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19.04.2010 Violenze allo stadio: teppisti o tifosi?
di Giacomo Carioti
Solo chiacchiere e scarico di responsabilità: nessun provvedimento serio verso chi incarna carismaticamente la violenza.
Chi incita e fomenta passa per eroe, mentre chi mette in pratica è un teppista nato chissà come... E poi, l'immonda pratica delle partite serali per il mercato televisivo, un vero bacino di violenza notturna alimentato dall'interesse commerciale.
Sbaglia il Prefetto a sottolineare che gli autori delle violenze seguite a Lazio-Roma non sono tifosi bensì teppisti.
Sono invece i tifosi perfetti di un sistema violento e complice già nel campo da gioco.
Basti pensare alla rissa accesa al termine della partita, e alla reiterata parola d'ordine di mattanza gestuale del capitano romanista, tramite il suo pollice verso.
Metafore? No, provocazioni e incitazioni, che travalicano, e di molto, l'innocua spiritosaggine: anche perchè a recepirle non c'è una ristretta cerchia di amici in vena di sfottò, ma un imprevedibile e ingovernabile (ma ben noto) coacervo di personalità inclini all'esasperazione.
Di tutto questo si dovrebbero accorgere, primi fra tutti, i presidenti Claudio Lotito e Rosella Sensi, irrogando ai provocatori -anche secondo i diversi gradi di responsabilità e di ruolo carismatico- multe adeguate e proporzionali ai loro emolumenti; poi se ne dovrebbe accorgere la Federazione, provvedendo ad emettere squalifiche esemplari verso chiunque, di fronte agli spettatori, si proponga con violenza o la fomenti con inadeguate espressioni o atteggiamenti: squalifiche che debbono prevedere, nella recidiva, sospensioni cospicue, fino alla radiazione.
Questi sarebbero provvedimenti seri, il resto sono chiacchiere per scaricarsi le responsabilità, a tutti i livelli.
Se poi si dovesse ancor più scavare nelle decisioni di programma, si dovrebbe cominciare con l'abolizione dei turni serali (risibile l'anticipo alle 18,30, quando poi la partita va a terminare con il buio...), una immonda innovazione che, servendo solo al mercato televisivo, ammorba e invelenisce nel profondo l'animo dei tifosi: quelli veri, ovviamente, che se ci sono davvero, si facciano davvero sentire, parlando chiaro, e pretendendo pulizia, in casa propria e altrui.
Giacomo Carioti
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Vox clamantis in deserto Federico Bernardini - 19.04.2010Bravo, Giacomo!
Mi associo al tuo grido di dolore. Ma chi ci ascolta?
Uno spaventoso intreccio di barbarie, demenza nazionale e torbidi interessi rende la soluzione dei problemi che tu poni estremamente difficile.
Io tremo al pensiero che la Roma (o la Lazio) possa vincere lo scudetto...vedo già la mia città in preda ai Lanzi, armati di pennelli e vernici con cui imbratteranno senza misericordia monumenti e palazzi.
Quod non fecerunt barbari...
Ciao...e coraggio!
Federico | |
Tifosi oplita - 20.04.2010Sarebbe veramente giunta l'ora di introdurre un minimo di igiene lessicale per commentare l'ultimo episodio di guerriglia calcistica, dicendo che i protagonisti delle squallide vicende sono giocatori DI CALCIO, allenatori DI CALCIO, dirigenti DI CALCIO e tifosi DI CALCIO. Dovrebbe essere noto che esistono i tifosi in tutti gli sport. Quando si corre il moto GP al Mugello vanno in 300.000 a tifare Valentino, non mi risulta che si accoltellino con i tifosi di Stoner. I nuotatori hanno i loro fan club, vanno in piscina e tifano per il loro beniamino, mica ad insultare i tifosi del suo avversario.
Passando agli sport di squadra non mi risultano devastazioni e feriti in occasione di partite di volley, pallanuoto e rugby.
Venendo al mio sport da 25 anni, il basket, sono stato centinaia di volte al palazzetto anche in trasferta e non è mai successo assolutamente niente. Sani sfottò, ma mai violenza fisica. Ho portato per la prima volta anche mia figlia di 7 anni al palazzetto.
Se l'avessi portata ad uno stadio di calcio mi avrebbero dovuto togliere la patria potestà.
Domenica, mentre a Roma andava in scena l'ennesima e certamente non ultima messinscena di imbecillità belluina, molto più modestamente a Caserta si è giocato il derby campano di basket Pepsi Caserta Vs Air Avellino. Partita di fondamentale importanza per entrambe. Per Caserta in palio la conferma del secondo posto e Avellino si giocava l'accesso ai Play Off. Partita agonisticamente accesa, bellissima, col risultato incerto fino all'ultimo secondo (quando mai il calcio può dare simili emozioni?) e con centinaia di tifosi avellinesi sugli spalti. Qualcuno ha sentito nei notiziari della sera di teste rotte con mazze da baseball o di devastazioni urbane?
Allora, per favore, quando si parla di calcio si dovrebbe sempre premettere che si sta parlando di calcio e non di sport, che anche in Italia esiste un movimento di altri sport praticati e seguiti da gente assolutamente normale e per bene, che nel calcio e solo nel calcio si assistae ai miserevoli "ennesimi episodi di violenza compiuti da pochi ed isolati teppisti"
Grazie
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Hai ragione anche tu, Oplita Federico Bernardini - 20.04.2010Il calcio è lo sport nazionale, uno sport di massa e intorno al quale ruotano interessi economici giganteschi.
Ed è il calcio, più degli sport minori (senza offesa per il tuo basket)che riflette i peggiori vizi del nostro popolo e l'imbarbarimento culturale e sociale dei nostri tempi.
Una volta anche allo stadio si recavano le famiglie...oggi questo non è più possibile.
Viva il curling!
Federico | |
Si e no Federico oplita - 20.04.2010Statistiche alla mano è come dici tu: il calcio è lo sport di massa e nazionalpopolare per eccellenza. Ma questo non è ragione necessaria nè tanto meno sufficiente per giustificare la deriva che ha preso questo sport, in origine nobile come tutti gli altri.
A meno di non voler aderire a teorie lomrosiane che assegnano tare ereditarie sin dalla nascita, io sono viceversa convinto che l'ambiente di riferimento sia il fattore dominante sulla formazione degli individui. In altre parole: un tifoso di calcio (bestia da portare rapidamente al mattatoio) è in nuce potenzialmente una persone civile come un tifoso di basket. Perchè allora nello stadio di calcio un essere umano si trasfigura sino al delirio collettivo e altrettanto non accade in un palazzetto di basket?
Secondo me perchè i modelli di riferimento sono quanto di peggio la società possa produrre. Volgari, ricchi in modo insensato, convinti della propria onnipotenza e insopportabilmente strafottenti, calciatori ed allenatori del calcio rappresentano l'ideale punto d'arrivo per le folle da panem et circenses.
Segnalo che un qualsiasi giocatore di basket si esprime come un accademico della crusca rispetto ai divi pallonari, ignoranti come zappe e semianalfabeti.
Se fortuna vuole che sin da bambino si abbia come modello un giocatore di basket e non un calciatore, è molto probabile che crescendo si vada al palazzetto per godere dello spettacolo sportivo piuttosto che per giocare a indiani e cowboy con pugni di ferro e bombe carta
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condizionamenti culturali e ambientali e patrimonio genetico Federico Bernardini - 20.04.2010La questione che sollevi, caro Oplita, è di fondamentale importanza...e non solo a proposito di quel fenomeno deteriore che è il tifo calcistico.
Si tratta dei due fattori che determinano il comportamento umano in tutte le sue manifestazioni e su cui la comunità scientifica si accapiglia, nel tentativo di far prevalere l'importanza dell'uno rispetto all'altro.
Si arriva al punto di stabilire, su basi sempre discutibili, percentuali precise, senza tenere nella debita considerazione il fatto che tali fattori interagiscono e si condizionano vicendevolmente a seguito di innumerevoli e a volte imponderabili varianti, che rendono impossibile quantificarne con precisione e in termini assoluti il peso.
Il classico esempio è quello dei due gemelli monozigoti che abbiano vissuto nello stesso ambiente e abbiano avuto la medesima formazione e le medesime esperienze. Ebbene, l'uno può rivelarsi un santo e l'altro un criminale.
Ma non usciamo dal campo (di calcio).
Certamente, come tu dici, l'ambiente calcistico è "criminogeno" e può scatenare devianze anche in soggetti che in altri contesti (vedi il basket)rimarrebbero nei limiti della "normalità".
Ma è anche vero che nell'ambiente calcistico, e mi riferisco principalmente a quelle frange della tifosera più estrema cui possiamo addebitare i peggiori eccesi, vi sia una sorta di predisposizione naturale alla violenza, che trova nel calcio il suo luogo d'elezione, il palcoscenico ideale per dare la maggior risonanza alle loro imprese e "glorificarle".
E' l'unico modo che questa gente ha per sentirsi non solo partecipe ma addirittura protagonista di un evento sportivo, ma direi più generalmente di un evento, che attira l'attenzione generale.
E' il calcio, ma potrebbe essere anche un'altra cosa...magari il basket, se si invertissero i ruoli...non ti incazzare, ti prego!
Federico
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P.S. Federico Bernardini - 20.04.2010| Naturalmente non dobbiamo sottovalutare le responsabilità dei giocatori, che con i loro atteggiamenti sono assai spesso fomentatori di violenza, delle sociètà, che coccolano e foraggiano sottobanco bande di "tifosi" indemoniati, e di tutto quel contesto pubblicitario ed economico che ingrassa cinicamente sfruttando questo spettacolo gladiatorio. | |
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