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26.08.2003
Igor Marini, che si faceva pagare per farsi del male
di Lucyinthesky

Due o tre cose che so di lui

Igor Marini era uno stuntman: si faceva pagar bene per lanciarsi da una qualche altezza, e magari rischiare la vita, al posto del protagonista del film.

rnato alla mente pochi giorni fa, è stato come un flash. Guardavo la foto di questo Marini sui giornali e mi dicevo: “Ma questo io lo conosco, ma dove l’ho incontrato?”. Poi mezza riga all’interno di un articolo – era l’ex marito di Isabel Russinova – e tutto mi è tornato alla mente.

Sarà stato il 1996 o il 1997: per guadagnarmi la pagnotta spacciavo idee originali, e conseguenti articoli, a vari giornali, tra cui la cronaca romana di un quotidiano. Una volta andai a teatro: c’era un tipo che si buttava dall’alto. Qualcosa mi colpì nelle note biografiche del libretto di sala. Proposi al caporedattore della cronaca romana del quotidiano un’intervista a questo stuntman, la sua esperienza nei set cinematografici, a Cinecittà, gli incontri con i divi che aveva sostituito nelle scene pericolose.L’idea piacque. Mi incontrai con Igor Marini al Caffè Canova, a Piazza del Popolo.

L’impressione che ebbi - e sto parlando solo del fisico - fu di una sorta di Frankenstein: c’era qualcosa di rappezzato e rabberciato nel corpo, qualcosa di rifatto nella bocca o nel viso, non so. Infatti mi elencò le operazioni alle quali si era dovuto sottoporre a causa delle cadute venute male: c’era in lui una sorta di masochismo cupo e ossessivo nel parlare del suo corpo martoriato per esigenze di copione. Lo sguardo era inquietante, lo ammetto. L’impressione, comunque, era che non raccontasse balle troppo grosse. Ogni tanto svisava, sembrava scivolare nella sbruffoneria e nel falso più falso, ma subito si riprendeva, doveva avere bene in mente che ero una giornalista e avrei riferito tutto, nero su bianco, su un pezzo di carta che altri avrebbero letto e valutato con attenzione.

Gli chiesi di Stallone, di Schwarzenegger, i divi con cui diceva di aver lavorato: ne parlava come ne potrebbe parlare uno che frequenta la stessa piscina e riesce a malapena a rubarne qualche pezzo di frase o un atteggiamento mentre quelli si tuffano dal trampolino o sbaciucchiano la fidanzata. Mi precisò comunque che lui non era un pazzo, non come quelli che accettavano pacchi di soldi per andare incontro alla morte. Mi raccontò di una caduta che lui rifiutò perché troppo rischiosa, e di un suo amico che invece accettò, per soldi, e cadendo morì. La storia sembrava autentica ed è forse il ricordo più vivo che ho di quella conversazione con Marini.

Poi a un certo punto mi disse che era stato l’ex marito di Isabel Russinova. Probabilmente pensava che lo avessi cercato anche per questo, e attendeva da tempo una mia domanda in proposito, ma io davvero non ne sapevo niente. Si mise a parlare della loro storia, ormai finita. Non ricordo bene cosa disse, forse parlò di un tradimento, di lei che dipendeva in tutto e per tutto da lui e che, una volta che lui involontariamente si era allontanato, era rimasta vittima della propria sterminata fragilità e si era lasciata andare ad un altro. Forse, non ricordo bene. Però devo dire che sembrava sincero.

Mi disse anche che voleva una storia seria con una donna, metter su una famiglia. Disse che faceva il promotore finanziario. Me ne andai seguita da quello sguardo fisso e un po’ inquietante. Il pezzo uscì pochi giorni dopo sul giornale, gli venne dato ampio spazio. Io tornai a caccia di idee e articoli da spacciare in giro e Marini cadde nel più assoluto oblio. Fino a quando ho visto la sua foto e mi è tornato in mente questo stuntman, pronto a farsi dare pacchi di soldi per farsi del male.

Lucyinthesky



 
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chi di ariosto ferisce, di ariosto perisce... o no?
Alviero - 26.08.2003
Nulla da ridire sulla preziosa testimonianza di LSD. Testimonianza che tra l'altro risulterebbe in perfetta coerenza con tutte le altre notizie biografiche finora mediaticamente diffuse su Marini. Peccato però che l'arrangiatissimo passato di questo signore nulla rilevi in riguardo alla questione delle presunte tangenti italoserbe.
La rivelazione di LSD arriva infatti in coda a molte altre, tutte dirette a far passare Marini per quello che probabilmente è: un giovanotto senz'arte né parte, passato per mille mestieri senza riuscire a farne bene nemmeno uno, come ce ne sono molti altri nel grande abomaso di Roma. Ovvero: a screditarlo, demolendone quindi l'attendibilità assoluta.

E qui casca l'asino. Perché la campagna della stampa levogira che punta a far passare Marini per un poveraccio mitomane equivale, in maniera stupefacente, a quella condotta tempo fa dalla stampa destrogira in merito alla figura di Stefania Ariosto. A quest'ultima, come ricorderete, nulla fu risparmiato: più o meno eufemisticamente venne fatta passare per viziosa del tavolo verde, puttana di regime, millantatrice di falsi titoli nobiliari, bancarottiera e via di questo passo. Ma la stessa stampa che oggi sbeffeggia Marini come attorucolo, cartomante, truffatore ecc. ecc., allora diceva: non importa quel che la Ariosto è, ma quel che dice, si lasci perdere l'ontologia a vantaggio della sostanza.

E allora anche nel caso di Marini si adotti il metro ariostesco. Vedete, obiettivamente le cose che questo signore dice mi sembrano un po' troppo grosse. Però mi sembra altrettanto grosso che un governo italiano (presieduto nella fattispecie da Prodi, con Dini e Fassino alla Farnesina e Ciampi al Tesoro) abbia progettato e attuato l'affare Telekom Serbia nei termini economici che risultano non dalle parole dello stuntman Marini, ma da una semplice analisi anche superficiale dei bilanci pubblici delle società coinvolte.

Due noti filodestri, anzi filoberluschini come Giampaolo Pansa e Claudio Rinaldi hanno detto prima di me, ovviamente meglio, quel che adesso ripeterò. Ovvero: se davvero Marini è un mitomane, un calunniatore, un provocatore, è un gioco da ragazzi andare a “vedere” il bluff. Perciò è incomprensibile l'atteggiamento isterico dei personaggi chiamati in causa da Marini, e dalle loro parti politiche di riferimento. Sabotare la Commissione Telekom Serbia disertandone i lavori, rifiutare i confronti con Marini: atteggiamenti che mi ricordano tanto un certo «Non ci sto» di qualche tempo fa.

In tutto questo, non ci fanno una bella figura tutti i fautori degli slogan non molto tempo fa utilizzati contro il premier. Ovvero i piazzaioli «Buffone, fatti processare», elegantemente tradotti nel parlamentare «Berlusconi si difenda “nel” processo e non “dal” processo».

Ecco, adesso tocca a Prodi, Dini e Fassino difendersi “nel” processo e non “dal” processo. Non dovrebbe essere difficile, visto che Marini è quel che è.

Fermo restando che il non aver percepito tangenti, circostanza che verrà sicuramente appurata sul piano giudiziario, non sposta i termini del problema: con che faccia Prodi, Dini e Fassino si ripresenteranno agli elettori, chiedendo loro le chiavi di casa del Paese per governare ancora, visto che nella migliore delle ipotesi la prima volta che sono stati a Palazzo Chigi e alla Farnesina hanno autorizzato (o non hanno impedito, il che è lo stesso... e poi anche loro, istituzionalmente, “non potevano non sapere”...) un affare costato agli Italiani un migliaio di miliardi circa. Di qui non si scappa: se non sono dei tangentari, sono sicuramente degli incapaci. Due buone ragioni, mi pare, per tenerli lontani per sempre da ogni responsabilità di governo.


Dimenticavo...
Alviero - 26.08.2003
Anche Fiorella Mannoia, prima di arrivare al successo come cantante, nel mondo dello spettacolo aveva cominciato come stunt-woman. Che si fa? Si buttano via tutti i suoi dischi?


Due pesi e due misure
Ariel - 26.08.2003
Mi pare che il commento di Alviero rispecchi benino una delle tante idiozie che circolano nel luogocomunismo intellettuale nazionale.

Finora ho resistito in silenzio, ma quando sento e leggo questi risibili paragoni tra la posizione di Stefania Ariosto come superteste a carico di Cesare Previti e compagnia e Igor Marini, presunto superteste delle tangenti Telekom Serbia, davvero mi salta la mosca al naso.

Ma non tema il vecchio topo di guardia, sarò gentile. Con tutta la buona volontà di questo mondo non riesco a considerare Stefania Ariosto e i processi previtiani alla stessa stregua del teste Igor Marini e delle sue accuse nei confronti di Prodi, Dini e Fassino.

Per motivi che dovrebbero apparire semplicissimi a qualunque persone di buon senso. Tra la testimonianza dell'Ariosto e la precaria situazione penale in cui versano l'avvocato Cesare Previti e il suo datore di lavoro, ci passano verifiche giudiziarie, rogatorie all'estero, carte bancarie a non finire che tutti conoscono e che anche il Barbiere ha pubblicato (vedi nella classifica dei Greatest Hits) udienze preliminari e rinvii a giudizio, processi durati anni, fotocopie, fotografie, difese, tentativi di affogare il processo nel bidet da parte dei difensori, leggi Cirami, lodi Schifani, e parecchie prove concretissime, collegi giudicanti di prim'ordine (penso al presidente della IV sezione penale di Milano, Paolo Carfì, del quale ho già avuto modo di apprezzare la calma e la correttezza), sentenze di condanna con relative tostissime e concretissime motivazioni.

Perfino uno come Giuliano Ferrara in più di un'occasione si è dovuto arrendere davanti all'evidenza. Certo, a modo suo, scrivendo elegantemente, per esempio, che "ci puo' stare che negli anni '90 alcuni imprenditori (leggi Berlusconi) comprassero sentenze".

In questa avventurosa campagna di informazione, alla cui testa si colloca il giornale da guardia del presidente del Consiglio, ovvero Il Giornale di Maurizio Belpietro, si vorrebbe invece stabilire l'equazione Processi di Milano = caso Telekom Serbia.

Ci vuole veramente una faccia di tolla mica da ridere. Ricordo ad Alviero e alle sue sconsiderate tesi, che le affermazioni di Igor Marini sono oggetto di un'indagine giudiziaria a Torino, che finora non è emerso uno straccio di riscontro, che non ci si puo' difendere da un processo che ancora non è stato nemmeno istruito e non esiste (questo per la stupidaggine "difendetevi nel processo e non dal processo", a meno che non si voglia considerare un tribunale la commissione d' inchiesta presieduta da un avversario politico dell'Ulivo), che non ci sono rogatorie, che non ci sono documenti, che non ci sono fotografie (l'Ariosto esibì anche quelle), che non c'è un tubo, salvo le dichiarazioni del Signor Marini, che non c'è stata emmeno una dichiarazione di inchiesta conclusa e tantomeno una richiesta (richiesta, attenzione) di rinvio a giudizio. Che anzi, il teste fondamentale dell'affare (il fatto che abbia fatto lo stuntman me lo rende un po' più simpatico) è inquisito per ricettazione.

Tranquillo, topo, non mi accaloro più di tanto.

Tutto questo per dire, gentile Alviero, che il tuo (ahimè non solo tuo) paragone non sta proprio nè in cielo nè in terra. Ne potremo riparlare il giorno in cui una bella banca svizzera, come nel caso di Previti, ci manderà le prove dei bonifici bancari ricevuti da Prodi, Fassino o Dini e provenienti da Marini o chi per lui.

Io capisco che la voglia di dare in tasca a Prodi da parte di elettori di destra sia bruciante. Ma cavolo, fatelo su basi un po' meno fragili.

Più ragionevole (come vedi Alviero, anche in ciò che dici c'è del buono) è chiedersi che senso abbia avuto all'epoca l'operazione Telekom Serbia.

Secondo me è stata una chiarissima operazione geopolitica di sostegno a Milosevic nata su una (malintesa?) ragion di Stato, probabilmente condivisa anche, per dirne una, da Umberto Bossi, il nostro ministro per le riforme che durante la guerra del Kossovo andava a far visita ufficiale al dittatore serbo e con tanti salamelecchi.

Non escludo affatto che siano corse tangenti (in genere, in questi grandi affari il confine tra il compenso edi mediazione e la tangente è sottilissimo) e spero davvero che i magistrati di Torinone vengano a capo.

Concordo con te, infine, sulla necessità che qualcuno abbia il coraggio di alzarsi in piedi e di dire pubblicamente: "E' stata un'operazione gestita dai nostri servizi di informazione. Concedere una boccata d'ossigeno finanziario a Milosevic, capo di un paese confinante con l'Italia, rispondeva agli interessi nazionali per questo e quel motivo".

Ecco, questo sì. Il resto, cioè le elucubrazioni sulle mortadelle, sui ranocchi e sulle cicogne sono nella migliore delle ipotesi, ipotesi, appunto, nella peggiore (ahimè quella più diffusa) prova di grande disonestà intellettuale.

Sono stato corretto, topo?

A.






«Elettore di destra» sarà tua sorella
Alviero - 26.08.2003
Allora, ricapitolando: «idiozie... risibili paragoni... faccia di tolla mica da ridere... sconsiderate tesi... grande disonestà intellettuale».

Tutto questo per aver rilevato indubbie e palesi analogie. Ma le analogie non riguardavano e non potevano riguardare le fattispecie giudiziarie avviate in base alle dichiarazioni l'una di Marini e l'altra della Ariosto. Mai detto nulla di simile. Mai detto che la Ariosto mentiva e che Marini dice la verità. Anche se al momento nessuno può mettere la mano sul fuoco sul contrario.

Le analogie da me evidenziate, più modestamente, concernono i metodi di demolizione delle loro figure, adottati da chi avesse interesse ad accreditarne l'inattendibilità.

Se le mie argomentazioni meritano vaniloquenti insolenze come «idiozie... risibili paragoni... faccia di tolla mica da ridere... sconsiderate tesi... grande disonestà intellettuale», prego Ariel di girare la medesima vagonata di contumelie - ripeto - a Giampaolo Pansa e Claudio Rinaldi.
Entrambi sull'Espresso hanno invitato Prodi & C., nonché i commissari di minoranza della commissione Telekom, a un atteggiamento opposto rispetto a quello adottato: ovvero confutare Marini nel merito, anziché fuggire oppure dire che è un bugiardo e alla domanda “perché è un bugiardo?” rispondere “perché sì”. Oppure “perché faceva lo stuntman”.

Infine. «Elettore di destra», per piacere, sarà tua sorella.


Concordo con Ariel
La ragazza del bar - 26.08.2003
Da qualche parte devo aver postato un'ipotesi simile. Ce ne sarebbe un'altra che nessuno scrive, nè sarò io a scriverla sul Barbiere, sull'uso che viene fatto della Commissione Telekom (sebbene mi sia stata confermata, fuori microfono, da Bossi: fuori microfono, appunto!)e che riguarda i ministri dell'epoca. La cito perchè tanto è nota a tutti...

Però un'aggiunta sulle commissioni parlamentari devo farla (ieri me l'ero autocassata, ma oggi mi pare non sia del tutto inutile).

Le commissioni parlamentari sono uno stupendo strumento politico, se si vuol farle funzionare. Non si sotituiscono al lavoro della magistratura, lo affiancano o meglio lo approfondiscono, fine ultimo trovare formule nuove per legiferare là dove la legislazione è carente. Mi spiego: l'unica commissione che ha portato a un risultato condiviso (nessun voto contrario, una sola relazione) quella del Cermis, ha nelle sue conclusioni evidenziato che i trattati tra Italia e Usa sono obsoleti. E questo l'ha votato An come il Prc, passando per Ds, FI, ecc. Ciò significa che chi è al Governo poi decide come modificare i trattati e si fa carico delle sue scelte. Anche quella di ignorare le proprie delibere.

Nel caso Telekom Serbja l'obiettivo non dovrebbe essere- a mio modesto parere- arrivare solo a 'inchiappettare' Tizio o Caio, ma mettere il parlamento nelle condizioni di legiferare sulla trasparenza delle transazioni internazionali.

Tanto più che è risaputo che in fase di ricostruzione ogni paese uscito da una guerra (in cui è finito nel 99% dei casi a causa di un dittatore ammanicato con le mafie internazionali)necessita di 'aiuti internazionali'. Io torno a segnalare quanto già scritto a suo tempo sul sito Balcani e sul nulla di nuovo sotto il sole. Mi domando dov'era l'opposizione a Dini all'epoca (a parlare con Milosevic?), ma tutto ciò non ha niente a che vedere con una commissione parlamentare, solo con le mie curiosità di giornalista.

Purtroppo le Commissioni parlamentari vengono considerate un mezzo per occupare sedie. E questo è il loro limite. Al presidente viene data l'auto blu e la scorta. Chi lavora -e molto e bene- di solito è il funzionario, che, come tutti gli ottimi funzionari di Roma (saranno anche raccomandati, ma solo i migliori riescono a farcela, gente che è comunque il meglio e su cui si regge questo nostro sciagurato paese, indipendentemente dal governo che passa), sanno cos'è costituzionale o no, legale o no, milioni di volte di più del miglior politico. Ci sono poi i consulenti, scelti a discrezione e che a discrezione lavorano. Non tutti sanno che il loro compito non è sostituirsi alla magistratura, ma aprire una strada a leggi migliori.

Nel caso Commissione Telekom, Marini non è un teste in un tribunale, ma uno di coloro che sono stati sentiti perchè ritenuti informati sui fatti. Al pari di altri. Tutti atti pubblici e pubblicati. L'Ariosto è teste in tribunale. Marini lo sta diventando. Ma evitiamo di ingenerare ulteriori confusioni. Una cosa è il lavoro della magistratura, altra quella delle Commissioni parlamentari. Diversi, profondamente diversi, dovrebbero essere i fini. Da un lato la giustizia sovrana, dall'altra una ricerca di verità che serve a legiferare. Da un lato la giustizia, dall'altro la volontà politica di migliorarla con leggi ad hoc.

Così in teoria. Non m'esprimo sulla realtà. Però vorrei non si sottovalutassero e confondessero come sempre i ruoli.

La ragazza del bar


Re: Igor Marini, che si faceva pagare per farsi del male
Ariel - 26.08.2003
Alviero caro, in nome del dio dei barbieri ti chiedo scusa se sono stato troppo brusco. E' che non ne posso più della leggerezza con cui si affrontano problemi seri.

Ma vedi, proprio le "analogie" che tu richiami NON ESISTONO!!!. Si tratta di due vicende talmente diverse nella loro concretezza che sarebbe come paragonare un aquilone di carta velina con un jumbo.

Sei tu che hai richiamato l'invito a "difendersi NEL processo", al pari di Pansa o Rinaldi, che, secondo il mio modestissimo parere, sbagliano. Da quale processo bisogna difendersi se questo processo NON ESISTE?

Bisogna difendersi da Paolo Guzzanti? Da Salvatore Scarpino? Dal presidente della commissione Trantino?

No, dico, dimmelo tu.

Con il massimo rispetto e i miei migliori ossequi.

Ariel


Re: Igor Marini, che si faceva pagare per farsi del male
La ragazza del bar - 26.08.2003
Sulla base di quanto scritto in precedenza mi pare evidente che disertare una commissione parlamentare sia quanto meno demenziale, a meno che non si ravveda l'impossibilità di farla funzionare secondo le regole o non si pensi che è solo uno strumento di prevaricazione. Anche in questo caso comunque è decisamente assurdo boicottarla, visto che è sempre possibile presentare una relazione di minoranza...
La rdb


Imprecisione
Alviero - 26.08.2003
Ripeto. Il mio contributo non entrava nel merito GIUDIZIARIO delle due vicende.

Analizzava invece - credevo abbastanza chiaramente - le speculari analogie, anzi similitudini pressoché identitarie, tra due atteggiamenti: quello tenuto ieri dai media destrogiri riguardo all'Ariosto e quello tenuto oggi dai media levogiri riguardo a Marini.

L'unico rilievo che, rileggendomi, ritengo di muovermi (condividendo quindi la tua censura) è purtroppo abbastanza grave, soprattutto per uno come me che ha fatto studi di legge: utilmente per la cultura personale, inutilmente - direi, ahimé - per la professione poi scelta. Mi riferisco al termine “processo”, utilizzato in luogo di “procedimento giudiziario” o “procedimento commissariale politico”.

Allora mi correggo. E' vero, ma non ho mai pensato il contrario, che al momento sul piano penale la posizione dei politici tirati in ballo da Marini è inesistente, in quanto manca perfino l'informazione di garanzia. Sul punto peraltro trovo strana questa carenza, perché si tratterebbe di un atto dovuto a loro stessa difesa, visto che da giorni Marini sta parlando o sparlando di loro. Altrettanto vero, però, è appunto che questo Marini da giorni sta parlando o sparlando di loro, prima davanti a una commissione parlamentare e poi davanti a un procuratore della Repubblica.

Circostanze che imporrebbero ai politici chiamati in causa da Marini, NEL LORO STESSO INTERESSE PER NON PARLARE DI QUELLO DELLA VERITA', un atteggiamento di autodifesa COSTRUTTIVA, anziché ELUSIVA o addirittura FUGGITIVA. Elusioni, reticenze e fughe - lo ripeto per la seconda volta - aspramente censurate da Claudio Rinaldi e Giampaolo Pansa, penne al di sopra di ogni sospetto di arcorismo. Se per te sbagliano, per me no.

Per dirla tutta. Finora lo spettacolo offerto da Dini, Fassino e Prodi è stato penoso e autolesionistico. Si stanno comportando come se avessero davvero qualcosa da nascondere e quindi o ce l'hanno davvero o sono matti a comportarsi “come se”. Cosa aspettano ad andare a “vedere” il bluff?
Io per esempio se uno dice che prendo i soldi da Tizio per scrivere bene di lui, o da Caio perché io scriva male di Sempronio la cui panchina sarebbe cara a Caio, vado subito a guardarlo negli occhi e a dimostrare che mi calunnia. Non è che scappo o parlo d'altro o dico che tanto quello anni fa faceva lo stuntman. Tutto qui.
Per il resto mi rifaccio in toto a quello che ha scritto la RdB.


Suvvia calmi...
La ragazza del bar - 26.08.2003
Ho come il sospetto che qui si creda alle cazzate che si scrivono sui giornali...sarà perchè siete giornalisti...:) ! Lucy in The Sky mi pare che abbia espresso perfettamente la realtà anche di una Commissione parlamentare, dove un teste è un teste, con la sua storia che viene fuori poi solo sugli stenografici. Ma è uno dei testi. E nessuno è il teste o il superteste, visto che non è un tribunale e che i 'non giudici' sono i rappresentanti di tutto l'arco parlamentare (solitamente scelti sulla base delle loro attitudini sul tema) che pongono domande e possono porne a iosa e di qualsiasi genere se inerenti all'argomento.

Si può sentire di tutto, anche il serbo se si presta a farsi sentire. C'è quello che arriva senza cravatta e la riunione comincia solo quando gli trovi la cravatta come da cerimoniale o quello che candido candido si autodefinisce un idiota. Sono persone, non indagati, non inquisiti. Come persone non hanno bisogno di avvocati della difesa o dell'accusa, devono solo raccontare la loro versione e dall'altra parte bisogna essere in grado di porre le domande giuste, quelle che servono a fare chiarezza (o, non facciamo i finti tonti, quelle che potrebbero giustificare la tesi preconcetta). Ma non è un tribunale. Quello, ha ragione Ariel, è un'altra cosa.
Marini è a Torino e lì sapranno i giudici cosa ha detto (personalmente non amo molto le indiscrezioni che talvolta possono ostacolare la giustizia, anche se fanno di un semplice giornalista un bravo giornalista). Ma per piacere, separiamo il lavoro dei magistrati torinesi (che poi forniranno su richiesta alla commissione i dati raccolti) da quello dei politici. Che ancora per un anno possono indagare su quanto è stato scritto e descritto dalla stampa serba come uno scandalo. Quando è successo...


Noterella storica (poi vado a fare la spesa)
La ragazza del bar - 26.08.2003
Nel 1996 il ministro Dini faceva campagna elettorale pro Milosevic, da lui definito anche la speranza di democrazia della Serbia. Da quell'inutile coso (tanto lo sanno tutti che chi comanda e ha sempre comandato, quella che dovrebbe essere al posto suo all'Aja, è la moglie Mira) sono andati tutti, Bossi, Cossutta ecc.

Aveva promesso finanziamenti (i primi Enel, poi l'affare è saltato). Non credo sapesse coscientemente dell'esistenza di mediatori vari o se c'erano passavano per altri, non per il Governo (va bene essere fessi, ma i lavori sporchi non li fa mai chi è al potere).

Politicamente l'Italia doveva esserci, se non altro perchè altrimenti la Francia si sarebbe pappata tutto (la Germania s'era già comprata la Croazia). E, in seguito, anni dopo, come giustifichi quei ridicoli bombardamenti? Il salto della quaglia, di una quaglia che bombarda dopo due mesi i muri (credo abbiano messo in salvo anche gli infissi) dell'abitazione dei coniugi Milosevic! Col fatto che gli Stati Uniti non sanno fare una guerra? Sì, anche così...ma politicamente la posizione è deboluccia...No, non c'è niente di così segreto che non possa essere disvelato. A meno che Milosevic dal carcere non confessi (mi sembra l'unico veramente a conoscenza dei fatti...) o Mira Markovic non consegni i suoi scagnozzi all'Italia (se sono ancora vivi, visto la carneficina perpetrata in questi anni)mi sa che la Commissione è vagamente un'ottima fonte per riempire i giornali di parole quando non ci sono notizie. Lo dico perchè non mi considero una giornalista, al limite una lettrice. Anche del caso Previti. In fondo Andreotti è stato assolto. Ma politicamente era più 'stagno' di Berlusconi o Dini...che non vuol dire migliore

La rdb


Re: Igor Marini, che si faceva pagare per farsi del male
Ariel - 26.08.2003
Aridanga, Alviero, ma allora non mi sono spiegato!

Non è possibile nè giusto assimilare e omologare a comportamenti simmetrici uno che dice che Sharon Stone è un cesso e un altro che dice che è una gran gnocca, magari perchè uno è misogino e l'altro no.

La Stone, comunque la si voglia guardare, sempre gnocca rimane. Penso tu sia d'accordo.

E allora, una cosa è un teste che fornisce materiale per riscontri giudiziari ampiamente recuperati. Un altro è un teste che racconta storie per le quali (ancora, almeno) non esiste alcun elemento a sostegno.

Ergo, chi ha attaccato l'Ariosto non è uguale a chi l'ha difesa. Chi dubita di Marini (allo stato delle cose) non è uguale a chi prende per oro colato le sue affermazioni.

Veniamo al processo/procedimento. Se i giudici di Torino convocassero Prodi, Fassino, Dini e compagnia bella (come diceva Holden Caulfield) in qualità di indiziati o persone informate dei fatti o quello che ti pare, sarei il primo a incazzarmi a morte davanti a un loro eventuale rifiuto di accettare le domande del PM. MA NON E' SUCCESSO QUESTO!!!

Nemmeno il presidente della Commissione Telekom Serbia, esponente della maggioranza e dunque contro Prodi, se la sente di convocare il presidente della commissione europea perchè si rende conto che non c'è trippa per gatti (almeno per ora, naturalmente).

E allora, per quale motivo Romano Prodi o chi per lui dovrebbe precipitarsi davanti alla commissione Trantino a rispondere di fatti che non alcuna base reale (almeno finora, questo dobbiamo sempre dirlo).

Rimane il punto, e qui ti dò ragione, che Prodi dovrebbe dire una parola di chiarezza sul senso politico dell'operazione Telekom Serbia (vedi mio intervento sopra). Ma non ha (al momento, finora, fino a questo punto, a meno che non vengano fuori nuovi elementi concreti) NULLA DA CUI DIFENDERSI SUL PIANO PENALE o giudiziario, processo o procedimento giudiziario che dir si voglia.

Forse ora sono stato più chiaro. Ciò che mi fa innervosire è la pretesa di mettere sullo stesso piano due storie così diverse. Una è piena di notizie vere e verificate. Un'altra è piena solo di chiacchiere. Questo è un fatto. Dunque, chi denigra prove concrete è in malafede, chi denigra chiacchiere no.

Chi plaude a una sentenza dalle solide motivazioni (e temo che nel caso Previti - Ariosto le motivazioni siano davvero granitiche) plaude al vero (giudiziario). Chi denigra una sentenza e un teste che hanno solidi elementi (basta un po' di elementare buon senso per capirlo) è in malafede, o, nel migliore dei casi è accecato dall'odio politico.

Giuro che ho concluso. Non parlo più.

Ariel



Equivoci
Alviero - 26.08.2003
Cedo la parola a uno che se ne intendeva: “Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci se nelle parole che io dico metto il senso e il valore delle cose che sono dentro di me, mentre chi le ascolta, inevitabilmente, le assume col senso e il valore che hanno per sé del mondo che egli ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!”.

Riprendo la parola per confermare quel che ho inteso dire dall'inizio. La mia analisi riguardava esclusivamente il trattamento mediatico - aprioristico in entrambi i casi! - delle due personalità interessate e, di riflesso, l'atteggiamento - aprioristico anche quello! - dei componenti di minoranza della commissione Telekom Serbia.

A tutt'oggi, ripeto, non sappiamo se Marini dica bugie o sia la bocca della verità. Però una parte della stampa ha già deciso che mente; e per consolidare in certezza collettiva questa convinzione aprioristica di parte punta a squalificare Marini attingendo al suo pittoresco vissuto. Nello stesso identico modo in cui altra parte della stampa, a suo tempo, aveva provato a squalificare la Ariosto.

Tutto qui. Il mio era un ragionamento del tutto interno al nostro mondo dei media, sconfinato soltanto incidentalmente nella censura al «Non ci sto!» collettivo che caratterizza le reazioni dei personaggi coinvolti e soprattutto quelle dei componenti di minoranza della commissione Telekom Serbia, nonché del professor Manzella che si è affrettato a fornire un labile pretesto costituzionalistico per il sabotaggio in atto della commissione medesima.

La tuttora mancata convocazione dei politici da parte dei magistrati può essere vista in due modi. Le carte in mano a Marini non le conosciamo, però è OGGETTIVO che nella migliore delle ipotesi quest'uomo abbia almeno CALUNNIATO Dini & C., indicando - anche lui come la Ariosto - conti correnti austriaci, località, eventi eccetera. E' pertanto singolare che non siano state ancora emesse informazioni di garanzia.
Se uno va in Procura e mi denuncia con l'ipotesi di reato più assurda, poi alla lunga verrà incriminato lui per calunnia, ma come primo atto la magistratura deve iscrivermi nel registro degli indagati, per procedere agli accertamenti necessari. Ecco il punto. L'attuale mancata iscrizione tra gli indagati dei vari politicanti può essere anche intesa come una prova a favore del sospetto di doppiopesismo che grava sulla magistratura italiana. Prudente - come sempre dovrebbe essere - in questo caso, meno prudente in altri.
Un esempio? Le persone che hanno accusato Berlusconi di essere il regista delle stragi di Capaci, via D'Amelio, Uffizi e via Fauro non hanno un profilo più nobile di quello di Marini. Però la Procura di Palermo non ci ha pensato un attimo, sulla base di tali affermazioni, ad aprire a carico del Berlusca un'indagine per concorso esterno in associazione mafiosa.

Quindi per ora non vuol dire nulla che i politici non siano stati convocati dai giudici. La loro reticenza ed evasività politica, che apprendo schifare anche te, è già di per sé un fatto disdicevole, soprattutto per aspiranti alfieri della pulizia e del bello.

Con grande rispetto
Alviero


Mitico!!!!!!!!
La ragazza del bar - 26.08.2003
“Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci se nelle parole che io dico metto il senso e il valore delle cose che sono dentro di me, mentre chi le ascolta, inevitabilmente, le assume col senso e il valore che hanno per sé del mondo che egli ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!”.

Mai frase fu più azzeccata e adatta al momento storico e individuale!

Chi l'ha scritta?

la Rdb


era Pirandello
Alviero - 27.08.2003
non vorrei fare il saccente, per carità. ma è una battuta dei "Sei personaggi" di Pirandello. Il Nobel glielo diedero anche per interessamento di Mussolini, ma direi che era meritato lo stesso, più di altri...


Re: Igor Marini, che si faceva pagare per farsi del male
Marcel Johnes - 27.08.2003
Uno stuntman che ha mosso 200 milioni di euro e' un signor stuntman, non un saltimbanco. Ci sono i cedolini bancari in Svizzera e in Austria che lo provano, non son balle quelle.
I saltimbanchi forse son quelli che si son fidati dello stuntman o no? (e non sto facendo politica)





 

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