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10.04.2002
Non prendo lezioni da Fiamma Nirenstein
di Sailor

Fiamma Nirenstein ha il diritto di pensarla come vuole, ma il suo punto di vista è, come dicono gli americani, “biased”, distorto, dalle proprie convinzioni politiche e religiose

Caro Barbiere,

Fiamma Nirenstein ha il diritto di pensarla come vuole su Israele e la brutale aggressione da esso compiuta contro l’ANP, la popolazione civile palestinese e il presidente Arafat (che si tratti di questo, a dirlo sono in buona compagnia con l’ONU e l’Unione Europea).

Nessuno dubita della sua grande conoscenza della regione e della sua esperienza come giornalista.

Ma il punto di vista della collega Nirenstein è, come dicono gli americani, “biased”, distorto, dalle proprie convinzioni politiche e religiose. Ossia, soffre dello stesso tipo di deformazione che attribuisce a tutti i colleghi con idee diverse dalle sue.

Nirenstein ritiene – in parte giustamente – gravissimo “il fatto che sia venuto alla luce che (l’ex corrispondente Rai) Cristiano era programmaticamente filopalestinese”.

Ma questo dovrebbe rendere giustificabile essere, come lei è, programmaticamente filoisraeliana? Se dirigessi un giornale, potrei pubblicare i pezzi della Nirenstein come commenti, ma non accetterei mai di avere qualcuno così schierato come corrispondente. Ma questo è un problema di Sorgi e dei lettori del suo giornale.

Se mi disturba l’arroganza e la spocchia con cui la Nirenstein tratta chi non la pensa come lei, mi piace ancor meno che il Barbiere decida di sposarne gli argomenti.

La decisione di pubblicare, e in homepage, un capitolo del suo libro, è una chiara decisione di linea editoriale.

Perché non dare analoga enfasi alla interessante prefazione di Stefano Chiarini al libro “Amicizie pericolose”, riportata nel contributo di Shampoo?

Chiarini, collega del manifesto, ha posizioni totalmente contrarie a quelle della Nirenstein: spesso non sono d’accordo con quello che scrive, ma tutto si può dire tranne che non sia un grande esperto di affari mediorientali.

La cosa in assoluto più sgradevole scritta dalla Nirenstein è però l’assurda affermazione secondo la quale qualunque critica nei confronti di Israele sia, in fondo, una facciata di comodo per l’antisemitismo, “sempre negato, mascherato, truccato anche di fronte alla coscienza stessa di chi lo vive”.

Non ci sto. Ritengo la politica di Sharon criminale e controproducente per gli stessi interessi di lungo periodo di Israele, paese che potrà avere pace solo e soltanto se saprà convivere fianco a fianco coi palestinesi, e non da invasore delle loro terre.

Questo è un giudizio storico, politico, strategico e morale. Meditato a lungo, e frutto di studio e riflessione, non di chiacchiere da bar. Ed essere considerato antisemita per questo mi offende e mi indigna.

Un vecchio amico, uno di quelli che negli anni cinquanta andarono a vivere in Israele per aiutare a costruire il paese, mi diceva qualche giorno, fa davanti alle immagini dei tanks con la stella di Davide che schiacciavano le povere case palestinesi: oggi, mi vergogno di essere ebreo.

In altri anni, era giusto dire: siamo tutti ebrei tedeschi. Oggi, dobbiamo dirci palestinesi. Per poter continuare ad essere umani.

Sailor

PS. Un’ora fa ho intervistato (per telefono, non sono a Gerusalemme) Martin Van Creveld, professore di storia militare alla Hebrew University.

Chi si occupa seriamente di Medio Oriente e di problemi strategici conosce il peso delle sue parole. Mi ha detto: quella in corso nei territori è una operazione di pulizia etnica, Sharon probabilmente punta all’espulsione di tutti i palestinesi.

Ha aggiunto: ho paura, certo, questo è il mio paese, ma gli attentati suicidi sono il frutto della rabbia accumulata in 30 anni di occupazione israeliana.

Adesso domando alla Nirenstein e agli Sposini di questo mondo: al dire queste cose, Van Creveld cessa di essere ebreo, israeliano, intellettuale? Cosa dite, è al servizio di Arafat?

Nota: Caro Sailor, la scelta di pubblicare con massima evidenza il capitolo del libro di Fiamma Nirenstein sulla stampa internazionale ha due ragioni. Primo, perchè è un bellissimo capitolo, condivisibile o meno, ma splendido da leggere.

Secondo, perché sapevamo che ne sarebbe nato un dibattito, anche aspro, di cui tu sei solo la prima testimonianza. E discutere fa bene alla salute di tutti.




 
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