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07.11.2003
Ho perso il posto fisso in classe
di Paolo Latella

Ma non doveva essere l'Italia dei valori e della libertà?

Questa mattina mi sono svegliato e in televisione il giornalista stava leggendo la notizia sul Crocifisso.

Ma allora non potrò più stare appeso alle pareti delle scuole; non potrò assistere alle interrogazioni, presenziare agli esami di Stato.

Mi mancheranno i bambini, i giovani, i ragazzi, mi mancheranno anche tutti i docenti con tutti i loro problemi esistenziali e economici . Non ascolterò più le confidenze e gli sfoghi da parte degli alunni e dei docenti.

E poi il bidello con lo spolverino che mi solleticava i piedi e mi parlava in napoletano (per la par condicio diciamo in milanese, in genovese, in calabrese, in siciliano, in piemontese, ecc. altrimenti i leghisti si arrabbiano!) a bassa voce.

Mi parlava di sua nonna, di sua mamma, di sua figlia, di sua suocera.

L'odore delle scarpe da tennis dopo due ore di ginnastica.

Adesso mi vengono dubbi, mi sento ansioso, ho paura, sono triste. Mi sento abbandonato

Dove finirò? In un cassetto? In un armadio? Un giorno potrò essere riappeso? Forse, ma ho paura di finire dimenticato in uno scaffale nel ripostiglio con i compiti in classe.

Ma cosa ho fatto di male? Do fastidio agli ebrei e ai musulmani? Va beh! Potrei mettere la scritta Inri nelle diverse lingue, forse così capiranno che allora feci una scelta giusta…

Per mantenere il posto fisso a scuola c'è una sola soluzione possibile anche se non è di mio gradimento: essere appeso in una scuola privata o religiosa.

In quei luoghi non avrei problemi. Verrei trattato con rispetto e devozione, gli alunni e i docenti sarebbero tutti in linea con le nuove tendenze politiche e sociali, mi sentirei a casa mia. Potrei stare su muri puliti, stuccati, sempre ben pitturati, non avrei nemmeno il problema delle zanzare che sulle ferite danno fastidio.

Ma io sono il crocifisso di tutti, non posso rimanere appeso soltanto nelle scuole belle e profumate, voglio tornare nelle periferie delle città di Palermo, di Napoli, di Milano, Roma, in quelle pareti umidicce, piene di crepe e autografi.

Desidero ascoltare la voce della gente umile, normale, di coloro che si alzano alle 6 di mattina e tornano a casa tardi, stanchi ma contenti.

Mi chiamo Crocifisso, sono un insegnate precario e non se ne parla del posto fisso. Ho partecipato alla selezione della scuola di specializzazione presso l'Università di Pavia ma non sono rientrato tra i primi 60.

Continuerò a lavorare saltellando da una scuola all'altra con in mano una supplenza. Sono cinque anni che insegno da ottobre a giugno, pago l'affitto anche nei mesi estivi anche se non ho stipendio.

Qui a Milano la vita è diventata carissima, con l'euro tutto è aumentato anzi è raddoppiato. Ogni tanto i miei genitori inviano un assegno per aiutarmi a sostenere le spese.

Vorrei tanto sposarmi ma non me lo posso permettere, la mia ragazza è ancora al sud, ogni tanto viene da me per partecipare a qualche concorso ma ancora non è stata chiamata.

Mi sta venendo un orribile dubbio, forse è il cognome che è scomodo, visto che il crocifisso verrà tolto da tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Aspetta che telefono a un collega di Bergamo: «Pronto Giovanni, come va? Tutto bene? Come? Cosa stai dicendo? No, non è possibile, allora avevo ragione, nelle graduatorie dei precari a fianco del proprio cognome c'è scritto crocifisso…».

La persecuzione continua, siamo condannati a soffrire… Ponzio Pilato emh… scusate il ministro Moratti si è dimenticata di noi, i mass media fanno finta di nulla, parlare di noi non fa audience…

Durante la giornata meglio aumentare i meteo e le pubblicità umoristiche… Così almeno coloro che sono davanti alla tv non pensano ad altro.

Ma non doveva essere l'Italia dei valori e della libertà? Ma mi consenta… Buon compleanno a tutti e regalatevi un crocifisso benedetto, non si sa mai!

Paolo Latella
paolo.latella@libero.it



 
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