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16.05.2003
LA SPIA CHE VENNE DAL FOGLIO
di Pennina

Da Vittorio Feltri a Sandro Curzi, da Giulietto Chiesa a Maurizio Belpietro: un po' di opinioni alla rinfusa sulla confessione spionistica di Giuliano Ferrara

Pur non avendo “le physique du role” di James Bond (scegliendo a piacere tra i vari attori che lo hanno impersonato) Giuliano Ferrara è stato una “spia”, o informatore che dir si voglia, come ha candidamente confessato in una puntata della sua autobiografia (monumentale quanto l’autore) pubblicata nei giorni scorsi in due paginone del Foglio.

Il primo Elefantino 007 della storia dello spionaggio mondiale affida alla scrittura la sua esperienza.

E rievoca, racconta, ricorda. Partendo dal “frisson”, il brivido durante le chiacchierate “con il giovane sveglio simpaticissimo agente americano” per arrivare agli “incontri nella stamberga di Trastevere o al Pincio, tra i riverberi della più bella luce del mondo, vicino l'orologio ad acqua.

All'erotico passaggio di mano della busta giallina in cui erano avvolti i soldi”.

Elefantiaco lirismo presto mitigato dalla prosaica autodefinizione: “Ero un informatore prezzolato della Cia”. Più chiaro di così…

Il Barbiere ha indagato le reazioni dei giornalisti della redazione del Foglio a questa rivelazione e chiesto a direttori e vicedirettori dei giornali italiani se si può essere contemporaneamente giornalista e agente segreto, intendendo con questa espressione una persona pagata dai servizi di intelligence di qualsiasi Stato per fornire informazioni.

“Non vedo la contraddizione in questo doppio lavoro – spiega Luca Sofri – si fa il giornalista e contemporaneamente si potrebbe fare l'idraulico”.

Fare la spia è lo stesso che fare l'idraulico? “Non vedo problemi etici nel raccontare qualcosa a Paesi amici, alleati, democratici. Non so se sono troppo ingenuo o troppo giovane, ma, se degli agenti mi chiedessero di raccontare come vanno le cose a La7 offrendomi dei soldi, lo farei”.

Autocandidatura? “(risata) Purtroppo io non so mai niente! Certo, sarebbe scorretto verso La7, ma non in sé. Nel caso di Ferrara, poteva essere scorretto nei confronti delle persone di cui parlava o degli enti con cui aveva un rapporto privilegiato”.

Dello stesso parere, nella redazione del Foglio, Stefano Di Michele: “Il giornalista è un mestiere che si presta a fare le spiate. La letteratura è piena di giornalisti-spioni. Secondo me, tanti fanno la spia senza che si sappia”. Altrimenti che spie sarebbero? Ma non c’è incompatibilità con l’essere giornalisti? “A me non è mai capitato, non mi sono mai posto il problema. Sono troppo pigro anche per fare il giornalista.

Ferrara era così attivo da fare entrambi i mestieri? Di certo non è bello essere una spia degli Stati Uniti. Almeno lo avesse fatto per Paesi più carini tipo la Russia, la Francia o per i Nordcoreani. Che gusto c'è a far la spia per John Wayne? Però questo lo dico io che sono comunista. Ma siamo sul cazzeggio assoluto, sul terreno deontologico non mi ci trascini!”.

E se fosse l’ennesima trovata dell’Elefantino? “No. Mi dà l'idea che sia una storia vera. Non l'ha messa in burletta come per il licenziamento di Vincino. Comunque c'è stata sorpresa in redazione e ci abbiamo scherzato un po’ su”.

Tra i più burloni, il vicedirettore Ubaldo Casotto che il giorno successivo all’uscita dell’articolo, si è presentato a lavoro con gli occhiali neri e una busta gialla in mano (così veniva pagato Ferrara dall’agente americano, ndr), tra le risate della redazione.

“Non credo che Ferrara fosse giornalista, allora. E non vedo il problema. Se fosse stata una delazione, magari… ma spiegava solo la politica. Come io prendo dei soldi per scrivere articoli, lui si faceva pagare le sue competenze”.

Anche il direttore del Giornale Maurizio Belpietro è preso dal dubbio: “Faceva il giornalista in quell'epoca? Mi par di ricordare facesse lavoretti vari… Di esempi ce ne sono tanti nella storia d’Italia, in quegli anni un po' torbidi, di giornalisti che collaboravano con i servizi italiani. Ferrara ha avuto il coraggio di dirlo. Se si facesse outing serio anche altri direbbero di aver fatto delle informative. Confesso di aver letto delle schede del Sisde… sembravano degli articoli. Bastava comprare il giornale. Due pettegolezzi, qualche analisi. Poca roba”.

D’obbligo interpellare Giulietto Chiesa (per anni inviato de L’Unità a Mosca dove, per sua ammissione, ha vissuto “come in un libro giallo”, ndr).

Si può essere spie e giornalisti? “Che domanda! Io risponderei solo così: sono molto contento di non aver mai frequentato Ferrara. Ti serve altro? Una persona decente, in un Paese decente cosa deve dire di più? Siamo arrivati al livello di vantarsi di essere una spia della Cia! L'unico modo per elucubrare intorno a questa merda è chiedersi perché l'ha scritto. Qualcuno avrebbe potuto dirlo e lui, da buontempone, ha giocato d'anticipo?”.

Decisamente più abbottonato il direttore di Panorama, Carlo Rossella: “Io commento solo sul mio giornale. In ogni caso si può attribuire a me “Ben scavato. Vecchia talpa”, il commento apparso nella mia rubrica Alta Società sul Foglio.

“Quando faceva la spia non faceva il giornalista – precisa il direttore di Libero, Vittorio Feltri – ha cominciato nell'86 al Corriere della sera”.

Quello è l’esordio ufficiale come praticante. E le collaborazioni precedenti? “Beh, è più compatibile fare la spia per l’America che per l'Unione sovietica, considerata nemico durante la guerra fredda. Io faccio da quarant’anni questo lavoro e mi son trovato bene lo stesso senza fare la spia, perché nessuno mi ha mai chiesto di farlo. Adesso non avrei neanche l'alibi economico, mi sono affrancato dal bisogno. In passato non so che cosa avrei deciso. Bisognerebbe trovarsi nella situazione. Siamo tutti capaci di fare i moralisti”.

Dopo una breve pausa, aggiunge: “Ho l'impressione che l'Elefantino abbia tirato l'ennesima burla. Vuol dimostrare che aver lavorato per la Cia e l'Urrs sia lo stesso, vista la sua ostilità alla commissione Mithrokin. Non credo a quello che dice. E’ una provocazione nel suo stile”.

Ad ulteriore dimostrazione che gli opposti si attraggono, anche Sandro Curzi, direttore di Liberazione è sospettoso riguardo la rivelazione di Ferrara: “Credo sia stata una battuta. Penso che abbia scherzato per sfottere il clima generale. Me lo auguro per lui. Se fosse vero sarebbe gravissimo, avrebbe collaborato con un servizio segreto straniero. Evento di gravità notevole, che si tratti di Alleati o meno. Un giornalista non può collaborare neanche con i Servizi italiani, sennò lo cacciano. Anche al tempo del fascismo, i giornalisti sospettati di essere spie erano considerati una schifezza dagli altri. Durante la guerra fredda fu scoperto all'Unità uno che aveva rapporti strani con i servizi e fu allontanato. E’ una contraddizione fare questi due mestieri insieme”.

Federico Geremicca, vicedirettore de La Stampa, non risparmia l’ennesima mazzata alla categoria: "Non è corretto fare le due cose. Ma il problema vero è che cosa abbiamo noi da raccontare? Gli spioni giornalisti non mi pare possano trasferire grandi segreti”. Parafrasando Flaubert ("si diventa spia quando non si può fare il soldato"): si diventa spia quando non si riesce a fare il giornalista?

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Re: LA SPIA CHE VENNE DAL FOGLIO
antidoto - 16.05.2003
Ma che bel cazzeggio: evviva, facciamo tutti la spia! Chissenefrega se il mio Paese è l'Italia e dovrei difendere il tricolore. Chissenefrega se la Cia chiese a Ferrara di spiare Craxi per capire cosa stava succedendo dopo Sigonella. In questo delirio di violazioni di ogni legge e carta deontologica, ci sta bene anche la rivalutazione di Zicari fatta da Belpietro. Chissà cosa ne pensano i vecchi colleghi del Corriere della Sera che sanno benissimo cosa ha combinato Zicari durante la buia stagione delle bombe a Milano?


Un dubbio sull'agente
Ivan Denisovic - 16.05.2003
Ammesso e non concesso che quello che l'Elefantino ha scritto nella propria autobiografia sia vero - con le bojate che combina di recente "il Foglio", vedasi alla voce "traduzione non autorizzata e sforbiciata degli articoli del Financial Times", c'è poco da fidarsi! -, ammesso e non concesso dunque che Ferrara abbia detto il vero, resta una domanda grande come una casa.

Quando il Nostro ha cominciato a passare "informazioni" al "giovane e sveglio simpaticissimo agente", come fece il prode e garrulo Ferrara a verificare che si trattasse di un "americano" originale, 100% Made in Usa and Cia tested & approved, e non magari di un sovietico al soldo del Kgb con qualche dollaro da parte e una strepitosa pronuncia Yankee?
Insomma, ammesso che la "rivelazione" dell'Elefantino non sia una burla, chi glielo disse - e chi lo dice a noi oggi - che non si trattasse invece che di un uomo della Cia di un infiltrato del Kgb, o di un agente doppio?

Urge una commissione parlamentare d'indagine. Un ex ministro della Repubblica che ha passato informazioni, per quanto poco confidenziali, a una potenza straniera: come possiamo essere certi che fosse amica e alleata?

Senatore Guzzanti, lei che così spesso ha detto la sua sul Dossier Mitrokhin e sui nomi contenuti, cosa ne pensa? Non le sembra il caso di avviare una indagine su Giuliano Ferrara?

Guardi, senatore Guzzanti, delazione per delazione, intendo aiutare il mio Paese impegnato nella dura lotta contro le oscure forze del bolscevismo internazionale. Le do' una dritta che le chiarirà molti lati oscuri dell'Elefantino: è nato a Mosca da genitori di stretta osservanza comunista... E lo ammette pure coram populo!

Ivan Denisovic

PS: questo alias è tratto da un libro di Aleksander Solgenitsin sugli orrori dello stalinismo. Chi lo porta non ha mai militato nel Pci ed è pronto a dimostrarlo, né ha mai trasmesso alcuna informazione a servizi segreti di qualsivoglia Paese.


Giuliano
Walter Street - 16.05.2003
Secondo me Ferrara ha tirato fuori l'ennesima provocazione fogliante e ci siamo cascati tutti. Tra Commissione Mitrokhin (della quale si parla pochino, ahia) Igor Marini e l'Ariosto (dimenticavo Lady Golpe) fare la spia è da tempo un mestiere ben pagato. Cmq io non ci credo, e anche se fosse (ma, ripeto, non ci credo) vuol dire che al Corriere non è entrato né per Martelli né per Ronchey ma per i suoi buoni uffici con gli Usa. Magari capitasse la stessa cosa a me...


Re: LA SPIA CHE VENNE DAL FOGLIO
piero gamela - 16.05.2003
L'elemento più inquietante dell'articolo di Pennina è la possibilità che Luca Sofri possa fare l'idraulico. Con l'ineviyabile conseguenza di non far bene nessuno dei due mestieri.
In quanto a ferrara, il Foglio continua a vendere 5.000 copie, gli manca il propellente. Forse ritiene di averlo individuato nel biogas.
Spero solo che un giorno non esploda. Altro che Chernobyl!


Re: LA SPIA CHE VENNE DAL FOGLIO
karl popper - 16.05.2003
Giuliano Ferrara farebbe qualsiasi cosa per far parlare di se e non far parlare del suo amato Cavaliere. Anche accusarsi di essere stato comunista. Peccato che così non potrà mai tornare al governo del paese. Ma sono seriamente preoccupato per lui. Mi chiedo quando avrà finito di disvelare e mascherare tutti i sepolcri imbiancati d'Italia, dopo avere demolito tutti i moralisti del paese, con chi se la prenderà? Avrà una ragione di vita? Nel frattempo bisogna dargli atto che legge. Ha scoperto la miniera dei new cons americani. Quanta linfa per l'asfittico mondo culturale e politico italiano. E quali orizzonti si aprono per il Cavaliere fermo amcora a Erasmo da Rotterdam.





 

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