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28.03.2003 Se l’arcobaleno è anche un po’ nero
di Der Kaiser
Le provocazioni dei "pacifisti creativi" e quelle dei giovani missini ai tempi di Tangentopoli
Bello l’articolo di Filippo Ceccarelli sui “pacifisti creativi”. Il giornalista della Stampa, ieri – giovedì 27 marzo – si prende quasi un’intera pagina per informare su una serie di iniziative del popolo della bandiera multicolore. Provocatorie e intelligenti, una volta tanto.
È successo quasi tutto a Roma nei giorni scorsi: alla Bocca della Verità hanno messo del nastro bianco e rosso con cartelli che segnalavano l’installazione di una “batteria antiaerea”; il Colosseo è stato listato a lutto con un enorme drappo nero; a Piazza del Popolo è apparso un’improbabile “bonifica mine” mentre a Villa Borghese venivano segnalate “esercitazioni militari”.
Molto ingegnoso. Molto ironico. Molto istruttivo. L’unico momento di cattivo gusto – di più: l’accusa è di “vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni Costituzionali e delle Forze Armate” - di questa singolare protesta è stato lo striscione esposto al Vittoriano raffigurante un Berlusconi con elmetto che promette “più bombe per tutti”.
Il presidente della provincia di Roma, Silvano Moffa, lo ha definito un “oltraggio” e nel giro di 24 ore ha organizzato una cerimonia di riparazione all’Altare della Patria a cui hanno partecipato il prefetto di Roma e il presidente della Regione Francesco Storace.
Dall’istituzione che ha sede accanto al Vittoriano, invece, nessun segnale. Peccato, al Campidoglio bastava spalancassero le finestre.
A parte questo incidente di percorso e una vetrina spaccata in via Barberini sulla quale qualche sedicente pacifista ha disegnato una stella a cinque punte, le manifestazioni di dissenso per la guerra in Irak sono state divertenti e colorate.
Creative, soprattutto, quelle rivendicate su Indymedia dal gruppo “Guerriglia marketing”: i suddetti avvertimenti bellici. Armi utilizzate: nastro, fogli A4, stampante, fotocopiatrice e tanta ironia.
L’operazione in codice si chiama “Shock and hoax”. Una bufala, tradotto in italiano.
Ceccarelli nel suo pezzo ha ricordato tutto questo, assieme ai riferimenti culturali dei ragazzotti no-global. Dalle subculture giovanili – cyber-punk, video-attivismo, hackerismo, rave party – alla letteratura disobbediente – Luther Blisset – fino a Guy Debord, misconosciuto guru del situazionismo e padre putativo di Carlo Freccero e Antonio Ricci.
Torniamo indietro di dieci anni. Primo aprile 1993, in piena era Tangentopoli.
Alcuni giovani del Movimento Sociale Italiano organizzano un bel pesce d’aprile al parlamento degli inquisiti. Guidati da Teodoro Buontempo, Giulio Maceratini, Maurizio Gasparri, Domenico Nania, Altero Matteoli e Guglielmo Rositani, bloccano l’ingresso di Montecitorio esibendo magliette con la scritta “Arrendetevi, siete circondati”. C’è anche un abbozzo di girotondo.
L’ispirazione situazionista non è molto lontana da quella dei pacifisti dei giorni nostri ma l’opinione pubblica allora non la pensava così. Dissero che la democrazia era in pericolo.
A leggere la Repubblica sembrava che fosse stato sventato un colpo di Stato. I soliti fascisti, insomma.
Gianfranco Fini commentò: “Mi sembra indegno chiamare assalto una manifestazione nella quale non è stata commessa violenza su nessuno. Cosa rimprovero a quei ragazzi? Soltanto un eccesso di generosità”.
Tra le tante primogeniture che la così detta seconda Repubblica dovrebbe riconoscere a un partito emarginato per quasi 50 anni, c’è anche questa. Insomma, c’è un po’ di nero in quell’arcobaleno.
Der Kaiser
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