Ultime notizie
RSS

Si accomodi in poltrona
Login
Cerca nel retrobottega
Barber Shop
Finanzia la Bottega
|
21.12.2002 Non sono un ipocrita
di Enrico Mentana
"Sono ridicole, fuorvianti e offensive le conclusioni tratte da chi ora afferma che il Tg5 non è più super partes"
Non sono un ipocrita, e quindi non fingo di stupirmi per la gragnuola di reazioni, anche insultanti, che hanno fatto seguito alla giornata di ieri, in cui il giornale da me diretto è andato in onda quasi regolarmente a differenza degli altri tg.
Ma un conto sono i giudizi – tutti legittimi nella loro opinabilità – un conto le affermazioni non vere, o a volte proprio false, che ho letto in queste ore da più parti. Per questo sono costretto a precisare alcune cose:
1 – Su 56 giornalisti in orario nella giornata di ieri per la realizzazione del tg5 sono in realtà 30 quelli che hanno scioperato, e 26 quelli che hanno lavorato. Tra i 56 due soli erano in mancato riposo: uno ha lavorato, uno ha scioperato.
2 – Tutti hanno scelto liberamente l’atteggiamento da assumere di fronte alla giornata di lotta: come direttore del tg5 non permetto che si metta in discussione, da parte di nessuno, la libertà delle due decisioni, che i giornalisti hanno assunto senza nessun condizionamento.
3 – Io non ho imposto quindi nessuna scelta, né è stata violata alcuna decisione assembleare, perché l’adesione allo sciopero non è mai stata messa in votazione dall’assemblea dei redattori della testata.
Come correttamente ha ricordato il segretario della Fnsi – è giusto che gliene dia atto, viste le molte incomprensioni avute con lui in passato – per due volte la redazione del tg5 ha chiesto al vertice del sindacato di poter scioperare un giorno prima rispetto ai colleghi della Rai, in modo da non veder sovrapposte le motivazioni delle due agitazioni: il doppio diniego della Fnsi ha lasciato nei fatti campo libero a una scelta “secondo coscienza” dei nostri giornalisti, che è stata chiaramente rappresentata in assemblea, per quanto lo stesso CdR ha raccontato.
4 – A divaricare ancor di più le posizioni ha contribuito in modo notevole il videomessaggio sullo sciopero in Rai trasmesso in tutti i notiziari del servizio pubblico alla vigilia del 20 dicembre, che oscurava – a detta di molti – le altre motivazioni della giornata di lotta.
Spero sia evidente a tutti che non è il massimo per un giornalista di Mediaset scioperare – agli occhi degli utenti – in favore della centralità della Rai.
Un elemento che fa ben capire perché le perplessità sullo sciopero fossero emerse soprattutto nella testata leader dell’informazione privata.
5 – Se le motivazioni dello sciopero fossero state solo quelle relative alla previdenza integrativa o all’uso distorto da parte delle aziende degli ammortizzatori sociali, sicuramente anche il tg5 sarebbe stato sostituito dalle classiche due finestre informative: è infatti quel che è successo – senza strappo alcuno – nell’altro sciopero di cinque settimane fa.
6 – Sono ridicole, fuorvianti e offensive le conclusioni tratte da chi ora afferma che il tg5 “non è più super partes”, “ha gettato la maschera”, “s’è allineato” e via farneticando.
Non mi risulta che lo sciopero fosse a favore di una o dell’altra parte politica, né filo o anti governativo. Nel giorno in cui hanno scioperato insieme il tg3 e il tg4, dare a noi una pagella politica è esilarante…
7 – Infine, la sorte del Comitato di Redazione del tg5: rispetto l’amarezza dei due membri rimasti in carica fino a ieri, e confermo l’apprezzamento della direzione nei loro confronti per le loro qualità umane e professionali.
Ma nessuno ha dato loro il diritto di dare patenti di democraticità al prossimo. Ho detto all’inizio che non sono un ipocrita, e so bene cosa ha significato la scelta di sfidare il potere di interdizione sindacale (io sciopero, tu non esci).
Ma questo giornale ha un patrimonio di passione e obiettività costruito in undici anni di vita, che nessun risentimento può incrinare.
Enrico Mentana
| |
|
|
|
|