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25.02.2003
Non si uccidono così anche i piccoli editori?
di Anonimo

Berlusconi aumenta le tariffe postali di 3 volte per i partiti e le associazioni, ma salva i giornalini religiosi. L'ANES (Confindustria) ricorre al TAR, l'USPI minaccia azioni legali

La vicenda è di quelle che ti fanno capire come per "normalizzare" l'opinione pubblica non sempre sia necessario il bastone. Basta un normalissimo decreto.

A novembre, con un decreto del Presidente del Consiglio, Berlusconi ha triplicato le tariffe postali per tutte le testate che spediscono meno del 60% di abbonamenti "a titolo oneroso" e non sono iscritte al Registro per gli Operatori della Comunicazione.

Come dire: non potendo tappare la bocca a partiti, associazioni di categoria e sindacati, gli taglio le gambe in maniera trasversale. La tariffa passa da 9 centesimi di euro a 28 centesimi, e facendo una mano di conti si capisce che spedire 12 numeri all'anno di un mensile che tira 5 mila copie comporta un esborso di oltre 10 mila euro in più rispetto ai budget preventivati (vedi il decreto al sito http://www.uspi.it/dpcm27.11.02.html).

I risultati sono scontati: in Italia diventa praticamente impossibile svolgere attività di sensibilizzazione e propaganda (anche elettorale) facendosi "in casa" il proprio giornale.

Piangono i partiti, le associazioni economiche ed i sindacati, ma non le parrocchie e gli enti religiosi, espressamente esclusi (guarda caso) dal decreto. Ridono i grandi editori, le cui testate non sono minimamente toccate dal problema, potendo contare su un bacino di abbonamenti onerosi superiore al 60%.

Poi, dal caos emerge una certezza: oltre a tagliare le gambe alla società civile, il nuovo tariffario azzera l'attività di centinaia di editori tecnici specializzati, in particolare quelli iscritti all'ANES, che fa riferimento a Confindustria. Apriti cielo. Le Poste fanno dietrofront e in una interpretazione diramata il 21 gennaio (http://www.uspi.it/chiarimentoposte.html) si precisa che gli abbonamenti a titolo oneroso potranno essere sottoscritti sia direttamente dai destinatari che indirettamente da terzi. L'escamotage consente ad un'associazione o ad un partito, ad esempio, di cedere la propria testata ad un piccolo editore e continuare a fruire delle agevolazioni postali, pagando l'abbonamento non solo per i propri soci, ma per tutti coloro che sono in indirizzario (in genere amministratori, politici, simpatizzanti e così via).

Immagino che da gennaio ad oggi si siano stipulati centinaia di contratti di quel tipo.

Sembrava tutto chiarito. Invece, il 20 febbraio, un nuovo colpo di scena. Le Poste si rimangiano la parola, fornendo una nuova interpretazione del decreto, ancora una volta a firma del Direttore della Divisione Corrispondenza di Poste Italiane S.p.A., Dott. Giuseppe Pantano: "si precisa che gli abbonamenti a titolo oneroso, obbligatori nella misura di almeno il 60% del totale degli abbonamenti relativi alle pubblicazioni edite dai soggetti iscritti al ROC, devono essere stipulati dai destinatari e non anche indirettamente da terzi" (http://www.uspi.it/nuovainterpretazione.html). L'esatto contrario di un mese prima.

Panico fra gli editori, che hanno stipulato contratti sulla base di costi di spedizione che lievitano di tre volte.

Questa volta è guerra. L'ANES ricorre al TAR (www.anes.it), mentre l'USPI minaccia addirittura di trascinare in tribunale i responsabili della modifica interpretativa. Di sicuro c'è che il decreto mette a rischio la sopravvivenza di centinaia di testate ed altrettanti posti di lavoro, di grafici e giornalisti specializzati che usufruiscono del CCNL.

Molti posti di lavoro. Compreso il mio, purtroppo. Ma la FNSI non può prendere posizione su una cosa di questo genere?



 
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