale sarebbe quindi acquistare subito un tratto identificante che faccia la differenza… Una simile creazione, se fatta seriamente, non mancherebbe di crescere anche velocemente e di attirare la necessaria pubblicità per vivere e quindi per crescere e diventare sempre più autorevole.
Si, sarebbe senz’altro possibile. E senza troppe pene finanziarie…
Personalmente però mi dispiacerebbe se il Barbiere perdesse il suo sembiante-apparentemente-immutabile, ma ad un tempo capace di raccontare un pezzo-di-noi-che-cresce. E diviene. Sarebbe quasi (mi rendo conto che il paragone è un tantino azzardato) come entrare in edicola e non trovare più la rassicurante copertina a quadretti bianchi de La Settimana Enigmistica. Da restarci davvero male!
Beh, questo è tutto ciò che offre il cervello-imbalsamato-di-venerdi-sera… And perhaps I am kind of… Flying high. Again! Magari poi domani mi rendo conto!!!
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X Rina Gerolamo Cardano - 13.03.2010"Only fools write for nothing"
Ben Jonson
Chi finanzierebbe il Bds cartaceo?
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Se.... Rina Brundu - 13.03.2010il Ben Jonson di cui parli non é l'atleta canadese (credo) ma il mio adorato autore elisabettiano, padre di Volpone, una delle mie opere preferite del periodo universitario (still is, actually).... io dico che l'aforisma non fa testo.
E' aforisma dettato dalle necessità del tempo. In ogni caso non ha portata universale. Né letteraria sicuramente. Per esempio, per quanto mi riguarda, non faccio mai una associazione tra lo scrivere e il denaro. La scrittura per me é una necessità dell'anima che mi ha ossessionato da sempre, anche quando non scrivevo. E pure ora... che il mio stile é una accozzaglia sconvolta di lingue senza memoria, che sono mie quanto non lo sono... inclusa la mia lingua madre.. Ed é soprattutto pulsione che... più che mai in questi giorni... sta guidando il mio destino. E che ancora non ho capito in pieno... Ma queste, immagino, sono altre storie.
Se rileggi (per carità, vai a fare una passeggiata, é molto meglio!) i miei articoli sul giornalismo online (e in particolare http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=17153).... ti renderai conto che io ho non ho proprio alcuna fiducia nel futuro di un giornalismo cartaceo. Perché non ha senso. Perché tra soli vent'anni la nostra vita reale sarà conseguenza delle nostre azioni in Rete. Questo perché la Rete sarà il motore che gestirà il nostro lavoro, la nostra vita sociale. E dico questo in senso buono non in senso negativo. Il giornalismo poi SEMBRA fatto per essistere solo in Rete. Con la letteratura é diverso. E potrei continuare con un ranting infinito a supportare la mia tesi ma é inutile.
Se però dovessi trovare comunque una soluzione al tuo quesito, ovvero se fossi costretta da qualsiasi circostanza a finanziare un giornale cartaceo.... immagino che non mi arrenderei tanto facilmente. Di fatto, le soluzioni non sono univoche. Lo ha dimostrato per esempio il giornale IL FATTO. Anche se, personalmente, avrei optato per altra soluzione. Il limite di quella soluzione é infatti, a mio modo di vedere, l'essere IL FATTO un giornale schierato. Poi magari nei contenuti potrà pure essere il giornale più obiettivo del mondo... ma la percezione del pubblico che non lo conosce e altra. Questo di FATTO é un deterrente.
Il mio ideale di giornale autorevole é quello che avevo descritto nel mio articolo I HAD A DREAM...
"..........Then again, è proprio davanti all’impossibilità del sogno (o forse in virtù di tale inattuabilità) che continua a “perseguitarmi”, prepotente, l’ideale avveniristico-editoriale di cui ho già detto: ovvero, l’immagine di un fantomatico The Italian Tribune, quotidiano moderno, coccolato a destra, osannato a sinistra, ammirato al centro e… con un pacchetto azionario distribuito tra i suoi lettori più attenti, capaci di trasformarsi in mastini molesti quando si tratta di salvaguardare le inviolabili norme dello Statuto costitutivo, prima fra tutte quella del divieto di accumulo dello share holding sopra il tetto prestabilito.
Fatto il giornale non ci resterebbe che fare i giornalisti! "
http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=16121
E su come fare questo ci si potrebbe scrivere un libro......
Ma naturalmente la soluzione dovrebbe essere adattata al target e alla natura e ai contenuti del prodotto che si va a confezionare....
Per il momento infatti il BDS ci dice soltanto "E se facessimo un giornale?"
Beh non é sufficiente... lo hanno detto in tanti prima di loro. Perché questo mestiere vive di tanta idealità che porta seco molto entusiasmo. Entusiasmo anche facile a spegnersi però. Servono quindi altre informazioni.... Non dico un Business Plan... ma una constatazione della visione che c'é dietro questa domanda. Prima di allora... qualsiasi discussione... sarebbe, I am afraid, fine a se stessa. Un'altra!
Enjoy your week-end! | |
Giornalismo online e cultura d’impresa Rina Brundu - 13.03.2010Aggiungo....
le tesi che avevo espresso in questo articolo....
Giornalismo online e cultura d’impresa
http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=17317
ma soprattutto in questo....
Giornalismo. Niente più alibi in rete
http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=17153
Di fatto, e in questo articolo che dico ciò che penso veramente... ovvero...
"La Rete offre dunque una straordinaria possibilità storica di liberazione da simili dinamiche obsolete. In altre parole, la Rete permette una scrematura professionistica naturale in virtù della quale solo il giornalista davvero bravo potrà essere considerato tale da un lettore sicuramente più informato e capace.
Consequentia rerum è che, in quella favolosa futura età dell’oro, non avrà senso parlare di giornalisti professionisti o pubblicisti, non avrà senso parlare di revisionismo, di censura informativa e via discorrendo. Ad un tempo, non avranno ragion d’essere i tanti, desolanti capri espiatori portati a difesa degli scarsi risultati da individui assolutamente incapaci di fare onore a questa professione, o da individui accreditati del titolo di giornalista in virtù di un semplice esamino sostenuto decadi prima."
Per me é infatti la capacità del giornalista che fa la differenza: nel cartaceo come in Rete. Il resto, sono convinta, verrà da solo. Anche il finanziamento.
E quindi il BDS non dovrebbe avere alcuna tema. Perché ha una notevole serietà di metodo.
Saludos. | |
L'inviato speciale Rina Brundu - 14.03.2010Però reitero la mia disponibilità a diventare l'opinionista-di-grido di questa futura creazione (cv and referees available on request). In alternativa, anche se francamente sono stanca di viaggiare, potrei guardare all'inviato speciale proprio come il vecchio Jo Comeandgo....
Nota informativa: no, I was not flighing high when I wrote it... and hate that stuff!
A LEZIONE DI GIORNALISMO: L'INVIATO SPECIALE 2.11.2009
Caro diario,
indovina chi ha tenuto la lezione di giornalismo, oggi? Niente-poco-di-meno-che il nostro Inviato Speciale negli Stati Uniti, Jo Comeandgo! Nelle ispirate parole di un orgogliosissimo dottor Libero che questa mattina ce lo ha presentato: “Nato alle pendici del Gennargentu (il vero nome è Giuannicu Bandabeni!), Jo ha rotto il c**** per anni dai suoi siti di informazione. Poi, come in una bellissima favola multimediale, il grande salto americano: all'inizio come giornalista-trendy del prestigioso canale satellitare NOTONLYPORN e successivamente proprio come inviato cool de LA VOCE DEL PADRONE!”.
Non vi é testata-giornalistica-di-grido che non ce lo invidi! Il direttore lo sa bene e lo tratta da sorvegliato di lusso. Inutile dire quindi che il tempo di Jo è contato ma, tanta è la sua carineria, che oggi ci ha concesso ben 14 minuti e 36 secondi dello stesso da spendere in domande-a-raffica.
Elegantissimo, abbronzato, baffetti impomatati da professionista assennato, Jo si è solo fatto scrupolo di accomodarsi a meno di due metri di distanza da Adsl Senzalimiti la sua assitente-abissina-porta-palmari. Egli infatti viaggia sempre con almeno sette telefonini di ultima generazione, cinque dei quali costantemente collegati ad Internet ed uno direttamente linkato alla IIS, la Stazione Spaziale Internazionale perché “Jo Comeandgo, non lascia mai la notizia al caso!”, ci ha fatto notare. Che tempra! Che giornalista!
L’onore della prima domanda è naturalmente andato ad Edy Toria che con Jo - sussurrano i bene informati - ha avuto una love-story-mai-completamente-smentita durante la loro indimenticabile copertura della festa di compleanno di Alì Mortacc, temutissimo capo talebano del quartiere La Vucciria di Palermo. La nostra Firma più Prestigiosa non é venuta meno alla sua fama di segugio sopraffino: “Jo, come stai?” gli ha chiesto senza girarci intorno.
Immagino che certe simpatie-elettive aprano canali comunicativi speciali per le anime che le vivono! Difficile dunque, per “gli altri”, capire le mille sfumature di quell’alzata-di-spalle che lui le ha regalato. Il sospiro rapito e profondo di Samantha della cronaca rosa ha infine sigillato acusticamente un momento da ricordare.
“Obama… Obama… Obama… Jo, raccontaci la sua America!” lo ha incalzato subito dopo Il Cattivo, una delle nostre vecchie volpi più ingenue. Ancora una volta dimostrando – se mai ce ne fosse stato bisogno – che, anche nel giornalismo, il talento non è condizione da cui prescindere impunemente, è stato allora che Jo ha dato il meglio di sé.
In meno di 4 minuti e 25 secondi – cronometro alla mano – egli è infatti riuscito a tratteggiare un vivido-ritratto-della-nuova-America-obamiana, come nessun altro era riuscito a fare prima. Dal riprovevole tentativo di Bush di corrompere l’Accademia Svedese con i suoi temini di terza elementare, nell’astuto tentativo di farsi assegnare un qualsiasi-premio-nobel-rimasto, all’affaire-scandalo-pollo-fritto-Obama in confezioni da 500 grammi, dalla faccia-seccata di Dick Cheney adesso costretto a sparare alle quaglie-e-a-chiunque-si-trovasse-a-tiro da dietro il filo spinato del favoloso-parco-che-circonda-la-Casa-Bianca, al chiacchieratissimo ciondolo da 6000 euro ricevuto dal presidente americano durante l’ultimo G8 a Casoria (Italia), dalle zucchine-giganti di Michelle, al gettonatissimo le avventure di Obama Croft… nulla, ma proprio nulla, ha saputo fuggire la lente-di-ingrandimento-giornalistico-Jo-Comeandgo!
Caro diario, quando l’elicottero personale è infine atterrato in cima allo stabile per riportare il nostro eroe in aeroporto, l’intera redazione de LA VOCE DEL PADRONE ha voluto accompagnarlo fino a quell’ultimo piano! E che io sia dannata se - mentre salutava con il fazzoletto bianco modello Pavarotti - non ho visto persino l'eternamente composto dottor Ghino di Punta piangere una sua furtiva lacrima! | |
Exit poll - Sondaggio Barbiere (al voto al voto) Rina Brundu - 19.03.2010Inutile dire che stiamo seguendo questo sondaggio con VIVO (si fa per dire) interesse.
Certo i risultati non sono eccellenti.
Dopo circa 10 giorni dal lancio abbiamo 36 voti. Insomma, manco metà della media rastrellata da una qualsiasi velina-velino alle elezioni politiche italiane (e tenendo anche in conto i franchi tiratori... nel partito e... in famiglia).
Gli exit poll ci dicono dunque che, al momento in cui si scrive, alla domanda
E se facessimo un giornale?
I barbieristi hanno così risposto
Roba da pazzi furiosi 30.56 % (11)
Mi piacerebbe un sacco 69.44 % (25)
Anche senza ospiti in studio o costosi opinionisti, alcune considerazioni si possono fare certamente.
Di fatto, almeno 3.
1) Un terzo dei votanti ritiene che la proposta riveli una mancanza di raziocinio non indifferente da parte del BDS.... Insomma, vede una redazione che pullula di Orlandi-giornalisti senza senno....
2) 11 + 25 = 36 La matematica non é un'opinione. Di fatto rivela l'esistenza di almeno 36 barbieristi. Se consideriamo che coloro che animano il barber-shop sono circa 15.... la domanda sorge spontanea: che fanno gli altri? Guardano?
3) E questo é il punto più importante: 36 voti non fanno storia... Ne occorrono molti di più per capire la feasibilità..... Certo, ci rendiamo conto che non basta dire AL VOTO AL VOTO. Di fatto, c'é da superare il grosso scoglio di rendere l'argomento giornalismo interessante per i giornalisti stessi.... e non é cosa facile. Lo abbiamo visto parecchie volte in passato.
RAGION PER CUI ecco la mia proposta per il BDS.... Alla maniera di qualla modella che si é attaccata un paio di seni in fronte... per fare in modo che i maschi la guardassero in faccia... io propongo di inserire un paio di seni nudi vicino all'object del sondaggio... Con un pò di creatività si potrebbe pure pensare di far coincidere i due capezzoli con i bottoni VOTA e RISULTATI.
Questo, a mio modo di vedere, dovrebbe garantire il raggiungimento del target. E si farebbe pure un pò di AMARCORD giornalistico (pensiamo, per esempio, alle tante gloriose copertine dei settimanali italiani degli anni passati et non). Un omaggio ideale, insomma.
Il tutto a sostegno spassionato di un sondaggio che, ripeto, a noi FUTURI GIORNALISTI SENZA SPERANZE ci interessa moltissimo....
Una proposta come un'altra, s'intende!
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