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09.03.2002 Giornalisti on line, stitici o depressi?
di La Ciociara
Non sempre, ma quasi
Lo so, il tema è stato affrontato altre volte, direi persino sviscerato qui sul Barbiere, ma uno sfogo me lo devo concedere pure io, altrimenti ne esco matta. So anche che fare il/la giornalista in rete è sempre meglio che non fare il/la giornalista proprio per niente. Insomma, praticamente sono un'ingrata, ma questa sera mi gira così.
Non voglio annoiare nessuno raccontando delle ormai amate/odiate page views che dettano legge in tutte le redazioni on line (e dei conseguenti nudi, azzardati o velati, che si devono regolarmente pubblicare con una scusa o l'altra, tra un morto in autostrada e il delitto di Cogne), non voglio neppure ritornare sull'argomento, già magistralmente trattato da altri prima di me, del rimpasto delle notizie, veloci come la luce, da pubblicare al volo, "da lanciare sul server prima che escano quegli altri". Sorvolerò sui mille lavori che si devono fare e che non spetterebbero a un giornalista (compreso l'inserimento di banner pubblicitari e altre divertenti cosucce).
Però una cosa la devo dire, prima che il cervello mi vada definitivamente in fase "risparmio di energia" senza uscirne mai più: ma non si diventa intellettualmente stitici a lavorare sul web? Sono solo io che ho questa sensazione? Tagliare e cucire, copiare e incollare, rubacchiare testi cambiando qualche sinonimo per mandarli on line subito, articoletti di poche righe in cui si parla del nulla sempre cercando di accattivare, incuriosire, far ridere o far piangere. Ditemi voi se questo è giornalismo, se questo che facciamo è un lavoro che consente di esprimersi in qualche modo.
Sono drastica? Disperata? Devo prendere un Tavor e dormirci su oppure ho un briciolo di ragione?
Fateme sape'
La Ciociara
Nota: Cara, ma a te mancano i fondamentali. Manca per esempio la lettura del mitico Ivan Denisovic. Leggi qui . e Medita. Bds
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