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04.11.2003
Istituto italiano di management?
di Mario Pagliaro

Mentre si parla di Cina, dazi e declino italiano, la Ernst&Young riunita a Milano scopre l'acqua calda: manager e imprenditori in Italia si formano da soli. Per cui avrei io una bell'idea per il Governo: l'Istituto italiano di management

Il disegno di legge Finanziaria 2004 istituisce l'Istituto italiano di tecnologia (Iit) con sede a Genova ed una dotazione di 1050 milioni di euro per 10 anni (di cui 100 solo per il 2004).

Il nuovo Consiglio nazionale delle ricerche e la nuova Enea che nasceranno dalle ristrutturazioni attualmente in corso potrebbero forse adempiere agli stessi compiti utilizzando le ingenti risorse tecnologiche già presenti e dotandosi - con una parte di quei fondi - di nuove risorse umane giovani e qualificate.

Ma la proposta ne origina un'altra, forse più urgente ed attuale per l'intero sistema produttivo italiano: non sarebbe meglio far nascere, al posto dell'Iit, l'Istituto italiano di management (Iim)?

Assediate dalla ipercompetizione internazionale, le imprese italiane hanno la necessità di aumentare radicalmente la produttività e la qualità dei loro prodotti e di abbattere i tempi di innovazione e consegna, cioè di diventare imprese "snelle" (lean), attraendo a sé i giovani a più alto potenziale sia italiani che stranieri.

Ma con la chiusura dell'Iri, e con 2 sole Università private (a Milano e a Roma) oltre ai minuscoli Dipartimenti pubblici di economia delle Università, oggi e da tempo le nostre imprese non trovano in Italia i manager che saprebbero trasformarle e gestirle come richiesto dalla ipercompetizione mondiale e sono costrette ad acquistare costosi servizi di consulenza manageriale e a contendersi i migliori consulenti italiani al lavoro nelle consulenze americane.

Con 3 sedi (ad esempio Padova, Roma e Catania) e la guida non di un accademico ma di un grande manager italiano - ad esempio, Franco Tatò - l'Istituto potrebbe formare in modo stabile e continuativo i manager necessari alle imprese del Sud, del Centro e del Nord, riempiendo il grave vuoto formativo attuale che è uno dei principali fattori che determinano il declino del sistema produttivo italiano.

"Con 51mila milioni di euro di fondi europei - recita lo slogan della pubblicità voluta dal Ministero del Tesoro - l'Europa può farci grandi".

Non sarebbe il caso, ci chiediamo noi, di aiutarci un po' da soli per ritornare, o divenire, nuovamente grandi?

Mario Pagliaro

(Quality College del Cnr)

www.qualitas1998.net



 
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