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19.04.2010
Ecco perchè i giornalisti del Sole 24 Ore dicono no al bilancio del giornale
di Bds

L'intervento in assemblea dei soci del rappresentante del Comitato di redazione Nicola Borzi

Signora Amministratore delegato, signor Presidente, consiglieri e sindaci, signori azionisti,

parlo come rappresentante dei giornalisti del “Sole 24 Ore” nella nostra qualità di azionisti. Se il nostro quotidiano viene acquistato e letto ogni giorno da centinaia di migliaia di lettori, lo si deve innanzitutto al capitale di professionalità e alla dedizione dei suoi giornalisti. Non alle promozioni editoriali, non ai prodotti opzionali: lo si deve all’impegno e alla responsabilità con cui ogni giorno cerchiamo, verifichiamo, pubblichiamo notizie di qualità. Un lavoro e una qualità su cui si fondano i risultati dell’azienda.

Se siamo qui, per la terza volta dalla quotazione del 2007, a rappresentare tutti i giornalisti del “Sole 24 Ore” in quanto dipendenti/azionisti è perché al nostro lavoro e alla nostra azienda noi teniamo. Noi crediamo in questa società e vogliamo portare anche in questa sede il nostro contributo di analisi per aumentare l’efficienza dell’azienda e garantirle il rapido ritorno all’utile.

Purtroppo, in 287 pagine di fascicolo di bilancio, manca del tutto una cifra chiara e certa sul numero delle copie vendute quotidianamente dal "Sole 24 Ore". Leggiamo che il "Sole 24 Ore" ha fatto peggio del mercato: «La riduzione del numero di copie vendute da parte dei principali quotidiani nazionali è stata pari al 9,6% nel 2009: Il Sole 24 ORE, anche per effetto della riduzione delle copie promozionate, nello stesso periodo ha registrato una flessione dell’11,7%» (pagina 8); «I più recenti dati relativi alla diffusione (ADS media mobile 12 mesi dicembre 2008 - novembre 2009) evidenziano una riduzione del numero di copie diffuse in Italia dei principali quotidiani nazionali a pagamento rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente pari al 9,6%. E questo principalmente a causa della politica di riduzione delle copie promozionate praticata dagli editori. Proprio per questo Il Sole 24 ORE, nel medesimo periodo, registra una flessione del 11,7%, con circa 296 mila copie medie» (pagina 30).

Occorre dunque domandarsi qual è l’identità del nostro lettorato e quali sono le sue esigenze concrete. Noi riteniamo che identità ed esigenze del lettore del “Sole 24 Ore” non siano mutate rispetto al passato e che la sua richiesta sia quella di sempre: una domanda di informazione economica, finanziaria, normativa e professionale e di informazione di servizio di alta qualità. Lo dimostra il fatto che nelle occasioni in cui il nostro quotidiano propone prodotti speciali, inchieste, approfondimenti specifici su questi temi le vendite in edicola segnano sempre un balzo. Vale la pena ricordare che altri giornali economico/finanziari (Wall Street Journal, Financial Times, Economist) proprio in questa fase congiunturale, grazie al tipo di prodotto che propongono, hanno risentito assai meno del nostro della recessione.

Perciò vi annunciamo che, nel primo incontro in sede aziendale, vi chiederemo innanzitutto un’operazione di trasparenza: vi chiederemo quali sono le cifre e le tendenze delle vendite reali.

I dati negativi non si limitano purtroppo alla diffusione cartacea. Secondo gli ultimi dati ufficiali (fonte Audiweb), resi noti il 6 aprile, l’audience online del nostro quotidiano sta calando in modo cospicuo. A febbraio 2010, a livello nazionale gli utenti attivi nel giorno medio aumentavano del 16,9%, mentre calavano del 7,1% le pagine viste e del 6,7% il tempo speso. Nello stesso periodo il brand online “Sole 24 Ore” segnava su base annua un calo del 2,3% degli utenti unici (da 268mila a 262mila circa), del 19,8% delle pagine viste (da 1,87 a 1,5 milioni) e del 32,7% dei tempi medi per utente (da 5 minuti e 6 secondi a 3 minuti e 26 secondi).

Deve essere chiaro a tutti che questi risultati non dipendono da una caduta dell’impegno dei giornalisti. Per far funzionare questa azienda i giornalisti, per quanto necessari e insostituibili, non bastano - anche perché i giornalisti sono solo un quinto della forza lavoro complessiva -.  La crisi nella quale la nostra azienda si trova, oltre che effetto della congiuntura generale e delle difficoltà particolari del settore, è stata causata anche da gravi errori, incertezze gestionali e da confusione nella corporate governance. Nel momento più buio della storia ultracentenaria del nostro giornale, proprio quando sarebbe stata necessaria la massima attenzione del management, la carica di amministratore delegato è rimasta vacante per tre mesi. Non solo: secondo la relazione 2010 sulla corporate governance (pagina 25) del Sole 24 Ore, trasmessa nei giorni scorsi al mercato e alle autorità di vigilanza, la nostra società vede i poteri di gestione attributi tanto al presidente, Giancarlo Cerutti, quanto all’amministratore delegato. Un caso di diarchia nelle decisioni gestionali più unico che raro nel panorama delle quotate italiane.

Le osservazioni che seguono sullo stato dei conti e sull’"ultimo rigo del conto economico" (che era "l'unica cosa che mi interessa", come ci disse l'ex Ad Claudio Calabi che se n'è andato a dicembre incassando "altri compensi" per 944mila euro, si veda pagina 156) dimostreranno lo stato confusionale nel quale ci siamo trovati.

Una situazione alla quale è ora chiamata a trovare rimedio la nuova Amministratrice delegata. Salutiamo la dottoressa Treu, di cui conosciamo il vasto bagaglio di competenze nell’editoria tecnica e professionale. A lei, così come a noi tutti, auguriamo di conseguire rapidi e importanti risultati, innanzitutto sul fronte delle vendite del nostro quotidiano, ricordando che il vero problema che ci angustia non è solo la caduta del giro d’affari, ma è la gestione dell’azienda. 

Quanto al lavoro, nel 2009 il costo del personale, al netto «delle variazioni di perimetro di consolidamento intervenute nel periodo, da un lato, e dall’iscrizione degli oneri non ricorrenti connessi con l’incentivazione all’uscita di personale dipendente ed il piano di ristrutturazione e prepensionamenti avviato, dall’altro», è drasticamente calato. Al netto dell’effetto delle nuove acquisizioni e degli oneri non ricorrenti 2009 che «ammontano complessivamente a circa 21 milioni di euro… il costo del personale mostra una riduzione del -2,7%, per effetto principalmente del minor costo medio per dipendente, anche grazie alle azioni di recupero delle ferie arretrate realizzate» (pagina 26). La redazione, dunque, ha già dato, sia con la riduzione del costo medio unitario del lavoro per effetto dello smaltimento del monte ferie arretrate, del taglio dei compensi ai collaboratori infra ed extragruppo, di altre riduzioni ai costi, che con la riduzione del numero dei giornalisti (che alla fine dello stato di crisi sarà calato del 15% circa) stabilito con l’accordo sul piano di crisi che abbiamo firmato nelle scorse settimane.

Perché in profonda crisi è l’intero modello di business. A livello di gestione industriale, rispetto al 2008 è girato in negativo l’Ebitda della divisione editrice (quotidiano) e di quella multimedia, è quadruplicato a livello di margine operativo lordo il “rosso” della divisione System (che da sola, in un anno, ha perso 46 milioni di fatturato) mentre quello della Radio è rimasto invariato e il dato negativo della divisione corporate e intercompany è aumentato di 3,5 volte a 32,4 milioni. I collaterali (libri, guide vendute insieme al giornale) sono addirittura tracollati. L’anno scorso hanno perso ricavi per 17,5 milioni di euro (-63% sul 2008). L’unica divisione con Ebitda positivo nel 2009 è l’Editoria professionale.

Non basta: la società non sa farsi pagare e lo stato dei crediti che vanta nei confronti dei clienti peggiora vistosamente, probabilmente per effetto di pubblicità pubblicata e non pagata. I crediti lordi verso clienti scaduti da oltre 121 giorni ammontano a 52,65 milioni, sono cresciuti del 25,8% su base annua e rappresentano ormai oltre i ¾ dei crediti complessivi. Un problema che rischia di compromettere i prossimi bilanci. Fa acqua tutta la gestione finanziaria che nel 2008 aveva fatto guadagnare 11 milioni, mentre nel 2009 il guadagno è stato di soli 2,7 milioni. Certo i tassi di interesse si sono abbassati, ma di fatto i proventi finanziari sono scesi del 75% in un anno.

Negli ultimi 10 anni, secondo le analisi di Mediobanca, la nostra società ha investito per linee esterne, in acquisizioni, 130,9 milioni di euro, al netto dell’investimento in Radio24. Una massa enorme di denaro: le acquisizioni hanno riguardato nel 2001 Calderini Edagricole, nel 2006 Editorial Ecoprensa e Motta Architettura, nel 2007 Editoriale GPP, Data Ufficio e Str, nel 2008 Esa Software e l’anno scorso Motta Cultura. Paradigmatica la vicenda di Blogosfere: come scrive il bilancio (pagina 11) «a marzo 2009, il Gruppo, rispetto agli impegni contrattuali definiti con l’accordo quadro del luglio 2007, ha conseguito modifiche migliorative che hanno consentito di acquisire un’ulteriore quota pari al 50% del capitale della società Blogosfere Srl, portando la propria partecipazione complessiva all'80%. L’investimento è stato di 850 mila euro. La partecipazione è stata ceduta nel mese di gennaio per un corrispettivo di 1,6 milioni di euro», da raccordare con quanto scritto a pagina 112: «Il costo complessivo dell’operazione, incluso quello relativo alla prima tranche del 30% è stato di 1.621 mila euro. Negli esercizi 2007 e 2008, quando la partecipazione era valutata a patrimonio netto erano state imputate a conto economico complessivamente 193 mila euro quali quote di perdita della partecipazione». Nel solo 2009 sono stati svalutati avviamenti per 8,63 milioni, tra cui integralmente quello del settore cultura e per 7,92 milioni quello dell’editoria di settore. Business Media srl è stata svalutata di ben 14,2 milioni e la 24 Ore Cultura di 4,7 milioni, Alinari 24 Ore di 1,3 milioni: in totale oltre 20,2 milioni in fumo. Perché? Perché nel 2009 su 40 milioni di ricavi Business Media srl ha segnato perdite per 10,8 milioni, il 25% del fatturato; 24Ore Cultura srl su 4 milioni di ricavi ne ha persi 3,7, cioè quasi tutto il fatturato. Alinari 24 ore ha segnato perdite pari metà dei ricavi (che erano di 3,2 milioni). La Radio, per quanto rappresenti un caso di scuola di successo editoriale e segni ascolti in crescita, risente fortemente del calo della raccolta pubblicitaria tanto che, dieci anni dopo il suo lancio, non ha ancora prodotto utili. Ma non basta: ricordiamo la disastrosa esperienza di 24OreTv, di Salute e Benessere Channel, di 24Minuti; pensiamo all’editoria di settore che sembrava l’Eldorado e che invece, come segnalano i dati di Business Media, mostra le prime crepe.

La verità è che le acquisizioni del passato sono servite per “comprare” fatturato. Ma quei ricavi sono stati acquistati a carissimo prezzo, con valutazioni molto elevate delle aziende acquisite. Oltretutto sono state acquisite aziende procicliche nei periodi di culmine del ciclo economico: il loro arretramento era inevitabile e difatti ora pesa sui nostri conti. Eppure la società, nonostante questi pessimi risultati, si intestardisce nell'idea di crescere attraverso le acquisizioni. Lo spiega chiaramente la Relazione a pagina 15: «Le linee strategiche del Gruppo contemplano una futura crescita per linee esterne. Il Gruppo intende infatti perseguire una strategia volta all’espansione delle proprie attività attraverso acquisizioni o accordi di collaborazione. Le difficoltà potenzialmente connesse alle operazioni di acquisizione o agli accordi di collaborazione, quali ritardi nel perfezionamento delle operazioni o costi e passività inattesi, potrebbero incidere negativamente sull’attività del Gruppo e sui suoi risultati».

Con la quotazione di fine 2007, l’azienda aveva incassato poco meno di 210 milioni di euro. Oggi la posizione finanziaria netta è sì ancora positiva ma si è ridotta a soli 98,8 milioni. Erano 149 nel 2008. Il flusso di cassa complessivo è stato negativo per 53 milioni nel 2009, ma era negativo per addirittura 93 milioni nel 2008, anno in cui la crisi mordeva meno. Nonostante questo, dal 2005 al 2009 questa società ha distribuito agli azionisti oltre 60,7 milioni di euro. I dividendi distribuiti sono pari a 3,5 volte tutti i profitti fatti dal 2005 a oggi (che ammontano ad appena 14,96 milioni, per effetto della perdita di 52,56 milioni di quest’anno).  Se continuiamo a bruciare cassa a questi ritmi, il rischio è che alla fine dell’esercizio 2011 la liquidità sia esaurita. Se la situazione di crisi non fosse stata ancora risolta, saremmo costretti a ricorrere a nuove operazioni di finanza straordinaria o all’indebitamento. In ogni caso, avremmo dilapidato i benefici della quotazione.

Il tutto si riflette sulla débâcle dei corsi del nostro titolo, riportata nel grafico di pagina 13. L'andamento di Borsa parla ben più di tante parole. Ricordiamo solo che il 6 dicembre 2007 l'azione del "Sole 24 ore" entrava in Borsa a 5,75 euro e che l'ultimo prezzo di ieri era di 1,74 euro: il titolo ha perso il 70% del suo valore. Ma per la società pare non esserci problema, tant'è vero che scrive «il titolo Il Sole 24 Ore ha recuperato dai minimi di marzo 2009 il 24%, in linea con la performance fatta registrare sullo stesso orizzonte temporale (marzo-dicembre) dal Dow Jones Euro STOXX Media P index». Certo, dai minimi storici di marzo il titolo ha un po' recuperato. Ma dai minimi relativi di fine ottobre / inizio novembre, mentre la Borsa si riprendeva e i titoli media europei segnavano un timido recupero, il trend della nostra azione è rimasto negativo.

Signora Amministratore delegato, signor Presidente, consiglieri e sindaci, signori azionisti,

occorre uscire dall’ottica fuorviante, già peraltro smentita dai fatti, che “Il Sole 24 Ore” sia una semplice fabbrica di eterni profitti da incassare. Chiediamo all’azionista di riferimento di occuparsi della sua società in un’ottica positiva, abbandonando qualsiasi tentazione di appoggiarsi a passate rendite di posizione che questa recessione ha definitivamente dimostrato non esistere più.

Vigileremo concretamente sull’operato di chi ci amministra: non accetteremo supinamente che si continui a investire attraverso acquisizioni il cui track record è ampiamente negativo. Chiediamo investimenti sul quotidiano e sull’online che riteniamo imprescindibile per il futuro della nostra società. Da questo punto di vista riteniamo fondamentali due questioni: quella dell’investimento sull’online e quella del formato di stampa del quotidiano. Fronti sui quali  le promesse aziendali di investimenti, negli ultimi anni, sono fioccate puntuali a ogni incontro, a ogni assemblea, a ogni cambio di management. Eppure di quelle promesse sull’attenzione alla centralità del quotidiano e sullo sviluppo dell’informazione online non abbiamo ancora visto la concretizzazione.

Per potenziare davvero, e non solo a parole, l’informazione online occorrerà investire. Perché oggi la redazione del quotidiano può scrivere per la carta stampata su un sistema editoriale ma per contribuire al web deve passare per assurdi scambi di email e di file. Lo stesso vale per i colleghi della redazione onlineonline, per capire quali sono le sue richieste e se convenga davvero, o no, passare da una informazione specialistica a una generalista? Soprattutto, quando sarà valutata l’opportunità di insistere ancora con la cessione gratuita sul web di contenuti di qualità, prodotti con costi non irrilevanti? Di studiare forme di abbonamento e/o di pagamento spot, anche tramite la strada dei micropagamenti, come stanno facendo da tempo i nostri concorrenti internazionali e altre primarie case editrici nazionali? Quando la società si attiverà per far cessare la riproduzione gratuita in rete dei contenuti del giornale, pur coperti da copyright, e procedere così al recupero di questa massa di ricavi che oggi sfugge al conto economico? quando scrivono per il quotidiano. Eppure sin dal 2007 tutta la redazione ha già espresso la sua disponibilità a saltare queste barriere, firmando con l’azienda un accordo sulla piena multimedialità. Sono tre anni che aspettiamo un segnale dalla società: quand’è che l’azienda si deciderà a passare dalle promesse ai fatti con l’acquisto di un sistema editoriale unico per tutti i media del gruppo? Quando analizzeremo con metodologia scientifica il nostro lettorato

Quanto alla vicenda del formato di stampa del quotidiano, vogliamo essere chiari un volta per tutte. Al netto delle questioni editoriali, che attengono al direttore, con cui presto intendiamo confrontarci, il progetto di passaggio al formato tabloid NON è stato ancora discusso ufficialmente con i giornalisti del «Sole 24 Ore». Dunque riteniamo che qualsiasi piano debba ancora passare al vaglio preventivo della redazione. Prima di esprimere un parere, positivo o negativo che sia, chiederemo garanzie occupazionali strettissime sul cui rispetto vigileremo.

Signora Amministratore delegato, signor Presidente, consiglieri e sindaci, signori azionisti,

la redazione del “Sole 24 Ore” vi dice forte e chiaro che il tempo della fiducia acritica, delle deleghe in bianco, degli spettatori silenziosi è finito. Vi hanno posto fine la crisi strutturale dell’editoria e quella congiunturale dell’intera economia italiana. In un’azienda come la nostra, i cui prodotti editoriali insistono sull’etica della responsabilità, noi vi chiediamo più responsabilità e più etica. Sinora l’impegno aziendale è stato però insufficiente.

Per tutti questi motivi, votiamo “no” al bilancio 2009.

Il Comitato di Redazione del “Sole 24 Ore”

 

 

 

 

 

 




 
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